Marc André Raffalovich

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Marc-André Raffalovich o Mark André Raffalovitch (Parigi, 11 settembre 1864 – Edimburgo, 14 febbraio 1934) è stato un giornalista, saggista e poeta francese, oggi ricordato soprattutto per i suoi studi sull'omosessualità.

Biografia

Raffalovich nacque da una ricca famiglia di banchieri ebrei di Odessa (imparentati coi Rotschild) fuggiti dalla Russia zarista nel 1863. Sua zia Elena Raffalovich visse e divenne una celebre pedagogista in Italia.

Cosmopolita, poeta e saggista, sufficientemente agiato da non doversi preoccupare di un'attività lavorativa, si divise tra i circoli intellettuali di Parigi e Londra.

Nel 1882 si trasferì in Inghilterra per studiare ad Oxford, ma finì per stabilirsi invece a Londra. Il salone che aprì a Londra nel 1890 fu frequentato da personaggi importanti fra i quali Oscar Wilde, a cui lo legò un rapporto misto di odio-amore (è celebre la perfida battuta di Wilde: "Povero Marc, era venuto a Londra per aprire un salon, e gli è riuscito solo di aprire un saloon"). Fu in questo luogo che Raffalovich conobbe nel 1892 l'uomo che divenne l'amore e il compagno d'una vita, quel John Gray, personaggio di punta della Londra mondana del tempo, alla cui figura s'era già ispirato lo stesso Wilde per il suo romanzo Il ritratto di Dorian Gray.

La pubblicistica sull'omosessualità

Nel 1894 Raffalovich iniziò a contribuire con saggi e recensioni sul tema dell'omosessualità (che lui preferiva chiamare "unisessualità") alle "Archives de l'Anthropologie Criminelle" ("Archivi d'Antropologia Criminale")[1], prestigiosa rivista diretta da Alexandre Lacassagne a Lione. In breve tempo Raffalovich acquisì la fama di "esperto" sul tema, ed alcuni dei più importanti studiosi europei corrisposero o polemizzarono con lui.

L'opera maggiore sul tema fu pubblicata nel 1896: si tratta di Uranisme et unisexualité: étude sur différentes manifestations de l'instinct sexuel ("Uranismo ed unisessualità: studio sulle diverse manifestazioni dell'istinto sessuale"), di più di trecento pagine.

Nel 1897, sempre all'interno delle "Annales" di Lacassagne, iniziò a pubblicare gli "Annales de l'unisexualité" ("Annali dell'unisessualità"), e successivamente le "Chroniques de l'unisexualité" ("Cronache dell'unisessualità"), con lo scopo di sintetizzare quanto la stampa andava pubblicando sul tema omosessuale. Il tentativo riuscì solo in parte, in quanto breve e limitato agli anni 1907 e 1909, probabilmente a causa della mole incredibile di dati che Raffalovich era riuscito a raccogliere. Queste rubriche sono ancor oggi vere miniere di dati per lo storico.

La conversione al cattolicesimo

Raffalovich attorno al 1889, ritratto da Sydney Starr.

Nel 1896, sotto l'influsso di John Gray, Raffalovich si convertì al cattolicesimo: da quel momento i percorsi personali dei due uomini andarono di pari passo. Raffalovich finì con l'entrare nel Terzo Ordine Domenicano con il nome (a dire il vero ambiguo) di Sebastiano, mentre Gray divenne sacerdote (e Raffalovich lo mantenne agli studi durante il periodo del seminario).

Quando John Gray fu nominato curato a Edimburgo, Raffalovich non solo partecipò in modo consistente alle spese per la costruzione della nuova chiesa di cui l'amato Gray sarebbe stato il parroco, ma andò ad abitare in una casa accanto ad essa per stargli vicino. I due restarono insieme fino alla morte, avvenuta per entrambi nel 1934, e furono sepolti uno accanto all'altro.

Se guardiamo la cronologia della vita di Raffalovich non possiamo non notare che il 1896 fu l'anno sia della pubblicazione di Uranisme et unisexualité che della sua conversione. Questa concomitanza ebbe un'influenza preponderante nella sua elaborazione teorica successiva riguardo all'omosessualità, e la rese al tempo stesso originale e ricca di contraddizioni aspre e insanabili. È infatti vero che da un lato, molto "modernamente", Raffalovich considera superato il modello di omosessualità condiviso al suo tempo (specie per quel che riguarda il concetto di "terzo sesso") e che considerava l'omosessualità (o meglio l'"unisessualità") una semplice variante della sessualità umana: gli omosessuali sono come gli eterosessuali: casti e virtuosi, o debosciati e viziosi. Tuttavia dall'altro lato per lui esistono altre discriminanti.

  • La prima è quella tra "invertito nato" (categoria a cui palesemente ritiene di appartenere lui stesso) ed "invertito acquisito". Solo il primo è degno di stima, in quanto non ha colpa per ciò che è, mentre il secondo è omosessuale non per natura interiore, bensì perché vizioso: è quindi portatore di disordine con la sua sessualità incontrollata, e criminogeno nei comportamenti.
  • La seconda non sta tanto nella divisione tra "unisessuali" ed eterosessuali, quanto tra virtù e vizio: se il destino dell'eterosessuale nella società è sposarsi e fare figli, per l'unisessuale il destino a cui è chiamato è la castità. Solo se sarà padrone assoluto delle proprie pulsioni e dei propri desideri l'omosessuale potrà trovare un posto onorevole tra gli esseri umani, sublimando le sue pulsioni nell'arte e nell'amicizia spirituale, o addirittura mistica.

Questi punti, che come si nota sono fortemente influenzati dalla morale cattolica, sarebbero restati fondamentali nel pensiero di Raffalovich.

Viste le premesse, non poteva che essere inevitabile che Raffalovich finisse per entrare in feroce polemica con il Magnus Hirschfeld ed il Comitato scientifico umanitario di Berlino (i più importanti esponenti del movimento di liberazione omosessuale del tempo). Raffalovich sarebbe arrivato a bollare tutto il lavoro svolto da Hirschfeld come pura propaganda in favore della "dissolutezza dei costumi" e lo avrebbe accusato di voler rovinare intere generazioni di giovani, arrivando infine a sostenere la giustezza delle leggi anti-omosessuali tedesche, in quanto freno alla completa dissolutezza morale.

Partito con l'ambizione di dimostrare che era possibile conciliare una personale tendenza omosessuale con la fede cattolica, Raffalovich arrivò in questo modo a dimostrare l'esatto contrario, diventando man mano che si avvicinava al cattolicesimo sempre più un detrattore e un nemico accanito del movimento di liberazione omosessuale.
Alla fine fece scendere per sempre il silenzio sul tema che lo aveva appassionato per sei anni intensi e fruttuosi.

Dopo il 1910 Raffalovich fu mecenate di artisti, vide quotidianamente John Gray, gestì un salon artistico a Edimburgo, e non tornò più sul tema che lo aveva reso celebre. E che è peraltro l'unico motivo per cui viene ancora ricordato.

Galleria

Opere

Nota: Gran parte degli scritti non letterari di Raffalovich è online; tuttavia in nessun caso si tratta di normali pagine html: tutti i testi apparsi sulle "Archives d'anthropologie criminelle" (da qui in poi: AAC) sono online come fotografie .jpg delle singole pagine (salvo dove indicato diversamente), mentre le traduzioni italiane sono online solo come files .pdf.

Note

  1. Consultabili online qui.

Bibliografia

  • Patrick Cardon, A homosexual militant at the beginning of the century: Marc Andre Raffalovich, "Journal of Homosexuality", XXV 1993 (1-2), pp. 183-191[1].
  • Patrick Cardon, Un pionnier de l'homoliberté, "Semgai.fr", 1989.
  • Ed Madden, Say it with flowers: the poetry of Marc Andre Raffalovich, "College literature", February 1997.
  • Jerusha Hull McCormak, The man who was Dorian Gray, St. Martin's Press, New York 2000.
  • Frederick Roden, Wilde, Raffalovich, and the problem of the Other, "The oscholars", Summer 2010.
  • Vernon Rosario, The erotic imagination: French histories of perversity, Oxford University Press, Oxford 1997 (capitolo 3).
  • padre Brocard Sewell (a cura di), Two friends: John Gray and André Raffalovich: essays. Biographical and critical, Saint Albert's Press, Aylesford (Kent) 1963.
  • padre Brocard Sewell, Footnote to the Nineties: a memoir of John Gray and André Raffalovich, Cecil and Emilia Woolf, London 1968. ISBN 0-900821-01-9.

Voci correlate

Collegamenti esterni