Terzo sesso

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Voce a cura di Giovanni Dall'Orto, liberamente modificabile
Copertina di libro "pulp" del 1959 nel quale il lesbismo è definito "terzo sesso".

Il "terzo sesso" nell'opera di Karl Heinrich Ulrichs

Il concetto di Terzo sesso (Drittes Geschlecht), definito anche Uranismo, fu reso popolare (ma non inventato) nella seconda metà dell'Ottocento dal militante omosessuale Karl Heinrich Ulrichs, che era convinto del fatto che l'omosessualità fosse una variante della sessualità umana consistente in una posizione intermedia fra il primo polo costituito dal sesso femminile e il secondo polo costituito dal sesso maschile. Quello omosessuale, a suo dire, era un vero e proprio terzo polo, il "terzo sesso", appunto, che la scienza non era ancora stata capace di riconoscere come tale.

Nel suo opuscolo Inclusa Ulrichs specificò il concetto con la definizione latina "Anima muliebris corpore virili inclusa", "Un'anima femminile imprigionata in un corpo maschile". Com'è facile notare, questa frase descrive meglio la condizione soggettiva della persona transessuale, ma poiché i concetti di omosessualità e transessualismo non furono separati fino al 1949, l'incongruenza passò inosservata.

Origine del concetto

E' importante inoltre notare tuttavia come né Ulrichs né tanto meno gli scienziati che lo ripresero da lui, abbiano inventato il concetto o la definizione stessa: Ulrichs infatti si limitò a cercare prove "scientifiche" e storiche (cosa che nessun altro aveva fatto prima di lui) a conferma d'un concetto già presente da secoli nella cultura occidentale, ma ai margini del dibattito. L'idea di un "terzo genere", neutro, era già stato suggerito dalla grammatica latina (che possiede questi tre generi, e nella quale genus si traduce con sesso) a un autore dei Carmine Burana (sec. XIII), nella composizione "Cum in orbe universo decantatur ite", alla strofa 8, che ironizza sul fatto che tra i clerici vagantes c'è di tutto: gente di genere maschile, femminile ed anche neutro.

1777: Conjecture sur un troisième sexe.

Già nel 1777 Jacques Vincent Delacroix (1743-1832) aveva proposto nella sua Peinture des mœurs du siècle una "Congettura su un terzo sesso"[1]. Il testo si scaglia contro gli uomini effeminati che costituiscono un "sesso neutro", che non ha più le qualità maschili ma non riesce ad avere quelle femminili. I riferimenti agli "spettatori" induce però a pensare che possa trattarsi d'una polemica contro l'utilizzo nell'Opera di castrati come cantanti per ricoprire ruoli femminili.

La Conjecture sur un troisième sexe, 1777.

1790: Calendrier des trois sexes.

Nel 1790 viene pubblicato in Francia un libello anonimo controrivoluzionario intitolato: Etrennes aux fouteurs démocrates, aristocrates, impartiaux, ou le Calendrier des trois sexes, almanach lyrique, orné de figures analogues aux sujets. À Sodome et à Cythère, et se trouvent plus qu'ailleurs, dans la poche de ceux qui le condamnent, 1790 (Strenne per i fottitori democratici, aristocratici, imparziali, ossia il Calendario dei tre sessi, almanacco lirico, ornato di figure che illustrano gli argomenti trattati. A Sodoma e a Citera, e le si possono trovare, più che altrove, nella tasca di coloro le condannano, 1790)[2].

Il calendario dei tre sessi, 1793.

1795: il bardache di Sade.

Nel 1795 François Donatien de Sade descrisse ne La filosofia nel boudoir il bardache (sodomita passivo) come individuo dotato di caratteri sessuali intermedi fra quelli maschili e quelli femminili, non solo dal punto di vista psicologico ma anche, addirittura, dal punto di vista fisiologico:

« Eh! Perché la natura l'ha creato sensibile a tale piacere? Esaminate la sua conformazione: vi osserverete differenze totali rispetto a quelle degli uomini che non hanno ricevuto in sorte questo gusto: le sue natiche saranno più bianche, più rotondette; non un pelo ombreggerà l'altare del piacere, il cui interno, tappezzato da una membrana più delicata, più sensuale, più carezzevole, si troverà esattamente dello stesso genere di quello dell'interno della vagina d'una donna.

Anche il carattere di quest'uomo, differente da quello degli altri, avrà maggiore mollezza, maggiore flessibilità; gli ci troverete quasi tutti i vizi e tutte le virtù delle donne; voi ci riconoscerete perfino la loro debolezza; tutti costoro ne avranno le manie e qualcuno dei tratti.
Sarebbe dunque possibile che la natura, assimilandoli in questa maniera a donne, abbia potuto irritarsi del fatto che ne hanno anche i loro gusti?[3]
Non è chiaro che questa è una classe d'uomini diversi dall'altra, e che la natura ha creato fatti in questo modo per diminuire questa propagazione[4], il cui aumento eccessivo le nuocerebbe senza fallo?[5]»

1835: Mademoiselle de Maupin.

Nel 1835 Théophile Gautier, nel suo romanzo Mademoiselle de Maupin, doppio amore, fa dire alla sua eroina travestita: "Sono d'un terzo sesso a parte, che non ha ancora un nome".[6]

1847: "le troisième sexe" di Balzac.

Infine nel 1847 Balzac, nel suo Splendore e miserie delle cortigiane, descrisse una scena in cui, riferendosi agli omosessuali, li si definì senza ambiguità "il terzo sesso" (le troisième sexe):

« "Il direttore, dopo aver mostrato la prigione, (...) indicò un locale, facendo un gesto di disgusto.

"Non condurrò Vostra Signoria, disse, perché è il reparto delle checche" [tantes].
"Ohu! - disse lord Durham - e che cos'è?"
"Il Terzo sesso, Milord!".[7] »

Da Ulrichs alla queer theory

La teoria di Ulrichs ebbe un certo successo fra gli scienziati, anche se probabilmente solo per il fatto che i tempi erano maturi per cercare una spiegazione di tipo biologico, "scientifica", relativa alle cause dell'omosessualità. La ricerca di una spiegazione che togliesse l'omosessualità dal campo della morale per portarlo in quello della scienza accomunava Ulrichs e gli scienziati del XIX secolo. Tuttavia, mentre lo scopo di Ulrichs era utilizzare la scienza per liberare l'omosessualità dalle condanne morali (e giuridiche), lo scopo degli scienziati era strappare l'omosessualità alla morale per portarla nel campo della medicina e della psichiatria, senza però preoccuparsi di modificare il giudizio morale della società, cosa che riuscirono in effetti a fare, nonostante le inutili e inascoltate proteste di Ulrichs.

La tesi del "terzo sesso" fu accolta sotto il nome di "Sentimento sessuale contrario" (Konträre sexualempfindung) dai ricercatori tedeschi ottocenteschi, alla ricerca di una traduzione della definizione, l'italiano Arrigo Tamassia propose nel 1870 "inversione sessuale", che ebbe successo non solo in italiano ma anche in molte altre lingue (inglese "sexual inversion", francese "inversion sexuelle" etc.). Da questa definizione deriva la parola "invertito" per indicare un omosessuale ma essa, partita come definizione scientifica ed eufemistica, è oggi diventata esclusivamente un insulto.

Copertina del libro Feminisé, del 1922.

In base alla scienza ottocentesca si volle individuare la base del "terzo sesso" in una conformazione patologica del cervello, o del sistema nervoso. Il neurologo Richard von Krafft-Ebing, ipotizzò ad un certo punto che il maschio omosessuale possedesse un cervello e un sistema nervoso di tipo femminile, dato che a suo dire le donne possedevano un cervello "inferiore", più piccolo e meno sviluppato.

La tesi del "terzo sesso" fu combattuta fin dal suo nascere da altri militanti omosessuali, che avevano sulla loro identità di genere meno dubbi di quanti ne avesse Ulrichs. In particolare fu Karl-Maria Kertbeny a creare un altro concetto e un'altra definizione, quella di "omosessualità", che se all'inizio fra gli scienziati ebbe meno successo di quella di Ulrichs, finì per prevalere, ed è quella che usiamo anche oggi.

La tesi del "terzo sesso" continuò comunque ad avere un certo successo anche come concetto utile alle lotte del movimento di liberazione omosessuale quando fu recuperata dal medico Magnus Hirschfeld, fondatore del primo vero movimento omosessuale, sotto forma del concetto di "Sexuelle zwischenstüfen", "condizione sessuale intermedia", che si appoggiava ai recentissimi studi sugli ormoni sessuali per individuare per l'omosessualità una causa ormonale, (cioè fisiologica, e quindi moralmente non punibile per legge, perché non dipendente dalla volontà del soggetto).

Prima del secondo conflitto mondiale divenne però evidente che gli ormoni sessuali determinano gli aspetti sessuali del corpo, ma non quelli della psiche e tanto meno l'orientamento sessuale, nonostante gli "esperimenti" compiuti dai medici nazisti (come Carl Værnet) nei lager su cavie umane omosessuali, che non ebbero alcun risultato.

Entro il 1945, la tesi del "terzo sesso" era ormai screditata fra gli studiosi, e fu quindi facilmente sostituita dalla spiegazione di tipo psicoanalitico delle cause dell'omosessualità.

Il termine è oggi rimasto nel linguaggio corrente solo come insulto omofobico. La teoria ha però avuto un nuovo successo grazie alla queer theory, che nutre un interesse estremo per i casi di intersessualità e transgenderismo: sotto molti aspetti il "queer" di oggi assomiglia straordinariamente all'esponente del "terzo sesso" di due secoli fa.

La riscoperta queer degli "stati intermedi"

"Il terzo sesso", canzone cantata nel 1962 da Fred Bullo.

Il movimento gay delle origini dava per scontata la differenza fra sesso (un dato biologico) e orientamento sessuale (un dato psicologico), che nella sua visione del mondo erano fatti autoevidenti[8]. Nell'ultimo quarto di secolo, tuttavia, il pensiero postmoderno, soprattutto nella sua manifestazione come queer theory, ha negato che questi fossero "fatti" anziché "costruzioni sociali", ossia semplici frutti d'una visione ideologica.

Al contro della visione queer sta il genere, ossia una costruzione filosofica e politica, mentre lo stessa presunta esistenza di due sessi sarebbe il frutto d'una visione ideologica, che tende a ridurre a due sole un ampio ventaglio di possibilità: per esempio secondo un celebre scritto di Anne Fausto-Sterling i sessi biologici sono almeno cinque[9]. Secondo il pensiero queer, sarebbe quindi la visione ideologica dell'esistenza di un "binarismo di genere" a farci credere, erroneamente, che in biologia esistano due sessi, e non l'opposto. Da qui l'interesse ossessivo per tutte le condizioni "terze" o "intermedie" come intersessualità, transessualità, transgenderismo, che vengono presentate come altrettante prove della fallacia della visione "binaria" della sessualità umana.

Ciò ha ridato fiato, spesso in modo del tutto involontario, alla visione tradizionale dell'omosessualità come "condizione sessuale intermedia", finendo col confondere (per lo meno nella prassi politica) sesso e genere, cancellando il concetto di "orientamento sessuale", su cui si basa l'azione del movimento gay[10].

Ciò è stato osservato dal sociologo Giuseppe Burgio nel suo studio degli adolescenti omosessuali a Palermo, significativamente intitolato Mezzi maschi[11]:

« L'omosessualità maschile è infatti, come nota Schellenbaum[12], una delle declinazioni della maschilità come l'omosessualità femminile una declinazione dell'essere donna. Tale affermazione può apparire scontata oggi ma talvolta l'omosessualità è stata letta attraverso la lente del cosiddetto "terzo sesso".

Tale concezione dell'omosessualità è antitetica rispetto alle attuali rivendicazioni politiche del movimento gay che mirano all'integrazione ma, storicamente, nasce proprio in ambito omosessuale.[13]. Karl Heinrich Ulrichs (1825-1895) e Magnus Hirschfeld (1868-1935), pionieri del movimento per i diritti degli omosessuali, ipotizzarono, sulla scorta del Simposio platonico, l'esistenza di un gruppo separato di persone, diverse dagli altri: gli "uranisti" o "urninghi" dell'Ottocento che diventarono nel Novecento il "terzo sesso". Ancora oggi è possibile ascoltare (in ambiti non scientifici) questa definizione che ha il torto di non rendere giustizia alle differenze notevoli tra uomini e donne omosessuali e di legittimare un'infinita proliferazione di nuovi "sessi" per includere le lesbiche e poi le transessuali (MtF), i transessuali (FtM) e così via...
Lo stesso Ulrichs si vide costretto ad ampliare la categoria del terzo genere, differenziandola con vari neologismi (...) così come fece Hirschfeld che propose "quattro livelli di «sessualità intermedia» comprendente 81 tipi fondamentali". Tutto ciò mostra come sia impossibile individuare una categoria organica e omogenea di individui omosessuali differenziandola dai due sessi. Il tema dell'orientamento sessuale va compreso all'interno del quadro formato dalle differenze tra i due soli sessi esistenti in natura (cioè discretizzati nella stragrande maggioranza delle culture conosciute): quello maschile e quello femminile. Come dice Leccardi, infatti, "una prospettiva di genere consapevolmente assunta impedisce (...) una lettura dell'omosessualità come fenomeno unitario"[14] visto che è chiaro, secondo Bertone[15], come "percepirsi e vivere da (anche) omosessuali sia un'esperienza profondamente diversa per uomini e donne"»

Tuttavia il fatto che "una prospettiva di genere consapevolmente assunta impedisce (...) una lettura dell'omosessualità come fenomeno unitario", è esattamente l'obiettivo dichiarato del pensiero queer, non esistendo i sessi e gli orientamenti (ivi incluso quello omosessuale) se non come mera "costruzione sociale", ed essendo l'obiettivo dichiarato di questa ideologia il raggiungimento di un'espressione sessuale indifferenziata, magmatica, "liquida".
E se i teorici fondatori del pensiero queer come Judith Butler avevano ben presente la differenza fra sesso e genere, nel dibattito corrente oggi ha ormai prevalso la massima confusione tra sesso, genere e orientamento, trattati come se fossero un tutt'uno, così come si faceva prima della nascita della riflessione teorica del movimento omosessuale. Ciò avviene anche grazie alla teoria (antitetica a quella queer) "no gender", che riconosce l'esistenza del solo sesso biologico, da cui genere e orientamento vengono fatti derivare in modo deterministico.
Ne consegue una crescente confusione fra orientamento sessuale e identità di genere, confusione coltivata intenzionalmente da queste due ideologie anche se con obiettivi agli antipodi: nel secondo caso riaffermare la prevalenza del presunto aspetto "biologico" su tutto il resto, nel primo negare l'esistenza d'un qualsiasi aspetto biologico nella sessualità umana, laddove la teoria gay tradizionale si basa sulla tesi che la sessualità umana è una combinazione fra elementi biologici ed elementi culturali (e politici).
Questo rifiuto della visione del movimento gay ha favorito la lettura dell'omosessualità (nuovamente) come "trasgressione di genere" (teoria queer) o incapacità di assunzione del proprio ruolo di genere, "ossia" (sic) biologico (teoria "no gender").
L'esito di questo scontro dipende ovviamente dalla battaglia culturale che si svilupperà nei prossimi anni.

Note

  1. Jacques Vincent Delacroix, Peinture des mœurs du siècle, Lejay, Amsterdam 1777; "Conjecture sur un troisième sexe": tome I, pp. 340-343.
  2. Il testo è online su Gallica.fr ed è stato trascritto in parte su Wikisource.
  3. Nel Settecento, il termine "gusto" indica anche l'orientamento sessuale.
  4. Sade intende qui l'eccesso di procreazione, che porta alla sovrappopolazione.
  5. François Donatien de Sade, La philosophie dans le boudoir, cinquième dialogue. La traduzione è stata effettuata a partire dal testo dell'edizione del 1795 ("A Londres, aux dépens de la Compagnie"), tome 2, pp. 36-37, online su Wikisource.
  6. "Je suis d'un troisième sexe à part qui n'a pas encore de nom". Théophile Gautier, Mademoiselle de Maupin: double amour, Societé belge des libraries, Bruxelles 1837, p. 275. Online su "Google books" e su "Wikisource".
  7. Honoré de Balzac, Splendori e miserie delle cortigiane, Garzanti, Milano 1973, p. 451.
  8. La distinzione fra questi due aspetti e l'identità di genere non è mai stata realmente approfondita, ma è diventata col tempo, e con la nascita di un movimento transessuale autonomo, un terzo "dato di fatto" dato per acquisito senza essere stato mai realmente discusso.
  9. Anne Fausto-Sterling, The five sexes: why male and female are not enough, in "The sciences", March/April 1993, pp. 20-25, recidivato in Fausto-Anne Sterling, The five sexes, revisited, in "The sciences", July/August 2000, pp. 18-23.
  10. Questo non è un accidente involontario, bensì il risultato intenzionale dell'applicazione della tesi queer secondo cui non esistono orientamenti sessuali, tanto meno fissi e immutabili: secondo il dogma queer, infatti, la sessualità umana sarebbe "liquida", cangiante, costantemente in evoluzione, ossia l'esatto inverso di un dato fisso e immutabile, quale quello teorizzato dal movimento gay. Questa visione "plastica", significativamente, è condivisa dall'esito verso la destra del pensiero postmoderno, ossia il pensiero "no gender", che afferma che grazie alle terapie riparative è possibile guarire gli omosessuali e farli "tornare" eterosessuali. Ciò che hanno in comune queste due visioni ideologiche della sessualità, e che li differenzia dalla visione del movimento gay, è infatti proprio il convincimento secondo cui gli orientamenti sessuali possono essere modificati a volontà: vuoi dal convincimento politico-ideologico e dalla "scelta" di essere qualcosa, vuoi dalle "terapie riparative".
  11. Giuseppe Burgio, Mezzi maschi. Gli adolescenti gay dell'Italia meridionale. Un'indagine etnopedagogica, Mimesis, Milano 2008. La citazione che segue è tratta dalle pp. 28-29.
  12. P. Schellenbaum, Tra uomini. La dinamica omosessuale nella psiche maschile, REO, Como 1993, pp. 12-16,31,105. [Nota di Alberto Burgio].
  13. Affermazione errata: come documentato precedentemente in questa voce, la definizione e il concetto di "terzo sesso" predatano di almeno un secolo l'utilizzo fattone da alcuni pionieri del movimento di liberazione omosessuale.
  14. Carmen Leccardi, "Introduzione", in Leccardi (a cura di), Tra i generi: rileggendo le differenze di genere, di generazione, di orientamento sessuale, Guerini studio, Milano 2002, p. 13. [Nota di Giuseppe Burgio].
  15. Chiara Bertone, "Gay, lesbiche e altro. Differenze di genere nell'omosessualità", in Leccardi (a cura di), Tra i generi, cit., p. 147. [Nota di Giuseppe Burgio].

Bibliografia

Voci correlate