Utente:Andrea.pizzocaro/Sandbox/Sesso

Da Wikipink - L'enciclopedia LGBT italiana.
Voce a cura di Andrea Pizzocaro (2017).

Derivato dal verbo latino ‘secare’ - cioè distinguere, tagliare in due – sesso possiede tre diversi significati. Può essere impiegato in una frase come “Maria è di sesso femminile” per dire che lo Stato italiano riconosce Maria come donna; in questo caso sesso è un sinonimo di genere. In altre parole sesso può essere utilizzato per identificare delle persone, cioé concepirle come una categoria e distinguerle da altre. La frase “Maria è di sesso femminile” è anche la constatazione di un fatto cioè che Maria è una femmina ossia che l’insieme di determinate parti del corpo di Maria appartengono ad una categorie di persone che in italiano è conosciuta come "femmina". In questo secondo caso sesso indica quell' astrazione che unisce diverse parti del corpo funzionali alla riproduzione sessuale. Un terzo significato della parola sesso è veicolato dalla frase “Maria e Lucia hanno fatto sesso” che rimanda all’idea di un rapporto sessuale, un’attività tra individui volta alla gratificazione sessuale e nel caso della specie umana anche alla più importante riproduzione sessuale, cioè, stando alla teoria dell'evoluzione, allo scambio di informazioni genetiche tra due differenti organismi della stessa specie con lo scopo di creare un nuovo organismo.[1]

In questa pagina tratteremo in modo approfondito il secondo significato di sesso, cioè parleremo dello sviluppo sessuale, ossia di come l’essere umano sviluppi quelli che chiamiamo "caratteri sessuali primari" (le gonadi e i genitali) e "caratteri sessuali secondari" (disposizione del grasso, dei peli, altezza, peso, etc.). In questo pagina ho deciso di dedicare dello spazio anche ad un altro tema riconducibile a questa voce, cioè il "sesso nel cervello". L'argomento però non è trattato completamente, ma solo nelle linee gnerali e storiche, visto che buona parte dell'esposizione si occupa di identità di genere e di ruolo di genere. Consiglio di leggere anche queste altre voci per avere un visione globale nel suo insieme. Alla fine della voce trovate inoltre un paragrafo sulla storia della ricerca scientifica sullo sviluppo sessuale.

Come diventiamo maschi e femmine

Il percorso di vita più importante che un essere umano deve affrontare è sicuramente quello di diventare un maschio o una femmina, un uomo ed una donna. Questo è il percorso che prende il nome di sviluppo sessuale. In questa pagina tratteremo l’argomento percorrendo l’intera durata della vita umana da un punto vista fisiologico. Nel caso si volesse approfondirlo, si consiglia di leggere “Teorie sulla formazione dell’identità di genere” alla voce “Identità di genere” e “Teorie sulla formazione del ruolo di genere” alla voce “Ruolo di genere”.

Inanzittutto partiamo da alcuni concetti base.

Dimorfismo e differenza sessuale

Con dimorfismo sessuale facciamo riferimento all’esistenza di due forme distinte in una singola specie, cioè il maschio e la femmina. Se pensiamo all’essere umano il più grande segno distintivo che lo divide in “gruppi” è sicuramente dato da quegli organi che chiamiamo sessuali; il maschio tipico possiede ad esempio un pene, mentre la femmina tipica una vagina. Se riflettiamo attentamente non esistono altre parti del corpo che dividono l’uomo in due forme, non esiste una forma umana che prevede un paio di gambe ed un altra con due paia; certo non significa che non esistano uomini o donne che nascano con più di una gamba, ma questi non costituiscono una categoria discreta di persone, in altre parole una forma. Le due forme sessuali sono comunque forme relative e non invece assolute: se mettessimo in fila tutti gli esseri umani e se li ispezionassimo uno ad uno non riusciremmo a trovare - almeno secondo la scienza di oggi - un singolo criterio per distinguerli precisamente in due gruppi. Questo perché, come vedremo meglio, esistono le intersessualità. Ad esempio potremmo fare la conoscenza di una donna che all’apparenza mai potrebbe essere scambiata per un maschio, ma, osservando i cromosomi delle sue cellule noteremo la presenza di un cromosoma Y. Possono nascere a questo punto degli interrogativi: cos’è una femmina e cos’è invece un maschio? Esiste un modo per distinguere un maschio da una femmina? E se la risposta è no vuol dire che non esistono solo maschi e femmine? Esistono allora più di due sessi? E quanti? Tre, quattro, cinuqe infiniti? E poi in che cosa consistono?

Torniamo però ora al tema di questa sezione prendendo per buona la risposta per cui nel nostro mondo esistano solo maschi e femmine e che sappiamo come riconoscerli. Torniamo così alla terminologia. Il termine dimorfismo sessuale spesso viene esteso, oltre al dato anatomico, anche per parlare di un presunto ‘sesso nel cervello’ e in collegamento a questo, del comportamento dei due sessi. Qui, tuttavia, faremo meglio a rinviare questi due argomenti ad altre voci (vedi identità di genere e ruolo di genere). Ora, quello che ci preme di dire è che il dimorfismo sessuale si ferma solamente all’aspetto anatomico, non si espande fino all’esistenza di un cervello maschile e di un cervello femminile o di un comportamento maschile e di uno femminile; certo non vuol dire che non esistano differenze tra il cervello dei maschi e delle femmine e il comportamento di un sesso e dell’altro, ma quello di cui stiamo parlando sono le differenze sessuali, non di due forme sessuali: il cervello non prende una forma a seconda del sesso e nemmeno esistono comportamenti che solo gli uomini o sole le donne possono mettere in atto. Qualsiasi studio sui sessi deve tenere presente questa distinzione.

Breve introduzione all’embriologia umana

Stando alle stime più recenti, noi essere umani siamo fatti da circa 30 mila miliardi di cellule - un numero davvero impressionante. Ciò lo dobbiamo ad un fenomeno che dà origine a quello che gli uomini da sempre cercano di svelarne i misteri che la riguardano, stiamo parlando della vita e il fenomeno in questione è quello della fecondazione. Il momento e il processo della fecondazione consiste nell’unione di due cellule, chiamate cellule germinali e conosciute come sperma e ovulo. Il risultato di questa fusione prende il nome di zigote.

Successivamente lo zigote subisce diverse divisioni cellulari e una volta arrivato a 128 cellule s’innesca il processo di blastulazione che lo trasformerà in blastula. La blastula è costituita da uno strato esterno di cellule, il blastoderma, che circonda uno spazio, il blastocele. Ad un certo punto alcune delle cellule del blastoderma migrano all’interno del blastocele. Questo processo è conosciuto gastrulazione e la blastula, che era zigote, diventa gastrula. All’interno si differenziano tre strati o foglietti embrionali: l’ectoderma, l’endoderma e il mesoderma. Dallo strato più interno, cioè l’ectoderma, si svilupperanno successivamente il sistema nervoso, la cartilagine facciale, la dentina dei denti, l’epidermide, i capelli, le unghie, le ghiandole sebacee, l’epitelio olfattivo e orale ed infine gli occhi. Dallo sviluppo dell’endoderma invece, il tratto gastrointestinale, il tratto respiratorio, le ghiandole e gli organi endocrini e parte dei sistemi uditivo e urinario. Infine dal mesoderma si origineranno i muscoli e parte delle gonadi.

Per quanto concerne questa pagina è necessario esaminare da vicino il mesoderma. A partire dal diciottesimo giorno di gravidanza, il mesoderma inizia a distinguersi in mesoderma parassiale, intermedio e della placca laterale. E’ dal mesoderma intermedio che avrà poi origine il sistema urinario primordiale e dal quale si origineranno il sistema urinario e quello gonadico. Per concludere il mesoderma ricopre l’endoderma che a sua volta custodisce il sacco vitellino, una formazione che richiameremo più avanti.

Determinazione e differenziazione sessuale

Come abbiamo già detto lo sviluppo sessuale consiste nello nascita di un individuo di sesso maschile o di sesso femminile. Questo sviluppo viene distinto in due processi, la determinazione del sesso e la differenziazione del sesso. La determinazione del sesso consiste nella decisione di sviluppare le gonadi indifferenziate nei testicoli o nelle ovaie. Una volta che queste si sono sviluppate prende luogo la differenziazione del sesso, cioè lo sviluppo del sesso fenotipico, cioè l'aspetto del corpo che ci appare ai nostri occhi. Questi due processi hanno luogo grazie al lavoro svolto dagli ormoni durante i periodi critici.[2][3]

Un ormone è una sostanza chimica che è prodotta da un organo del corpo o da una cellula di un organo ed è trasportata dal sangue in modo da raggiungere le altri parti del corpo e influire sul loro funzionamento. Variano per concentrazione tra persone e anche in una persona lungo il periodo di tempo di un giorno, di un mese, di un anno e anche dell’intera vita. Gli ormoni che a noi interessano sono quelli che vengono chiamati “sessuali”. Essi si presentano in due tipi: gli androgeni e gli estrogeni. Gli androgeni sono secreti dalle gonadi, quindi dai testicoli nei maschi e nelle ovaie nelle femmine e dai surreni sia nei maschi che nelle femmine. Gli estrogeni invece sono secreti dalla ovaie nelle femmine, dalla placenta durante la gravidanza e sono poi prodotti dalla conversione degli androgeni sia nei maschi che nelle femmine. Quindi sia i maschi che le femmine rispondono agli effetti di questi ormoni, ma sono presenti nei due sessi in concentrazione diverse nelle corso di alcuni momenti – e perciò non è una differenza permanente – nel corso della vita. Gli androgeni si trovano nelle forme del testosterone, del diidrotestosterone e dell’androstenedione. La forma principale di estrogeno è l’estradiolo. [4]

Il periodo critico invece è una finestra temporale nella quale determinati eventi, secondo il programma standard di sviluppo embriologico, dovrebbero prendere luogo. Come vedremo, se dei geni non agiscono in tempo o se invece agiscono quando non dovrebbero questi causerebbero al feto il cambiamento della direzione dello sviluppo sessuale.

In sintesi lo sviluppo sessuale segue queste tappe: prima, con la nascita dello zigote, avviene la determinazione del sesso genetico (XX nella femmina, XY nel maschio); in secondo luogo lo sviluppo delle gonadi indifferenziate o bipotenti, cioè uguali sia nella femmina che nel maschio; poi le gonadi prendono due strade diverse, nel senso femminile si origineranno le ovaie, in senso maschile i testicoli; a seguire la differenziazione sessuale toccherà il sesso dei genitali interni e dei genitali esterni ed infine lo sviluppo delle caratteristiche sessuali secondarie (vedi figura).

Il sesso genetico

Il momento della fecondazione e la nascita dello zigote comportano anche la determinazione del corredo cromosomico e in particolare del sesso genetico.

Per quanto riguarda il corredo cromosomico, le cellule umane si distinguono in aploidi e diploidi. Le prime cellule, lo sperma e l’ovulo, contano un assortimento (ploidia) di 23 cromosomi, le altre di 46. A seguito della fusione dello sperma con l’ovulo lo zigote possiederà un set di 46 cromosomi. I cromosomi delle cellule diploidi vengono disposti a coppie e di queste 22 sono chiamate coppie autosomiche mentre una coppia è detta eterosomica. Gli autosomi sono uguali in grandezza mentre i due eterosomi differiscono per questa qualità. Essi sono conosciuti come “cromosomi sessuali”.

Prendendo lo sperma o l’ovulo di riferimento, i 22 cromosomi “non sessuali” vengono classificati in ordine di grandezza, dal più grande al più piccolo. Sebbene il cromosoma n.1 sia il più grande, è il n. 21 e non il n.22 ad essere il più piccolo. I “cromosomi sessuali” – il motivo delle due virgolette sarà spiegato più avanti – sono conosciuti anche come il cromosoma X e il cromosoma Y. Tutti gli ovuli contengono un X, mentre lo sperma può contenere o un X o un Y. Il sesso genetico viene così determinato: la fusione di sperma e ovulo comporterà il raddoppiamento dei cromosomi da 23 a 46 e due opzioni sessuali, una XX se sia l’ovulo che lo sperma avevano un X o una XY se l’ovulo aveva un X e lo sperma un Y. Una persona 46, XX è geneticamente femmina, una 46, XY è geneticamente maschio. Inoltre va specificato che anche nelle coppie autosomiche un cromosoma è ereditato dalla madre e l’altro dal padre. E’ qui che risiede l’individualità di ogni singola persona.

Prima di andare ad esaminare i cromosomi X e Y è opportuno spiegare alcuni termini di genetica base. Se noi esseri umani siamo come ci presentiamo tuttora lo dobbiamo a diversi fattori, in particolare alle informazioni da cui è partito il nostro sviluppo. Queste sono contenute nel cosiddetto “codice della vita” o genoma e il linguaggio utilizzato consiste nella ripetizione di quattro lettere A, T, C e G, le lettere iniziali delle quattro basi chimiche, cioè adenina, timina, citosina e guanina. La molecola che le tiene insieme è il DNA, l’acido desossiribonucleico, che prende la forma di una doppia elica ed è distribuito, per la maggior parte, sui cromosomi. Questi sono visibili al microscopio solo quando la cellula si divide e la foto in cui sono stati ordinatamente collocati prende il nome di cariotipo (vedi Fig.). Il DNA viene scomposto in unità, i geni. La loro funzione è quella di innescare il processo di creazione delle proteine. Si stima che il numero di geni umani sia compreso fra i 20-25 mila.

Prendiamo ora di riferimento una cellula somatica (quindi non i gameti). Come abbiamo già detto i cromosomi che contiene sono 46, assortiti in 23 coppie. Schematicamente un singolo cromosoma può essere rappresentato da una X, con le asticelle – le cromatidi – posizionate parallelamente. Il punto d’incontro prende il nome di centromero, le terminazioni sono invece i telomeri. La parte superiore della X è detta braccio corto, quella inferiore invece braccio lungo. Le posizioni dei geni sui cromosomi prendono il nome di loci, le forme di uno stesso gene o di un loco genetico, posizionate su una cromatide e sull’altra, si chiamano alleli.

Il cromosoma X

Il cromosoma Y

I "geni sessuali" negli autosomi

Il sesso gonadico

Lo sviluppo delle gonadi – i testicoli nel maschio, le ovaie nella femmina - può essere diviso in due fasi: la fase iniziale con la comparsa delle gonadi “bipotenti” e la seconda fase che è la determinazione sessuale vera e propria, cioè lo sviluppo dei testicoli o delle ovaie. “Bipotenzialità” delle gonadi vuol dire che fino ad un certo punto del suo sviluppo l’embrione non può essere riconosciuto come maschio o come femmina, (se non per il sesso genetico); le cellule delle gonadi “bipotenti” possono quindi indirizzare ed essere indirizzate verso il senso maschile tanto quanto quello femminile. Il destino sessuale non è quindi determinato al momento della fusione di sperma ed ovulo. [5]

Prima fase: lo sviluppo dei primordi delle gonadi

Ritorniamo al mesoderma intermedio. Qui i primordi (o anlagen) delle gonadi bipotenti sono costituiti da diverse strutture: due creste gonadiche (o genitali), i dotti mesonefrici (o di Wolff) e i dotti paramesonefrici (o di Müller).

Le creste gonadiche (vedi figura) appaiono come dei clivi o delle collinette longitudinali sulla superficie celematica della regione dorsale dell’embrione; si proiettano sulla cavità celematica e si prolungano dalla regione toracica fino a quella lombare. La parte che si proietta è detta corteccia, quella interna medulla.

I dotti di Wolff e di Müller derivano entrambi dal mesonefro, la seconda generazioni di reni dell’embrione. Le paia di reni che si sostituiranno una dopo l’altra sono, in ordine cronologico: il pronefro, il mesonefro e il metanefro (vedi figura). Tuttavia, quando si origina una generazione la precedente non degenera immediatamente anzi, nel momento precedente alla formazione delle gonadi bipotenti, tutte e tre le generazioni sono presenti. Il primo a formarsi è il pronefro e, proliferando giorno dopo giorno, sarà seguito dal mesonefro ed infine dal metanefro, che è poi la struttura finale e permanente dei nostri reni.

Il pronefro è composto da addensamenti cellulari (nefrotoni) che si formano nella parte cervicale del mesoderma intermedio, mentre di lato sono affiancati dal dotto pronefrico. Tra la quarta e quinta settimana si sviluppa il mesonefro dai due dotti mesonefrici e dai tubuli mesonefrici. Quest’ultimi si sviluppano a causa dell’estensione del dotto del pronefro che induce i nefrotomi a trasformarsi in tubuli a forma di S, appunto i tubuli mesonefrici. Le estremità laterali di ciascun tubulo entrano nel dotto del pronefro, il quale sarà piano piano sostituito da quello mesonefrico.

Non hanno nulla a che fare con il sistema urinario, invece, i dotti paramesonefrici. Originatesi da un’invaginazione (ripiegamento) dell’epitelio delle creste genitali, i due dotti corrono lungo il mesoderma intermedio e parallelamente i due dotti mesonefrici.

Prima fase: migrazione delle cellule germinali primitive

Le cellule germinali primitive (CGP) sono i primordi delle cellule germinali, anche se differentemente da loro sono cellule diploidi (46 cromosomi) e non aploidi (23); inoltre sono di dimensioni maggiori rispetto alle cellule somatiche. Sono già visibili la seconda settimana di sviluppo embrionale nella porzione caudale dell’ectoderma.

Con movimenti ameboidi, durante la terza settimana cominciano a migrare dall’ectoderma fino al sacco vitellino, posizionandosi vicine all’uscita dell’allantoide. Alla quarta settimana migrano lungo il mesentere dorsale dell’intestino caudale, arrivando ai primordi delle gonadi la settimana successiva. Da appena 100 alla partenza, le CGP compiono diverse divisioni cellulari fino ad arrivare a 1700. Alla sesta settimana invadono le creste genitali; se non ci arrivano, le creste non si svilupperanno.

Il sesso dei genitali

Lo sviluppo nella pubertà

Il sesso nel cervello

Due “fatti” sono sotto gli occhi di tutti, il primo è che maschi e femmine si comportano diversamente e secondo che non tutti i maschi, come non tutte le femmine, si comportano allo stesso modo. Storicamente a queste due constatazioni sono state attribuite anche dei significati. Se persone di un sesso si comportano diversamente da quelle dell’altro sesso, allora vuol dire che questo comportamento deve essere considerato ‘naturale’ ad un sesso, mentre se ci sono persone che si comportano in modo ‘innaturale’ rispetto al proprio sesso, allora a loro doveva seguire logicamente una punizione. Questi fenomeni – l’omogeneità di comportamento in un sesso e al contempo il verificarsi di aberrazioni – andavano spiegati. Tra i tanti strumenti adoperati per raggiungere tale scopo quello scientifico ha iniziato ad occupare un posto privilegiato solo nella metà dell’Ottocento e la nascita della psicologia viene spesso indicato come l’inizio. Questo però non è il luogo per esaminare la storia degli intrecci tra politica e scienza sessuale o per discutere dell’apporto della biologia e della cultura sui comportamenti umani. Il luogo è un altro (vedi “identità di genere” e “ruolo di genere”). Qui prenderemo in esame il centro da dove tutto avrebbe inizio, stiamo parlando del cervello.

Quello che viene chiamato come ‘sesso nel cervello’ (o anche ‘genere nel cervello’) è un concetto che è entrato nella psicologia più o meno negli anni ’60 del secolo passato. Tale espressione sottende l’esistenza di una differenza tra i cervelli dei maschi e quelli delle femmine che sarebbe responsabile di diversi comportamenti, per esempio l’aggressività, il comportamento sessuale e la genitorialità tra i due sessi. Un’idea del genere, sebbene fosse già stata proposta molto tempo prima, sembrava aver trovato una conferma con la pubblicazione di una ricerca nel 1959 che andava a minare le basi gettate solo quattro anni prima di una ‘teoria del cervello indifferenziato alla nascita’ sviluppata da un team di psicologi del John Hopkins di Baltimora. La teoria del sesso nel cervello, anche se non priva di imperfezioni, è sorretta attualmente da tre ipotesi. Il cervello dei due sessi sarebbe diverso perché:

  • 1. il livello degli ormoni sessuali prima della nascita sarebbe in grado, non solo di indirizzare la determinazione delle gonadi, ma anche di organizzare il cervello in senso maschile o femminile e gli ormoni sessuali della pubertà poi attiverebbero corrispondenti comportamenti. Questa è conosciuta come ipotesi dell’organizzazione-attivazione.
  • 2. alcune cellule del cervello femminile, cellule XX, si sottraggono all’inattivazione di un cromosoma X.
  • 3. nelle sottoregioni del cervello la genesi locale degli steroidi permetterebbe agli steroidi stessi di comportarsi come neurotrasmettitori e non come ormoni.

Breve storia della ricerca sullo sviluppo sessuale

Lo sviluppo e la differenziazione dell’essere umano in due forme, il maschio e la femmina, ha da sempre stimolato la mente umana a ricercarne la causa. Le prime teorie ad essere state proposte le dobbiamo agli antichi Greci e tutte assumevano che l’uomo fosse l’essere più perfetto tra gli animali, mentre la donna dovesse essere concepita come un uomo imperfetto. Da questa premessa derivava la spiegazione di come si nasceva maschi o femmine.

Per la teoria dei quattro elementi - fuoco, aria, acqua e terra – i greci ritenevano che gli uomini fossero più caldi delle donne. Per Aristotele la causa stava nel fatto che gli uomini contenevano più fuoco, mentre le donne più acqua. E da qui il filosofo faceva discendere anche la spiegazione della determinazione sessuale: la mancanza di calore rendeva il feto femmina. Non solo, l’eccesso di calore consentiva al maschio di trasformare il cibo in sperma, mentre le donne mancando di calore, potevano solo creare un fluido imperfetto, il sangue mestruale. Al modello aristotelico erano state precedentemente proposte due alternative. Secondo Parmenide se il feto è posizionato nell’utero a destra allora sarà maschio, se a sinistra femmina. Per Anassimandro invece la determinazione del sesso è dovuta dallo sperma del padre, se proveniva dal testicolo destro il feto sarebbe divenuto maschio, se da quello di sinistra invece i genitori avrebbero avuto una femmina. Tuttavia per Aristotele entrambe le teorie erano false. Non c’era nessuna evidenza che i feti occupassero due posizioni in ragione del sesso e poi un uomo senza un testicolo poteva benissimo dare la vita sia ad un maschio quanto ad una femmina.[6]

Note

  1. Ne esisterebbe anche un quarto, ma è ristretto al linguaggio letterario. Sesso in questo caso viene identificato come sinonimo per i genitali maschili e femminili.
  2. Stefanie Eggers, Andrew Sinclair (2012) Mammalian sex determination—insights from humans and mice Chromosome research, volume 20, issue 1, p. 216.
  3. Anna Biason-Lauber (2016) The battle of the sexes: human sex development and its disorders, in “Molecular mechanisms of cell differentiation in gonad development”, Springer, p. 339.
  4. Judith Elaine Blakemore, Sheri A. Berenbaum, Lynn S. Liben (2008) Gender development, pag. 44.
  5. Tuttavia, almeno solo per i topi, prima della fase dello sviluppo delle gonadi è stata riscontrata una differenza per quanto le dimensioni degli embrioni; l’embrione di un topo maschio è più grande di quello di una femmina già da prima. Danielle M. Maatouk, Blanche Capel (2008) Sexual development of the some in the mouse, in Sexual determination and sexual development.
  6. U. Mittwoch (2000), Three thousand years of questioning sex determination, Cytogenetics and cell genetics.

Bibliografia

Link esterni

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