Utente:Andrea.pizzocaro/Sandbox/Moviemento no-gender

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Il movimento no-gender è un movimento politico, culturale e filosofico che si riconosce nel terrore che l’eguaglianza dei sessi possa portare all’eliminazione delle differenze sessuali. La minaccia sarebbe tutta condensata nella parola “gender”, la quale rimanderebbe a diversi programmi “anti-sociali”: “irrilevanza sociale della distinzione dei sessi”, “libera scelta di identificarsi come maschi o femmine, eterosessuali, omosessuali”, “approvazione del matrimonio omosessuale”, “educazione alla masturbazione nelle scuole”, ecc.

Questo movimento non va scambiato per quello postgenderista, che per i no-gender prende il nome di “genderista”.

Storia del movimento no-gender

Gli anti-gender nascono dopo il 1995, l’anno della Quarta conferenza mondiale sulle donne tenutasi a Pechino, ma si formano solamente come forza politica solamente quindici anni più tardi. Le radici di questo movimento possono essere fatte risalire agli anni ’70 del ventesimo secolo quando, negli Stati Uniti, la Destra Cristiana, sorta in reazione al Movimento dei Diritti Civili, espande il proprio raggio di contrattacco prendendo di mira il movimento liberazione della Donna e di quello Omosessuale.

Negli anni '70, dopo l'approvazione da parte del Congresso degli Stati Uniti dell'Equal Rights Amendment (ERA), per sancire l'eguaglianza davanti alla legge tra uomini e donne, viene a formarsi una campagna contro la ratificazione dell'emendamento organizzata da Phyllis Schaffly. Tra le improbabili consegeunze dell'ERA, Schaffly e le altre donne anti-ERA insinuarono che, una volta ratificato, l'emendamento avrebbe costretto le donne alla leva militare, all'istituzione di bagni unisex e all'approvazione del matrimonio tra persone dello stesso sesso.

Diversi anni più tardi Anita Bryant, amica della Schaffly, avrebbe lottato contro i diritti civili degli omosessuali con la campagna "Save our Children" mentre il televangelista Pat Robertson avrebbe profetizzato la fine della civiltà occidentale a causa dell'omosessualità. Negli anni '80 lo psicologo Paul Cameron sarebbe invece arrivato al punto di inventare notizie false pur di collegare l'omosessualità con la pedofilia, mentre negli anni '90 Joseph Nicolosi, su Psychological Reports, lo stesso "giornale scientifico" dove pubblicava Cameron, avrebbe sostenuto l'efficacia delle terapie per riparare gli omosessuali e convertirli all'eterosessualità. Queste sono le prime mosse del movimento anti-gay americano.

Nel pieno delle Culture Wars, nel 1995 il movimento anti-femminista e anti-gay americano fa la conoscenza del gender. Dale O'Leary giornalista e membro del NARTH sostiene che dietro all'utilizzo sempre più consistente di questa parola ci sia un oscuro obiettivo perché "il genere (possa) diventare la forza di governo del mondo" (p. 11). La Conferenza mondiale sulle donne si trasforma in quell'anno un campo di battaglia. Il Vaticano e i delegati di alcuni paesi cattolici come l'Honduras, assieme a quelli islamici, contestano l'utilizzo della parola "gender", perché promuoverebbe dei "generi innaturali". Per l'Arcivescovo di Tegucigalpa gli stati verrebbero costretti ad accettare cinque tipi di generi: maschile, femminile, lesbico, omosessuale e transessuale.[1]

Pensiero no-gender

Per i no-gender dietro alla parola “gender” si celerebbe un complotto, ordito dalla potente lobby LGBTI, per distruggere la famiglia naturale.[2] Chi promuove tale piano è un “genderista”.

La versione di questo movimento è la seguente. Dagli anni ’50, da quando il sessuologo John Money iniziò a parlare di “ruolo di genere”, psicologi, antropologi, sociologi e filosofi avrebbero contribuito a formulare quella che i no-gender chiamano “teoria del gender”, secondo la quale le differenze sessuali tra uomini e donne non esisterebbero. I no-gender, appellandosi alla scienza, sostengono che tale teoria sia una falsificazione della realtà: maschio e femmina sono gli unici due sessi, possiedono caratteristiche uniche e sono complementari. Secondo la narrazione dei no-gender gli attivisti della lobby LGBT, non accettando la realtà e continuando a sostenere tale teoria, promuoverebbero non la “vera scienza”, ma un ‘ideologia, l’ “ideologia del gender” appunto.

« il gender ... è un incrocio fra una dottrina che vorrebbe essere scientifica, ma che scientifica non è, e, diciamo così, un bisogno politico che la tramuta in ideologia; quindi è un qualcosa a metà fra la scienza e l’ideologia ...[3] »

Visto che per l’ideologia del gender uomini e donne sono uguali in tutto per tutto, se il matrimonio fosse contratto da due persone dello stesso sesso o di sesso diverso questo non farebbe differenza; oppure se un bambino fosse cresciuto da due uomini crescerebbe serenamente tanto quanto con un uomo e con una donna. Le richieste degli attivisti LGBT come il matrimonio egualitario, l’adozione per le coppie omosessuali, l’accessibilità alle tecniche di fecondazione assistita sarebbero quindi tutte sostenute dalla teoria del gender, ma visto che non è supportata dalla scienza, tali richieste non dovrebbero essere accolte. Ecco il complotto per “decostruire” la famiglia naturale, ed ecco il perché deve essere fermato: non ci sono ragioni scientifiche per espandere i diritti civili e sociali alle persone LGBTI.

La prova che la teoria del gender non sarebbe scientifica risiede nel caso clinico di David Reimer, paziente di John Money. David Reimer, poco dopo la nascita come Bruce, il suo pene viene distrutto nel corso di un’operazione chirurgica, a questo punto, secondo Money l’unica possibilità era quella di crescerlo come una bambina di nome Brenda. Il sessuologo americano sostenendo che l’identità di genere, la percezione di noi stessi come maschio e femmine, poteva essere appresa istruì i genitori ad “enfatizzare il vestiario femminile” , ad “accura(re) la pulizia”, ad insegnare che le femmine “fanno i figli” e che un giorno avrebbe potuto coprire il ruolo di moglie e di madre adottando. Nel 1980, due anni dopo l’ultimo incontro con Money, Brenda, dopo aver scoperto di essere nata Bruce decide di diventare David. L’esito contrario a quanto predetto da Money verrà poi svelato nel 1997 da Milton Diamond, da sempre suo oppositore. Secondo Diamond Bruce non si era mai accettato come Brenda perché non erano i fattori ambientali ad aver determinato la sue identità di genere maschile, ma la biologia, più precisamente i livelli ormonali che prima della nascita avrebbero “organizzato” il cervello di Bruce in senso maschile. Per i no-gender questo senso di appartenenza al sesso biologico prende il nome di “identità sessuale”.

Il fallimento di questo caso clinico non solo è la prova che la teoria del gender è scientificamente scorretta, ma è anche pericolosa: Bruce/Brenda Reimer vent’anni dopo la scelta di diventare David si è ucciso. Il gender è quindi una minaccia. E le prime vittime sono i bambini.

Una seconda prova della infondatezza scientifica del gender deriva del cosiddetto “paradosso norvegese”. Il paese scandinavo svetta da molto tempo nelle classifiche sull’eguaglianza tra uomini e donne, tuttavia nella sfera lavorativa persistono i fenomeni della “segregazione orizzontale” (uomini e donne lavorano in diverse occupazioni; es: gli uomini lavorano come meccanici o muratori più delle donne, mentre queste più come insegnanti e infermiere rispetto agli uomini) e della “segregazione verticale” (uomini e donne lavoro su differenti livelli: più uomini ai “livelli alti”, ma meno donne). Basandosi su un documentario realizzato da un TV norvegese, i no-gender appoggiano la spiegazione che tale segregazione sia dovuta ai livelli ormonali che prima della nascita, oltre a determinare l’ “identità sessuale”, hanno stabilito i diversi interessi unici per gli uomini e per le donne.

La Norvegia, come e gli altri paesi del Nord Europa, sono conosciuti anche per l’educazione egualitaria. Dietro alle proposte scolastiche come quelle di “Egalia”, scuola privata svedese, dove i pronomi personali maschili e femminili sono sostituiti da uno neutro e dove i bambini vengono incoraggiati a “scegliere chi vogliono essere”, i no-gender vedono lo spettro dell’ideologia del gender. Se ai bambini viene insegnato che possono giocare con le bambole e le bambine con le macchine, è perché si vogliono “decostruire”, come parlano i genderisti, o meglio distruggere gli stereotipi di genere e i ruoli di genere e così facendo un giorno i bambini e le bambine potrebbero scegliere di cambiare sesso. Il programma dei no-gender è chiaro: bisogna vigilare perché a scuola i bambini non vengano “pervertiti” dall’ideologia del gender. Gli attivisti LGBT potrebbero, chiedendo di contrastare nelle scuole il bullismo omofobico, propagandare il gender.

Errori e Critiche del pensiero no-gender

Note

  1. Catholic For a Free Choice, Distortion of the Draft Platform for Action, 1995.
  2. Jacques Arenes, Il genere: un problema multidisciplinare, in "Identità e genere", Quaderni di Scienza e Vita, 2007, pag. 79.
  3. Lucetta Scaraffia, Origine e profilo storico del Gender, in Atti del Convegno di Scienza e Vita, L'ideologia del gender: maschio e femmina, natura e cultura, 2007.