Giuseppe Bruno

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Voce a cura di Giovanni Dall'Orto, liberamente modificabile.
Ritratto di Giuseppe Bruno risalente all'anno della morte.

Giuseppe Bruno (Capizzi, 1836 - Taormina, 15 febbraio 1904) è stato un fotografo italiano, attivo a Taormina e in Sicilia nel XIX secolo. Non va confuso con l'omonimo fotografo veneto (1926-1999).

Un dilettante di talento[modifica]

Giuseppe Vanzella così riassume i dati biografici che è riuscito a raccogliere su questo personaggio:

« Figlio di Pasquale e della baronessa Rachela Larcan, laureatesi in ingegneria, si occupò in vari progetti di delineamento e costruzione di tracciati stradali, soprattutto in provincia di Messina.

Sposatesi con la taorminese Provvidenza La Floresta (della famiglia proprietaria dell'hotel Timeo), abbandonò la libera professione e si dette ai suoi passatempi preferiti: la chimica e la fotografia. Firmandosi "chimico-fotografo", egli coniugò perfettamente le due mansioni, trovando in Taormina, dal 1875 circa, il luogo ideale dove sviluppare la sua attività. Alcune sue immagini giunte fino ai nostri giorni, illustrano l'esercizio di un operatore coscienzioso, impegnato nella documentazione del territorio, con una precisa attenzione riguardo all'inserimento di figure di popolani nel contesto descritto. Questa valorizzazione dell'elemento umano, particolarmente cara all'idea degli studiosi di antropologia ed appassionati del folclore, fu particolarmente presa in considerazione dai fotografi, che con la creazione di gradevoli quadri d'insieme, contribuirono alla diffusione della fotografia, attraverso immagini molto apprezzate dalla clientela di ogni genere. Il contesto paesaggistico, veduto nella sua accezione globale di simbiosi tra natura e stratificazione storica, è in alcuni casi utilizzato da Bruno come un semplice scenario dove far muovere le sue figure di popolani in costume tradizionale, che divengono il vero baricentro dell'icona fotografica, in un'ottima qualità compositiva di gusto pittorico, che lo proiettò certamente nell'olimpo degli autori eccellenti. Quando la veduta è invece nient'altro che la rappresentazione del meraviglioso scenario che s'apre agli occhi del viaggiatore, Giuseppe Bruno torna ad essere un autore nei normali canoni professionali, per quanto dignitoso nella composizione e nella ripresa[1]»

Timbro delle foto di Giuseppe Bruno.

Le foto di Bruno sopravvissute sono poche e raramente discusse: egli è quindi soprattutto noto oggi per essere stato il maestro di Wilhelm von Gloeden (come quest'ultimo riconobbe nel 1898 in uno scritto autobiografico), trasmettendogli la passione per gli esperimenti con le tecniche d'impressione e di stampa.
Secondo Giuseppe Vanzella è verosimile che sia stato maestro anche di Giovanni Crupi, per quanto non restino documenti sulla formazione di quest'ultimo:

« Anche Giovanni Crupi (Taormina 1859-1925) non è escluso abbia appreso, fin da giovinetto, i rudimenti dell'arte fotografica frequentando l'atelier di Giuseppe Bruno[2]»

La produzione di Bruno fu dedicata soprattutto ai paesaggi e ai monumenti della zona, o al massimo della Sicilia, dividendosi fra bozzetti di gusto verista di "tipi popolari" e raffigurazioni di contesti paesaggistici.
Nei paesaggi, la sua produzione è sempre tecnicamente d'alto livello, e pur spingendosi raramente al di là di una nitida documentazione dei luoghi ritratti, rivela un gusto sicuro e una competenza tecnica di tutto rispetto.
D'altro canto, i suoi ritratti di contadini siciliani rivelano un'ottica nettamente classista, nella quale è assente la denuncia sociale. I segnali della povertà (come nei bambini luridi, vestiti di cenci stracciati) entrano a far parte d'un generico "pittoresco" turistico, che suscita curiosità e magari sconcerto, ma difficilmente solidarietà umana, in quanto i suoi modelli ostentano un abbrutimento totale, senza dare alcun segnale di tentare almeno di raggiungere una qualche dignità e riscatto.
L'atteggiamento di Bruno in questi ritratti è insomma troppo spesso quello della foto-ricordo del visitatore d'uno zoo, e non quello di chi intende documentare ai fini d'una denuncia sociale.

Un annuario del 1894 nomina "Bruno Larcan Giuseppe" e "Crupi Giovanni" come i due soli fotografi operanti a Taormina[3], mentre nell'anno della sua morte Bruno risultava avere un negozio di fotografia lungo il Corso Umberto:

« Bruno, Sig. È un fotografo affermato da lungo tempo e molto artistico. È il fotografo della famiglia di Lord Bridport, duca di Bronte, e vende stampe di tutte le superbe fotografie di Maniace e del distretto circostante scattate dall'onorevole A. Nelson Hood, con il generoso permesso del signor Hood. Il suo negozio è in Corso Umberto e i suoi commessi sono persone molto cortesi[4]»

Il negozio era in Corso Umberto 154, e al piano superiore aveva stanze in cui abitava Bruno, e che all'occasione locava ai turisti. Qui Bruno morì il 15 febbraio 1904[5].

Tomba di Giuseppe Bruno a Taormina.

Bruno e Gloeden[modifica]

Assai interessante è il parere di Rolf Paltzer nel 1980, che attingendo a fonti diverse da quelle prevalse negli anni successivi, prima cioè che prendesse piede la leggenda di Crupi "maestro di Gloeden", considerò Bruno come il secondo maestro di Gloeden, dopo il primo, Guglielmo Plüschow:

« (Gloeden), durante i suoi primi viaggi in Italia, nutriva dubbi sulla sua capacità di catturare "scene veanre dalla vita" con la sua pittura. Cercò il contatto con i fotografi. Uno era un cugino di nome Guglielmo Plüschow, che aveva il suo studio a Napoli. Il maestro successivo si chiamava Giuseppe Bruno e lavorava a Taormina[6]»

Tale sintesi è in effetti quella che meglio si accorda con i dati biografici noti su Gloeden, che (contrariamente a quanto aveva tramandato Roger Peyrefitte (1907-2000) nel suo romanzo del 1949: Le amours singulières[7]) prima della Grande Guerra non s'era ancora stabilito a Taormina, ma vi aveva solo posto una delle basi dei suoi soggiorni in Italia durante "la Saison" (la Stagione turistica, fra ottobre/novembre e maggio/giugno), con molto tempo trascorso anche presso Plüschow a Napoli, e per un periodo anche presso Michetti a Francavilla a Mare.

La ricostruzione più logica vede quindi Plüschow coinvolgere inizialmente il cugino, fin dal 1878, in una passione che egli coltivava già come dilettante: la fotografia. Insegnandogli anche (anche Plüschow era omosessuale) come trovare modelli per il nudo maschile a Napoli, dove la sottocultura omosessuale era sviluppatissima.
Tuttavia, una volta "iniziato", per maturare a Gloeden servì un maestro che gli insegnasse come domare i complicati procedimenti tecnici richiesti, al tempo, da una tecnologia ancora in tumultuosa evoluzione.
Il 21 ottobre 1899, presentando il suo lavoro all'assemblea generale dei soci della "Libera Società Fotografica di Berlino", Gloeden pose la questione in questi termini: A Taormina, in Sicilia, fu soprattutto il fotografo Signor Giuseppe Bruno a fornirmi assistenza con il suo bagaglio di nozioni tecniche.[8]. Si noti: "nozioni tecniche", laddove Gloeden presentò sempre i pittori Gehrts e soprattutto Michetti come suoi maestri d'arte.

Ciò non implica però che anche la poetica e l'"occhio" di Bruno non abbiano influenzato Gloeden. Al contrario, esiste un corposo nucleo di fotografie di Gloeden, che a un certo punto egli spostò in blocco ai numeri iniziali del suo catalogo[9], che sono talmente simili alla poetica di Bruno da aver fatto chiedere a lungo se non si trattasse per caso di foto di Bruno acquistate in qualche momento da Gloeden per inglobarle nel proprio catalogo (una prassi che al tempo, quando ogni negativo costava molto tempo e denaro, non era affatto inaudita).

Sarebbe troppo lungo elencare tutti gli indizi pro e contro tale ipotesi, ma la soluzione più probabile, in assenza di qualsiasi documentazione superstite[10], è che Gloeden abbia preso letteralmente lezioni da Bruno, il quale era presente e dirigeva la scelta e la messa in posa dei modelli, laddove lo scatto vero e proprio fu eseguito da Gloeden, che quindi considerava legittimamente opera propria tali immagini.
Spinge a pensarlo anche il fatto che Gloeden presentò sempre queste immagini come proprie, presentandole in esposizioni internazionali come tali, cosa che avrebbe avuto poco senso, per una persona così orgogliosa della propria poetica artistica, se fossero state opera di un altro.

Tale conclusione non impedisce tuttavia che alcune immagini che Bruno pubblicò come proprie nel periodo in cui produsse cartoline, appaiano anche nei cataloghi di Gloeden, di Giovanni Crupi, e del suo successore Francesco Galifi-Crupi, ogni volta senza attribuzione o con un'attribuzione diversa. Palesemente, fra i cataloghi dei fotografi della "Scuola di Taormina", che erano anche amici e sodali, dovette esistere un certo grado di osmosi, che è ancora tutto da esplorare.
Per giungere a una conclusione meglio fondata bisognerà quindi aspettare che emerga qualche documento nuovo.

Bruno e il mercato[modifica]

Giuseppe Bruno: Taormina, chiesa di san Michele e palazzo dei duchi di santo Stefano, 1885 circa.

Una serie d'immagini (riconoscibile come tale per il ripetersi degli stessi modelli) di questo tipo fu scattata nel paesino montano di Limina, in provincia di Messina[11].
Immagini di questa serie, note in passato come esempi della primissima produzione "bozzettistica" di Wilhelm von Gloeden, sono di recente apparse sul mercato con il timbro di Bruno, rendendo possibili due ipotesi: (1) alla morte di Bruno, Gloeden acquistò dagli eredi un gruppo di negative, commercializzandone poi le stampe assieme alle proprie (una prassi che all'epoca, visto il costo e la difficoltà di produzione d'ogni singolo negativo, era comune). (2) Le immagini di questo tipo furono scattate da Gloeden durante l'apprendistato con Bruno, e al tempo era una prassi assolutamente normale che il maestro commercializzasse sotto il nome della propria "bottega" l'opera degli apprendisti.
In assenza di nuovi dati è al momento impossibile sciogliere il dubbio, dato che alcune delle immagini di Gloeden nello stile "verista" di Bruno furono sì pubblicate prima della morte di Bruno (il che confuterebbe l'ipotesi dell'acquisto dei negativi dopo la morte), ma senza indicazione dell'autore[12].
Certo, le foto di Limina sono estranee alla sensibilità di Gloeden, che al contrario di Bruno cerca di nascondere per quanto può i segni della "materialità", puntando a un'idealizzazione dei suoi modelli non meno classista ma almeno estetizzante, tuttavia questa discrepanza potrebbe essere spiegata proprio con l'influsso di Bruno sul più giovane fotografo (la "messa in posa" era all'epoca spesso concepita come la vera parte "artistica", separata rispetto al "semplice" scatto fotografico, considerato impresa tecnica e non artistica). In altre parole, l'apprendistato di Gloeden potrebbe avere implicato anche scattare foto, nelle quali la scelta dei modelli e la messa in posa era stata curata da Bruno, pertanto queste foto, pur fisicamente scattate da Gloeden e quindi legittimamente parte del suo catalogo, risentono dei gusti e della visione di Bruno.

Nell'ultima parte della sua vita Bruno si confrontò anche col mercato, con cui si erano già cimentati i suoi due più noti allievi, sia pure con una produzione ridotta, come rivela la rarità delle sue foto conosciute. Alcuni dei suoi ritratti e paesaggi furono addirittura stampati, spesso senza firma, sotto forma di cartolina destinata al nascente turismo di massa.
Purtroppo mancano studi monografici su Giuseppe Bruno, e le sue foto appaiono sul mercato di rado, pertanto non è ancora possibile definire appieno la figura di questo artista, soprattutto per quanto riguarda i suoi rapporti esatti con Gloeden e Crupi, sui quali indubbiamente molto resta ancora da scoprire. È infatti possibile che più d'un "bozzetto" verista di popolano di Gloeden sia in realtà opera di Bruno.
Opere di Bruno sono conservate presso la Neue Pinakotek di Monaco, la Bibliothèque nationale di Parigi, il Getty Mueum di Los Angeles e il Metropplitan Museum di New York.

Attestazioni di contemporanei[modifica]

Del negozio di Bruno parla Alfio Calì già nel 1887, affermando che a Taormina:

« Sonvi due valenti fotografi più di paesaggio e di studi artistici che di ritratti. Uno è il signor Giovanni Crupi, che ha Studio, arredato con molto gusto d'arte, nella Via del Teatro; l'altro il signor Giuseppe Bruno[13]»

Nel 1902 Gaetano Rizzo elogia Giuseppe Bruno e Giovanni Marziani in modo lusinghiero ma altrettanto sbrigativo:

« Vi sono inoltre sul corso Umberto due altri studi fotografici: uno posto nell'Hotel Victoria del Signor «Giovanni Marziani», artista sagace, d'ingegno e svelto, e l'altro più in là del Signor «Giuseppe Bruno», artista molto abile e notevole per precisione e serietà d'intenti[14]»

Galleria[modifica]

Giuseppe Bruno: Vecchio taorminese. Cartolina per il turismo di massa

Famiglia contadina a Limina:

Vedute:

Note[modifica]

  1. Giuseppe Vanzella, "Il fuoco di Taormina", in: Vincenzo Mirisola e Giuseppe Vanzella (a cura di), Sicilia mitica Arcadia. Von Gloeden e la "Scuola" di Taormina, Edizioni gente di fotografia, Palermo 2004, pp. 19-27, a p. ...
  2. Giuseppe Vanzella in: Vincenzo Mirisola e Giuseppe Vanzella (a cura di), Sicilia mitica Arcadia, Op. cit., come citato in: All'ombra di Von Gloeden. Giovanni Crupi fotografo a Taormina, Galleria Lanterna Magica, via Goethe 43, Palermo. 8 dicembre 2013 - 31 gennaio 2014.
  3. Annuario d'Italia. Calendario generale del Regno, Anno IX, Parte seconda, Bontempelli, Roma 1894, p. 2255.
  4. Douglas Sladen, Sicily, the new winter resort. An encyclopaedia of Sicily, Methuen, London 1908 (prima edizione: 1905, ovviamente la situazione si riferisce o al 1903 o al gennaio 1904, prima cioè della scomparsa di Bruno), p. 559.
  5. Come attesta l'atto di morte, rintracciato e gentilmente comunicatomi da Alfio Barca.
  6. Auf seinen frühen Italien-Reisen waren ihm Zweifel an der Fähigkeit gekommen, die "wahren Szenen aus dem Leben" mit seiner Malerei einzufangen. Er suchte Kontakt zu Fotografen. Einer war ein Vetter namens Guglielmo Plüschow, der in Neapel sein Atelier hatte. Der nächste Lehrmeister hieß Guiseppe Bruno und arbeitete in Taormina. Rolf Allan Paltzer, Porträts vom Sizilianischen Baron, "Art", n. 10, Oktober 1980, pp. 83-92, p. 84. La traduzione è di Google translator.
  7. Tradotto in italiano come: Eccentrici amori, Longanesi, Milano 1958 e 1967.
  8. "In Taormina auf Sizilien war es hauptsächlich Herr Giuseppe Bruno, Photograph, welcher mir mit seinen bedeutenden technischen Kenntnissen hilfreich zur Hand war". "Photographische Rundschau. Zeitschrift für Freunde der Photographie", XIII 1899, (2-3) sezione: "Vereinsnachrichten". Resoconto in data: "Freitag, 21. Oktober 1898, 7 1/2 Uhr". Ho messo online l'intervento sul mio sito, qui: https://www.giovannidallorto.com/gloeden/gloeden1898.html .
  9. Sfrattando le altre foto, scattate in precedenza a Napoli e in Abruzzo, e sbalzandole oltre il numero 1000. Le negative su vetro oggi alla collezione Alinari, ed anche qualche positivo che è apparso sul mercato a volte col numero vecchio e a volte col numero nuovo, conservano le tracce di questo spostamento in blocco di numerazione, con numeri cancellati e riassegnati.
  10. Non è per ora noto neppure uno scritto di Bruno, e quindi sui suoi rapporti su Gloeden sappiamo solo quanto Gloeden stesso volle farci sapere. A Taormina ho incontrato persone discendenti da parenti di Bruno, ma tutto quanto era rimasto erano alcune fotografie di gruppi di persone, che rivelano solo che Bruno eseguiva non solo foto d'arte, come Gloeden, ma anche ritratti commerciali.
  11. Luogo d'origine della famiglia Galifi, dato di rilievo perché la sorella di Giovanni Crupi aveva sposato un Galifi. Devo la notizia alla cortesia della signora Concettina Arcidiacono, discendente di Francesco Galifi.
  12. Cfr. la "Westermanns Monatshefte", XXXII 1887, parte 2, p. 537 ("Bauernmädchen vom Ätna") e p. 604 ("Bauer aus einem Ätnadorf").
  13. , Alfio Calì, Taormina a traverso i tempi, Giannotta, Catania 1887, p. 178.
  14. Gaetano Rizzo, Taormina e i suoi dintorni, Tip. Sicula Monaco & Mollica, Catania 1902 [Ma il testo apparve già nel 1901], p. 148.

Bibliografia[modifica]

  • Vincenzo Mirisola e Giuseppe Vanzella (a cura di), Sicilia mitica Arcadia. Von Gloeden e la "Scuola" di Taormina, Edizioni gente di fotografia, Palermo 2004, pp. 19-21.
  • Salvatore Pagliaro Borbone, Notizie storiche sulla città di Capizzi, Catania 1904.

Voci correlate[modifica]

Link esterni[modifica]