Giovanni Crupi

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Voce a cura di Giovanni Dall'Orto, liberamente modificabile.
Giovanni Crupi nel giardino di Wilhelm von Gloeden, prima del 1899.

Giovanni Crupi (Taormina, 19 dicembre 1861[1] – Taormina, 6 dicembre 1925) fu un fotografo italiano di paesaggi, attivo a Taormina e in Egitto (ad Eliopoli). Oggi è noto al grande pubblico soprattutto per essere stato amico e collega di Wilhelm von Gloeden.

Biografia[modifica]

Per Crupi la fotografia fu all'inizio un hobby; solo nel 1885 la trasformò in un'attività[2], aprendo un salon photographique denominato "Fotografia artistica G. Crupi" in via Teatro greco, con una filiale in piazza Duomo e un laboratorio in via Fratelli Bandiera[3].
Non si sa da chi abbia appreso a fotografare, ma l'ipotesi più plausibile è che lo abbia fatto dal pioniere della fotografia a Taormina, il "chimico-fotografo" Giuseppe Bruno. Giuseppe Vanzella ha così sintetizzato il poco che sappiamo per ora della vita di Crupi:

« Anche Giovanni Crupi (Taormina 1859-1925) non è escluso abbia appreso, fin da giovinetto, i rudimenti dell'arte fotografica frequentando l'atelier di Giuseppe Bruno. Da nuove informazioni, sarebbe in ogni caso da spostare al 1885 la data nella quale Crupi iniziò a dedicarsi fattivamente alla fotografia. Fu probabilmente da quell'anno che prese il via la collaborazione col nobile tedesco, dilettante fotografo, autore di immagini talmente particolari da affascinarlo.

Giovanni Crupi, di famiglia benestante (possedeva diverse proprietà a Messina, in località Cataratti), viveva nella splendida villa Mon Repos potrebbe essere frequentando quel bel mondo che, soprattutto nel periodo invernale, soggiornava nel mite clima di Taormina. Assiduo soprattutto dell’entourage della baronessa lettone Stempel (di cui sposò una dama di compagnia, di cognome Kotzbue[4]), Crupi diede fondo a tutte le ricchezze personali, e nel tracollo economico che ne seguì, verso la fine del secolo, finì travolta anche l'azienda fotografica che aveva creato. Al fallimento, il suo fondo di negativi fu parzialmente disperso e non è da scartare l'ipotesi che una parte di essi siano stati acquistati dallo stesso von Gloeden, al fine di utilizzarli con il suo nome[5]. Uno studio maggiormente approfondito sulla questione metterebbe finalmente un po' d'ordine sull'attribuzione di certe immagini, soprattutto ritratti e scene di genere, conservate in collezioni pubbliche e private, con il credito ora dell'uno, ora dell'altro[6]»

Il periodo fra il 1884/5 e il 1899 vede una stretta collaborazione e amicizia fra Giovanni Crupi e Wilhelm von Gloeden, legati dalla comune passione per la fotografia. Nella presente voce questa collaborazione verrà trattata in dettaglio più avanti.

Le vicende del 1899 e le loro conseguenze[modifica]

"Villa Mon Repos", prima del 1899. Foto di Giovanni Crupi.

Nell'ultimo decennio del XIX secolo Crupi intrecciò una relazione con un'aristocratica lettone, che si era stabilita a Taormina, la baronessa Zoe von Stempel (5/2/1842 - 17/10/1922). La baronessa si trasferì assieme alla sua damigella, Serafina Polyakova, nelle proprietà di famiglia in cui viveva Crupi: la Villa "Mon Repos" (oggi un hotel)[7], con l'adiacente "Casa Rossa" (oggi "Villa Caronia"), finanziandone generosamente la ristrutturazione, nonché la creazione d'un giardino botanico a "Villa Caronia". Per motivi oggi non più noti, nel 1899 la baronessa von Stempel ebbe però un tracollo finanziario, che per ragioni altrettanto ignote coinvolse anche Giovanni.

Il quale nel 1900 abbandonò tutto e si trasferì in Egitto a Heliopolis, vicino al Cairo[8], dove aprì uno studio fotografico[9], non si sa esattamente per quanto tempo, anche se come termine "ante quem" del suo ritorno in Italia ci sono le fotografie del terremoto di Messina del 1908 apparse a suo nome su varie riviste straniere[10] e la nascita della figlia Zoe a Taormina il 21 febbraio 1909 (si noti che il nome della figlia riprende quello della baronessa von Stempel).
Il figlio della baronessa, Carl von Stempel (18/2/1862 - 31/10/1951), accorse in aiuto della madre a Taormina (dove avrebbe poi trascorso il resto della vita, diventando intimo amico di Wilhelm von Gloeden), chiudendo entro il 1902 il fallimento, ricomprando all'asta fallimentare le proprietà che Crupi aveva acquistato o ristrutturato con i soldi di lei (trasferendosi poi nella "Casa Rossa" prima, e successivamente nella "Villa Mon Repos").
Non è noto se ciò abbia permesso o meno a Crupi di tornare subito in Patria, si sa solo che il 10 febbraio 1904 egli sposò la diciannovenne Serafina Glybina (1884-1969), figlia di Serafina Polyakova, damigella della baronessa von Stempel. Da questo matrimonio il 20 novembre 1904 nacque a Taormina il figlio Paolo Erminio (si noti che "Paolo" è il nome del padre di Giovanni Crupi, mentre “Erminio” è il nome italianizzato del padre di Gloeden)[11].
Purtroppo il ritorno in patria, in qualunque data sia avvenuto, non andò come sperato: la baronessa von Stempel negò infatti ulteriori aiuti finanziari a Crupi[12], mentre la ditta era stata rilevata, o forse presa come risarcimento, dal nipote Francesco Galifi (30/12/1863-21/4/1951), figlio della sorella Concetta. Il quale la gestiva ormai come azienda propria, sotto il nome "Galifi-Crupi" (che gli permetteva di continuare a firmare come "G. Crupi"), pubblicando sia foto dello zio che proprie come cartoline turistiche.
Crupi tornò comunque a Eliopoli almeno una volta[13]. Giovanni Crupi morì a Taormina il 6 dicembre 1925[14], e vi fu sepolto nel cimitero monumentale. La tomba esiste ancora, sia pure in un rifacimento moderno, contenente una data e un nome errato.

Testimonianze di contemporanei[modifica]

Nel 1901 Douglas Sladen nomina diverse volte Crupi e il suo negozio nel suo libro: In Sicily[15]:

« Taormina ha due fotografi: Crupi, vicino al teatro, che è uno dei migliori fotografi della Sicilia - ha molte fotografie di Siracusa e Palermo e di altri luoghi importanti, oltre che di Taormina. Giovanni Marziani, figlio del proprietario dell'Hotel Victoria, è decisamente un bravo fotografo,ma il Signor Crupi è fenomenale, specialmente nelle sue stampe al platino[16]»

Nel 1905 lo stesso autore, nel suo nuovo libro: Queer things about Sicily annovera Crupi tra i migliori fotografi della Sicilia, allo stesso rango del celebre Giuseppe Incorpora:

« La Sicilia ha fotografi dello stesso rango dei grandi fotografi romani e fiorentini in Crupi di Taormina e Incorpora di Palermo, mentre molti soggetti insoliti e selezionati con gusto sono stati fotografati dal signor G. Marziani, figlio del proprietario dell'Hotel Victoria, di Taormina, il più popolare tra tutti gli hotel economici dell'isola[17]»

Sempre Sladen reitera in suo entusiasmo per Crupi in un libro uscito nel 1905 e ancora nel 1908, Sicily, the new winter resort:

« Crupi, Sig., In Via Teatro Antico, è un fotografo quasi senza eguali. Alcune sue vedute del teatro e dei paesaggi con l'Etna sullo sfondo, sono tra le immagini più belle prodotte dall'arte fotografica. Ha una vasta collezione di fotografie scattate in tutta la Sicilia ed, essendo un uomo di buon gusto, ama fotografare gioielli poco conosciuti, come la piccola città gotica di Savoca, vicino a Taormina, l'antica città greca di Tindari, Castrogiovanni, Enna, città degli antichi, e Randazzo, la medievale. Ha anche tipi [in costume] e cartoline molto buone.[18]»

Curiosamente Sladen afferma che Crupi aveva fotografato nudi giovani di bellezza "greca", cosa che sappiamo essere falsa. L'errore si può spiegare ipotizzando che Crupi vendesse nel proprio negozio anche fotografie di Gloeden, come del resto la presenza del timbro di Crupi su diverse foto che sappiamo essere di Gloeden induce a pensare:

« Si pensa che le persone più belle provengano dalla provincia di Messina, soprattutto da Taormina, e questo si dice che sia il tipo greco antico. Crupi, il fotografo, ha sicuramente fotografato alcuni volti indescrivibilmente belli, e nudi meravigliosamente eleganti[19]»

La stessa opera ci trasmette infine l'informazione secondo cui a Messina Crupi utilizzava la ditta Principato per la vendita delle sue immagini di quella città[20], mentre a Siracusa si serviva di "Madame Politi", nella Villa Politi[21]. Non è difficile immaginare che Crupi avesse rivenditori locali anche per la sua enorme produzione d'immagini di Palermo[22].

Il negozio in Via Teatro Greco è segnalato poi in varie date in varie guide turistiche dei primi due decenni del Novecento, quindi sopravvisse alle vicende che costrinsero Crupi al soggiorno ad Heliopolis. Ad esempio nel 1905 Crupi e Giovanni Marziani sono i soli due fotografi registrati a Taormina dall'annuario "La Trinacria"[23].

E nel 1907 una guida elenca così i fotografi e gli artisti presenti a Taormina: “Fotografie e articoli fotografici. W. v. Gloeden, rimpetto la chiesa S. Domenico; Crupi, Via Teatro Greco; Giov. Marziani, via Umberto I[24].

Nel 1909 Crupi partecipa, assieme a Gloeden, all'Esposizione internazionale di Dresda con foto del terremoto di Messina[25]. Nel 1914 l'annuario La Trinacria registra a Taormina i fotografi Crupi (probabilmente il nipote), Gloeden, Marziani e D'Agata[26].

Crupi "maestro" di Gloeden?[modifica]

Crupi fu amico e collega di Wilhelm von Gloeden, circostanza che ha dato vita alla leggenda, contraddetta dai fatti, secondo cui egli sarebbe addirittura stato suo "maestro" e "méntore". Eppure Gloeden in persona ha voluto farci sapere nel 1898, in uno scritto autobiografico, che il suo punto di riferimento in Taormina fu quel medesimo Giuseppe Bruno ritenuto maestro di Crupi, aggiungendo in un altro intervento che il suo primo interesse alla fotografia data al 1878. Anzi, Gloeden puntualizza che quando si stabilì a Taormina sapeva già fotografare (come del resto provano le foto dei precedenti periodi abruzzese e napoletano) e che Bruno si limitò a fornirgli "assistenza":

« In seguito mi spostai al sud, dove tentai di portare all'aperto la macchina fotografica, a quel tempo ancora incatenata all'atelier, per utilizzarla in mezzo alla natura, suscitando così l'indignazione dei fotografi di studio. A Taormina, in Sicilia, fu soprattutto il fotografo Giuseppe Bruno a fornirmi assistenza con il suo bagaglio di nozioni tecniche[27]»

La leggenda che spaccia Crupi per "maestro di Gloeden", nata a Taormina, era già diffusa negli anni Settanta[28], ma inizialmente con qualche dubbio: nel 1986 Italo Zannier, nella sua Storia della fotografia italiana, ammette onestamente che solo "secondo la leggenda" Crupi "avrebbe insegnato (...) a Wilhelm von Gloeden"[29]. Ancora nel 1987 Weiermair [30], cerca di conciliare la leggenda e il dato fornito da Gloeden affermando salomonicamente che quest'ultimo "I suoi tentativi fotografici li eseguì nel 1878 sotto la guida dei fotografi Giuseppe Bruno e Giovanni Crupi" (si noti che Crupi nel 1878 aveva 19 anni!). Salvo poi contraddirsi e pasticciare ulteriormente il quadro a p. 154 dello stesso libro, affermando che Gloeden in Sicilia "impara a fotografare da Giovanni Crupi (o forse da Wilhelm von Pluschow). Le prime fotografie risalgono al 1882" (sic).
Eppure già nel 1979 c'era stato chi era riuscito a rilevare la contraddizione cronologica di questa leggenda, affermando che Gloeden "Apprende l'arte della fotografia dal professionista Giovanni Crupi; questa notizia sembra contraddire l'altra che colloca l'inizio dell'attività dell'autore al 1871"[31]. (Si noti che nel 1871 Gloeden aveva 15 anni!).

Nonostante la contraddizione fra dati e leggenda, negli anni successivi essa divenne una certezza, che nel 2000 era ormai presentata come fatto acquisito[32], e nel 2012 faceva parlare Marina Miraglia del "siciliano Giovanni Crupi (...), da cui Gloeden apprese i primi rudimenti tecnici della fotografia"[33].

E' interessante notare come la leggenda del Crupi "maestro" di Gloeden sia nata a Taormina da una lettura campanilistica[34] e non disinteressata, che spaccia Crupi per il "vero" artista[35], mentre Gloeden sarebbe stato un furasteru venuto ad usurparne i meriti grazie alla facile pruriginosità della sua arte immorale. Vincenzo Mirisola ha addirittura scritto a proposito del sodalizio fra Crupi e Gloeden che:

« Tra i due è stato proprio Wilhelm Von Gloeden a trarre maggiore profitto da questa amicizia. Lo scrivente è convinto da tempo, senza nulla togliere alla genialità creativa di Gloeden, che molte delle fotografie a lui attribuite siano in realtà opera del fotografo siciliano»

L'esistenza di foto uguali nei cataloghi di entrambi i fotografi è spiegata da Mirisola in questo modo:

« Il tedesco probabilmente tagliò la didascalia e appose sul retro il suo timbro. Non è pensabile che Crupi abbia messo il suo copyright su una foto scattata dall’illustre amico che all’epoca era al vertice della fama ed era già conosciuto in tutto il mondo (Ibidem). »

Un sodalizio non a due ma a tre[modifica]

Una fotografia di Giovanni Crupi, datata 31/12/1894, mostra se stesso (a sinistra) e Wilhelm von Gloeden sui gradini della scaletta d'ingresso della casa di Gloeden.

Il punto sbagliato di questa lettura è che Gloeden iniziò a fotografare a Taormina possedendo già un bagaglio tecnico datogli dalla frequentazione del cenacolo di nientemeno che Francesco Paolo Michetti, che fu pregevole pioniere della fotografia d'arte in Italia, presso il quale iniziò i suoi esperimenti, mentre nel contempo frequentava anche Wilhelm Plueschow a Napoli e Capri[36]. Le primissime foto di nudo di Gloeden sono troppo simili, per ispirazione, a quelle del cugino, per poter escludere a priori che un qualche tipo d'insegnamento possa essergli venuto anche da lui.
Crupi fu anch'egli artista, però l'unico suo riferimento nel campo della fotografia noto per adesso è il già citato "chimico-fotografo" Giuseppe Bruno, per formazione ingegnere e per gusti tardoromantico, mentre la cultura artistica da cui partì Gloeden aveva respiro internazionale con elementi di avanguardia. Ciò spiega di per sé solo il "vantaggio competitivo" di cui godette in partenza l'aristocratico Gloeden.

Purtroppo, avendo disconosciuto questo "vantaggio competitivo" non certo disonorevole, i suoi detrattori sono costretti a inventarne un altro, disonorevole: quello dato dal fatto che Gloeden era un depravato, mentre i taorminesi e in particolare Crupi erano galantuomini che non s'abbassavano a creare pornografia pur di aver successo o, per dirla sempre con Vincenzo Mirisola, sono costretti ad affermare che:

« Sarebbe stato facile per il fotografo taorminese ottenere successo e denaro “copiando” l'approccio di Gloeden alla figura e al nudo maschile o femminile, ma l'onestà intellettuale (sic) e le diverse pulsioni individuali glielo hanno sempre impedito»

tesi che si commenta da sé[37].

Tutto ciò premesso, è innegabile un fatto: man mano che le aste riversano in Rete sempre nuove immagini, cresce il numero di quelle che riemergono una volta col timbro di Gloeden, un'altra con quello di Crupi, ed un'altra ancora con quello di Bruno.
Per sbrogliare la matassa delle attribuzioni incrociate di alcune loro foto, sarà necessaria ulteriore ricerca, specie su Bruno e Crupi, partendo magari dalle due ipotesi di spiegazione più logiche: 1) quella dell'associazione commerciale e 2) quella della collaborazione fra appassionati.

1. Collaborazione commerciale: Bruno, Crupi e Gloeden[modifica]

Tutti e tre i fotografi qui discussi erano benestanti e iniziarono a fotografare per hobby, non per guadagno. Ad affrontare il mercato i tre furono spinti in momenti diversi da circostanza esterne, che per ora conosciamo solo nel caso di Gloeden[38].

Crupi diede alle sue stampe, fin dal primo numero del suo catalogo, l'aspetto tipico delle fotografie-souvenir commerciali, dotandole d'una banda nera sul bordo inferiore su cui spiccavano in bianco titolo, firma, e numero di catalogo. Questa circostanza rende oggi facile distinguerle da quelle degli altri due fotografi[39].

Peraltro non è vero che Gloeden avesse bisogno di tagliare la banda nera di Crupi onde spacciare per proprie le sue immagini: abbiamo infatti vari esempi di tale banda nelle opere di Gloeden, e in un caso abbiamo un'aperta sostituzione (sul negativo) del nome di Crupi col proprio[40].
Ecco alcuni esempi di foto di Gloeden che presentano la banda nera sulla base. Si noti l'uso della B, che significa "bis" forse per indicare un negativo altrui aggregato al catalogo gloedeniano:

Il travaso d'immagini meglio documentato è quello dal maestro Bruno in direzione degli allievi Gloeden e Crupi: le pur rare apparizioni di suoi originali stanno permettendo d'attribuire proprio a lui immagini fin qui note come opere dei suoi discepoli. A titolo d'esempio si prenda il seguente "pescatore siciliano" (che dal punto di vista stilistico appartiene ai ritratti, di gusto Romantico, dei "tipi popolari" cari a Giuseppe Bruno):

La prima immagine riporta sul retro il timbro di Bruno, la seconda appartiene al catalogo di Gloeden (numero 24). A dimostrazione del fatto che Gloeden trattava come opera propria quest'immagine sta il fatto che permise che fosse riprodotta come sua nel 1897 su una rivista tedesca (terza immagine). Eppure il bollettino d'aste Druot presenta qui un'ulteriore stampa, che secondo quanto dichiara riporta un timbro a secco di Giovanni Crupi.

Per capire cosa possa essere accaduto può forse essere d'aiuto la notizia secondo cui Bruno, che fra i tre godette del successo commerciale più limitato (almeno a giudicare dalla rarità attuale delle sue stampe) negli anni Novanta partì per un non meglio precisato viaggio, menzionato nella dedica d'un ritratto (attualmente in collezione privata) scattatogli da Gloeden, che da Bruno stesso è indicato sul retro come autore dell'immagine e come proprio discepolo. Sul retro appare anche il timbro... di Crupi![41].

Dunque, provvisoriamente, le vicende potrebbero essere così ricostruite: Bruno insegnò la tecnica fotografica (che all'epoca implicava la capacità di preparare il composto chimico fotosensibile[42]) a Gloeden (che aveva già esperienze precedenti) e a Crupi; Crupi aprì un'attività commerciale fotografica nel 1885, Gloeden fu costretto a farlo dopo il 1895 (pur avendo usato già da prima i canali commerciali per farsi conoscere). Bruno potrebbe (usare il condizionale è d'obbligo) avere affidato ai discepoli le proprie opere (almeno in parte create assieme a loro) al momento della partenza: si giustificherebbe così l'inglobamento d'un blocco di "tipi siciliani" nelle prime decine di numeri del catalogo di Gloeden, creato in un momento in cui Bruno era ancora vivo, e quindi in un momento in cui difficilmente avrebbe permesso che gli si "rubassero" le foto contro la sua volontà.

2. Collaborazione amicale: Crupi e Gloeden[modifica]

I rapporti fra Gloeden e Crupi furono, a quanto è dato sapere, amicali. I due fotografi viaggiarono e lavorarono assieme più volte: Crupi si divertì addirittura a usare Gloeden come modello, per esempio in una serie in cui lo fa posare accanto a don Francesco Intelisano, parroco di Castelmola, sullo sfondo della chiesetta di San Pancrazio,

o in un'altra in cui Gloeden è vestito da gladiatore romano nel Teatro greco di Taormina.

Da parete sua Gloeden ritrasse Crupi, seduto nel Teatro greco di Taormina con indosso un fez, accanto a un ragazzo identificabile in Giuseppe Capasso[43], che appare in altre foto di Gloeden sempre scattate al Teatro greco.

La foto n. 82 di Crupi.

Questa intimità non poteva ignorare l'aspetto omosessuale della vita di Gloeden. Ad esempio una delle due varianti della foto numero 82 del catalogo di Crupi mostra Gloeden in primo piano, seduto nel Teatro greco di Taormina, accanto a ragazzo che appare anche fra i modelli delle sue foto di nudo.
Assieme a loro stanno quattro persone, due delle quali musicisti (forse quei musicisti che Gloeden usava per intrattenere i suoi ospiti con canti e danze folcloristiche siciliane), uno dei quali, il mandolinista, è un giovane Domenico Lo Giudice detto "Barbareddu", che riappare in almeno due foto di Wilhelm von Gloeden (una delle quali ritenuta a torto un ritratto di Wilhelm von Pluschow).
Insomma, quello che sembrerebbe un gruppo di turisti in una località archeologica è in realtà una brigata di compari.

Una delle gite in comune di Crupi e Gloeden ebbe per meta Siracusa, in compagnia di due o tre modelli che furono fatti posare seminudi (con abiti pseudoclassici) o addirittura del tutto nudi sullo sfondo del fiume Anapo, o dell'Anfiteatro di Siracusa:

Ragazzetti drappeggiati "all'antica" appaiono anche accanto alle rovine dei templi di "Girgenti" (Agrigento),

o nel Teatro Greco di Taormina,

a indicazione d'un desiderio di sperimentare il classicismo accademico prediletto da Gloeden.

E' tuttavia molto significativo il fatto che questi esperimenti si raggruppino nel primo centinaio circa d'immagini del catalogo di Crupi, per essere poi del tutto abbandonati. E non è difficile comprendere perché: Gloeden ambienta infatti in scene classiche o arcadiche nudi che sono il vero suo interesse, laddove Crupi è in realtà interessato ad esplorare e documentare l'ambiente e i monumenti a discapito delle figure umane. Le quali spesso ne risultano talmente rimpicciolite e marginali da servire al massimo a fornire un'idea approssimativa della scala dell'edificio. Si confrontino queste quattro foto di Crupi e di Gloeden, scattate negli stessi luoghi, a pochissimi metri di distanza:

Crupi addirittura utilizza a volte figure umane per animare la sue fotografie, ma collocandole intenzionalmente di spalle, quasi pensasse che i loro visi potessero distrarre lo spettatore:

D'altro canto le immagini "contese", oltre a presentare di solito modelli di Gloeden[44] presentano anche differenze stilistiche dal resto della produzione di Crupi, così rimarcate da Andrea di Napoli:

« "Il barone creò immagini inconfondibili che ci evocano un luogo fuori dal tempo e dallo spazio, un paesaggio non tanto reale, quanto squisitamente estetico. Sono, invece, decisamente calate in una realtà contingente i soggetti in costume di Giovanni Crupi. Anche nelle sue architetture urbane e nei paesaggi è presente una maggiore autenticità certo più concretamente moderna"[45] »

Insomma, le immagini che portano ora il timbro di Gloeden ora quello di Crupi sarebbe semplicemente testimonianza d'un periodo (quello iniziale, nel quale non a caso si concentrano tutti quanti i "doppioni") in cui i due agirono di fatto, anche se non giuridicamente, come un unico atelier, condividendo modelli, attrezzature (la famosa macchina dal formato 30x40), locations e quindi inevitabilmente anche qualche scatto, che è facile immaginare fosse stato concepito discutendone assieme: niente di più facile quindi che entrambi lo abbiano inserito nel proprio catalogo.

Infine non va dimenticato il periodo in cui Crupi gestiva già un'attività commerciale mentre Gloeden non era ancora attrezzato per la vendita: è lecito ipotizzare che Crupi possa avere agito come venditore locale delle immagini di Gloeden, e che abbia aggiunto a tali immagini il proprio timbro, come normalmente i distributori facevano all'epoca (sul retro delle foto di Gloeden sono stati trovati anche timbri della ditta Brogi di Firenze, di Angelo Pedo di Roma, e di Gaetano d'Agata di Taormina). Ecco tre esempi di doppio timbro (e si noti la presenza della B su tutti e tre):

La collaborazione commerciale è del resto fortemente suggerita dall'errore commesso nel 1901 da Douglas Sladen, che nutriva un esplicito pregiudizio contro i tedeschi, al punto da non nominare mai Gloeden parlando di Taormina, mentre nomina più volte il negozio di Crupi, di cui loda le fotografie, descrivendone i soggetti che però sono quelli di Gloeden, non di Crupi. Ciò fa pensare quindi che presso il negozio di Crupi fossero in vendita anche le foto di Gloeden, come del resto è suggerito dall'esistenza di foto di Gloeden che riportano il timbro di Crupi:

« Uno dei migliori fotografi di Sicilia, o per quel che conta dell'intera Italia, è il signor Crupi, a Taormnina. Egli hja scattato centinaia di affacinanti fotografie dei dettagli artistici - terrazze, fontane, vere di pozzo e quant'altro, con ragazzi nudi, incoronati d'alloro, che si rilassasno appoggiati ad essi per dare un effetto di Antica Grecia. Essere pagato per farsi fotografare vestito solo con una corona d'alloro, grazie al proprio bell'aspetto, è la forma ideale di lavoro del taorminese[46]»

Quest'errore fu ripetuto in una nuova opera, dallo stesso autore o dalla coautrice Norma Lorrimer, nel 1905, parlando di un modello di Gloeden:

« "Il giovane dalle membra greche che il Signor Crupi ha scelto per le sue figure classiche di nudo nelle fotografie del Teatro greco, è che danza tanto deliziosamente la tarantella nel "festino" della notte di Carnevale, non aspira a una professione più elevata che quella di rappezzatore di scarpe"[47]»

E di nuovo, nello stesso anno:

« "Crupi, il fotografo, ha certo ritratto alcuni volti struggentemente adorabili, e nudi meravigliosamente eleganti[48]»

Chi imitò chi?[modifica]

Su una cosa i denigratori di Gloeden hanno ragione: è stata la produzione di nudo a far conoscere Gloeden ieri, e a farlo ricordare oggi. Senza di essa il suo nome avrebbe avuto lo stesso destino di quello di un Giuseppe Incorpora, squisito paesaggista siciliano di successo, ma noto oggi solo a collezionisti ed antiquari, o di un Antonino Castorina, altro bravo fotografo attivo a Taormina nell'anteguerra, noto esclusivamente in àmbito locale. L'Italia pullula in effetti di migliaia di questi fotografi, che ne documentarono le bellezze fra il XIX e il XX secolo.
Se lo consideriamo unicamente in quanto paesaggista, Gloeden stesso fu solo un esponente fra i tanti d'una scuola (che la si chiami "scuola di Taormina" o altrimenti, poco importa) fra i quali non spicca per nessun elemento particolare; mentre se si tiene conto anche della produzione di nudo, allora la "scuola" fu lui e gli altri furono imitatori, come dimostra l'insistenza a volerli ricordare come "maestro" o "amico" o "discepolo" di Gloeden. In effetti, l'insistenza nel voler fare a tutti i costi di Crupi il "maestro" di Gloeden riconosce paradossalmente che questo titolo può conferirgli una distinzione che oggi si fatica a riconoscergli per i suoi propri meriti[49].

Fortuna[modifica]

Giovanni Crupi, Cartolina colorizzata con la Strada san Pancrazio a Taormina. L'uomo con il cappello è Wilhelm von Gloeden.

Insistere a voler misurare Crupi secondo il metro di Gloeden ha portato al paradosso di trascurare il campo in cui Crupi eccelse davvero, ossia la foto documentaristica.
Crupi fu infatti un instancabile illustratore delle bellezze storiche e artistiche della Sicilia, secondo un taglio d'immagini che si sarebbe rivelato particolarmente adatto alla riproduzione sulle cartoline turistiche illustrate, un oggetto che stava diventando di moda proprio in quegli anni. E se oggi "immagine da cartolina" significa un'immagine stereotipata e riprodotta mille volte, Crupi non agì certo imitando modelli ripetitivi: egli questi modelli infatti li creò, e furono semmai i suoi successori a ripercorrere l'immaginario "da cartolina" che egli aveva creato.
Le nitidissime stampe all'albumina di Crupi (da collezionare in album per studio o souvenir) avevano una qualità altissima, ma erano comunque un prodotto costoso (su una è conservato il prezzo di 50 centesimi di lira), dato il lungo tempo necessario per lo sviluppo, laddove la stampa tipografica delle cartoline consentiva un crollo drammatico dei costi e un incremento esponenziale della diffusione.
Crupi diede un contributo non irrilevante al decollo dell'economia turistica della sua città proprio attraverso le sue immagini, che utilizzate come cartoline illustrate si rivelarono un eccellente veicolo promozionale delle bellezze locali. Anche grazie al nipote Francesco Galifi, che riutilizzò per decenni le immagini dello zio nella sua enorme produzione di cartoline turistiche, le immagini di Crupi rimasero popolari per molto tempo dopo la sua morte.

Certo, poco prima della seconda guerra mondiale il mutare del gusto e delle tecnologie impose alla produzione di Crupi, esattamente come a quella di Gloeden, un periodo di eclissi e disinteresse da parte del mercato, al punto che durante la seconda guerra mondiale alcune lastre di vetro dei negativi fotografici furono vendute per ovviare alla carenza di vetri per finestre![50]

La riscoperta di Gloeden, a partire dagli anni Cinquanta del secolo scorso, ha portato con sé la rivalutazione di tutta quanta la "scuola di Taormina"[51] di cui oggi Crupi è considerato un esponente.

Nonostante manchi tuttora qualsiasi studio monografico su Crupi e le sue opere, su WikiCommons è oggi disponibile un primo catalogo in ordine numerico delle immagini.

"Taormina, Strada San Pancrazio": una cartolina tratta da uno scatto di Giovanni Crupi, destinata al nascente mercato turistico di massa.

I cataloghi di Crupi[modifica]

Come molti fotografi dell'epoca, anche Crupi numerava le sue fotografie con un numero di catalogo, per facilitare gli ordini e le ristampe. La gran parte delle sue foto apparse finora riporta questo numero sul margine destro della didascalia apposta su un'apposita fascia nera, che corre lungo tutta la base della fotografia, e che con caratteri tipografici[52]bianchi riporta anche il titolo dell'immagine e l'attribuzione al fotografo.
Nel 2023 Letizia Tomasino ha pubblicato la prima monografia mai apparsa su Crupi[53], dedicata alle sue foto di Palermo. In questa scelta appare un cospicuo gruppo di scatti privi di fascia nera, o con una fascia bianca dal carattere tipografico diverso, i cui numeri di catalogo costituiscono con frequenza doppioni dei numeri di catalogo già noti tra le immagini con la fascia nera.
Queste circostanze inducono a pensare che Crupi tenesse almeno due cataloghi distinti: uno per le immagini generali (quelle con la fascia nera) e uno per le immagini di Palermo.
La presenza di più cataloghi è del resto confermata dal fatto che le numerose immagini nel formato 30x40, scattate con l'apparecchio fotografico di Gloeden, seguono a loro volta una numerazione ancora differente (in questo caso annotata, a matita, sul retro).
Esiste infine la possibilità, che per il momento non è possibile verificare, che pure a Siracusa fosse dedicato un catalogo a sé.

Galleria d'immagini[modifica]

Note[modifica]

  1. Alfio Barca ha trovato l'atto di nascita e di battesimo, che attestano entrambi questa data. Sulla tomba, che è frutto d'un rifacimento recente ed esibisce un errore anche nel nome della moglie, figura però la data di nascita del 1859, che da qui è stata fin qui ricopiata in tutti gli scritti su Crupi.
  2. Secondo Mario Bolognari, I ragazzi di Wilhelm von Gloeden, p. 101, nota 25, l'apertura potrebbe datare addirittura al 1883.
  3. La signora Anna Maria Garufi di Taormina, pronipote diretta di Giovanni Crupi, in una corrispondenza privata con Giovanni Dall'Orto, ha attestato che nella sua famiglia si è tramandata l'informazione secondo cui, nel suo momento più florido, la ditta aveva filiali anche a Roma e Genova. Non è stato per ora ancora possibile verificare tramite altre fonti questa informazione.
  4. In realtà quello era il cognome da nubile della Stempel, e la damigella si chiamava Polyakova, di lingua russa. Crupi avrebbe sposato, nel 1904, la figlia della damigella, non la damigella stessa
  5. Questa è un'ipotesi è ovviamente lecita, tuttavia il passaggio di immagini dai cataloghi di Crupi e Gloeden avvenne nei due sensi, ed entrambi inglobarono immagini di Giuseppe Bruno. Niente invece osta a che siano vere altre ipotesi di Vanzella: "Si può perfino ipotizzare che per le sue fotografie di grandi dimensioni Crupi chiedesse in prestito a von Gloeden l'apparecchio fotografico formato 30x40 cm donato al tedesco dal Granduca Federico III di Mecklenburg, e che fosse lo stesso Crupi a stampare le foto di von Gloeden." (Citazione da: All'ombra di Von Gloeden. Giovanni Crupi fotografo a Taormina, "Lanternamagica.eu").
  6. Giuseppe Vanzella in: Vincenzo Mirisola e Giuseppe Vanzella (a cura di), Sicilia mitica Arcadia. Von Gloeden e la "Scuola" di Taormina, Edizioni gente di fotografia, Palermo 2004, come citato in: All'ombra di Von Gloeden. Giovanni Crupi fotografo a Taormina, Galleria Lanterna Magica, via Goethe 43, Palermo. 8 dicembre 2013 - 31 gennaio 2014.
  7. Secondo notizie raccolte a voce a Taormina, la villa gli era giunta attraverso la famiglia Galifi (imparentata coi Bambara, ricchi proprietari terrieri), un cui esponente era stato sposato dalla sorella. Non è chiaro in quale modo la proprietà abbia poi finito per essere coinvolta nel fallimento della baronessa Stempel per poi essere acquistata da suo figlio.
  8. I discendenti della sorella di Crupi negano fermamente ci sia mai stato un tracollo finanziario, tuttavia rifiutano di spiegare quali altre motivazioni potrebbe avere avuto la partenza di Giovanni Crupi. Al contrario, la signora Anna Maria Garufi di Taornina, oggi unica discendente diretta di Crupi (che era suo bisnonno) mi ha cortesemente riferito che sua nonna Zoe, figlia di Crupi, le aveva raccontato che in quel frangente la famiglia perse ogni cosa (inclusa l'azienda di fotografia con le negative delle immagini, che fu fatta propria dal nipote Francesco Galifi), cosicché sua madre Serafina Polyakova fu costretta a cercare impiego in un albergo. I problemi finanziari restano quindi, sulla base di quanto è noto finora, la spiegazione più congruente con le informazioni che possediamo. Ovviamente nuovi dati potrebbero modificare questo parere.
  9. Ulrich Pohlmann, Wilhelm von Gloeden - Sehnsucht nach Arkadien, Nishen, Berlin 1987, p. 15.
  10. Per esempio "The century", LXXVII 1909, alle pp. 926 e 927.
  11. I certificati di matrimonio e di nascita sono stati rintracciati, e mi sono stati gentilmente inviati, da Alfio Barca.
  12. Anche se, sempre secondo quanto mi è stato cortesemente riferito dalla signora Anna Maria Garufi, Paolo Erminio Crupi fu preso in casa e allevato dalla baronessa von Stempel, a titolo di aiuto.
  13. La giù citata signora Anna Maria Garufi conserva, assieme a numerose foto e cimeli della famiglia di Giovanni Crupi, anche una fotografia con dedica alla moglie, datata "Heliopolis, 19/4/1911". Inoltre su Ebay è apparso in vendita in passato un album di foto-souvenir di Eliopoli, scattate da Crupi, con data 1912.
  14. La data esatta in: Rosario Buciunì, Cronistoria di Taormina (2.000 a.C. - 2.000 d.C.), Youcanprint, s.l. 2021, p. ...)
  15. Douglas Sladen, In Sicily, 1896-1898-1900, Dutton, London 1901. L'opera, che riproduce molte immagini di Crupi, è online sull'Internet Archive.
  16. Taormina has two photographers — Crupi, near the theatre, who is one of the best photographers in Sicily; he has many photographs of Syracuse and Palermo and other leading places beside Taormina. Giovanni Marziani, son of the proprietor of the Hotel Victoria, is quite a good photographer, but Signor Crupi is phenomenal, especially in his platinotypes. Douglas Sladen, Op cit., p. 124.
  17. Sicily has photographers of the same rank as the great Roman and Florentine photographers in Crupi of Taormina and Incorpora of Palermo, while many uncommon and tastefully selected, subjects have been photographed by Signor G. Marziani, son of the proprietor of the Hotels Victoria, Taormina, the most popular of all the cheap hotels in the island. Douglas Sladen & Norma Lorrimer, Queer things about Sicily, Treherne, London 1905, p. XV. Quest'opera pubblica anche varie tavole di Giovanni Crupi (non sempre accreditate, però), e a p. 181 fornisce una delle rarissime descrizioni della famiglia dell'appena menzionato Giovanni Marziani, il meno studiato dei fotografi taorminesi del tempo.
  18. Crupi, Sig. In the Via Teatro Antico, is an almost unrivalled photographer. Some of his views of the theatre and landscapes with Etna in the background, are among the finest pictures produced by the photographic art. He has a large collection of photographs taken all over Sicily, and being a man of fine taste, is fond of photographing little-known gems like the tiny Gothic town of Savoca, near Taormina, the ancient Greek town of Tyndaris, Castrogiovanni, the Enna of the ancients, and Randazzo, the medieval. He also has very good types and postcards. Douglas Sladen, Sicily, the new winter resort. An encyclopaedia of Sicily, Methuen, London 1908 (prima edizione: 1905), p. 559.
  19. The handsomest people are supposed to come from the province of Messina, especially round Taormina, and this is claimed to be an ancient Greek type. Crupi, the photographer, has certainly photographed some hauntingly lovely faces and wonderfully elegant nudes. Douglas Sladen, Sicily, the new winter resort. An encyclopaedia of Sicily, Methuen, London 1908 (prima edizione: 1905), p. 34.
  20. THINGS OF MESSINA. Phatographers. There are practically no tourists’ photographers in Messina. Crupi, of Taormina, has taken plenty of photographs, but he has no shop. Ledru, opposite the post office, has the local business, but he has only about a dozen photographs. Principato could obtain any of Crupi’s photographs as he has a branch at Taormina. Douglas Sladen, Sicily, the new winter resort. An encyclopaedia of Sicily, Methuen, London 1908 (prima edizione: 1905), p. 382.
  21. THINGS OF SYRACUSE. (...) Madame Politi, at the Villa Politi, keeps a splendid selection of Syracusan photographs by Crupi, of Taormina. Douglas Sladen, Sicily, the new winter resort. An encyclopaedia of Sicily, Methuen, London 1908 (prima edizione: 1905), p. 535.
  22. A questa parte consistente della sua produzione è stato dedicato il primo libro monografico mai prodotto su Crupi: Letizia Tomasino, Palermo nelle foto di Giovanni Crupi, Youcanprint, Lecce 2023. ISBN 979-1222705958 .
  23. A. Le Chiavi (cur.), La Trinacria. Annuario di Sicilia. Guida generale dell'isola, Le Chiavi, Cianciola e Pravatà, Palermo 1905, p. 428.
  24. Associazione siciliana pel bene economico, Il Cicerone per la Sicilia, A. Reber, Palermo 1907, p. XIX.
  25. "Per quanto la massima parte dei lavori esposti in questa Sezione ufficiale siano opera del Gabinetto fotografico del Ministero dell’Istruzione, ve ne sono alcuni anche di Alinari e Brogi di Firenze, nonché di Crupi e bar. von Gloeden di Taormina; le fotografie di questi ultimi riguardano specialmente vedute di Messina dopo il terremoto". Anonimo, L'inaugurazione dell'Esposizione Fotografica Internazionale di Dresda, “Bullettino della Società fotografica italiana”, XXL 1909, p. 179. Online su "Archive.org".
  26. F. Pravatà (cur.), La Trinacria. Annuario di Sicilia, anno XIV, Pravatà, Palermo 1914, p. 787. Online su Google libri.
  27. "In Taormina auf Sizilien war es hauptsächlich Herr Giuseppe Bruno, Photograph, welcher mir mit seinen bedeutenden technischen Kenntnissen hilfreich zur Hand war", "Photographische Rundschau. Zeitschrift für Freunde der Photographie". Herausgegeben und geleitet von Dr. R. Neuhauss, Berlin... Halle an der Saale, Wilhelm Knapp, XIII 1899, (2-3) sezione: Vereinsnachrichten.
  28. Viene già proposta come dato di fatto a pagina 21 del testo di Michele Falzone Barbarò, "Il barone di Taormina", in: Michele Falzone Barbarò, Marina Miraglia, Italo Mussa (a cura di), Le fotografie di von Gloeden, Longanesi, Milano 1980.
  29. Italo Zannier, Storia della fotografia italiana, Laterza, Bari 1986, p. 97.
  30. Peter Weiermair, Il nudo maschile nella fotografia del XIX e del XX secolo, Essegi, Ravenna 1987, p. 30
  31. AA.VV., Fotografia pittorica 1889/1911, Electa e Alinari, Milano e Firenze 1979, p. 47.
  32. Wilhelm von Gloeden, Fotografie. (Capolavori dalle collezioni Alinari), Alinari, Firenze 2000, p. 5.
  33. Marina Miraglia (Fotografi e pittori alla prova della modernità, Bruno Mondadori, Milano 2012)
  34. Che raggiunge il parossismo nell'articolo di Milena Privitera, Taormina, Giovanni Crupi e la nascita della fotografia artistica siciliana ("Taormina today", 24 maggio 2015), che fa di Crupi addirittura il creatore della fotografia artistica in Sicilia, come se Alphonse Bernoud, Giuseppe Incorpora, Mauro Ledru o Eugenio Interguglielmi - per non parlare del povero Giuseppe Bruno - avessero dovuto aspettare Crupi per imparare l'arte!
    E' triste notare come, nella totale, desolante assenza fino al 2023 di qualsiasi studio monografico su Crupi, siamo stati ridotti ad attribuirgli quale principale claim to fame un dato di fantasia, trascurando i più concreti elementi reali.
  35. L'articolo di Milena Privitera testé citato garantisce: "Noi siamo certi, comunque, che il barone von Gloeden una volta a Taormina ha conosciuto un uomo straordinario, un artista della fotografia, cui deve molto e che gli ha fatto da mentore. Quest’uomo è Giovanni Crupi" (sic).
  36. In un articolo edito nel 1899 Gloeden dichiara: "Nel 1878 cominciai a fare i primi tentativi in tal senso. A quell'epoca non esistevano ancora le lastre a secco e in tali condizioni il procedimento al collodio era piuttosto complicato. Inoltre lavorare in presenza di un fotografo tradizionale che assisteva scuotendo il capo non era certo incoraggiante... Furono le lodi che ricevetti da artisti come F. P. Michetti a Francavilla al Mare ad incitarmi ad intraprendere nuovi lavori, proseguendo sulla strada intrapresa".
  37. Anche perché chi tentò di "copiare" Gloeden senza possederne il bagaglio artistico, come Gaetano D'Agata o Pancrazio Buciunì, scoprì a proprie spese che era tutt'altro che "facile" riuscirci.
  38. Il sequestro dei beni del patrigno e della famiglia, nel 1895.
  39. Gloeden non incise mai scritte tipografiche sul recto dell'immagine, preferendo se caso firmarle e datarle a mano, mentre Bruno nella numerazione più bassa del suo catalogo si limitava a un discreto numerino tipografico in un angolo, salvo poi finire per adottare anch'egli la didascalia alla base dell'immagine.
  40. L'amputazione del margine inferiore, ammesso che sia mai avvenuta, l'avrà semmai praticata qualche mercante d'arte negli anni Ottanta o Novanta del secolo scorso, quando riuscire a spacciare per Gloeden un fotografo meno conosciuto consentiva guadagni più lauti.
  41. Devo questa preziosa informazione alla cortesia di Giovanni Carabalone, che ringrazio.
  42. Si veda quanto ne racconta Gloeden stesso nel 1899.
  43. Il suo nome è stato scritto da mano ignota sulla busta del negativo di quest'immagine, conservato oggi presso la Fondazione Alinari di Firenze.
  44. Ma per un esempio in cui i due fotografi scattarono agli stessi modelli due immagini a pochi metri di distanza l'uno dall'altro, si veda qui, paragrafo 2.1.
  45. Andrea di Napoli, Il fotografo senza titolo, "L'inchiesta Sicilia", 26 dicembre 2013.
  46. One of the very best photographers in Sicily, or for the matter of that in Italy, is Signor Crupi, in Taormina. He has taken hundreds of charming pictures of the artistic tit-bits — terraces, fountains, well-heads, and what not, with naked, laurel-crowned boys lounging against them to give an ancient Greek effect. Getting paid for being photographed in a laurel wreath on account of his good looks is the Tauromenian's ideal form of work. Douglas Sladen, In Sicily, 1896-1898-1900, Dutton, London 1901, p. 22.
  47. The Greek-limbed youth whom Signor Crupi has chosen for his classic nude figure in the photographs of the Greek theatre, and who dances so delightfully in the tarantella in the festino on the night of the Carnival, aspires to no higher profession than the mending of boots. Douglas Sladen & Norma Lorrimer, Queer things about Sicily, Treherne, London 1905, p. 329.
  48. "Crupi, the photographer, has certainly photographed some hauntingly lovely faces and wonderfully elegant nudes”"Douglas Sladen, Sicily, the new winter resort. An encyclopaedia of Sicily, Methuen, London 1908 (1st edition: 1905), p. 34.
  49. Cosa ammessa con insolito candore da Caterina Napoleone (Enciclopedia della Sicilia, Franco Maria Ricci, 2006, p. 421), secondo cui: "Giovanni Crupi (...) fu principalmente importante per il suo ruolo di maestro di uno dei personaggi più celebri della storia della fotografia, Wihelm von Gloeden". Lo stesso concetto, sia pure in modo assai più cauto, esprime la scheda di presentazione dell'Archivio Alinari, che definisce Crupi "un fotografo attivo tra Messina e Taormina dal 1885, noto alla storia della fotografia soprattutto per essere stato ripetutamente indicato come colui che iniziò il più famoso Wilhelm von Gloeden alla tecnica fotografica".
  50. Informazione fornita da Nino Malambrì, che possedette inoltre una cassetta di lastre di negativi di Crupi, recuperata durante lavori edilizi su un pendio usato in passato come discarica. Comunicazione personale.
  51. Su cui si veda: Vincenzo Mirisola e Giuseppe Vanzella (a cura di), Sicilia mitica Arcadia. Von Gloeden e la "Scuola" di Taormina, Edizioni gente di fotografia, Palermo 2004.
  52. La signora Anna Naria Garufi possiede ancora il kit di caratteri mobili usati per stampare la striscia di carta.
  53. Letizia Tomasino, Palermo nelle foto di Giovanni Crupi, Youcanprint, Lecce 2023. ISBN 979-1222705958.

Bibliografia[modifica]

  • Mirisola, Vincenzo e Vanzella, Giuseppe (a cura di), Sicilia mitica Arcadia. Von Gloeden e la "Scuola" di Taormina, Edizioni gente di fotografia, Palermo 2004, pp. 7-40, specie pp. 21-25.
  • Pohlmann, Ulrich, Wilhelm von Gloeden - Sehnsucht nach Arkadien, Nishen, Berlin 1987, passim.
  • Ghumbert Catholicus (pseud. Umberto Martorana), I Milòrd di Taormina, Giambra, Terme Vigliatore (Me) 2020, pp. 132-133.
  • Letizia Tomasino, Wilhelm von Gloeden. Famiglia e amici, Youcanprint, Lecce 2023, pp. 23-25 (notizie riprese dal sito di Giovanni Dall'Orto). ISBN 979-1221477818.
  • Letizia Tomasino, Palermo nelle foto di Giovanni Crupi, Youcanprint, Lecce 2023. ISBN 979-1222705958

Link esterni[modifica]

Voci correlate[modifica]