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Versione del 24 feb 2020 alle 20:00 di Gdallorto (Discussione | contributi) (Successiva evoluzione del concetto)

Sesso, genere, orientamento, identità nell'antichità

[citare fatto che tertium genus hominum è usato per la prima volta per gli eunuchi]
Alle origini dell'approccio moderno alla realtà lgbt spiccano due elementi: la presenza determinante di persone lgbt nella creazione dei concetti usati in seguito da medici, psichiatri e psicoanalisti (sia pure caricandoli di significati patologici), e l'iniziale confusione tra tutti i quanti i fenomeni legati a intersessualità, omosessualità e transessualità.
Non si tratta di una vera e propria ignoranza dei fenomeni, quanto di una resistenza di tipo ideologico, che arrivava a sancire pene per chi avesse sostenuta la differenza teorica fra questi elementi. La società occidentale premoderna (e, sulla sua scia, il pensiero conservatore di oggi, per esempio quello da cui attinge tutto il movimento "No-gender") teorizza infatti la sessualità umana come blocco unico, i cui elementi (per espresso volere divino) non sono separabili, pena la caduta nel "contro-natura". Il sesso biologico è un destino di nascita, che determina in modo obbligatorio:

  • Ovviamente, il sesso di appartenenza (che, è opportuno ricordarlo, in latino è genus, "genere"): "Sei nato con i genitali maschili, pertanto sei un maschio";
  • L'identità di genere dell'individuo ("Sei nato con i genitali maschili, quindi è logico che ti identifichi come maschio");
  • L'orientamento sessuale dell'individuo ("Sei nato con i genitali maschili, quindi è logico che ti senta attratto dalle femmine");
  • Il ruolo di genere dell'individuo ("Sei nato con i genitali maschili, quindi sei tenuto a un comportamento 'virile'").

Storicamente, fin dall'antichità, ogni categoria di persone che per qualche motivo ha cercato di trasgredire a tale norma, è stata colpita da sanzioni che vanno da lievi (scherno, disprezzo) a gravissime (pena di morte previa tortura, come la morte per rogo).
Ciò non implica però che tale distinzione sia, come affermano unanimi sia il movimento "no-gender" sia quello postmoderno/queer, una "invenzione moderna". L'esistenza di un "istinto (etero)sessuale" è data per scontata come dato autoevidente, essendo presente in tutti gli animali, incluso l'animale umano (per quanto sia post coitum triste). L'"appetito generativo" o "l'istinto a copulare" o il "naturale affetto", o l'"istinto di libidine" o in qualunque altro modo fosse definito, era palesemente uno strumento stabilito da Dio, o dalla Natura, per garantire la propagazione della specie. Esso era teorizzato come universale e cogente, al punto da far considerare dimostrazione di supremo autocontrollo la capacità di tenerlo a freno.
Ma è almeno dai tempi dei Problemata dello pseudo-Aristotele che la nostra civiltà si chiede se, analogamente, i comportamenti omosessuali osservati fra gli esseri umani, non possano avere a loro volta una causa "naturale". Se non possano essere "connaturati" alla natura individuale di un individuo. -------- ha dedicato una splendida monografia a dimostrare quanto turbamento e quanto scompiglio abbia gettato questo passo oggi ignoto alla gran parte degli studiosi, tra i "filosofi naturali" del medioevo. San Tommaso d'Aquino dovette dedicarecomplessi sillogismi a dimostrare che la risposta non poteva essere che "no". Altri, che presero la strada opposta, videro condannare apertamente come eretica la loro tesi. Per secoli nel dibattito sul "coito contro natura" si esercita un sotterraneo braccio di ferro tra narrazione dominante, secondo cui qualsiasi appetito carnale al di fuori di quello eterosessuale era "cvontro natura" (e punibile col rogo) e sparsi ma spesso influenti pensatori, spesso ma non solo omosessuali essi stessi, che in termini sempre diversi, ed esprimento il dovuto e atteso sdegno verso la bruttezza del coito omosessuale, spacciavano di nascosto la tesi che l'attrazione per il proprio sesso potesse essere naturale e connaturata nel singolo individuo. In ciò aiutava l'astrologia dalla quale, è giusto ricordarlo, derivano i termini di "inclinazione" e di "orientamento", che in origine indicavano l'inclinazione, in senso geometrico, che un astro aveva al momento della nascita rispetto all'orizzonte. Gli astri "inclinant" (anche se, ci si affrettava ad aggiungere, "non cogunt", non costringono) ogni essere umano in modo diverso, a seconda delle diverse configurazioni presenti alla nascita. Quindi persone diverse possono avere inclinazioni del tutto opposte pur essendo state educate nello stesso ambiente.
Queste riflessioni si coagulano fin dal XVI secolo nel pensiero "libertino", che sostiene la "naturalità" di tutti i "gusti" sessuali, e sfociano nel XVIII secolo nella tesi del "terzo sesso" intermedio fra quello maschile e femminile, che annovera coloro che hanno il corpo tipico di un sesso e l'appetito sessuale (definito "gusto" o "genio") del sesso opposto. E' importante notare che tali riflessioni non ci arrivano dalla medicina, come pretendono oggi molti storici, bensì dal dibattito filosofico (più vicino alla teologia di quanto non fossero le scienze) anche grazie a un enorme, dimenticato contributo dall'antiquaria e dalla filologia. La medicina, in tutto ciò, arriva solo per patologizzare a cosa fatte, dopo, cioè, che gli omosessuali avevano iniziato a teorizzare se stessi come gruppo umano a parte, addirittura come un "terzo sesso".

Destino lievemente diverso ebbe la questione della difformità sessuale basata sui genitali. L'intersessualità non era sfuggita all'attenzione dei nostri avi, che in molte culture del mondo, compresa la nostra, avevano inventato divinità ermafrodite, tali cioè da possedere sia i caratteri maschili che femminili. La natura in qualche modo "divina" della condizione sessuale "intermedia" va però bilanciata con la testimonianza data da Luciano di Samosata [nota], secondo cui gli animali ermafroditi venivano bruciati vivi. L'intersessuale è "monstrum" nel doppio senso che questa parola ha in latino: prodigio (come tale, segno degli dèi) degno d'essere mostrato, e mostruosità. Il che non impedì alla narrazione dominante di inserire, con un certo agio, la realtà intersessuale tra i fatti appurati della vita, stabilendo una serie di regole rigide ma non incapaci di tenere conto, nei casi assolutamente dubbi, della "identità di genere" della persona direttamente interessata nell'attribuirle un sesso [nota].

Resta il fatto che tali prassi escludeva a priori la possibilità di un "terzo" sesso, obbedendo a una rigida logica binaria per cui il sesso, se non evidente da sé, andava assegnato d'autorità scegliendo fra due sole opzioni.
In questo quadro in cui uomini e donne, persone che agivano secondo natura e sodomiti, persone di un solo sesso ed ermafroditi, erano tutte categorie in cui gli esseri umani erano riconosciuti e si riconoscevano, non emerge una identità "trans" autonoma se non molto tardi. Le persone che oggi definiremmo "trans" vengono di solito categorizzate in base al loro comportamento esteriore e non in base alla loro identità di genere. Concetto, peraltro, inesistente fino agli anni Cinquanta del secolo passato.

Alle origini del concetto

Subito dopo la Rivoluzione Francese, in Europa anche la realtà omosessuale percepì il crescente distacco della "psicologia" (la "filosofia dell'anima") dalla filosofia e dalla teologia, a cui fino a quel momento era stata legata, per costituirsi come dottrina scientifica a sé, grazie all'utilizzo di metodi quantitativi e sperimentali.
La soppressione dei tribunali religiosi aveva ormai tolto di mezzo un impedimento alla piena articolazione di teorie tese a "spiegare" "pederastia" e "tribadismo" come "gusti" innati anziché come vizi o peccati. Vizi appresi, che si sovrapponevano, soffocandolo, a un istinto generativo innato, stabilito da Dio (e come tale non bisognoso di una spiegazione) per la propagazione della specie umana, in modo identico per ogni essere umano.
Divenne così pensabile l'impresa di raccogliere dati in modo sistematico, e organizzarli e confrontarli per trovare una spiegazione ai comportamenti omosessuali, francamente definiti "enigma" da uno degli scritti fondatori del dibattito[1].
Fin dalle prime mosse di queste ricerche, che hanno radici nella seconda metà del Settecento, omosessualità e transessualità vengono percepite, studiate e descritte come se fossero collocate su un continuum, tanto da essere collocate assieme nel nascente concetto di "terzo sesso". È molto importante tenere presente questo aspetto, perché tale visione delle cose, pur non essendo l'unica (come vedremo in breve), sarebbe comunque stata quello prevalente fino agli ultimi decenni del XX secolo.
In questa visione, omosessualità e transessualità sono concepiti come diversi gradi d'intensità d'un fenomeno unico, variamente definito come "uranismo", "inversione sessuale", "sentire sessuale-contrario", "terzo sesso", "stati sessuali intermedi", "sesso intermedio", "ermafroditismo psichico" eccetera. L'omosessuale è un transessuale in grado "lieve", o viceversa la persona trans è un/a omosessuale pienamente e completamente tale, un "invertito totale".
La questione fu ulteriormente complicata dal tentativo di dare base e spiegazione biologica a tale fenomeno, che indusse a introdurre nell'equazione anche i casi di intersessualità, il che incoraggiò a cercare di spiegare omosessualità e transessualità come forme di "ermafroditismo" della psiche, magari anche con una componente patologica (degenerativa, atavistica).

Uranismus, Dritte geschlecht, Sexuelle zwischenstuefen

Date queste premesse, non stupirà apprendere che il dibattito sul rapporto fra omosessualità e transessualità si sia posto come problematico fin dalle primissime battute del nascente omosessuale, e che molte caratterizzazioni della nuova figura dell'omosessuale sarebbero oggi applicate semmai a persone trans, specialmente nei casi clinici che i medici si decisero una buona volta a iniziare a studiare poco dopo che il mondo omosessuale lanciò le proprie "scandalose" rivendicazioni.
Questa dialettica è particolarmente visibile nei due "padri fondatori" del moderno movimento omosessuale, Karl Heinrich Ulrichs e Karol Maria Kertbeny, che pur conoscendosi di persona diedero due diverse interpretazioni del fenomeno, avendo come fulcro del dissenso proprio la necessità d'includere o meno il fenomeno transessuale all'interno della nuova categoria d'individui che stavano teorizzando.

Ulrichs vs Kertbeny

Ulrichs, pur non essendo transessuale, interpretava la propria attrazione sessuale per i maschi come una caratteristica "femminile", e se stesso come un uomo femminile. Riprendendo il concetto settecentesco di "terzo sesso" egli leggeva la propria omosessualità come presenza di una psiche[2] femminile racchiusa, imprigionata, dentro un corpo maschile: Anima muliebris in corpore virili inclusa.
Riesumando i molti miti greci che favoleggiavano dell'Ermafrodito, Ulrichs spiegava questa condizione come una sorta di "ermafroditismo dell'anima". A tale scopo fece riferimento esplicito al "mito dell'androgino" contenuto nel Simposio di Platone, nel quale si raccontava come l'umanità originaria fosse stata composta da esseri dotati di corpi sferici di tre tipologie: uno maschile-femminile, uno maschile-maschile e il terzo femminile-femminile. Come punizione degli dèi per una mancanza questi nostri avi erano stati tutti spaccati a metà, e da allora cercano la loro metà per ricongiungersi e ricomporre l'unità. Fu così che nacquero coloro uomini o donne che cercano di congiungersi con donne o uomini, uomini che cercano di ricongiungersi con uomini, e donne che cercano di ricongiungersi con donne. Platone spiegava che coloro che cercano di ricomporre un'unità fra due metà dello stesso sesso erano sotto la protezione di Afrodite Urania, e da questo termine Ulrichs coniò la definizione di "Urning", tradotto in italiano come "uranista" o "uranita", o meno spesso "urningo".
Ulrichs vedeva una conferma della sua interpretazione nelle scoperte di quel periodo della nascente embriologia, le cui implicazioni egli seppe apprezzare con una velocità decisamente superiore ai medici suoi contemporanei. La scoperta che tutti gli embrioni attraversano una fase di indifferenziazione sessuale, nella quale lo stesso nucleo di cellule può svilupparsi in senso maschile o femminile[3], permise ai suoi contemporanei di spiegare la causa dell'intersessualità come una mancata differenziazione completa dopo tale fase, e ad Ulrichs d'ipotizzare un meccanismo analogo nell'origine dell'Uranismo: solo, su base psichica anziché fisica[4].
. Praticamente in contemporanea al giurista Ulrichs un altro non-medico, omosessuale, propose una diversa lettura del fenomeno che all'inizio ebbe meno successo di quella di Ulrichs. Si trattava del letterato Karol Maria Kertbeny, che in un pamphlet scritto nel 1869 per opporsi dell'estensione della misura del codice penale prussiano che puniva gli "atti contro natura" all'intero, neonato Reich tedesco, inventò la parola e il concetto di "omosessualità". Laddove Ulrichs leggeva omosessualità e transessualismo come un unico fenomeno con gradi d'intensità differenti, Benkert si concentrava sull'omosessuale "virile", con una presentazione di genere "normale", teorizzandolo come "variante naturale del comportamento sessuale umano", una sorta di "mancinismo sessuale", per intendersi.
In altre parole, fin dai passi iniziali della liberazione omosessuale, si pose la questione dello status della realtà trans in quanto interna o esterna alla realtà "omosessuale". Ulrichs la trattò come interna, Benkert come esterna.
Nessuna delle due tesi era destinata a far direttamente breccia nel mondo medico, troppo affezionato alle vecchie teorie per far spazio a nuove, con due notevoli eccezioni. Ulrichs compì una vera e propria azione di lobbying sul neurologo austriaco Richard von Krafft-Ebing, che finì per "rubare" al suo corrispondente[5] il concetto di "Kontraere Sexualempfindung", tradotto in italiano da Arrigo Tamassia con "inversione sessuale". Questo "furto" rese popolare il concetto in tutto il mondo grazie allo straordinario successo dell'opera ancor oggi più nota di von Krafft, la Psychopathia sexualis.
Si noti che non è lecito considerare l'"invertito" della scienza Otto e Novecentesca come la stessa esatta cosa dell'omosessuale del XX e XXI secolo. Il vero e proprio «invertito», chi cioè ha il corpo d'un sesso ma la psiche del sesso opposto, non è in senso stretto «omosessuale», bensì «transessuale» o transgender. Lo rimarca Oosterhuis:

« La sua [di Krafft-Ebing] comprensione dei sentimenti sessual-contrari non dovrebbe essere confusa con la nozione attuale di omosessualità. Laddove l'omosessualità oggi si riferisce alla scelta d'oggetto per lo stesso sesso, Krafft-Ebing e la maggior parte dei suoi colleghi spiegavano l'attrazione per lo stesso sesso, a cui a quell'epoca spesso ci si riferiva come «inversione», a una mistura biologica e psicologica di maschilità e femminilità. L'orientamento omosessuale era associato a un'identità di genere invertita, che comprendeva anche quello che oggi noi consideriamo travestitismo e transessualismo[6]»


Il secondo personaggio fu l'entomologo e aracnologo omosessuale Ferdinand Karsch-Haack (1853-1936), che utilizzando Kertbeny come traduttore gli permise nel ..... di introdurre la parola "omosessuale", che non aveva avuto successo, nella letteratura scientifica, dalla quale sarebbe balzata nel linguaggio popolare durante l'ondata di processi antiomosessuali del 1907, in modo particolare grazie allo scandalo Moltke-Eulenburg[7]. Karsch-Haack fu anche antropologo, e in un'opera del 189... trattò l'omosessualità come comportamento "naturale", presente anche nei popoli primitivi, e quindi non attribuile alla "degenerazione" ed alla "corruzione dei costumi" che i reazionari attribuivano al mondo "moderno", imputandola come causa dell'esplosione della visibilità della realtà omosessuale (e transessuale).

La visione e spiegazione della "inversione sessuale" come condizione sessualmente "intermedia" ebbe molto più successo di quella di Kertbeny per un insieme di cause, che oggi sono facili da individuare col senno di poi, ma che all'epoca non erano altrettanto evidenti.
In primis, va tenuto conto del quadro all'interno del quale si svolgeva il dibattito, quello giuridico, allo scopo di giustificare l'abrogazione delle leggi antiomosessuali in vigore praticamente nell'intero mondo protestante. Ricondurre a una causa biologica un comportamento implicava rendere impossibile considerarlo una colpa morale (anche se apriva, come in effetti aprì, la strada a trattarlo come patologia). Viceversa, trattare l'omosessualità come variante alternativa naturalmente presente nella razza umana (ma anche nelle specie animali) presupponeva una concezione della sessualità meno collegata alla teleologica religiosa, e soprattutto meno imperniata sulla superiorità "naturaòe" della normalità, sessuale o meno. In un contesto in cui il "razzismo scientifico" collocava gli esseri umani su una scala evolutiva di razze superiori e razze inferiore, teorizzare gli e le omosessuali come una "razza" (uso il termine in senso metaforico) con pari dignità era una mossa un po' troppo audace per l'epoca. Non fu quindi per una semplice coincidenza se tale visione riuscì a diffondersi solo nel dopoguerra, in concomitanza con la diffusione del movimento antirazzista ed anticoloniale.
Inoltre, l'insistenza della ricerca storica a cercare nel mondo medico le origini dei concetti legati all'omosessualità ha impedito finora di apprezzare la profonda fascinazione che nasceva non dalla scienza ma dalla letteratura classica, di cui le classi colte del XIX secolo erano imbevute in modo che oggi è difficile immaginare, soprattutto agli studiosi americani, a cui è totalmente ignota. Per questa classe sociale il mito del "divino Androgino", inseguito per millenni dalla cultura occidentale, trovava infine un'incarnazione negli studi dei personaggi appena citati.
Infine, l'omofobia rendeva più facile concepire come "altro da sé" in modo totale, fisico, la realtà omosessuale, piuttosto che come variante naturale del comportamento umano. Trattare su un piede di parità la realtà omosessuale avrebbe portato inevitabilmente, come alcuni militanti prefigurarono e molti omofobi denunciarono apertamente, a pretendere che un giorno donne e uomini potessero sposarsi fra loro. E questo era visto non come semplicemente scandaloso, ma come l'esempio del sovvertimento di ogni valore appena di poco al di sotto del matrimonio fra esseri umani e animali. Viceversa, l'uomo che affermava di essere donna e la donna che affermava di essere uomo, pur ponendosi al di fuori della legge di Natura, non rappresentava una novità inaudita, ma piuttosto una variante sul tema dell'Androgino o Ermafrodito su cui avevano strologato molte culture e molte mitologie.
La fascinazione per la preseunta "bisessualità originaria" della psiche umana, teorizzata da Fliess nel .... sulla base dell'osservazione della bisessualità originaria dei feti umani[8]. si trasferisce nel pensiero del suo amico e collega Sigmund Freud e da lì alla psicoanalisi. E' per questo che dicitando su google ... "inversione sessuale" si noterà che il picco d'uso di questo termine non sia ha, come sarebbe logico pensare, prima della Grande guerra, bensì dopo la seconda guerra mondiale, negli anni in cui la Psicoanalisi fu di fatto una forma di "pensiero unico". Ieri come oggi, la maggioranza eterosessuale trova più naturale e "logico" affrontare l'omosessualità come problema di "genere" anziché di orientamento, perché il secondo approccio presuppone l'accettazione di più orientamenti con uguale dignità ontologica. Lo dimostra l'ingoiamento nel mondo accademico degli studi gay e lesbici dentro i cosiddetti "studi di genere", e soprattutto la tendenza di sussumere l'intera questione omosessuale all'interno della questione trans che si è manifestata con vigore negli ultimi anni.

Transvestitismus

Nel 1896 le idee seminate da Ulrichs e Kertbeny avevano ormai esso radici abbastanza salde da rendere possibile la fondazione del primo gruppo di liberazione omosessuale organizzato, presieduto dal medico e militante omosessuale Magnus Hirschfeld. prese coscienza del fatto che esisteva una differenza fra coloro, sia eterosessuali che omosessuali, che ambivano a vivere la loro intera vita in abiti femminili, e coloro che, omosessuali, si divertivano semplicemente con la trasgressione di genere di tanto in tanto (come lui stesso, noto nei locali omosessuali di Berlino come "zia Magnesia"). Coniò pertanto nel 1910 il termine "travestito" per indicare la persona che provava l'esigenza psicologica interiore di vestire gli abiti del sesso opposto[9].
Il termine non era ancora ottimale, però. Basandosi su un comportamento esteriore e non su un orientamento interiore, esso inglobava al proprio interno omosessuali effeminati e drag queens, omosessuali "cisgender" che si prostituivano in abiti femminili, transessuali veri e propri, e feticisti eterosessuali che provavano piacere sessuale nel vestire abiti femminili. In altre parole il concetto metteva assieme persone che potevano non avere nulla in comune né per quanto riguarda l'orientamento sessuale né per quanto riguarda l'identità di genere, essendo accomunate solo da una preferenza di vestiario, e per motivazioni diverse.
Per questo motivo Hirschfeld, che era un patito delle catalogazioni sempre più fini, arrivò a sotto-definire ulteriormente la categoria, riconoscendo nel 1923 un sottogruppo di persone per le quali la "inversione sessuale" era totale, non limitandosi limitava al semplice desiderio di indossare abiti del sesso opposto, arrivando fino al desiderio di possedere un corpo del sesso opposto, essendo affette da quello che Hirschfeled stesso battezzò "seelischer Transsexualismus", "transessualismo spirituale"[10].

Transexualismus

Per qualche tempo il nuovo conio sembrò non aver successo, anche per colpa della tempesta nazista e della seconda guerra mondiale che annientò fisicamente il movimento lgbt in tutto il mondo. Nel 1949 fu però tradotto in inglese da un sessuologo statunitense, David Cauldwell (1897-1959), come "transexual" nell'articolo Psychopathia transexualis[11], che faceva il verso al titolo della Psychopathia sexualis di Richard von Krafft-Ebing[12]. Particolare significativo: la paternità del celebre militante omosessuale Magnus Hirschfeld è stata fino a poco tempo fa oscurata da quella dell'oscuro medico americano, tanto che ancora il 2 febbraio 2020 la voce "transessualità" di Wikipedia affermava, perentoria: "Il termine "transessuale" è stato coniato nel 1949 dal dottor David Cauldwell (1897-1959)".
Neppure l'utilizzo da parte di Cauldwell sdoganò però la parola: per un uso generalizzato ci volle il 1966 e il libro di un medico tedesco trapiantato negli Usa, Harry Benjamin, amico personale di Magnus Hirschfeld: The transsexual phenomenon[13], destinato a diventare "la bibbia trans".
Particolare interessante: il movimento lgbt attuale, avendo perso memoria di questa evoluzione, ha dimenticato il significato stesso di questo conio, che riferendosi ai termini latini "cis" ("al di qua", come in "cispadano" o "cislunare") e "trans" ("al di là", come in "transpadano" o "translunare") indica la persona che è andata "al di là" del crinale che distingue un sesso dall'altro, considerandosi pienamente parte del sesso opposto.
La narrazione diffusa oggi fra gli attivisti postmodernisti, invece, racconta che "trans" e "cis" vengono dalla biologia, ossia dai nomi dalle due configurazioni simmetriche in cui possono essere avvolte le proteine (levogira e destrogira) dette appunto "trans" e "cis". "Transessuale" viene così posto come il perfetto simmetrico di qualcos'altro che, non esistendo, si è poi stati costretti a inventare, ossia il cosiddetto individuo "cisgender".
Il concetto di "transessualismo" assurge agli onori della cronaca nel secondo dopoguerra allorché, per mano fra gli altri proprio di Harry Benjamin ma anche e soprattutto di Georges Burou (che operava nel Marocco francese, a Casablanca), vengono portati a termine con successo vari interventi di riassegnazione chirurgica dei caratteri sessuali[14]. I nomi delle pioniere, come Roberta Cowell, Christine Jorgensen, Coccinelle, divengono famosi a livello mondiale. I periodici dimostrano una curiosità morbosa insaziabile, le protagoniste degli interventi diventano personaggi pubblici conosciuti e riconosciuti ovunque. In qualche caso, come quello di Coccinelle o Bambi, vengono offerti loro ruoli in film in cui incarnano l'ideale maschile della donna perfetta, "più donna delle stesse donne".
In questa fase la curiosità è sostenuta anche dall'ignoranza abissale in campo sessuale che la religione e il potere avevano intenzionalmente coltivato nei secoli precedenti. Ad esempio, fra le domande spesso affrontate dai periodici c'era quella che chiedeva se ora le "nuove donne" avrebbero potuto rimanere incinte e portare a termine una gravidanza.
Il fenomeno sembra avere preso in contropiede lo stesso potere, che aveva indugiato troppo a lungo in idee che rese ormai obsolete dai fatti sul terreno. Lo dimostra il matrimonio religioso di Coccinelle, reso possibile solo dal fatto che la Chiesa, non possedendo l'attrezzatura culturale per distinguere sesso e genere, non seppe fare di meglio che applicare anche al suo caso le antiche norme relative alle persone "ermafrodite", a cui era concesso sposarsi purché nel ruolo giudicato "prevalente" nel loro aspetto fisico. Sarebbe però stata la stessa interessata a porre fine a tale confusione tra intersessualità e transessualità allorché, decisa a divorziare, proclamò di non avere in realtà mai cambiato sesso biologico, rendendo così nullo il matrimonio precedente, ma anche impraticabile questa strada alle sue epigone.
In Italia fra le prime persone a ricorrere al chirurgo ci fu nel 1962 Romina Cecconi, detta "la Romanina", che raccontò la sua vicenda umana in un libro che ebbe un enorme successo di vendita. [nota Io, la "Romanina", ____, ____ 197..].

Il MIT e la legge 164 del 1982

giugno 1979 Pina Bonanno (Lombardia), Roberta Franciolini (Piemonte), Gianna Parenti (Toscana), Roberta Ferranti (Lazio), Marcella Di Folco (Emilia-Romagna) fondano, con l'appoggio del Partito radicale il MIT (Movimento Italiano Transessuali).

Legge oggi contestata da https://www.orlandomagazine.it/2020/01/23/firma-per-una-nuova-legge-per-le-persone-transgender-in-italia/

Una cartina al tornasole: la fantascienza

Un interessante cartina al tornasole della confusione creata dall'irrompere della questione transessuale fu la fantascienza, in quanto genere abituato a presentare ipotesi che oltrepassavano i limiti di quanto giudicato "possibile" e "usuale". A partire dagli anni Settanta il cambiamento di sesso, in tutte le sue variazioni, divenne un argomento spesso trattarlo in tutte le sfumature, da quelle che intendevano esecrarlo a quelle che lo presentavano come un'altra frontiera abbattuta dalla scienza, fino a quelle che ne facevano un feticcio ertocio-sessuale.
il punto fondamentale è che nella trattazione della vicenda molto spesso si nota che il cambiamento di sesso (che nei casi più radicali diventa completo, ossia con la possibilità di procreare secondo il sesso di elezione) comporta l'automaticvo cambiamento dell'orientamento sessuale dell'individuo, secondo l'orientamento socialmente atteso che il sesso di elezione. Ad esempio, un uomo che diventa donna acquisisce automaticamente l'attrazione sessuale per gli uomini, come avviene in Non temerò alcun male di Robert Heinlein (che si spinge a fare della sua eroina una "ninfomane" insaziabile).
Solo in pochi casi si tiene conto della differenza fra sesso biologico e orientamento sessuale, magari scivolando nel dare per scontato che l'identità di genere di un uomo omosessuale sia femminile [E' il caso di ....].
Questa confusione rende evidente come prevalga ancora il paradigma eterosessuale, in base al quale un corpo maschile porta assieme a sé un desiderio sessuale verso i corpi femminili, un'identità di genere maschile, e un ruolo di genere maschile. La contemporanea contestazione del movimento gay, secondo cui orientamento sessuale, identità di genere ed espressione di genere non erano affatto aspetti "necessariamente" e "naturalmente" predefiniti sulla base del sesso biologico, passa del tutto inosservata di fronte al potere del paradigma eterosessuale. [15].

Le strade si separano

A partire dal dopoguerra inizia la separazione fra i concetti di "omosessuale" e "transessuale", nonostante la pressione sociale e il "panico morale" del periodo maccartista insistesse a preferire il termine "invertito", con lo scopo di confondere tutte le "perversioni" in un'unica entità indistinta, la cui unica caratteristica coerente era il fatto di non essere la normalità eterosessuale. In reazione a questa strategia il movimento omofilo aveva reagito propugnando una "normalità omosessuale" (che quindi rigettava il travestitismo in pubblico), sia nei modi di vestire che nei comportamenti, che a suo parere avrebbe dovuto rendere più "accettabile" la minoranza omosessuale.
Nella realtà dei fatti il lavoro del movimento omofilo, che col senno di poi si sarebbe rivelato irrinunciabile per porre le basi della liberazione gay, riuscì a raccogliere i frutti solo dopo avere rinnegato tale strategia, cosa che avvenne con la nascita del movimento gay, simbolicamente identificata con i moti di Stonewall il 28 giugno 1969. Fin dagli inizi si rivelò impossibile separare in realtà distinte gay e "travestiti". Alla nascita di questo movimento parteciparono infatti gay e lesbiche, travestiti e transessuali, al punto da dar vita al mito, oggi molto seguito, secondo cui il movimento gay sarebbe stato "in realtà" iniziato da persone trans. La realtà storica è che il travestitismo fu identificato dal neonato movimento gay come pratica "sovversiva" per "mandare a farsi fottere" (gender-fugking) quelli che allora si chiamavano i ruoli sessuali e che oggi chiamiamo "ruoli di genere". Monica Gialdino Gansanti scrisse su "Fuori!" un articolo teorico dal significativo titolo: Travestirsi e fare la rivoluzione [nota]. Quando Marsha P. Johnson, fondò la prima associazione di sex worker maschili, scelse come nome "STAR", ossia "Azione rivoluzionaria dei travestiti di strada". E' quindi essenziale ricordare che nel linguaggio degli anni Sessanta/Ottanta "travestito" si sovrapponeva ancora ad "omosessuale". Del resto, il movimento omosessuale di quegli anni teorizzò e praticò (sia pure non senza polemiche interne) il travestitismo pubblico come mezzo di acquisire visibilità.
La decisione e scelta politica di "farsi carico" del travestitismo da parte del neonato movimento gay occultò la frattura in corso tra omosessualità e transessualità come due realtà separate, anche a causa di una crescente confusione causata dalla decadenza dell'uso dei termini tradizionali, a cui si sostituivano termini e concetti ancora da definire nei contorni esatti.
Successe così che da un lato la parola "gay" risucchiasse il concetto di transessuale, o per meglio dire che una certa parte della società avesse interesse e intenzione di continuare a leggere l'omosessualità come un "terzo sesso" di persone il cui orientamento "invertito" dimostra che sono "nate nel sesso sbagliato". Non è ovviamente casuale che tale ridotto si identifichi con il tradizionale maschilismo per lo più di estrema destra ma in senso più lato "popolare". Ne è un esempio molto tardivo (2014) la canzone "Gay" di Leone di Lernia le cui parole dicono: "Son nato uomo ma mi sento donna / So' sciuto 'n giro con la minigonna / (...) Perché son gay: / la mia vita è come un film / (...) Mo' mi faccio due tettone / della quarta quinta sesta mesura. / (Perché sono gay) / Mo' mi faccio pure 'n figlio / Che domani mi porta da mangiér". A completamento dello stereotipo la canzone prosegue offrendo per denaro il "cuh!".

Un'opera di fantasia racconta questa frattura sin dalla primissima fase del movimento gay italiano.

« "Un amore difficile", episodio di Sessomatto (1973, Dino Risi), mostra un militante <gay> che invita un gruppo di travestiti a unirsi alla sua associazione, ma essi orgogliosamente rivendicano la loro differenza. ("Noi non andiamo a masturbare gli spettatori nelle ultime file dei cinema"; "Noi cara non siamo né pederasti né omosessuali, noi siamo donne!"; "Noi non c'entriamo niente con i vostri problemi. Noi anzi potremmo far parte, non so, del fronte di liberazione della donna. Poi noi non ci vergogniamo mica di quello che siamo"[16]»

Transgenderism

Virginia Prince.

Questa presa di distanza fu reciproca. La nascita del "gay" sollecita la nascita del "trans" come realtà umana separata e distinta, con esigenze diverse, e al tempo stesso sollecita la presa di distanza del "travestito" inteso come individuo eterosessuale che desidera indossare abiti del genere opposto dal "transessuale", inteso all'epoca (a differenza che da oggi) come un individuo omosessuale che desidera adattare il suo corpo alle proprie tendenze sessuali. La manifestazione di tale disagio si esprime nella diffusione, nella lingua inglese, dei termini "transgenderism"/"transgender", adattati in italiano come "transgenderismo"/"transgender" o "transgénere".
Il concetto fu coniato nel 1965 dallo psichiatra John Olivan nel testo Sexual hygiene and pathology, per essere lanciato nel 1969 come "transgenderal" da Virginia Prince (1912-2009), cross-dresser eterosessuale e redattrice della rivista "Transvestia". Prince era motivata dal desiderio, appunto, di marcare la differenza fra se stessa (interessata unicamente a vivere secondo il ruolo di genere femminile, ma non intenzionata a modificare il proprio corpo) e le persone con disforia di genere e orientamento omosessuale, alle quali sole, in quegli anni, era applicato il termine "transessuale".
Prince sottolineò la necessità di tale distinzione in quanto il "travestitismo" non aveva a che fare col sesso o con la sessualità, bensì col genere:

« Io, almeno, so la differenza tra sesso e genere, ed ho semplicemente scelto di cambiare il secondo e non il primo. Se proprio una definizione fosse necessaria, dovrei essere definita una "transgenderale"[17]»
« L'idea di Prince di un "vero travestito" era chiaramente distinguibile sia dall'omosessuale che dalla persona transessuale, <Prince> affermava che i veri travestiti sono "esclusivamente eterosessuali. (...) Il travestito apprezza i propri organi maschili, prova godimento dal loro uso e non desidera la loro rimozione"[18]»

Nei decenni successivi il concetto avrebbe subito un'evoluzione certo inattesa dalla Prince, di cui parleremo fra poco, ma qui a noi interessa sottolineare come la linea di faglia fosse stata percepita da tutte le componenti del mondo successivamente definito "lgbt".

Successiva evoluzione del concetto

« Il termine di origine medica (sic) “transessuale” indica quei soggetti che sviluppano una definita identità di genere (maschile o femminile) opposta al sesso di nascita e adeguano il proprio corpo alla propria identità con uso di ormoni e chirurgia estetica. Il termine “transgender”, entrato in uso dopo la pubblicazione del pamphlet Transgender liberation (Feinberg L., Transgender Liberation, World View Forum, New York 1992) indica (...) quei soggetti che, pur avendo un'identità di genere non conforme al sesso di nascita, non aderiscono pienamente al genere opposto, ma trovano più adatta a sé una collocazione intermedia tra il maschile e il femminile: di conseguenza essi intervengono con terapie ormonali e operazioni chirurgiche per modificare soltanto alcuni caratteri sessuali del proprio corpo, e non altri[19] »

Il momento simbolico di ridefinizione del concetto di "trasngender" è oggi per lo più identificato nella pubblicazione nel 1991 del pamphlet di Holly Boswell, The transgender alternative[20]
Il saggio rifiutava il paradigma eterosessuale e con esso la necessità di adattare il corpo all'identità di genere a favore di una "via di mezzo" (middle ground) così definita:

« The middle ground I am referring to is transgenderism. I realize this term (heretofore vague) also encompasses the entire spectrum: crossdresser to transsexual person. But for the purpose of this article—and for what I hope will be a continuing dialogue—I shall attempt to define transgender as a viable option between crossdresser and transsexual person, which also happens to have a firm foundation in the ancient tradition of androgyny. (All my references will address the male-to-female orientation). »

Boswell teorizzava una nuova figura che assorbiva in sé le caratteristiche delle "carriere" del/la transessuale, travestito, ma anche delle "drag queen", che fino a quel punto erano state parte integrante del mondo gay maschile, non di quello trans.

Il termine "transgendere /Transgender", che oggi ha praticamente sostituito ovunque "transessuale" ha subito a sua volta una ulteriore evoluzione. SI noti come per Boswell, come per tutta la generazione a lei contemporanea, il sesso fosse un fenomeno biologico, laddove il genere era una costruzione sociale. Come affermava anche il movimento femminista, e il movimento gay di allora, ma come contesta l'odierno movimento transgender, che ritiene questa una posizione da "TERF" e afferma che il genere è una realtà innata, biologica, laddove il sesso è una costruzione sociale [nota]. Ma nel 1990 la "ciostruzione sociale del teansgender" non era ancora giunta a questi estremi, e Boswell poteva quindi scrivere:

« Many people confuse sex with gender. Sex is biological, whereas gender is psychosocial. So if biology does not truly dictate gender or personality, then dichotomies of masculinity and femininity only serve to coerce or restrict the potential variety of ways of being human. “Until we redefine behavior in terms of human, rather than masculine or feminine, we are locked in a dance of death,” says Professor Anna Kuhn of the University of California at Davis.

Transgenderism serves as a bridge of consciousness between crossdressers and transsexual people, who feel unnecessarily estranged within our own subculture. And in the vast majority of instances, we are not so much “gender conflicted” as we are at odds—even at war—with our culture. It is our culture that imposes the polarization of gender according to biology. It is our culture that has brainwashed us, and our families and friends, who might otherwise be able to love us and embrace our diversity as desirable and natural—something to be celebrated. Crossdressers are instead made to feel they must still be “men,” but men who are deviant misfits, or even perverted fetishists. Transsexual people must often deny their maleness altogether and become stereotypical, second class females (a sad fact) in order to assimilate into society. Occasionally these options may be appropriate, but most often they are not»

Boswell, perfettamente in linea con la sua generazione, teorizza l'androginia come ideale futuro a cui tendere per l'intera umanità, secondo una tradizione filosofica che va da Platone ad Elemire Zolla, entrambi debitamente citati da Boswell:

« Androgyny is not a new concept, but it has recently returned to our cultural consciousness as an idea that holds great potential for personal and social development. It has been called “the eleventh megatrend.” Sandra Bem, a pioneer in this field, says, “… androgyny provides both a vision of Utopia and a model of mental health… (it) does not require the individual to banish from the self whatever attributes and behaviors the culture may have stereotypically defined as inappropriate for his or her sex.” In fact, the only time being a male or female really matters is when reproducing.

When considering the evolutionary potential of androgyny, it is worth noting the transitional form of polyandrogynism. This form encourages a full variety of options, including “pure” femininity and masculinity as well as any possible combination. Ultimately, more people may come to embrace a full range of psychological characteristics and social roles, which is monoandrogynism in the classic sense. Not to be confused with uni-sex, this would unleash far greater heterogeneity and uniqueness for each individual. Mention should be made that some people fail to exhibit traits of either gender. This is the “undifferentiated” category that is the antithesis of androgyny.

Author Elemire Zolla believes there may come a time when the unmitigated male or female will appear as disturbing as the unabashed androgyne of today—”a stifling denial of latencies.” Plato said, “Nature was originally one and we were a whole, and the desire and the pursuit of the whole is called love.” We must always begin by loving ourselves»

Al tempo stesso nel pensiero di Boswell non si è ancora realizzata quello scollamento dalla realtà. o per meglio dire alla prevalenza della realtà soggettiva, per quanto idiosincratica o delirante possa essere, su quella materiale: si sarebbe sovuto attendere il trionfo del nominalismo postmodernista per renderlo possibile, come vediamo nel momento in cui scrivo (2020). Per Boswell la realtà materiale esiste, ed è nostro dovere e diritto tenerne conto per realizzare noi stess* per cià che siamo, senza cedere alle sirene di un mercato della salute che promette "riparazioni rapide", tralasciando di tenere in cosinderazioni i seri pericoli per la saluta che esse comportano. Per non parlare della rinuncia alla sessualità ed alla procreazione che gli interventi chirurgici portano sempre con sé: Template:Boswell Oggi i discorsi di Boswell, ripetuti su twitter, le attirerebbero una tempesta di accuse di transfobia, ma queste tesi erano, all'epoca in cui furono scritte, una forma di buonsenso ed ebbero il merito di mettere in dubbio il dogma in cui la persona transessuale desiderasse sempre ricorrere alla chirurgia, e che di converso senza chirurgia non ci potesse essere vera transessualità (una impostazione che la nostra legge sulla riassegnazione di sesso contiene ed esprime).

Assieme a questi lati positivi si leggono però nelle parole di Boswell alcuni aspetti forieri di problemi, come laddove ella pone le basi per una nuova normatività, di un "dover essere", che era destino che portasse in prospettiva ad uno scontro futuro tra quanti si trovavano bene nella definizione tradizionale di transessualità in quanto essa era stata in origine creata modellandola specificamente e in modo mirato su di loro e sulle loro esigenze. Di fronte alla nuova ideologia che afferma la necessità di avere identità "fluide" e combattere contro tutte le identità statiche, ivi inclusa l'identità transessuale.Errore nelle note: </ref> di chiusura mancante per il marcatore <ref>.}}

Note

  1. La serie di opuscoli scritti nel 1864-1879 da Karl Heinrich Ulrichs fu ripubblicata complessivamente proprio sotto il titolo di: Forschungen über das Rätsel der mannmännlichen Liebe.
  2. Com'era normale fare all'epoca, per parlare di questo concetto Ulrichs, che era un latinista, usava il termine latino corrispondente al greco psyché, ossia "anima".
  3. Oggi sappiamo che ciò avviene grazie all'attivazione e inibizione della crescita di certe aree piuttosto che di altre mediata dagli ormoni, sulla base del programma contenuto nei cromosomi sessuali. Tale meccanismo era però del tutto ignoto all'epoca in cui scriveva Ulrichs.
  4. In realtà la dicotomia di tale distinzione era percepita in modo meno netto, in un'epoca in cui gli "scienziati" cercavano l'origine delle differenze dei genere in caratteristiche fisiche, neurologiche (il mitico "cervello femminile" riesumato oggi nella mitologia trans).
  5. Che ne fu al tempo stesso un po' seccato e un po' esaltato, per essere riuscito a fare breccia nel mondo della scienza ufficiale, arrivando a considerare la "conversione" di von Krafft come il suo più grande, e forse unico vero, successo.
  6. _______ Oosterhuis, _____ ______ _________ 2000, p. 47.
  7. Nella stessa opera fu coniata anche la parola "eterosessuale", a cui in precedenza Benkert aveva preferito "normosessuale".
  8. E' importante qui rilevare come la parola "bisessualità" non indichi in origine la compresenza di due orientamenti sessuali, bensì la compresenza di organi sessuali di entrambi i tipi. Essa nasce in botanica, per indicare la caratteristica di quei fiori in cui sono compresenti stame e pistilli, ossia organo sessuale femminile ed organo sessuale femminile "monoico", in contrapposizione ai fiori "monosessuali" o "dioici". Lo slittamento di significato, a cui raramente si fa caso, è indicativo dell'evoluzione subita dal pensiero occidentale sul fenomeno omo e bisessuale, inteso prima come fenomeno biologico, ma in un secondo tempo come fenomeno psicologico.
  9. Già nel 1912 il termine appariva nel titolo d'un libro dello stesso Magnus Hirschfeld e Max Tilke, Die Transvestiten. Über den erotischen Verkleidungstrieb, Alfred Pulvermacher, Berlin 1912.
  10. Magnus Hirschfeld, Die intersexuelle Konstitution: Erweiterung eines am 16. März 1923 im hygienischen Institut der Universität Berlin gehaltenen Vortrags, "Jahrbuch für sexuelle Zwischenstufen", XXIII 1923, pp. 9-26, la citazione viene da p. 15.
  11. David Cauldwell, Psychopathia transexualis, "Sexology", December 1949, pp. 274–280. Redito online su "The international journal of transgenderism", Volume 5, Number 2, April-June 2001, online qui. Disponibile anche in traduzione italiana qui.
  12. Sull'episodio si vedano: Richard Ekins e Dave King, Pioneers of transgendering: the popular sexology of David O. Cauldwell, "The international journal of transgenderism", Volume 5, Number 2, April-June 2001.
  13. Traduzione italiana: Harry Benjamin, Il fenomeno transessuale, Astrolabio, Roma 1968.
  14. Che, è importante ricordarlo, ebbero un impulso nel primo dopoguerra anche grazie all'ossessione medicalizzante di intervenire sui genitali esterni dei bambini intersessuali.
  15. Al fondo ritroviamo ancor oggi in una parte del pensiero postmoderno, che si è limitato a ribaltarne il senso: oggi è l'identità di genere a fare da perno, ma si teorizza la possibilità e la necessità di cambiare orientamento sessuale - che nel frattempo è diventato una semplice e soggettiva "identità sessuale" - e sesso biologico allo scopo di farli combaciare con la propria "vera identità". Il "misgenderare" una persona, ossia trattarla secondo il ruolo di genere non di elezione, è considerato una gravissima lesione dell'onore altrui, al punto che viene proposto di punirla per legge
  16. Mauro Giori, Omosessualità e cinema italiano dalla caduta del fascismo agli anni di piombo, Utet/De Agostini, Novara 2019,p. 262).
  17. Citazione da: Richard Ekins e Dave King, The transgender phenomenon, Sage, London 2006, p. 52.
  18. C. V. Prince, Homosexuality, transvestism and transsexualism, "American Journal of Psychotherapy", XI 1957, pp. 80–85, citato in "en.Wikipedia", voce "Virginia Prince".
  19. Lorenzo Bernini, Uno spettro s'aggira per l'Europa... Sugli usi e gli abusi del concetto di gender, Cambio, n. 8, IV dicembre 2014, pp. 81-90, p. 81.
  20. Holly Boswell, The transgender alternative, "Chrysalis", vol. I, n. 2, Winter 1991-1992 (disponibile online qui).

Bibliografia

  • Maxime Foerster, Histoire des transsexuels en France, H&O, ... 2006, ISBN 9782845471382. Poi come: Elle ou lui? Une histoire des transsexuels en France, La Musardine, .... 2012, ISBN 9782842714000.
  • Jenny Latreille, Trans en France: Histoire des personnes trans en France et ailleurs d'autrefois à nos jours, Edito in proprio, 2018, ISBN 9781790456758.

Link

Voci correlate