Utente:Gdallorto/sandbox/Storia trans

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Sesso, genere, orientamento, identità nell'antichità

Alle origini dell'approccio moderno alla realtà lgbt spiccano due elementi: la presenza determinante di persone lgbt nella creazione dei concetti usati in seguito da medici, psichiatri e psicoanalisti (sia pure caricandoli di significati patologici), e l'iniziale confusione tra tutti i quanti i fenomeni legati a intersessualità, omosessualità e transessualità.
Non si tratta di una vera e propria ignoranza dei fenomeni, quanto di una resistenza di tipo ideologico, che arrivava a sancire pene per chi avesse sostenuta la differenza teorica fra questi elementi. La società occidentale premoderna (e, sulla sua scia, il pensiero conservatore di oggi, per esempio quello da cui attinge tutto il movimento "No-gender") teorizza infatti la sessualità umana come blocco unico, i cui elementi (per espresso volere divino) non sono separabili, pena la caduta nel "contro-natura". Il sesso biologico è un destino di nascita, che determina in modo obbligatorio:

  • Ovviamente, il sesso di appartenenza (che, è opportuno ricordarlo, in latino è genus, "genere"): "Sei nato con i genitali maschili, pertanto sei un maschio";
  • L'identità di genere dell'individuo ("Sei nato con i genitali maschili, quindi è logico che ti identifichi come maschio");
  • L'orientamento sessuale dell'individuo ("Sei nato con i genitali maschili, quindi è logico che ti senta attratto dalle femmine");
  • Il ruolo di genere dell'individuo ("Sei nato con i genitali maschili, quindi sei tenuto a un comportamento 'virile'").

Storicamente, fin dall'antichità, ogni categoria di persone che per qualche motivo ha cercato di trasgredire a tale norma, è stata colpita da sanzioni che vanno da lievi (scherno, disprezzo) a gravissime (pena di morte previa tortura, come la morte per rogo).
Ciò non implica però che tale distinzione sia, come affermano unanimi sia il movimento "no-gender" sia quello postmoderno/queer, una "invenzione moderna". L'esistenza di un "istinto (etero)sessuale" è data per scontata come dato autoevidente, essendo presente in tutti gli animali, incluso l'animale umano (per quanto sia post coitum triste). L'"appetito generativo" o "l'istinto a copulare" o il "naturale affetto", o l'"istinto di libidine" o in qualunque altro modo fosse definito, era palesemente uno strumento stabilito da Dio, o dalla Natura, per garantire la propagazione della specie. Esso era teorizzato come universale e cogente, al punto da far considerare dimostrazione di supremo autocontrollo la capacità di tenerlo a freno.
Ma è almeno dai tempi dei Problemata dello pseudo-Aristotele che la nostra civiltà si chiede se, analogamente, i comportamenti omosessuali osservati fra gli esseri umani, non possano avere a loro volta una causa "naturale". Se non possano essere "connaturati" alla natura individuale di un individuo. -------- ha dedicato una splendida monografia a dimostrare quanto turbamento e quanto scompiglio abbia gettato questo passo oggi ignoto alla gran parte degli studiosi, tra i "filosofi naturali" del medioevo. San Tommaso d'Aquino dovette dedicarecomplessi sillogismi a dimostrare che la risposta non poteva essere che "no". Altri, che presero la strada opposta, videro condannare apertamente come eretica la loro tesi. Per secoli nel dibattito sul "coito contro natura" si esercita un sotterraneo braccio di ferro tra narrazione dominante, secondo cui qualsiasi appetito carnale al di fuori di quello eterosessuale era "cvontro natura" (e punibile col rogo) e sparsi ma spesso influenti pensatori, spesso ma non solo omosessuali essi stessi, che in termini sempre diversi, ed esprimento il dovuto e atteso sdegno verso la bruttezza del coito omosessuale, spacciavano di nascosto la tesi che l'attrazione per il proprio sesso potesse essere naturale e connaturata nel singolo individuo. In ciò aiutava l'astrologia dalla quale, è giusto ricordarlo, derivano i termini di "inclinazione" e di "orientamento", che in origine indicavano l'inclinazione, in senso geometrico, che un astro aveva al momento della nascita rispetto all'orizzonte. Gli astri "inclinant" (anche se, ci si affrettava ad aggiungere, "non cogunt", non costringono) ogni essere umano in modo diverso, a seconda delle diverse configurazioni presenti alla nascita. Quindi persone diverse possono avere inclinazioni del tutto opposte pur essendo state educate nello stesso ambiente.
Queste riflessioni si coagulano fin dal XVI secolo nel pensiero "libertino", che sostiene la "naturalità" di tutti i "gusti" sessuali, e sfociano nel XVIII secolo nella tesi del "terzo sesso" intermedio fra quello maschile e femminile, che annovera coloro che hanno il corpo tipico di un sesso e l'appetito sessuale (definito "gusto" o "genio") del sesso opposto. E' importante notare che tali riflessioni non ci arrivano dalla medicina, come pretendono oggi molti storici, bensì dal dibattito filosofico (più vicino alla teologia di quanto non fossero le scienze) anche grazie a un enorme, dimenticato contributo dall'antiquaria e dalla filologia. La medicina, in tutto ciò, arriva solo per patologizzare a cosa fatte, dopo, cioè, che gli omosessuali avevano iniziato a teorizzare se stessi come gruppo umano a parte, addirittura come un "terzo sesso".

Destino lievemente diverso ebbe la questione della difformità sessuale basata sui genitali. L'intersessualità non era sfuggita all'attenzione dei nostri avi, che in molte culture del mondo, compresa la nostra, avevano inventato divinità ermafrodite, tali cioè da possedere sia i caratteri maschili che femminili. La natura in qualche modo "divina" della condizione sessuale "intermedia" va però bilanciata con la testimonianza data da Luciano di Samosata [nota], secondo cui gli animali ermafroditi venivano bruciati vivi. L'intersessuale è "monstrum" nel doppio senso che questa parola ha in latino: prodigio (come tale, segno degli dèi) degno d'essere mostrato, e mostruosità. Il che non impedì alla narrazione dominante di inserire, con un certo agio, la realtà intersessuale tra i fatti appurati della vita, stabilendo una serie di regole rigide ma non incapaci di tenere conto, nei casi assolutamente dubbi, della "identità di genere" della persona direttamente interessata nell'attribuirle un sesso [nota].

Resta il fatto che tali prassi escludeva a priori la possibilità di un "terzo" sesso, obbedendo a una rigida logica binaria per cui il sesso, se non evidente da sé, andava assegnato d'autorità scegliendo fra due sole opzioni.
In questo quadro in cui uomini e donne, persone che agivano secondo natura e sodomiti, persone di un solo sesso ed ermafroditi, erano tutte categorie in cui gli esseri umani erano riconosciuti e si riconoscevano, non emerge una identità "trans" autonoma se non molto tardi. Le persone che oggi definiremmo "trans" vengono di solito categorizzate in base al loro comportamento esteriore e non in base alla loro identità di genere. Concetto, peraltro, inesistente fino agli anni Cinquanta del secolo passato.

Uranismus, Dritte geschlecht, Sexuelle zwischenstuefen

La riflessione settecentesca sull'origine sulle devianze di genere percorse diverse strade, utilizzando anche il confronto antropologico con culture diverse da quella occidentali. In genere, in tali riflessioni non viene fatta distinzione tra sodomia e devianza di genere: la donna o l'uomo che scelgono di adottare il ruolo di genere del sesso opposto si segnalano anche per l'assunzione di comportamenti sessuali in armonia col sesso di elezione, in questo modo preservando l'unicità della scelta eterosessuale. La donna guerriera (africana, americana) prenderà altre donne come compagne, l'uomo che tesse e cucina sarà la compagna di un "maschio" tipico.
Date queste premesse non stupisce quindi che le prime rivendicazioni che oggi chiameremmo di "liberazione omosessuale" non sappiamo come porsi rispetto al rapporto fra omosessualità e transessualità. Karl Heinrich Ulrichs, il primo "militante" omosessuale, autore di numerose opere a partire dal 1864, tratta del nuovo gruppo umano (quello degli "uranisti", o "urningi") di cui prende le difese, e di cui fa parte egli stesso, con termini che oggi ci parrebbero più adatti alla transessualità che all'omosessualità. Ulrichs teorizza infatti un "terzo sesso", fin qui misconosciuto dalla scienza, in cui uno spirito (oggi diremmo: "psiche") femminile alberga dentro un corpo maschile, e viceversa. [nota]
Mentre Ulrichs scriveva diffusamente su queste tesi un altro omosessuale, Karl Maria Benkert, che non condivideva tale visione delle cose, coniava un altro termine, "Homosexualität", in polemica con quello di Ulrichs, per definire l'uomo virile che è attratto dall'uomo virile, senza nessuna concessione al gioco di ruoli di genere tipica dell'eterosessualità. La "faglia epistemologica" fra i due veri padri del concetto "moderno" di "omosessualità" correva insomma sulla volontà di includervi o meno il transessualismo: Ulrichs lo fece, Benkert no.
Non sorprendentemente fu la visione di Ulrichs, che non toccava la sacralità dei ruoli di genere, ad avere maggior successo, tanto che la parola "omosessuale" non si impose fino al 1907, quando divenne l'eufemismo preferito dai giornali per parlare dei gravi scandali scoppiati in quell'anno.
Il "terzo sesso" di Ulrichs fu trasformato dal neurologo e sessuologo Richard von krafft-Ebing, che tenne corrispondenza con Ulrichs, nell'impronunciabile "Kontraere sexualempfindung", che l'italiano Arrigo Tamassia tradusse come "Inversione sessuale", definizione che ebbe successo anche in varie altre lingue.

Eppure non è lecito confondere omosessuale e invertito, perché l'«invertito», che ha il corpo d'un sesso ma la psiche del sesso opposto, non è un «omosessuale», ma un «transessuale» o un transgender. Lo rimarca Oosterhuis:

« La sua [di Krafft-Ebing] comprensione dei sentimenti sessual-contrari non dovrebbe essere confusa con la nozione attuale di omosessualità. Laddove l'omosessualità oggi si riferisce alla scelta d'oggetto per lo stesso sesso, Krafft-Ebing e la maggior parte dei suoi colleghi spiegavano l'attrazione per lo stesso sesso, a cui a quell'epoca spesso ci si riferiva come «inversione», a una mistura biologica e psicologica di maschilità e femminilità. L'orientamento omosessuale era associato a un'identità di genere invertita, che comprendeva anche quello che oggi noi consideriamo travestitismo e transessualismo[1]»


Nel concetto di Inversione" i concetti di omosessule e di transessuali finiscono per essere indistinguibili. Ricordo che ancora quando ero ragazzo omosessualità e transessualità erano viste come un fenomeno unico (grazie anche a concetti popolari, non scientifici, come quello di "mezzafemmina" e "femminiello" [nota: mio saggio]), ma in gradi d'intensità diversa: la persona transessuale era solo un omosessuale che si era spinto fino alle estreme conseguenze logiche della sua "inversione", laddove l'omosessuale s'era fermato a mezza strada. Tale visione era condivisa anche nel mondo omosessuale e transessuale, tanto che ricordo ancora lo stupore che generarò l'apparizione dentro il mondo gay delle prime persone trans non omosessuali, dato che era dato per scontato che lo scopo della transizione fosse diventare una donna eterosessuale e sposare un maschio "vero". [citare cantante]).
Anche nel movimento omosessuale prevalse a lungo tale fusione tra omosessuali e transessuali, generata dal fatto che anche la massa delle persone omosessuali condivideva la visione del sesso della cultura occidentale come un fenomeno unico, non separabile. Complicava l'analisi il fatto che a lungo, per mettere alla berlina tale visione delle cose, la sottocultura sodomitica aveva utilizzato fin dal Cinquecento l'inversione intenzionale del ruolo di genere allo scopo di sottolinearne la non-naturalità. Tipicamente, tutte le sottoculture omosessuali occidentali, quando emercono all'attenzione delle autorità, utilizzano il genere femminile anziché maschile nel parlare, nomi e nomignoli femminili, fino a complicate cerimonie che comprendono abiti femminili e soprattutto quello che in tempi recenti è stato definito il camp. Il camp, con la sue irriverenza per i rigidi ruoli sessuali socialmente imposti, a cui del resto gli omosessuali trasgrediscono semplicekente agendo i loro desideri, forniva una immagine altamente "femminilizzata" del mondo omosessuale, che facilitava la sua identificazione con la condizione trans, pur avendo motivazioni totalmente diverse. I sodomiti che giocavano alle dame di corte nel Settecento, infatti, non si identificavano come donne, semplicemente volevano mettere a nudo (e al tempo stesso alla berlina) la natura che Judith Butler avrebbe secoli dopo definito "performativa" del genere. Questo fenomeno si è ripetuto ai giorni nostri, con la "transgender umbrella" che ha risucchiato al proprio interno tutte le manifestazioni di femminilità del mondo gay maschile, arrivando a definire "transfobica" la tradizione plurisecolare del crossdressing gay perché interpretata come parodia non dell'"eterno femminiono" quale essa è, bensì delle persone transgender".

Transvestitismus

Ad un certo punto il medico e militante omosessuale Magnuis Hirschfeld prese coscienza del fatto che esisteva una differenza fra coloro, sia eterosessuali che omosessuali, che ambivano a vivere la loro intera vita in abiti femminili, e coloro che, omosessuali, si divertivano semplicemente con la trasgressione di genere di tanto in tanto (come lui stesso, noto nei locali omosessuali di Berlino come "zia Magnesia"). Coniò pertanto nel 1910 il termine "travestito" per indicare la persona che provava l'esigenza psicologica interiore di vestire gli abiti del sesso opposto[2].
Il termine non era ancora ottimale, però. Basandosi su un comportamento esteriore e non su un orientamento interiore, esso inglobava al proprio interno omosessuali effeminati e drag queens, omosessuali "cisgender" che si prostituivano in abiti femminili, transessuali veri e propri, e feticisti eterosessuali che provavano piacere sessuale nel vestire abiti femminili. In altre parole il concetto metteva assieme persone che potevano non avere nulla in comune né per quanto riguarda l'orientamento sessuale né per quanto riguarda l'identità di genere, essendo accomunate solo da una preferenza di vestiario, e per motivazioni diverse.
Per questo motivo Hirschfeld, che era un patito delle catalogazioni sempre più fini, arrivò a sotto-definire ulteriormente la categoria, riconoscendo nel 1923 un sottogruppo di persone per le quali la "inversione sessuale" era totale, non limitandosi limitava al semplice desiderio di indossare abiti del sesso opposto, arrivando fino al desiderio di possedere un corpo del sesso opposto, essendo affette da quello che Hirschfeled stesso battezzò "seelischer Transsexualismus", "transessualismo spirituale"[3].

Transexualismus

Per qualche tempo il nuovo conio sembrò non aver successo, anche per colpa della tempesta nazista e della seconda guerra mondiale che annientò fisicamente il movimento lgbt in tutto il mondo. Nel 1949 fu però tradotto in inglese da un sessuologo statunitense, David Cauldwell (1897-1959), come "transexual" nell'articolo Psychopathia transexualis[4], che faceva il verso al titolo della Psychopathia sexualis di Richard von Krafft-Ebing[5]. Particolare significativo: la paternità del celebre militante omosessuale Magnus Hirschfeld è stata fino a poco tempo fa oscurata da quella dell'oscuro medico americano, tanto che ancora il 2 febbraio 2020 la voce "transessualità" di Wikipedia affermava, perentoria: "Il termine "transessuale" è stato coniato nel 1949 dal dottor David Cauldwell (1897-1959)".
Neppure l'utilizzo da parte di Cauldwell sdoganò però la parola: per un uso generalizzato ci volle il 1966 e il libro di un medico tedesco trapiantato negli Usa, Harry Benjamin, amico personale di Magnus Hirschfeld: The transsexual phenomenon[6], destinato a diventare "la bibbia trans".

Il movimento lgbt attuale, avendo perso memoria di questa evoluzione, ha dimenticato il significato stesso di questo conio, che riferendosi ai termini latini "cis" ("al di qua", come in "Cispadano" o "cislunare") e "trans" ("al di là", come in "transpadano" o "translunare") indica la persona che è andata "al di là" del crinale che distingue un sesso dall'altro, considerandosi pienamente parte del sesso opposto.
Nella vulgata diffusa oggi fra gli attivisti postmodernisti, invece, "trans" e "cis" verrebbero dalle due configurazioni simmetriche in cui possono essere avvolte le proteine (levogira e destrogira) ossia "trans" e "cis". "Transessuale" viene così posto come il perfetto simmetrico di qualcosa che, non esistendo, è stato poi necessario inventare, ossia il cosiddetto "cisgender".

Transgenderism

Con gli anni e con l'uso si è ripetuto col termine "transessualità" lo stesso fenomeno già verificatosi con con "travestitismo": "transessuale" o "trans" è stato designato sempre più per indicare per antonomasia le prostitute appartenenti a questo gruppo. Ciò ha provocato disaffezione verso il termine, accresciuta dalla Teoria queer e dalla sua lotta contro il concetto di "sesso", al quale ha sostituito via via quello di "genere", fino ad introdurre l'abitudine di utilizzare la parola "genere" per indicare il sesso biologico. A questo punto ha iniziato a farsi strada l'inglese "transgenderism"/"transgender", adattato in italiano come "transgenderismo"/"transgender" o "transgénere".
Si tratta di un termine coniato nel 1965 dallo psichiatra John Olivan nel testo Sexual hygiene and pathology Nel 1969 "transgenderal" fu lanciato all'interno della comunità trans da Virginia Prince (1912-2009), cross-dresser eterosessuale e redattrice della rivista "Transvestia", per marcare la differenza fra se stessa (interessata unicamente a vivere secondo il ruolo di genere femminile, ma non intenzionata a modificare il proprio corpo) e le persone con disforia di genere e orientamento omosessuale, alle quali in quegli anni era applicato il termine "transessuale".
Prince sottolineò la necessità di fare tale distinzione in quanto il "travestitismo" non aveva a che fare col sesso o con la sessualità, bensì col genere:

« Io, almeno, so la differenza tra sesso e genere, ed ho semplicemente scelto di cambiare il secondo e non il primo. Se proprio una definizione fosse necessaria, dovrei essere definita una "transgenderale"[7]»
« L'idea di Prince di un "vero travestito" era chiaramente distinguibile sia dall'omosessuale che dalla persona transessuale, <Prince> affermava che i veri travestiti sono "esclusivamente eterosessuali. (...) Il travestito apprezza i propri organi maschili, prova godimento dal loro uso e non desidera la loro rimozione". (C. V. Prince, Homosexuality, transvestism and transsexualism, "American Journal of Psychotherapy", XI 1957, pp. 80–85, citato in "en.Wikipedia", voce "Virginia Prince".</ref>. »
« Il termine di origine medica (sic) “transessuale” indica quei soggetti che sviluppano una definita identità di genere (maschile o femminile) opposta al sesso di nascita e adeguano il proprio corpo alla propria identità con uso di ormoni e chirurgia estetica. Il termine “transgender”, entrato in uso dopo la pubblicazione del pamphlet Transgender liberation (Feinberg L., Transgender Liberation, World View Forum, New York 1992) indica (...) quei soggetti che, pur avendo un'identità di genere non conforme al sesso di nascita, non aderiscono pienamente al genere opposto, ma trovano più adatta a sé una collocazione intermedia tra il maschile e il femminile: di conseguenza essi intervengono con terapie ormonali e operazioni chirurgiche per modificare soltanto alcuni caratteri sessuali del proprio corpo, e non altri[8] »

Il problema della Transgender umbrella

In contrasto con una sempre più fine suddivisione di fenomeno che oggi avremmo perfino difficoltà a concepire come parte di un tutt'uno inseparabile, come l'orientamento sessuale e l'identità di genere, la politica postmoderna ha inventato quello che passa sotto il nome convenzionale di "transgender umbrella", un concetto-pastone in cui sono affastellati tutti i comportaementi che in qualche modo non si conformano alla normalità eterosessuyale, o meglio alla caricatura che ne hanno fatto i pensatori postmoderni. Rientrano così nella stessa definizione, "transgender", tanto persone trans che omosessli effeminate e lesbiche butch, travestiti, drag queen, non-binary, agender, bigender, e perfino figure non-occidentali di trasgressori del genere, come gli hijras indiani o i "due spiriti" dei nativi americani.
Salta subito all'occhio come la prima conseguenza di tale pastone sia ricreare la contrapposizione fra "normalità sessuale", che appartiene solo agli ed alle eterosessuali "cisgender", e l'anormalità sessuale, in cui rientra chiunque non sia definibile come eterosessuale cisgender. Proprio come alle origini del pensiero sessuologico borghese del'Ottocento, spazzando via un secolo mezzo di lotte famministe, omosessuali, lesbiche ed anche trans. Perché in questa notte in cui tutti i gatti sono bigi, chiunque può rivendicare l'identità di transgender, e la persone con disforia di fgenere è messa sullo stesso piano dell'adolescente che vuole vestirsi in modo eccentrico, come se le due esperienze di vita fossero in qualche modo comparabili.
L'unica differenza con il binarismo ottocentesco è che i giudizi di valore sono qui invertiti, attribuendo alla condizione transgender un valore morale ed una desiderabilità superiore rispetto a quella "etero-cis", permamendo però immatutata la contrapposizione fra le due realtà.

« Most importantly, it is key to remember that these terms like “transgender,” though they may claim to be universal, come from Western culture. On this continent, hundreds of Native nations have used their own terms for their non-binary genders and roles, now often known under the umbrella of “two-spirit.” Touting the Western LGBTQ+ terminology as the only framework without at least questioning its own roots continues 500 years of colonialism and cultural violence here, as well. It’s not only our personal duty to question the words we use, but a political one as well[9]»

Storia trans

La voce dedicata da Wikipedia alla "storia transgender" non ha dubbi: "La storia transgender risale alle prime istanze registrate di individui transgender, avvenute nelle antiche civiltà dell'Asia, anche se è soltanto a partire dalla seconda metà del XX secolo che si sono sviluppate una certa consapevolezza e una comunità di persone transgender". Dunque, la storia trans risale ai più antichi documenti storici esistenti, con un buco di documentazione che va dai più antichi documenti storici esistenti fino... alla seconda metà del XX secolo.
Trovo che questo sia un modo assurdamente contorto per riconoscere che, di storia trans in senso stretto, sia "legittimo" parlare solo a partire dalla metà del secolo scorso.
Oltre tutto, chi ha stabilito quale sia la "legittimità"? Al solito, il dogma queer nominalista secondo cui, se non esiste il significante, la parola, non può esistere, non esiste, il significato che esso designa. Fino a che non è stata inventata la parola "transessualità", non potevano esistere persone transessuali, e quindi neppure storia trans.
Come ho reso manifesto molte volte, trovo ridicolo l'approccio nominalista e queer. Documenti di persone con sintomi evidenti di disforia di genere esistono da molte epoche e culture. Semplicemente, affinché siano riconoscibili, lo storico deve imparare a tradurre le categorie tassonomiche antiche nelle corrispondenti categorie moderne, visto che il linguaggio evolve incessantemente, in modo da mettere in evidenza ciò che altrimenti apparire confuso sullo sfondo.
Ovviamente, la teologia postmoderna nega la possibilità della traduzione. Se ogni parola crea una realtà, allora la morte della parola implica la morte di tale realtà. Non esiste un significato distinto dal significante, la realtà è flusso, la parola congela pezzetti di questo flusso amorfo dando loro forma, così come quando facciamo cubetti di ghiaccio e diamo forma cubica e qualcosa, l'acqua, che per natura forma non ha. Ma se tiriamo fuori dal frigorifero che li ha "creati" quei cubetti, svanirà per sempre la forma di quel pezzetto di realtà.
Questo delirio di onnipotenza, che ha palesi origini religiose ("In principio era la Parola, e la parola era presso Dio, e la parola era Dio", si pensi solo ad Adamo che "inventa" gli animali dando loro un nome) è giunto a negare l'esistenza della fisiologia della donna prima della scoperta (che per i postmodernisti è in realtà una "invenzione", una "costruzione") della "presunta" differenza del corpo della donna rispetto a quello dell'uomo, avvenuta nel XVIII secolo. Coerentemente con questo delirio, quindi, la storia trans è impossibile in quanto il dottor Cauldwell (in realtà, Magnus Hirschfeld, ma lasciamo perdere) non inventò la transessualità prima del 1949, e per gli storici tutto ciò che abbia almeno 70 anni è cronaca, non storia.

Il problema metodologico delle passing women

Un curioso articolo del 1915, intitolato: Lived six years in trans-sexed attire - Girl buried in her "first black suit" (Ha vissuto sei anni con abiti tras-sessuati. Ragazza sepolta col suo "primo abito maschile nero"), sul "The evening record" di Chicago il 9 febbraio 1915, esemplifica un problema molto serio con cui si confronta chi voglia fare storia trans.
L'articolo parla di una ragazza ebrea immigrata negli Usa che, allo scopo di accedere a uno stipendio superiore in un'epoca in cui le donne erano deliberatamente pagate meno a parità di lavoro, nonché intenzionalmente escluse dai lavori più redditizi, si veste da uomo per lavorare come garzone e guadagnare uno stipendio sufficiente a mantenere sé e la sua "amica", che spaccia per "moglie". Morta di tubercolosi, viene sepolta nel suo abito "trans-sessuale", termine coniato dal giornalista seguendo la medesima logica che avrebbe guidato Hirschfeld a proporre questo stesso termine, sia pure in contesto diverso.
Il fatto che il documento sia stato ripubblicato da un sito di storia trans indica che chi lo ha scoperto dia per scontato che si trattava di una persona trans f-t-m. Purtroppo però la situazione non è così chiara. Nel testo dell'articolo, la compagna del defunto afferma che, quando la sua salute aveva iniziato a deteriorarsi, aveva pensato a vestirsi lei da uomo e prendere il posto del defunto come "bread-winner" della famiglia, incontrando un rifiuto del suo "marito". Questa dinamica permette di sospettare che le due amiche fossero in realtà una coppia lesbica, e che quello a cui assistiamo fosse il role-playing ben noto di "lesbica butch" e "lesbica femme", che si impernia sullo scardinamento dei ruoli di genere, e non su quello dell'identità di genere.
Come già detto, secoli di contestazione di basso profilo da parte della realtà omosessuale sono passati attraverso l'eversione dei ruoli di genere, il "gender-fucking". Per l'attivismo trans attuale ciò non è un problema: qualsiasi eversione dei ruoli di genere, di qualsiasi tipo, per qualsiasi motivo, è "transgenderismo". In questo modo milioni di lesbiche e gay, che non hanno mai avuto problemi con la loro identità di genere, vengono annessi per decreto alla realtà trans. Allo scopo di realizzare questo progetto "inclusivo" ("Oggi Topolinia, domani il mondo!"), molti attivisti trans sostengono che per essere trans non è (più) necessario sperimentare disforia di genere.
Il presente è un saggio di storia, non un pamphlet anti-queer (quello, l'ho già scritto altrove [nota]), quindi non mi addentrerò nel dibattito, limitandomi a far notare che nel momento in cui si disaccoppia la disforia dal concetto di "trans", la "storia trans" diventa di fatto impossibile, visto che diventa la storia di chiunque non corrispondesse allo stereotipo di genere, cioè in pratica di qualsiasi essere umano.
Di fatto si pratica una eterosessualizzazione del concetto di trans, secondo quanto sognato da Virginia Prince, facendo del transgenderismo una semplice scelta di abiti da indossare. Anche ammesso che questa sia la scelta giusta (e lo ripeto, questo non è un pamphlet, quindi non argomenterò pro o contro questa idea) resta il fatto che dando invece una definizione più stretta del concetto di "trans", legandolo a una incoercibile disforia di genere così come teorizzato all'inizio del XX secolo, una storia trans, distinta da quella di cross-dresser, camp, butch, drag queen, trazgrezziva in guazzetto e quant'altro, resta possibile.
Nel seguito di questo scritto cercherò quindi tracce di persone che si identificavano nel sesso opposto a quello di nascita, ossia che manifestavano una qualche forma di disforia. Eì falsoc he chiunque abiti eterodossi diventi ipso facto queer o peggio ancora trans: chi lo sostiene non ha mai letto i pesanti pamphlets scritti in epoca barocca contro l'effeminatezza della moda maschile, tale da rendere sodomiti, prima o poi, tutti gli uomini che l'adottavano. [nota. Citare fops].

Casi storici

  • Homo utriusque sexus del liber monstrorum
  • Donna citata da Montaigne
  • Samanta Sessa, I cattivi portamenti di Rosa. Transvestismo e condizione femminile nell'Europa e nella Toscana del Settecento, Tesi di laurea specialistica, Università di Pisa, 2010.
  • Margaret Miller, Reexamining transvestism in archaic and classical Athens: the Zewadski stamnos, AJA, CIII 1999, 2, pp. 223-253.
  • Francisco Vazquez Garcia, "Del hermafrodita al transexual". In: Corral, Navidad (cur), Prosa corporal, Talasa, Madrid 2007, pp. 75-97.
  • Kerrick Lucker, The gallae; transgender priests of ancient Greece, Rome, and the Near East, _________, Tesi di laurea,

Londra 1300

- Ruth Karras & Boyd, David, "Ut cum muliere: a male transvestite prostitute in Medieval London". In: L. Fradenberg & C. Freccero (curr.), The pleasures of history, Routledge NY 1996, pp. 101-....

Rolandino Roncaglia 1354

Lilla, 1458

Jacques du Clercq (1424–1469), Mémoires de 1448 à 1467, in: Jean Alexandre C. Buchon (a cura di), Choix de chroniques et mémoires sur l'histoire de France, V, ______, Paris 1838, pp. 1-308, p. 139:

« Le dix septiesme jour dudict mois de mars, feut ards, en la ville de Lille, ung homme, lequel se disoit estre homme et femme et avoir les deux sexes, mais il n’en estoit riens; et estoit homme, combien qu’il feust habillé en habit de femme. Ainsy s’habilloit pour coucher avec des josnes hommes, avecq lesquels il commectoit le péché de sodomie[10]»

Poggio Bracciolini pre 1452

Poggio Bracciolini (1380-1459), Le facezie [1438-1452], Rizzoli, Milano 1983.

107 Alia fabula per Angelottum dicta
Aderat Angelottus, Episcopus Anagninus, cum haec Cincius recitasset, et alteram huic similem fabellam dixit:
"Affinis", inquit, "meus" (nomine eum appellans), "cum noctu urbe deserta perambularet, obviam mulierem, quam existimabat, et quidem speciosam forma, ut videbatur, cognovit. Tum illa, ad eum terrendum, in hominis turpissimi formam versa: 'Et quid egisti?' inquit, 'equidem te, insulse, decepi'. Tum ille: 'Ut lubet', intrepidus inquit, 'et ego tibi culum maculavi'".

Traduzione adattata da quella Sommaruga di Roma nel 1884 (di cui segue la numerazione delle facezie), CVI Altra storia narrata da Angelotto
Quando Cencio narrò quella storia, era presente Angelotto, vescovo di Anagni, e raccontò di un altro caso simile:
"Un mio parente", disse (e ne fece il nome), "una notte che passeggiava per la città deserta, incontrò una donna, a quanto credette, che gli parve anche bella, e con quella fece l'affar suo.
Ed essa, dopo ciò, per spaventarlo, cangiata in aspetto di bruttissimo uomo: 'E che hai tu fatto?', gli disse. 'Per verità, io, sciocco, ti ho ingannato'.
Ed egli: 'Come ti piace', rispose franco, 'ed io t'ho macchiato il culo'".

Johann Burckhardt (ca. 1450-1506), 1483

Il Diario del Burcardo (ca. 1450-1506) ci fa sapere che il 7 aprile 1498 fu strangolato e poi bruciato un travestito mussulmano in camp dei fiori a Roma:

« Fu arrestata una cortigiana, ossia una onesta meretrice, detta Corsetta, che conviveva insieme a un moro travestito da donna, da lei conosciuto non so come. Entrambi furono condotti per la città in segno di scandalo. La donna indossava una veste di velluto nero, lunga fino a terra, sciolta, senza cintura. Il moro invece portava i suoi soliti abiti da donna. Le sue braccia, in alto sopra i gomiti, erano state legate con forza dietro la schiena, mentre tutti i vestiti fino alla camicia erano stati sollevati sopra l'ombelico: in modo che si vedessero bene i testicoli o genitali, e apparisse chiaro il suo inganno. Fatto il giro della città, Corsetta fu lasciata libera, mentre il moro fu tenuto in prigione fino a sabato 7 del presente mese di aprile, quando fu fatto uscire dal carcere della torre di Nona insieme a due briganti.

Preceduti da uno sbirro a cavallo di un asino, che portava legati in cima a una canna i testicoli tagliati a un giudeo reo di essersi congiunto a una donna cristiana, i tre furono condotti in Campo de' Fiori. Qui i due briganti vennero subito impiccati. Il moro invece fu posto sopra un fascio di legna e strangolato alla colonna del patibolo, torcendo con un bastone dietro alla colonna la corda che gli era stata messa intorno al collo. Poi fu appiccato il fuoco al rogo, che tuttavia si spense per il sopraggiungere della pioggia: ma le gambe, più vicine alle fiamme, si incenerirono[11]»

Giovanbattista Della Porta (1535-1615) (1586 e 1589)

Libro V. Della figura dell'Effeminato. Cap. XI.

« /p. 533/ Nell'isola di Sicilia son molti effeminati, et io ne viddi uno in Napoli di pochi peli in / p. 534 / barba o quasi niuno; di piccola bocca, di ciglia delicate e dritte, di occhio vergognoso, come donna; la voce debile e sottile non poteva soffrir molta fatica; di collo non fermo, di color bianco, che si mordeva le labra; et insomma con corpo e gesti di femina. Volentieri stava in casa, e sempre con una faldiglia, come donna attendeva alla cucina et alla conocchia; fuggiva gli omini e conversava con le femine volentieri, e giacendo con loro, era più femina che l'istesse femine; ragionava come femina, e si dava l'articolo femineo sempre: trista me, amara me; et il peggio era, che peggior d'una femina sopportava la nefanda Venere[12]»

Libro VI. Come i molli e delicati divenghino robusti e duri. Cap. X.

«  <Nei climi freddi e umidi> gli uomini non han mai voglia di meschiarsi con le mogli per la molta umidità; e per esser ancora i ventri troppo molli e freddi fuggono il coito; sì che quando questi uomini si giongono con le lor mogli, e veggono che sono impotenti, e tentato il negozio due e tre volte e quattro, non gli riesce, subito dicono che sono effeminati e si vestono le vesti da donna, e si stanno con le donne trattando negozii di donne; così fanno e parlano, e si vogliono far chiamare effeminati.[13]»

Caterina Vizzani / Giovanni Bordoni (1719-1743)

Penta, Femminelli napoletani galattorrea

Soccorsa Cassone (19..)

Note

  1. _______ Oosterhuis, _____ ______ _________ 2000, p. 47.
  2. Già nel 1912 il termine appariva nel titolo d'un libro dello stesso Magnus Hirschfeld e Max Tilke, Die Transvestiten. Über den erotischen Verkleidungstrieb, Alfred Pulvermacher, Berlin 1912.
  3. Magnus Hirschfeld, Die intersexuelle Konstitution: Erweiterung eines am 16. März 1923 im hygienischen Institut der Universität Berlin gehaltenen Vortrags, "Jahrbuch für sexuelle Zwischenstufen", XXIII 1923, pp. 9-26, la citazione viene da p. 15.
  4. David Cauldwell, Psychopathia transexualis, "Sexology", December 1949, pp. 274–280. Redito online su "The international journal of transgenderism", Volume 5, Number 2, April-June 2001, online qui. Disponibile anche in traduzione italiana qui.
  5. Sull'episodio si vedano: Richard Ekins e Dave King, Pioneers of transgendering: the popular sexology of David O. Cauldwell, "The international journal of transgenderism", Volume 5, Number 2, April-June 2001.
  6. Traduzione italiana: Harry Benjamin, Il fenomeno transessuale, Astrolabio, Roma 1968.
  7. Citazione da: Richard Ekins e Dave King, The transgender phenomenon, Sage, London 2006, p. 52.
  8. Lorenzo Bernini, Uno spettro s'aggira per l'Europa... Sugli usi e gli abusi del concetto di gender, Cambio, n. 8, IV dicembre 2014, pp. 81-90, p. 81.
  9. Camden Goetz, History of the word: transgender, "Point foundation", February 27, 2017.
  10. Da: Christof Rolker, A sodomite claiming to be hermaphrodite (Lille, 1458) – "Männlich-weiblich-zwischen"
  11. Johann Burckhardt (ca. 1450-1506), Alla corte di cinque papi. Diario 1483-1506, Longanesi, Milano 1988, p. 269. (Liber notarum ab anno 1483 usque ad annum 1506, in: Rerum italicarum scriptores, Lapi, Città di Castello 1913, vol. XXXII, pars. I, vol. 2).
  12. Giovanbattista Della Porta, Della fisionomia dell'uomo, Guanda, Parma 1988, che segue la traduzione italiana del 1610 dell'originale testo latino.
  13. Ivi, p. 533.

Bibliografia

  • Maxime Foerster, Histoire des transsexuels en France, H&O, ... 2006, ISBN 9782845471382. Poi come: Elle ou lui? Une histoire des transsexuels en France, La Musardine, .... 2012, ISBN 9782842714000.
  • Jenny Latreille, Trans en France: Histoire des personnes trans en France et ailleurs d'autrefois à nos jours, Edito in proprio, 2018, ISBN 9781790456758.

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Voci correlate