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(Transexualismus)
(Il problema della Transgender umbrella)
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Salta subito all'occhio come la prima conseguenza di tale pastone sia ricreare la contrapposizione fra "normalità sessuale", che appartiene solo agli ed alle eterosessuali "cisgender", e l'anormalità sessuale, in cui rientra chiunque non sia definibile come eterosessuale cisgender. Proprio come alle origini del pensiero sessuologico borghese del'Ottocento, spazzando via un secolo mezzo di lotte famministe, omosessuali, lesbiche ed anche trans. Perché in questa notte in cui tutti i gatti sono bigi, chiunque può rivendicare l'identità di transgender, e la persone con disforia di fgenere è messa sullo stesso piano dell'adolescente che vuole vestirsi in modo eccentrico, come se le due esperienze di vita fossero in qualche modo comparabili.<br>
 
Salta subito all'occhio come la prima conseguenza di tale pastone sia ricreare la contrapposizione fra "normalità sessuale", che appartiene solo agli ed alle eterosessuali "cisgender", e l'anormalità sessuale, in cui rientra chiunque non sia definibile come eterosessuale cisgender. Proprio come alle origini del pensiero sessuologico borghese del'Ottocento, spazzando via un secolo mezzo di lotte famministe, omosessuali, lesbiche ed anche trans. Perché in questa notte in cui tutti i gatti sono bigi, chiunque può rivendicare l'identità di transgender, e la persone con disforia di fgenere è messa sullo stesso piano dell'adolescente che vuole vestirsi in modo eccentrico, come se le due esperienze di vita fossero in qualche modo comparabili.<br>
 
L'unica differenza con il binarismo ottocentesco è che i giudizi di valore sono qui invertiti, attribuendo alla condizione transgender un valore morale ed una desiderabilità superiore rispetto a quella "etero-cis", permamendo però immatutata la contrapposizione fra le due realtà.
 
L'unica differenza con il binarismo ottocentesco è che i giudizi di valore sono qui invertiti, attribuendo alla condizione transgender un valore morale ed una desiderabilità superiore rispetto a quella "etero-cis", permamendo però immatutata la contrapposizione fra le due realtà.
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{{quote|''Most importantly, it is key to remember that these terms like “transgender,” though they may claim to be universal, come from Western culture. On this continent, hundreds of Native nations have used their own terms for their non-binary genders and roles, now often known under the umbrella of “two-spirit.” Touting the Western LGBTQ+ terminology as the only framework without at least questioning its own roots continues 500 years of colonialism and cultural violence here, as well. It’s not only our personal duty to question the words we use, but a political one as well''<ref>Camden Goetz, ''[https://pointfoundation.org/history-word-transgender/ History of the word: transgender]'', "Point foundation", February 27, 2017.</ref>.}}
  
 
==Storia trans==
 
==Storia trans==

Versione delle 17:20, 5 feb 2020

Uranismus, Dritte geschlecht, Sexuelle zwischenstuefen

Alle origini dell'approccio moderno alla realtà lgbt spiccano due elementi: la presenza determinante di persone lgbt nella creazione dei concetti usati in seguito da medici, psichiatri e psicoanalisti (sia pure caricandoli di significati patologici), e l'iniziale confusione tra tutti i quanti i fenomeni legati a intersessualità, omosessualità e transessualità.
Non si tratta di una vera e propria ignoranza dei fenomeni, quanto di una resistenza di tipo ideologico, che arrivava a sancire pene per chi avesse sostenuta la differenza teorica fra questi elementi. La società occidentale premoderna (e, sulla sua scia, il pensiero conservatore di oggi, per esempio quello da cui attinge tutto il movimento "No-gender") teorizza infatti la sessualità umana come blocco unico, i cui elementi (per espresso volere divino) non sono separabili, pena la caduta nel "contro-natura". Il sesso biologico è un destino di nascita, che determina in modo obbligatorio:

  • Ovviamente, il sesso di appartenenza (che, è opportuno ricordarlo, in latino è genus, "genere"): "Sei nato con i genitali maschili, pertanto sei un maschio";
  • L'identità di genere dell'individuo ("Sei nato con i genitali maschili, quindi è logico che ti identifichi come maschio");
  • L'orientamento sessuale dell'individuo ("Sei nato con i genitali maschili, quindi è logico che ti senta attratto dalle femmine");
  • Il ruolo di genere dell'individuo ("Sei nato con i genitali maschili, quindi sei tenuto a un comportamento 'virile'").

Storicamente, fin dall'antichità, ogni categoria di persone che per qualche motivo ha cercato di trasgredire a tale norma, è stata colpita da sanzioni che vanno da lievi (scherno, disprezzo) a gravissime (pena di morte previa tortura, come la morte per rogo).
Ciò non implica però che tale distinzione sia, come affermano unanimi sia il movimento "no-gender" sia quello postmoderno/queer, una "invenzione moderna". L'esistenza di un "istinto (etero)sessuale" è data per scontata come dato autoevidente, essendo presente in tutti gli animali, incluso l'animale umano (per quanto sia post coitum triste). L'"appetito generativo" o "l'istinto a copulare" o il "naturale affetto", o l'"istinto di libidine" o in qualunque altro modo fosse definito, era palesemente uno strumento stabilito da Dio, o dalla Natura, per garantire la propagazione della specie. Esso era teorizzato come universale e cogente, al punto da far considerare dimostrazione di supremo autocontrollo la capacità di tenerlo a freno.
Ma è almeno dai tempi dei Problemata dello pseudo-Aristotele che la nostra civiltà si chiede se, analogamente, i comportamenti omosessuali osservati fra gli esseri umani, non possano avere a loro volta una causa "naturale". Se non possano essere "connaturati" alla natura individuale di un individuo. -------- ha dedicato una splendida monografia a dimostrare quanto turbamento e quanto scompiglio abbia gettato questo passo oggi ignoto alla gran parte degli studiosi, tra i "filosofi naturali" del medioevo. San Tommaso d'Aquino dovette dedicarecomplessi sillogismi a dimostrare che la risposta non poteva essere che "no". Altri, che presero la strada opposta, videro condannare apertamente come eretica la loro tesi. Per secoli nel dibattito sul "coito contro natura" si esercita un sotterraneo braccio di ferro tra narrazione dominante, secondo cui qualsiasi appetito carnale al di fuori di quello eterosessuale era "cvontro natura" (e punibile col rogo) e sparsi ma spesso influenti pensatori, spesso ma non solo omosessuali essi stessi, che in termini sempre diversi, ed esprimento il dovuto e atteso sdegno verso la bruttezza del coito omosessuale, spacciavano di nascosto la tesi che l'attrazione per il proprio sesso potesse essere naturale e connaturata nel singolo individuo. In ciò aiutava l'astrologia dalla quale, è giusto ricordarlo, derivano i termini di "inclinazione" e di "orientamento", che in origine indicavano l'inclinazione, in senso geometrico, che un astro aveva al momento della nascita rispetto all'orizzonte. Gli astri "inclinant" (anche se, ci si affrettava ad aggiungere, "non cogunt", non costringono) ogni essere umano in modo diverso, a seconda delle diverse configurazioni presenti alla nascita. Quindi persone diverse possono avere inclinazioni del tutto opposte pur essendo state educate nello stesso ambiente.
Queste riflessioni si coagulano fin dal XVI secolo nel pensiero "libertino", che sostiene la "naturalità" di tutti i "gusti" sessuali, e sfociano nel XVIII secolo nella tesi del "terzo sesso" intermedio fra quello maschile e femminile, che annovera coloro che hanno il corpo tipico di un sesso e l'appetito sessuale (definito "gusto" o "genio") del sesso opposto. E' importante notare che tali riflessioni non ci arrivano dalla medicina, come pretendono oggi molti storici, bensì dal dibattito filosofico (più vicino alla teologia di quanto non fossero le scienze) anche grazie a un enorme, dimenticato contributo dall'antiquaria e dalla filologia. La medicina, in tutto ciò, arriva solo per patologizzare a cosa fatte, dopo, cioè, che gli omosessuali avevano iniziato a teorizzare se stessi come gruppo umano a parte, addirittura come un "terzo sesso".
Destino lievemente diverso ebbe la questione della difformità sessuale basata sui genitali. L'intersessualità non era sfuggita all'attenzione dei nostri avi, che in molte culture del mondo, compresa la nostra, avevano inventato divinità ermafrodite, tali cioè da possedere sia i caratteri maschili che femminili. La natura in qualche modo "divina" della condizione sessuale "intermedia" va però bilanciata con la testimonianza data da Luciano di Samosata, secondo cui gli animali ermafroditi venivano bruciati vivi (e ci si chiede quanto tale tradizione mai studiata abbia influito sulla decisione di bruciare al rogo i sodomiti, nel IV secolo d.C.). L'intersessuale è "monstrum" nel doppio senso che questa parola ha in latino: prodigio degno di essere mostrato, e mostro. Il che non impedì alla narrazione dominante di inserire, con un certo agio, la realtà intersessuale tra i fatti appurati della vita, stabilendo una serie di regole rigide ma non incapaci di tenere conto, nei casi assolutamente dubbi, della "identità di genere" della persona direttamente interessata nell'attribuirle un sesso. Resta il fatto che tali prassi escludeva invece recisamente la possibilità che potesse esistere un "terzo" sesso, obbedendo a una rigida logica binaria per cui il sesso, se non evidente da sé, andava assegnato d'autorità scegliendo fra due sole opzioni.
In questo quadro in cui uomini e donne, persone che agivano secondo natura e sodomiti, persone di un solo sesso ed ermafroditi, erano tutte categorie in cui gli esseri umani erano riconosciuti e si riconoscevano, non emerge una identità "trans" autonoma se non molto tardi. Le persone che oggi definiremmo "trans" vengono di solito categorizzate in base al loro comportamento esteriore e non in base alla loro identità di genere. Concetto, peraltro, inesistente fino agli anni Cinquanta del secolo passato.

Transvestitismus

Questo termine fu inventato nel 1910 dal medico e militante omosessuale [Magnus Hirsfeld]] per indicare le persone, in parte omosessuali ma in parte anche eterosessuali, che provavano l'esigenza psicologica interiore di vestire gli abiti del sesso opposto[1].
Si trattò di una categoria-ombrello, nella quale convivano alla rinfusa omosessuali effeminati e drag queens, omosessuali "cisgender" che si prostituivano in abiti femminili, transessuali veri e propri, e feticisti eterosessuali che provavano piacere sessuale nel vestire abiti femminili. In altre parole il concetto metteva assieme persone che potevano non avere nulla in comune né per quanto riguarda l'orientamento sessuale né per quanto riguarda l'identità di genere, essendo accomunate solo da una preferenza di vestiario, e per motivazioni diverse.
Per questo motivo Hirschfeld si trovò costretto a sotto-definire ulteriormente la categoria, riconoscendo nel 1923 un sottogruppo di persone per le quali la "inversione sessuale" era totale, e non si limitava al semplice desiderio di indossare abiti del sesso opposto, ma arrivava fino al desiderio di possedere un corpo del sesso opposto, essendo affette da quello che Hirschfeled stesso battezzò "seelischer Transsexualismus", "transessualismo spirituale"[2].

Transexualismus

Il termine fu ripreso e lanciato nel 1949 da un sessuologo statunitense David Cauldwell (1897-1959) che lo avrebbe tradotto in inglese come "transexual" nell'articolo Psychopathia transexualis[3], che faceva il verso al titolo della Psychopathia sexualis di Richard von Krafft-Ebing. Particolare curioso: la paternità del celebre militante omosessuale Magnus Hirschfeld è stata fino a poco tempo fa oscurata da quella dell'oscuro medico americano, tanto che ancora il 2 febbraio 2020 la voce "transessualità" di Wikipedia affermava, perentoria: "Il termine "transessuale" è stato coniato nel 1949 dal dottor David Cauldwell (1897-1959)".
Il termine ebbe vasta diffusione da quando fu adottato nel 1966 da un medico tedesco trapiantato in Germania, Harry Benjamin, amico personale di Magnus Hirschfeld, nel libro The transsexual phenomenon (tradotto in italiano come Il fenomeno transessuale), destinato a diventare "la bibbia trans".

Avendo perso totalmente memoria di questa evoluzione, ha dimenticato il senso di questo conio, che riferendosi ai termini latini "cis" ("al di qua", come in "Cispadano" o "cislunare") e "trans" ("al di là", come in "transpadano" o "translunare") indica la persona che è andata "al di là" del crinale che distingue un sesso dall'altro, considerandosi pienamente parte del sesso opposto.
Si noti che Hirschfeld credette fino alla fine dei suoi giorni alla teoria del "terzo sesso", a sua volta creata da un altro militante omosessuale, da Hirscfeld riconosciuto come suo predecessore: Karl Heinrich Ulrichs.

Nella vulgata diffusa oggi fra gli attivisti postmodernisti, "trans" e "cis" verrebbero dalle due modalità in cui possono essere avvolte le proteine (levogira e destrogira) ossia trans e cis. "Transessuale" viene così posto come il perfetto simmetrico di qualcosa che, non esistendo, è stato necessario inventare, il cosiddetto "cisgender".


In realtà, come abbiamo visto, Benkert inventò nel 1869 la parola Homosexualität proprio perché insoddisfatto del termine Urningtum (uranismo) creato nel 1864 da Ulrichs, che caratterizzava un individuo come dotato di «un'anima femminile rinchiusa in un corpo maschile», ossia in senso transessuale. Invece, negli scritti di Benkert né l'identità di genere tradizionale né l'adesione degli omosessuali al ruolo di genere "adeguato" sono mai messi in discussione. La «faglia epistemologica» fra i due veri padri del concetto «moderno» di «omosessualità» correva insomma sulla volontà di includervi o meno il transessualismo: Ulrichs lo fece, Benkert no. Uno storico ha, come minimo, il dovere di tener conto di tale differenze, invece di dare giulivamente per scontato che una definizione valga l'altra.

E invece non è lecito confondere omosessuale e invertito, perché l'«invertito», che ha il corpo d'un sesso ma la psiche del sesso opposto, non è un «omosessuale», ma un «transessuale» o un transgender. Come fa notare Oosterhuis 2000: La sua [di Krafft-Ebing] comprensione dei sentimenti sessual-contrari non dovrebbe essere confusa con la nozione attuale di omosessualità. Laddove l'omosessualità oggi si riferisce alla scelta d'oggetto per lo stesso sesso, Krafft-Ebing e la maggior parte dei suoi colleghi spiegavano l'attrazione per lo stesso sesso, a cui a quell'epoca spesso ci si riferiva come «inversione», a una mistura biologica e psicologica di maschilità e femminilità. L'orientamento omosessuale era associato a un'identità di genere invertita, che comprendeva anche quello che oggi noi consideriamo travestitismo e transessualismo. (p. 47)

In realtà fu il militante omosessuale e medico Magnus Hirschfeld a usare per primo nel 1923 l'espressione seelischer Transsexualismus (transessualismo dell'anima/della psiche): si veda su ciò il bel saggio di Richard Ekins and Dave King, «Pioneers of transgendering: the popular sexology of David O. Cauldwell», in The international journal of transgenderism, Volume 5, Number 2, April-June 2001, disponibile online.

Transgenderism

Con gli anni e con l'uso si è ripetuto col termine "transessualità" lo stesso fenomeno già verificatosi con con "travestitismo": "transessuale" o "trans" è stato designato sempre più per indicare per antonomasia le prostitute appartenenti a questo gruppo. Ciò ha provocato disaffezione verso il termine, accresciuta dalla Teoria queer e dalla sua lotta contro il concetto di "sesso", al quale ha sostituito via via quello di "genere", fino ad introdurre l'abitudine di utilizzare la parola "genere" per indicare il sesso biologico. A questo punto ha iniziato a farsi strada l'inglese "transgenderism"/"transgender", adattato in italiano come "transgenderismo"/"transgender" o "transgénere".
Si tratta di un termine coniato nel .... da ... Nel ... fu popolarizzato all'interno della comunità trans da Virginia Prince (1912-2009), redattrice della rivista "Transvestia" e cross-dresser eterosessuale, alla ricerca di un termine per marcare la distinzione fra persone con disforia di genere e orientamento omosessuale, ai quali era per lo più applicato il termine "transessuale" in quegli anni, e persone con orientamento eterosessuale, spesso sposate, che non erano necessariamente disforiche. Prince also helped popularize the term 'transgender', and erroneously asserted that she coined transgenderist and transgenderism, words which she meant to be understood as describing people who live as full-time women, but have no intention of having genital surgery.[17] Prince also consistently argued that transvestism is very firmly related to gender, as opposed to sex or sexuality.[17] Her use of the term "femmiphile" related to the belief that the term "transvestite" had been corrupted, intending to underline the distinction between heterosexual crossdressers, who act because of their love of the feminine, and the homosexuals or transsexuals who may cross-dress. (...)
Prince's idea of a "true transvestite" ("Prince, C.V. (1957). "Homosexuality, Transvestism and Transsexualism". American Journal of Psychotherapy. 11: 80–85) was clearly distinguished from both the homosexual and the transsexual, claiming that true transvestites are "exclusively heterosexual... The transvestite values his male organs, enjoys using them and does not desire them removed". (Prince, C.V. (1957). "Homosexuality, Transvestism and Transsexualism". American Journal of Psychotherapy. 11: 80–85). Da Wikipedia, voce Virginia prince.

Il problema della Transgender umbrella

In contrasto con una sempre più fine suddivisione di fenomeno che oggi avremmo perfino difficoltà a concepire come parte di un tutt'uno inseparabile, come l'orientamento sessuale e l'identità di genere, la politica postmoderna ha inventato quello che passa sotto il nome convenzionale di "transgender umbrella", un concetto-pastone in cui sono affastellati tutti i comportaementi che in qualche modo non si conformano alla normalità eterosessuyale, o meglio alla caricatura che ne hanno fatto i pensatori postmoderni. Rientrano così nella stessa definizione, "transgender", tanto persone trans che omosessli effeminate e lesbiche butch, travestiti, drag queen, non-binary, agender, bigender, e perfino figure non-occidentali di trasgressori del genere, come gli hijras indiani o i "due spiriti" dei nativi americani.
Salta subito all'occhio come la prima conseguenza di tale pastone sia ricreare la contrapposizione fra "normalità sessuale", che appartiene solo agli ed alle eterosessuali "cisgender", e l'anormalità sessuale, in cui rientra chiunque non sia definibile come eterosessuale cisgender. Proprio come alle origini del pensiero sessuologico borghese del'Ottocento, spazzando via un secolo mezzo di lotte famministe, omosessuali, lesbiche ed anche trans. Perché in questa notte in cui tutti i gatti sono bigi, chiunque può rivendicare l'identità di transgender, e la persone con disforia di fgenere è messa sullo stesso piano dell'adolescente che vuole vestirsi in modo eccentrico, come se le due esperienze di vita fossero in qualche modo comparabili.
L'unica differenza con il binarismo ottocentesco è che i giudizi di valore sono qui invertiti, attribuendo alla condizione transgender un valore morale ed una desiderabilità superiore rispetto a quella "etero-cis", permamendo però immatutata la contrapposizione fra le due realtà.

« Most importantly, it is key to remember that these terms like “transgender,” though they may claim to be universal, come from Western culture. On this continent, hundreds of Native nations have used their own terms for their non-binary genders and roles, now often known under the umbrella of “two-spirit.” Touting the Western LGBTQ+ terminology as the only framework without at least questioning its own roots continues 500 years of colonialism and cultural violence here, as well. It’s not only our personal duty to question the words we use, but a political one as well[4]»

Storia trans

La voce dedicata da Wikipedia alla "storia transgender" non ha dubbi: "La storia transgender risale alle prime istanze registrate di individui transgender, avvenute nelle antiche civiltà dell'Asia, anche se è soltanto a partire dalla seconda metà del XX secolo che si sono sviluppate una certa consapevolezza e una comunità di persone transgender". Dunque, la storia trans risale ai più andtichi documenti storici esistenti, con un buco che va dalle origini alla seconda metà del XX secolo. un modo un po' complicato per negare che, di storia trans in senso stretto, sia legittimo parlare solo a partire dalla metà del secolo scorso? Oppure, autolesionismo causato dal noto dogma postmodernista secondo cui un fenomeno non esiste prima che gli sia stato dato un nome dai medici, cosa che nel nostro caso avvenne nel 1949 (in realtà 1920, ma lasciamo correre), come afferma espressamente la voce stessa laddove dice che "Gli studi transgender sono stati istituiti come disciplina accademica solo nel 1990, quindi risulta difficoltoso applicare la categoria transgender alla cultura cinese entro un contesto storico"? In altre parole, se non cìè un accademico che dà il permesso di esistere ad una inoranza, detta minoranza non può esistere?
Come ho reso esplicito in altri miei studi, ritengo puro delirio di onnipotenza tale approccio. Documenti di persone con sintomi evidenti di disforia di genere esistono da molte epoche e culture. Semplicemente, affinché siano riconoscibili, lo storico deve imparare a tradurre le categorie tassonomiche antiche nelle corrispondenti categorie moderne, in modo da mettere in evidenza ciò che altrimenti apparire confuso sullo sfondo. Ovviamente, la teologia postmoderna nega la possibilità della traduzione. Se ogni parola crea una realtà, allora la morte della parola implica la morte di tale realtà,. Non esiste un significato distinto dal significante, la realtà è flusso, la parola congela pezzetti di questo flusso amorfo dando loro forma, così come quando facciamo cubetti di ghiaccio e diamo forma cubica e qualcosa, l'acqua, che per natura forma non ha. Ma portando quei cubetti sopra lo zero, svanirà per sempre la forma di quel pezzetto di realtà.
Questo delirio di onnipotenza, che ha palesi origini religiose ("In principio era la Parola, e la parola era presso Dio, e la parola era Dio", si pensi solo ad Adamo che "inventa" gli animali dando loro un nome) è giunto a negare l'esistenza della fisiologia della donna prima della scoperta (che per i postmodernisti è in realtà una "invenzione", una "costruzione") della "presunta" differenza del corpo della donna rispetto a quello dell'uomo, avvenuta nel XVIII secolo. Coerentemente con questo delirio, quindi, la storia trans è impossibile in quanto il dottor Cauldwell (in realtà, Magnus Hirschfeld, ma lasciamo perdere) non inventò la transessualità prima del 1949, e per gli storici tutto ciò che abbia almeno 70 anni è cronaca, non storia.

Casi storici

Rolandino Roncaglia

  • Homo utriusque sexus delliber monstrorum
  • Siciliano di Della Porta
  • (Simile il caso del moro bruciato a Campo dei Fiori a Roma)
  • Catterina Vizzani
  • Soccorsa Cassone


- Ruth Karras & Boyd, David, "Ut cum muliere: a male transvestite prostitute in Medieval London". In: L. Fradenberg & C. Freccero (curr.), The pleasures of history, Routledge NY 1996, pp. 101-....

  • Samanta Sessa, I cattivi portamenti di Rosa. Transvestismo e condizione femminile nell'Europa e nella Toscana del Settecento, Tesi di laurea specialistica, Università di Pisa, 2010.
  • Margaret Miller, Reexamining transvestism in archaic and classical Athens: the Zewadski stamnos, AJA, CIII 1999, 2, pp. 223-253.
  • Francisco Vazquez Garcia, "Del hermafrodita al transexual". In: Corral, Navidad (cur), Prosa corporal, Talasa, Madrid 2007, pp. 75-97.
  • Kerrick Lucker, The gallae; transgender priests of ancient Greece, Rome, and the Near East, _________, Tesi di laurea,

Note

  1. Già nel 1912 il termine appariva nel titolo d'un libro dello stesso Magnus Hirschfeld e Max Tilke, Die Transvestiten. Über den erotischen Verkleidungstrieb, Alfred Pulvermacher, Berlin 1912.
  2. Magnus Hirschfeld, Die intersexuelle Konstitution: Erweiterung eines am 16. März 1923 im hygienischen Institut der Universität Berlin gehaltenen Vortrags, "Jahrbuch für sexuelle Zwischenstufen", XXIII 1923, pp. 9-26, la citazione viene da p. 15.
  3. David Cauldwell, Psychopathia transexualis, "Sexology", December 1949, pp. 274–280. Redito online su "The international journal of transgenderism", Volume 5, Number 2, April-June 2001, online qui. Disponibile anche in traduzione italiana qui.
  4. Camden Goetz, History of the word: transgender, "Point foundation", February 27, 2017.

Bibliografia

  • Maxime Foerster, Histoire des transsexuels en France, H&O, ... 2006, ISBN 9782845471382. Poi come: Elle ou lui? Une histoire des transsexuels en France, La Musardine, .... 2012, ISBN 9782842714000.
  • Jenny Latreille, Trans en France: Histoire des personnes trans en France et ailleurs d'autrefois à nos jours, Edito in proprio, 2018, ISBN 9781790456758.

Link

Voci correlate