Sandro Penna

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Sandro Penna nel 1974

Sandro Penna (Perugia, 12 giugno 1906 – Roma, 21 gennaio 1977) è stato un poeta italiano.

Biografia

Nacque in una famiglia borghese, da Armando, umbro, e Angela Antonione Satta, laziale; ebbe due fratelli minori, Beniamino ed Elda. Fu nell'infanzia cagionevole di salute: soffrì spesso, infatti, di bronchiti e allergie.

Nel 1918 Armando tornò dalla Prima guerra mondiale malato di sifilide: la madre quindi lo lasciò e si trasferì a Pesaro; il giovane Penna rimase col padre.

Nel 1925 si diplomò in ragioneria, senza però mai rinunciare alla lettura di romanzi e liriche.

La scelta di scrivere poesia viene intorno al 1928, quando la propria sensibilità cerca un territorio per diventare espressione. Frequenta con regolarità l'amico Acruto Vitali, anch'egli poeta. L'estate, a Porto San Giorgio sperimenta altri primi difficili innamoramenti, sempre omosessuali. Tra questi, in particolare lo colpisce un ragazzo di Trastevere, Ernesto, per il quale decide di trasferirsi a Roma, anche perché i rapporti con il padre peggiorano, la città umbra gli sembra chiusa e cerca di riavvicinarsi alla madre (la quale, fin dal 1922, si era spostata nella Capitale).

Di carattere diffidente, condusse per tutta la vita un'esistenza appartata, preferendo alle occasioni mondane la compagnia dei suoi "fanciulli", e vivendo di lavori disparati (dalla "borsa nera" durante la guerra fino al commercio d'arte).

Nel 1943 rimase orfano di padre, col quale però non aveva più rapporti da tempo.

Nel 1950 venne pubblicato il suo secondo libro di versi uscito nelle edizioni della Meridiana con il titolo di Appunti. Nel 1955 pubblicò il racconto Arrivo al mare e nei due anni seguenti due opere importanti che definiranno meglio la sua personalità e lo stile della sua poesia: Una strana gioia di vivere, edito da Scheiwiller nel 1956 (che trova Pasolini entusiasta) e la raccolta completa delle sue Poesie (su interessamento dello stesso) edita da Garzanti che gli fa ottenere, nel 1957, sia pure con qualche polemica, il Premio Viareggio.

Nel 1964 muore la madre e Penna, che sempre vissuto in semi-povertà, va a vivere nella casa di lei. Ora può permettersi di girare in automobile e con un cane lupo nelle borgate e ad Ostia.

Ritornano i problemi di salute: perde i denti per una piorrea, ma rifiuta di indossare protesi; per dormire usa molti sonniferi, esce poco e quasi mai di giorno. Nel gennaio del 1977 gli viene assegnato il Premio Bagutto, ma a causa delle precarie condizioni non riesce a ritirare l'onorificenza. Morirà pochi giorni dopo.

La poesia e l'amore per i fanciulli

Penna fu "scoperto" da un altro grande poeta italiano (anch'egli omosessuale) del Novecento, Umberto Saba (1883-1957), grazie al cui appoggio riuscì a pubblicare già durante il periodo fascista (il primo libro, Poesie, è del 1939), nonostante il carattere omoerotico e pedofilo della sua opera.

Frequentò però, con una certa assiduità, scrittori e poeti omosessuali, come Pierpaolo Pasolini, Elio Pecora, Dario Bellezza e altri.

Alla parsimoniosa produzione poetica (la si veda raccolta in: Poesie, Garzanti, Milano 2000) si affiancò la scrittura di novelle, raccolte in parte come Un po' di febbre (Garzanti, Milano 1973 e 1994).

L'amore per i ragazzi è onnipresente nelle delicate, liriche poesie di Penna. Ai critici che, pur trovando di grande valore artistico la sua opera, giudicavano (e giudicano) "sconveniente" la sua insistenza sul tema dell'amore omosessuale, Penna ribatté con versi beffardi: "Il problema sessuale/ prende tutta la mia vita./ Sarà un bene o sarà un male/ mi domando ad ogni uscita".

"Poeta d'amore" si definì polemicamente, e poeta così orgoglioso del suo eros paidikòs che in un'intervista fece sua la celebre dichiarazione di Satie: "Io non sono omosessuale, sono pederasta".

Nelle sue composizioni (in genere brevissime, di quattro righe o poco più) Penna abbozza con pochi tratti una situazione, un pensiero, un ritratto. Fonte della sua ispirazione sono i "fanciulli": adolescenti o garzoni; il suo desiderio (anche fisico) è però delineato con straordinaria delicatezza e pudore. Persino le poesie che non volle mai rendere pubbliche perché da lui ritenute "pornografiche", si sono rivelate, dopo la pubblicazione postuma, castissime.

Sandro Penna è annoverato fra i massimi poeti italiani che hanno cantato l'amore omosessuale, e soprattutto fra i più grandi poeti italiani del XX secolo. La sua opera e la sua figura hanno conosciuto negli ultimi anni un ininterrotto processo di rivalutazione critica, peraltro iniziato già prima della sua morte.

Ciononstante la discussione della sua omosessualità continua a suscitare il massimo fastidio nei critici letterari italiani.

L'influenza di Penna sui giovani poeti omosessuali italiani è comunque oggi avvertibile in modo netto, al punto che non è eccessivo parlare di un suo influsso "formatore" sulla poesia gay italiana contemporanea.

Bibliografia minima

  • Maria Grazia Boccolini, Sandro Penna: il cosmo, il fanciullo, il kouros e il coinema dell'Eros, Il ventaglio, s.l. 1985;
  • Gualtiero De Santi, Penna, La Nuova Italia, Firenze 1982;
  • Giulio Di Fonzo, Sandro Penna, la luce e il silenzio, Ateneo, Roma 1981;
  • Cesare Garboli, Penna papers, Garzanti, Milano 1984;
  • Enzo Giannelli, L'uomo che sognava i cavalli, Quetzal, Roma 1984;
  • Antonio Iacopetta, Sandro Penna, il fanciullo con lo specchio, Bonacci, Roma 1983;
  • Elio Pecora, Sandro Penna: una cheta follia, Frassinelli, Milano 1984, poi come: Sandro Penna. Una biografia, Frassinelli, Milano 1990;
  • Elio Pecora (a cura di), Sandro Penna, appunti di vita, Electa, Perugia, s.d. ma 1990;
  • Anna Vaglio, Penna, Mursia, Milano 1993.
  • Barbara Zandrino, Le forme del disordine, Sugarco, Milano 1982.

Voci correlate