Differenze tra le versioni di "Omosessualità nel Museo Archeologico di Napoli"

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Versione delle 20:36, 12 gen 2020

Il Museo Archeologico di Napoli raccoglie numerose opere d'arte legate alla storia dell'omosessualità, tra ritratti di gay e lesbiche illustri nonché rappresentazioni uniche di scene di sodomia antica o travestitismo.

L'Antinoo Farnese

Statua di marmo dell'Antinoo Farnese del II secolo d.C.. appartenente alla Collezione Farnese. È un'opera composita, la testa, appartenuta al cardinale Pietro Bembo (1470-1547), passata ad Alessandro Farnese (1520-1589), fu poi ricongiunta a un torso del medesimo periodo storico, sebbene non pertinente. Dal 1817 è esposta stabilmente nel Museo Archeologico di Napoli. L'opera è quindi una libera reinterpretazione dell'antico ma assumerà nella Storia dell'Arte un ruolo di primo piano nell'idealizzazione della statuaria romana e diventerà tra le più conosciute ed iconiche rappresentazioni di Antinoo, il giovane amante dell'imperatore Adriano. La locale associazione di Arcigay Napoli prende il nome di "Comitato provinciale Arcigay Antinoo".

Galleria

Ganimede con l'aquila

Gruppo statuario Ganimede con aquila, seconda metà II d.C. Copia di un modello tardo ellenistico derivante dal repertorio figurativo greco del IV sec a.C. Presso il Museo Archeologico di Napoli (Inventario: 6355). È proveniente dalla collezione Farnese; la testa è di restauro moderno. Il museo espone un altro esemplare con la stessa iconografia.

Il mito di Giove e Ganimede è il più diffuso e più rappresentato tra i miti omosessuali dell'antica Grecia e Roma: il pastorello Ganimede è rapito dal re degli dèi Giove sotto le sembianze di un'aquila per renderlo suo coppiere e amante.

galleria

Antinoo come Bacco

Busto di Adriano, dalla collezione Farnese

Altro busto di Adriano

Armodio e Aristogitone

Varie

Il Gabinetto segreto

Il Gabinetto segreto è un'area del Museo Archeologico di Napoli che raccoglie e riunisce, in due sale riservate a un pubblico maggiorenne, le collezioni ritenute oscene, a contenuto erotico o pornografico del Museo. Contiene un'ampia collezione, sviluppa a partire da oggetti e materiali recuperati negli scavi di Pompei ed Ercolano, di affreschi, statue, ceramiche, amuleti. L'omosessualità, e la sodomia, sono rappresentate in alcune tra le opere dell'antichità più singolari.

Anfora etrusca con scena di sodomia

Anfora etrusca con scena di sodomia

Vaso etrusco a figure nere e fondo rosso delle produzione sviluppatasi in Campania a Capua nel V secolo a.C. già facente parte della collezione costituita a Palazzo Reale da Carolina di Borbone. Rappresenta su di un lato, non visibile oggi al visitatore del Museo, due figure virili con una ascia corta. Dall'altro due figure maschili impegnate in un rapporto intercrurale o anale da tergo uno delle quali, la ricevente, tiene una mano su di un cerchio. Sul collo dell'anfora sono dipinti un bastone rituale, il sacro Tirso, tra due gru. Il tratto della decorazione e delle figure è rozzo e presenta delle incisioni.

Entrambe le scene sono di non facile interpretazione come pure ignoto è l'uso del vaso. Nel 1836 César Famin (1799-1853) avanza l'ipotesi [1] che l'anfora rappresenti "uno dei più bizzarri giochi ginnici conosciuti dagli antichi.

Da un lato vediamo due atleti armati di una specie di corta ascia; dall'altro lato, il cerchio ha sostituito l'ascia, e questa volta lo sconfitto subisce la legge del vincitore. Mentre il primo si piega per raccogliere il disco lui goffamente lasciato cadere, il secondo si avvicina e si prepara a godere della sua persona; era la legge del gioco : si può ridere del vinto, o disprezzarlo, ma non si riuscirebbe a invidiare la gloria del vincitore".

Ovviamente questo approccio interpretativo è mediato dalla cultura dell'epoca tanto che il Famin aggiunge quasi a scusarsi di aver analizzato l'anfora spiega che "Il numero di vasi greci, con figure oscene, è considerevole ed esistono in tutte le gallerie. tuttavia ne conosciamo solo una mezza dozzina circa nel museo di Napoli, indipendentemente da quelli che abbiamo appena spiegato. I soggetti che rappresentano offrono una tale somiglianza quanto precede, che sarebbe stato inutile dare il essina o spiegazione". Dei vasi ai quali allude Famin non è stato possibile al momento reperire altre notizie.

Stefano De Caro, in una guida del 2019 al Gabinetto segreto, suppone che "il mondo etrusco arcaico sembra aver desunto da quello greco le suo non frequenti iconografie erotiche. Deriva da immagini greche di palestra un'anfora capuana a figure nere, con la scena di un uomo che si unisce a un efebo intento a giocare a cerchio[2]".

Entrambi gli autori assumono quindi la scena nell'ambito di un momento di sport o di gioco. Il richiamo alla derivazione greca però non è sufficientemente supportato da fonti: non esiste nella rappresentazione artistica greca un'immagine ugualmente esplicita di rapporto sessuale da tergo tra uomini. Quanto dipinto sul vaso richiama e ricalca fedelmente la celebre scena di sodomia etrusca rappresentata nella Tomba dei tori di Tarquinia, al di là degli elementi di contorno tipo il cerchio nell'anfora e la pianta nella tomba. Sul terreno della rappresentazione della sodomia è possibile che gli etruschi abbiano avuto un loro percorso indipendente da quello greco.

Bronzetto con scena di sodomia

Bronzetto con scena di sodomia

Bronzetto con scena di sodomia su di un ragazzo, custodito nel Gabinetto segreto del Museo Archeologico di Napoli (Inventario 27715; 3,5 x 3,8; Fiorelli 47) proveniente dalla Collezione Borgia.

L'oggetto è giudicato di dubbia autenticità da Stefano De Caro tanto che “non convince del tutto[4]”. In generale gli elementi della Collezione Borgia, un miscuglio di oggetti autentici e falsi di epoca e provenienza diversa, infatti sono

« privi, come spesso avviene nelle raccolte del tempo, di dati di provenienza, e selezionati per le loro singolarità iconografiche[5] »
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Altro

Pan e Daphni

Note

  1. Famin, César (1799-1853), Musée royal de Naples, peintures, bronzes et statues érotiques du cabinet secret, avec leur explication, Abel Ledoux, Paris 1836. Il testo è disponibile sul web a questo link
  2. Stefano De Caro (a cura di), Il Gabinetto segreto, Electa, Milano 2019, p. 11.
  3. Famin, César (1799-1853), Musée royal de Naples, peintures, bronzes et statues érotiques du cabinet secret, avec leur explication, Abel Ledoux, Paris 1836. Il testo è disponibile sul web a questo link
  4. Stefano De Caro (a cura di), Il Gabinetto segreto, Electa, Milano 2019, p. 39.
  5. Stefano De Caro (a cura di), Il Gabinetto segreto, Electa, Milano 2019, p. 39.

Voci correlate