Differenze tra le versioni di "Omosessualità nel Museo Archeologico di Napoli"

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(Il dio Priapo)
 
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Il '''Museo Archeologico di Napoli''' raccoglie numerose opere d'arte legate alla storia dell'omosessualità, tra ritratti di gay e lesbiche illustri nonché rappresentazioni uniche di scene di sodomia antica o travestitismo.  
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Il '''Museo Archeologico Nazionale di Napoli (MANN)''' è il più importante museo archeologico per opere d'arte ed oggetti di epoca romana. Consta principalmente di due settori : la Collezione Farnese, iniziata da papa Paolo III a metà del Cinquecento, e composta da sculture in marmo, gemme e monete provenienti da Roma e zone limitrofe; e poi le Collezioni Pompeiane realizzate dai re Borbone a partire dalla seconda metà del Settecento con opere d'arte ed oggetti di uso quotidiano rinvenuti negli scavi di Pompei, Ercolano, Stabia e Boscoreale. Fra le opere esposte, numerosi sono gli oggetti ed i soggetti interessanti il mondo LGBT, come di seguito illustrati. Essi sono esposti qui di seguito secondo come si snoda il percorso museale tra gallerie e sale.
  
===L'Antinoo Farnese===
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==GRANDE SCALONE DEL MUSEO==
Statua di marmo dell''''Antinoo Farnese''' del II secolo d.C.. appartenente alla Collezione Farnese.
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Nella nicchia centrale dello scalone monumentale del Museo Archeologico Nazionale di Napoli è collocata la '''''Statua di Ferdinando I di Borbone re delle Due Sicilie vestito da Atena''''' di Antonio Canova. Posta nell'attuale nicchia il 12.12.1821, fu inaugurata il 7.2.1822. Dopo l'Unità d'Italia fu dapprima spostata in un magazzino (luglio 1862), per essere successivamente esposta in una sala dedicata al Canova (fine 1866). Trasferita nel 1871 nell'androne di ingresso della attigua Soprintendenza, ha subito alcuni danni (piccole scheggiature) a seguito dei combattimenti durante le Quattro Giornate di Napoli (settembre 1943). Solo in tempi recenti è stata riportata nella sua collocazione originaria, la nicchia sullo scalone del Museo. La lapide sottostante in latino recita: "''Statua in marmo dedicata con l'iscrizione nell'anno 1821 a Ferdinando I di Borbone, re pio felice e invitto del Regno delle Due Sicilie, conservatore invitto della religione e del pubblico bene; questo palazzo che un tempo sede delle scienze, già suo padre l'augusto re Carlo, allontanatane una guarnigione di soldati, restituì alle Muse, egli lo completò in forma più ampia e degna; ordinò che qui da ogni parte confluissero e si conservassero gran copia di quadri, ogni genere di statue, di libri e di manufatti artistici, insieme con l'avita biblioteca ed ogni tesoro di antichità della famiglia Farnese e quelli scavati a Pompei, a Ercolano e negli altri scavi, soprattutto preoccupandosi della gloria della patria e della comodità degli studiosi; a questo tanto insigne Museo diede il nome di Borbonico; e ad esso aggiunse la Società Borbonica degli scienziati, divisa in tre Accademie; ed ancora l'Accademia Ercolanese per le Antichità e le Belle Arti. Opera di Antonio Canova.''".
È un'opera composita, la testa, appartenuta al cardinale Pietro Bembo (1470-1547), passata ad Alessandro Farnese (1520-1589), fu poi ricongiunta a un torso del medesimo periodo storico, sebbene non pertinente.
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Dal 1817 è esposta stabilmente nel Museo Archeologico di Napoli.
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File:Napoli BW 2013-05-16 14-52-02 DxO.jpg|Ferdinando di Borbone travesito da Minerva.
L'opera è quindi una libera reinterpretazione dell'antico ma assumerà nella Storia dell'Arte un ruolo di primo piano nell'idealizzazione della statuaria romana e diventerà tra le più conosciute ed iconiche rappresentazioni di [[Antinoo]], il giovane amante dell'imperatore [[Adriano]].  
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File:A. Canova Ferdinando I 01.jpg|Ferdinando di Borbone travesito da Minerva.
La locale associazione di Arcigay Napoli prende il nome di "Comitato provinciale Arcigay Antinoo".
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File:Napoli La statua di Ferdinando I BW 2013-05-16 16-09-26 DxO.jpg|particolare del busto
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File:A. Canova Ferdinando I 02.jpg|particolare del busto
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File:Napoli, museo archeologico (18366622898).jpg|scorcio
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File:Napoli, museo archeologico (18549942942).jpg|scorcio del braccio
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File:A. Canova Ferdinando I 05.jpg|particolare dei piedi
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File:Naples Archaeology Museum (5914185525).jpg|particolare del piede
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==COLLEZIONE FARNESE ==
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La Collezione Farnese al MANN è esposta intorno al cortile orientale del Museo e precisamente le sculture in marmo (statue e rilievi) nella galleria e sale al piano terra (sale 1-29); le gemme nelle sale 9-10 (alle spalle dell'Ercole Farnese); ed infine le monete al piano ammezzato nella Collezione Numismatica (sale 51-56).
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===Sculture===
  
''Galleria''
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====[[Armodio e Aristogitone]]====
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File:Antinoo Farnese 2020.JPG|Antinoo Farnese
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File:Harmodio Aristogeiton Nápoles 06.jpg
File:Antinoo Farnese 2020-1.jpg|Antonoo Farnese (torso)
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File:Harmodio Aristogeiton Nápoles 07.jpg
File:Antinoo Farnese 2020-2.jpg|Antonoo Farnese (capo)
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File:Harmodius and Aristogeiton group (Naples).jpg
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File:Harmodio Aristogeiton Nápoles 05.jpg
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File:Tiranicidas 02.JPG
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File:Tiranicidas 01.JPG
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File:Tiranicidas 03.JPG
 
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===Ganimede con l'aquila===
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====Ganimede con l'aquila====
 
Gruppo statuario ''Ganimede con aquila'', seconda metà II d.C. Copia di un modello tardo ellenistico derivante dal repertorio figurativo greco del IV sec a.C. Presso il Museo Archeologico di Napoli (Inventario: 6355). È proveniente dalla collezione Farnese; la testa è di restauro moderno. Il museo espone un altro esemplare con la stessa iconografia.
 
Gruppo statuario ''Ganimede con aquila'', seconda metà II d.C. Copia di un modello tardo ellenistico derivante dal repertorio figurativo greco del IV sec a.C. Presso il Museo Archeologico di Napoli (Inventario: 6355). È proveniente dalla collezione Farnese; la testa è di restauro moderno. Il museo espone un altro esemplare con la stessa iconografia.
  
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==[[Antinoo]] come Bacco==
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====Busto di [[Adriano]], dalla collezione Farnese====
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File:Antinous-Dionysos, MANN 6314.jpg
 
File:Napoli, museo archeologico (8105355900).jpg
 
File:Antinous-Bacchus, 2nd century AD, Naples Archaeological Museum (14589268785).jpg
 
File:Napoli, museo archeologico (18314174078).jpg
 
File:Napoli, museo archeologico (18497581942).jpg
 
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==Busto di [[Adriano]], dalla collezione Farnese==
 
 
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Inventario 6067.
 
Inventario 6067.
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File:Hadrian bust wearing the cuirass, AD 130, Naples National Archaeological Museum (14387475218).jpg
 
File:Hadrian bust wearing the cuirass, AD 130, Naples National Archaeological Museum (14387475218).jpg
 
File:Hadrian bust wearing the cuirass, AD 130, Naples National Archaeological Museum (14572349614).jpg
 
File:Hadrian bust wearing the cuirass, AD 130, Naples National Archaeological Museum (14572349614).jpg
File:Napoli, museo archeologico (18153837710).jpg
 
 
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===Altro busto di Adriano===
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====Altro busto di Adriano====
 
Inventario 6069.
 
Inventario 6069.
 
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File:Hadrian, Naples1.jpg
 
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==[[Armodio e Aristogitone]]==
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====L'Antinoo Farnese====
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Statua di marmo dell''''Antinoo Farnese''' del II secolo d.C.. appartenente alla Collezione Farnese.
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È un'opera composita, la testa, appartenuta al cardinale Pietro Bembo (1470-1547), passata ad Alessandro Farnese (1520-1589), fu poi ricongiunta a un torso del medesimo periodo storico, sebbene non pertinente.
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Dal 1817 è esposta stabilmente nel Museo Archeologico di Napoli.
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L'opera è quindi una libera reinterpretazione dell'antico ma assumerà nella Storia dell'Arte un ruolo di primo piano nell'idealizzazione della statuaria romana e diventerà tra le più conosciute ed iconiche rappresentazioni di [[Antinoo]], il giovane amante dell'imperatore [[Adriano]].
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La locale associazione di Arcigay Napoli prende il nome di "Comitato provinciale Arcigay Antinoo".
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''Galleria''
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File:Antinoo Farnese 2020.JPG|Antinoo Farnese
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File:Antinoo Farnese 2020-1.jpg|Antonoo Farnese (torso)
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File:Antinoo Farnese 2020-2.jpg|Antonoo Farnese (capo)
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====[[Antinoo]] come Bacco====
 
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==Ercole Farnese==
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====Ercole Farnese====
 
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==Pseudo Saffo==
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Busto-ritratto in bronzo che ritrae una donna, databile tra il terzo e l’ultimo quarto del I sec. a.C.,  osso o avorio e pietre colorate.
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File:Naples Archaeology Museum (5914221283).jpg|Alessandro Severo.
Scoperto il  23 febbraio del 1757 presso la Villa dei Papiri dell’antica Herculaneum (Ercolano), dapprima conservato nel Museo Ercolanese all’interno della Villa Reale di Portici, l’opera fu poi fatta trasportare da Ferdinando a Napoli nel Real Museo Borbonico agli inizi del XIX secolo.
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È ritenuto copia di un ritratto della poetessa Saffo.
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==COLLEZIONI POMPEIANE==
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Le Collezioni Pompeiane sono le più cospicue al MANN. Esse cominciano al piano ammezzato (affacciato sul cortile occidentale) con la sezione dei Mosaici (sale 57-64) seguita dal Gabinetto Segreto (sale 62 e 65). Proseguono al primo piano nelle gallerie e sale disposte intorno al cortile orientale e precisamente gli Affreschi (sale 66-78), il Tempio di Iside (sale79-84), il Plastico di Pompei (sala 96), vetri bronzi ossi avori argenti (sale 85-89), ed infine sul lato occidentale la Villa dei Papiri (sale 114-117). E' in fase di allestimento la statuaria pompeiana al piano terra nelle gallerie e sale dislocate intorno al cortile occidentale.
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===Mosaici===
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La '''''Preparazione di attori a un dramma satiresco''''' è un mosaico (cm 54 x 55) rinvenuto a Pompei nella Casa del Poeta Tragico (VI, 8, 3), esposto nella collezione dei mosaici al piano ammezzato del MANN (inv. 9986). Datato all'epoca di Vespasiano (69-79 d.C.), riproduce probabilmente una pittura votiva greca di fine IV - inizio III secolo a.C. Mostra un gruppo di attori che, in un ambiente oscuro caratterizzato da un soffitto a cassettoni (dietro le quinte di un teatro?), si preparano alla rappresentazione di un dramma satiresco. Seduto al centro è il maestro del coro che dà le ultime istruzioni a due attori vestiti con pelli di capra, di cui uno accenna a un passo di danza al suono del doppio flauto (''auloi'' o ''tibia'') eseguito da un personaggio in piedi riccamente vestito da donna ed inghirlandato (notoriamente in epoca greca e romana alle donne era vietato recitare nei teatri, per cui i ruoli femminili erano sempre impersonati da attori maschi). Sulla destra, intanto, un servo aiuta un altro attore a vestirsi. Maschere tragiche e sileniche sono poste su un tavolino e su uno sgabello, pronte per essere indossate. Interessante il gioco prospettico errato delle due colonne ioniche centrali che risultano al tempo stesso in primo piano a sostenere la trabeazione, e nel contempo in fondo all'ambiente, dietro al gruppo degli attori.
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File:Choregos actors MAN Napoli Inv9986.jpg|Attori che si travestono.
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File:Pompeii - Casa del Poeta Tragico - Theater 1.jpg|particolare degli attori
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File:Pompeii - Casa del Poeta Tragico - Theater 2.jpg|particolare del suonatore di ''aulos''
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File:Pompeii - Casa del Poeta Tragico - Theater 3.jpg|particolare dell'attore capo
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File:Corego e attore, da casa del poeta tragico a pompei, 9986, 05.JPG|particolare dei vestiti indossati dagli attori
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===Gabinetto Segreto===
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'''Gabinetto segreto''' (o ''Gabinetto Pornografico'' o ''Gabinetto degli oggetti riservati'') è il nome che i Borbone hanno dato alla sezione del Reale Museo Borbonico in cui vennero raccolte tutte le opere d'arte a carattere erotico o pornografico e gli altri oggetti a carattere sessuale che man mano venivano alla luce negli scavi di Pompei ed Ercolano. L'attuale sezione museale, liberata definitivamente dalla censura nell'anno 2000, è regolarmente accessibile ai visitatori del Museo senza ulteriori formalità (i minori possono accedervi solo se accompagnati da un adulto che si assume implicitamente ogni responsabilità). Con la sua riapertura, gli oggetti sono stati suddivisi ed esposti secondo le loro originarie ambientazioni pompeiane : la casa, il giardino, il lupanare (bordello), il banchetto, la strada. All'ingresso della collezione sono invece esposte opere che non provengono dalle antiche città vesuviane. Fra essi :
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====Sarcofago con scena di baccanale====
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Il sarcofago con '''''Scena di culto dionisiaco (o Baccanale)''''' è un rilievo di grande qualità facente parte della Collezione Farnese, ma esposto nel "Gabinetto Segreto" (inv. 27710). Vi è rappresentato al centro Dioniso (nel suo aspetto greco), ebbro ed eccitato, sostenuto da due giovani satiri, mentre tutto intorno si scatenano Menadi in furiose danze e Panischi e Panische sono intenti in arditi giochi sessuali, e sulla destra il corteo bacchico si avvia con un giovane satiro che trasporta la cista mistica. A sinistra dorme una figura femminile, probabilmente Arianna, davanti al recinto di un santuario dal quale salta fuori il dio Pan.
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File:A Bacchanal, Silenus supported by two bacchants in the centre, at right a female satyr reclining on a bed and another pulling the horns on a statue of Priapus, various other figures fill the composition MET DP854162.jpg|disegno '500esco (speculare)
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File:Sarcofago con scena di culto dionisiaco (farnese, gabinetto segreto), 27710, 01.JPG|Veduta generale
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File:Sarcofago con scena di culto dionisiaco (farnese, gabinetto segreto), 27710, 02.JPG|particolare del tempio di Pan e Arianna addormentata
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File:Sarcofago con scena di culto dionisiaco (farnese, gabinetto segreto), 27710, 03.JPG|parte centrale
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File:Sarcofago con scena di culto dionisiaco (farnese, gabinetto segreto), 27710, 04.JPG|corteo bacchico incamminato a destra
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====Cippi sepolcrali etruschi====
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I tre '''''cippi sepolcrali etruschi in tufo''''' provenienti dalla zona di Perugia e Chiusi sono conosciuti anche da altri esemplari esistenti in diversi musei e collezioni di antichità etrusche. Di forma fallica, banalmente viene affermato che essi sottolineano la virilità o forza procreatrice dell'uomo sepolto. L'inconsistenza di questa interpretazione viene attestata dai nomi dei personaggi incisi sui cippi, che non sono solo maschili ma anche femminili. La comprensione di essi va dunque spostata su di un altro livello che probabilmente è quello della speranza in una rinascita. Essere deposti nella terra è un discendere nel mondo femminile (la madre-terra, feconda e generatrice), dunque per rinascere ci vuole l'elemento maschile. Tuttavia si conoscono cippi simili che sono caratterizzati dalla punta segnata da numerose striature a forma di S per cui in questo caso saremmo di fronte a fiaccole e non a falli; e la fiaccola è notoriamente legata al mondo degli Inferi e a quello funerario (vedi Demetra e Persefone). Il problema dunque resta aperto.
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File:Napoli, museo archeologico (8105422950).jpg
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File:Cippi sepolcrali etruschi a forma di fallo con nomi iscritti, da chiusi o perugia, II-I sec ac. ca. s.n..JPG
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File:Cippo sepolcrale etrusco a forma di fallo con nomi iscritti, da chiusi o perugia, II-I sec ac. ca. s.n..JPG
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====Oggetti dalla Collezione Borgia====
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Il primo nucleo della '''''Collezione Borgia''''' risale alla fine del Seicento. Ma chi la incrementò enormemente fu il cardinale Stefano Borgia (Velletri 1731 - Lione 1804), uomo di grande cultura ed appassionato studioso di storia. Il suo interesse per l'arte e la storia delle civiltà lo spinsero a collezionare oggetti di ogni tipo e provenienza, in questo favorito anche dalle alte cariche che egli ricopriva, in particolare quella di segretario della Congregazione di Propaganda Fide, sollecitando egli i missionari ad inviargli oggetti dei popoli presso i quali essi si recavano per la loro opera evangelizzatrice. Così in brevissimo tempo egli realizzò una vasta collezione molto eterogenea (tipo ''Wunderkammer'') composta da oggetti d'arte, archeologici, etnografici, manoscritti, ecc. anche di grande valore artistico, storico, etnologico. Alla sua morte, il nipote Camillo Borgia decise di vendere la parte della collezione conservata nel palazzo di Velletri al Regno di Napoli, tentando dapprima con Murat, e riuscendo infine con Ferdinando IV di Borbone. Così mentre i preziosi libri e la maggior parte delle opere d'arte passarono al Vaticano, la raccolta di antichità giunse a Napoli. Essa è composta soprattutto da reperti egizi, monete, bronzetti antichi, non mancando fra essi numerosi oggetti falsi acquisiti o acquistati in vario modo, tutti degli ''unicum'' per i quali non esistono confronti. Gli oggetti della Collezione Borgia sono tutti privi di dati di rinvenimento o di provenienza.
  
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=====Bronzetti di dubbia antichità<ref>Stefano De Caro (a cura di), ''Il Gabinetto segreto'', Electa, Napoli 2000, p. 83.</ref>=====
 
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File:Pseudo Saffo - Napoli.JPG|La pseudo Saffo del Museo Archeologico di Napoli
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File:Bronzetto con scena di sodomia - Collezione Borgia3.jpg|Bronzetto con scena di sodomia su un ragazzo, cm 3,5 x 3,8 (27715)
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File:Coll. borgia, testina con naso adunco e fallo sulla fronte, inv. 27852.JPG|Testina con fallo sulla fronte, cm 7 x 6,3 (27852)
 
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==Varie==
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=====Nanerottoli itifallici egizi=====
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Non del tutto infrequenti nelle collezioni egizie di tutto il mondo sono queste piccole statuine in pietra, di bambini o nanerottoli caratterizzati da un fallo enorme [https://commons.wikimedia.org/wiki/Category:Egyptian_ithyphallic_statuettes] che ora cavalcano, ora abbracciano o contemplano. Di epoca tolemaica, sono di non facile interpretazione. Fra gli esemplari esposti nel Gabinetto Segreto (inv. 27762-27677) vi è il bambino disteso con l'enorme fallo di fianco, interpretabile come Arpocrate (Horus bambino), il figlio di Iside ed Osiride, riconoscibile per la sua testa rasata e la trecciolina ricadente su di un lato.  
 
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File:Pompéi (Nîmes) 51 Narcisse.jpg|Narciso.
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File:Coll. borgia, nano con doppia gobba e fallo smisurato, 27676.jpg|Nano con doppia gobba (27676)
File:Affresco romano - Pompei - Narciso ed Eco.JPG|Narciso ed Eco. (inv. 9380), da Pompei.
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File:Coll. borgia, nano seduto con fallo smisurato (forse Arpocrate), inv. 27678.jpg|Arpocrate? cm 10,8 x 6,9 (27678)
File:Napoli BW 2013-05-16 15-37-13 DxO.jpg|Narciso e Amore. (inv. 9388), da Pompei.
 
File:Achille a Sciro2.JPG|Achille a Sciro, travestito da donna. (inv. 9110)
 
File:Achille travestito da donna, da casa dei dioscuri, 9110.JPG|Achille a Sciro, travestito da donna. (inv. 9110)
 
File:Attori in maschera, forse mito di auge e telefo, da casa dei dioscuri, 9039.JPG|Attori travestiti da donne.
 
File:Pompeia. Orestes and Pylades.jpeg|Gli amici [[Oreste e Pilade]].
 
File:Affresco romano -Ermafrodito e Sileno - Pompei.JPG|Ermafrodito e Sileno.
 
File:Choregos actors MAN Napoli Inv9986.jpg|Attori che si travestono.
 
File:A. Canova Ferdinando I 01.jpg|Canova - Ferdinando di Borbone travesito da Minerva.
 
File:Napoli BW 2013-05-16 14-52-02 DxO.jpg|Ferdinando di Borbone travesito da Minerva.
 
File:Napoli La statua di Ferdinando I BW 2013-05-16 16-09-26 DxO.jpg|Ferdinando di Borbone travesito da Minerva.
 
File:Naples Archaeology Museum (5914221283).jpg|Alessandro Severo.
 
 
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==Il ''Gabinetto segreto''==
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=====Lucerna romana con fallo=====
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La lucerna romana a vernice nera con grande fallo alato a decorazione del disco (inv. 27867), reputata da De Caro di dubbia antichità per la sua forma inconsueta <ref>Stefano De Caro (a cura di), ''Il Gabinetto segreto'', Electa, Napoli 2000, p. 83.</ref> è invece da considerarsi un oggetto autentico non solo per la sua argilla e verniciatura, ma anche per il soggetto che richiama un ''tintinnabulum'' (vedi più sotto) per cui dovrebbe avere la sua stessa funzione apotropaica. Inoltre esiste un esemplare molto simile nel British Museum [https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Terracotta_lamp_decorated_with_a_winged_phallus,_made_in_central_Italy,_about_50_BC_-_AD_10,_British_Museum_(14110189800).jpg]. Entrambe le lucerne si datano intorno al 50 a.C.
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File:Coll. borgia, lucerna con fallo alato, 50 dc ca., 27867.jpg|Lucerna romana con fallo alato (27867)
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Il ''Gabinetto segreto'' è un'area del Museo Archeologico di Napoli che raccoglie e riunisce, in due sale riservate a un pubblico maggiorenne, le collezioni ritenute oscene, a contenuto erotico o pornografico del Museo.
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====Ex-voto anatomici====
Contiene un'ampia collezione, sviluppa a partire da oggetti e materiali recuperati negli scavi di Pompei ed Ercolano, di affreschi, statue, ceramiche, amuleti.
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In ambito italico e magnogreco sono relativamente frequenti gli [https://commons.wikimedia.org/wiki/Category:Votives_for_healings ex-voto anatomici in terracotta]. Essi si ritrovano nei ''bothroi'' o ''favisse'' (fosse o pozzi sacri situati nei pressi di un tempio) in cui venivano periodicamente sepolti insieme ad altri oggetti donati alla divinità o al santuario (ceramiche, statuette, oggetti in bronzo, monete, ecc.). Analogamente agli ex-voto in argento che tuttora possiamo trovare esposti nei santuari e nelle chiese cattoliche più importanti, quelli di epoca antica in terracotta rappresentano anche essi tutte le parti del corpo umano che la divinità venerata aveva guarito. In questa vetrina nel Gabinetto Segreto sono esposti '''''ex-voto anatomici da un santuario dell'antica Cales''''' (città ausone, l'odierna Calvi Risorta, in prov. di Caserta). Certamente un santuario in cui si venerava una divinità salutifera, fra gli ex-voto riconosciamo numerosi peni, dei seni, un utero (inv. nr. 27768-27791, 21628-21665).
L'omosessualità, e la sodomia, sono rappresentate in alcune tra le opere dell'antichità più singolari.  
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File:Museo Nazionale Napoli Gabinetto Segreto Findings From Pompeji.jpg
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===Anfora etrusca con scena di sodomia===
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====Anfora etrusca con scena di sodomia====
 
[[File:Anfora etrusca con scena di sodomia 2020.JPG|thumb|right|250px|Anfora etrusca con scena di sodomia]]
 
[[File:Anfora etrusca con scena di sodomia 2020.JPG|thumb|right|250px|Anfora etrusca con scena di sodomia]]
 
Vaso etrusco a figure nere e fondo rosso delle produzione sviluppatasi in Campania a Capua nel V secolo a.C. già facente parte della collezione costituita a Palazzo Reale da Carolina di Borbone.
 
Vaso etrusco a figure nere e fondo rosso delle produzione sviluppatasi in Campania a Capua nel V secolo a.C. già facente parte della collezione costituita a Palazzo Reale da Carolina di Borbone.
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Mentre il primo si piega per raccogliere il disco lui goffamente lasciato cadere, il secondo si avvicina e si prepara a godere della sua persona; era la legge del gioco : si può ridere del vinto, o disprezzarlo, ma non si riuscirebbe a invidiare la gloria del vincitore".
 
Mentre il primo si piega per raccogliere il disco lui goffamente lasciato cadere, il secondo si avvicina e si prepara a godere della sua persona; era la legge del gioco : si può ridere del vinto, o disprezzarlo, ma non si riuscirebbe a invidiare la gloria del vincitore".
  
Ovviamente questo approccio interpretativo è mediato dalla cultura dell'epoca tanto che il Famin aggiunge quasi a scusarsi di aver analizzato l'anfora spiega che "Il numero di vasi greci, con figure oscene, è considerevole ed esistono in tutte le gallerie. tuttavia ne conosciamo solo una mezza dozzina circa nel museo di Napoli, indipendentemente da quelli che abbiamo appena spiegato. I soggetti che rappresentano offrono una tale somiglianza quanto precede, che sarebbe stato inutile dare il
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Ovviamente questo approccio interpretativo è mediato dalla cultura dell'epoca tanto che il Famin aggiunge quasi a scusarsi di aver analizzato l'anfora spiega che "Il numero di vasi greci, con figure oscene, è considerevole ed esistono in tutte le gallerie. tuttavia ne conosciamo solo una mezza dozzina circa nel Museo di Napoli, indipendentemente da quelli che abbiamo appena spiegato. I soggetti che rappresentano offrono una tale somiglianza quanto precede, che sarebbe stato inutile dare il
 
essina o spiegazione". Dei vasi ai quali allude Famin non è stato possibile al momento reperire altre notizie.
 
essina o spiegazione". Dei vasi ai quali allude Famin non è stato possibile al momento reperire altre notizie.
  
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===Bronzetto con scena di sodomia===
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====Ermafrodito====
[[File:Bronzetto con scena di sodomia - Collezione Borgia3.jpg|thumb|right|250px|Bronzetto con scena di sodomia]]
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'''''Ermafrodito''''' è il figlio di Ermes e di Afrodite, caratterizzato da entrambi i generi, sia maschile che femminile, uniti in una sola persona. Il mito parla della ninfa Salmace che si innamorò a tal punto del giovane che, abbracciandolo strettamente ed implorando gli dèi di poter restare per sempre unita a lui, fu da essi esaudita nella fusione dei due corpi in uno solo.<br> Gli affreschi pompeiani che ritraggono Ermafrodito sono relativamente frequenti.
Bronzetto con scena di sodomia su di un ragazzo, custodito nel Gabinetto segreto del Museo Archeologico di Napoli (Inventario 27715; 3,5 x 3,8; Fiorelli 47) proveniente dalla Collezione Borgia.
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In questo affresco da Ercolano (cm 94 x 62, inv. 9224) '''''Ermafrodito è rappresentato in una posa statuaria mentre si sta svelando''''' con la sua mano destra, richiamando così l'iconografia di Venere Genitrice. Il mantello che gli sta cadendo lungo le gambe lascia intravedere il sesso maschile che lo identifica inequivocabilmente.
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File:Ermafrodito, affresco Romano di Ercolano (1–50 d.C., Museo Archeologico Nazionale di Napoli) - 01.jpg
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File:Ermafrodito, affresco Romano di Ercolano (1–50 d.C., Museo Archeologico Nazionale di Napoli) - 02.jpg
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File:French School, Hermaphroditus, from a Herculanese fresco (c.1800, coloured engraving).jpg
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Per il divertente affresco rinvenuto a Pompei nella  Casa dei Dioscuri, dell' '''''approccio sessuale di Pan ad Ermafrodito''''' (inv. 27700), vedere la descrizione più sotto.
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File:Roman fresco of Pan and Hermaphroditus, Pompeii.jpg
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Nell'affresco trovato a Pompei nella Casa di Epidio Sabino (IX, 1, 22) dell' '''''Ermafrodito che resiste agli approcci di un vecchio Satiro''''' (cm 50 x 50, inv. 27785) il giovane seduto tenta di resistere ad un vecchio Satiro che, avendolo visto molto eccitato, lo circuisce alle spalle afferrandolo per un braccio, mentre Ermafrodito gli strappa la barba. Accanto vi è una baccante - caratterizzata dai pampini sulla testa, un ''kalathos'' (coppa di vino) d'argento nella mano destra ed un tamburello e tirso (il bastone con pigna tipico dei baccanti) nella sua mano sinistra - intenta a guardarli un po' perplessa ma senza intervenire.
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File:Vecchio satiro ed ermafrodito, da casa di epidio sabino a pompei, 50-79 dc ca., 27875.jpg
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File:Erotic scene Pompeii MAN Napoli Inv27875.jpg
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File:Vecchio Satiro e Ermafrodito. Pompei (IX, 1,22), Casa di Epidio Sabino, tablino 50-75 d.C. National Archaeological Museum, Naples..jpg
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La '''''Zuffa erotica tra un Satiro ed Ermafrodito''''' è un affresco rinvenuto a Pompei (cm 51 x 56, inv. 110878) che mostra un satiro molto eccitato che vuole costringere Ermafrodito a soggiacere alle sue voglie, mentre quello non lo gradisce per niente, riuscendo a resistergli efficacemente. Anche se su questo affresco non si riconosce il doppio sesso del personaggio femmineo essendo rappresentato di spalle, pur tuttavia riconosciamo in lui Ermafrodito e non una donna poiché [https://commons.wikimedia.org/wiki/Category:Erotic_fighting_among_Hermaphroditus_and_Satyr questo soggetto è ben conosciuto] anche da alcuni gruppi statuari, non ultimo quello rinvenuto presso la piscina della [https://commons.wikimedia.org/wiki/Category:Villa_Poppaea_(Torre_Annunziata) Villa di Poppea nella vicina Oplontis (Torre Annunziata)].
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File:Fragment of wall painting depicting Satyr and Hermaphrodite, from Pompeii, 1st half of 1st century AD, Naples National Archaeological Museum (17134881748).jpg
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File:Satiro che tenta di congiungersi ad Ermafrodito 001.JPG
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File:Satiro e Ermafrodito. Pompeii. National Archaeological Museum, Naples.jpg
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Affresco di non ottimale conservazione di un '''''Satiro voglioso con riluttante Ermafrodito''''' rinvenuto ad Ercolano (cm 36 x 39, inv. 27701), mostra un Satiro nudo seduto che attira a sé Ermafrodito che gli sta vicino in piedi, in equilibrio instabile nel tentativo di sfuggire alla sua presa passionale. Interessante la rappresentazione standardizzata e molto diffusa dei due generi quando rappresentati ignudi, abbronzata e brunita quella dell'uomo e bianca candida quella della donna, candore qui assegnato all'Ermafrodito.
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File:Satiro ed Ermafrodita 001.JPG
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====Il dio Pan====
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Il '''''dio Pan''''' è il dio della fecondità animale che ha una doppia natura, sia umana che caprina. Caratterizzato da zampe corna e coda caprine, mentre il torso irsuto è umano, vive nei boschi dove atterrisce chi lo incontra non solo per il suo aspetto selvatico ma anche per le sue urla che creano appunto ''panico''. Essendo Pan il dio della fecondità, egli è caratterizzato da un grosso membro perennemente eretto, grazie al quale egli si accoppia e congiunge con chiunque incontra. In quanto dio della fecondità animale è il protettore degli armenti e dei pastori, ma anche dei cacciatori. Conosce l'arte della guarigione ed ha anche facoltà divinatorie.
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L'affresco di '''''Pan ed Ermafrodito''''' rinvenuto a Pompei nella Casa dei Dioscuri (ovvero di Castore e Polluce; VI, 9, 6.7; cm 143 x 91, inv. 27700) è una scena molto divertente e gustosa. Mostra Pan che ha scoperto una donna addormentata nel bosco, vorrebbe possederla, lei si risveglia, si accorge che non è una donna ma un ermafrodito e fugge inorridito (lei non è feconda !), mentre Ermafrodito gradirebbe oltremodo di averci un rapporto sessuale per cui, trattenendolo per un braccio, tenta di riattirarlo a sé.
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File:Pan ed ermafrodito, da casa dei dioscuri a pompei, 1-50 dc ca, 27700.JPG
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File:Pan hermaphrodite.jpg
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File:Roman fresco of Pan and Hermaphroditus, Pompeii.jpg
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L' '''''Accoppiamento del dio Pan con una capra''''' è un gruppo scultoreo in marmo (h. cm 44,2 x lungh. cm 47,5) rinvenuto ad Ercolano nella Villa dei Papiri (inv. 27709). La scultura rappresenta il dio Pan che si accoppia faccia a faccia con una capra che tiene ben ferma riversa sul dorso. Assai divertente il gioco di sguardi fra i due, molto voglioso quello del dio, remissivo ed in estasi quello della capra. Il gruppo datato al I a.C. - I d.C., era il pezzo più censurato e nascosto in epoca borbonica, non solo per la moralità corrente (sodomia e zoofilia !), ma anche in quanto divenuto simbolo e rivendicazione delle libertà civili. Nella nicchia in cui attualmente è collocato il pezzo, sono esposti anche due piccoli quadretti affrescati, a sfondo rosso, che mostrano il dio Pan che si scontra a cornate con dei caproni... naturalmente sono rivali in amore, ognuno vorrebbe la capretta per sé... Chissà chi vincerà?
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File:Pan goat MAN Napoli Inv27709 n02.jpg
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File:Pan copulating with goat 2.JPG
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File:Pan goat MAN Napoli Inv27709 n01.jpg
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File:Napoli, museo archeologico (8105410297).jpg
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File:Pan copulating with goat 1.JPG
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File:Pan e Capra 100 4815.JPG
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====Il dio Priapo====
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Il '''''dio Priapo''''' è l'altro dio della fecondità del mondo greco-romano, ma a differenza di Pan, Priapo è il dio della fecondità vegetale. Caratterizzato anche lui da un fallo di notevoli dimensioni e perennemente eretto, viene rappresentato sempre in piedi e drappeggiato, coperto da un lungo mantello, ora sotto forma di erma (corpo a pilastrino), ora in forma umana con il grembo pieno di frutta. Trattandosi del dio che protegge i campi e gli orti, i suoi simulacri erano spesso usati come pietra di confine a garanzia del rispetto dei limiti agrari. Dai ''Carmina Priapea'' (raccolta di inni ed epigrammi latini, di autore ignoto, in cui perlopiù è Priapo ad esprimersi in prima persona) apprendiamo che Priapo puniva con la penetrazione anale chi spostava i confini e chi rubava la frutta nei campi.
  
L'oggetto è giudicato di dubbia autenticità da Stefano De Caro tanto che “non convince del tutto<ref>Stefano De Caro (a cura di), ''Il Gabinetto segreto'', Electa, Milano 2019, p. 39.</ref>”. In generale gli elementi della Collezione Borgia, un miscuglio di oggetti autentici e falsi di epoca e provenienza diversa, infatti sono {{quote|''privi, come spesso avviene nelle raccolte del tempo, di dati di provenienza, e selezionati per le loro singolarità iconografiche''<ref>Stefano De Caro (a cura di), ''Il Gabinetto segreto'', Electa, Milano 2019, p. 39.</ref>}}.
 
  
===Altro===
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=====Erma di Priapo=====
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La splendida '''''Erma di Priapo''''' in alabastro giallo, probabilmente parte della Collezione Farnese, si data al I sec. d.C. Purtroppo priva della testa, è un ''pastiche'' creato assemblando due frammenti gemelli non pertinenti (altezza cm 142, inv. S.N.). L'erma è vestita con un peplo pieghettato che copre il maestoso fallo eretto.
 
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File:Pan hermaphrodite.jpg|Pan ed Ermafrodito. (Inv. 27700).
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File:Erma itifallica e panneggiata (frammento inferiore non pertinente), I sec dc. s.n..JPG
File:Ermafrodito, affresco Romano di Ercolano (1–50 d.C., Museo Archeologico Nazionale di Napoli) - 01.jpg|Ermafrodito.
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File:Herma Farnese Nápoles 01.JPG
File:French School, Hermaphroditus, from a Herculanese fresco (c.1800, coloured engraving).jpg|Ermafrodito.
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File:Herma Farnese Nápoles 02.JPG
File:Erotic scene Pompeii MAN Napoli Inv27875.jpg|Ermafrodito (in erezione) e fauno.
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File:Pompeii - Hermaphroditus and Silenus.jpg|Ermafrodito e fauno.
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File:Statuette di priapo che versa un liquido sul proprio membro (a dx replica forse moderna), da ercolano, 27731 -32.JPG
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File:Priapo con tunica da giardiniere che scopre il fallo, I sec dc., 124168.JPG
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====Il Lupanare====
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File:Quadretto erotico da lupanare con 'lente impelle', 27690, da pompei, 1-50 dc ca..JPG
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====Il banchetto====
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File:Napoli, museo archeologico (8105424522).jpg
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File:Stolido, caricatura del filosofo cinico, da pompei, I sec dc, 27729.JPG
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File:Statuette in bronzo di nanerottoli danzanti, da ercolano, I sec. dc, 27734 e -35.JPG
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File:Lucerna in bronzo a forma di nanerottolo danzante, da pompei, I sec dc, 27870.JPG
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File:Lucerna in bronzo a forma di nanerottolo danzante, da pompei, I sec dc, 27871.JPG
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File:Lucerna in bronzo a forma di nanerottolo danzante, da pompei, I sec dc, 27872.JPG
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File:Vervin Figurines from Pompei.JPG
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File:Vasetti a forma di maschera con fallo mobile, I sec. dc, 27859.JPG
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====Il mondo magico====
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File:Brasero de Pompeya.jpg
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File:Tintinnabulum Pompeii MAN Napoli Inv27854.jpg
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=====Tintinnabula=====
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File:Tintinnabulum a forma di fallo-leone, da pompei, I sec dc, 27835.jpg
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File:Tintinnabulum in bronzo a forma di fallo-chimera, da ercolano, I sec. dc., 27837.JPG
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File:Tintinnabulum Pompeii MAN Napoli Inv27839.jpg
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File:Tintinnabulum Pompeii MAN Napoli Inv27840.jpg
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File:Tintinnabulum forma di fallo percorso da un topo e una tartaruga, da pompei, I sec dc., 27841.JPG
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File:Bronze tintinnabulum figure on phallus-lion with bells.jpg
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File:Tintinnabulum-Fund in Herculaneum.jpg
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File:Tintinnabulum di mercurio che cavalca un ariete itifallico, da pompei, I sec dc, 27855.JPG
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=====Amuleti=====
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File:Doppio amuleto di bronzo con gesto delle fiche e fallo, da pompei, I sec dc, 27812.JPG
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File:Amuleto in osso a forma di fallo, da curti, II sec ac., 196428.JPG
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=====Insegne apotropaiche=====
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File:Pompeiian phallus, c.1-50 AD.JPG
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File:Rilievo con fallo e iscrizione 'hic habitat felicitas', da panificio dell'insula della casa di pansa, I sec dc, 27741.JPG
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File:Napoli, museo archeologico (8105423166).jpg
 
File:Mercurius-Priapus MAN Napoli SN.jpg|Mercurio-Priapo.
 
File:Mercurius-Priapus MAN Napoli SN.jpg|Mercurio-Priapo.
File:Satiro che tenta di congiungersi a ermafrodito, da pompei, 1-50 dc ca., 110878.JPG
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File:Fragment of wall painting depicting Satyr and Hermaphrodite, from Pompeii, 1st half of 1st century AD, Naples National Archaeological Museum (17134881748).jpg|Satiro ed Ermafrodito.
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File:Satiro e Ermafrodito. Pompeii. National Archaeological Museum, Naples.jpg|Satiro ed Ermafrodito.
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====Varie====
File:Satiro ed Ermafrodita 001.JPG|Satiro ed Ermafrodito. (Inv. 27701).
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File:Lucerne a forma di satiro con fallo smisurato (forse dildo), I sec, da pompei, 27868-27869-116661.JPG
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File:Asino che penetra un leone mentre la dea vitoria lo incorona, graffiti di gladiatori, da pompei VII, 6, 34-35, 27683, 01.JPG
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===Affreschi===
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File:Pompéi (Nîmes) 51 Narcisse.jpg|Narciso.
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File:Affresco romano - Pompei - Narciso ed Eco.JPG|Narciso ed Eco. (inv. 9380), da Pompei.
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File:Napoli BW 2013-05-16 15-37-13 DxO.jpg|Narciso e Amore. (inv. 9388), da Pompei.
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File:Achille a Sciro2.JPG|Achille a Sciro, travestito da donna. (inv. 9110)
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File:Achille travestito da donna, da casa dei dioscuri, 9110.JPG|Achille a Sciro, travestito da donna. (inv. 9110)
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File:Attori in maschera, forse mito di auge e telefo, da casa dei dioscuri, 9039.JPG|Attori travestiti da donne.
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File:Pompeia. Orestes and Pylades.jpeg|Gli amici [[Oreste e Pilade]].
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File:Affresco romano -Ermafrodito e Sileno - Pompei.JPG|Ermafrodito e Sileno.
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===Villa dei Papiri===
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====Pseudo Saffo====
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Busto-ritratto in bronzo che ritrae una donna, databile tra il terzo e l’ultimo quarto del I sec. a.C.,  osso o avorio e pietre colorate.
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Scoperto il  23 febbraio del 1757 presso la Villa dei Papiri dell’antica Herculaneum (Ercolano), dapprima conservato nel Museo Ercolanese all’interno della Villa Reale di Portici, l’opera fu poi fatta trasportare da Ferdinando a Napoli nel Real Museo Borbonico agli inizi del XIX secolo.
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È ritenuto copia di un ritratto della poetessa Saffo.
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File:Pseudo Saffo - Napoli.JPG|La pseudo Saffo del Museo Archeologico di Napoli
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File:Safo villa dei Papiri.JPG|Cosiddetta "Saffo".
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File:Safo2.JPG|Cosiddetta "Saffo".
 
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Versione attuale delle 12:21, 2 apr 2020

Il Museo Archeologico Nazionale di Napoli (MANN) è il più importante museo archeologico per opere d'arte ed oggetti di epoca romana. Consta principalmente di due settori : la Collezione Farnese, iniziata da papa Paolo III a metà del Cinquecento, e composta da sculture in marmo, gemme e monete provenienti da Roma e zone limitrofe; e poi le Collezioni Pompeiane realizzate dai re Borbone a partire dalla seconda metà del Settecento con opere d'arte ed oggetti di uso quotidiano rinvenuti negli scavi di Pompei, Ercolano, Stabia e Boscoreale. Fra le opere esposte, numerosi sono gli oggetti ed i soggetti interessanti il mondo LGBT, come di seguito illustrati. Essi sono esposti qui di seguito secondo come si snoda il percorso museale tra gallerie e sale.

GRANDE SCALONE DEL MUSEO

Nella nicchia centrale dello scalone monumentale del Museo Archeologico Nazionale di Napoli è collocata la Statua di Ferdinando I di Borbone re delle Due Sicilie vestito da Atena di Antonio Canova. Posta nell'attuale nicchia il 12.12.1821, fu inaugurata il 7.2.1822. Dopo l'Unità d'Italia fu dapprima spostata in un magazzino (luglio 1862), per essere successivamente esposta in una sala dedicata al Canova (fine 1866). Trasferita nel 1871 nell'androne di ingresso della attigua Soprintendenza, ha subito alcuni danni (piccole scheggiature) a seguito dei combattimenti durante le Quattro Giornate di Napoli (settembre 1943). Solo in tempi recenti è stata riportata nella sua collocazione originaria, la nicchia sullo scalone del Museo. La lapide sottostante in latino recita: "Statua in marmo dedicata con l'iscrizione nell'anno 1821 a Ferdinando I di Borbone, re pio felice e invitto del Regno delle Due Sicilie, conservatore invitto della religione e del pubblico bene; questo palazzo che un tempo sede delle scienze, già suo padre l'augusto re Carlo, allontanatane una guarnigione di soldati, restituì alle Muse, egli lo completò in forma più ampia e degna; ordinò che qui da ogni parte confluissero e si conservassero gran copia di quadri, ogni genere di statue, di libri e di manufatti artistici, insieme con l'avita biblioteca ed ogni tesoro di antichità della famiglia Farnese e quelli scavati a Pompei, a Ercolano e negli altri scavi, soprattutto preoccupandosi della gloria della patria e della comodità degli studiosi; a questo tanto insigne Museo diede il nome di Borbonico; e ad esso aggiunse la Società Borbonica degli scienziati, divisa in tre Accademie; ed ancora l'Accademia Ercolanese per le Antichità e le Belle Arti. Opera di Antonio Canova.".

COLLEZIONE FARNESE

La Collezione Farnese al MANN è esposta intorno al cortile orientale del Museo e precisamente le sculture in marmo (statue e rilievi) nella galleria e sale al piano terra (sale 1-29); le gemme nelle sale 9-10 (alle spalle dell'Ercole Farnese); ed infine le monete al piano ammezzato nella Collezione Numismatica (sale 51-56).

Sculture

Armodio e Aristogitone

Ganimede con l'aquila

Gruppo statuario Ganimede con aquila, seconda metà II d.C. Copia di un modello tardo ellenistico derivante dal repertorio figurativo greco del IV sec a.C. Presso il Museo Archeologico di Napoli (Inventario: 6355). È proveniente dalla collezione Farnese; la testa è di restauro moderno. Il museo espone un altro esemplare con la stessa iconografia.

Il mito di Giove e Ganimede è il più diffuso e più rappresentato tra i miti omosessuali dell'antica Grecia e Roma: il pastorello Ganimede è rapito dal re degli dèi Giove sotto le sembianze di un'aquila per renderlo suo coppiere e amante.

galleria

Busto di Adriano, dalla collezione Farnese

Inventario 6067.

Altro busto di Adriano

Inventario 6069.

L'Antinoo Farnese

Statua di marmo dell'Antinoo Farnese del II secolo d.C.. appartenente alla Collezione Farnese. È un'opera composita, la testa, appartenuta al cardinale Pietro Bembo (1470-1547), passata ad Alessandro Farnese (1520-1589), fu poi ricongiunta a un torso del medesimo periodo storico, sebbene non pertinente. Dal 1817 è esposta stabilmente nel Museo Archeologico di Napoli. L'opera è quindi una libera reinterpretazione dell'antico ma assumerà nella Storia dell'Arte un ruolo di primo piano nell'idealizzazione della statuaria romana e diventerà tra le più conosciute ed iconiche rappresentazioni di Antinoo, il giovane amante dell'imperatore Adriano. La locale associazione di Arcigay Napoli prende il nome di "Comitato provinciale Arcigay Antinoo".

Galleria

Antinoo come Bacco

Ercole Farnese


COLLEZIONI POMPEIANE

Le Collezioni Pompeiane sono le più cospicue al MANN. Esse cominciano al piano ammezzato (affacciato sul cortile occidentale) con la sezione dei Mosaici (sale 57-64) seguita dal Gabinetto Segreto (sale 62 e 65). Proseguono al primo piano nelle gallerie e sale disposte intorno al cortile orientale e precisamente gli Affreschi (sale 66-78), il Tempio di Iside (sale79-84), il Plastico di Pompei (sala 96), vetri bronzi ossi avori argenti (sale 85-89), ed infine sul lato occidentale la Villa dei Papiri (sale 114-117). E' in fase di allestimento la statuaria pompeiana al piano terra nelle gallerie e sale dislocate intorno al cortile occidentale.

Mosaici

La Preparazione di attori a un dramma satiresco è un mosaico (cm 54 x 55) rinvenuto a Pompei nella Casa del Poeta Tragico (VI, 8, 3), esposto nella collezione dei mosaici al piano ammezzato del MANN (inv. 9986). Datato all'epoca di Vespasiano (69-79 d.C.), riproduce probabilmente una pittura votiva greca di fine IV - inizio III secolo a.C. Mostra un gruppo di attori che, in un ambiente oscuro caratterizzato da un soffitto a cassettoni (dietro le quinte di un teatro?), si preparano alla rappresentazione di un dramma satiresco. Seduto al centro è il maestro del coro che dà le ultime istruzioni a due attori vestiti con pelli di capra, di cui uno accenna a un passo di danza al suono del doppio flauto (auloi o tibia) eseguito da un personaggio in piedi riccamente vestito da donna ed inghirlandato (notoriamente in epoca greca e romana alle donne era vietato recitare nei teatri, per cui i ruoli femminili erano sempre impersonati da attori maschi). Sulla destra, intanto, un servo aiuta un altro attore a vestirsi. Maschere tragiche e sileniche sono poste su un tavolino e su uno sgabello, pronte per essere indossate. Interessante il gioco prospettico errato delle due colonne ioniche centrali che risultano al tempo stesso in primo piano a sostenere la trabeazione, e nel contempo in fondo all'ambiente, dietro al gruppo degli attori.

Gabinetto Segreto

Gabinetto segreto (o Gabinetto Pornografico o Gabinetto degli oggetti riservati) è il nome che i Borbone hanno dato alla sezione del Reale Museo Borbonico in cui vennero raccolte tutte le opere d'arte a carattere erotico o pornografico e gli altri oggetti a carattere sessuale che man mano venivano alla luce negli scavi di Pompei ed Ercolano. L'attuale sezione museale, liberata definitivamente dalla censura nell'anno 2000, è regolarmente accessibile ai visitatori del Museo senza ulteriori formalità (i minori possono accedervi solo se accompagnati da un adulto che si assume implicitamente ogni responsabilità). Con la sua riapertura, gli oggetti sono stati suddivisi ed esposti secondo le loro originarie ambientazioni pompeiane : la casa, il giardino, il lupanare (bordello), il banchetto, la strada. All'ingresso della collezione sono invece esposte opere che non provengono dalle antiche città vesuviane. Fra essi :

Sarcofago con scena di baccanale

Il sarcofago con Scena di culto dionisiaco (o Baccanale) è un rilievo di grande qualità facente parte della Collezione Farnese, ma esposto nel "Gabinetto Segreto" (inv. 27710). Vi è rappresentato al centro Dioniso (nel suo aspetto greco), ebbro ed eccitato, sostenuto da due giovani satiri, mentre tutto intorno si scatenano Menadi in furiose danze e Panischi e Panische sono intenti in arditi giochi sessuali, e sulla destra il corteo bacchico si avvia con un giovane satiro che trasporta la cista mistica. A sinistra dorme una figura femminile, probabilmente Arianna, davanti al recinto di un santuario dal quale salta fuori il dio Pan.

Cippi sepolcrali etruschi

I tre cippi sepolcrali etruschi in tufo provenienti dalla zona di Perugia e Chiusi sono conosciuti anche da altri esemplari esistenti in diversi musei e collezioni di antichità etrusche. Di forma fallica, banalmente viene affermato che essi sottolineano la virilità o forza procreatrice dell'uomo sepolto. L'inconsistenza di questa interpretazione viene attestata dai nomi dei personaggi incisi sui cippi, che non sono solo maschili ma anche femminili. La comprensione di essi va dunque spostata su di un altro livello che probabilmente è quello della speranza in una rinascita. Essere deposti nella terra è un discendere nel mondo femminile (la madre-terra, feconda e generatrice), dunque per rinascere ci vuole l'elemento maschile. Tuttavia si conoscono cippi simili che sono caratterizzati dalla punta segnata da numerose striature a forma di S per cui in questo caso saremmo di fronte a fiaccole e non a falli; e la fiaccola è notoriamente legata al mondo degli Inferi e a quello funerario (vedi Demetra e Persefone). Il problema dunque resta aperto.

Oggetti dalla Collezione Borgia

Il primo nucleo della Collezione Borgia risale alla fine del Seicento. Ma chi la incrementò enormemente fu il cardinale Stefano Borgia (Velletri 1731 - Lione 1804), uomo di grande cultura ed appassionato studioso di storia. Il suo interesse per l'arte e la storia delle civiltà lo spinsero a collezionare oggetti di ogni tipo e provenienza, in questo favorito anche dalle alte cariche che egli ricopriva, in particolare quella di segretario della Congregazione di Propaganda Fide, sollecitando egli i missionari ad inviargli oggetti dei popoli presso i quali essi si recavano per la loro opera evangelizzatrice. Così in brevissimo tempo egli realizzò una vasta collezione molto eterogenea (tipo Wunderkammer) composta da oggetti d'arte, archeologici, etnografici, manoscritti, ecc. anche di grande valore artistico, storico, etnologico. Alla sua morte, il nipote Camillo Borgia decise di vendere la parte della collezione conservata nel palazzo di Velletri al Regno di Napoli, tentando dapprima con Murat, e riuscendo infine con Ferdinando IV di Borbone. Così mentre i preziosi libri e la maggior parte delle opere d'arte passarono al Vaticano, la raccolta di antichità giunse a Napoli. Essa è composta soprattutto da reperti egizi, monete, bronzetti antichi, non mancando fra essi numerosi oggetti falsi acquisiti o acquistati in vario modo, tutti degli unicum per i quali non esistono confronti. Gli oggetti della Collezione Borgia sono tutti privi di dati di rinvenimento o di provenienza.

Bronzetti di dubbia antichità[1]
Nanerottoli itifallici egizi

Non del tutto infrequenti nelle collezioni egizie di tutto il mondo sono queste piccole statuine in pietra, di bambini o nanerottoli caratterizzati da un fallo enorme [1] che ora cavalcano, ora abbracciano o contemplano. Di epoca tolemaica, sono di non facile interpretazione. Fra gli esemplari esposti nel Gabinetto Segreto (inv. 27762-27677) vi è il bambino disteso con l'enorme fallo di fianco, interpretabile come Arpocrate (Horus bambino), il figlio di Iside ed Osiride, riconoscibile per la sua testa rasata e la trecciolina ricadente su di un lato.

Lucerna romana con fallo

La lucerna romana a vernice nera con grande fallo alato a decorazione del disco (inv. 27867), reputata da De Caro di dubbia antichità per la sua forma inconsueta [2] è invece da considerarsi un oggetto autentico non solo per la sua argilla e verniciatura, ma anche per il soggetto che richiama un tintinnabulum (vedi più sotto) per cui dovrebbe avere la sua stessa funzione apotropaica. Inoltre esiste un esemplare molto simile nel British Museum [2]. Entrambe le lucerne si datano intorno al 50 a.C.

Ex-voto anatomici

In ambito italico e magnogreco sono relativamente frequenti gli ex-voto anatomici in terracotta. Essi si ritrovano nei bothroi o favisse (fosse o pozzi sacri situati nei pressi di un tempio) in cui venivano periodicamente sepolti insieme ad altri oggetti donati alla divinità o al santuario (ceramiche, statuette, oggetti in bronzo, monete, ecc.). Analogamente agli ex-voto in argento che tuttora possiamo trovare esposti nei santuari e nelle chiese cattoliche più importanti, quelli di epoca antica in terracotta rappresentano anche essi tutte le parti del corpo umano che la divinità venerata aveva guarito. In questa vetrina nel Gabinetto Segreto sono esposti ex-voto anatomici da un santuario dell'antica Cales (città ausone, l'odierna Calvi Risorta, in prov. di Caserta). Certamente un santuario in cui si venerava una divinità salutifera, fra gli ex-voto riconosciamo numerosi peni, dei seni, un utero (inv. nr. 27768-27791, 21628-21665).

Anfora etrusca con scena di sodomia

Anfora etrusca con scena di sodomia

Vaso etrusco a figure nere e fondo rosso delle produzione sviluppatasi in Campania a Capua nel V secolo a.C. già facente parte della collezione costituita a Palazzo Reale da Carolina di Borbone. Rappresenta su di un lato, non visibile oggi al visitatore del Museo, due figure virili con una ascia corta. Dall'altro due figure maschili impegnate in un rapporto intercrurale o anale da tergo uno delle quali, la ricevente, tiene una mano su di un cerchio. Sul collo dell'anfora sono dipinti un bastone rituale, il sacro Tirso, tra due gru. Il tratto della decorazione e delle figure è rozzo e presenta delle incisioni.

Entrambe le scene sono di non facile interpretazione come pure ignoto è l'uso del vaso. Nel 1836 César Famin (1799-1853) avanza l'ipotesi [3] che l'anfora rappresenti "uno dei più bizzarri giochi ginnici conosciuti dagli antichi.

Da un lato vediamo due atleti armati di una specie di corta ascia; dall'altro lato, il cerchio ha sostituito l'ascia, e questa volta lo sconfitto subisce la legge del vincitore. Mentre il primo si piega per raccogliere il disco lui goffamente lasciato cadere, il secondo si avvicina e si prepara a godere della sua persona; era la legge del gioco : si può ridere del vinto, o disprezzarlo, ma non si riuscirebbe a invidiare la gloria del vincitore".

Ovviamente questo approccio interpretativo è mediato dalla cultura dell'epoca tanto che il Famin aggiunge quasi a scusarsi di aver analizzato l'anfora spiega che "Il numero di vasi greci, con figure oscene, è considerevole ed esistono in tutte le gallerie. tuttavia ne conosciamo solo una mezza dozzina circa nel Museo di Napoli, indipendentemente da quelli che abbiamo appena spiegato. I soggetti che rappresentano offrono una tale somiglianza quanto precede, che sarebbe stato inutile dare il essina o spiegazione". Dei vasi ai quali allude Famin non è stato possibile al momento reperire altre notizie.

Stefano De Caro, in una guida del 2019 al Gabinetto segreto, suppone che "il mondo etrusco arcaico sembra aver desunto da quello greco le suo non frequenti iconografie erotiche. Deriva da immagini greche di palestra un'anfora capuana a figure nere, con la scena di un uomo che si unisce a un efebo intento a giocare a cerchio[4]".

Entrambi gli autori assumono quindi la scena nell'ambito di un momento di sport o di gioco. Il richiamo alla derivazione greca però non è sufficientemente supportato da fonti: non esiste nella rappresentazione artistica greca un'immagine ugualmente esplicita di rapporto sessuale da tergo tra uomini. Quanto dipinto sul vaso richiama e ricalca fedelmente la celebre scena di sodomia etrusca rappresentata nella Tomba dei tori di Tarquinia, al di là degli elementi di contorno tipo il cerchio nell'anfora e la pianta nella tomba. Sul terreno della rappresentazione della sodomia è possibile che gli etruschi abbiano avuto un loro percorso indipendente da quello greco.

Ermafrodito

Ermafrodito è il figlio di Ermes e di Afrodite, caratterizzato da entrambi i generi, sia maschile che femminile, uniti in una sola persona. Il mito parla della ninfa Salmace che si innamorò a tal punto del giovane che, abbracciandolo strettamente ed implorando gli dèi di poter restare per sempre unita a lui, fu da essi esaudita nella fusione dei due corpi in uno solo.
Gli affreschi pompeiani che ritraggono Ermafrodito sono relativamente frequenti.


In questo affresco da Ercolano (cm 94 x 62, inv. 9224) Ermafrodito è rappresentato in una posa statuaria mentre si sta svelando con la sua mano destra, richiamando così l'iconografia di Venere Genitrice. Il mantello che gli sta cadendo lungo le gambe lascia intravedere il sesso maschile che lo identifica inequivocabilmente.


Per il divertente affresco rinvenuto a Pompei nella Casa dei Dioscuri, dell' approccio sessuale di Pan ad Ermafrodito (inv. 27700), vedere la descrizione più sotto.


Nell'affresco trovato a Pompei nella Casa di Epidio Sabino (IX, 1, 22) dell' Ermafrodito che resiste agli approcci di un vecchio Satiro (cm 50 x 50, inv. 27785) il giovane seduto tenta di resistere ad un vecchio Satiro che, avendolo visto molto eccitato, lo circuisce alle spalle afferrandolo per un braccio, mentre Ermafrodito gli strappa la barba. Accanto vi è una baccante - caratterizzata dai pampini sulla testa, un kalathos (coppa di vino) d'argento nella mano destra ed un tamburello e tirso (il bastone con pigna tipico dei baccanti) nella sua mano sinistra - intenta a guardarli un po' perplessa ma senza intervenire.


La Zuffa erotica tra un Satiro ed Ermafrodito è un affresco rinvenuto a Pompei (cm 51 x 56, inv. 110878) che mostra un satiro molto eccitato che vuole costringere Ermafrodito a soggiacere alle sue voglie, mentre quello non lo gradisce per niente, riuscendo a resistergli efficacemente. Anche se su questo affresco non si riconosce il doppio sesso del personaggio femmineo essendo rappresentato di spalle, pur tuttavia riconosciamo in lui Ermafrodito e non una donna poiché questo soggetto è ben conosciuto anche da alcuni gruppi statuari, non ultimo quello rinvenuto presso la piscina della Villa di Poppea nella vicina Oplontis (Torre Annunziata).


Affresco di non ottimale conservazione di un Satiro voglioso con riluttante Ermafrodito rinvenuto ad Ercolano (cm 36 x 39, inv. 27701), mostra un Satiro nudo seduto che attira a sé Ermafrodito che gli sta vicino in piedi, in equilibrio instabile nel tentativo di sfuggire alla sua presa passionale. Interessante la rappresentazione standardizzata e molto diffusa dei due generi quando rappresentati ignudi, abbronzata e brunita quella dell'uomo e bianca candida quella della donna, candore qui assegnato all'Ermafrodito.

Il dio Pan

Il dio Pan è il dio della fecondità animale che ha una doppia natura, sia umana che caprina. Caratterizzato da zampe corna e coda caprine, mentre il torso irsuto è umano, vive nei boschi dove atterrisce chi lo incontra non solo per il suo aspetto selvatico ma anche per le sue urla che creano appunto panico. Essendo Pan il dio della fecondità, egli è caratterizzato da un grosso membro perennemente eretto, grazie al quale egli si accoppia e congiunge con chiunque incontra. In quanto dio della fecondità animale è il protettore degli armenti e dei pastori, ma anche dei cacciatori. Conosce l'arte della guarigione ed ha anche facoltà divinatorie.


L'affresco di Pan ed Ermafrodito rinvenuto a Pompei nella Casa dei Dioscuri (ovvero di Castore e Polluce; VI, 9, 6.7; cm 143 x 91, inv. 27700) è una scena molto divertente e gustosa. Mostra Pan che ha scoperto una donna addormentata nel bosco, vorrebbe possederla, lei si risveglia, si accorge che non è una donna ma un ermafrodito e fugge inorridito (lei non è feconda !), mentre Ermafrodito gradirebbe oltremodo di averci un rapporto sessuale per cui, trattenendolo per un braccio, tenta di riattirarlo a sé.


L' Accoppiamento del dio Pan con una capra è un gruppo scultoreo in marmo (h. cm 44,2 x lungh. cm 47,5) rinvenuto ad Ercolano nella Villa dei Papiri (inv. 27709). La scultura rappresenta il dio Pan che si accoppia faccia a faccia con una capra che tiene ben ferma riversa sul dorso. Assai divertente il gioco di sguardi fra i due, molto voglioso quello del dio, remissivo ed in estasi quello della capra. Il gruppo datato al I a.C. - I d.C., era il pezzo più censurato e nascosto in epoca borbonica, non solo per la moralità corrente (sodomia e zoofilia !), ma anche in quanto divenuto simbolo e rivendicazione delle libertà civili. Nella nicchia in cui attualmente è collocato il pezzo, sono esposti anche due piccoli quadretti affrescati, a sfondo rosso, che mostrano il dio Pan che si scontra a cornate con dei caproni... naturalmente sono rivali in amore, ognuno vorrebbe la capretta per sé... Chissà chi vincerà?

Il dio Priapo

Il dio Priapo è l'altro dio della fecondità del mondo greco-romano, ma a differenza di Pan, Priapo è il dio della fecondità vegetale. Caratterizzato anche lui da un fallo di notevoli dimensioni e perennemente eretto, viene rappresentato sempre in piedi e drappeggiato, coperto da un lungo mantello, ora sotto forma di erma (corpo a pilastrino), ora in forma umana con il grembo pieno di frutta. Trattandosi del dio che protegge i campi e gli orti, i suoi simulacri erano spesso usati come pietra di confine a garanzia del rispetto dei limiti agrari. Dai Carmina Priapea (raccolta di inni ed epigrammi latini, di autore ignoto, in cui perlopiù è Priapo ad esprimersi in prima persona) apprendiamo che Priapo puniva con la penetrazione anale chi spostava i confini e chi rubava la frutta nei campi.


Erma di Priapo

La splendida Erma di Priapo in alabastro giallo, probabilmente parte della Collezione Farnese, si data al I sec. d.C. Purtroppo priva della testa, è un pastiche creato assemblando due frammenti gemelli non pertinenti (altezza cm 142, inv. S.N.). L'erma è vestita con un peplo pieghettato che copre il maestoso fallo eretto.



Il Lupanare

Il banchetto

Il mondo magico

Tintinnabula
Amuleti
Insegne apotropaiche

Varie

Affreschi

Villa dei Papiri

Pseudo Saffo

Busto-ritratto in bronzo che ritrae una donna, databile tra il terzo e l’ultimo quarto del I sec. a.C.,  osso o avorio e pietre colorate. Scoperto il  23 febbraio del 1757 presso la Villa dei Papiri dell’antica Herculaneum (Ercolano), dapprima conservato nel Museo Ercolanese all’interno della Villa Reale di Portici, l’opera fu poi fatta trasportare da Ferdinando a Napoli nel Real Museo Borbonico agli inizi del XIX secolo. È ritenuto copia di un ritratto della poetessa Saffo.

Note

  1. Stefano De Caro (a cura di), Il Gabinetto segreto, Electa, Napoli 2000, p. 83.
  2. Stefano De Caro (a cura di), Il Gabinetto segreto, Electa, Napoli 2000, p. 83.
  3. Famin, César (1799-1853), Musée royal de Naples, peintures, bronzes et statues érotiques du cabinet secret, avec leur explication, Abel Ledoux, Paris 1836. Il testo è disponibile sul web a questo link
  4. Stefano De Caro (a cura di), Il Gabinetto segreto, Electa, Milano 2019, p. 11.
  5. Famin, César (1799-1853), Musée royal de Naples, peintures, bronzes et statues érotiques du cabinet secret, avec leur explication, Abel Ledoux, Paris 1836. Il testo è disponibile sul web a questo link

Voci correlate