Differenze tra le versioni di "Fiorenzo Lancini"

Da Wikipink - L'enciclopedia LGBT italiana.
(Produzione)
(referenti culturali)
Riga 179: Riga 179:
 
Quando lascia L’Altro Martedì? (1986? non sono sicuro neanche io)
 
Quando lascia L’Altro Martedì? (1986? non sono sicuro neanche io)
 
Qualche elemento sul periodo successivo (anni Novanta e Duemila)
 
Qualche elemento sul periodo successivo (anni Novanta e Duemila)
 +
 +
==Voci correlate==
 +
* [[L'Altro Martedì]]
 +
* [[CLS]]
 +
* [[Elio Modugno]]
 +
* [[Mattia Morretta]]
 +
* [[Cinema e omosessualità]]
 +
 +
[[Categoria:Biografie|Modugno]]
 +
[[Categoria:Milano]]

Versione delle 06:58, 30 giu 2020

Voce a cura di Paolo Rumi, liberamente modificabile.

Fiorenzo Lancini (19..-2008) è stato un militante gay italiano.

Attività

Personalità di primaria importanza nel flusso di coscienza della comunità gay milanese, Fiorenzo (per gli amici, Enzo) Lancini univa nell’espressione grande misura ed estrema provocazione. Appassionato di letteratura e cinema, ha sempre unito doti di affabulazione e accattivante stimolo. Di professione cassiere di banca (nello sportello interno alla casa discografica CGD), puntualissimo e metodico per carattere, aveva come disposizione personale e grigia di lettura della vita quotidiana una rilettura concreta e spregiudicata della realtà spinta fino al cinismo…servita con un lavaggio dei luoghi comuni nella soda caustica dello scetticismo. Gli anni in cui il teatro era la forma principale di intervento e rottura lo videro prima impegnarsi in uno spettacolo a cavallo tra autocoscienza e denuncia femminile “Alcune tra le mille cose da dire” (1975). Poi cominciò la sua partecipazione (dal 1976) al Collettivo di Liberazione Sessuale di via Vetere: era la componente del nascente “movimento” gay legata alla parte di sinistra extraparlamentare in fase di avvicinamento e ingresso nelle istituzioni (Democrazia Proletaria). Enzo aveva posizioni politicamente definite e sfuggiva la semplice solidarietà, secondo lui indistinta e generica, tra omosessuali. Nella vita quotidiana era piuttosto portato alla frequentazione di una cerchia di amiche e amiche scelti e selezionati per affinità.
All’improvvisa e tragica morte (1978) del fondatore Elio Modugno, il Collettivo imboccò con decisione - grazie alla presenza di Mattia Morretta che stava formandosi come psichiatra - il percorso dell’autocoscienza come pratica di analisi e definizione di sé. Mutò negli anni il nome prima in “Le Meteore” e poi in “Collettivo Patty Pravo”. L’impostazione politica lasciò il passo a una pratica di autoanalisi, confronto profondo, autovalorizzazione personale. Lancini in quegli anni fondò un gruppo teatrale amatoriale, “La Marcata”, che mise in scena due spettacoli: “Renoir” e “Live in concert”.
Pubblicò insieme ad altri un libro con Gammalibri “Il Cesso degli Angeli”, reportage di ironia e denuncia sul rimosso sessuale e omosessuale che emergeva dai graffiti nei bagni pubblici italiani (stazioni ferroviarie, autogrill e aree di servizio, luoghi pubblici). Sua fu l’idea di 2 campagne di affissione in Milano: una aveva protagonisti Leonardo Da Vinci e Michelangelo Buonarroti con il titolo “Io sono omosessuale. E tu?”, l’altra con la sequenza di epiteti gergali o spregiativi “Frocio, malato, anormale, culattone, finocchio” e la frase provocatoria “Tanti modi diversi per dire ti amo”.
Condusse insieme all’attore Sebastiano Filocamo “Bacia o raddoppia” un programma di successo a Radio Popolare.
E a questo seguì un libro di racconti, “Ragazzi Italiani” (1984) che conteneva il memorabile “La Mina”.
Il tempo e l’evoluzione della temperie culturale e l’attenzione al mondo dello spettacolo, facilitata dal suo lavoro, fecero maturare in altra direzione il tono “arrabbiato” e segnato da sarcasmo (soprannomi indimenticabili, bombe verbali, battute fulminanti) di Lancini. Si rafforzò la determinazione ad affermarsi come autore con modalità e contenuti originali e liberarsi del rigorismo politico di impostazione marxista (ancora evidente ne “Il Cesso degli Angeli”).
La pratica del capovolgimento tra “alto” e “basso” culturale, l’assunzione e ribaltamento degli stereotipi in un continuo corto-circuito diventò cifra del suo impegno. Era un’idea di militanza e impegno particolare: nome e spirito del “Collettivo Patty Pravo” lo invitavano a mettere in luce - con lo strumento del paradosso - quanta sottocultura è parte della coscienza individuale e quanto la coscienza profonda della società sia una

sorta di “proiezione collettiva” attraverso le canzonette (quel che negli anni è diventato “cultura pop”).
In questo la figura delle dive giocava ruolo chiave come donne “liberate”, “sottomesse” o “rovinate”… con un’analisi spregiudicata delle cosiddette “streghe da finocchi” e l’intero spettrografo di attrici e cantanti (Mina, Patty Pravo, Mia Martini, Ornella Vanoni, Loredana Bertè, Orietta Berti, Viola Valentino).
Anche il cinema giocava un ruolo fondamentale, soprattutto per i registi dei film (spesso a episodi) di commedia e costume secondo lui d’importanza sottaciuta e sottovalutata: Luciano Salce, Mario Monicelli, Vittorio Caprioli, Mauro Bolognini (oltre naturalmente ai più visibili e “nobili” Fellini, Pasolini e Visconti).
Si valorizzavano alcune figure iconiche (Franca Valeri, prima di tutto). Ah, il cinema… contenuti ma anche spazi architettonici: se era esploso il liberatorio “The Rocky Horror Picture Show” allo stesso tempo erano decaduti molte sale prima dedite alla proiezione cinematografica popolare. Diventavano cinema porno dove i gay andavano a far sesso: il Teatro Dal Verme in Piazza Castello, ad esempio oggi tornato prestigioso teatro... difficile spiegarlo ai millennial.
Tra la seconda metà degli anni ’70 e i primi ’80 la frangia nonviolenta, controculturale e libertaria della sinistra extraparlamentare evolveva nell’arcobaleno dei collettivi femministi, omosessuali e si dava appuntamento in realtà di aggregazione come centri sociali autogestiti, case occupate, bar alternativi, movimenti di vago sapore situazionista come gli “indiani metropolitani” e attività di animazione culturale (cineforum, rassegne teatrali e cinematografiche autogestite). Tra le grande opportunità di comunicazione in quegli anni ci furono le “radio libere”, allora in via di legalizzazione. La prima esperienza era stata quella dei Collettivi Omosessuali Milanesi a Canale 96, proseguita con un’altra di Modugno e Rumi a Canale 96, fino alla presenza di un collettivo o personalità in ciascuna delle emittenti di sinistra, ciascuna con personalità diverse ma tutte impegnate.
Fu idea di Paolo Hutter (che fece coming out proprio quando Radio Popolare avrebbe voluto chiudere la “propria” trasmissione gay) far nascere L'Altro Martedì, con una redazione “melting pot” che era melange di tante attitudini e personalità. Evidente già nel nome il tributo a “L’Altra Domenica”, il programma di Renzo Arbore che sprovincializzava la TV pubblica italiana con collegamenti internazionali, presentando nuovi stili musicali. Ne L’Altro Martedì, Lancini fu autore e motore degli aspetti più iconoclasti e trasgressivi. A lui si deve l’ideazione e scrittura di parodie musicali e radiocommedie di satira realizzate con basi musicali o chitarra da una compagnia di amici, quasi una “filodrammatici dello sberleffo” in modalità autoprodotta e naif.
A Lancini dobbiamo l’invenzione stessa del format “commento radio alla TV” (sperimentata su partite di calcio e Festival di Sanremo) poi portato a successo dalla Gialappa’s Band. Oppure c’erano le “radionovele”, testi originali o parodia di film o serie TV (ad esempio “Il Vampiro di Uppsala” o “Cunsciada De Pedra”).
Con il trasferimento lavorativo temporaneo di Paolo Hutter a Berlino (dove veniva abbattuto il Muro) lo stile de L’Altro Martedì si assestò definitivamente in un incrocio originale tra situazionismo, musica new wave, vintage surreale e camp. Il notiziario della più importante trasmissione radio gay si chiamava beffardamente “Patty Pravda. Notizie dal sottobosco del vizio”. E la puntata finale del concorso canoro “Un Frocio per L’Estate”, parodia dei contest canori celebri all’epoca, raggiunse la cifra - record assoluto per una radio - di 300mila ascoltatori sul territorio lombardo (ove Radio Popolare allora “arrivava”).

L’Altro Martedì fu un lavoro a metà tra rivendicazione e riappropriazione: l’intera sottocultura gay “innominabile” e proibita veniva esibita come pedigree. Parlare al femminile, in un recupero del gergo e di una forma di “pidgin italian” era un atto distintivo. Dire “cretina” non era atto di misoginia: era (ed è) un modo per definire la stupidità acquiescente alle scemenze del patriarcato e dell’eteronormatività. Ci sono cretine di tutti i sessi.
Ed Enzo diede vita tra performance e ragionamenti sul parrucchierismo e il poveradonnismo, teorie instant di un esistenzialismo light e paradossale. Legate ai luoghi comuni e alla percezione di sé. Le donne e la loro rappresentazione diventavano il campo, specchio e schermo della ricerca. Il tutto ebbe eco anche sulle pagine dell’importante mensile MODA.
Uomo ricettivo e attento come Fiorenzo Lancini, si dedicò anche alla divulgazione culturale, con autrici e autori molto particolari. Erano anni in cui alcuni si cominciava a leggere autori internazionali scomodi. Eran gli anni di Milano capitale mondiale di moda e design, dell’italo-disco che si diffondeva nel mondo, Elio Fiorucci a New York e Keith Haring, Vivienne Westwood, Andy Warhol spesso a Milano.
Furono però anche gli anni in cui cominciò l’epidemia dell’AIDS, il virus che colpiva l’amore omosessuale maschile nel disprezzo e indifferenza generale generando una reazione che L’Altro Martedì drammatizzò con una canzone caustica (ma come molti contenuti de L’Altro Martedì, provocatoria allora e inimmaginabile oggi in regime di “politicamente corretto”). Le offerte commerciali di portare la parte spettacolare de L’Altro Martedì a mainstream furono declinate per pudore e rispetto. La sfida di portare a normalità quest’amore era rimandata a data da definirsi, sia per la sfida stessa all’idea di “normalità” (in Italia!) sia per l’emergenza sanitaria che decimò la comunità.
Non c’era più niente su cui scherzare: e partì il ripensamento che porterà all’abbandono de L’Altro Martedì da parte del gruppo fondatore e Fiorenzo Lancini ad una svolta più problematica e intimista che sfocerà nel tormentato romanzo “I misfatti del buon Dio” (Fabio Croce, 2007).
Enzo muore nel 2008 per le inaspettate conseguenze di un incidente in bicicletta. Come Nico dei Velvet Underground.

Produzione

Commedie scritte e messe in scena

Alcune tra le mille cose da dire (1975), frutto di sedute di autocoscienza aveva per tema lo sfruttamento femminile in casa, nella società, negli ambienti di lavoro.
I testi dei monologhi (6 donne su una collina, come “Antologia di Spoon River”) erano testimonianze rielaborate da Lancini, quelli delle canzoni scritti per la maggior parte da Lancini. L’esordio fu al Centro Sociale Leoncavallo, occupato da 40 gg, poi ripreso in più teatri della Brianza (Comuna Baires di Monza, Cusano Milanino, Seregno, Meda).
Renoir, con il collettivo teatrale “La Marcata” che data? di cosa parlava? Live in Concert, con il collettivo teatrale “La Marcata” che data?di cosa parlava?

trasmissioni radio

Bacia o raddoppia (Radio Popolare 1979/82 data incerta, con Sebastiano Filocamo) L’Altro Martedì (Radio Popolare, con Paolo Hutter, Paolo Rumi, Gianni Rossi Barilli, Mattia Morretta, Alessandro Musolino e altri)

libri scritti

AAVV (Emilio Cantù, Doriana Cereda, Enzo Lancini, Mattia Morretta, Cele Motta) Il cesso degli angeli. Graffiti sessuali sui muri di una metropoli, Gammalibri, 1979. La gaia musa (con Paolo Sangalli, 1981, Gammalibri).
Ragazzi italiani (1984, Gammalibri) I misfatti del buon Dio (2007, Fabio Croce ed)

pezzi vari, articoli, interventi, interviste

La Città Gay articolo in MILANO ISTRUZIONI PER l’USO (1983, CLUP) “MODA”, Febbraio 1985. intervista a Mattia Morretta, psichiatra e articolo su L’Altro Martedì con intervista a Enzo Lancini “Fiorenzo Lancini” voce in VEDI ALLA VOCE: RADIO POPOLARE (2006, Garzanti) “Un frocio per l’Estate”, voce in VEDI ALLA VOCE: RADIO POPOLARE (2006, Garzanti) “L’Altro Martedì”, voce in VEDI ALLA VOCE: RADIO POPOLARE (2006, Garzanti)

referenti culturali

cinema Nouvelle Vague film italiani di commedia e satira (“Basta Guardarla”, “Sessomatto”, “Splendori e Miserie di Madame Royale” e altri che mi piacerebbe ricordare

letteratura Michel Tournier Yves Navarre Patricia Highsmith Marguerite Yourcenar

restano ancora scoperti Data e Luogo di nascita – Data della morte 2008? Quando entra nel CLS ? Il nome del racconto bellissimo è “la Mina”? (l’ho prestato con dedica e non è mai più tornato, dio distratto) Quando lascia L’Altro Martedì? (1986? non sono sicuro neanche io) Qualche elemento sul periodo successivo (anni Novanta e Duemila)

Voci correlate