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Descrizione

  • Andrea Romero, L'infelice che ama la propria immagine, "La stampa", 15 aprile 1971.
    Questo articolo psicoanalitico di un neurologo fu la goccia che fece traboccare il vaso nel processo della nascita di un movimento gay in Italia: alcuni torinesi chiesero di poter replicare a questo attacco omofobico e fu risposto loro di no, dato che si parlava già "fin troppo" dell'argomento.
    La risposta accelerò la nascita del gruppo che poi sarebbe diventato il Fuori! di Torino. Dell'articolo parla anche il primo numero del periodico Fuori!

Fonte

L'originale è conservato presso la "Fondazione Fuori!" in via Santa Chiara 1, Torino.
La scansione (che è stata possibile grazie a un contributo della Compagnia di San Paolo), è stata cortesemente fornita dalla "Fondazione Fuori!" di Torino.

Trascrizione OCR

LA STAMPA Giovedì 15 Aprile 1971 Anno 105 - Numero 85
Un problema di scottante attualità
L'infelice che ama la propria immagine
È l'omosessuale - In realtà si tratta d'un amore «rimasto a livelli infantili» - Responsabilità dell'ambiente familiare e sociale - La psicanalisi può agire efficacemente in molti casi.

La nostra società assume verso gli omosessuali un atteggiamento singolare. Mentre esprime nei loro riguardi orrore e ripugnanza e ne fa oggetto di scherno e di disprezzo, manifesta al tempo stesso un indubbio interesse ed una certa attrazione per il loro strambo modo di vivere e ne riconosce posizioni di primo piano nelle attività culturali, artistiche, creative in genere. Questa ambiguità di comportamento rivela il terrore oscuro che l'omosessualità latente, depositata durante lo sviluppo negli strati più profondi dell'animo d'ogni uomo cosiddetto normale e poi severamente repressa, possa esplodere di fronte agli esempi esteriori. Molti soggetti dubitano nel loro inconscio dell'integrità del loro orientamento sessuale e scoprono in se stessi affinità che li spaventano. Tra tutti gli stigmatizzati, tra tutti gli individui che un marchio infamante priva della partecipazione ad un normale rapporto intersoggettivo e sociale, gli omosessuali hanno la vita più dura. Anche se riescono ad occultare il loro contegno deviante o se al contrario esibiscono in modo spavaldo e provocatorio la loro disaffiliazione, non vi sono omosessuali contenti. Gelosie, risentimenti, ostilità, ricatti, fughe costellano le loro relazioni, intessute di meschinità e di sottintesi, funestate da paura e da senso di colpa, da smanie confuse di adorazione e di profanazione unite a rancori feroci. Perciò il delitto è così frequente fra gli omosessuali. Il loro amore è un amore tra bambini, inquinato da tutti gli assolutismi e gli esclusivismi delle passioni infantili ma con la capacità adulta di tradurre in atto quelle violenze che nei primi anni di vita rimangono allo stato di fantasie inconsce. Il problema dell'omosessualità non è la tendenza deviante del sesso ma l'immaturità dell'Io che lo rende incapace d'agire da adulto responsabile e la distorsione dell'intera personalità che va da una struttura nevrotica ad una schiettamente psicotica. Salvo i casi determinati unicamente da squilibrio ormonico o da imperfezione genetica, l'omosessualità maschile può essere affrontata con successo in sede clinica mediante cure psicologiche. La psicoanalisi ha studiato a fondo l'omosessualità e ne ha chiarito le origini. Essa non è dovuta, come si credette all'inizio, all'irrompere brutale di forze istintive che sfondano ogni barriera. È invece un meccanismo di difesa, è il risultato d'un compromesso tra parti della personalità in conflitto, precisamente come avviene per i sintomi delle nevrosi. Ma mentre questi sono considerati dal paziente come corpi estranei che provocano sofferenza e vanno eliminati, la perversione, sia perché accarezza l'egocentrismo infantile sia perché assicura una forma di scarica genitale, è accettata come inclinazione originaria e a volte addiritura esaltata a qualità superiore.

Narcisismo
Due sono le componenti essenziali dell'omosessualità maschile: un amore rimasto a livelli infantili e un tentativo deformato d'amore adulto. Quello è una chiara espressione del narcisismo della prima infanzia • l'oggetto amoroso dell'omosessuale è una immagine di se stesso, è il simbolo dell'adolescente che è in lui e che non è divenuto adulto. Ogni omosessuale ama se stesso nell'altro. Contemporaneamente egli fa sforzi disperati per amare come una normale persona adulta. Questi tentativi falliscono non già per un'attrazione irresistibile verso il proprio sesso, ma per la paura del sesso femminile, paura generata in costituzioni nervose particolarmente delicate da imprudenti e malaccorti comportamenti di chi circonda i bambini. Questi scoprono i fatti fondamentali della vita in un'atmosfera altamente emozionale perché nella nostra cultura i due opposti atteggiamenti: quello che considera il sesso pauroso e malvagio e quello che invece lo incoraggia in modo sbagliato, sono entrambi diffusi e potenti.
I genitori debbono esser ben cauti fin dai primissimi anni di vita del bambino per non favorirne una deviazione omosessuale. La madre soddisfatta e immatura che con un contegno equivoco stimola inconsapevolmente il bambino, lo lega a sé in una intimità apparentemente innocua ma che risveglia segreti erotismi proibiti e determinerà per estensione del tabù incestuoso il divieto d'amare ogni figura femminile. Tanto più se un padre assente o inetto perché troppo debole o viceversa troppo autoritario impedirà la costituzione d'un adeguato modello maschile con cui il ragazzo possa identificarsi, e a cui possa ispirare il proprio comportamento.

Un documento
Un documento d'importanza fondamentale è il dialogo aperto tra genitori e figli e l'assoluto rispetto per la personalità del bambino. L'omosessuale conclamato, se è sorretto dal desiderio di guarire, può essere efficacemente aiutato da una cura psicanalitica che attraverso la presa di coscienza conduce ad una reale trasformazione interiore per cui l'angoscia è sostituita dalla fiducia, l'alienazione dalla socialità, il conflitto dall'integrità e la repressione dalla sincerità emotiva. Una lucida documentazione delle tappe decisive, a volte drammatiche, della terapia psicoanalitica si può cogliere dal vivo leggendo il «Diario di un omosessuale» che il collega Giacomo Dacquino ha ora pubblicato presso l'editore Feltrinelli nella collana «Franchi narratori». Le trasformazioni che si verificano nella personalità del protagonista di questo libro e che lo portano fin sulla soglia della guarigione rivelano come il procedimento analitico mobiliti due eterne, possenti forze: quelle della fiducia e dell'amore. È essenziale il porre in azione queste forze, non l'arrovellarsi per accordare gli uomini sul nome con cui chiamarle.

Andrea Romero
Primario Neurologo dell'Ospedale Mauriziano di Torino

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