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Descrizione

  • Scansione in formato .pdf dell'articolo: Anonimo, Le dichiarazioni del ministro della guerra austriaco sul fosco tradimento del col. Redl, "La Stampa", n. 155, 06.06.1913, p. 1. Per scaricarlo fare clic sull'icona.

Sullo scandalo per spionaggio di Alfred Redl. Nomina esplicitamente l'omosessualità di Redl come causa del tradimento.

Di seguito una scansione OCR del testo (riletta, ma non riscontrata sull'originale):

« Le dichiarazioni del Ministro della guerra austriaco
sul fosco tradimento del col. Redl

Lo spionaggio durava solo dal Marzo 1912 ma con molti Stati stranieri - I recenti preparativi di guerra non sarebbero stati svelati - Né complici, né tradimento a danno dell'esercito tedesco - Nessuna luce sul suicidio dello spione - Camera e stampa Insoddisfatte.

(Servizio speciale della STAMPA)

Vienna, 5, notte.
L'affare Redl continua a dominare le discussioni dei circoli politici e militari ed il grande riserbo che si dimostra nelle sfere bene informate non permette di conoscere ancora nella sua esattezza l'opera del colonnello. I giornali hanno raccolto nei giorni scorsi una infinità di particolari, tre quarti dei quali sono assolutamente falsi e fantastici e dimostrano solo il vigore della fantasia giornalistica: molti e sensazionali e romanzeschi episodi, che sono stati raccontati sul caso Redl, sono oggi categoricamente smentiti dagli informatori competenti. Oggi, inoltre, il ministro della difesa territoriale austriaca, generale George, ha fatto ampie dichiarazioni in Parlamento, rispondendo alle interpellanze che gli erano state fatte da più parti con un linguaggio ancora piuttosto vago, che tradisce una energica volontà di riserbo ed ha tentato di ridure alle più limitate proporzioni il tradimento del Redl.
La Camera era affollatissima. Tutti i ministri sedevano al loro banco. In una attesa solenne, il generale George pronunciò questo discorso:

"Il più miserabile degli uomini.."
« Rispondendo a tutte le interpellanze rivolte dal giorno 29 maggio scorso al presidente della Camera sull'affare di spionaggio Redl, mi onoro, sulla base delle informazioni del Ministero della guerra, e d'accordo col ministro della giustizia, di dichiarare quanto segue:
« Questo è per me il più penoso momento di tutta la mia carriera militare: devo adempiere il triste dovere di discutere di cosa su cui io, pieno di orrore, preferirei stendere un denso' impenetrabile velo. Ciò nonostante, signori deputati, voi potete essere certi che parlerò apertamente, senza ritegni. La grande impressione che ha fermato l'opinione pubblica per l'esecrando tradimento del colonnello Redl, è comprensibile in quanto che ad ognuno sta a cuore il prestigio dell'onore dell'esercito e il bene della patria. Il desiderio del Parlamento di vedere chiaramente come sono le cose non è solo legittimo, ma naturale. Mi mancano le parole per stigmatizzare abbastanza la vergogna di questo fatto. Se una spia è già di per sé da disprezzare, colui che tradisce il proprio Sovrano, cui ha fatto giuramento di fedeltà, la propria patria ed i propri compagni, è il più miserabile degli uomini. Il traditore si è giustiziato da sé, ma la morte non costituisce ancora l'espiazione adeguata alla mostruosità del misfatto.
« Lasciatemi sorvolare, o signori, sui numerosi particolari e sulle notizie, sulle ipotesi e sulle conclusioni che i giornali diffusero. Mi servo di quei dati concreti che sono stati assodati dall'inchiesta finora compiuta e che mi sono stati messi a disposizione dietro mia richiesta dal Ministero della guerra, anche prima che si concludessero le ampie indagini ufficiali. Mentre spiegherò all'Alta Camera il caso com'esso è stato accertato dalle risultanze finora raccolte, devo rilevare che dal momento in cui fu scoperta la colpa del colonnello Redl, gli organi militari competenti si sono adoperati attivamente per precisare il caso in tutta la sua portata ed in tutti i suoi aspetti. Per questo esame furono necessarie ricerche di diverso genere a Vienna ed a Praga, le quali occuparono alcuni giorni.

La scoperta.
L'incomprensibile confessione.
« Tempo fa, l'ufficio dello Stato Maggiore a cui era stata affidata la direzione degli affari di spionaggio, ricevette una partecipazione confidenziale che richiamava la sua attenzione su certi fatti dai quali si poteva dedurre uno spionaggio a nostro danno. Questo organo militare per molto tempo si adoperò in ogni modo per scoprire il colpevole, ma solo il 21 maggio scorso, verso le 18, ricevette la sorprendente notizia e la prova che il colonnello Redl era il malfattore ricercato. Da questo momento il colonnello fu posto sotto la più rigorosa sorveglianza per essere colto in flagrante. Il colonnello nello stesso pomeriggio, era venuto a Vienna da Praga in automobile, era sceso in un albergo della città ed aveva passato la sera in un ristorante con l'avvocato generale dottor Pollak, che egli conosceva da molto tempo e che aveva avvisato del suo arrivo. In questo ristorante, il colonnello fece all'avvocato generale l'inattesa confessione che egli aveva commesso qualche cosa contro la morale ed all'onore militare e che perciò era sorvegliato: non diede, peraltro, alcuna spiegazione precisa sulla natura del suo operato. Egli pregò l'avvocato generale di procurargli una rivoltella perché voleva suicidarsi, ma l'avvocato rispose con un rifiuto a questa domanda. Il colonnello, allora, espresse solo più il desiderio che egli intervenisse presso il Presidente della Polizia per avere il permesso di ritornare a Praga e l'avvocato generale acconsentì a questo desiderio perché, per il turbamento del colonnello e per la sua incomprensibile confessione, aveva il timore che il Redl fosse impazzito improvvisamente. Il dottore Pollak si mise in comunicazione telefonica con il consigliere Gayer al quale dipinse lo stato di eccitazione del colonnello e gli domandò se non sarebbe stato opportuno sottoporre l'ufficiale ad una visita psichiatrica. Il consigliere Gayer gli diede il consiglio di tentare di calmare il Redl e di invitarlo a rientrare nell'albergo, il che avvenne. Verso le 22,30, il dottore Pollak si separava sulla porta dell'albergo dal colonnello Redl senza aver più potuto sapere alcunché di preciso sull'affare. Da questo momento, il dottor Pollak non vide più il colonnello, epperò tutte le notizie dei giornali, secondo cui l'avvocato generale avrebbe partecipato ai passi ufficiali compiuti contro il Redl in seguito ai quali il colonnello si è suicidato, sono assolutamente false.

Nella stanza del traditore - II suicidio.
« Frattanto, verso le 10, il Capo di Stato Maggiore aveva accertato la colpa del colonnello e ne aveva ordinato l'arresto per mezzo di una commissione militare, la cui costituzione durò fin quasi verso mezzanotte, cosicché solo verso la mezzanotte e trenta poté penetrare nell'albergo dove si trovava il colonnello Redl. Nel frattempo si era saputo dalla Polizia che verso le 22 l'avvocato generale, dottor Pollak aveva partecipato alla stessa direzione di Polizia, che egli aveva pranzato con il colonnello Redl e che questi, assai eccitato, gli aveva dichiarato di volersi uccidere poiché aveva commesso qualche cosa di orribile. La commissione trovò il Redl nella sua stanza appunto mentre stava per tradurre in atto il suo disperato proposito...
Il deputato Diamant, interrompendo: — Senza rivoltella?
George, continuando: — Il colonnello aveva sul tavolino un coltello a forma di pugnale ed aveva già scritto lettere di addio al comandante del suo corpo ed al suo fratello. Le due lettere portavano la data e l'indicazione delle ore: le ore 12. Quando la Commissione entrò nella stanza del colonnello, il Redl dichiarò: «Io so perché i signori sono venuti; io mi sento colpevole . Allora lo si interrogò per sapere che segreti egli avesse tradito e se aveva complici. Il Redl confessò in questo interrogatorio di avere esercitato lo spionaggio assicurando che lo aveva iniziato, solo in tempo recente, costretto da una inqualificabile passione. Negò recisamente di avere complici e dichiarò che egli corrispondeva con agenti stranieri solo in cifra e che non era perciò da essi conosciuto. Dopo di ciò, la Commissione lasciò l'albergo, che rimase sorvegliato per impedire una eventuale fuga del colonnello. Alla mattina del giorno seguente, si trovò, nella sua stanza, il colonnello Redl ucciso con un colpo di rivoltella... Il deputato Leuthner, osserva: — Ma come ha potuto procurarsi la rivoltella?
Il ministro George, continua : — La Commissione non gli ha dato i mezzi né ha premuto perché egli si suicidasse. Il colonnello, secondo me, era a ciò fermamente deciso.
Il deputato Brand: — Si sarebbe dovuto impedirlo!

Pervertito - "Vendette a molti Stati".
George: — Il giorno 25 maggio fu compiuta a Praga nella abitatone e nell'ufficio del colonnello Redl una perquisizione. Dalle carte sequestrate è risultato che il Redl aveva senza dubbio esercitato lo spionaggio, che egli aveva avuto rapporti omosessuali specialmente con un sottotenente, un suo preteso nipote, e che questo traviamento lo aveva senza dubbio costretto al grave passo. Da tutti i documenti trovati a Praga risultava la prova che tutta la confessione fatta dal Redl a Vienna era esatta e completa. Il deputato Eutliner: — Ciò nonostante il colonnello non è stato arrestato!
George: — Secondo i dati finora accertati, le prime traccie dello spionaggio risalgono al marzo 1912. Si deve però constatare che effettivamente il Redl vendette ad agenti di Stati stranieri molti documenti di indole generale riferentisi alla mobilitazione dell'esercito. Il deputato Namoc: -— Si tratta dunque di molti Stati stranieri; ciò è importante. George: - Nonostante la gravità di questo fatto, si deve tuttavia constatare che non potevano essere tradite preparazioni concrete di guerra degli ultimi tempi e piani di avanzata, perché in generale essi non erano accessibili al Redl.

Molte spese e molti debiti.
Nessun complice.
Il Ministro della Guerra soggiunge: «A proposito dei grandi sperperi di denaro del colonnello, su cui sono corse molte notizie nei giornali, io osserverò che le grandi spese del Redl risultavano senza dubbio dalla sua passione contro natura. Ma queste spese si sottraevano, come si può comprendere, al controllo pubblico, per ciò non potevano allarmare. Quanto alle spese incontrate dal Redl colla compera di cavalli di lusso, automobili etc, il colonnello spiegava queste spese con una eredità di cui parlava ostentatamente nei suoi circoli. Fra le carte sequestrate si è trovato infatti un documento in proposito, che tuttavia assegnava al Redl solo una frazione minima di una eredità divisa fra parecchi eredi. Molti segni lasciano, del resto, concludere che il Redl era gravato da un'alta somma di debiti, che viene ora accertandosi e la cui cifra cresce di giorno in giorno. Riferendomi alle notizie corse su diversi giornali, devo ancora dichiarare, come già ho detto, che poté essere accertato che il tradimento del Redl incominciò nel marzo 1912. Sembra perciò escluso che i suoi rapporti risalgano a parecchi anni addietro. Non si poté scoprire alcun complice. Osservo, a questo proposito, che sarebbe un controsenso che un uomo cosi addentro nella tecnica dello spionaggio si fosse circondato di complici, che ad ogni istante potevano divenirgli pericolosi. Il sottotenente di cui ho dianzi parlalo, è stato arrestato, ma finora egli non è sospettato di spionaggio. Tutte le voci secondo cui parecchi altri ufficiali, e perfino una signora, sarebbero compromessi, si sono dimostrate false. Non è infatti provata una relazione tra il Redl ed il Console di Praga; come pure non esiste un rapporto tra il caso Redl ed il caso Jandric ed altri recenti casi di spionaggio. Tutte le voci propalate, secondo cui avrebbe tradito segreti dell'esercito tedesco, sono false come è falsa la notizia secondo cui il Redl sarebbe stato inviato a trattare con lo Stato Maggiore tedesco ».

"La stima degli eserciti l'avremo, se sarà necessario, con la forza".
Il generale, con voce commossa, conclude:
«II nostro glorioso esercito è stato duramente colpito poiché un indegno ha macchiato il suo nome. Ma la vergogna di un singolo non può colpire la collettività, poiché si hanno innumerevoli esempi di illimitato sacrificio e di scrupoloso senso del dovere e di un grandissimo eroismo nel nostro esercito. Non temo perciò che l'esercito austriaco, a causa di questo doloroso caso, possa vedersi diminuita la fiducia del popolo che gli è tanto preziosa e la stima degli eserciti stranieri. Noi cercheremo sempre di giustificare e meritare la prima; quanto alla seconda, se sarà necessario, ce la faremo riconoscere colla forza, lo spero, insieme a tutti quelli che amano la nostra patria, che ai miei successori per l'avvenire sarà risparmiato di dover sorgere a parlare di tali casi profondamente sconsolanti e vergognosi.
Io prego l'Alta Camera di accogliere senza diffidenza le mie dichiarazioni, che spiegano senza veli questo caso unico del nostro esercito, e di ritenersi soddisfatta di quanto ho detto, affinché il popolo non si allarmi di più di ciò che è necessario e non perda la fiducia nell'avvenire! ».

Punti oscuri, affermazioni strane.
Il deputato Nemec propone che si abbia ad aprire un dibattito su queste dichiarazioni del ministro, ma la proposta è respinta. Le dichiarazioni del ministro non sono accolte con applausi. In generale, vengono ritenute insufficienti: esse, infatti, non toccano punti essenziali dell'affare e sorvolano su molti altri. Gli appunti che si fanno alla dichiarazioni del George nei circoli parlamentari si possono riassumere cosi:

  • 1.o Il ministro non ha spiegato abbastanza il mistero del suicidio del Redl. Il colonnello non aveva la rivoltella, tanto che la domandò all'avvocato Pollak, invece egli si è ucciso con la rivoltella; chi glie la diede? Perché la Commissione pur sapendo certamente il proposito di suicidio del Redl non lo ha impedito? In generale, si ha l'impressione che la Commissione stessa abbia favorito il suicidio per coprire lo scandalo rendendo così grave il danno per l'inchiesta, che avrebbe potuto forse, con la presenza del Redl, condurre alla scoperta di altri fatti importanti sul largo sistema di spionaggio russo esercitato in Austria;
  • 2.o Si trova strano che il ministro voglia ridurre l'attività criminosa del Redl ad un anno, mentre è certo che già dodici o quattordici anni sono il Redl ebbe rapporti omosessuali, spendendo per essi grandi somme che gli provenivano da fonti ignote;
  • 3.o Si è stupiti della affermazione del ministro relativa all'assenza di complici e di rapporti tra il caso Redl ed i casi di alti ufficiali austriaci arrestati negli ultimi tempi sotto la imputazione di spionaggio;
  • 4.o Si deplora in generale il persistente mistero che il Governo vuole serbare in così grave scandalo.

I giornali della sera concordano tutti nel non dichiararsi soddisfatti ed affermano: che l'impressione dei deputati è stata sfavorevole.

Come si giunse alla scoperta.
La «Zeit» continua a raccogliere particolari sul caso Redl e narra oggi come sono stati scoperti i primi indizi del tradimento. Questi primi indizi furono raccolti a Zagabria. Parecchie settimane fa, fu arrestato un finlandese di nome Kopkepp. Egli era da alcuni mesi a Zagabria come agente di una Società straniera di assicurazioni, che aveva al suo servizio parecchi impiegati, il cui compito principale era, fra l'altro, quello di riferire i discorsi che il popolo teneva per le osterie. Uno di questi uomini al servizio del Kopkepp, essendo, venuto in lite con lui, lo denunciò alla polizia e la polizia, d'accordo con l'autorità militare, iniziò un'inchiesta e trattenne in arresto anche il delatore, perché ritenuto sospetto. Subito dopo, per le indagini fatte, si poté accertare che il Kopkepp non era altri che una spia. Su domanda dell'autorità militare il Kopkepp fu arrestato e fu fatta una perquisizione nella sua casa e si scoperse un materiale schiacciante di prova. L'interrogatorio del Kopkepp provocò la scoperta e l'arresto di un'altra spia, certo Brabura di Budapest. Presso il Kopkepp furono trovati molti «chèques» di una Banca di Stoccolma. Le indagini condussero anche alla constatazione che il Brabura aveva ricevuti numerosi «cheques» di questa Banca a Vienna ed a Budapest, sotto diversi nomi. Inoltre, tanto presso il Kopkepp che presso il Brabura, furono trovate buste in tutto simili con lettere che portavano segni identici. Il Kopkepp, pertanto, fece una completa confessione, durante la quale il giudice <che> lo interrogava, constatò che ad ogni momento della confessione ritornava sempre lo stesso nome. Questo nome compariva anche spesso nelle dichiarazioni fatte dalle altre spie arrestate. In base a questo nome, si diressero le ricerche anche a Praga, che condussero alla scoperta dello spione colonnello Redl. »

Fonte

dal sito storico de "La Stampa".

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Testo pubblicato anonimamente da più di 70 anni.

1913 06 06 - Anonimo, Le dichiarazioni del ministro della guerra austriaco sul fosco tradimento del col. Redl, ''La Stampa'', n. 155, 06.06.1913, p. 1.pdf
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