Differenze tra le versioni di "Enrico Barzaghi"

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Enrico Barzaghi nasce nel 1961 figlio di Alberto Barzaghi, un architetto, e Ursula Rütter, originaria di Düsseldorf, e cresce con due fratelli, Elena e Marco.
 
Enrico Barzaghi nasce nel 1961 figlio di Alberto Barzaghi, un architetto, e Ursula Rütter, originaria di Düsseldorf, e cresce con due fratelli, Elena e Marco.
 
Il [[coming out]] in famiglia, secondo le dichiarazioni della madre [[Ursula Barzaghi]] che aderì ad [[AGEDO]] e presenziò a numerose trasmissioni TV testimoniando l’esperienza, avvenne attraverso una lettera: {{Quote|''Enrico mi fece trovare apposta una lettera d' amore del suo amico, bellissima, nel libro che stavo leggendo; lasciò a me la scelta, ma la prima cosa che pensai, lo confesso, fu cosa diranno i vicini […]E' stato Enrico a educare me. Ora so che accettare è poco, bisogna condividere''"<ref>Michele Smargiassi, ''Mamme dei gay unitevi'', in “La Repubblica”, 9 febbraio 1992.</ref>}}. Nel 1986 Barzaghi comunica la sieropostività alla famiglia<ref>F. Dianzani,G. Ippolito,M. Moroni (a cura di), ''Aids 1998. Il contributo italiano'', Piccin, 1998, pp. 117-119</ref>. Il 26 ottobre del 1989 decide di battezzarsi.  
 
Il [[coming out]] in famiglia, secondo le dichiarazioni della madre [[Ursula Barzaghi]] che aderì ad [[AGEDO]] e presenziò a numerose trasmissioni TV testimoniando l’esperienza, avvenne attraverso una lettera: {{Quote|''Enrico mi fece trovare apposta una lettera d' amore del suo amico, bellissima, nel libro che stavo leggendo; lasciò a me la scelta, ma la prima cosa che pensai, lo confesso, fu cosa diranno i vicini […]E' stato Enrico a educare me. Ora so che accettare è poco, bisogna condividere''"<ref>Michele Smargiassi, ''Mamme dei gay unitevi'', in “La Repubblica”, 9 febbraio 1992.</ref>}}. Nel 1986 Barzaghi comunica la sieropostività alla famiglia<ref>F. Dianzani,G. Ippolito,M. Moroni (a cura di), ''Aids 1998. Il contributo italiano'', Piccin, 1998, pp. 117-119</ref>. Il 26 ottobre del 1989 decide di battezzarsi.  
Poco prima della morte dichiara:{{Quote|''I volontari [che assistono le persone malate,ndr.] hanno quasi sempre l’atteggiamento di aiutarti a superare l’aspetto morte, mentre le persone direttamente coinvolte a volte ci fanno sopra battutacce mostruose. Facciamole, fatele. Hanno un effetto più benefico e rilassante di tanti discorsi alla fine dei quali, dopo due ore di discussione, la si pensa come all’inizio. All’Asa, ci siamo sempre fatti tante risate insieme<ref></ref>''.}}
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Poco prima della morte dichiara:{{Quote|''I volontari [che assistono le persone malate,ndr.] hanno quasi sempre l’atteggiamento di aiutarti a superare l’aspetto morte, mentre le persone direttamente coinvolte a volte ci fanno sopra battutacce mostruose. Facciamole, fatele. Hanno un effetto più benefico e rilassante di tanti discorsi alla fine dei quali, dopo due ore di discussione, la si pensa come all’inizio. All’Asa, ci siamo sempre fatti tante risate insieme<ref>[[Massimo Consoli]], sub voce: [http://www.culturagay.it/biografia/64 ''Enrico Barzaghi''] in , ''Killer Aids'', Kaos ed., Milano 1993.</ref>''.}}
  
 
Barzaghi muore a Milano a 29 anni il 15 gennaio del 1990.
 
Barzaghi muore a Milano a 29 anni il 15 gennaio del 1990.

Versione delle 05:45, 17 dic 2015

Enrico Barzaghi

Enrico Barzaghi (1961 - Milano, 15 gennaio 1990) è stato un militante omosessuale italiano e sieropositivo dichiarato. E’ considerato tra gli uomini simbolo della battaglia per normalizzare della malattia in Italia.

Biografia

Enrico Barzaghi nasce nel 1961 figlio di Alberto Barzaghi, un architetto, e Ursula Rütter, originaria di Düsseldorf, e cresce con due fratelli, Elena e Marco. Il coming out in famiglia, secondo le dichiarazioni della madre Ursula Barzaghi che aderì ad AGEDO e presenziò a numerose trasmissioni TV testimoniando l’esperienza, avvenne attraverso una lettera:

« Enrico mi fece trovare apposta una lettera d' amore del suo amico, bellissima, nel libro che stavo leggendo; lasciò a me la scelta, ma la prima cosa che pensai, lo confesso, fu cosa diranno i vicini […]E' stato Enrico a educare me. Ora so che accettare è poco, bisogna condividere"[1] »
. Nel 1986 Barzaghi comunica la sieropostività alla famiglia[2]. Il 26 ottobre del 1989 decide di battezzarsi.

Poco prima della morte dichiara:

« I volontari [che assistono le persone malate,ndr.] hanno quasi sempre l’atteggiamento di aiutarti a superare l’aspetto morte, mentre le persone direttamente coinvolte a volte ci fanno sopra battutacce mostruose. Facciamole, fatele. Hanno un effetto più benefico e rilassante di tanti discorsi alla fine dei quali, dopo due ore di discussione, la si pensa come all’inizio. All’Asa, ci siamo sempre fatti tante risate insieme[3]»

Barzaghi muore a Milano a 29 anni il 15 gennaio del 1990.

Biorgrafia militante

E’ stato tra i primi omosessuali italiani a uscire a raccontare la sieropositività e a comparire in TV[4]. Aderisce all'ASA, Associazione solidarietà AIDS e riveste il ruolo di vice-presidente. Partecipa, nel 1989, alla Conferenza internazionale sull’Aids di Montréal, in Canada.

Bibliografia

  • Enrico Barzaghi, Io credo nella vita e nell’infinito, in “Babilonia”, ottobre 1989, p. 27.
  • Massimo Consoli, sub voce: Enrico Barzaghi in , Killer Aids, Kaos ed., Milano 1993.
  • Ursula Rütter Barzaghi, Senza vergogna: una storia di coraggio contro l'AIDS, Tea, 1998.

Note

  1. Michele Smargiassi, Mamme dei gay unitevi, in “La Repubblica”, 9 febbraio 1992.
  2. F. Dianzani,G. Ippolito,M. Moroni (a cura di), Aids 1998. Il contributo italiano, Piccin, 1998, pp. 117-119
  3. Massimo Consoli, sub voce: Enrico Barzaghi in , Killer Aids, Kaos ed., Milano 1993.
  4. cf. Sebastian Rinken, The AIDS Crisis and the Modern Self: Biographical Self-Construction in the Awareness of Finitude, Springer Science & Business Media, 2013.