Cisgender

Da Wikipink - L'enciclopedia LGBT italiana.
Voce a cura di Giovanni Dall'Orto, liberamente modificabile.
Tweet del 2020. (Fare clic sull'immagine per la traduzione).

Nella terminologia queer, la parola cisgénder (anche italianizzata in gisgénere) è utilizzata come antonimo (ossia come opposto) di transgender.

Significato

Origini

Il termine nasce originariamente in tedesco come "zissexuell" in opposizione a "transsexuell". Come autore del conio viene oggi indicato il sessuologo tedesco Volkmar Sigusch, che lo avrebbe usato per primo in un saggio del 1991[1].

Secondo le spiegazioni etimologiche attualmente di moda, il conio avrebbe utilizzato la simmetria fra i prefissi latini "cis-" e "trans-", che indicano rispettivamente "al di qua" e "al di là" di un punto geografico preciso (come per esempio in "cispadano" e "transpadano", "Ciswaal" e "Transwaal", "Cisgiordania" e "Transgiordania", "cisalpino" e "transalpino").

In realtà in questa spiegazione esiste un malinteso, che influisce anche sul senso da dare a "cisgender". Il prefisso latino "trans-" ha infatti due utilizzi distinti: nel primo indica una collocazione geografica simmetrica "al di qua" di un punto geografico, come appena visto; nel secondo indica invece un movimento (non necessariamente reversibile) attraverso qualcosa, oppure da una cosa a un altra (trasformazione, tragitto, trasporto, trasferimento, traduzione, tradotta...), e in questo secondo caso non presuppone affatto una simmetria.

Ebbene, fu nel secondo, e non nel primo senso, che Magnus Hirschfeld utilizzò "trans-" per coniare "trans/sessuale", per indicare una trasformazione del sesso che non presuppone nessuna simmetria (non esiste la "cisformazione": l'assenza di trasformazione è lo stato originario!)[2]. Dunque non esiste una "necessità di simmetria" (contrariamente a quanto viene spesso invocato) che richieda obbligatoriamente l'utilizzo di "cisgender". Non a caso Hirschfeld stesso non aveva pensato di creare il simmetrico di "transessuale", né lo avevano fatto coloro che avevano usato questo termine nel secolo successivo.
Contro tale osservazione è stato obbiettato che già nel 1914 Ernst Burchard (1876—1920), in un lessico sessuologico aveva utilizzato la parola "Cisvestitismus"[3]. Tuttavia si tratta di un "falso positivo", in quanto l'uso proposto da Burchard (che non ebbe seguito, come dimostra il fatto che il termine dovette essere reinventato e risignificato negli anni Novanta dello stesso secolo) riguardava il feticismo sessuale diverso dal travestitismo:

« Cisvestitismus, Die Neigung, die Kleidung einer anderer Altersstufe, Volks- oder Berufsklasse der Gleichen Geschlechts zum Zweke Sexueller Entspannung anzulege, dem Transvestitismus verwandt (s. Verkleidungstrieb). (Cisvestitismo, la tendenza a indossare abiti di un'altra età, classe etnica o professionale dello stesso sesso ai fini del rilassamento sessuale, legata al Travestitismo (vedi istinto di travestimento). »

In altre parole, nel primo conio la simmetria si aveva tra il feticismo per vestiti del proprio sesso e vestiti del sesso opposto. Un uomo che per eccitarsi sessualmente indossa abiti da soldato, o da contadino, è "cisvestito", se invece li indossa da donna, è "Travestito". Palesemente questi significati non hanno nulla a che spartire col significato che diamo noi oggi a questi termini.

Usi

L' Oxford English dictionary, che lo ha accolto nel 2015, ne segnala l'apparizione in inglese, già tramutato in cisgender "alla fine degli anni Novanta"[4], tuttavia un suo utilizzo online è già segnalato nel 1994[5]. Questo dizionario definisce così "cisgender":

« Designa una persona il cui senso dell'identità personale e il genere corrispondono al suo sesso alla nascita; o a qualcosa relativa a persona di questo tipo"»

Per Wikipedia:

« Il termine cisgenere (in inglese cisgender) indica le persone la cui identità di genere corrisponde al genere e al sesso biologico alla nascita[6]»

Ancora: secondo il sito italiano "Gay.it", di solito vicino alle posizioni "queer":

« Con cisgender si indica una persona che si riconosce nel sesso con il quale è nata, ovvero la sua sessualità coincide con la sua identità di genere. Quindi, se una persona è nata con gli attributi maschili (sic) e si riconosce come maschio, è un uomo cisgender. Una persona nata con le caratteristiche femminili sarà una donna cisgender solo se anche la sua identità di genere sarà femminile[7]»

Infine, secondo un sito australiano d'informazioni per persone trans, che utilizza correttamente le categorie di linguaggio dell'attivismo trans queer:

« Cis, abbreviazione di cisgender (...), è un termine che indica che qualsiasi genere tu abbia adesso è lo stesso che è stato presunto per te alla nascita. Questo significa semplicemente che quando un genitore o dottore ti ha chiamato "un bambino" o "una bambina" quando sei nata/o, ci ha azzeccato. Le persone cis possono essere uomini o donne, perché questi sono i generi con cui i dottori etichettano la gente alla nascita. Il genere di una persona non s'identifica con la sua sessualità, pertanto puoi essere cisgender ed etero, gay, lesbica, bisessuale, queer, o di un'altra sessualità, esattamente come puoi essere trans e di qualsiasi sessualità[8]»

Storia

L'antonimo di cisgender, ossia transgender, era già ampiamente in uso in inglese prima del conio di "cisgender", quindi la nascita di un simmetrico per indicare il "non-transgender" era praticamente scontata. Dopo un utilizzo all'interno del mondo queer e dell'attivismo trans, "cisgender" è stato popolarizzato fra il grande pubblico nel 2007 dal successo del libro Whipping girl dell'attivista trans Julia Serrano.

Non è stata ancora fatta una ricerca sull'anno della prima attestazione in italiano di "cisgender" e "cisgenere". Il vocabolario Treccani, che non riporta "cisgender" in quanto termine straniero, segnala però l'espandersi di "cissessuale" a partire dal 2015 circa, non casualmente in traduzioni dall'inglese americano o in riviste possedute da editori americani (come "Vice")[9]. E in effetti il settimanale "L'espresso" lo utilizza in un titolo già nel 2015[10].

Il prefisso cis-, risignificato per definire "non-transgender", è entrato inoltre a far parte di una serie di neologismi creati dal gergo queer, particolarmente diffusi sui social media e nella generazione più giovane di attivisti LGBTQ. Oltre al già citato "cissessuale" e cis-sessualità, abbiamo infatti l'usatissimo diminutivo "cis", nonché "cisnormativo" e "cisnormatività", o "cissessista" e "cissessimo", ed altri ancora.

Polemiche

In considerazione del carattere estremamente polemico del dibattito sul cosiddetto "genere", l'uso stesso di questo termine ha scatenato polemiche molto accese.

A favore

Tweet, 2019. Per la traduzione fare clic sull'immagine.

Da un lato, i sostenitori del suo uso indicano che questa parola è logica e necessaria in un dibattito sulle persone transgender, così come quando si parla dei problemi e dei diritti delle persone non-udenti è necessario disporre del termine "udenti" per chiarire di chi si sta, di volta in volta, parlando, senza dover ricorrere a termini discriminatori e spesso insultanti, come "normale" o "sano":

« Sbagliando, molti definiscono i cis-sessuali come persone normali, andando a creare un divario (difficilmente colmabile) tra chi non si riconosce della categoria e, talvolta, rischia di sentirsi diverso e a disagio. Occorre dunque educare le nuove generazioni per far sì che questo elemento della personalità eviti di coincidere con la creazione di gruppi etichettati[11]»

Nel dibattito di lingua inglese (in cui la conoscenza del latino è praticamente nulla) s'è diffusa una paraetimologia che fa derivare la simmetria fra "cisgender" e "transgender" dalla chimica, dove "trans" e "cis" indicano due possibili conformazioni di molecole isomere, cioè uguali ma diverse nella disposizione spaziale degli atomi. "Cisgender" sarebbe quindi, secondo questa etimologia, un termine che indica una condizione simmetrica a quella indicata da "transgender":

« La chimica ha usato le parole "trans" e "cis" per parlare dell'organizzazione degli isomeri, che sono molecole o ioni che hanno la stessa formula ma una differente struttura. Sono usate per descrivere la struttura di una molecola, o per dire se un atomo stia dallo stesso lato di un atomo simile, o da un altro lato[12]»

Purtroppo, nel clima surriscaldato dei social media, "cisgender" (spesso abbreviato in "cis") è rapidamente divenuto un termine ingiurioso, anche in associazione con altri, come "maschio bianco cis" o "cis gay"[13]. In questo uso, "cisgender" o "cis" o anche, se riferito a maschi gay, "cissy" (per assonanza con "sissy": "checca"), indica derogativamente l'individuo non solo non-transgender, ma anche profondamente transfobico, arroccato in difesa dei privilegi che la sua condizione di non-transgender gli garantisce, e che rifiuta di condividere con "la più oppressa minoranza al mondo". L'individuo "cis" è schierato su posizioni patriarcali, trans-escludenti, borghesi, colonialiste, razziste.

Ovviamente il rifiuto opposto dalle persone "gender critical a identificarsi come "cisgender" è letto qui come un chiaro esempio del "privilegio cis", consentito solo a chi, facendo parte d'un gruppo che detiene il potere, può permettersi di negare l'evidenza[14], in quanto così facendo nasconde l'esistenza stessa di tale privilegio e potere.

K. J. Rawson, docente transgender di gender studies specifica in proposito:

« Forse che "eterosessuale" è un insulto? No. Si limita a descrivere un'identità e un'esperienza. Poiché le persone etero di solito non sperimentano la loro eterosessualità come un'identità, molte di loro non s'identificano come eterosessuali - e non ne hanno bisogno, perché la cultura lo ha già fatto per loro. Similmente, le persone cisgender di solito non s'identificano come cisgender, perché le attese sociali presumono già in partenza che lo siano. (...) Ed è un potere incredibile e invisibile non avere bisogno di dare a te stessa/o un nome, in quanto le norme lo hanno già fatto per te. Non hai bisogno di fare coming out come eterosessuale o come cisgender perché ci si aspetta già che tu sia tale. Poiché non si tratta di un termine ingiurioso, coloro che obiettano ad esso sono più probabilmente a disagio con le tematiche trans, o forse non hanno nessuna volontà di confrontarsi col loro privilegio[15]»

Perlopiù, oggi, l'utilizzo del concetto di "cisgender" da parte di una persona indica simpatia per le posizioni filosofiche e politiche queer e dell'attivismo trans.

Contro

Tweet "Gender critical". Fare clic per la traduzione.

Dall'altro lato, dopo un breve periodo in cui "cisgender" è stato usato a volte come semplice termine descrittivo, si è sviluppato un atteggiamento di rifiuto di utilizzarlo[16].

Le obiezioni al suo utilizzo si concentrano su due punti:

  • Il primo è che il concetto di "cisgender" dà per scontato che ogni persona debba necessariamente avere una identità di genere, concetto che la posizione "gender critical" rifiuta. Per questa posizione, infatti, il genere è solo una gabbia socialmente costruita, artificiale, imposta dall'esterno, che va distrutta e non certo abbracciata. E chi rifiuta il concetto stesso di genere non può certo possedere un "genere", in accordo o disaccordo col sesso di appartenenza che sia. Quindi essere "cisgender", in questa prospettiva, significa semplicemente aderire ad alcuni stereotipi sociali: niente che possa costituire una "identità":
« Il sesso, per le attiviste [di Arcilesbica], “non è assegnato, è riconosciuto alla nascita. Siamo donne ribelli agli stereotipi di genere caricati su di noi in quanto femmine. Dunque - scrivono ancora - non ci si addice il termine cisgender”[17]»
  • Il secondo è che si tratta di un'identità imposta dall'esterno proprio da chi, ironia della storia, afferma di battersi contro l'"inscatolamento" delle persone in identità preconfezionate e standardizzate (come ha titolato "L'espresso", "Siamo tutti cisgender o transgender"[18]). Ma imporre a forza l'identità di "cisgender" a chi non ci si riconosce corrisponde a ciò che, nel linguaggio queer, è definito "misgendering", ossia rivolgersi a qualcuno usando un genere in cui non s'identifica. Questa azione è stata quindi battezzata "cisgendering" (in italiano: "cisgenderare").

Lo scrittore John Boyne, autore del romanzo Mio fratello si chiama Jessica, ha scritto:

« Rifiuto la parola "cis", definizione data dalle persone transgender ai loro fratelli nontransgender. Non mi considero un uomo cis; mi considero un uomo. (...) Rifiuto la nozione che qualcuno possa imporre una definizione non voluta a qualcun altro[19]»

In generale il pensiero "gender critical" afferma che, nella misura in cui nessun essere umano desidera vivere come incarnazione d'uno stereotipo imposto dall'esterno, esistono sette miliardi d'identità di genere: una per ogni essere umano, tutte diverse l'una dalle altre. Dunque è impossibile essere "cisgender", ossia l'incarnazione d'uno stereotipo.

Perlopiù, oggi, il rifiuto di utilizzare il concetto di "cisgender" da parte di una persona indica simpatia per le posizioni filosofiche e politiche "gender critical" ("TERF" per gli avversari).

Meme femminista che invita a non "cisgenderare". Fare clic per la traduzione.

Persone con DSD

A questa critica va aggiunta quella della comunità delle persone con DSD ("Differenze delle Sviluppo Sessuale", un tempo definite "intersessuali"), che ha obiettato che il binarismo esistente fra "cisgender" e "transgender" prescinde totalmente dalla loro condizione, in cui in taluni casi è impossibile determinare in termini non arbitrari quale sia il "sesso" con il quale l'identità di genere dovrebbe teoricamente combaciare. Il binarismo cisgender/transgender escluderebbe, secondo tale critica, le persone con DSD, e non sarebbe quindi "inclusivo".

Note

  1. Genevieve Gluck, "Cis" coined by "pedosexual" physician, "4W", 05 Jan 2022.
  2. Argomento presentato sul forum "Mumsnet" nel febbraio 2021 nel thread: "How many women (or men) identify as cisgender?".
  3. Ernst Burchard (1876—1920), Lexikon des gesamten Sexualleben, Adler-Verlag, Berlin 1914, sub voce.
  4. Katherine Connor Martin, New words notes, June 2015, "Oxford English Dictionary", June 2015.
  5. Avery Dame, Tracing terminology. Researching early uses of "cisgender", "Perspectives in history", May 22, 2017.
  6. Anonimo, Cissessualità, Wikipedia. Versione del 06.01.2022. Si notino due fatti significativi. Primo, l'uso del concetto di "sesso biologico", che sui social media sarebbe immediatamente bandito in quanto transfobico (non esiste un sesso "biologico", il sesso essendo arbitrariamente solo "attribuito alla nascita"). Secondo, "Wikipedia" possiede solo questa scarna voce di poche righe, non contenendo rimandi a "cisgender" o altre voci comunissime sui social media. Ciò palesa come il dibattito che fa uso del termine cisgender sia tipico dei social media, con ricadute limitate sul resto della realtà italiana.
  7. Redazione, Cisgender e transgender: significato e differenze, "Gay.it", 15.06.2021. Si noti qui la confusione tra "sessualità" e "sesso biologico" e il riferimento agli "attributi maschili", che contraddice apertamente la teoria queer.
  8. Anonimo, What does cis mean?, "Transhub.com", 2021.
  9. Anonimo, voce: Cissessuale, Vocabolario Treccani online, 2018.
  10. Antonio Sciotto, Siamo tutti cisgender o transgender. La definizione entra nel dizionario di Oxford, "L'espresso", 29 Giugno 2015.
  11. Anonimo, Cisgender: cosa significa cis-sessualità?, "Sprink Up!", 02.09.2021.
  12. Anonimo, What does cis mean?, "Transhub.com", 2021.
  13. Fra il 2011 e il 2015 assurse a "meme" la frase: "Die cis scum", "Crepa, feccia cis!", anche accompagnato da minacce di violenza. Sul fenomeno si veda: RandomMan, Die cis scum, "Know your meme", 2013. Una raccolta di meme con questa frase è qui. Si noti che non è mai esistito un parallelo fenomeno di meme con "Die trans scum".
  14. Aoife Martin,‘Whether John Boyne likes it or not, he is a cis man with cis privilege’, "The Irish Times", 15.04.2019.
  15. Sunnivie Brydum, The true meaning of the word "Cisgender", "The Advocate", 31.07.2015.
  16. Le ragioni del rifiuto sono esposte in dettaglio da Cinzia Sciuto, Cisgender sarà lei! Il genere fra identità e stereotipi, "MicroMega", 25.06.2021.
  17. Anonimo, L'appello di Arcilesbica: “Non chiamateci cisgender, il sesso è riconosciuto alla nascita”, "Dire", 04.11.2021.
  18. Antonio Sciotto, Siamo tutti cisgender o transgender. La definizione entra nel dizionario di Oxford, "L'espresso", 29 Giugno 2015.
  19. John Boyne,Why I support trans rights but reject the word "cis", "The Irish Times", April 13, 2019. Si noti comunque la contraddizione di aver dovuto comunque usare il neologismo "nontrasngender" per distinguere fra due gruppi di persone. Palesemente il problema di "cisgender" non sta nell'essere inutile, semmai nell'essere ingiurioso e ideologicamente fazioso.

Bibliografia e link

Voci correlate