Wilhelm von Plüschow

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Voce scritta da Giovanni Dall'Orto, liberamente editabile.

Wilhelm von Plüschow, o Guglielmo Plüschow, scritto anche Plueschow, o Pluschow, o Plueskow (Wismar, 18 agosto 1852 – Berlino, 3 gennaio 1930), è stato un fotografo tedesco trasferitosi in Italia, prima a Napoli e poi a Roma, e divenuto noto per le sue foto di nudo di giovani italiani, sia maschili che femminili.

Vita

Wilhelm von Pluschow - Ritratto di Vincenzo Galdi, Posillipo (Napoli), 1890 ca. Sullo sfondo si nota il campanile della chiesa di Piedigrotta.

Non si conosce molto dei primi anni di Plüschow, se non che nacque a Wismar, primo di sette figli.
Suo padre, Friedrich Carl Eduard Plüschow, era un figlio illegittimo del conte Friedrich Ludwig von Mecklenburg-Schwerin, la cui casa di famiglia era lo Schloss Plüschow. Per questo motivo la forma corretta del cognome è Plüschow (senza la particella nobiliare "von"), ed effettivamente la forma usata dal fotografo stesso era "Guglielmo Plüschow", tuttavia è ormai invalso l'uso di riferirsi a lui anche come a "von Plüschow".
Wilhelm era zio del celebre aviatore Gunther Plüschow (1886-1931), figlio di suo fratello.

Napoli (ca. 1872 - ca. 1895)

Nei primi anni Settanta dell'800, all'incirca nel 1872, si trasferì a Napoli dove italianizzò il suo nome in "Guglielmo". Inizialmente si guadagnò da vivere come mercante di vino, per poi passare alla fotografia di nudi maschili e femminili in data non ancora appurata (si ipotizza, attorno al 1880).
A Napoli ad un certo punto della sua carriera riuscì ad aprire uno studio fotografico, che dai timbri delle sue foto risulta essere stato collocato in "Via Mergellina, seconda rampa di Posillipo 55". In effetti, da alcune fotografie prese dalla terrazza si nota anche la chiesa di Piedigrotta.
Secondo una testimonianza, per un certo periodo soggiornò anche a Capri:

« Notizie personalmente da me raccolte dicono che il P..., prima di stabilirsi a Roma, aveva risieduto a Capri ed a Napoli, dove aveva sempre fatto parlare di sé e sempre per la stessa ragione [scandali omosessuali, NdR][1]»

A Napoli e Capri Plüschow fu frequentato a lungo dal cugino Wilhelm von Gloeden, che negli stessi spazi utilizzati da Plüschow ambienta numerose fotografie di nudo proprie. A titolo di esempio, una delle foto più celebri di Gloeden, "Terra del Fuoco", è ambientata sulla terrazza di Villa Barbaja che appare in varie foto di Plüschow e addirittura utilizza (fenomeno peraltro piuttosto raro) alcuni suoi modelli.

Le immagini dei due fotografi registrano (attraverso la crescita dei modelli e degli alberi, o il degrado progressivo di alcuni elementi murari) il trascorrere degli anni negli stessi luoghi. Alcune delle prime (pre-1894) foto di Gloeden riportano persino un timbro che indica "W. von Gloeden, Napoli".
La frequentazione dovette proseguire anche dopo che Gloeden ebbe iniziato la sua attività a Taormina, dato che almeno tre suoi modelli appaiono fotografati da Gloeden sulle terrazze di Plüschow a Napoli, e addirittura dopo il trasferimento di Plüschow a Roma, come dimostra il fatto che un modello molto usato da Gloeden appare in evidenza nel servizio pubblicato sulla rivista "Schribner's magazine" nel marzo 1898 e scattato da Plüschow nella "Domus dei Vettii" a Pompei, aperta al pubblico solo nel 1896.

Ciò detto, quanto appare a proposito nel romanzo Eccentrici amori di Roger Peyrefitte (che pretende che Gloeden abbia imparato da Plüschow a fotografare, e che i due cugini si fossero suddivisi il mercato dedicandosi l'uno ai nudi maschili e l'altro a quelli femminili) è frutto di fantasia letteraria e non suffragato da alcun dato (Gloeden stesso dichiarò che il suo maestro di fotografia fu il taorminese Giuseppe Bruno).

Nel periodo 1885/1890 circa lo studio di Plüschow fu inoltre frequentato con assiduità da un giovanissimo Vincenzo Galdi, che assieme a un altro ragazzo di nome "Edoardo" è in assoluto il modello più fotografato nella produzione napoletana di Plüschow: nelle sue immagini lo si vede passare a poco a poco da gracile preadolescente a uomo fatto. Non è chiaro se i due abbiano avuto una relazione o no (gli eredi di Galdi lo negano espressamente, le circostanze lo suggeriscono), fatto sta che quando sia Galdi che Plüschow si furono trasferiti a Roma, la loro frequentazione continuò.

"Il bacio"

Una delle immagini più popolari di Pluschow, almeno a giudicare dalla quantità di esemplari che se ne sono salvati, è "Il bacio" (numero di catalogo: 1300), che fa parte di una serie che ritrae insieme Edoardo e Vincenzo Galdi, fino all'inquadratura in cui le labbra dei due ragazzi si toccano in un bacio, appunto. Oggi è facile sottovalutare la dirompenza d'una simile inquadratura, ma prima del 1890 la foto di due ragazzi che si baciano era un atto d'esplicita apologia dell'amore omosessuale. E a poco serve la paccottiglia "greca" che rassicura lo spettatore di fine Ottocento di trovarsi in un altro tempo e un'altra epoca (la Grecia antica, ai tempi di Platone): il fatto che l'immagine nasca dal modernissimo ritrovato della fotografia impedisce di dimenticare che i due ragazzi sono indubbiamente contemporanei dello spettatore: qui ed ora. Jacques Desse si è spinto a descrivere questa immagine come:

« la rappresentazione di un bacio, tenero e intenso, che è assai probabilmente la primissima fotografia oggi nota che rappresenti due uomini che si baciano[2]»

La crisi del 1894/5

L'inverno fra il 1894 e il 1895 marcò nella vita di Plüschow una crisi (per colpa di uno scandalo? di un processo?) di cui non sappiamo nulla e che possiamo ipotizzare indirettamente solo dal suo comportamento, chiaramente inteso a "cambiare aria". In questo periodo infatti il fotografo si concesse un viaggio ad Atene (dove fotografò ragazzi seminudi sullo sfondo di monumenti classici, come il Teatro di Dioniso o le tombe del Keramikos, ed anche monumenti come il Partenone o l'Eretteo) e in Egitto (dove i ragazzi furono messi di fronte alle rovine di località come Karnak), ma soprattutto cambiò città di residenza e attività, trasferendosi come detto a Roma.
L'acquisto nel marzo 1895 da parte del Kunstarchäologisches Institut di Strasburgo di un blocco di 40 immagini di Atene e Pompei scattate da Plüschow, per tramite dell'editore Paul Bette, permette di datare tale viaggio entro quella data.

Lo stacco è segnalato nel catalogo di Plüschow da un "vuoto" intenzionale nella numerazione, che balza dal 4000 (forse addirittura dal 3300) fino al 4999. Questo genere di lacuna è di solito utilizzata quando l'arretrato di catalogazione diventa eccessivo, al punto da ostacolare l'aggiunta della produzione più recente. Si lascia perciò un vuoto per potervi collocare in un secondo momento, e con calma, la produzione arretrata, in modo da poter ripartire in parallelo con produzione e catalogazione (il che segnala il fatto che Plüschow poteva contare su una clientela impaziente di conoscere le sue "novità")[3]. D'altro canto in questo caso il balzo fu anche in qualche modo simbolico, dato che le foto del viaggio greco ed egiziano, che nel catalogo iniziano ad apparire attorno al numero 1700, avrebbero continuato ad essere aggiunte sporadicamente al catalogo regolare fino al 6929 almeno, trascurando di collocarle nella lacuna lasciata per riceverle.

Roma (1896-1910)

Nel gennaio 1896 ritroviamo Plüschow con un nuovo studio a Roma, di cui è testimoniata anche la frequentazione da parte di Vincenzo Galdi. Lo studio era situato in via Sardegna 35, all'ultimo piano, a pochi passi dallo studio/galleria d'arte di Galdi stesso. Nel 1898 si ebbero i primi screzi con la legge:

« La Questura di Roma si era occupato del P... fin dall'anno 1898; in quell'epoca infatti si parlò di scandalo a cui il P... avrebbe dato luogo nel suo studio, allora situato in uno dei quartieri più aristocratici della città, dove si eseguivano fotografie di nudi. Il P... infatti eseguiva fotografie di individui di ambo i sessi a scopo artistico e forniva di esse pittori e scultori specialmente stranieri, e ne faceva delle spedizioni in altre città italiane ed estere. Il P... era poi in relazione con persone notoriamente dedicate alla pederastia passiva, qualcuna delle quali di rispettabile famiglia e benestante[4]»

Successivamente (dal 1903 almeno, forse a causa d'un processo che s'ipotizza possa essere stato celebrato nel 1902) si spostò in un nuovo studio di corso Umberto 333 (oggi Via del Corso 333), dove abitò al quarto (e ultimo) piano fino alla fine della sua attività in Italia, nel 1907. Qui lo assistono due aiutanti fotografi: Pietro Magnotti ed Enrico Simoncini, nominati negli atti del processo del 1907.

Il fatto che a Roma Vincenzo Galdi abbia aperto uno studio fotografico spinge a concludere che anch'egli debba aver lavorato in precedenza come apprendista fotografo (la tecnica, prima dell'invenzione dell'otturatore e dei supporti in celluloide, era piuttosto complessa e richiedeva un apprendistato), forse con Plüschow stesso. Peraltro, la vicinanza dello studio di Galdi (anch'esso in via Sardegna, al numero 55) spiega la frequentazione fra i due artisti anche dopo la separazione, sancita anche simbolicamente dal matrimonio di Galdi.

Tra i clienti (non solo per motivi di fotografia) di Plüschow a Roma viene espressamente nominato nel processo Jacques d'Adelswärd-Fersen: un ragazzo, Rodolfo Consorti, testimonia d'essere stato accompagnato da Fersen ("notoriamente sospetto pederasta passivo") nella sua celebre villa a Capri, della quale inoltre ci restano alcune fotografie attribuite a Plüschow.

Peraltro, la notizia secondo cui Plüschow avrebbe ritratto nudo l'amante di Fersen, Nino Cesarini, non ha fino ad oggi trovato alcun riscontro oggettivo, nonostante le svariate immagini a torto indicate come suoi ritratti[5]. Niente vieta che tali immagini siano davvero esistite, ma esse o sono state distrutte nel frattempo dagli eredi, oppure non sono state ancora identificate correttamente: nelle foto indicate collettivamente come "ritratti di Cesarini" un occhio allenato riesce infatti a distinguere non meno di tre, e più probabilmente quattro, diversi modelli.

I processi (1902 e 1907) e l'esilio (1910)

Due nudi.

La fine della carriera italiana di Plüschow si ebbe a più riprese, tra il 1902 e nel 1907. Secondo un'unica fonte non confermata[6], nel 1902, sull'onda dello scandalo Krupp, Plüschow sarebbe stato accusato di "prossenetismo abituale e corruzione di minori", arrestato e condannato a otto mesi di carcere e a una multa. Benché l'esistenza di questo processo sia dubbia, anche se fosse vera resta il fatto che nel 1904 Plüschow era di nuovo a piede libero e in piena attività.
Nel 1904 si ha infatti con certezza uno scandalo, di cui Plüschow riesce a contenere al minimo le conseguenze, evitando la chiusura dell'attività, ma scoprendo di essere ormai nel mirino della stampa romana (o per meglio dire, delle "veline" ispirate dalle autorità di polizia):

« Egli ha trasportato il suo studio in un punto più centrale della città. L'occasione per la conoscenza ce la dà un furto di cui egli è vittima. La stampa locale si occupa del fatto; in un articolo di cronaca di un giornale di Roma viene riferito che i funzionari ed agenti di pubblica sicurezza recatisi sul posto trovano nell'appartamento del derubato un vero stabilimento fotografico al completo, nonché una raccolta abbastanza voluminosa di fotografie artistiche sì, ma audacemente veriste. Lo studio fotografico del P... era frequentato da giovinotti dell'età di sedici a vent'anni, per lo più imberbi e dalle forme muliebri, i quali si recavano colà per farsi fotografare; le fotografie poi servivano, sempre secondo riferisce l'articolo di cronaca, a scopi tutt'altro che onesti. Informazioni assunte sul P... ci fanno conoscere che egli durante la stagione calda si recava in prossimità dei bagni popolari nel Tevere a sciegliere i suoi soggetti fra i giovanetti e giovani che si recano a prendere i bagni; nelle altre stagioni sceglieva i suoi soggetti camminando per le vie più frequentate, li abbordava invitandoli nel suo studio. Si disse anche in quell'epoca, cosa che non è accertata, ma attendibile, che il P... esercitasse un vero lenocinio di minorenni per persone affette da tale anomalia sessuale[7]»

La situazione precipitò infine definitivamente nel 1907, quando Alfredo Marinelli sporse denuncia contro Plüschow per avere fotografato nudo nel suo studio (e secondo le sue accuse addirittura sodomizzato) il figlio Ernani Marinelli, di 12 anni appena. Plüschow transò col padre, il quale ritirò la querela, ma un articolo di giornale lascia sospettare che la polizia tenesse ormai d'occhio da tempo il fotografo, le cui opere "talvolta, camminando come per un filo di rasoio fra l'arte ed il realismo troppo spinto, venivano anche esposte in qualche negozio di stampe[8], ed aspettava solo un pretesto per fermarne l'attività. Infatti il processo, ritiratosi il Marinelli, proseguì d'ufficio con altre accuse.
Plüschow fu così condannato il 4/4/1908 a sette mesi e dieci giorni di carcere e a mille lire di multa per "corruzione di minorenne" (per aver messo in contatto alcuni clienti con i suoi modelli) e per "oltraggio al pudore a mezzo di fotografie". Inoltre le foto "incriminate" furono sequestrate e consegnate alla Scuola di Polizia Scientifica, da dove sono passate al Museo di criminologia di Roma (che espone oggi un album-campionario di foto di Plüschow nella vetrina dedicata ai sequestri di materiale pornografico)[9].

Plüschow fece ricorso contro la sentenza, ma senza successo, e quando essa il 12/10/1909 divenne definitiva, nonostante egli avesse abbandonato la foto di nudo per limitarsi a quella di paesaggio (sue opere appaiono in questo periodo in un libro sui Castelli romani), fu costretto a lasciare definitivamente l'Italia: Ulrich Pohlmann attesta che la "Guida Monaci" ne registra l'attività a Roma fino al 1909, dopodiché il suo nome sparisce. Poiché Plüschow fu nuovamente processato ad Algeri nel 1914 è logico dedurre che alla partenza dall'Italia non si sia diretto in Germania, bensì in Nordafrica.
Anche Galdi dovette cessare la sua attività per una condanna per un "oltraggio alla pubblica morale" per ora non meglio nota, ma subìta nello stesso contesto.[10]

Algeri (fine 1909?-1914)

Gli ultimi anni di Plüschow sono per il momento coperti da una cappa di mistero, forse per una deliberata "damnatio memoriae" da parte della famiglia, che sembrerebbe avere coinvolto anche i suoi ritratti (non esiste neppure un'immagine certa che ci tramandi il suo viso: Ulrich Pohlmann nota che dagli album fotografici della famiglia von Plüschow la sua immagine sembra essere stata epurata, ed ha raccolto l'informazione secondo cui di lui i famigliari preferivano evitare di parlare)[11].

S'era pensato fin qui che nel 1910 l'artista fosse tornato in Germania e che avesse vissuto oscuramente e in disgrazia fino alla morte, che lo colse nel 1930 (così Pohlmann, Op. cit.). Tuttavia la continuazione dell'attività è attestata dall'apparizione di sue fotografie di "tipi umani" del Nordafrica, nel 1913, nella collezione Le razze umane viventi[12], nelle quali dopo la sua firma è indicato come agente commerciale "Erdmann & Scanz, 116 Bedford Hill, Londra".
Quest'attività proseguì fino al 1914, come attesta un articolo di giornale di Algeri del 1914, da cui risulta che Plüschow aveva rimesso in piedi l'attività di fotografo, e i suoi maneggi col nudo, nella capitale algerina. L'articolo [13] rivela che il 19 ottobre 1914 il fotografo tedesco, già in stato di arresto fin dall'agosto precedente in quanto suddito d'uno stato in guerra con la Francia, fu condannato dal tribunale di primo grado di Algeri a un anno di carcere e a 500 franchi di multa per "oltraggio al buon costume", per avere inviato a clienti italiani pacchi di fotografie di nudo, e corrispondenza che il giornale si limita a definire "decisamente suggestiva". E' possibile che questo ennesimo colpo abbia costituito la fine definitiva della carriera di Plüschow, dato che per il momento non è nota una sua produzione fotografica dopo il primo conflitto mondiale.
La notizia de "L'écho d'Algers" permette peraltro di rendere conto d'una misteriosa produzione priva di firma, e pertanto attribuibile fin qui anche a Galdi, che presenta modelli nordafricani, e una numerazione nuova, preceduta dalla sigla "Al", di cui fin qui non si riusciva a spiegare il significato. Questa produzione, rarissima per la brevità del periodo in cui Plüschow tenne aperta la nuova attività, conta almeno 800 pezzi.

Fortuna

Dopo la morte del suo autore l'opera di Plüschow fu totalmente dimenticata, e solo il "rilancio" di Wilhelm von Gloeden grazie al romanzo Eccentrici amori di Roger Peyrefitte (1949) portò con sé una riscoperta delle sue immagini, sia pure attribuendole interamente a Gloeden. A questa confusione contribuirono sia il totale oblio del suo nome, che fece sì che fosse attribuita in buona fede a Gloeden qualsiasi immagine di nudo maschile scattata in Italia prima del 1930, sia a volte il desiderio di smerciare sotto un nome più conosciuto (e quindi a prezzo più elevato) opere d'un autore altrimenti ignoto.

La confusione tra la produzione di Plüschow e quella di Gloeden arrivò a un tal punto (furono pubblicati interi libri di foto di "Gloeden" contenenti quasi esclusivamente immagini di Plüschow, come quello di Jean-Claude Lemagny nel 1977) che negli anni Ottanta ci si chiese seriamente se "Wilhelm von Plüschow" non fosse in realtà solo uno pseudonimo che Gloeden utilizzava per una produzione più sessualmente esplicita[14].

Infine, nel 1988, due scritti di Ulrich Pohlmann e Marina Miraglia ristabilirono la verità storica, separando nuovamente la personalità e l'opera dei due artisti.

Se la confusione tra Gloeden e Plüschow è ormai sempre più rara (salvo in Rete, dove i siti su "Gloeden" continuano a pullulare d'immagini di Plüschow), ancora tutto da compiere è il lavoro di separazione fra le opere di Plüschow e quelle di Vincenzo Galdi, che peraltro nelle pubblicazioni edite nel XXI secolo (specie quelle della galleria parigina "Au bonehur du jour") è già iniziato. Ciò non impedisce che oggi le case d'aste, ormai sensibili alla differenza anche estetica tra l'opera di Gloeden e quella di Plüschow, continuino a proporre con gran frequenza originali di Galdi come prodotti da Plüschow (assai più raramente l'opposto), contribuendo così a perpetuare la confusione anche critica fra i due artisti.

Opera

Wilhelm von Pluschow, Martine cristiano, una delle sue opere più riprodotte.

Plüschow era lontano cugino [15] di Wilhelm von Gloeden che, nonostante abbia iniziato a fotografare dopo di lui, ne oscurò ben presto la fama, come già nel 1897 lamentava Robert Hobart Cust, in un parere apprezzativo apparso sulla rivista "The photogram".
Plüschow non ottenne infatti gli stessi riconoscimenti da parte d'esposizioni o riviste d'arte[16]. In compenso il suo lavoro appare antologizzato in numerosi libri di nudo d'area tedesca dedicati al corpo e alla bellezza, secondo una moda "eugenetica" tipica della Germania dell'epoca, che di solito strizzavano l'occhio a un erotismo "soft-porn" dal quale invece Gloeden preferiva tenersi lontano[17]. Da questo punto di vista, la strategia commerciale di Plüschow fu sicuramente più accorta, ma sul lungo periodo gli esiti dimostrarono che la posizione "prudente" (o se si preferisce, addirittura ipocrita) di Gloeden era più adatta a minimizzare le occasioni di conflitto con le autorità.

Infatti, a differenza di Gloeden, che non si avventurò mai nel campo della foto esplicitamente erotica, Plüschow produsse anche immagini eccessivamente "audaci" per la sua epoca, che gli costarono quelle condanne che invece Gloeden riuscì sempre a evitare.

Oggi le foto di Plüschow sono apprezzate per i loro meriti artistici intrinseci, sebbene siano spesso considerate inferiori a quelle di von Gloeden per il loro trattamento meno raffinato dell'illuminazione e le pose a volte contorte dei suoi modelli.

In realtà da un punto di vista artistico Plüschow non è inferiore a Gloeden, ma nel giudizio complessivo della sua opera non può non influire la presenza d'una ricca (il catalogo di Plüschow supera i 12.500 pezzi, contro i poco più di 3.000 ciascuno di Gloeden e di Galdi!) produzione "seriale" (industriale e commerciale) che inevitabilmente ne abbassa la media qualitativa.

Allo scopo di velocizzare la produzione "seriale", Plüschow, come notò Marina Miraglia, ricorse al paradosso di riprodurre all'aria aperta (sulle sue celebri terrazze, spesso chiuse alla bell'e meglio da un telo sullo sfondo per impedire ai vicini di sbirciare) la tipica fotografia "di studio" dell'epoca, che quindi a differenza di quella di Gloeden (molto attenta nell'ambientazione dei suoi nudi nel paesaggio) è all'"aria aperta" spesso unicamente per l'assenza d'un soffitto, e nient'altro.

Tuttavia, nelle foto più curate e ragionate, Plüschow si rivela un buon artista, tant'è che non a caso alcune sue immagini sono state a lungo pubblicate come particolarmente "rappresentative" della produzione di Gloeden.

Stilisticamente Plüschow oscilla tra la foto "pittorialista" cara al collega Gloeden, e un crudo realismo, adatto soprattutto alle foto a diretta connotazione sessuale. Paradossalmente sono proprio queste foto più dirette che, essendo prive degli orpelli dovuti al gusto dell'epoca, spesso oggi ci appaiono più "moderne", come raramente avviene invece nelle foto di Gloeden.

Plüschow (e sulla sua scia, anche Galdi) non sembra interessato ai richiami classicisti se non come alibi estetizzante per la sua produzione a contenuto erotico, arrivando al punto d'introdurre una... bicicletta in uno dei suoi nudi maschili!

E mentre Gloeden è molto attento a non lasciar trasparire nelle sue immagini nulla che non abbia l'impronta del "classico", vale a dire del neoclassicismo eclettico e accademico che al suo tempo passava per "classicità", qualche elemento di "modernità" è ammesso a far parte delle immagini di Plüschow, specie sotto forma di tessuti di chiara impronta Art Nouveau e qualche capo di vestiario o oggetto. In un caso, addirittura, è l'attualità a entrare in una delle sue foto, dove due ragazzi nudi posano su uno sfondo di copertine del settimanale satirico "L'Asino" appese al muro.

In conclusione, se Gloeden suscita ancora il nostro interesse per aver saputo creare un universo arcadico interamente frutto della sua fantasia, che si segnala per coerenza anche se non necessariamente per originalità, Plüschow risulta a volte inaspettatamente più "moderno" e vicino al nostro modo di sentire proprio per la capacità (o necessità) di fare a meno delle sovrastrutture tese a camuffare i suoi modelli e le sue modelle secondo canoni presunti "classici".

Note

  1. Giuseppe Falco, Su alcune anomalie sessuali, "Rivista di medicina legale e giurisprudenza medica", 1919, pp. 100-106 e pp. 133-137. Citazione da pagina 105.
  2. Jacques Desse, Préface a: Nicole Canet, Galdi secret, Editions Nicole Canet / Galerie Au bonheur du jour, Paris 2011, p. 6.
  3. Un'altra spiegazione del "salto" potrebbe essere che i negativi erano stati sequestrati in questa ipotetica "crisi", quindi Plüschow ripartiva con una nuova numerazione, ma non da zero, in modo da capire a colpo d'occhio se un ordine riguardasse immagini "vecchie" o "nuove". Quando si sarebbe trasferito in Algeria dopo il sequestro del suo archivio, avrebbe fatto precedere i numeri del nuovo catalogo da una sigla "Al", proprio allo scopo di non ingenerare confusione.
  4. Giuseppe Falco, Su alcune anomalie sessuali, "Rivista di medicina legale e giurisprudenza medica", 1919, pp. 100-106 e pp. 133-137. Citazione da p. 101.
  5. Soprattutto nel volume: À la jeunesse d'amour. Villa Lysis a Capri: 1905-2005, La conchiglia, Capri 2005.
  6. Le notizie del primo processo si hanno per ora unicamente dalla relazione, molto confusa, di Xavier Mayne ne The intersexes (1908). Ulrich Pohlmann interpreta il brano di Mayne nel senso che vi fu un processo nel 1902. Tuttavia nel testo Mayne mescola i fatti, attribuendo al "primo" processo eventi accaduti nel "secondo" (come l'arresto del cantante tedesco Luigi Wulmer), al punto da rendere lecito il sospetto che si tratti in realtà di un solo ed unico evento, e che quindi non ci sia mai stato nessuno processo nel 1902.
  7. Giuseppe Falco, Op. cit., pp. 101-102. Per il momento non è stata ancora trovata la traccia lasciata da questo scandalo sui quotidiani.
  8. Anonimo, Gli illeciti passatempi fotografici di un signore tedesco. Un arresto, "La stampa", 15 maggio 1907, p. 5. Sulle foto di Plüschow si trovano in effetti i timbri dei rivenditori romani "Galleria Aurora" e della ditta di "Gaetano Pedo, via Sistina 130 Roma" e di "Angelo Pedo", specializzata in immagini nella via Sistina, sede di negozi di fotografia. Esistono anche foto di Gloeden con il timbro "Gaetano Pedo".
  9. Falco, Op. cit., p. 104-105, racconta in che modo il materiale sia arrivato a quello che sarebbe diventato il Museo di Criminologia di Roma: Il materiale fotografico sequestrato dell'autorità di pubblica sicurezza venne inviato all'autorità giudiziaria. Dopo qualche anno, durante il Ministero Luzzatti, moltissime fotografie di nudi eseguite nello studio del P... furono inviate alla Scuola di Polizia Scientifica per essere conservate nel museo criminale della Scuola. Come si rileva dal timbro esistente su tutte le fotografie esse sono eseguito tutte nel laboratorio del tedesco P... Esse sono tutte numerate; sono diverse migliaia. Tutte in formato tredici-diciotto e senza cartoncino; calcolato a peso sono oltre quindici chilogrammi. I soggetti sono alcune volte ripetuti. (...) Questo immenso materiale fotografico <è> pervenuto alla Scuola senza alcun ordine, ma raccolto in pacchi senza criterio alcuno, neanco quello del numero d'ordine.
  10. Lo attesta ancora Xavier Mayne ne: The intersexes. Sappiamo che dopo questa catastrofe Galdi divenne gallerista d'arte, ed ebbe una vita molto lunga e di successo, allietata da figli e nipoti.
  11. Über Wilhelm Plüschows Jugend ist nichts bekannt. Vielleicht sind Nachrichten über diese auch nachträglicher Ächtung innerhalb der Familie zum Opfer gefallen, denn ob seiner Tätigkeit als Aktphotograph galt Wilhelm später als persona non grata, und seine Existenz wurde gemeinhin in Familiengesprächen totgeschwiegen. Auch in den photographischen Erinnerungsalben scheint sein Bildnis - mit einer Ausnahme - aus der Familienchronik getilgt worden zu sein. Ulrich Pohlmann, Wer war Guglielmo Plüschow?, "Fotogeschichte", n. 29, VIII 1988, pp. 33-38. Riedito online col titolo: Guglielmo Plüschow (1852-1930). Ein Photograhp aus Mecklenburg in Italien, sul sito Plueschow.de.
  12. AA.VV., Le razze umane viventi, Società editrice libraria, Milano 1910 e 1913 (2 voll.). Sono firmati da Pluschow, per esempio, "Etiope tipico della vallata del Nilo", e "Nubiano del Cordofan settentrionale".
  13. Anonimo, Les beautés de la "kultur" allemande / Le bellezze delle "kultur" tedesca, "L'écho d'Algers", 19/10/1914, online qui, assieme alla traduzione italiana.
  14. In tal senso si espressero Bianca Pilat in: Wilhelm von Gloeden c/o Guglielmo Plüschow, Galleria di arte contemporanea, Milano 1987, V. Mor., Il nudo secondo il misterioso barone von Plüschow, "Corriere della sera", 19/12/1983 e G. Semerano, Fotografia. Wilhelm von Plüschow, chi eri?, "Il tempo"; 21/1/1984.
  15. Ulrich Pohlmann chiarisce la parentela: la madre di Charlotte Plüschow (a sua volta madre di Wilhelm) era sorellastra di Hermann von Gloeden, padre di Wilhelm von Gloeden. In: Ulrich Pohlmann, Wer war Guglielmo Plüschow?, "Fotogeschichte", n. 29, VIII 1988, pp. 33-38. Riedito online col titolo: Guglielmo Plüschow (1852-1930). Ein Photograhp aus Mecklenburg in Italien, sul sito Plueschow.de. I due erano quindi, più propriamente, procugini.
  16. Il che non implica che la sua opera sia passata inosservata. Una sua immagine appare per esempio nel numero del 1901 di "Die Kunst in der Photographie" (Musicierende Knaben).
  17. "Photographische Correspondenz", 41.Jg., Nr. 504, 1902, pp 490 e 494 (Abbildungen Rückenakt eines äthiopischen Mädchen in Kairo; Akt der Süditalienerin J. Viti); Franz Goerke (cur), Die Kunst der Photographie, Berlin 1901, p. 128 ("Muzizierende Knaben"); Arthur Schulz (cur.), Italienische Akte, Leipzig 1905; Karl Vanselow (cur.), Die Schönheit, Dresden 1903 segg.; "The Photogram", No. 41 & 42, Vol. 4, 1897, e n 57, Vol. 5, 1898; Carl H. Stratz, Die Schönheit des weiblichen Körpers, Stuttgart 1898; Id., Die Rassenschönheiten des Weibes, Stuttgart 1902; Idem, Die Darstellung des menschlichen Körpers in der Kunst, Berlin 1914; Albert Friedenthal, Das Weib im Leben der Völker, vol. 2, Berlin 1911, pp. 563-569; Paul Hirth, Eduard Daelen (curr.), Die Schönheit der Frauen, o.Jg., pp. 93, 109, 125, 157, 181, 197, 213, 237, 253; Eduard Daelen, Gustav Fritsch u.a. (cur.), Die Schönheit des menschlichen Körpers, Düsseldorf 1905; Friedrich Reiche, Streifzüge im Reiche der Frauenschönheit, Leipzig 1924, pp. 180, 253 ("Abbildungen Mädchen aus Württemberg", "Tänzerin aus rätoromanischem Gebiët"). Citati in: Ulrich Pohlmann, Wer war Guglielmo Plüschow?, "Fotogeschichte", n. 29, VIII 1988, pp. 33-38. Riedito online col titolo: Guglielmo Plüschow (1852-1930). Ein Photograhp aus Mecklenburg in Italien, sul sito Plueschow.de.

Bibliografia

Pubblicazioni realizzate in vita

  • "The Photogram", IV 1897, nn. 41 e 42, e V 1898,n. 57, passim, in particolare il saggio di Robert Hobart Cust, Photographic studies illustrated by Guglielmo Plüschow and Count von Gloeden, "The photogram", XLI-XLII, n. 4, 1897, pp. 129-133 e 157-161, specie p. 130.
  • E. Neville-Rolfe, A Pompeiian gentleman's home-life, "Schribner's magazine", March 1898, pp. 277-290 (illustrazioni).
  • Carl Heinrich Stratz, Die Schönheit des weiblichen Körpers, Stuttgart 1898, passim.
  • Franz Goerke (a cura di), Die Kunst der Photographie, Berlin 1901, p. 128 (ragazzo che suona).
  • Carl Heinrich Stratz, Der Körper des Kindes und seine Pflege, 1901, 3a edizione F. Enke, Stuttgart 1909 (passim).
  • "Photographische Correspondenz", XLI 1902, n. 504, p. 490 (ragazza etiopica al Cairo), e 494 (nudo di donna sud-italiana).
  • Carl Heinrich Stratz, Die Rassenschönheiten des Weibes, Stuttgart 1902, passim.
  • Karl Vanselow (a cura di), Die Schönheit, Dresden 1903-1915.
  • Eduard Daelen & Gustav Fritsch et all. (a cura di), Die Schönheit des menschlichen Körpers, Düsseldorf 1905.
  • Paul Hirth & Eduard Daelen (a cura di), Die Schönheit der Frauen, Hermann Schmidt, Stuttgart 1905, pp. 93, 109, 125, 157, 181, 197, 213, 237, 253.
  • Arthur Schulz (a cura di), Italienische Acte, Leipzig 1905, passim.
  • Albert Friedenthal, Das Weib im Leben der Völker, vol. 2, Berlin 1911, pp. 563-569 (7 foto).
  • Bruno Schrader (a cura di), Römische campagna, Leipzig 1911, pp. 1, 164, 201, 243. Questa è l'ultima opera pubblicata dall'Italia.
  • Carl Heinrich Stratz, Die Darstellung des menschlichen Körpers in der Kunst, Berlin 1914, passim.
  • Friedrich Reiche, Streifzüge im Reiche der Frauenschönheit, Leipzig 1924, pp. 180, 253.

Libri fotografici postumi con opere di Wilhelm von Plüschow

Scritti su Wilhelm von Plüschow

Il processo Plüschow

Voci correlate

Collegamenti esterni