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Voce curata da Raffaele Yona Ladu - si sta preparando la versione futura.

Indice

Origine del termine

La parola "bisessuale" nacque in origine nel campo della botanica nei primi decenni dell'Ottocento[1] per qualificare le piante ermafrodite, ossia con fiori che presentano contemporaneamente organi sessuali sia maschili che femminili (stami e pistilli), in contrapposizione a quelle "unisessuali"[2], che cioè presentano fiori con un carattere sessuale alla volta. In questo utilizzo "bisessuale" ha un significato diverso da quello che gli diamo oggi, e significa "bisessuato", "ermafrodito".

Dopo la creazione delle parole "omosessualità" (1869) ed "eterosessualità", "bisessualità" fu però attratto nella loro orbita, acquisendo un nuovo significato: quello oggi prevalente di "persona sessualmente attratta dall'uno e dall'altro sesso", anche se a cavallo fra il XIX e il XX secolo subì la concorrenza di altre definizioni, come "ermafroditismo psicosessuale", preferita da Richard von Krafft-Ebing, o "pseudoermafrodismo psichico"[3].

Il termine ebbe la definitiva consacrazione fra le due guerre grazie alla psicoanalisi, dopo che Sigmund Freud ebbe fatto sua l'idea di Wilhelm Fliess (1858-1928)[4] secondo cui la "bisessualità innata"[5] sarebbe una condizione psicologica "originaria", ossia il "grado zero" psichico della sessualità di tutti gli esseri umani, a partire dalla quale poi nell'infanzia avverrebbe una maturazione verso la piena maturità, "ossia" l'eterosessualità[6].

Oggi "bisessualità" viene usato quasi solo nella seconda accezione (attestata in italiano nel 1896[7]). Solo in testi di biologia è conservato il primitivo senso di "bisessuato", "androgino", che curiosamente è il solo preso in considerazione dall'autorevole Grande dizionario della lingua italiana curato da Salvatore Battaglia (Utet, Torino 1961-2002), circostanza che testimonia la diffusione relativamente recente (nel dopoguerra) dell'accezione oggi prevalente.

Nel linguaggio colloquiale "bisessuale" è spesso abbreviato in "bi" o "bisex".

Premesse di metodo e documenti politici

Quando un movimento sociale e politico comincia a riflettere su se stesso, diventa difficile distinguere le premesse di metodo che propone per chi indaga su esso dai documenti politici in cui afferma la propria esistenza e rivendica il proprio ruolo.

Linee guida per la ricerca sulla bisessualità

Nel 2011 un gruppo di ricercatrici inglesi ha emanato delle Linee guida per ricercare e scrivere sulla bisessualità[8], di cui Lieviti ha redatto una traduzione italiana - troppo lunga per riportarla qui.

Ne esiste, oltre alla versione originale inglese[9], anche una versione spagnola[10].

Il Manifesto del 1990

Nel 1990 la rivista Anything that Moves pubblicò il Manifesto Bisessuale[11] di cui si offre qui la traduzione[12].

« Siamo stanchi di essere analizzati, definiti e rappresentati da persone che non sono noi, o, peggio ancora, non essere nemmeno considerati. Siamo frustrati dall'isolamento che ci viene imposto e dall'invisibilità che viene dal sentirci dire, o dalla pretesa, di scegliere un'identità o omosessuale od eterosessuale.

La monosessualità è un dettato eterosessista usato per opprimere gli omosessuali e per negare la validità della bisessualità.

La bisessualità è un'identità completa e fluida. Non presumete che la bisessualità sia binaria o duogama, che noi abbiamo "due" lati o che noi dobbiamo per forza essere coinvolti simultaneamente con ambo i generi per essere persone umane soddisfatte. Anzi, non presumete nemmeno che ci siano due soli generi. Non scambiate la nostra fluidità per confusione, irresponsabilità od incapacità di impegnarci. Non confondete la promiscuità, l'infedeltà od il sesso non sicuro con la bisessualità: sono tratti umani comuni a tutti gli orientamenti sessuali. Non si deve presumere nulla sulla sessualità di nessuno, nemmeno sulla vostra.

Siamo arrabbiati con coloro che rifiutano di accettare la nostra esistenza, i nostri problemi, i nostri contributi, le nostre alleanze, la nostra voce. È ora che si oda la voce bisessuale. »

Viene tuttora considerato fondamentale.

Definizioni

In questa voce la bisessualità è trattata come un'"identità sociale", ovvero come il risultato del ritenersi appartenente ad un gruppo sociale[13][14], non come un "orientamento sessuale", risultato della costituzione psicofisica di una persona.

La definizione di Robyn Ochs

Bisessualità è, secondo Robyn Ochs:

« la condizione di chi riconosce in sé la potenzialità di essere attratto sessualmente e/o romanticamente da più di un sesso e/o genere – non necessariamente nello stesso modo, non necessariamente nello stesso momento, necessariamente nello stesso grado[15]»
  • "non necessariamente nello stesso modo" significa che ha i requisiti per dichiararsi bisessuale chi è attratto da un genere sessualmente e romanticamente da altri (un caso simile è quello di Lev Tolstoj[16], che ammise di essere attratto dagli uomini per la loro bellezza fisica, e dalle donne per le loro qualità spirituali);
  • "non necessariamente nello stesso momento" significa che le persone che sentono cambiare nel tempo le persone da cui si sentono attratte (spesso alternando relazioni con uomini a relazioni con donne) rientrano nello spettro bisessuale;
  • "non necessariamente nello stesso grado" significa che non è necessario sentirsi attratti egualmente dal proprio genere e da altri generi (cosa, a dire il vero, abbastanza rara) per definirsi bisessuali.

La definizione vuole evitare il binarismo dei generi (lascia infatti aperta la possibilità di riconoscere più di due generi), ed è intenzionalmente vaga perché la bisessualità è uno spettro di identità, più che un'identità singola.

La bandiera bisessuale

La bandiera bisessuale.

I bisessuali, oltre alla classica bandiera arcobaleno, usano la loro propria bandiera[17].

Essa fu creata nel 1998 da Michael Page, il quale così spiegò il significato dei colori[18]: "Il rosa rappresenta l'attrazione esclusiva verso le persone del proprio sesso (gay e lesbiche). Il blu l'attrazione esclusiva verso le persone del sesso opposto (etero), ed il color porpora che nasce dalla sovrapposizione rappresenta l'attrazione sessuale verso ambo i sessi (bi)".

Le sottoidentità secondo Shiri Eisner

Le sottoidentità più importanti sono, secondo il libro di Shiri Eisner[19], ma in ordine alfabetico:

  • "Bi-curioso": persona che usualmente si identifica come lesbica, gay od etero, ma vorrebbe allargare il paniere delle persone da cui si sente attratta;
  • "Eteroflessibile": la persona prevalentemente attratta da un genere diverso dal proprio, ma che può provare attrazione per persone del proprio genere;
  • "Fluido": la persona che nel tempo cambia genere di persone da cui si sente attratto;
  • "Lesboflessibile": la donna “omoflessibile” (v.);
  • "Non-etichettato": la persona che rifiuta le etichette, in quanto non si riconosce in nessuna, e ritiene sbagliato adoperarle;
  • "Omoflessibile": la persona che è prevalentemente attratta dal proprio genere, ma che può provare attrazione per persone di altri generi;
  • "Onnisessuale": sinonimo di “pansessuale” (v.);
  • "Pansessuale" od “onnisessuale”: è la persona il cui sentimento di attrazione è indipendente dal genere;
  • "Polisessuale": una persona che ritiene che ci siano più di due generi, e che è attratta da più di uno, ma non da tutti;
  • "Queer": una persona che rifiuta gli standard eteronormativi; nel contesto bisessuale indica una persona attratta da più di un genere;
  • "Questioning": è la persona che si chiede quale sia il suo vero orientamento sessuale; può darsi che lei non riesca a darsi la risposta perché le uniche che prende in considerazione sono “eterosessuale” ed “omosessuale”, mentre in realtà rientra nello spettro bisessuale.

Bisessualità o pansessualità?

Spesso occasione di diatribe è il quesito: meglio la "pansessualità" o la "bisessualità"?

La definizione tardo-ottocentesca di "bisessualità" presupponeva il binarismo di genere, che portava a ritenerla, al pari dell'omosessualità, conseguenza di un blocco a uno stadio immaturo di sviluppo psicosessuale. Gli esseri umani nascono bisessuali, ma maturando diventano eterosessuali. Se non lo diventano, è perché sono rimasti "immaturi". Questo rendeva perfettamente logico sia patologizzare la bisessualità, sia circoscriverne la definizione come attrazione verso due soli sessi ben definiti, i soli due possibili[20].

L'identità pansessuale è nata come rifiuto del binarismo dei generi implicito nella definizione di "bisessualità" (e della patologizzazione che implica), in quanto la persona pansessuale si mostra aperta non solo verso i maschi e le femmine cisgender, ma anche verso le persone intersessuali e transgender; ma le definizioni moderne di bisessualità, come quella qui adottata di Robyn Ochs, pur conservando il termine originale, hanno voluto sbarazzarsi del binarismo, finendo così per avvicinare la bisessualità alla pansessualità.

Serve tuttora distinguere le due identità? Shiri Eisner, che pure propende per il termine "bisessualità", propone[21], di intendere la "bisessualità" come un pensiero politico che si basa sulla nozione di orientamento sessuale (bisessuale è chi desidera le persone di più di un sesso e/o genere), e la "pansessualità" come un pensiero politico che si basa sulla nozione di identità di genere (pansessuale è la persona che si rifiuta di classificare le persone in base al genere).

Va aggiunto che esistono anche gli "usi strategici" delle identità sessuali, e alcune persone usano il termine pansessuale non perché corrisponda a quello che sono, ma perché ad esso sono associati meno pregiudizi che al termine "bisessuale": una persona che cerca la parola "bisessuale" su Google rischia di trovare un sacco di film pornografici, e pensare che i bisessuali facciano quello che vi viene rappresentato - non così accade con il termine "pansessuale".

Il problema è simile a quello che hanno dovuto affrontare gli ebrei: la parola "giudeo", che pure sarebbe corretta, è associata a troppi pregiudizi per poterla usare correntemente, ed allora i diretti interessati usano i termini "ebreo" o, soprattutto in passato, "israelita".

La bandiera pansessuale

La bandiera pansessuale.

I pansessuali, per precisare che loro contestano il binarismo di genere più che la dicotomia omo/etero, usano la loro propria bandiera[22].

Il color blu indica coloro che si identificano con lo spettro delle identità di genere maschili; il color rosa coloro che si identificano con lo spettro delle identità di genere femminili; il colore giallo indica le attrazioni non binarie, come transgender ed intersessuali.

Scale di misura della bisessualità

Come già spiegato, le persone bisessuali non sono necessariamente attratte in egual misura ed egual modo verso tutti i generi; perciò sono state sviluppate delle scale di misura di quest'attrazione.

Scala Kinsey

La cosiddetta "Scala Kinsey"
.

La scala più semplice da usare (anche se alquanto grossolana) è la Scala Kinsey, che consente di valutare rapidamente se una persona è eterosessuale, bisessuale, omosessuale.

I suoi punteggi sono:

  • 0: completamente eterosessuale;
  • 1: prevalentemente eterosessuale, solo incidentalmente omosessuale;
  • 2: prevalentemente eterosessuale, ma non solo incidentalmente omosessuale;
  • 3: egualmente eterosessuale ed omosessuale;
  • 4: prevalentemente omosessuale, ma non solo incidentalmente eterosessuale;
  • 5: prevalentemente omosessuale, solo incidentalmente eterosessuale;
  • 6: completamente omosessuale.

Agli scopi pratici, si può ritenere che le persone eterosessuali abbiano i punteggi "0" ed "1"; le persone omosessuali abbiano i punteggi "5" e "6"; le persone bisessuali i punteggi "2", "3" e "4". Anche le persone pansessuali hanno punteggio "3".

Griglia di Klein (KSOG)

Identità od orientamento?

Trattare la bisessualità come un'identità semplifica la vita, ma suscita le obiezioni di chi ne vorrebbe fare un oggetto indipendente dalle dichiarazioni di chi vi si riconosce, e cerca delle prove al riguardo.

Irrilevanza medico-legale

Il concentrarsi sull'identità, anziché sull'attrazione (componente fondamentale dell'orientamento sessuale) è stato approvato il 17 Luglio 2014[23][24] dalla Procuratora Generale della Corte di Giustizia dell'Unione Europea Eleanor Sharpston, la quale ha stabilito che ogni richiedente asilo perché LGBT ha il diritto di dichiarare la propria identità sessuale, e da tali dichiarazioni si deve partire per valutare la credibilità del rischio di persecuzione, e se il richiedente merita asilo.

Eleanor Sharpton ha altresì vietato di fare domande imbarazzanti sulla vita sessuale dei richiedenti, di esigere prove quali foto o filmati dei loro rapporti intimi (pessima abitudine dei consigli di leva turchi, che riformano gli omosessuali, purché mostrino un filmato in cui vengono penetrati analmente[25]), e di misurare l'attrazione sessuale con il fallometro (pratica usata nella Repubblica Ceca[26] ed in Slovacchia[27]) o l'orientamento sessuale con test pseudo-medici.

Studi di laboratorio

Queste misurazioni, anche se non hanno più valore medico-legale, soddisfano comunque una legittima curiosità scientifica, e qualche volta assumono un importante significato politico, come ha insegnato lo studio Sexual Arousal Patterns of Bisexual Men[28] pubblicato nel 2005, e riassunto dal New York Times con il titolo Gay, etero o bugiardo? Una rivisitazione della bisessualità[29].

Lo studio sosteneva che, usando il fallometro per misurare l'eccitazione sessuale dei maschietti (l'analogo strumento per le signore si chiama fotopletismografo), non si vedeva alcuna differenza significativa tra gli stimoli che eccitavano gli uomini gay e quelli che eccitavano coloro che si dichiaravano bisessuali. La conclusione degli autori dello studio era che non esiste un'attrazione bisessuale, ma solo un modo bisessuale di interpretare la propria attrazione sessuale; uno degli autori, J. Michael Bailey, esplicitava nell'articolo citato del New York Times,

« Non nego che esista il comportamento bisessuale, ma dico che negli uomini non c'è indizio che esista una vera eccitazione bisessuale, e per gli uomini eccitazione significa orientamento »
.

L'American Institute of Bisexuality raccolse la sfida e chiese a J. Michael Bailey di replicarlo con alcune migliorie, ottenendo così lo studio Sexual arousal patterns of bisexual men revisited[30], pubblicato nel 2011.

Con un campione scelto con maggior rigore, ovvero tra coloro che non solo si dichiaravano bisessuali in siti e riviste di incontri, ma avevano avuto relazioni sia con uomini che con donne nella loro vita, fu riscontrato un pattern di attrazione bisessuale nei soggetti, il che fa pensare che esista un orientamento bisessuale, e non soltanto un'identità bisessuale, tra i maschietti - e gli autori dello studio si auguravano che lo studio di codesto orientamento aiutasse a risolvere il problema della genesi degli orientamenti sessuali.

Va ricordato che i due studi citati si occupavano esclusivamente dei bisessuali maschi: l'autore comune ad entrambi, J. Michael Bailey, condivide la convinzione che la bisessualità sia più comune tra le donne[31]; ed ha condotto uno studio[32] che mostra che l'eccitazione genitale femminile è molto meno dipendente dall'orientamento sessuale di quella maschile - tutte le scene erotiche eccitano le donne, indipendentemente dall'orientamento sessuale.

Va però precisato che nelle donne l'eccitazione soggettiva non è così legata all'eccitazione corporea come nei maschietti[33], per cui questo studio indica solo come reagivano le loro vagine, non come reagiva la loro psiche!

Uso strategico dell'identità sessuale

Un'identità stigmatizzata non sempre viene ammessa volentieri, ed un'altra viene adottata per copertura.

Minoranze non sessuali

Il caso più noto è dei "marrani", ovvero degli ebrei spagnoli che si fecero battezzare per non essere espulsi nel 1492[34], ma che continuarono a vivere da ebrei per quanto possibile, sapendo che l'essere scoperti significava il rogo.

Altro esempio interessante è quello dei Kakure Kirshitan giapponesi, ovvero cristiani cattolici che continuarono a praticare la loro fede ad onta del bando emanato da Tokugawa Ieyasu nel 1614, ed abrogato solo nel 1873 dall'imperatore Meiji, fingendosi buddisti specialmente devoti alla dea Kannon, la bodhisattva transgender.

Chiudersi nell'armadio

Molte società stigmatizzano le minoranze sessuali, e si dice che i loro membri che per sfuggire allo stigma si lasciano credere eterosessuali cisgender, "vivono nell'armadio".

Dichiarare orgogliosamente di far parte di una minoranza sessuale viene detto "coming out of the closet = uscire dall'armadio", da cui l'espressione anche italiana coming-out.

Dichiararsi pan anziché bi

Poiché purtroppo le donne bisessuali vengono spesso viste più per le fantasie che suscitano negli sceneggiatori di film porno e nei loro spettatori maschi etero cis, che per quello che pensano e come vivono, molte donne preferiscono dichiararsi pansessuali anziché bisessuali, per non rischiare di essere accomunate alle pornoattrici (le quali, va ricordato, sullo schermo fanno quello che viene chiesto loro, non quello che piace loro).

Dichiararsi bi anziché gay

Un diffuso pregiudizio recita: Bisessuale oggi, gay domani, e prende lo spunto dal fatto che diverse persone (l'esempio recente più famoso è il tuffatore olimpionico inglese Tom Daley) hanno fatto prima il coming out come bisessuali e poi come gay; secondo uno studio di J. Lever[35], fino al 40% degli uomini gay ha adottato tra i 16 ed i 25 anni un'identità bisessuale.

In qualche caso è evidente l'intento di fare un compromesso[36] tra le esigenze della società (che esige che un maschio si riproduca con le femmine) ed i propri desideri (che sono rivolti esclusivamente ai maschietti); va però ricordato che il coming out va fatto innanzitutto di fronte a se stessi, e spesso chi si vela in questo modo, più che bugiardo, è vittima di autoinganno.

Bisessualità e fluidità sessuale

Le identità sociali non sono stabili come si vorrebbe, e quelle sessuali non fanno eccezione.

Fluidità sessuale

Uno degli articoli più interessanti sull'argomento è Stability and Change in Sexual Orientation Identity Over a 10-Year Period in Adulthood[37], secondo il quale l'eterosessualità è l'identità più stabile sia tra gli uomini (solo lo 0,78% di loro l'ha abbandonata nel giro di 10 anni) e tra le donne (solo l'1,36% l'ha abbandonata).

La spiegazione della stabilità dell'eterosessualità sembra banale: è l'identità meglio tutelata dalla società (sarebbe interessante confrontare questo dato con le percentuali di sbattezzo in Italia[senza fonte]); ma quello che accade all'omosessualità ed alla bisessualità (intese come identità) mostra un'interessante differenza di genere.

Tra le donne, il 63,63% ha abbandonato l'omosessualità nel giro di 10 anni, ed il 64,71% ha abbandonato la bisessualità.

Tra i maschietti, il 9,52% ha abbandonato l'omosessualità, sempre nel giro di 10 anni, ed il 47,06% ha abbandonato la bisessualità.

Va detto che la differenza tra i tassi di abbandono della bisessualità nei due generi (il 64,71% delle donne la abbandona in 10 anni, ed il 47,06% degli uomini) non viene ritenuta significativa, mentre è chiaramente significativa la differenza tra gli uomini e le donne che abbandonano l'omosessualità; purtroppo, il campione dello studio non era abbastanza ampio da poterne ricavare l'arrivo della transizione (non solo la partenza), ovvero capire se chi lascia la bisessualità lo fa per abbracciare l'eterosessualità o l'omosessualità.

Due direzioni sembrano però ben note: il bisessuale maschio che diventa gay, e la monosessuale (soprattutto lesbica) che diventa bisessuale.

Maschile: da bi a gay

Abbiamo già accennato al caso del bisessuale maschio che è in realtà un gay velato, ed a chi non ha fatto il coming out nemmeno con se stesso, e perciò è vittima di autoinganno.

In altri casi, è all'opera un meccanismo più complicato. Lisa Michelle Diamond ha studiato estesamente la fluidità sessuale, prima nelle donne[38], e poi negli uomini[39], notando che questi due generi sono egualmente fluidi, ma in direzioni diverse: è più probabile che le donne abbraccino la bisessualità con il tempo, è più probabile che gli uomini l'abbandonino[40][41].

Questo spiega casi anche tristi, di uomini capaci in gioventù di avere rapporti sessuali e sentimentali con uomini e donne, e che innamorati sposano la loro moglie ed hanno dei figli con lei; dopo i 35 anni circa, però, la loro attrazione sessuale si polarizza sui maschietti, mandando in crisi il loro matrimonio, ed i loro seguaci eteronormativi, se sono personaggi storici importanti.

L'esempio forse più importante è di Mohandas Karamchand Gandhi, il cui rapporto con l'architetto e culturista ebreo tedesco Hermann Kallenbach era fortemente omoerotico[42]; probabilmente non ci fu mai nulla di sessuale tra loro, ma è molto strano che Gandhi a 36 anni abbia fatto voto di castità per meglio servire l'umanità[43].

Altro esempio interessante è quello di Sigmund Freud, le cui lettere a Wilhelm Fliess[44], secondo Daniel Boyarin, trasudano un evidente omoerotismo[45]; anche quest'uomo, dopo aver avuto sei figli dall'amata moglie Martha Bernays (tra cui Anna Freud, psicoanalista non meno famosa di lui, e con ogni probabilità lesbica[46]), a 41 anni opterà per la castità, per "sublimare la sua libido"[47]. È vero che si è spettegolato a lungo su una storia d'amore tra Freud e la cognata Minna[48], ma le prove sono assai meno evidenti dell'omoerotismo tra Freud e Fliess.

Le osservazioni della Diamond[49] sono state anticipate da Baumeister[50], che nello studio citato ed in questo suo commento[51], osservava che la sessualità femminile è molto più plastica di quella maschile, e quindi socialmente più influenzabile.

Baumeister predilige come spiegazione di questo la minor libido nelle donne (che rende loro più facile trovare un compromesso tra le loro esigenze sessuali e le richieste della società), ma egli stesso avverte che non ci sono ancora prove convincenti di questo.

Le persone bisessuali sarebbero dunque persone con una sessualità particolarmente plastica - ma nel genere maschile le pressioni (istintuali e sociali) andrebbero verso una diminuzione della plasticità nel tempo.

Femminile: da mono a bi

Lisa Michelle Diamond ha fatto della fluidità sessuale femminile quasi un luogo comune, nel suo famoso libro Sexual Fluidity[52].

Riassumendo il concetto, si deve partire dall'elementare distinzione tra amore e desiderio sessuale; in una personalità matura sono bene integrati, ma val la pena analizzarli separatamente.

Il desiderio ha due componenti, procettività, tipicamente associata al sesso maschile, e recettività, tipicamente associata al sesso femminile; la procettività è il desiderare spontaneamente un'attività sessuale, la recettività è la disponibilità a partecipare all'attività sessuale altrui.

La differenza tra maschi e femmine non è solo sociale (ovvero, di ruolo di genere), ma anche fisiologica: la procettività dipende dal ciclo ormonale, la recettività dall'ambiente sociale e dalle relazioni che si vivono.

Le donne in età fertile si rendono conto di avere un desiderio sessuale procettivo superiore nei giorni fecondi - ed i maschietti, che sono fecondi tutti i giorni, si sono fatti la fama di non pensare ad altro; la recettività dipende invece dalla persona che propone l'attività sessuale - come scrisse Alessandra Graziottin, parlando a dire il vero di donne etero, nel suo contributo al libro Principi e pratica di terapia sessuale[53], molte donne si rendono conto di essere innamorate solo quando viene fatta loro la proposta, e loro si sorprendono a voler acconsentire!

La procettività rende sensibili alle caratteristiche fisiche - i maschi etero misurano con gli occhi i seni delle signore, i maschi gay i genitali dei signori; e le donne etero nei giorni fecondi preferiscono i maschioni dall'aspetto ipervirile[54] ai bravi ragazzi che preferiscono negli altri giorni del ciclo.

La recettività rende sensibili ai tratti di personalità - non serve citare nuovamente lo studio precedente[55], ma è interessante notare che le persone più grasse nella nostra società sono i maschi etero e le donne lesbiche[56][57]; le ragioni di questo non sono ben note, ma se le donne sono più recettive che procettive, coloro che le amano (maschi etero e donne lesbiche, appunto) non sono incoraggiati a disfarsi dei chili di troppo, come invece accade ai maschi gay ed alle donne etero (che amano, appunto, persone più procettive che recettive).

Recettività vuol dire anche che è più probabile che il sentimento inneschi il desiderio, del contrario; l'amore come sentimento nasce (John Bowlby docet) tra i genitori ed i figli, per garantire la sopravvivenza di questi ultimi, e perciò è indipendente dal genere - solo in seguito diventa la base di una relazione intima.

Tutto questo rende più probabile nelle donne che negli uomini innamorarsi di una persona di un genere fino ad allora ignorato.

Sono ben noti i casi di donne che, dopo anni di matrimonio, lasciano il marito per mettersi insieme con una donna[58], e, in direzione contraria, il caso più noto è probabilmente quello di Chirlane McCray, che divenne, da attivista lesbica nera, attivista bisessuale nera, dopo aver conosciuto e sposato l'attuale sindaco di New York City, l'italo-americano Bill De Blasio, da cui ha avuto due figli.

Altro caso noto è quello di Faith Cheltenham, ex attivista lesbica nera, ora sposata con un uomo (da cui ha avuto due figli) e presidentessa di BiNet USA.

Non sempre cambia l'identità sessuale in questi casi: sono più numerose le "one man short of lesbian" ("lesbiche che sono state con un solo uomo") degli "one woman short of gay" ("gay che sono stati con una sola donna")[59]. Ci sono sicuramente persone che fanno queste cose per "verificare" se sono davvero lesbiche o gay, ed altre che lo fanno per "copertura", ma ci sono anche persone che hanno trovato un partner "speciale" con cui valeva la pena infrangere la barriera dell'identità sessuale.

Anche qui la Diamond[60] è stata anticipata da Baumeister[61], le cui osservazioni possono spiegare anche il fenomeno del Bisexual chic.

Numero delle persone bisessuali

Quante sono le persone bisessuali, dipende dalla definizione adottata. Non conosciamo indagini svolte usando la predetta definizione di Robyn Ochs; un sondaggio che gli si avvicina molto, in quanto chiedeva soltanto come si identificava chi rispondeva, è stato pubblicato nel 2013 dal Pew Research Center.

Il Sondaggio Pew del 2013

Esso afferma che, nel campione di persone LGBT che ha risposto:

  • il 5% si identifica come transgender [e questa risposta non permetteva di specificare l’orientamento sessuale, purtroppo];
  • il 19% era costituito da donne lesbiche;
  • il 36% da uomini gay;
  • il 40% da persone bisessuali, che si dividevano in:
    • 11% di uomini bisessuali;
    • 29% di donne bisessuali.

Reinterpretando i dati Pew

Se noi presumiamo che il 95% degli americani sia eterosessuale e cisgender (cosa che gli autori del citato sondaggio ritengono plausibile), ed applichiamo alla popolazione USA le percentuali del sondaggio scopriamo che (la somma non arriva al 100% a causa degli arrotondamenti):

  • le femmine sono il 51% della popolazione totale, da distinguere in:
    • bi: 1,45%;
    • etero: 48,5%;
    • lesbiche: 0,95%;
  • i maschi sono il 49% della popolazione totale, da distinguere in:
    • bi: 0,55%;
    • etero: 46,55%;
    • gay: l'1,80%;
  • le persone trans (non meglio specificate) sono lo 0,25%.

Le indagini di Kinsey

Le indagini di Kinsey non intendevano determinare l’“orientamento sessuale”, ma il comportamento degli intervistati; da esse risulta che il 46% dei maschi ha avuto nella sua vita sia rapporti omosessuali che eterosessuali, e che tra il 6 ed il 14% delle femmine aveva avuto esperienze omosessuali non puramente incidentali.

Bisessualità e visibilità

La bisessualità è la meno visibile delle identità sessuali, per i motivi ben spiegati da Kenji Yoshino nel suo articolo The epistemic contract of bisexual erasure[62].

Il contratto epistemico della cancellazione bisessuale

Bisexual Chic

Il "Bisexual Chic" può essere definito come "la bisessualità secondo lo sguardo del maschio etero cingender", che attribuisce alla bisessualità un fascino particolare, cosa che porta soprattutto le donne a dichiararsi bisessuali, o ad avere rapporti omosessuali, pur non essendo attratte dal proprio genere.

Pornografia a tema bisessuale

Come osserva Shiri Eisner nel suo libro[63], l'industria pornografica mainstream è gestita soprattutto da maschi etero, che producono film tarati per lo sguardo del maschio etero cisgender.

Costui desidera sì donne con una vivace vita sessuale, ma che siano a lui sottomesse e non lo tradiscano con un altro maschio; la "performative bisexuality" (bisessualità messa in scena) sullo schermo ha la funzione sia di eccitarlo che di rassicurarlo.

Infatti, normalmente in questi film i rapporti omosessuali tra le attrici sono subordinati al rapporto eterosessuale con l'attore protagonista - non solo perché è lui a dominare la relazione con codeste donne, ma anche perché spesso è lui che chiede loro di averli.

Prostitute lesbiche o bi

Simone De Beauvoir, moglie bisessuale di Jean-Paul Sartre (pare che loro facessero cose a tre con le studentesse di lui[64]) scrisse nel suo libro fondamentale Il secondo sesso[65], pubblicato nel 1949, che un quinto delle prostitute note alla polizia era lesbica (forse noi ora diremmo "bi").

La stima è molto superiore alla percentuale delle donne che hanno avuto rapporti omosessuali nella popolazione generale (secondo un'indagine svolta in Francia tra il 1991 ed il 1992[66], non supera il 2,6%), e questo la rende sospetta: difficile pensare che una tal sproporzione di donne lesbiche o bi decidano di fare il mestiere più antico del mondo.

Gli autori dell'articolo Online Escorts: The Influence of Advertised Sexual Orientation[67], pubblicato nel Journal of Bisexuality hanno osservato che le prostitute altrimenti "deprezzate" a causa degli anni e dei chili di troppo, possono compensare questo dichiarandosi bisessuali nel loro profilo online, e racimolare così qualche soldo in più.

Sono riusciti, gli autori dello studio, a prevedere se una prostituta si dichiarava bisessuale e mostrava il sedere nudo nel suo profilo sulla base dell'età e del peso dichiarati - una correlazione che non è vera per le bisessuali nella popolazione generale.

La bisex generation

Benvenuti nell'era della bisex generation[68] è il titolo di un articolo del'Espresso pubblicato il 20 Agosto 2014 che mostra come sia sempre più diffusa ed accettata la bisessualità femminile anche in Italia.

La voce Bisexual chic[69] di Wikipedia in inglese avverte che non è un fenomeno nuovo: per esempio, la divulgazione delle teorie freudiane negli anni '20 del '900 aveva creato una simile moda; non per caso le attrici più popolari del periodo, Josephine Baker, Marlene Dietrich, Greta Garbo, erano bisessuali, e la moda del periodo proponeva un look molto maschile alle donne.

Tornando all'epoca contemporanea Luise Michelle Diamond, in una lezione universitaria del 2013[70] mostra che dal 1992 in poi la National Survey of Family Growth ha trovato un netto aumento della prevalenza delle donne bisessuali negli USA, ma non dei maschi bisessuali.

Il caso OkCupid

OkCupid è un sito di incontri online gratuito, attivo anche in Italia, ed LGBT-friendly; ha stupito molto perciò nel 2010 la pubblicazione della pagina The Big Lies People Tell In Online Dating[71], in cui si consiglia caldamente agli utenti di fare la tara a quello che gli altri utenti dichiarano su di sé, perché l'incentivo a barare è molto forte, e pure misurabile.

Ed infatti gli utenti di OkCupid si dichiarano più alti di 5 centimetri rispetto alla media americana, e con un reddito superiore alla media del 25%; il dato più stupefacente è che l'80% delle persone che si dichiarano "bisessuali" in realtà scrivono a persone di un solo genere. Seguono delle spiegazioni [72] di questo fatto che evitano di postulare che quest'80% sia composto tutto da persone in malafede, ma il consiglio che intanto si dà è di non pensare che l'orientamento sessuale di un utente OkCupid corrisponda a quello dichiarato.

Replica ad OkCupid

Va innanzitutto ricordato che questo studio è un'osservazione naturalistica dissimulata, che coglie la freschezza del comportamento genuino dei soggetti, ma ha il grande svantaggio di non consentire inferenze causali: il ricercatore può solo descrivere il comportamento (dire che la media degli utenti di OkCupid dichiara una statura ed un reddito superiori alla media americana è descrizione, così come osservare che l'80% delle persone che si dichiarano bisessuali in realtà messaggia persone di un genere solo), ma non può trarre dallo studio una spiegazione attendibile delle cause (come invece ha cercato di fare OkCupid quando ha affrontato il problema della discrepanza tra orientamento e comportamento).

Le possibili spiegazioni della discrepanza tra orientamento bisessuale dichiarato e comportamento monosessuale effettivo su OkCupid sono:

  • Essere bisessuali non vuol dire cercare sempre, comunque e dovunque persone di più generi quando si vuole creare una relazione. Per esempio, la donna bisessuale già impegnata con un uomo che, con il consenso di lui, vuole affiancargli una donna, non perde tempo a scrivere o rispondere ai maschietti su OkCupid.
  • Oltretutto, è molto più facile per una donna trovare un MSW (maschio che fa sesso con donne) di una WSW (donna che fa sesso con donne); perciò, la donna bisessuale che cerca un maschietto può non aver bisogno di un sito di incontri; è più facile che ne abbia bisogno una che cerca una donna.
  • Occorre fare un calcolo un po' complicato: utilizzando le percentuali calcolate nella sezione Numero delle persone bisessuali, scopriamo che una persona pansessuale, ricettiva ad ogni genere (lo presumiamo per semplicità), cercando un partner si rivolgerà:
    • al 49,75% della popolazione, se donna (tutte le donne cis non etero più tutti i maschi cis non gay più tutti i/le trans);
    • al 52,50% della popolazione, se uomo (tutte le donne cis non lesbiche più tutti i maschi cis non etero più tutti i/le trans).
Ricalcolando le percentuali, scopriamo che (la somma non è il 100% a causa degli arrotondamenti):
    • coloro che potrebbero rispondere alla donna pansessuale saranno:
      • per il 94,67% maschi cis,
      • per il 4,82% femmine cis,
      • per lo 0,50% trans;
    • coloro che potrebbero rispondere all'uomo pansessuale saranno:
      • per il 95,05% femmine cis,
      • per il 4,48% maschi cis,
      • per lo 0,48% trans.
Con percentuali del genere, è molto probabile che l'utente pansessuale di OkCupid trovi persone a cui val la pena rispondere soltanto tra le persone cis di genere opposto al proprio! La barzelletta di Woody Allen secondo cui "essere bisessuali raddoppia le possibilità di uscire la sera" è solo una barzelletta.
  • Una donna che si dichiari bisessuale in un sito di incontri rischia pesanti molestie dai maschi etero, ed il disprezzo da parte delle donne lesbiche; la cosa più probabile che farà sarà perciò dichiararsi etero o lesbica a seconda del genere che desidera incontrare in quel momento;
  • Anche i maschi bi si lamentano del trattamento canino riservato loro dalla società - anche loro tenderanno a velarsi, ed a rendere non significativo il campione su cui tanto ha lavorato OkCupid.
  • Alcune persone bisessuali usano due profili nei siti di incontri: uno con cui cercano maschi, l'altro con cui cercano femmine - per minimizzare le molestie. Uno studio come quello di OkCupid se ne fa certo ingannare.

Il problema riguarda anche altri siti di incontri: è stato notato che l'8% dei maschietti dichiarati etero iscritti a FlirtFinder guarda anche i profili dei maschi dichiaratamente gay[73]; la spiegazione che normalmente si dà per loro è più benevola che per i "bisessuali" di OkCupid, ovvero che il relativo anonimato offerto dalla piattaforma informatica incoraggia alcune persone ad allargare i loro orizzonti erotici.

Bisexual chic e bifobia

La critica più comune al bisexual chic è che nuoce alla causa delle minoranze sessuali, in quanto si finisce con il confondere le persone che vivono la loro condizione, e spesso ne soffrono, con coloro che ci giocano e basta.

Una critica di stampo femminista formulata da Shiri Eisner, sempre nel suo libro[74], è che le donne che praticano la performative bisexuality non vivono la propria sessualità in modo autonomo, ma per lo sguardo maschile etero cis - e rinforzano i pregiudizi bifobici sulle donne bisessuali, spesso con danno collaterale alle donne lesbiche.

Infatti, molti maschi etero confondono le donne lesbiche con le donne bisessuali (si può parlare in questo caso di invisibilità lesbica, una forma di lesbofobia), ed i pregiudizi che codesti maschi hanno sulle donne bisessuali (incoraggiati dalla performative bisexuality) possono far loro credere che esse non sappiano dire di no.

In questo caso particolare, le donne lesbiche possono essere vittima contemporaneamente di lesbofobia e bifobia.

Inoltre, il bisexual chic non riguarda tutte le persone bisessuali: se è cool per una ragazza essere bi, non lo è per un maschietto; anzi, proprio perché la bisessualità viene ritenuta cosa da donna, lui ne viene ulteriormente stigmatizzato - si rimanda alla sezione bifobia.

Il problema del coming out

Anche le persone bisessuali devono fare fronte al problema del coming out, complicato da diverse peculiarità.

Troppo pochi bisessuali fanno il coming out

Come riportato anche alla voce coming out, secondo il già citato sondaggio Pew del 2013[75], il coming out verso tutte le persone importanti è stato eseguito da:

  • Il 54% di tutte le persone LGBT;
  • Il 77% dei gay;
  • Il 71% delle lesbiche;
  • Il 28% dei bisessuali – scomponendo per genere:
    • Il 33% delle bisessuali donne;
    • Il 12 dei bisessuali uomini.

Coming out multipli

L'instabilità dell'identità bisessuale ha, tra i suoi inconvenienti, l'obbligare spesso ad eseguire più di un coming out, con il relativo stress.

L'esempio più noto è quello del maschio transitoriamente bisessuale che alla fine si assesta in un'identità gay, e deve spiegarlo a tutti quanti, compresi magari quelli che avevano previsto quest'evoluzione e da tempo pregustavano il momento.

Assai drammatico e comune è quello della donna che passa da un'identità lesbica ad una bisessuale; il dramma sta nell'inimicizia che molte donne lesbiche riservano alle donne bisessuali, ben spiegata da Michele Breveglieri nella sua tesi di dottorato[76] (sono stati cambiati i tempi dei verbi, dall'imperfetto al presente):

« Mentre gli uomini [godono] negli anni di un mondo comunitario omosessuale maschile tutto sommato relativamente “aperto” in quanto strutturato su criteri commerciali e sulla possibilità di un rapido accesso al “consumo” sessuale senza altre aspettative di condivisione o “dichiarazione” di identità, le donne [sono] spinte dal separatismo lesbico femminista verso la costruzione di una comunità e di una identità bisessuale visibili in grado di organizzare spazi e linguaggi propri. »
« Il nuovo radicalismo lesbico, in sostanza, [rifiuta] ogni assimilazione all’ordine maschile del mondo: contemporaneamente e paradossalmente, però, a farne le spese [sono] politicamente proprio le donne bisessuali ed eterosessuali, la cui presenza in questo nuovo ordine separatista [è] poco gradita in quanto si [suppone] che [partecipino] per un certo grado di ‘infedeltà femminista’ all’ordine patriarcale del mondo. »

Questo significa che una donna che passa da un'identità lesbica ad una bisessuale quasi invariabilmente deve lasciare la sua associazione lesbica, le sue amicizie, e venire spesso insultata come traditrice.

Bifobia

I pregiudizi di tipo sessuale che le persone bisessuali devono subire sono di tre tipi: nella misura in cui vengono percepite come omosessuali, patiscono l'omofobia; poiché oltre ai bisessuali cisgender esistono anche i bisessuali transgender, essi possono essere vittima di transfobia; ma i bisessuali in genere sono spesso vittime di un pregiudizio specifico: la bifobia.

Modalità

Secondo The Bisexuality Report dell'Open University britannica (Lieviti ne ha messo a punto una traduzione italiana) essa si presenta sotto le seguenti forme:

  • Negazione bisessuale;
  • Invisibilità bisessuale;
  • Esclusione bisessuale;
  • Emarginazione bisessuale;
  • Stereotipi negativi.

Conseguenze

Le conseguenze della bifobia si hanno in questi campi:

  • Salute;
  • Pregiudizi medici;
  • Scuola;
  • Lavoro;
  • Relazioni sociali.

Tutti questi aspetti vengono approfonditi nella voce bifobia.

Relazioni sociali

Matrimoni ad orientamento sessuale misto

Ricorrenze bisessuali

La necessità di mettere in evidenza le peculiarità dell'identità bisessuale ha indotto i bisessuali ad organizzare ricorrenze annuali:

  • Mese dell'Attenzione alla Salute Bisessuale (Marzo),diviso in 4 settimane:
    • 1^ Settimana: Bifobia e salute mentale;
    • 2^ Settimana: Salute sessuale;
    • 3^ Settimana: Nutrizione ed esercizio fisico;
    • 4^ Settimana: Violenza sessuale e violenza da parte del partner.
  • Giornata dell'Orgoglio e della Visibilità Bisessuale (23 Settembre)
  • Settimana della Consapevolezza Bisessuale (quella del 23 Settembre)

Queste ricorrenze sono descritte in maggior dettaglio nella pagina Ricorrenze LGBT, a cui si rimanda; s'intende che i bisessuali partecipano anche alle altre ricorrenze LGBT.

Bisessuali famosi

Attivisti LGBT

Condottieri

Musicisti

Scrittori

Organizzazioni bisessuali

UE

Italia

Regno Unito

USA

Presenza online

Web

Forum

Siti

Facebook

Gruppi

Pagine

Mailing list

Note

  1. Google books attesta la forma latina, "bisexualitas", già nel 1840 nel libro di Gustav Wilhelm Münter, Allgemeine zoologie: Oder, Physik der organischen körper, Schwetschke und sohn, Halle 1840, p. 249.
  2. Termine attestato nel 1823 in Richard Courtois, Responsio ad quæstionem botanicam, ab ordine matheseos et philosophiæ naturalis, "Annales Academiae gandavensis", J. N. Houdin, Gand 1823, a p. 55.
  3. Questo perché l'ermafroditismo è la condizione non solo di molte piante ed animali adulti, ma anche dell'essere umano fino alla 7^ settimana di gestazione, che possiede gli abbozzi degli organi genitali di ambo i sessi; allora però inizia la differenziazione sessuale che, salvo anomalie, si conclude verso la 14^ settimana con lo sviluppo degli organi genitali del proprio sesso e l'atrofia di quelli del sesso opposto.
    La medicina di fine Ottocento si convinse del fatto che il desiderio dovesse svilupparsi analogamente ai genitali, cioè dalla possibilità di essere attratto da chiunque al desiderio per il solo sesso con cui riprodursi - e sia Henry Havelock Ellis che Richard von Krafft-Ebing attribuirono l'omosessualità all'arresto del processo di differenziazione dalla bisessualità originaria verso la monosessualità matura
  4. Di Fliess si può leggere in italiano: Bisessualità e differenza dei sessi, Savelli, Roma 1980.
  5. Il concetto fu popolarizzato presto anche in Italia, dove però il fascismo ne impedì la diffusione al di fuori delle cerchie interessate alla psicoanalisi: cfr. la pubblicazione di Ferdinando De Napoli, La bisessualità latente, Tinto, Roma 1928.
  6. Per questo motivo Freud non aveva alcuna difficoltà a parlare dei propri impulsi erotici, magari inconsci, verso altri uomini, dando per scontato che ogni essere umano è stato, in origine, bisessuale. Questo aspetto della teoria freudiana fu però violentemente contestato nel 1940 da Sándor Radó (1890-1972) e rapidamente espulso dalla "ortodossia" psicoanalitica statunitense prima e mondiale poi, che prese a considerare la bisessualità come una condizione psichica patologica. Il testo che diede inizio a questa revisione, Un esame critico del concetto di bisessualità, è stato tradotto in italiano in: Judd Marmor (a cura di), L'inversione sessuale, Feltrinelli, Milano 1970, pp. 179-193. Il testo inglese è online come .pdf.
  7. L'unisessuale che tenta di divenire bisessuale, è altrettanto corrotto, quanto l'uomo sessuale-normale che si dà all'unisessualità. (Marc-André Raffalovich, L'uranismo, inversione sessuale congenita, Bocca, Torino 1896, p. 71).
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Bibliografia

Link esterni

Voci correlate

Categorie

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