Utente:Gdallorto/Sandbox/Transgender Day of Remembrance

Da Wikipink - L'enciclopedia LGBT italiana.

Definizione

Liste delle vittime

http://transrespect.org/en/trans-murder-monitoring/tmm-resources/

Problemi non risolti

I dati su cui si basa il TDOR sono soggetti a critica per due motivi opposti.
Da un lato essi non giustificano per l'Europa il giudizio di un "olocausto" contro le persone transessuali, come quello di cui hanno parlato gruppi o testate gay [1], in quanto i dati che fornisce configurano tassi di omicidio inferiori per le vittime transessuali che per la popolazione nel suo complesso, e in certi casi addirittura più bassi per le donne trans che per le donne cisgender.
Per quanto riguarda l'Europa, una volta bilanciata la proporzione di persone transessuali sul resto della popolazione, risulta addirittura che in certe nazioni, come l'Inghilterra, il tasso di omicidio con vittime transessuali è addirittura inferiore a quello della popolazione generale.
L'Italia registra però la metà degli omicidi registrati in Europa. Dall'altro essi soffrono di macroscopiche ed evidenti limiti nella raccolta dei dati, con numeri più elevati laddove esistono gruppi che effettuano il monitoraggio della cronaca, ed assenti o quasi laddove non esistono. In realtà, le statistiche criminali non tengono conto della condizione "non conforme al genere" né delle vittime né degli autori degli atti di violenza estrema. Di seguito i principali problemi della raccolta dati:

1) Rapporto sbilanciato fra maschi e femmine trans

Nell'elenco prodotto da .......... la proporzione fra maschi e femmine è sbilanciata in modo quasi esclusivo nel senso delle persone MtF. Il che può significare semplicemente che gli atti di violenza verso le persone FtM sfuggono ancora all'attenzione (le vittime vengono registrate come "donne" dalla polizia), o all'inverso può voler dire che la società esercita una violenza specifica contro le persone MtF rispetto a quella contro le persone FtM, che però non è stata ancora individuata e studiata.

2) Presenza molto rilevante di prostitute

Quando la professione delle vittime è nota, in oltre metà dei casi (nei dati del TDOR del 2017, era il 62%) si trattava di prostituzione, una professione ad altissimo rischio di atti di violenza e omicidio. Dunque, in questo caso la violenza potrebbe configurarsi come estensione della violenza maschile contro le prostitute. Va insomma chiarito se la violenza contro le prostitute trans le prenda specificamente di mira in quanto trans anziché in quanto prostitute, e se sì, se in misura (maggiore o minore) delle prostitute cisgender. Chiaramente, le misure di prevenzione di questi omicidi sono diverse a seconda del fatto che le prostitute transgender vengono prese di mira specificamente in quanto tali, o se gli assassini colpiscono a caso contro chiunque eserciti la prostituzione. Da questo punto di vista merita attenzione il fatto che il tasso di vittimizzazione dei prostituti maschi è da sempre molto inferiore a quello delle prostitute, registrando al contrario un alto numero di prostituti fra gli attori di omocidi ai danni di clienti.

3) Presenza molto rilevante di vittime "non-white"

In almeno metà dei casi di assassinio di persone transessuali la cosiddetta "razza" risultava "di colore" (ma in certi stati la proporzione arriva al novanta per cento), il che implica che altri motivi di odio, oltre alla semplice condizione transessuale, possano essere in gioco nelle violenze contro le persone trans[2].

« [Negli Usa] alcune donne trans sono ovviamente ad alto rischio [di omicidio]. Neri e ispanici costituiscono circa il 29% della popolazione complessiva, e le donne costituiscono circa metà della popolazione degli Stati Uniti (il che implica che le donne transgender di colore dovrebbero costituire circa il 15% della popolazione trans) ma le donne trans nere e ispaniche costituiscono oltre il 90% di tutte le vittime di assassinii di trans.

Significativamente, le donne trans bianche sono state assassinate, in percentuale, meno spesso delle donne bianche cisgender. Sì, certo, ci sono problemi a confrontare una morte di trans bianca all'anno con la consistenza della popolazione trans bianca e sì, esistono altre forme di violenza al di là dell'assassinio, ma il punto è che l'assassinio transfobico sembra essere un problema che colpisce quasi esclusivamente le donne trans di colore[3]»

4) Bias nei metodi di raccolta dei dati

L'aspetto più inquietante è il bias nella raccolta dei dati. L'elenco di persone trans uccise in Brasile fa riferimento a un progetto di raccolta dati di violenza contro tutte le persone omosessuali, bisessuali e transessuali iniziato nel 1980 dal Grupo Gay da Bahia, al cui sito il rapporto rimanda come fonte in quasi tutti i casi brasiliani. Dunque, la sproporzione fra il Brasile e il resto del mondo può essere semplicemente frutto del fatto che altrove, in assenza di gruppi che monitorino la situazione, gli omicidi passano sotto silenzio: si pensi in particolare all'Africa, o all'India, dove l'esistenza di violenze contro le prostitute transessuali è notoria, ma che risultano in minima misura nelle statistiche del TDOR.

Un altro genere di "bias" statistico è dato dalla decisione di non riferire la condizione di persona transessuali negli articoli di cronaca che ne registrano l'omicidio o nelle eventuali statistiche criminali. Ciò può derivare da due tendenze opposte ma che finiscono per avere lo stesso risultato: il pregiudizio sociale, che rifiuta di riconoscere l'esistenza di una forma di violenza specifica contro le persone transessuali, il "politicamente corretto", che proclama di non voler "incasellare" le vittime in una categoria socialmente discriminata, specialmente quando la loro condizione "non-conforme" era mantenuta segreta dalle vittime (non tutte le vittime trans hanno transizionato). La sbalorditiva rilevanza dell'Italia nelle statistiche europee potrebbe quindi essere effetto della notoria arretratezza dei giornalisti italiani sulle questioni lgbt, che li spinge a "sbattere i mostro in prima pagina" con una mancanza di riguardi più elevata che in altre nazioni, che esercitano un maggior rispetto della privacy (o di quella che viene fraintesa come tale) della vittima.
Come è stato osservato:

« La transfobia non si arresta con la morte. La transfobia è il motivo per cui i media non fanno pressione sulla polizia per risolvere i crimini trans, per cui le vittime sono attribuite al genere sbagliato (e riluttanti a sporgere denuncia), e perché alle vittime vien fatta una colpa del fatto d'essere lavoratrici del sesso (o con un problema di droghe), o perché non rivelano il loro status di trans di fronte a qualcuno che utilizza il pretesto del panico gay a propria scusa. [4]»

Similmente, la quasi assenza di trans FtM nell'elenco è stata attribuita in passato alla tendenza della polizia a registrare la morte di una "donna", senza prendere nota dell'eventuale presenza di elementi di transizione sul suo corpo o nella sua vita.

Il bias si applica anche in senso inverso, a causa dell'assenza di una chiara definizione giuridica e statistica di cosa si debba intendere per "transgender". Gli aderenti all'ideologia queer tendono a considerare come "trans" ogni persona "gender non-conforming", quindi anche il gay che nel weekend si esibiva come "drag queen" o la lesbica butch che cavalcava una moto, anche se la loro identità di genere non era affatto transgender. I non queer obbiettano invece a questa trasformazione post mortem di persone lesbiche e gay in transgender, bollandola come "appropriazione culturale".

5) Sottovalutazione del fenomeno causato da sopravvalutazione della popolazione "non-conforming"

Infine, un'ulteriore forma di "bias" è dato dalla sopravvalutazione della consistenza della popolazione transessuale a cui fa ricorso la militanza lgbt per dare maggior rilievo alle richieste delle persone trans. Parlare di un 1% della popolazione come "gender non conforming" nel Regno Unito (che ha 65.000.000 di abitanti, dunque 650.000 persone) rischia di annacquare l'effettivo tasso di incidenza delle violenze. Dall'approvazione della legge che autorizza la riassegnazione anagrafica del genere, nel 2005, fino all'aprile 2017, secondo le statistiche ufficiali se ne sono avvalse in tutto 4.556 persone[5]. Questo dato è sottostimato, dato che solo una parte delle persone con disforia di genere sceglie la transizione, tuttavia è chiaro che contare una vittima ogni 650.000 abitanti anziché ogni 5.000 fornisce tassi di vittimizzazione ben diversi (ossia, dieci volte più bassi nel primo caso che nel secondo). Ciò spiega anche il paradosso delle statistiche in cui le persone transessuali risultano addirittura meno a rischio che la popolazione generale. Dunque, per quanto comprensibile sia la tentazione di "gonfiare" la consistenza del fenomeno trans*, in questo specifico caso la mossa si rivela controproducente.

Soluzione possibile

In realtà, pur essendo il progetto del TDOR meritorio nella misura in cui permette di quantificare un fenomeno che altrimenti passerebbe sotto silenzio, il solo modo in cui i difetti sopra accennati della raccolta dati possono essere almeno in parte superati è approvando regolamenti o leggi che impongano agli inquirenti di tenere traccia statistica dell'identità di genere e dell'orientamento sessuale delle vittima in tutti i casi in cui ciò risulti rilevante ai fini delle motivazioni del suo assassinio (ossia quando potrebbe configurarsi un crimine d'odio).

Note

  1. A titolo di esempio, l'articolo di Jonathan Bazzi, Trans Olocausto: più di 100 uccis* dall'inizio del 2016, "Gay.it", 28 giugno 2016.
  2. Parker Marie Molloy, Trans Women of Color Deserve to Be Mourned as Much as Leelah Alcorn, "Slate.com", Feb. 13 2015.
  3. Danielle, The appropriation of black and hispanic trans deaths by white trans women and political opportunists, "Life is good, make it better", blog, March 16, 2015.
  4. Danielle, The appropriation of black and hispanic trans deaths by white trans women and political opportunists, "Life is good, make it better", blog, March 16, 2015.
  5. Si veda il documento "Main table", nella Table GRP.4.

Bibliografia

Link esterni

Voci correlate