Storia della medicalizzazione dell'omosessualità

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Voce a cura di Riccardo Strappaghetti, liberamente modificabile.

Questa voce tenta di tracciare una breve storia della medicalizzazione dell'omosessualità seguendo il percorso dalle origini della patologizzazione alla sua completa derubricazione come variante naturale del comportamento sessuale umano.

Ritratto di internato in manicomio a causa delle sue tendenze omosessuali, 1838.

Greci e romani

L'interesse medico per i comportamenti omosessuali risale all'antichità classica

Crimine contro natura

Prima della scienza medica dei primi anni del 1800 l'omosessualità era essenzialmente concepita come un mero fenomeno tologico morale di cui si occupò prima della scienza medica, la scienza giuridica (l'omosessualità da peccato nella sfera morale transitava a crimine nella sfera giuridica).
All'interno di un contesto in cui l'omosessualità era considerata un crimine, la nascita di una concezione dell'omosessualità come malattia da parte della scienza medica può essere considerata come un progresso liberale e più umano rispetto alla concezione dell'omosessualità come crimine.

L'interessamento della medicina all'omosessualità in epoca illuministica

In Europa la depenalizzazione dell'omosessualità ebbe luogo con la Rivoluzione Francese. L'assemblea costituente abrogò le leggi che punivano tutti i "delitti senza vittima" (eresia, blasfemia, stregoneria, sodomia) nel 1791 quando furono abolite le corti ecclesiastiche, nel solco dello spirito illuministico che voleva proteggere la sfera privata dall'ingerenza statale. La legge del 19-22 luglio 1791 e il Codice Napoleonico del 1810 criminalizzarono la corruzione di minore di entrambi i sessi e le offese contro la pubblica decenza inclusi i rapporti sessuali in luoghi pubblici come i parchi e i bagni pubblici, ma non prevedevano pene specifiche per gli atti omosessuali inquanto tali, se compiuti in privato fra adulti consenzienti.
Gli uomini arrestati con il sospetto di aver commesso atti sessuali in pubblico erano soggetti a un esame medico che aveva lo scopo di scoprire se avevano consumato un rapporto sessuale anale, questo fu il motivo per cui gli esperti medico-legali furono i primi ad interessarsi agli studi scientifici sulla sessualità nel XIX secolo.
Auguste Ambroise Tardieu (1818-1879) pubblicò nel 1857 nel suo Etude medico-legale sur les attentats aux moeurs [1], più volte ristampato, in cui sostenne che l'aspetto fisico del pene e dell'ano fossero in grado d'individuare i sodomiti incalliti, per questo riteneva che ci fossero tratti psicologici e comportamentali (come l'effeminatezza e il travestitismo) che caratterizzavano un gruppo di sodomiti che egli credeva affetti da una forma di follia mentale.

Medicalizzazione dell'inversione sessuale nell'Ottocento

Internato in manicomio inglese per omosessualità, 1838.

Nel corso del XIX secolo la letteratura medica si interessò sempre più di omosessualità, in particolare se ne occuparono i medici legali, preoccupati di studiare i casi di criminali sessuali e la loro capacità di intendere e di volere e dell'aspetto legato alla loro imputabilità nel processo penale. Lo scopo era quello di sottrarre il tema della sodomia alla polizia e alle corti giudiziarie per portarlo allo studio della medicina.

L'avvocato Karl Heinrich Ulrichs (1825-1895) è considerato il primo attivista dei diritti civili delle persone omosessuali. Si battè contro l'adozione da parte dello stato tedesco del codice penale prussiano che criminalizzava al paragrafo 175 la sodomia, pubblicò tra il 1864 e il 1879 una serie di pamphlets, nei quali sostenne l'idea che l'amore tra persone dello stesso era una condizione innata, non era una questione di moralità e per questo non poteva essere perseguita dalle leggi penali. Utilizzò il termine "urninghi" per definire se stesso e le persone come lui, persone che avevano un'anima femminile in un corpo maschile. Ulrichs ipotizzò che gli urninghi erano una forma di ermafroditismo psicosessuale.

Lo scrittore e giornalista ungherese Karl Maria Ketberny (1824-1882) coniò il termine "omosessuale" nel 1869 per la sua campagna di stampa contro la norma penale tedesca che criminalizzava la sodomia. Come Ulrichs ipotizzò che l'attrazione omosessuale fosse innata, ma rifiutò l'idea che tutti gli omosessuali fossero effeminati psicologicamente.

Gli scritti di Ulrichs influenzarono il medico tedesco Karl Wesphal (1833-1890) che nel 1869 pubblicò un articolo che descriveva i casi di un uomo effeminato e di una donna mascolina con l'attrazione per persone del proprio sesso, e chiamò tale condizione "attrazione sessuale inversa" e la considerò innata, per questo ritenne che essa dovesse essere trattata dalla medicina e non dalla legge penale.

Diffusione delle diagnosi di inversione sessuale

Prof. Pietro Fabiani, Inversioni sessuali, 1900.

L'italiano Arrigo Tamassia tradusse la diagnosi di Wesphall con "inversione dell'istinto sessuale" nel 1878.

Il neurologo francese Jean Martin Charcot (1825-1893) lo tradusse in francese 1882 come "inversione del senso genitale" in un articolo che descriveva la varietà delle "perversioni sessuali" tra cui il feticismo e l'inversione. Basandosi sulla teoria largamente accettata della degenerazione ereditaria, Charcot sostenne che l'inversione sessuale fosse una condizione neuropsichiatrica degenerativa come l'isteria e l'epilessia, per questo egli riteneva che fosse una grave malattia mentale probabilmente correlata con altri disturbi.

Altri scrittori forensi tedeschi seguirono le idee di Westphal tra cui il più importante fu Richard von Krafft-Ebing (1840-1902) autore nel 1886 della "Psychopathia Sexualis con speciale riferimento all'abominevole istinto sessuale: uno studio medico legale". [2] La Psychopathia Sexualis fu pubblicata per la prima volta come un piccolo libello a successivamente divenne nel corso di dieci anni un'enciclopedia della sessualità.
Krafft-Ebing introdusse molti termini nella classificazione dei disturbi sessuali come il "sadismo" e il "masochismo." Sebbene non coniò la parola "omosessualità" la rese bensì popolare. Inizialmente Krafft-Ebing preentò l'omosessualità come una grave manifestazione di una degenerazione ereditaria, ma successivamente, dopo aver incontrato molti omosessualit, affermò che essi potevano essere perfettamente rispettabili and individui funzionali. Egli era liberale e si espresso contro le leggi che punivano la sodomia e testimoniò in difesa degli omosessuali.

Il termine inversione sessuale fu diffuso in inglese con la pubblicazione di un libro[3] dallo stesso titolo scritto dal sessuologo Havelock Ellis (1859-1939) e il suo collaboratore omosessuale John Addington Symonds (1840-1893). Sebbene Ellis non fosse homosessuale, sua moglie, Edith Lees, era lesbica e aveva molti amici omosessuali nel suo entourage intellettuale radicale di Londra. Ellis credeva che l'omosessualità fosse una variazione innata della sessualità e non una malattia. Definizione che fu accettata dalla comunità scientifica solo nel 1990.

La nozione di inversione sessuale continuò a dominare il pensiero medico sull'omosessualità fino al ventesimo secolo quando ricercatori biomedici impiegarono le ultime tecniche per scoprire le sue basi biologiche. Persino prima della scoperta degli ormoni sessuali, si ipotizzava che gli omosessuali erano ermafroditi neuro-endocrinologici. Questa era l'ipotesi sostenuta dal sessuologo Magnus Hirschfeld (1868-1935). Hirschfeld è stato forse il primo medico che dichiarò apertamente la propria omosessualità e fu un instancabile sostenitore dei diritti degli omosessuali. Fondò nel 1897 a Berlino il Comitato Scientifico Umanitario che faceva pressioni per la depenalizzazione degli atti omosessuali. Fondò anche l' Istituto di Scienze Sessuali (1919-1933), che fu chiuso dal Nazismo. Hirschfeld sostenne che l'omosessualità fosse un sesso intermedio e una naturale e biologica variante nello spettro tra perfetta mascolinità e perfetta femminilità. Hirschfeld è stato anche un pioniere nello scrivere di transessualismo e travestitismo.
Sebbene Hirschfeld non tentò mai di curare l'omosessualità, fu molto impressionato dalle ricerche dell' endocrinologo Eugen Steinach (1861-1944) sull'alterazione delle caratteristiche sessuali dei ratti attraverso la castrazione e trapianto di testicoli. Steinach tentò di curare gli invertiti attraverso il trapianto di testicoli normali.

L'ipotesi dell'inversione sessuale rimase ancora in piedi negli anni trenta quando lo psichiatra George Henry e il suo Comitato per gli sudi delle varianti sessuali analizzò il corpo degli omosessuali con lo scopo di documentare l'atipicità sessuale dei loro genitali e dei loro caratteri sessuali secondari. Il cervello degli omosessuali e il loro sistema nervoso furono ritenuti di avere caratteristiche di entrambi i sessi. Persino alla fine del XX secolo, ricerche neuroanatomiche sull'orientamento sessuale si collegano all'ipotesi dell'inversione: un articolo [4] pubblicato nel 1991 sulla rivista Science di Simon Even (1943) sostenne che un'area dell'ipotalamo di uomini omosessuali era più simile in dimensioni a quelli delle donne che degli uomini eterosessuali.

L'omosessualità e l'avvento della Psicanalisi

Sigmund Freud, originariamente neurologo, fu il padre della psicanalisi. Dopo aver studiato quello che allora si conosceva sull'isteria con Jean-Martin Charcot a Parigi, ritornò a Vienna dove aprì uno studio privato per la cura di pazienti isterici.
Freud estrapolò i principi generali della psicologia umana dal suo lavoro con gli isterici, che lo portò alla pubblicazione di due primi importanti lavori: l'interpretazione dei sogni (1899) e Tre saggi sulla teoria della sessualità (1905), in quest'ultimo lavoro gettò le basi delle teorie sessuali incluso il suo pensiero sulle origini e sul significato dell'omosessualità.

Lo studioso della psicanalisi Kenneth Lewes (1988) ritiene ritiene che Freud avesse quattro teorie sull'omosessualità: 1. L'omosessualità sorge come un prodotto del conflitto di Edipo e della scoperta da parte del bambino che sua madre è castrata. Questo induce un intensa ansia di castrazione che porta il ragazzo a volgersi dalla sua madre castrata a una "donna con un pene", cioè all'attrazione per un ragazzo con un aspetto effeminato. 2. Nei tre saggi, Freud sviluppa la teoria per cui il futuro bambino omosessuale è così eccessivamente attratto a sua madre che egli si identifica con lei e narcisisticamente cerca oggetti da amare come se stesso in questo modo egli può amarli come sua madre ama lui.
3. Se avviene un "negativo" o "invertito" complesso di Edipo, un ragazzo cerca l'amore di suo padre e un'identificazione maschile prendendo un'identificazione femminile e riversandola in un erotismo anale. 4. In fine l'omosessualità potrebbe risultare dalla formazione reattiva: sadica gelosia dei fratelli e il padre è tranquillamente convertito all'amore di altri uomini. Come Ellis, Freud credeva che l'omosessualità (o "inversione" come la chiamava) poteva essere il naturale risultato di un normale sviluppo in alcune persone. Notò che l'omosessualità poteva essere presente in individui che non avevano altri segni di devianza o menomazione nelle loro funzioni. In ogni caso non considerò mai l'omosessualità come un segno di una malattia, intesa come un sintomo che sorgeva da un conflitto psichico. Invece, vedeva l'omosessualità come un espressione non conflittuale di un istinto innato. Freud credeva in una bisessualità innata: in ogni individuo sussiste una certa componente di tendenze di mascolinità (attive) come femminilità (passive). Sebbene le tendenze bisessuali erano universali, Freud credeva che alcune persone erano costituzionalmente dotate con più di una tendenza che l'altra. Credeva che esperienze di vita, in particolare quelle traumatiche (fattori ambientali), potevano avere un impatto sullo sviluppo e l'espressione degli istinti innati di ciascuno (fattori biologici). A seguito di normali e non traumatiche circostanze, la componente istintiva che determina il sesso dell'oggetto della scelta finale di ciascuno dovrebbe corrispondere con il proprio sesso anatomico. Questo significa che un maschio anatomico dovrebbe idealmente esprimere la componente del suo istinto mascolino e ottenere soddisfazione sessuale dalle donne. Comunque, Freud, credeva anche che persino gli eterosessuali adulti avessero una componente omosessuale, sebbene in una forma sublimata. Freud vedeva l'omosessualità adulta come l' arresto dello sviluppo degli istinti dell'infanzia che prevenivano lo sviluppo di una più matura eterosessualità.
Jack Drescher si riferisce a questo parlando della teoria feudiana della immaturità - una categoria alternativa che non era né peccato religioso (teoria della moralità) né una malattia clinica (teoria della patoligia). Freud allo stesso tempo non appoggià le teorie del terzo sesso (teoria della variante normale) come quelle di Ulrichs. Invece Freud, col ritenere che l'omosessualità poteva essere una normale parte dell'esperienza eterosessuale di ciascuno, Freud offrì un maggior inclusivo paradigma. Questo ammetteva la possibilità che un adulto omosessuale poteva maturare a sufficienza e se sufficientemente motivato, poteva diventare eterosessuale.
Più tardi Freud espresse pessimismo circa la possibilità di una efficacia di incidere sulla conversione sessuale nella maggioranza delle persone. Nella sua "Lettera ad una madre americana" del 1935 rassicurò la donna che gli chiedeva di curare suo figlio dicendole che: expressed pessimism about the possibility of effecting a sexual conversion in most people. In his 1935 "Letter to an American Mother," he reassures a woman asking him to "cure" her son, that:

"L'omosessualità non è certo un vantaggio, ma non c'è nulla di cui vergognarsi, non è un vizio, non è degradante; non può essere classificata come una malattia; riteniamo che sia una variazione della funzione sessuale, prodotta da un arresto dello sviluppo sessuale. Molti individui altamente rispettabili di tempi antichi e moderni erano omosessuali, tra di loro c'erano grandi uomini. (Platone, Michelangelo, Leonardo da Vinci, ecc).
È una grande ingiustizia perseguitare l'omosessualità come un crimine - e anche una crudeltà. Se non mi credete, leggete i libri di Havelock Ellis. Mi chiede se posso aiutarla, intendendo dire, suppongo, se posso sopprimere l'omosessualità e fare in modo che al suo posto subentri l'eterosessualità. La risposta è, in linea generale, che non posso promettere che questo accada.
In un certo numero di casi riusciamo a sviluppare i semi degradati delle tendenze eterosessuali, che sono presenti in ogni omosessuale, ma nella maggior parte dei casi non è più possibile. "

Dopo Freud

Leonidio Ribeiro, Omosessualità e endocrinologia, 1940.

Molti anni dopo la morte di Freud l'analista Sandor Rado con la sua teoria dell'omosessualità soppiantò quelle di Freud. In un articolo del 1940 "A Critical Examination of the Concept of Bisexuality" sostenne che la teoria della bisessualità di Freud era basata sulla falsa credenza risalente al XIX secolo sull'ermafroditismo embrionico, cioè una non provata ipotesi che ogni embrione potesse potenzialmente diventare anatomicamente un uomo o una donna. Poiché la teoria originale su cui Freud aveva basato il suo pensiero sulla bisessualità fu smentita, Rado sostenne che eterosessualità come l'unico non patologico risultato dello sviluppo della sessualità umana.
Rado vedeva l'omosessualità come una fobico sfuggire all'altro sesso causato da proibizioni dei genitori contro la sessualità dell'infanzia. Quasi tutti gli psicoanalisti di metà novecento che patologizzarono l'omosessualità seguirono la teoria di Rado in una forma o in un'altra. Il cambio psicoanalitico dalla teoria freudiana dell'immaturità (omosessualità come fase di un normale sviluppo verso l'eterosessualità adulta) alla teoria della patologia di Rado (l'omosessualità come segno di uno sviluppo mancato) ha portato alcuni analisti ad affermare ottimisticamente che avrebbero potuto curare l'omosessualità. Alcuni di essi furono:Irving Bieber, Charles Socarides, Lionel Ovesey, e Lawrence Hatterer.

Nel 1962 Bieber e i suoi colleghi pubblicarono "Homosexuality: A Psychoanalytic Study"[5]. Questo lavoro è stato particolarmente influente nel ritratte un tipo di famiglia patogena (un padre distaccato e distante e una madre autoritaria e costrittiva) che presumibilmente portò all'omosessualità i 106 uomini adulti omosessuali che studiò. Bieber e i suoi colleghi affermarono un tasso di guarigione del 27% nel loro studio. Lo studio di Bieber fu criticato per la sua metodologia e per il fatto che gli autori non furono in grado di fornire dati a lungo termine su i loro soggetti o produrre nessun paziente per supportare le loro affermazioni di cambiamento. Inoltre, la teoria dell'eziologia familiare non è supportata dallo studio di Bell, Weinberg e Hammersmith del 1981 che aveva ad oggetto una più ampia popolazione di maschi gay non-pazienti: Sexual Preference: Its Development in Men and Women.
In fine, mentre qualche discussione sull'eziologia dell'eterosessualità femminile esiste nella prima letteratura psicanalitica, la primaria attenzione nella psicanalisi, come nelle scienze biologiche fu rivolta all'omosessualità maschile; spesso le cause i tipi di omosessualità nelle donne erano semplicemente trattate come un riflesso di quelle dell'omosessualità maschile.

Presupposti per la normalizzazione dell'omosessualità

Tra la fine del XIX e l'inizio del XX secolo le teorie dell' omosessualità facevano in gran parte affidamento su un modello dicotomico della natura umana usando categorie come maschio/femmina, maschile/femminile, e eterosessuale/omosessuale. Le teorie eziologiche dell' omosessualità (teoria biologica, medica, o psicoanalitica), erano tutte basate su presupposti simili: sul genere, la sessualità, e polarità orientamento sessuale. Sia che il teorico ritenesse l'omosessualità come una variante normale, una forma di patologia o di immaturità, la teoria di solito si basava sul presupposto che qualche qualità intrinseca di un genere si fosse manifestata in una persona di un altro genere. Le credenze su cui tutte queste teorie riposavano era che l'ampia gamma della sessualità umana potrebbe essere ridotta a due componenti: il maschile e il femminile. I primi studi sull'omosessualità in campo medico e in campo psicoanalitico hanno portato a risultati simili:

1. La rimozione di responsabilità di definire l'omosessualità dai regni della morale e della religione e fissandolo all'interno della scienza e della medicina. 2. La creazione di una categoria di persone, gli omosessuali, che era in contrasto con la credenza morale/religiosa che l'omosessualità era un comportamento piuttosto che una fonte di identità. 3. La perpetuazione dello stigma sociale dell' omosessualità portandolola fuori dal regno del peccato e dell'immoralità e immettendola nel regno della patologia e immaturità. Tuttavia, questi sviluppi avrebbero posto le basi per la normalizzazione dell'omosessualità che ha cominciato a verificarsi nella metà del XX secolo.

Inserimento dell'omosessualità nel manuale diagnostico dell'APA

Nel 1952 l'omosessualità dopo che negli anni '30 iniziò ad essere definita un disturbo psicopatico di personalità (psicopatica), fu ufficialmente classificata come un disturbo nel primo Manuale Diagnostico e Statistico dell'APA (American Assocition of Psycology) dei Disturbi Mentali (DSM-1). Nel DSM-1 viene designata come un disturbo antisociale di personalità in quanto l'omosessualità era una sottocategoria delle deviazioni sessuali. Considerare l' omosessualità come una malattia mentale che aveva un effetto sul comportamento sociale degli omosessuali non fu controverso dal momento che questo coincise con gli atteggiamenti maggioritari nella società americana in cui il ruolo del McCartismo ebbe un effetto importante rispetto alla marginalizzazione, stigmatizzazione ed esclusione degli omosessuali dalla vita pubblica come è analizzato nel libro The Lavender Scare: The Cold War Persecution of Gays and Lesbians in the Federal Government di David K. Johnson che tratta della persecuzione degli omosessuali in USA negli anni'50 nota con la lucuzione Lavender Scare. Il DSM-II , pubblicato nel 1968, ha elencato l'omosessualità (con il codice 302.0) come una deviazione sessuale, ma le deviazioni sessuali non erano più classificate come un disturbo sociopatico della personalità.

La svolta dello studio di Kinsey (1948)

Alfred Kinsey e i suoi colleghi formularono uno studio sulla sessualità maschile e femminile che segnò l'inizio di una svolta culturale dalla visione dell'omosessualità come patologia verso una visione della normale variante della sessualità umana. Kinsey ha criticato la tendenza degli scienziati a rappresentare l'omosessualità e l'eterosessualità come due categorie intrinsecamente differenti di individui. Per questo egli introdusse una scala per classificare il comportamento sessuale o le fantasie sessuali che va da 0 (esclusivamente eterosessuale) a 6 (esclusivamente omosessuale), la codiddetta scala kinsey. Il report di Kinsey riportò che il 37% degli uomini e il 13% delle donne ha avuto almeno qualche evidente esperienza omosessuale fino a raggiungere l'orgasmo, inoltre il 10% degli uomini furono classificati come più o meno esclusivamente omosessuali e l'8% degli uomini esclusivamente omosessuali per almeno 3 anni tra i 16 e i 55 anni. Da qui emerse la frequentemente citata proporzione del 10%. Tra il 2 e il 6% di donne riportò una più o meno esperienza omosessuale. Un più modesto 4% di uomini e una percentuale tra l'1% e il 3% di donne sono stati esclusivamente omosessuali dopo l'inizio dell'adolescenza fino al momento dell'intervista.
"Questo mondo non dovrebbe essere diviso tra pecore e capre. E' un principio fondamentale della tassonomia il fatto che la natura raramente ha a che fare con categorie separate (...) Il mondo vivente è un continnuum in ognuno dei suoi vari aspetti"(Kinsey, et al. 1948 Sexual Behavior in the Human Male (1948), p. 639). Il comportamento sessuale nell'uomo descritto dalla scala Kinsey: 0- Exclusively heterosexual with no homosexual 1- Predominantly heterosexual, only incidentally homosexual 2- Predominantly heterosexual, but more than incidentally homosexual 3- Equally heterosexual and homosexual 4- Predominantly homosexual, but more than incidentally heterosexual 5- Predominantly homosexual, only incidentally heterosexual 6- Exclusively homosexual (Kinsey 1948), p. 638

Clellan Ford e Frank Beach scrissero "Patterns of Sexual Behavior" nel 1951, servendosi dei dati dello Human Relations Area Files, trovarono l'omosessualità essere comune attraverso culture differenti e che esisteva in quasi tutte le specie non umane.
Il loro lavoro introdusse la nozione che l'omosessualità è sia naturale che diffusa.

Evelyn Hooker e il suo studio

Evelyn Hooker.

La psicologa Evelyn Hooker nel suo studio innovativo comparò i risultati di un test proiettivo di 30 omosessuali uomini non pazienti non con quello di 30 non pazienti eterosessuali uomini.
Lo studio dimostrò che psicologi esperti a cui furono sottoposti i risultati senza svelare l'orientamento sessuale dei soggetti esaminati, furono incapaci di distinguere gli omosessuali dagli eterosessuali.
Questo studio fu una seria sfida alla visione dell'omosessualità fino ad allora associata alla psicopatologia[6].

Dai movimenti omofili alla liberazione di Stonewall

Il movimento omofilo, prima dei Moti di Stonewall del 1969, avevano accettato la visione medicalizzata dell'omosessualità descritta come disturbo mentale. Il loro obiettivo era che accettando l'omosessualità come una malattia ad essa la società avrebbe dovuto guardare come ad una disabilità piuttosto che come un peccato morale o religioso, e questo avrebbe portato ad un più oggettivo e umano atteggiamento.
Una nuova generazione di attivisti gay vedeva invece la rappresentazione dell'omosessualità come una malattia problematica allo stesso modo della visione religiosa.
Uomini e donne omosessuali si vedevano negati ancora i diritti basilari e considerare l'omosessualità come un disordine mentale aveva esacerbato i pregiudizi sociali antiomosessuali, lasciando le persone omosessuali vulnerabili nei termini della loro sicurezza psicologica, stabilità economica, e sul benessere complessivo.
Gli attivisti gay iniziarono a confrontarsi con l'APA riguardo la loro posizione sull'omosessualità. Ci furono una serie di incontri drammatici tra gli attivisti e gli psichiarti agli incontri annuali dell'APA tra il 1970 e il 1972. L'opposizione agli attivisti fu veemente da parte di alcuni membri dell'APA, ma nel corso degli anni crebbe il numero di psichiarti come Judd Marmor che supportavano la visione degli attivisti. Nello stesso periodo in italia la Manifestazione di Sanremo (1972) rappresentò la prima manifestazione pubblica di omosessuali nel nostro paese, a riprova del fatto che la medicalizzazione dell'omosessualità non aiutava ma aggravava la condizione degli omosessuali.

La cancellazione dell'omosessualità dall'elenco dei disturbi mentali nel manuale APA 1973

Il manuale diagnostico (DSM-II) pubblicato dalla APA nel 1968 inseriva l'omosessualità come deviazione sessuale, ma le deviazioni sessuali non erano più considerate come un disturbo sociopatico della personalità, questo fu il risultato raggiungo grazie agli studi di Evelyn Hooker.

La progressiva cancellazione dal Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali APA (1973-1987)

Nascita del NARTH e le teorie riparative negli USA

Bibliografia sulle teorie riparative a cura di Andrea Pizzocaro (sezione da completare) <--Questa parte andrà spostata alla voce "Terapie riparative" quando ci sarà-->

Libri Pro-Terapie

  • Irving Bieber, Homosexuality; A Psychoanalytic Study, Basic Books, New York, 1962
  • Joseph Nicolosi, Omosessualità maschile: un nuovo approccio, SugarCo Edizioni, 2002, pp.
  • Joseph Nicolosi, Linda Nicolosi, Omosessualità. Una guida per i genitori, SugarCo Edizioni, 2003, pp. 240.
  • Obiettivo Chaire, ABC per capire l'omosessualità, San Paolo Edizioni, San Paolo Edizioni, 2005, pp. 64.
  • Joseph Nicolosi, Oltre l'Omosessualità. Ascolto terapeutico e trasformazione, San Paolo Edizioni, 2007, pp. 312
  • Joseph Nicolosi, Identità di genere. Manuale di orientamento, SugarCo Edizioni, 2010, pp. 448.
  • Neil Whitehead, Briar Whitehead, My Genes Made Me Do It! Homosexuality and the Scientific Evidence, Whitehead Associates, 2013. (potete leggerlo qui)

Libri Anti-Terapie

  • Ariel Shidlo, Michael Schroeder, Jack Drescher, Sexual Conversion Therapy: Ethical, Clincial, and Research Perspectives, CRC Press, 2002, pp. 215.
  • Jack Drescher, Kenneth J. Zucker, Ex-Gay Research: Analyzing the Spitzer Study And Its Relation to Science, Religion, Politics, and Culture, Harrington Park Press, pp. 380.

Articoli scientifici Pro-Terapie

  • John Bancroft, Isaac Marks, Electric Aversion Therapy of Sexual Deviations,, Proceeding of the Royal Society of Medicine, 1968 Aug; 61(8): 796–799.
  • John Bancroft, Aversion Therapy of Homosexuality. A pilot study of 10 cases, The British Journal of Psychiatry Dec 1969, 115 (529) 1417-1431.
  • John Bancroft, (1970). A comparative study of aversion and desensitisation in the treatment of homosexuality. In: Behaviour Therapy in the 1970's (Eds. L.E. Burns & J.E. Worsley). Wright, Bristol.
  • David H. Barlow, W. Stewart Agras, Fading to increase heterosexual responsiveness in homosexuals, Journal of Applied Behavior Analysis, 1973 Fall; 6(3): 355–366.
  • Richard E. McCrady, A forward-fading technique for increasing heterosexual responsiveness in male homosexuals, Journal of Behavior Therapy and Experimental Psychiatry, 1973, Volume 4, Issue 3, September 1973, Pages 257–261.
  • P. Scott Richards, The Treatment of Homosexuality: Some Historical, Contemporary, and Personal Perspectives, Issues in Religion and Psychotherapy, 1993, Volume 19, 29-45.

Articoli scientifici Anti-Terapie

Altri articoli

  • J. Drucker, The Penile Strain Gauge and Aversion Therapy: Measuring and Fixing the Sexual Body, in "The Machines of Sex Research. Technology and the Politics of Identity 1945-1985", Springer, 2014, pp. 19-43. (è possibile scaricarlo gratuitamente, se lo si cerca in rete)

Omosessualità depatologizzata dall'OMS (1990)

Il 17 maggio 1990 l'assemblea generale dell'Organizzazione Mondiale della Sanità ha rimossolo l'omosessualità dalla loro lista dei disturbi mentali.

Condanna delle terapie riparative o di conversione

Il 7 giugno 2012 Mirta Roses Periago direttrice del PAHO (Pan American Health Organization) afferma che "poiché l'omosessualità non è un disturbo né una malattia, non richiede una cura. Non esiste nessuna indicazione medica per cambiare l'orientamento sessuale" disse Le pratiche conosciute come "teorie riparative" o "terapie di conversione" rappresentano un "serio rischio per la salute e il benessere e persino le vite delle persone ad esse sottoposte".sottolinea come ci sia un consenso professinoale che l'omosessualità è una naturale variante della sessualità umana e non può essere guardata come una condizione patologica. Tuttavia numerosi organi delle Nazioni Unite hanno confermato l'esistenza di "terapisti" o "clinici" che promuovono un trattamento finalizzato a camabiare la sessualità delle persone non-eterosessuali.

Bibliografia

  • Bayer, R. 1987. Homosexuality and American Psychiatry: The Politics of Diagnosis. Princeton: Princeton University Press.
  • Bieber, I., Dain, H.J., Dince, P.R., Drellich, M.G., Grand, H.G., Gundlach, R.H., Kremer, M.W., Rifkin, A.H., Wilbur, C.B. & Bieber T.B. 1962. Homosexuality: A Psychoanalytic Study. New York: Basic Books.
  • Drescher, J. 1998. Psychoanalytic Therapy and the Gay Man. New York: The Analytic Press.
  • Drescher, J. & Merlino, J.P., eds. 2007. American Psychiatry and Homosexuality: An Oral History. Harrington Park Press.
  • Ford, C.S. & Beach, F.A. 1951. Patterns of Sexual Behavior. New York: Harper & Row.
  • Hire, R.O. 2007. An interview with Frank Rundle, MD. In American Psychiatry and Homosexuality: An Oral History, ed. J. Drescher, J.P. Merlino, 115-130. New York: Harrington Park Press.
  • Evelyn Hooker. 1956. A preliminary analysis of group behavior of homosexuals. J. Psychology 42: 217-25.
  • Evelyn Hooker 1957. The adjustment of the male overt homosexual. J. Projective Techniques 21:18-31.
  • Kinsey, A.C., W.B. Pomeroy, C.E. Martin. 1948. Sexual Behavior in the Human Male. Philadelphia, PA: W.B. Saunders.
  • Kinsey, A.C., W.B. Pomeroy, C.E. Martin, P.H. Gebhard. 1953. Sexual Behavior in the Human Female. Philadelphia, PA: W.B. Saunders.
  • Krajeski, J. 1996. Homosexuality and the mental health professions. In Textbook of Homosexuality and Mental Health, ed. R. Cabaj & T. Stein, 17-31. Washington: American Psychiatric Press.
  • Lewes, K. 1988. The Psychoanalytic Theory of Male Homosexuality. New York: Simon and Schuster.
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Spitzer, R L. 1973. A proposal about homosexuality and the APA nomenclature: Homosexuality as an irregular form of sexual behavior and sexual orientation disturbance as a psychiatric disorder. American J. Psychiatry 130: 1214-1216.

Note

  1. Tradotto in italiano come: Ambroise Tardieu, Delitti di libidine: oltraggi pubblici al pudore, stupri ed attentati al pudore, pederastia e sodomia, F.lli Capaccini, Roma 1898.
  2. Psychopathia Sexualis
  3. [1]
  4. LeVay S (1991). A difference in hypothalamic structure between homosexual and heterosexual men. Science, 253, 1034–1037.
  5. Irving Bieber et. al, "Homosexuality: A Psychoanalytic Study", Basic Books, New York, 1962, pp. 358.
  6. http://www.gaypost.it/evelyn-hooker-la-donna-dimostro-omosessualita-non-malattia

Voci correlate

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