Storia del matrimonio fra persone dello stesso sesso

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Voce scritta da Stefano Bolognini e Giovanni Dall'Orto.

La diversa concezione di matrimonio nell'antichità[1].

Per i molti secoli precedenti l'età (e l'ideologia) Romantica, nella società occidentale il matrimonio è stato fondamentalmente un contratto finalizzato alla produzione di figli (ed eredi), alla gestione di un patri-monio, ed all'alleanza tra le famiglie contraenti.
L'amore fra i coniugi era considerato una conseguenza gradita ed anche auspicata del rapporto iniziato col matrimonio, ma non certo la base da cui partiva e su cui si fondava il vincolo matrimoniale. Al contrario: le famiglie sorvegliavano i giovani per impedire che "colpi di testa", giustificati da un'emozione effimera e superficiale come la passione amorosa, mandassero all'aria le loro strategie matrimoniali. Solo i nullatenenti assoluti potevano aspirare al matrimonio per passione, eppure era proprio fra questi strati che si verificavano situazioni di convivenza in concubinato, alternative al matrimonio vero e proprio.
In questo contesto l'idea moderna secondo cui il matrimonio eterosessuale può legittimarsi ed esistere solo basandosi sul sentimento d'amore fra i contraenti (affectio coniugalis) era impensabile, e di conseguenza l'idea che un sentimento fra due persone dello stesso sesso potesse a sua volta diventare la base d'un legittimo vincolo matrimoniale era doppiamente impensabile.

Oltre a ciò va considerato il fatto che il passato fu molto meno "matrimonialista" di quanto gli storici di parte cattolica amano descrivercelo. Il concubinato fu un'opzione percorribile in molte società (nel Diritto romano era un istituto perfettamente legittimo) e fu diffusissimo in Occidente fino alla Controriforma, che dovette lottare duramente per sradicarlo, specie fra le classi più povere. Altri istituti potevano poi fare le veci del matrimonio: dai riti di comparaggio, alla pura e semplice adozione di un partner da parte dell'altro, fino a istituti a base locale, come il "pacte de tontine" o l'affrèrement francesi.[2]. Oltre a ciò, era altamente improbabile che la gran massa della popolazione potesse permettersi di rinunciare al sostegno economico garantito dalla famiglia, intesa come struttura economica: nelle società agrarie i bambini erano in grado di generare reddito già verso i sei anni, e una vasta rete di parentele costruita attraverso i matrimoni erano la sola garanzia contro il rischio d'essere ridotti alla marginalità e all'impotenza contro la violenza. Porsi fuori dal "clan" famigliare per seguire una propria passione affettiva, per di più punita dalla legge con la pena di morte, poteva insomma rivelarsi un gesto molto stupido. (Qualcosa di molto simile accade ancora oggi in Italia fra i migranti, che anche quando personalmente si considerano gay o lesbiche non possono permettersi, da un punto di vista brutalmente economico, di fare a meno dell'appoggio del clan famigliare rifiutando il matrimonio eterosessuale).

Per queste ragioni è necessario riconoscere che il matrimonio fra persone dello stesso sesso, inteso come fenomeno sociale di massa, in Occidente è un fenomeno storicamente nuovo e recente, ed è stato reso possibile solo dal passaggio della concezione della famiglia intesa come organizzazione che ha per scopo la gestione di un patrimonio e di una prole a quella di un luogo di soddisfazione di affetti personali reciproci, di condivisione e di cura della prole. Questo passaggio s'è avuto solo nel dopoguerra (del resto le religioni questo passaggio non l'hanno mai compiuto, e il Cattolicesimo continua a ribadire che lo scopo del matrimonio è la procreazione, tanto che nel caso di impossibilità di procreazione risulta nullo).
Va quindi guardato con sospetto ogni tentativo di proiettare nel lontano passato i "precedenti" d'una pratica che è invece del tutto contemporanea. Non c'è nulla di male nel fatto che il nostro secolo abbia innovato in questo campo: lo hanno fatto tutti i secoli, tanto che l'invarianza dell'istituto matrimoniale nei secoli è solo una pura finzione ideologica. (Basterà qui ricordare che in latino familia non indica la nostra "famiglia", bensì l'insieme degli schiavi e dei sottoposti posseduti da un paterfamilias).

Non bisogna però arrivare all'estremo opposto di negare che i nostri avi, o società diverse da quella occidentale, possano avere concepito prima di noi l'idea che il rito del matrimonio può essere utilizzato anche fra persone dello stesso sesso. In effetti ciò accadde, anche se mai a livello di fenomeno sociale delle dimensioni di quelle sperimentate oggi in Occidente.

Quattro fome di concezione

L'idea del matrimonio fra persone dello stesso sesso appare nelle culture premoderne in quattro forme diverse:

  1. In Occidente, come caricatura del matrimonio legittimo, simbolo estremo e supremo della corruzione morale, del quale sono di solito accusati nemici ed avversari, allo scopo di mostrare a quali ripugnanti livelli d'immoralità fossero scesi.
  2. Al di fuori dell'Occidente, come riconoscimento sociale dello status di berdache presente in numerose culture non-europee, che permisero il matrimonio fra persone dello stesso sesso unicamente a patto che uno/una dei due contraenti assumesse gli abiti, i comportamenti e lo status del sesso opposto, ricostituendo così la polarità "eterosessuale" della coppia. A rigore, non si tratta d'un vero matrimonio fra persone dello stesso sesso, in quanto lo status d'uno dei due contraenti era assimilato a quello del sesso opposto, il che è quanto accade anche nella nostra società nel caso del matrimonio eterosessuale d'una persona transessuale che abbia fatto ricorso alla riassegnazione di genere. Tuttavia in questo caso entrambi i/le contraenti appartenevano oggettivamente al medesimo sesso biologico, quale che fosse il ruolo di genere a cui si adeguavano nella società.
    A questo gruppo si può assimilare per analogia anche il fenomeno delle passing women in Occidente, che accedevano al matrimonio eterosessuale (con la complicità della coniuge) solo spacciandosi con successo per appartenenti al genere maschile.
  3. Sempre al di fuori dell'Occidente, come una relazione di sostituzione in cui una persona giovane prende il posto di una persona del sesso opposto nel matrimonio con una persona adulta del suo stesso genere, ricostruendo così anche in questo caso la polarità eterosessuale dominatore/dominata. Il fenomeno non riguarda solo gli uomini ma anche le donne[3].
  4. Infine, in Occidente si riscontra anche un'ultima forma, certo la più interessante per noi contemporanei, che è quella che emerge spontaneamente all'interno delle realtà omosessuali ogniqualvolta esse siano riuscite a darsi caratteristiche di sottocultura. Si tratta di celebrazioni spontanee dei riti matrimoniali per iniziativa delle persone direttamente interessate, a volte parodiche a volte invece serie, della cui non validità per la legge tutti i partecipanti sono comunque coscienti. Ciononostante essi si ripresentano con tale regolarità da indicare che l'accesso al matrimonio ha simboleggiato per secoli la forma più istintiva d'aspirazione alla legittimazione dei comportamenti e sentimenti omosessuali.

Antichità preromana

Un unico studioso, il semitista Giovanni Pettinato, ha proposto di leggere nell'epopea di Gilgamesh, probabilmente la più antica opera letteraria giunta a noi, il primo esempio di unione omosessuale attestata.[4] Quest'interpretazione non si è però estesa al di là della proposta di Pettinato.

Molto più studiato è stato invece il rituale simil-matrimoniale dell' arpaghè greca, descritta da Eforo, interpretabile come sorta di "stadio embrionale" di unione gay nel rapporto pederastico, sia pure finalizzato a un ben preciso rituale di passaggio dall'infanzia all'età adulta di supposta origina indoeuropea arcaica[5]. Anche qui, però è dubbio che sia possibile leggere le categorie moderne nei comportamenti antichi, dato che uno degli aspetti più discussi dell' arpaghè consiste nel fatto che essa possa spiegarsi come residuo d'una credenza arcaica (indoeuropea?) sul fatto che la virilità potesse essere letteralmente "iniettata" attraverso lo sperma "fecondante" da un maschio adulto a uno immaturo. Una credenza riscontrata anche presso popolazioni "primitive" non-europee[6].
Insomma, questo rituale era in primis e soprattutto un rituale d'iniziazione, di durata ed esito prefissati, al termine del quale la coabitazione (e l'intimità sessuale) aveva termine e il giovane era ammesso a far parte dei guerrieri attraverso il dono di un'armatura. In nessun modo può essere considerato un rito matrimoniale.

Antichità romana

Molto hanno fatto discutere le poche ma esplicite descrizioni di matrimoni riscontrabili presso autori dell'antichità romana. La discussione ha riguardato la possibilità che si trattasse d'un vero e proprio matrimonio, sia pure celebrato senza il riconoscimento sociale e presentato in modo tendenzioso e ostile dalle fonti.

Purtroppo, tutte le narrazioni di questo tipo provengono o da testi esplicitamente satirici (come la descrizione fatta da Giovenale nella "Seconda Satira", o il matrimonio fra Prisco ed Afro in Marziale XII, 42), o di parte politica ostile, qual è la descrizione del matrimonio fra Nerone e il liberto Sporo fatta da Svetonio, Nerone, 28 e 29 [7].

Nel dibattito s'inserì la proposta di Jean Colin [8], secondo cui le descrizioni di Giovenale sono sì tendenziose e maligne, però non inventano, ma si limitano a deformare un rituale religioso effettivamente esistente, consistente nel matrimonio mistico con la divinità, un matrimonio "per procura" in cui il sacerdote agisce come rappresentante del dio al quale il fedele affida la sua anima. Colin mostra come in effetti altre notorie pratiche religiose (ad esempio la lettura degli specchi per "vedere" il futuro) vengano interpretate malignamente in chiave sessuale e denigratoria dal conservatore Giovenale. Ed anche nella tradizione contemporanea del matrimonio per procura la sposa può essere rappresentata da un uomo.
Si noti comunque che in tutti questi casi (reali o solo simbolici che fossero) la descrizione vede uno dei due partner travestito con gli abiti del sesso opposto, ed è assente l'idea moderna di un matrimonio fra eguali.

Anche il passo di Cicerone nelle Filippiche in cui egli accusa Marco Antonio d'essere stato il "marito" di Curione, non è una testimonianza, ma una palese diffamazione ingiuriosa nel corso d'un esplicito attacco contro un nemico politico [9].

Le Recognitiones di Clemente Romano apocrifo [ca. 360-380 d.C.] [10] nel parlare della varietà dei costumi umani, a IX 23 affermano che mentre in Oriente un ragazzo che "faccia da donna" se scoperto viene ucciso dai parenti, presso i Galli ciò non è turpe, ed anzi esiste un matrimonio con i ragazzi. Tuttavia di tale matrimonio non esistono altre attestazioni al di fuori di questo testo, tardo, d'incerto autore e relativo a costumi di mezzo millennio prima.

Soprattutto ha suscitato dibattiti una interpretazione errata del verbo nubere che appare nella legge Cum vir nubit in foeminam, del 342 d.C., dato che esso in latino ha il significato normale di "maritarsi", riferito a una donna. Dunque, si è ragionato, se questa legge intendeva colpire gli uomini che "si maritavano come donne", ciò implica che tali matrimoni siano stati celebrati, in precedenza. Tuttavia era sfuggito il fatto che il verbo latino nubere è usato anche (per esempio da Giovenale o Marziale) col significato più ristretto di "subire l'atto sessuale come una donna", "essere passivo nel coito anale".
In conclusione, non esistono attestazioni di un matrimonio fra persone dello stesso sesso in età romana, se non da fonti dichiaratamente o satiriche, o diffamatorie che ne parlano come di un'accusa.

Medioevo

I santi Sergio e Bacco, raffigurazione del settimo secolo

L'epoca cristiana promosse il matrimonio a scopo riproduttivo, ma lo storico cattolico americano John Boswell, in Same sex unions in pre-modern Europe[11], un testo apologetico che ha fatto molto discutere, s'è sforzato di trovare rituali cripto-matrimoniali nei riti di benedizione tipici del cristianesimo, soffermandosi particolarmente sull'adelphopoiesis, un rituale che creava lo stesso tipo di parentela che esiste fra due fratelli, tra due persone non legate in precedenza da parentela.
Questo rito non ha nulla di diverso da altri simili riti (di fratellanza di sangue, comparaggio, commaraggio, adozione, padrinato...), che alla pari del matrimonio avevano lo scopo di creare una parentela fra persone e famiglie che intendevano allearsi; come dice il nome greco, l'adelphopoiesis "fabbrica una fratellanza". Boswell ha però sostenuto che esso facesse qualcosa di più di questo, anche se per mantenersi sul lato dell'ortodossia cattolica non ha mai usato la parola "matrimonio", ed anzi ha attaccato con veemenza coloro che lo avevano fatto nel discutere le tesi del suo libro. Da parte sua Boswell ha infatti parlato sempre di "unione omosessuale".
Basandosi su un dipinto bizantino del settimo secolo qui sopra riprodotto, Boswell ha inoltre suggerito che i santi guerrieri Sergio e Bacco fossero l'esempio di un'unione affettiva omosessuale riconosciuta dal primo Cristianesimo, e dimostrerebbe un'iniziale tolleranza della religione cristiana verso l'omosessualità.
Dopo la precoce morte di Boswell per Aids, la sua appassionata apologia d'un cristianesimo antico e medievale tollerante dell'amore omosessuale, già presentata in altri suoi libri, non ha trovato più sostenitori fra i ricercatori, e le idee sopra riportate restano una sorta di "marchio di fabbrica" personale del solo Boswell[12].

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Adelphopoiesis.

Ha parimenti richiamato l'attenzione degli studiosi il passo della celebre Huon de Bordeaux, una chanson de geste del XIV secolo, che racconta il matrimonio tra due donne:

« A causa delle sue gesta militari, la principessa Ide, che ha combattuto travestita da uomo, riceve l'ordine dall'Imperatore di sposare sua figlia. Sebbene le donne, secondo la traduzione inglese fatta da Lord Berners nel XVI secolo[13], passassero il tempo a "becchettarsi e baciarsi", e nulla più, quando l'Imperatore scoprì il vero sesso di Ide "non permise tal fatta di sodomia" e comando che "così tu come mia figlia siate bruciate". Ide e la sua amante si salvano dalle fiamme solo per un miracolo della Vergine che esaudisce le preghiere di Ide e la trasforma in uomo[14]”. »

La vicenda mostra che già all'epoca erano conosciuti sia il fenomeno delle passing women sia l'intimità fra donne, ma ci dice ancora poco sul matrimonio gay, anche perché si tratta d'un clamoroso calco della vicenda di Ifi e Iante tratta dalle Metamorfosi di Ovidio, IX 666-797, con la Vergine Maria al posto della dea Iside.
L'esistenza di una aspirazione a un rito matrimoniale è testimoniata da Michele Carcano (1427-1484) in una predica edita nel 1476, nella quale a titolo di raccontino edificante, si specifica:

« "quanto accadde a fra' Giacomo della Marca nella città di Ascoli e che lui mi riferì personalmente, cioè che un certo sodomita aveva sposato un certo ragazzetto e gli aveva dato un anello che col crescere della carne del dito non era più possibile tirare via. Che altro? L'adolescente fu portato da fra' Giacomo e piangendo gli raccontò la cosa, e costui per grazia di Dio senza nessun dolore estrasse l'anello dalla mano e dopo di ciò lo mostrava in pubblico nella predicazione"[15]»

Era moderna

Il conquistador Vasco Núñez de Balboa fa sbranare dai suoi cani gli indios che avevano sposato altri uomini.

Fu l'inizio dell'avventura coloniale europea a dare inizio al flusso d'informazioni su popolazioni non europee nelle quali il matrimonio dei berdaches era permesso.
Così il diario di viaggio [16]del 1540 di Castañeda de Nagera, membro e cronista di una spedizione nel Messico, accenna agli usi e costumi di Culican:

« v'erano tra loro uomini che indossavano abiti da donna, si sposavano con altri uomini, e servivano loro da spose. »

I missionari cattolici e le autorità spagnole incominciarono così una lotta sanguinosa per l'estirpazione di tali pratiche, bruciando o uccidendo in altro modo tutti i "sodomiti" di tal tipo su cui riuscivano a mettere le mani.

Con la prima formazione d'una sottocultura omosessuale nell'Europa del XVI secolo iniziano anche ad aversi le prime attestazioni documentali del desiderio di matrimonio fra "sodomiti".
Così nel 1574, durante un processo per sodomia a Valencia[17], viene espresso in maniera netta da un uomo il desiderio di sposare un altro uomo: Joan, il servo di un curato, "desiderava più che cento ducati" che Bartolomé Juárez, schiavo di un torcitore di seta, "gli fosse moglie".

Montaigne, poi, in un diario di viaggio, il Journal de voyage en Italie par la Suisse et l'Allemagne[18], registra, nello stesso periodo, ben due episodi correlati con il matrimonio gay.

Il primo a Vitry (in Francia) narra di una donna travestita da uomo e impiccata perché aveva sposato un'altra donna.

Il secondo episodio è più articolato.
A Roma, il 18 marzo 1581 Montaigne registra che:

« In quello stesso giorno la stazione [del giro quaresimale delle Sette Chiese, NdR] sarebbe stata a S. Giovanni a porta Latina, chiesa nella quale certi portoghesi, qualche anno fa, si erano organizzati in una strana confraternita. Si sposavano tra maschi alla messa, con le stesse cerimonie che noi usiamo per il nostro matrimonio, facevano la comunione insieme, leggevano lo stesso nostro vangelo nuziale e poi dormivano e abitavano insieme.

Gli esperti romani dicevano che, poiché il matrimonio è sufficiente a rendere legittimo l'altro tipo di unione, quella tra maschi e femmine, era parso a quegli astuti personaggi che anche la loro unione sarebbe divenuta legittima se consacrata dalle cerimonie e dai riti della Chiesa. Otto o nove Portoghesi di questa bella setta furono mandati al rogo.[19] »

Questo episodio è confermato da una relazione dell'ambasciatore veneziano a Roma, Antonio Tiepolo, che ne fornisce anche l'anno esatto, avendo scritto il 2 agosto 1578:

« Sono stati presi undeci fra Portughesi e Spagnuoli, i quali adunatisi in una chiesa, ch'è vicina San Giovanni Laterano, facevano alcune lor cerimonie, e con orrenda sceleraggine, bruttando il sacrosanto nome di matrimonio, se maritavano l'un con l'altro, congiongendosi insieme, come marito con moglie. Vintisette si trovavano, e più, insieme il più delle volte, ma questa volta non ne hanno potuto coglier più che undeci, i quali anderanno al fuoco, e come meritano. [20] »

Si è a lungo sospettato che quanto raccontato da questi due scrittori fosse una sorta di "leggenda urbana" che nascondeva il fato d'un gruppo di marranos (ebrei convertiti a forza) che si riunivano per celebrare riti ebraici in segreto. Ma nel 2010 Giuseppe Marcocci ha scoperto quanto resta degli atti del processo, che confermano che quanto raccontato da Montaigne e Tiepolo riferisce fedelmente il capo d'imputazione.[21] Sono proprio loro le otto persone impiccate tutte insieme, il 13 agosto 1578, sul ponte di Castel Sant'Angelo, e i cui corpi erano poi stati bruciati a San Giovanni a Porta Latina. La loro sorte (con i loro nomi) era già nota dai registri della confraternita incaricata di assistere i condannati a morte. Dove però, "stranamente", non era stato indicato il motivo della condanna.

Non stupisce pertanto il fatto che pochi anni dopo, nel 1591, viene scoperto un simile doppio rito matrimoniale anche a Napoli, dove i "colpevoli" furono processati dall'Inquisizione:

« Ne parla lo storico Giovanni Romeo nel suo libro (...) Amori proibiti. I concubini tra Chiesa e Inquisizione. Napoli 1563-1656.

Le nozze furono celebrate nel 1591 tra due eremitani di Sant'Agostino (fra' Taddeo Imparato e fra' Giovan Battista Grasso) e due diciassettenni napoletani (Alessandrello de Ayllar, detto Cippe Ciappe, e il diciassettenne Muzio Imparato). I due ragazzini facevano parte di una Accademia nella quale questo tipo di amore, considerato "proibito" era di fatto vissuto liberamente.
A celebrare le nozze fu l'eretico Giuseppe Buono. Ed a regolare l'unione, una finta Prammatica vicereale intestata a don Priapo de Rumpiendis, Marchese delle Piaghe, Conte dei sodomiti e dei gomorrei. Scoperto l'inganno, i quattro furono presi dall'Inquisizione e portati a Roma, dove divisero il carcere con Giordano Bruno[22]»

Nel 1652 un matrimonio con un ragazzo è ancora una volta fra le imputazioni per cui viene incriminato un sodomita di riguardo, il portoghese conte di Villafranca, che "avea fatto vestire da fanciulla un ragazzo e sposatolo per mano d'un parrocchiano".[23]

Settecento

Copertina della monografia di Rictor Norton dedicato alle Molly houses.

Il Settecento vide emergere progressivamente (almeno nelle grandi metropoli europee) una sottocultura omosessuale, sempre più organizzata e con propri luoghi d'incontro. E stando ad alcuni rapporti di polizia del Settecento, a Parigi, in alcuni di questi luoghi d'incontro per sodomiti si celebravano riti matrimoniali simbolici[24]. Così per esempio dalla confessione di Nicolas Harault del 10 maggio 1748 apprendiamo che costui

« si è trovato sette od otto volte nelle assemblee che si sono tenute in diverse osterie (...) nelle quali c'erano alcuni che imitavano il modo di fare delle donne, che ciononostante lui imputato non vi ha mai commesso infamie, e che ad una delle dette assemblee portarono un ragazzo garzone d'un fabbricante di serrature, e quest'assemblea è stata chiamata "Il matrimonio del serraturaio", (...) e questo il 5 novembre scorso [1747]. [25] »

Lo stesso fenomeno è stato documentato nelle Molly houses, le taverne su cui si imperniava la sottocultura sodomitica londinese nel XVIII secolo [26]:

« C'erano stanze dette "da matrimonio" o "cappelle", dove due uomini potevano convolare a nozze; spesso ciò consisteva semplicemente nel fare sesso insieme, a volte alla presenza degli altri avventori in una sala grande della casa. Ad officiare i matrimoni al "Cigno Bianco" nella "Cappella" che, se si eccettua la presenza di numerosi letti, era del tutto simile ad una chiesa cristiana, c'era un vero e proprio reverendo gay, John Church. [27] »

Nel corso del Processo olandese dei sodomiti (1730) emerse il caso di Laurens Hosponjon e Hermanus Moljon (che furono entrambi giustiziati) che

« si diceva avessero stretto un accordo (che loro definivano un contratto di matrimonio) in cui avevano promesso di non avere rapporti sessuali con terzi senza la conoscenza e il consenso dell'altro. [28] »

Nello stesso periodo i primi esploratori europei riportarono dall’Africa interessanti osservazioni sull’usanza piuttosto diffusa del matrimonio tra donne. Non si trattava di vero e proprio matrimonio lesbico ma la loro ragione sembra essere più "la trasmissione dei beni di una donna che non può avere figli".[29]

Intanto proseguiva la guerra dei missionari spagnoli per estirpare il vizio tra gli indiani che non erano stati ancora sottomessi, come attesta una relazione del 1787, di Francisco Palou, che descrive la scoperta d'un matrimonio gay fra i nativi della costa della California.
Due uomini, uno dei quali travestito, convivevano:

« I padri furono avvertiti che in una delle case dei neofiti si erano messi due pagani, uno con il loro abito naturale e l'altro in abito da donna, chiamandolo con il nome di joya (che dicono sia chiamato così nella loro lingua natale), il padre missionario si recò alla casa con il capo scorta e un soldato per vedere quel che cercavano, e li scoprirono nell'atto del peccato nefando. Li punirono, sebbene non con la pena che meritavano, e vituperarono il fatto tanto enorme, e il pagano rispose che quella joya era sua moglie e, essendo stati ripresi, non sono tornati a vedersi nella missione né nella vicinanze, né nelle altre missioni si è vista gente tanto esecrabile. [30] »
Mary Hamilton punita nel 1746 per essersi sposata per tre volte, fingendosi un uomo.

L'Ottocento

Matrimoni informali nella sottocultura

Marcela Gracia Ibeas ed Elisa Sánchez Loriga, sposatesi nel 1901 in Spagna ingannando sul sesso di una di loro due.

Nel XIX secolo la sottocultura omosessuale inscenò più volte riti matrimoniali (ovviamente senza valore legale) come

« espressione comune di amore e socialità. Sorprendentemente, molti preti e vicari erano disposti a celebrare matrimoni tra omosessuali uomini o tra lesbiche, e c'erano anche numerosi accordi privati. Anne Lister e la sua compagna Marianne decisero di "solennizzare" i loro voti reciproci "partecipando insieme al sacramento". Usavano di routine i termini matrimonio, amante, moglie e divorzio, senza virgolette.
Non sempre questi matrimoni erano faccende clandestine. Vi sono attestazioni della fine del XIX secolo, in America, Gran Bretagna, Francia e Germania, di alberghi affittati per matrimoni,di uomini vestiti da sposa, con abiti sfarzosi, di lune di miele in posti esotici (a volte rovinate dai ricattatori) e di bouquet nuziali conservati sotto vetro in salotto
".[31] »

Ne è stato documentato nel 1897 un esempio in Italia : il rito (puramente simbolico) coinvolgeva due persone di sesso maschile. Quell'anno il criminologo Abele De Blasio, tra i discepoli di Cesare Lombroso, dava alle stampe il suo Usi e costumi dei camorristi con un capitolo interamente dedicato a O spusarizio masculino (il matrimonio fra due uomini, ndr.):

« Il luogo del sacrifizio è quasi sempre qualche lurida locanda, dove in giorno ed in ora stabilita si fa trovare l’amante, qualche sonatore di organetto e chitarra ed una schiera di ricchioni, che fan corona alla timida... fanciulla [De Blasio usa il femminile con intento denigratorio ma sta parlando di un femminello, ndr.]. Dopo un balletto erotico, il più provetto della... materia augura alla felice coppia la buona notte; ma la sposina [si legga "lo sposo", ndr.], prima di lasciar partire gl'invitati, distribuisce loro i tradizionali tarallucci e vino. Il giorno dopo, 'o ricchione anziano, accompagnato da un caffettiere ambulante, porta agli sposi due piccole di latte e caffè e poi fa nel talamo un'accurata rivista per accertarsi se il sacrifizio fu compiuto in tutta regola[32]»

Né è dato sapere in quale misura il fenomeno dei cosiddetti Boston marriages ("Matrimoni bostoniani") del tardo XIX secolo, nel cui due donne nubili convivevano condividendo casa e reddito, possa davvero essere liquidato come una forma di "amicizia Romantica" e asessuata, com'è invece stato fatto fino ad oggi[33].

Matrimoni formali in culture "altre"

Anche se come già detto non era in senso stretto un "matrimonio gay" quello che talvolta riuscivano a celebrare le cosiddette passing women[34], era comunque matrimonio. Questo fenomeno è però noto con il nome inglese non solo perché gli studi maggiori in proposito sono stati compiuti negli Usa, ma anche perché nei Paesi cattolici la Controriforma aveva imposto un capillare sistema di registri (di nascita, di matrimonio, di morte) proprio per impedire la bigamia e lo scambio d'identità nel matrimonio; inoltre, l'introduzione della Carta d'Identità in Europa, ma non nei Paesi anglosassoni, rendeva molto più difficile in Europa l'assunzione di un'identità fasulla.

Anche nell'unico caso fin qui noto di donna italiana sposata ad una "passing woman", Giuseppina Boriani, scoperto nel 1901, il "marito" era di nazionalità statunitense. (Sembrerebbe far eccezione a questa regola il caso documentato nel 1947/49 che però può essere stato reso possibile dai disastri subiti dagli uffici di Stato civile durante la guerra).

Nel XIX secolo gli antropologi si accorgono infine dell'esistenza, nella cultura contadina mediterranea, del ruolo sociale della "sbraia", una donna che in assenza d'un capofamiglia di sesso maschile assume gli abiti e il ruolo maschile, e a volte arriva a convivere (ovviamente more uxorio) con un'altra donna. Questo ruolo ha avuto esponenti in Albania fino a pochi decenni fa[35].

Si accorsero inoltre anche del vero e proprio "matrimonio informale" tra uomini esistente all'epoca nell'Oasi di Siwa (in Egitto, al confine con la Libia) nella casta dei nullatenenti (zaggala), impiegati come braccianti nei lavori dei campi, ai quali il matrimonio eterosessuale era proibito fino ad una certa età. Di conseguenza i giovani uomini celibi erano costretti a vivere segregati all'esterno dell'abitato, dove in attesa di poter avere accesso al matrimonio eterosessuale creavano unioni palesi fra maschi di età diversa, monogamiche, caratterizzate dalla coabitazione e dall'obbligo alla fedeltà. La pratica fu comunque perseguita dalle autorità a partire dal 1928 e si estinse entro la seconda guerra mondiale[36].

Tali pratiche fra le popolazioni non europee possono comunque essere state assai più comuni di quanto ci è attualmente dato sapere. Ad esempio, fu solo nel 1971 che uno studio di sociologia rese nota l'esistenza di un "matrimonio fra persone dello stesso sesso" (transitorio) fra gli Nzema del Ghana, ma la pratica potrebbe essere esistita da secoli senza che nessuno, semplicemente, ne prendesse nota[37].

Le prime richieste del matrimonio

Ciò premesso, è sorprendente notare quanto presto sia emersa la richiesta del matrimonio, sia pure a titolo individuale e da parte di individui isolati.
L'esclusione dal matrimonio fu già motivo di riflessione per Karl Heinrich Ulrichs, il pioniere del movimento di liberazione omosessuale, che nel 1862 scrisse:

« L'istituzione legale del matrimonio non è un'istituzione per noi. Non c'è prete o giudice di pace che legherebbe in matrimonio uno di noi e la persona amata. Pertanto, per noi esiste solo lo stato naturale della specie, come per gli uccelli nel cielo e gli animali nel campo, vale a dire che il matrimonio non può essere il prerequisito di una licenza morale per la gratificazione in qualsivoglia relazione, per lo meno fintantoché non avremo preti e giudici di pace <per noi>[38]»

Nel 1876 del paziente di un certo dottor Servaes, che pubblicò il suo caso, viene detto:

« Prova un'invincibile avversione per le donne, e non è mai riuscito ad avere rapporti con loro. Propugna il matrimonio tra uomini, e afferma che potrebbe facilmente dimostrarne la legittimità e il valore[39]»

Nel 1888

« Il filosofo svedese Carl Pontus Wikner (1837-1888) lasciò i suoi diari alla facoltà di medicina di Uppsala, insieme alle sue Confessioni psicologiche, dove difende il diritto degli omosessuali a sposarsi[40]»

E nel 1906 il sessuologo ed entomologo svizzero Auguste-Henri Forel (1848-1931) sosteneva che:

« l'ideale degli invertiti sarà di ottenere la licenza legale di matrimonio fra uomini.[41] »

Il primo Novecento

"Coppia lesbica" secondo Cesare Lombroso, La donna delinquente, 1915.

Nel 1902 un fatto di cronaca nera, con la scoperta del cadavere “orrendamente mutilato” a Pianezze di Marostica nel vicentino, porta alla luce un “auto-matrimonio[42]” tra due donne. Il cadavere apparteneva al marito di Angeli Celli, la donna, che si era sposata simbolicamente in chiesa con l'amante Libera Battaglin aveva narcotizzarono e ucciso l’uomo. Ecco un resoconto della stampa dell'epoca:

« In questi giorni ci siamo ripetutamente occupati degli intimissimi rapporti che correvano fra la Angela Celli e la Libera Battaglin, la notissima Marinella, amica e confidente di lei. Ieri abbiamo data notizia della nefanda passione che teneva avvinte queste due donne. Siamo oggi in grado di poter aggiungere su questo argomento particolari interessantissimi e affatto nuovi.

Da esattissime informazioni assunte ci risulta che queste due donne - le quali nell'assenza durata sei mesi del marito della Celli si erano date alle più raffinatamente perverse azioni sessuali - si amavano d’un amore così tenace e terribile da oscurare per esse qualunque altro affetto, tanto che la Marinella era giunta a dire questo: Io voglio così bene ad Angela, che per essa rinnegherei tutti, padre, madre, sorelle… la religione stessa!.

A proposito di questo inaudito caso di pervertimento sessuale, abbiamo precisato un particolare di un'anormalità così assoluta da far pensare che si possa trattare di un romanzo intessuto dalla più sbrigliata fantasia di uno scrittore di avventure inverosimili. E invece quello che narriamo non è altro che la pura e scrupolosa verità. Poco tempo addietro le due donne, pazzamente innamorate l'una dell'altra, celebrarono tra esse in chiesa il loro matrimonio giurandosi dinnanzi ad un altare fede eterna ed eterno reciproco amore! La incredibile, ma vera cerimonia ebbe il suo corollario in una specie di verbale che le due stesero tra di esse apponendovi la propria firma e nel quale si vincolarono d'essere sempre l'una per l'altra. Ed a questa dichiarazione appose la propria firma, come testimonio, il nipote diciassettenne della Celli, Bortolo Parise che oggi è in carcere accusato di complicità nell'assassinio[43] »

Il 12 aprile 1904 la polizia suonò alla porta d'un bordello clandestino nel rione Vasto a Napoli, gestito da un individuo soprannominato "la Signora", che aveva al proprio servizio "una schiera di ruffiani deputati a girare per i caffè e per le vicinanze degli alberghi ed accaparrare l'elemento attivo". All'interno del bordello furono trovati:

« alcuni giovanotti vestiti da donna, che si scambiavano carezze coi loro amanti ed avventori. (...) Busti di sera e scarpini ricamati in oro stavano accantonati sopra una sedia a sdraio. Ciascun piano di toletta era ricco di ninnoli contenenti profumi, polvere di cipria, rossetto e lapis pel trucco degli occhi.

In un armadio stavano attaccati abiti maschili di gran lusso, destinati alle feste per simulare la celebrazione del matrimonio. Questo avveniva nella prima congiunzione carnale cui si assoggettava qualche ragazzo, ed in quest'occasione la... pudibonda fanciulla non mancava di coprirsi con un lungo velo e di adornarsi di gioie e di fiori d'arancio. Fra la profusione di dolci e liquori non veniva dimenticato il sacchetto coi rituali confetti di nozze." [44] »

Il dopoguerra

La richiesta di una qualche forma di riconoscimento delle unioni fra persone omosessuali entrò a far parte fin dagli anni Cinquanta delle richieste di gruppi nordeuropei come il Forbundet af 1948. Ma lo stesso fondatore dell'associazione Eigil Axgil, una delle due prime persone a sposarsi quando la Danimarca divenne il primo Paese al mondo a riconoscere le unioni civili fra persone dello stesso sesso, dichiarò prima della cerimonia: "Non avremmo mai sognato che un giorno saremmo davvero arrivati a questo".
In effetti, per molti anni notizie (false) del tipo "in Olanda gli omosessuali possono sposarsi" circolarono a lungo a livello di mera "leggenda urbana".

Quanto al movimento gay italiano, fin dalla sua nascita non aveva dubbi: il matrimonio era un'istituzione borghese e soffocante, da abbattere per tutti e non certo da allargare. Un "matrimonio gay" sarebbe stato semplicemente uno "scimmiottamento" d'uno stile di vita che ormai stava stretto agli stessi eterosessuali, come dimostravano le battaglie per l'introduzione del divorzio anche in Italia. Le notizie di richieste di accesso al matrimonio venivano perciò considerate, con divertimento, come manifestazioni folcloristiche di frange marginali ed ultraconservatrici, attardate in un passato ormai superato (cosa che in parte effettivamente erano). Il film Il vizietto sembrò a lungo il "manifesto programmatico" di questo tipo di coppie.
Effettivamente, prima della riforma del Diritto di Famiglia nel 1975 e della laicizzazione del matrimonio, in Italia il matrimonio fu davvero questo, sancendo l'ineguaglianza dei coniugi e la preminenza del marito sulla moglie. Ci sarebbero quindi voluti due decenni di cambiamenti prima che il matrimonio, ormai trasformato, diventasse "interessante" anche per le coppie dello stesso sesso.

Ma già a partire dagli anni Settanta la pratica del matrimonio simbolico tra omosessuali sarebbe diventata più comune, dapprima in limitate frange conservatrici e fortemente marcate dalla visione religiosa della vita, che soffrivano di fronte all'esclusione dall'unione religiosa, ma col tempo e sempre di più anche al di fuori di questo àmbito, fino a diventare un fenomeno di costume.

Tra i primi atti pubblici di questo tipo è annoverato quello del 2 settembre 1976 a Roma, nella sede d'un piccolo gruppo di militanti, l'Mpo (Movimento politico degli omosessuali, poi Ompo's) con Massimo Consoli che celebrò una sorta di "matrimonio laico" per alcune coppie di persone dello stesso sesso.

Ma già nel 1975 due cronisti del settimanale "Il Borghese" avevano chiesto un rito cattolico di benedizione matrimoniale[45] a don Marco Bisceglia, prete del dissenso (che di lì a pochi anni avrebbe fondato Arcigay). Il loro scopo era comprometterlo, e infatti dopo la pubblicazione del loro articolo venne sospeso a divinis. Ma quante altre coppie all’epoca avranno contratto un matrimonio grazie al sacerdote consenziente?

Il caso Doriano Galli

A queste cerimonie puramente simboliche si contrappose nei primi anni Ottanta l'azione di Doriano Galli, che sia pure in un contesto ancora immaturo tentò una prima, rudimentale "via giudiziaria".
Nella sua battaglia per registrare l'unione con il suo compagno, Galli tentò la strada di sostenere che nessuna legge stabiliva per iscritto che per il matrimonio fosse necessaria la differenza di sesso tra i coniugi. Il dato risultò vero, ma il tribunale gli diede torto egualmente facendo riferimento alle "intenzioni del legislatore", rese esplicite dal fatto che nelle leggi si parla di "prole".

Ad ogni modo, Galli riuscì ad ottenere il 30 dicembre 1981 il primo stato di famiglia tra due uomini conviventi more uxorio, in base alla legge 182, art. 8, del 23 marzo 1956, con i conseguenti diritti legali. Venne aiutato in ciò dall'avvocatessa Simonetta Massaroni, dall'On. Adele Faccio (Radicale) e dall'allora sindaco di Roma, Ugo Vetere.

Secondo Galli questa registrazione ebbe un'utilità pratica, e non solo simbolica, dato che, per quanto riguarda il suo partner di allora

« è servita per andare ogni settimana a trovarlo in carcere, per nominare gli avvocati, per averlo agli arresti domiciliari e per non incorrere nel reato di favoreggiamento quando, terribilmente stressato per la persecuzione, evase[46]»

Doriano Galli avrebbe proceduta a una seconda registrazione con un nuovo partner il 21 gennaio 1988, ma a un terzo tentativo, compiuto il 30 giugno 2005, la cancelliera del tribunale rifiutò di registrare l'atto notorio, forse perché preavvisata il giorno prima da un articolo di quotidiano che annunciava il gesto[47]. Galli ha poi sporto denuncia per omissione d'atto d'ufficio e abuso d'autorità [48].

Interessante rilevare come Galli, il giorno prima che gli venisse rifiutata la registrazione, avesse criticato il movimento gay italiano e soprattutto Arcigay per la sua insistenza sull'ottenimento dei Pacs, quando in Italia la legge esisteva già, bastava solo richiederne l'applicazione[49]. Evidentemente, le cose non erano tanto semplici quanto da lui prospettato.

Altri tentativi simbolici

Nel 1980 Pina Bonanno, nel corso della battaglia per diritto a cambiare sesso anagrafico condotta dal Mit, chiese le pubblicazioni per il matrimonio con un'altra donna, sostenendo a ragione che per l'anagrafe risultava Giuseppe Bonanno, di sesso maschile. Si trattava però di un'azione tesa a dimostrare le assurdità create dall'assenza di una legge per la riattribuzione anagrafica, e non di una vera richiesta di matrimonio: in effetti la Bonanno una volta ottenuto quanto richiesto si sarebbe sposata sì, ma con un uomo, e in chiesa[50].

Nel 1983 attirò la curiosità dei cronisti un finto matrimonio, che aveva intenti dissacratori, tra femminelle napoletane[51].

Nel 1986 una lettrice del mensile gay "Babilonia" andò con la compagna a Parigi, dove il pastore protestante Pierre Doucé celebrava "benedizioni dell'amicizia" (prive di valore legale) e scrisse al giornale: "

« Nell'ottobre 1985 vi scrissi e venni anche in sede per delle informazioni sul "matrimonio tra gay". Voi mi deste l'indirizzo di Doucé a Parigi, mi misi subito in contatto. Il 30 agosto alle ore 16.30 mi sono sposata con la mia compagna secondo il rito evangelico. È stata una cerimonia molto carina, molto simile a quella etero in Italia poi, Parigi, come cornice perfetta[52]»

Ancora nell'estate del 1988, a Riccione, fu celebrato un matrimonio gay con tanto di pranzo di nozze; la manifestazione aveva lo scopo di stimolare l'approvazione di una proposta di legge riguardante i diritti delle coppie di fatto, che veniva discussa proprio in quel periodo in Parlamento.

Di più forte impatto politico fu l'iniziativa del Centro d'Iniziativa Gay e di Paolo Hutter, consigliere comunale gay a Milano, per l'allora PDS, che unì il 27 giugno 1992 dieci coppie gay e lesbiche in piazza della Scala:

« Issati su un palco di Piazza della scala con un migliaio di testimoni, i festeggiati si dicono sì davanti al consigliere comunale pidiessino Paolo Hutter. Il cuore della cerimonia consiste nel pronunciare una formuletta che dichiara possibile ciò che per la legge Italiana non lo è: l'unione civile tra due persone dello stesso sesso che si amano. Sarebbe tutto qui, con la sola aggiunta di riso confetti e palloncini, se non si indignassero a nome delle rispettive istituzioni offese il prefetto, il sindaco e qualche vescovo[53]»

Si noti però che all'epoca l'obiettivo non era ancora la richiesta di vero e proprio matrimonio, ma "solo" di una qualche forma di riconoscimento delle "unioni civili" in Italia (inutile aggiungere che da allora non è stato concesso né l'uno né le altre).

Negli ultimi tempi, ai tentativi simbolici di unire coppie gay, si aggiunge la richiesta di celebrazione di rito matrimoniale religioso celebrato da sacerdoti consenzienti. Don Franco Barbero, ad esempio, celebra riti di questo tipo per coppie di gay e lesbiche. Questo rito ha ovviamente un valore esclusivamente morale e simbolico per le persone che lo celebrano, non essendo riconosciuto né dalla Chiesa cattolica né dallo Stato italiano.

Inizia anche in Italia la battaglia per una legge sul matrimonio

Torta simbolica, preparata a un convegno organizzato da Rete Lenford, 2008.

Con il XXI secolo inizia in Italia la battaglia per il riconoscimento delle unioni celebrate all'estero, tra le quali figurano anche unioni matrimoniali, dato che numerosi Paesi stranieri si sono dotati di questo istituto mentre l'Italia no.

Il 28 giugno del 1993 in piazza Pretoria a Palermo Massimo Milani e Gino Campanella si uniscono simbolicamente in matrimonio.

« Cronisti e inviati da tutta Italia aspettano gli sposi sotto casa in vicolo Bellini. Sono davvero in tanti. La foto di Gino in completo rosso fuoco, papillon e camicia nera con Massimo in frac bianco con code a strascico, appare anche in un trafiletto del “New York Times”. Il sì viene pronunciato sulle scale della chiesa di Santa Caterina, davanti al consigliere comunale del Pds Ernesta Morabito con la fascia tricolore e a oltre duecento omosessuali. La formula di rito e poi lo scambio degli anelli, il bacio, il lancio del bouquet e il ricevimento con amici e parenti. Tutto vero, tranne la sostanza. Quello di Massimo e Gino, infatti, è un matrimonio simbolico, il primo in Italia dopo quelli di una decina di coppie gay celebrati in piazza Duomo a Milano l’anno prima[54] »
.

Il 21 marzo 1994 Ettore Brondolo e Filippo Meda Bernareggi si presentano con parenti e amici all'Ufficio dello stato civile di Nepi (Viterbo) chiedendo di potersi sposare. Secondo la cronaca,

« All'imbarazzato ufficiale di stato civile del piccolo comune, Mauro Guarnieri, è toccato il compito di spiegare che la legge italiana non consente l'unione di una coppia gay e che al massimo i due potevano redigere un atto notorio per certificare la loro posizione di conviventi. "Ho parlato con loro - spiega Guarnieri - e alla fine hanno lasciato al protocollo una richiesta per regolarizzare l'unione. Ma, almeno per ora, non ci può essere alcun seguito. Anche il sindaco capisce il loro desiderio ma la legge vieta di poter unire due persone dello stesso sesso. È certamente un gesto simbolico per chiedere l'approvazione di una legge, quello di Ettore e Filippo"[55]»

Già nel 1998 si sposarono Tommaso Giartosio e Gianfranco Goretti, rendendo pubblica la loro unione.[56]

Nell'aprile 2002 in Olanda Mario Ottocento e Antonio Garullo[57] di Latina si sono uniti in matrimonio nella stessa sala in cui nel 1937 si erano sposati la Regina Giuliana d'Olanda e il suo attuale consorte, iniziando la battaglia per la trascrizione in Italia del loro vincolo. Furono solo la prima di numerose coppie che da quel momento iniziarono a sfidare lo Stato italiano sul tema del riconoscimento di vincoli contratti all'estero.
Un impatto esclusivamente mediatico ebbe invece nello stesso anno il Pacs, il 21 ottobre 2002, tra Alessio De Giorgi e Christian Pierre Panicucci (che è anche cittadino francese, paese che si è dotato di Pacs nell'ottobre 1999), (animatori della comunità virtuale Gay.it e impegnati da anni nel movimento omosessuale italiano) presso il Consolato francese a Roma.
Intanto, nel 2005, il cantante Dario Gay incise la prima canzone in lingua italiana dedicata al matrimonio omosessuale, intitolata "Ti sposerò".[58]

Il ritardo del movimento lgbt italiano

Fino alla presentazione nel 2002 della proposta di legge 2982 di Franco Grillini ed altri[59], che è volta a regolare le "unione affettive" ma avanza anche la richiesta d'estensione del matrimonio civile alle coppie gay, il matrimonio fra persone dello stesso non entra nell'agenda del movimento lgbt italiano. Il quale anzi si sbraccia a specificare in ripetute dichiarazioni che la richiesta rivolta al Parlamento riguarda una legge che regolamenti le Unioni civili, e non il matrimonio.
Non si trattava affatto di pura strategia. La maggior parte (o comunque una parte molto consistente) dei gruppi lgbt italiani era ancora effettivamente incerta se non francamente contraria ad accedere a un'istituzione "a pezzi" come il matrimonio, inequivocabilmente in crisi nel mondo eterosessuale. Questo dubbio era rafforzato dalla credenza diffusa secondo cui mai in un Paese cattolico sarebbe stato possibile l'approvazione di una legge che parlasse di vero e proprio matrimonio.
Le cose cambiarono radicalmente con l'approvazione del matrimonio gay in Spagna, il 30 giugno 2005, che dimostrò che è perfettamente possibile che un Paese cattolico approvi leggi di questo tipo (anche il Portogallo avrebbe poi seguito la Spagna su questa strada) e il retropensiero per cui "è inutile chiedere ciò che tanto è impossibile che venga dato in un Paese cattolico" perse gradualmente ma velocemente terreno.
Però, siccome le vecchie abitudini sono dure a morire, la battaglia sulla richiesta d'introduzione in Italia d'una legge per il riconoscimento del matrimonio fra persone dello stesso sesso non partì dalle associazioni lgbt già esistenti, bensì da nuove realtà: dapprima Rete Lenford, poi, sulle sue tracce, dall'associazione radicale Certi diritti. Queste due associazioni, preso atto con molti anni d'anticipo dell'impossibilità d'ottenere dall'attuale classe politica italiana una legge di qualsiasi tipo, hanno portato la questione nei tribunali, percorrendo cioè la "via giudiziaria" al posto della "via politica", rivelatasi impraticabile. Le due associazioni hanno anche dato vita ad azioni comuni, che hanno portato a clamorose sentenze in Corte Costituzionale e presso la Cassazione, con un'iniziativa che è tuttora un corso.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Costituzione italiana e matrimonio fra persone dello stesso sesso.

Al contrario il movimento lgbt italiano s'è mosso male e molto in ritardo sulla questione, per due motivi.
Il primo è stato il persistere a lungo, come si è detto, in parti importanti e influenti dello stesso, di resistenze ideologiche che giudicavano il matrimonio "un'istituzione borghese" da abolire e non certo da estendere[60]. In questa battaglia contro il "matrimonio gay" sono sempre stati molto decisi i gruppi lgbt dei "disobbedienti", ma per un certo periodo ne fu capofila anche un gruppo influente e dotato di mezzi come il Circolo Mario Mieli e, dopo che questo gruppo decise di appoggiare il "matrimonio gay", il suo posto fu preso da Imma Battaglia, leader di Di' Gay Project.
Il secondo motivo è stato il fatto che per molti anni la leadership ha inseguito e non certo tallonato i partiti politici, cercando di non inimicarseli con richieste "imbarazzanti" per non pregiudicare ipotesi di carriere politiche personali.
Si sono così commessi errori di strategia clamorosi, cercando per troppi anni di mostrarsi "moderati" nelle richieste per non "urtare la sensibilità" dei partiti, autolimitando a lungo le richieste al semplice ottenimento dei Pacs, anche quando ormai nello stesso Paese che li aveva inventati, la Francia, si parlava già apertamente di matrimonio gay.

Notoriamente in politica "si chiede cento per ottenere cinquanta", mentre nel nostro caso la richiesta fu da subito di "cinquanta" (con disponibilità a trattare), con la conseguenza che la richiesta dei Pacs fu subito tradotta nella contro-offerta dei Dico, che ne erano un annacquamento, poi ulteriormente ridotta a quella dei Didore (priva di conseguenze concrete), per arrivare infine alla proposta di riconoscimento di non meglio specificati "diritti individuali dei partner della coppia", concludendo con il nulla di fatto attuale, che poi era quanto la classe politica intendeva ottenere fin dall'inizio.

Di fronte a questo scenario, la stessa Arcigay ha approvato ufficialmente la richiesta del matrimonio anziché del Pacs soltanto al XIII Congresso nazionale di Perugia, il 12-14 febbraio 2010. A quel congresso l'assenza totale di risultati su questo fronte fu del resto uno dei motivi principali che costarono la rielezione al presidente uscente Aurelio Mancuso (Pd), che peraltro operava nel solco d'una tradizione consolidata in Arcigay. Tanto che il suo predecessore Sergio Lo Giudice (Pd) aveva sconsigliato una coppia gay dal rivolgersi ai tribunali italiani già nel 2005[61] per non creare un precedente giuridico negativo che avrebbe "sbarrato la strada" a una legge per le unioni gay o, peggio, a un cambiamento della Costituzione in senso restrittivo, che indicasse come condizione necessaria per il matrimonio la differenza di sesso. Se non altro Lo Giudice fece da testimone alla celebrazione del matrimonio in Olanda. Egli stesso avrebbe poi sposato il proprio compagno nel 2011, ma a Oslo.

La "fascia rainbow" al Pacs Day, 2005.

Il livello di timidità raggiunto dal movimento gay italiano si può misurare da quanto avvenuto nel "Pacs day" del 2005 a Roma, quando esponenti gay eletti in consigli comunali di varie città d'Italia apparvero con la fascia indossata nel corso dei matrimoni civili. Non però quella tricolore della Repubblica Italiana, bensì una fascia arcobaleno di pura fantasia, quasi che associare il tricolore a un'iniziativa del genere costituisse una sorta di "oltraggio alla bandiera". Già in quell'occasione, insomma, era mancato il coraggio d'affermare che quella dei cittadini gay è una richiesta fatta proprio in quanto cittadini italiani.
Date queste premesse, non può stupire il fatto che l'intera battaglia per il matrimonio gay in Italia sia stata fin qui combattuta al di fuori delle grandi associazioni organizzate del movimento lgbt.

Tale clamoroso ritardo continua oggi soprattutto grazie all'azione di freno di gruppi, interni al movimento lgbt, vicini ai partiti politici, che continuano a considerare (e a ragione) la richiesta del matrimonio gay come capace di fare esplodere le contraddizioni interne del centrosinistra italiano, in particolare del Pd. Non bisogna però compiere l'errore di credere che questo atteggiamento sia limitato al solo centrosinistra e al solo Pd: basti pensare a Gay Lib, che propugnava il matrimonio e i "valori della famiglia", criticando pesantemente Arcigay quando chiedeva i Pacs al centrosinistra, ma che divenne improvvisamente "tiepido" sul matrimonio nel momento stesso in cui il centrodestra tornò al potere.
Non stupisce quindi il fatto che ancora nel 2012 le dichiarazioni pubbliche degli esponenti politici del movimento lgbt legati ai partiti politici siano caratterizzate da un'insolita "moderazione", indugiando nella richiesta di generici Pacs, laddove la massa dei militanti è ormai nettamente spostata sulla richiesta del matrimonio puro e semplice. Da questo punto di vista le richieste dei politici gay non rispecchiano la visione del mondo gay, bensì quella dei partiti politici in cui militano.

I riti alternativi delle Chiese alternative

La principale organizzazione che in Italia ostacola il dibattito del matrimonio gay è in Italia la Chiesa cattolica, che non solo considera il matrimonio un "sacramento"; ma considera il proprio matrimonio come l'unico valido. Al contrario, religioni diverse dalla cattolica considerano il matrimonio come un rito di benedizione d'una convivenza fra persone che si amano, e non un sacramento. Per questo consentono non solo il divorzio ma anche, in alcuni casi, il matrimonio fra persone dello stesso sesso.
Paradossalmente, quindi, i primi riti matrimoniali celebrati in Italia e non aventi valore per i soli coniugi sono stati riti religiosi, celebrati da chiese non cattoliche. In particolare:

  • Il 21 maggio 2011 due matrimoni fra persone dello stesso sesso (privi di valore legale per lo Stato italiano) sono stati celebrati con rito veterocattolico a Cormano (Milano). Ad officiare il rito è stata la parroca anglicana Maria Vittoria Longhitano[62]. La cerimonia fu celebrata all'aperto, e "nei giorni precedenti le nozze la sacerdotessa milanese ha ricevuto decine di minacce di morte, tanto che è stata necessaria la presenza dei vigili a presidiare Villa Torretta, dove si è svolto il rito"[63].
  • Dopo dodici anni di discussioni il Sinodo valdese ha autorizzato la benedizione dell'unione fra persone dello stesso. Il primo matrimonio di questo tipo (neanche in questo caso avente valore legale per lo Stato italiano), è stato celebrato il 26 giugno 2011 presso la chiesa valdese di Milano, unendo fra loro Ciro Scelsi e Guido Lanza[64].

Note

  1. Questa voce è un riadattamento e aggiornamento del saggio: Stefano Bolognini, Breve storia del matrimonio gay, in “Bioetica – Rivista interdisciplinare”, anno XIII, n.1, Guerini e Associati, Milano 2005, pp. 105-112
  2. Allan Tulchin, Same-sex couples creating households in old regime France: the uses of the affrèrement, "Journal of Modern History", September 2007.
  3. Si veda per esempio in: Ruth Morgan e Saskia Wieringa (curr.), Tommy boys, lesbian men, and ancestral wives: female same-sex practices in Africa, Jacana media, Johannesburg 2005, soprattutto i capitoli 7 e 9, dedicati alla presenza di matrimoni fra donne nelle società tradizionali africane pre-occidentali.
  4. Giovanni Pettinato, La saga di Gilgamesh, Rusconi Libri 1992.
  5. L'attenzione sul rituale è stata richiamata da Jan Bremmer, An enigmatic indo-european rite: pederasty, "Arethusa", XIII 1980, pp. 279-298. Poi in: Wayne Dynes e Stephen Donaldson (a cura di), Homosexuality in the ancient world, ("Studies in homosexuality", vol. 1), Garland, New York and London 1992, pp. 49-68. La tesi che vede l' arpaghè come rito d'iniziazione accompagnato da una situazione di coabitazione simil-matrimonaile è stata ripresa nella monografia di Bernard Sérgent, L'homosexualité initiatique dans l'Europe ancienne, Payot, Paris 1986.
  6. Si veda in proposito il celebre saggio antropologico di Gilbert H. Herdt, Guardians of the flutes: idioms of masculinity: A study of ritualized homosexual behavior, New York: McGraw-Hill Book Co, 1981, relativo ai riti d'iniziazione di popolazioni della Nuova Guinea.
  7. Accusa ripresa anche da Cassio Dione (ca. 155 - ca. 240 d.C.) nella Romaikè istorìa [dopo 229 d.C.], LXII ( = LXIII) 12, 4 - LXII 13, 1-3, e da Sesto Aurelio Vittore (sec. IV d.C.) nel Liber de caesaribus [ca. 360 d.C.], V 5-7. Anche la descrizione del matrimonio fra Elagabalo e Zotico in Elio Lampridio (sec. IV d.C.?), nella Historia augusta, (Elagabalus, X, 2-7) è palesemente ricalcata sulla descrizione di Tacito.
  8. Jean Colin, Juvénal et le mariage mystique de Gracchus, "Atti dell'accademia delle scienze di Torino", XC 1955-1956, parte II (scienze morali...), pp. 114-216.
  9. Cicerone, Filippiche, 2.18 45.
  10. Patrologia Graeca 1, coll. 1157-1474
  11. John Boswell, Same sex unions in premodern Europe, Random House, New York 1995. La tesi dell'esistenza di un "matrimonio gay" nei primi secoli del cristianesimo è ripresa anche nell'opuscolo, di minore ambizione ma disponibile anche in lingua italiana: John Boswell, Alla scoperta dell'amore. Archetipi di amore gay nella Storia Cristiana, Libreria Croce, Roma 1999.
  12. Sul dibattito innescato dal libro di Boswell si veda: Bend-Ulrich Hergemöller, "Sanctified male couples and cerimonial brotherhoods: "same-sex unions" in the Middle Ages?", in: Idem, Sodom and Gomorrah. On the everyday reality and persecution of homosexuals in the Middle Ages, Free Association books, London 2001, pp. 66-85; Matthew Kuefler (a cura di), The Boswell thesis. Essys on "Christianity, social tolerance and homosexuality", University of Chicago press, Chicago & London 2006, specie: E. Ann Matter, "My sister, myn spouse: woman-identified women in Medieval Christianity", pp. 152-165; Charis Messis, "Des amitiés intimes à l'institution d'un lien social: l'"adelphopoiia" à Byzance", in: Paolo Odorico e Nicolò Pasero (a cura di), Corrispondenza d'amorosi sensi. L'omoerotismo nella letteratura medievale, Edizioni dell'Orso, Alessandria 2008, pp. 31-64
  13. Sidney Lee (a cura di), The Boke of Duke Huon of Bordeaux, bad. Lord Berners. Early English Text Society, Series 2, vol. 40 (London: Trübner and Co., 1882).
  14. Luis Crompton, The myth of lesbian impunity: capital laws from 1270 to 1791, in "Historical perspectives on Homosexuality", vol. 6, n. I/2, autunno inverno 1980/8I; tr. It.Liana Borghi (a cura di), Luis Crompton, Il mito dell’impunità lesbica, in "Sodoma", n. 2, anno II, estate-autunno 1985. Il testo è disponibile all’url. http://www.fondazionesandropenna.it/SodomaDue/211LOUISCROMPTONStoria.pdf, ultima visita 4 aprile 2012.
  15. Sermonarium de peccatis per Adventum et per duas Quadragesimas, Franciscus de Hailbrun et Nuicholaus de Franckfordia, Venezia 1476, carte 207v: "quod evenit fratri Jacobo de Marchia in civitate Asculana quod ipse ore proprio mihi retulit, scilicet quod sodomita quidam desponserat quendam adolescentulum ed dederat ei anulum qui crescente digiti carne non poterat evelli. Quid plura? Ductus est adolescens at fratrem Jacobum et plorans narravit ei, qui gratia dei absque ullo dolore extraxit anulum de manibus et postea in publicum in predicationem monstravit".
  16. Pedro de Castañeda de Nagera, Relation du voyage de Cibola, entrepris en 1540, Bertrand, Paris 1838.
  17. Rafael Carrasco, Inquisición y represión sexual en Valencia. Historia de los sodomitas (1565-1785), Laertes, Barcelona 1985, appendice del cap. 3, pp. 227-233.
  18. (Ettore Camesasca (a cura di): Michel de Montagne, Viaggio in Italia, Rizzoli, Milano 2003.
  19. Cfr. Alessandro D'Ancona, L'Italia alla fine del secolo XVI - giornale di viaggio di Michele de Montaigne in Italia nel 1580 e 1581, S. Lapi editore, Città di Castello, 1895.
  20. La citazione è tratta da: Arturo Graf, Attraverso il Cinquecento, Loescher, Torino 1888, p. 129.
  21. Giuseppe Marcocci, Matrimoni omosessuali nella Roma del tardo Cinquecento. Quaderni storici, XLV 2010, pp. 107-138.
  22. Uiallalla, Primi matrimoni gay a Napoli... Nel 1591!, Napoligaypress, 31 Maggio 2008.
  23. Ignazio Ciampi, Innocenzo X Pamfili e la sua corte, Galeati, Roma 1878, p. 158. Il tentativo del conte d'essere giudicato da un tribunale laico anziché dall'Inquisizione, corrompendo il ministro papale Mascambruni, suscitò un tale scandalo da portare alla deposizione e decapitazione del Mascambruni!
  24. Michel Rey, Il matrimonio del fabbro. La sottocultura dei sodomiti nella Parigi del Settecento, su "Culturagay.it". Tradotto da: Michel Rey, Le mariage du serrurier. Les rites d'initiation des sodomites au 18e, "Le Gai pied", n. 37, avril 1982, pp. 43-47.
  25. Hugues Cifonelli, Du péché contre-nature au goût antiphysique, Tesi di dottorato, 2010, pp. 194-195. Sull'episodio si veda anche: Michel Rey, Il matrimonio del fabbro. La sottocultura dei sodomiti nella Parigi del Settecento, su "Culturagay.it".
  26. Rictor Norton, Mother Clap's Molly house. The gay subculture in England 1700-1830, Gay Men Press, London 1992
  27. Maria G. Di Rienzo, Alla corte di 'Mamma Clap'. La sottocultura omosessuale nella londra del Settecento, "Babilonia", luglio/agosto 1999; l'articolo è consultabile all'Url. http://www.culturagay.it/cg/saggio.php?id=97, ultima visita 8 aprile 2012.
  28. Theo van der Meer, The persecution of sodomites in eighteenth-century Amsterdam: changing perceptions of sodomy, in: Kent Gerard e Gert Hekma (curr.), The pursuit of sodomy: male homosexuality in Renaissance and Enlightenment Europe, Haworth Press, New York 1988. Già come: "Journal of homosexuality", XVI 1988, nn. 1/2, pp. 263-307, p. 289).
  29. Daniela Danna, Matrimonio africano, in "Babilonia", luglio-agosto 1992, pp. 16-17.
  30. Francisco Palou, Relación historica de la vida (...) de Padre Fray Junípero Serra, Felipe de Zuniga, Mexico 1787 - ristampa anastatica: Anna Arbor, Michigan, s.d.
  31. Graham Robb, Sconosciuti, Carocci, Roma 2005, p. 180.
  32. Abele De Blasio, Usi e costumi dei camorristi, Gambella, Napoli 1897, pp. 153-158.
  33. Lilian Faderman, Surpassing the love of men: romantic friendship and love between women from the Renaissance to the present, Harper Collins, New York, 1981 e 1998 ISBN 0-688-13330-4, ed anche Esther Rothblum e Kathleen A. Brehony (curr.), Boston marriages: romantic but asexual relationships among contemporary lesbians, University of Massachusetts Press, 1993. ISBN 0-870-23876-0.
  34. Cioè donne che vissero riuscendo a farsi credere uomini, delle quali sono noti già in epoca barocca casi come quelli di Catalina Erauso e Caterina Vizzani. Su di loro si veda l'interessante raccolta di casi proposta da Jonathan Katz, fra i quali appaiono anche alcuni casi di matrimoni fra donne, online qui.
  35. Nerina Milletti, Calavrisella mia, facimmu 'amuri? La storia delle lesbiche contadine italiane attraverso le tradizioni orali, "Quir", n. 11, 1994, pp. 23-26.
  36. David Thorstad, Siwa today, "Gayme", vol. I, n. 1, pp. 6-12.
  37. Italo Signorini, "Agonwole agyale: il matrimonio tra individui dello stesso sesso negli Nzema de Ghana sud-occidentale," Rassegna italiana di sociologia, XII 1971, pp. 529-545.
  38. Karl Heinrich Ulrichs, The riddle of man-manly love: the pioneering work on male homosexuality, (1862 e 1994), p. 40. Cf. F. Pautrier, Sessuario, Edizioni Medico scientifiche, Roma 1968, p. 236.
  39. Graham Robb, Sconosciuti, Carocci, Roma 2005, p. 67.
  40. Graham Robb, Sconosciuti, Carocci, Roma 2005, p. 149.
  41. Auguste Forel, La question sexuelle: exposée aux adultes cultivés, G. Steinheil, Paris 1906, p. 267.
  42. Sul Caso si veda Enrico Oliari, Marostica, 1902: lei ama lei, si "autosposano" in chiesa ed una uccide il marito, il saggio consultabile on-line all’Url. http://www.oliari.com/ricerche/marostica.html, ultima visita 8 aprile 2012.
  43. Anonimo, Il tranello fatale, in “La Provincia di Vicenza”, 28 febbraio 1902; L’articolo è consultabile on-line all’Url: http://www.oliari.com/ricerche/28021902.html, ultima visita 8 aprile 2012.
  44. Abele De Blasio, Andropornio, "Archivio di psichiatria, antropologia criminale e scienze penali", XXVII 1906, pp. 288-292, p. 289.
  45. Bartolomeo Baldi e Franco Jappelli, Confetti verdi con la benedizione, "Il Borghese", 11 maggio 1975. Sulla vicenda si veda anche: Enrico Oliari, "Il Borghese", Franco Jappelli e l'orrore per "gli invertiti", "Babilonia", ottobre 2004.
  46. Lavinia Di Gianvito, "Coppia gay? Non ratifico la convivenza". Cancelliera dice no al rapporto more uxorio, "Corriere della sera", 1 luglio 2005.
  47. [http://www.arcigaymilano.org/crono/rs-dossier.asp?IDEvento=411&IDRS=22969&offset= Laura Eduati, Roma, Doriano e Vittorio oggi "sposi", "Liberazione", 30 giugno 2005.
  48. "Niente atti notori ai gay" Denunciato un cancelliere, "Corriere della Sera", 6 luglio 2005.
  49. "L'Italia è il primo Paese ad avere una legge per le coppie omosessuali, a che servono i Patti Civili di Solidarietà che tra l'altro sono fatti solo per i gay e discriminano le coppie etero? (...) Così l'Italia copia l'Europa, che a sua volta ha copiato l'Italia".Laura Eduati, Roma, Doriano e Vittorio oggi "sposi", "Liberazione", 30 giugno 2005.
  50. Maria Novella De Luca, La mia odissea di transessuale, "La Repubblica", 15 ottobre 1989.
  51. Numero speciale "Mediterranée", "Masques", été 1983 (numéro 18); in particolare, di Gennaro Carrano e Pino Simonelli: Un mariage dans la baie de Naples, e Naples ville travestie, pp. 106-116. La rivista presenta anche un servizio fotografico sull'evento.
  52. Patrizia, Viva il matrimonio, in "Babilonia", n. 42, dicembre 1986, pp. 58-59.
  53. Gianni Rossi Barilli, Storia del movimento gay in Italia, Feltrinelli, Milano 1999, p. 211.
  54. Claudia Brunetto, Massimo e Gino, pionieri delle nozze “La nostra battaglia lunga vent’anni”, "La Repubblica (Palermo)", 12 febbraio 2013, p. V.
  55. E. N., Matrimonio gay: il Comune dice no, "La Repubblica", 22 marzo 1994.
  56. Cf. Clara Sereni, Lo stato del Kamasutra, in "Il Manifesto", 3 giugno 1998, p. 1; Daniele Scalise, Lo sposo di maggio, in "Liberal", anno 2, n. 46, 21 gennaio 1999, pp. 76-79; Mario Anelli, Doppio premio, in "Babilonia", gennaio 1999, p. 34; Francesco Guerre, L’eroe negato, Baldini & Castoldi, Milano 2000, p. 433.
  57. Anonimo, Latina: coppia gay cita il sindaco, Agenzia Stampa Ansa, 20 gennaio 2005.
  58. Francesco Belais, Ti sposerò... Marco. Intervista a Dario Gay, "Pride" n. 72, giugno 2005., le cui parole sono dedicate al suo ragazzo, Marco. S'intitola Ti sposerò e il testo dice, fra l'altro:
    « Marco, voglio che la luna mostri l'altra faccia / che disarmi dall'inganno tutti i benpensanti / voglio raccontare a tutti questa nostra storia / perché in te ci credo e sono pronto ad ogni cosa! // Qualcuno dirà / che siamo posseduti dal demonio / qualcuno dirà / "perché?"… // Io ti sposerò e sarà per sempre... »
  59. Intitolata: Istituzione del Registro delle unioni civili di coppie dello stesso sesso o di sesso diverso e possibilità per le persone dello stesso sesso di accedere all’istituto del matrimonio, presentata l'8 luglio 2002. L'articolo 2 prevede espressamente: ART. 2. (Matrimonio fra persone dello stesso sesso). 1. Le persone dello stesso sesso possono accedere all'istituto del matrimonio con gli stessi diritti e doveri delle persone di sesso diverso.
  60. Sulla questione si veda l'appello che Dario Accolla ha pubblicato sul suo blog col titolo: Matrimonio gay e Stato di diritto: lettera aperta ai movimenti radicali antagonisti, "Elfobruno", 20 aprile 2012. L'intervento ben riassume i tratti del problema costituito dall'esitenza una minoranza piccola ed autoreferenziale ma molto attiva, che oggettivamente alleata ai nemici del matrimonio gay in Italia, a iniziare dalla Chiesa cattolica, costituendo una sponda sempre strumentalizzabile come "i gay ragionevoli, quelli che rifiutano il matrimonio gay".
  61. Cf. Stefano Bolognini, Matrimoni gay all'estero e confusione legislativa, "Pride", giugno 2009.
  62. Desperate Gay Guy, Due matrimoni gay in Italia il 21 maggio con rito anglicano vetero-cattolico, "Queer blog", 5 maggio 2011; Roberto Carminati, Vi dichiaro marito e marito. A Cormano, parroco donna celebra nozze gay, "Lettera 43", 15 maggio 2011.
  63. Milano, una donna prete celebra due matrimoni gay, "Il Giornale.it", 31 maggio 2011.
  64. Alessandra Corica, Primo matrimonio gay alla chiesa valdese, "La Repubblica Milano", 26 giugno 2011.

Voci correlate

Bibliografia

Link esterni

A History of Working-Class Marriage", September 30 2014.

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