Sesso e libertà

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Sesso e libertà fu una delle riviste che, all'inizio degli anni Cinquanta, fecero un tentativo di introdurre in Italia un discorso "popolare" sull'educazione sessuale.

Descrizione

Di formato tascabile, quello reso celebre da "Selezione dal Reader's Digest", pubblicava articoli brevi e di tono divulgativo. Uscì per alcuni mesi nel 1953, edita dall'artista anarchico Luigi Pepe Diaz. La rivista nacque come continuazione e trasformazione di "Scienza e sessualità" su istanza, a quanto dichiarato da lui stesso in un'intervista, di Bernardino del Boca, che ne divenne il direttore. Il passaggio da una testata all'altra intendeva indicare un passaggio da un atteggiamento puramente descrittivo, di divulgazione sessuologica, ad uno assertivo, di militanza per la liberazione sessuale. Una mossa che le autorità politiche non tollerarono, portando in giudizio la rivista per "offesa al comune senso del pudore" e costringendola a chiudere. Quello del dicembre 1953 fu così l'ultimo numero.

Dario Petrosino racconta in questo modo[1] l'"anno da leone" vissuto da questa rivista:

« "Sesso e libertà" nasce nel 1953 da una costola di "Scienza e sessualità": si fonda sui principi di un manifesto per la libertà sessuale proposto da un legislatore, René Guyon, per la Dichiarazione dei Diritti Umani dell'ONU nel 1948. Uno stralcio del manifesto viene citato, a mo’ di aforisma, nel primo numero della rivista:

Sta ai pro-sessuali di dire agli intolleranti e ai proibizionisti: Voi non avete il diritto di denunciare, come un male sociale da essere soppresso dalla legge, idee ed azioni sessuali che non vadano d’accordo col vostro creterio personale. Voi non avete il diritto di pretendere che la vostra moralità sia la sola generalmente accettata. Voi non avete il diritto di stabilire organizzazioni internazionali e procedure per combattere esopprimere nel mondo le concezioni sessuali che voi disapprovate. Voi non avete il diritto di sostituire attivo antagonismo ed ostracismo alla neutralità che lo Stato deve a tutte le concezioni filosofiche ed etiche[2].

Se in "Scienza e sessualità", orientata all'eclettismo, compaiono pressoché contemporaneamente articoli di Cesare Musatti, Agostino Gemelli e Nicola Pende, in "Sesso e libertà" si propongono referendum fra i lettori su temi come "Siete favorevoli al divorzio?", oppure articoli sulla parità della donna, contro il gallismo degli italiani, a favore degli omosessuali (maschi) e delle lesbiche, nonché inviti ad instaurare rapporti di amicizia tra lettori, su esempio di quanto compiuto all'estero. Nel n° 10 di dicembre finalmente pubblicano le lettere: le prime cominciano dicendo: "Lettore desidera corrispondere con lettore", "Lettore desidera corrispondere con lettrice", e così via. Le ultime due, nel caso qualcuno avesse dubbi sulla natura di questi annunci: "Vedova di guerra [...] corrisponderebbe a scopo amicizia con Italiano, di età da 45 a 50 anni"; "Giovane lettore meridionale residente a Milano privo conoscenze corrisponderebbe con meridionale sui 30 anni residente a Milano, purché persona seria e colta, scopo amicizia". Per chi nutrisse ancora dei dubbi, segue un ex libris: l'incisione di due cuoricini sovrapposti[3].

Uscito questo numero, la questura fa chiudere la casa editrice con tutte le riviste da essa pubblicate. Il direttore di "Sesso e libertà", Bernardino del Boca di Villaregia, sostiene che l'iniziativa fosse voluta da Gemelli[4].

"Sesso e libertà" aveva dunque vissuto un anno da leone. E, come è facile immaginare, doveva aver suscitato qualche clamore. Nel 1953 un numero del "Borghese" mette il tema omosessuali in copertina; in quegli stessi anni Curzio Malaparte comincia a scrivere Mamma marcia, che nella sua seconda parte è un trattato sull'omosessualità, intitolato, appunto, “Sesso e libertà”; come pure il 1953 è l'anno nel quale la rivista "Ulisse" pubblica un numero monografico sul tema “L'omosessualità e la società moderna” (E' il n° 18 del 1953).

Purtroppo, a dispetto dell'interesse suscitato dalla questione, i tempi non sono dei migliori: l'editore De Carlo, che pubblicava sia romanzi erotici che studi sulla sessualità, era stato costretto a chiudere, sommerso da una valanga di denunce, e l'editore della rivista "Scienza e sessualità", fin quando anch'egli non aveva chiuso, aveva dovuto fronteggiare le ronde che Agostino Gemelli mandava in giro per le edicole[5]. In fondo, sono sempre gli anni in cui Oscar Luigi Scalfaro schiaffeggia una donna accusata di portare una scollatura troppo ampia; sono gli anni della Rai di Bernabei, in cui non si nominano le gambe dei tavoli per evitare allusioni a ben altre gambe, e si censura la parola "cazzotto" perché evoca termini osceni[6]»

Articoli sull'omosessualità pubblicati in "Sesso e libertà"

I 1953

  • Liliana Cartelli, Il lesbismo come difesa, "Sesso e libertà", I 1953, pp. 51-59. (La brutalità maschile e le ingiustizie patite dalle donne, incoraggiano il rapporto fra donne).
  • Isabella M., Il problema dell'omosessualità, "Sesso e libertà", I 1953, pp. 67-69. (Lettera di donna eterosessuale a favore dei suoi amici gay, che apprezza per la loro squisita bontà. Sono solo malati: perché perseguitarli e farli soffrire?).
  • T. N. e A.S., Vi parlano due invertiti, "Sesso e libertà", I 1953, n. 2, febbraio-marzo, pp. 75-78.
  • Antonio X, Tiziana Z, Il problema dell'omosessualità. Rapporti con i genitori, "Sesso e libertà", I 1953, n. 3, aprile-maggio, pp. 57-60. (Le e gli omosessuali hanno bisogno di sostegno dalla famiglia, non di disprezzo).
  • Guido Montanari, Il Comitato scientifico-umanitario, "Sesso e libertà", I 1953, n. 3, Aprile-maggio, pp. 61-63.
  • Anonimo, La società e gli omosessuali, "Sesso e libertà", I 1953, n. 4, giugno-luglio, pp. 81-84. (Recensione di un libro di Gordon Weswood).
  • David Cauldwell, Un uomo diventa donna, "Sesso e libertà", I 1953, n. 5, luglio-agosto, pp. 9-12. (Fra le prime divulgazioni del concetto di "transessualismo" in Italia, parte dal caso di Christine Jorgensen).
  • M. Amin, L'omosessualità nel Medio Oriente, "Sesso e libertà", I 1953, n. 5, luglio-agosto, pp. 86-91.

Note

  1. Dario Petrosino, Crisi della virilità e "questione omosessuale" nell'Italia degli anni '50 e '60, in: Genere e mascolinità. Uno sguardo storico, a cura di Alessandro Bellassai e Maria Malatesta, Bulzoni, Roma 2000, pp. 317-343. Online su "Culturagay.it", 4 aprile 2004.
  2. Manifesto per la Libertà Sessuale presentato all’O.N.U. dal prof. René Guyon, “Sesso e libertà”, I 1953, p. 21.
  3. Corrispondenza tra i lettori, “Sesso e libertà”, I 1953, n. 10, pp. 56-59.
  4. Testimonianza di Giovanni Dall'Orto.
  5. Giovanni Dall'Orto, La “tolleranza repressiva” dell’omosessualità, in: Arci Gay Nazionale (a cura di), Omosessuali e Stato (Quaderni di critica omosessuale n. 3), Il Cassero, Bologna 1988, p. 48.
  6. Daniele Scalise, Cose dell'altro mondo. Viaggio nell'Italia gay, Zelig, Milano 1996, p. 126.

Bibliografia

Voci correlate