Servizi segreti e omosessualità

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Testo di Stefano Bolognini, liberamente editabile.

In Italia

Non esistono analisi complessive in Italia sul rapporto tra servizi segreti e omosessualità. A partire dalla fine dell'Ottocento, però, in numerose occasioni sono emerse testimonianze dirette o documenti sull'uso da parte dell'intelligence italiana dell'omosessualità (o della pedofilia) per screditare, ricattare o, al contrario, proteggere dagli scandali personalità pubbliche. E' inoltre provata l'attività di dossieraggio e raccolta d'informazioni dei servizi segreti, con schedature relative alle preferenze sessuali di politici e uomini di potere.

Il campo di studio è ancora inesplorato, ad eccezione di un'intervista del mensile "Pride" allo storico Aldo Giannuli pubblicata nel marzo 2016[1]. In questa voce sono raccolti alcuni casi che aiutano a fare luce sui metodi dei servizi italiani e nei quali il coinvolgimento delle attività di intelligence risulterebbe diretto.

Il caso Lobbia (1869)

Il 5 giugno 1869 il deputato Cristiano Lobbia denuncia, nel corso di una seduta del Parlamento, di essere in possesso di documenti sullo scandalo e la corruzione nella concessione sui monopoli dei tabacchi alla “Regia manifattura dei tabacchi”. Nella notte fra il 15 e il 16 giugno 1869 Lobbia subisce dapprima, in via dell'Amorino a Firenze (all'epoca capitale d'Italia), un'aggressione con tentativo di accoltellamento. Dopo l'attentato Lobbia è continuamente pedinato e spiato:

« "strani figuri sparivano dietro gli angoli delle strade, o sbucavano improvvisamente sulle scale. La magistratura tentava in tutti i modi di demolire l'attentato di via dell'Amorino, mettendo sotto accusa Lobbia e i suoi amici, che avevano costretto il Parlamento a votare l'inchiesta[2]". »

Successivamente, con una montatura ben congegnata, Lobbia è accusato di omosessualità e, dopo un processo che ebbe ampia eco sulla stampa[3], messo a tacere stroncando definitivamente la sua carriera politica[4].

Il metodo Giolitti (fine Ottocento)

Massimo Consoli spiega che la prassi di screditare personaggi politici scomodi facendoli passare per omosessuali o per pedofili era tutt'altro che rara nell'Italia repubblicana:

« “Giorgio Bocca, bravissimo come sempre ed altrettanto come sempre informatissimo, nella sua rubrica “Il Cittadino e il Potere”, che cura settimanalmente su "L’Espresso", ci informa di una particolare “strategia politica” giolittiana (n. 14 del 6 aprile 1975). Giovanni Giolitti, capo del governo dal maggio 1892 al novembre 1893, poi leader della corrente non-interventista agli albori della Prima Guerra Mondiale, ancora al governo nel giugno del 1920 fino al 1 luglio dell’anno successivo, il “grande” Giolitti, dunque, quando non riusciva a contrastare con i fatti e con la dialettica un proprio avversario politico, gli metteva alle calcagna i propri scagnozzi fin quando il malcapitato entrava, per necessità fisiologiche, in una toilette pubblica, o di un ristorante, o di un vagone letto. All’improvviso, gli veniva infilato nella “ritirata” un ragazzino sui dieci anni preventivamente istruito, che urlava, sbraitava, chiedeva aiuto, fino a far accorrere gente e, naturalmente, il commissario di polizia che si trovava “stranamente” nei paraggi, proprio lì vicino, che prendeva atto del “fattaccio”, delle testimonianze, della situazione “evidentemente” scabrosa, e relazionava a chi di dovere, a chi se ne sarebbe servito per rovinare l’uomo politico, per ricattarlo, per imbavagliarlo”[5]»

Il caso in oggetto è povero di documentazione a supporto ed è qui riportato per attestare che la prassi risulterebbe continuativa nella recente storia italiana. Andrebbe però provato il coinvolgimento diretto dei servizi segreti.

Umberto II di Savoia e l'OVRA

Umberto II nel 1944.

Durante il fascismo i servizi segreti raccolgono un dossier sulle relazioni omosessuali dell'erede al trono Umberto II di Savoia, sospettato d'essere antifascista. Mussolini intendeva servirsene nel caso la monarchia gli si fosse rivelata ostile. Il dossier era fra quelli che egli portò con sé a Salò, e secondo il diario dell'uomo politico monarchico Falcone Lucifero esso fu recuperato durante l'arresto di Mussolini, e consegnato a lui, che provvide personalmente a bruciarlo[6].

Il dossieraggio del SIFAR (1959)

Il Servizio informazioni forze armate (SIFAR), il servizio segreto militare italiano attivo dal 1949 al 1996, aggiorna gli schedari e, nel febbraio 1959, avvia un dossieraggio esteso a tutti i parlamentari. Secondo Mimmo Franzinelli, che richiama una direttiva:

« Di ogni deputato e senatore si registrano "note sulle qualità intellettuali e di carattere; precedenti penali e politici; cenni sul servizio militare; attività; contratti; incarichi ricoperti ed ogni altra notizia che possa comunque interessare l'Ufficio". La direttiva non tiene conto delle garanzie parlamentari. Lo spionaggio riguarda più la sfera provata della vita pubblica, con la solerte raccolta di vociferazioni - più o meno fondate - su relazioni extraconiugali, figliolanze illegittime, frequentazioni omosessuali, episodi di nepotismo, casi di corruzione e quant'altro[7]»

Il Caso Laconi (Anni Cinquanta?)

Lo storico Aldo Giannuli dichiara[8] di aver reperito, nel corso delle sue ricerche, una nota confidenziale al Ministero dell'Interno sull'omosessualità dell'onorevole del PCI Renzo Laconi, che rivestì anche il ruolo di segretario di Presidenza della Camera a Montecitorio.
Secondo un'agenzia stampa diffusa da "Il Velino" nel 2007:

« L’esponente del Pci aveva una grande capacità oratoria. La periferia del partito se lo contendeva. Per Togliatti quel deputato era scomodo. Così furono fatte girare strane voci sul suo conto. La “colpa” di Laconi era quella di vivere da solo con la madre e di fare una vita ritirata. I dirigenti del partito gli fecero il vuoto intorno. E Laconi fu nominato segretario del Pci in Sardegna per toglierlo dal circolo della grande politica romana[9]»

I controlli sul Generale di Corpo d'Armata (1962)

Nella Relazione sulla documentazione, concernente gli «omissis» dell'inchiesta SIFAR[10] della Commissione parlamentare d'inchiesta sul terrorismo in Italia e sulle cause della mancata individuazione dei responsabili delle stragi, trasmessa il 28 dicembre 1990 al Presidente del Consiglio dei ministri ai Presidenti delle due Camere e alla Commissione stessa, emerge come l'attività di spionaggio in Italia, tra il 1956 e il 1962, si concentrasse anche nella ricerca di "notizie scandalistiche sulle massime cariche militari" relative all'omosessualità. In particolare il generale Giovanni de Lorenzo,

« "sia come Capo del SIFAR dal 1956 al 15 ottobre 1962, sia come Comandante Generale dell'Arma dei Carabinieri, ha impiegato direttamente i Centri C.S. di Roma e periferici per il controllo sistematico della vita privata di taluni Ufficiali Generali di Corpo d'Armata in servizio, con il preciso intento di scoprire notizie scandalistiche da sottoporre al Capo di Staio Maggiore della Difesa e dell'Esercito e direttamente al Ministro della Difesa" giustificando l'attività "con la doverosa preoccupazione di salvaguardare il prestigio delle massime cariche militari". »

Tra i casi ritenuti rilevanti ("gravi", ndr.) dalla Commissione quello di "un anziano Generale di Corpo d'Armata che ricopriva una delle massime cariche militari, alla quale aspirava lo stesso Capo Servizio":

« Questi , nel 1962,"incaricava personalmente un sottufficiale dei Carabinieri di un Centro C.S. periferico di effettuare delle ricerche presso un alto comando ed individuare gli indirizzi degli ex attendenti di quel Generale nel periodo-1954/1957; quindi vedere di rintracciarli presso le loro abitazioni e cercare di raccogliere e registrare occultamente eventuali confidenze che si potevano ricavare su presunti rapporti omosessuali del loro superiore. (Omissis). A malgrado [sic] lo zelo del sottufficiale, che si preoccupava di non deludere l'aspettativa del Capo Servizio, i risultati furono negativi in quanto nemmeno l'intervento di un ufficiale tecnico altamente qualificato riuscì a far trarre notizie concrete dalle registrazioni raccolte. »

Secondo la Commissione "quest'episodio è stato assai significativo, perché era più che mai evidente l'intenzione di trovare comunque dei gravi motivi di scandalo tali da rendere impossibile la permanenza di quel rispettabile Generale nella carica che ricopriva con tanta serietà e dignità".

L'Ufficiale di stato maggiore (Anni '60)

Nel 1961 Giò Stajano, tra i primi omosessuali visibili in Italia, è coinvolto dai servizi segreti per far dimettere un ufficiale dello Stato maggiore dell’esercito. Fu sufficiente che alloggiasse nello stesso albergo del generale senza mai incontrarlo, per raggiungere l’obiettivo.
Stajano racconta:

« (un capo di stato maggiore dell'esercito, ndr.) era inviso a un altro graduato che ambiva a prendere il suo posto, per cui un parente di questo generale mi avvicinò tramite un amico gay, eravamo intorno al '62 '63, proponendomi un compenso di 500 000 lire se avessi alloggiato per due giorni a Verona nello stesso albergo in cui era ospite questo generale, cosa che io feci. Dovevo soltanto cercare di avvicinarlo - mi avevano fatto vedere una sua foto (...). Dopo qualche giorno a Roma mi contattarono uomini dei servizi segreti, io ero stata preavvisata, per domandarmi se fosse vero che avevo avuto rapporti con questo generale... e io ovviamente negai, così come mi era stato suggerito, per far loro credere invece che era vero! Mi vennero a prendere a casa un mattino (...) e là c'era un tavolo lungo con un sacco di gente seduta, alcuni in divisa, e cominciarono a chiedermi se conoscevo questo generale L.R., però il nome non lo mettere... Io dissi che non lo conoscevo che ero stata in quell'albergo per motivi miei, che era stata una combinazione (...) e alla fine mi fecero firmare una dichiarazione. Fatto sta che la settimana dopo i giornali pubblicarono la notizia che il generale L.R. aveva dato le dimissioni e che al suo posto era succeduto il generale A. Adesso sono morti tutti e due. Ero diventata un elemento destabilizzante[11]»

Il caso Sullo (Anni Sessanta)

Il deputato Fiorentino Sullo è oggetto, tra il 1960 e il 1964, di una violenta campagna a stampa che insinua o addirittura afferma apertamente la sua omosessualità, cosa all'epoca quasi inaudita[12]. Gianna Preda, nei suoi Appunti proibiti del 12 maggio 1960 su "Il Borghese" scrive:

« "Ho rivisto il basista Fiorentino Sullo, dopo le sue dimissioni. Aveva ritrovato la consueta scontentezza che però, nel suo viso di latte e di rose, non riesce mai a sembrare ribellione. Soltanto per un attimo ho visto ravvivarsi quel volto corrucciato. E' accaduto quando l'autista, un giovanotto bruno e piacente, gli si è avvicinato chiamandolo confidenzialmente per nome. In quel momento, notai che gli occhi di Sullo brillavano, teneri e vivi. Rievocando quel fuggevole episodio, provo ancora oggi un senso di imbarazzo: come se fossi stata testimone di qualcosa che non avrei dovuto vedere»". »

Per Emiliano Di Marco la campagna era "basata su un vecchio dossieraggio del SIFAR che risaliva al periodo in cui (Sullo, ndr.) era stato Ministro dei Trasporti del governo Tambroni, nel 1960[13]".

L'Onorevole Emilio Colombo (1971)

Emilio Colombo (Dc) nel 1966.

Il generale Gianadelio Maletti durante la sua audizione davanti alla Commissione parlamentare d'inchiesta sul terrorismo in Italia e sulle cause della mancata individuazione dei responsabili delle stragi, il 3 marzo 1997, relativa a fatti occorsi nel 1971, dichiara:

« Il nostro paese non era politicamente sano. I Servizi venivano usati per schedare, per – diciamolo pure – ricattare; di quei circa 100.000 fascicoli, forse un po’ meno, che sono stati bruciati, molti riguardavano beghe personali, “corna” di uomini politici, di cardinali, di professionisti e così via. Ora, in un clima del genere, un Servizio che con il generale De Lorenzo si era già orientato a un impiego politico più che ad un impiego professionale, di intelligence, non ha fatto che scendere lungo una china di adesione alla domanda politica, di resa alle pretese di alcuni uomini politici. Non è per un caso, per esempio, che poco dopo l’arrivo al Servizio fui convocato dal mio caposervizio, il quale mi chiese se potevamo far pubblicare delle fotografie, nelle quali si vedeva un noto ed importante personaggio democristiano in costume da bagno sul terrazzo della sua casa (credo in un quartiere alto di Roma) accanto ad un efebo, in carne e ossa. La domanda fu questa: “possiamo far pubblicare questa fotografia?”. Risposi al generale che quella fotografia era chiaramente un collage. Sono state appiccicate insieme due fotografie: un signore che sta facendo un bagno di sole in terrazzo e un giovanotto nudo o seminudo che gli sta di fronte in piedi. (...) Questo era il Servizio nel 1971, quando i due episodi si sono verificati a breve distanza di tempo l'uno dall'altro. Mi dispiace parlarne qui perché sono pettegolezzi. Ne parlo a una Commissione di signori parlamentari e ritengo che sia mio dovere dire che il Servizio non era un vero servizio informazioni all'epoca: era un servizio di pettegolezzi, purtroppo abbandonato a se stesso, senza un appoggio politico, senza un avallo politico, lasciato andare per i fatti suoi e, qualora avesse sbagliato, colpito duramente per questa sua autonomia e queste sue iniziative[14]»

Il deputato Grimoldi, di Rifondazione Comunista, replica: "Lei ha affermato precedentemente che i Servizi erano, in un certo senso, subalterni ai politici e ai servizi di altri paesi. Generale, questa non è una novità perché l'esempio da lei presentato di un uomo politico fotografato con un giovane nudo era noto a tutta l'Italia e tutta l'Italia rideva di questo, come del fatto che la moglie di un importante uomo politico avesse delle relazioni addirittura con degli autisti. Ma i servizi non si potevano servire di queste notizie, generale, perché qui non siamo in America; in America, il candidato alla Presidenza che ha una "scappatella" con una segretaria ci rimette la candidatura, mentre in Italia, fortunatamente, non siamo mai arrivati a questo livello.".

Aldo Giannuli, nel 2009, riconosce nell'onorevole Emilio Colombo (1920-2013), allora presidente del Consiglio della Democrazia Cristiana, l'uomo oggetto dell'interesse dei servizi segreti:

« Ancora, l'ex capo dell'Ufficio D, Gianadelio Maletti, durante la sua audizione davanti alla Commissione Stragi dichiarò tranquillamente che il servizio controllava un Presidente del Consiglio democristiano notoriamente omosessuale e, un giorno, fotografò «un giovane in tenuta adamitica» sulla terrazza del suo attico[15]»

Questa interpretazione sarà ripresa successivamente da numerose testate[16] e, al di là della veridicità del coinvolgimento del politico nella vicenda (Meletti parla solo di "un noto ed importante personaggio democristiano "), le dichiarazioni del generale gettano luce, in questo caso, sui metodi ricattatori dei servizi segreti italiani in relazione all'omosessualità dei personaggi pubblici.

Il caso Marrazzo (2009)

Piero Marrazzo nel 2006.

Il 23 ottobre 2009 è diffusa la notizia[17] che il Presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo sarebbe stato sorpreso e ricattato da quattro carabinieri perché filmato durante un "rapporto mercenario" con una transessuale. Un video ritrarrebbe l'incontro tra il politico e la trans in un appartamento di via Gradoli con ben visibili, su un tavolino, alcune dosi di cocaina.

Il 27 ottobre Marrazzo si dimette da Presidente della Regione a seguito dell'enorme scandalo scatenato dalla notizia[18].

Il 20 novembre Brenda, una delle due transessuali coinvolte nello scandalo, viene trovata morta, soffocata dal fumo di un incendio scoppiato nel suo appartamento.[19] Anche Gianguerino Cafasso, uno dei testimone-chiave del ricatto, era già stato trovato morto per overdose di cocaina il 12 settembre precedente[20].

Il 19 aprile 2010 la Corte di Cassazione ha dichiarato Marrazzo vittima di un complotto organizzato da Carabinieri infedeli[21] che avrebbero organizzato accuratamente "riprese le cui finalità non erano certo quelle di assicurare, a fini di giustizia, le tracce di reati, o di individuare i colpevoli di condotte delittuose, ma solo di registrare situazioni scabrose per ottenere indebiti vantaggi".

Aldo Giannuli nota:

« "Una cosa è certa: l’appartamento dove è avvenuta la retata, in via Gradoli 96 è allo stesso numero civico che aveva ospitato, trent’anni prima, un covo dei brigatisti coinvolti nel caso Moro. Ora, è vero che ci sono indirizzi sfigati dove se deve succedere qualcosa sempre là succede. Il sospetto che sorge legittimamente è che quello fosse un appartamento usato dai servizi per lavori di questo tipo. E che le trans che erano lì fossero spie del servizio militare[22]". »

Il caso Regeni (2016)

Giulio Regeni, un dottorando in commercio e sviluppo internazionale al dipartimento di politica e studi internazionali dell’università di Cambridge, scompare a Il Cairo, dove si trova per lavorare alla sua tesi, il 25 gennaio 2016 ed è trovato assassinato, il 3 febbraio, all'estrema periferia della città. Il cadavere si presenta semi nudo[23] e con segni di tortura. Le circostanze della morte, la reticenza delle autorità egiziane nel fornire informazioni agli inquirenti italiani, lo scontro tra Governo italiano e egiziano susseguente all'omicidio e il coinvolgimento (ipotizzato dai commentatori) degli apparati di sicurezza civili e militari e della polizia egiziana nel sequestro del giovane, rimandano a una responsabilità diretta dei servizi segreti egiziani nell'omicidio.

Immediatamente dopo la scoperta del cadavere incominciano a circolare voci[24] sulla presunta omosessualità di Regeni, che lasciano intendere che l'omicidio possa avere un movente sessuale o legato all'omofobia islamica[25]. Questa non è però l'unica spiegazione della morte che cortocircuita sui media: si passa, versione dopo versione, dall'incidente stradale, all'omicidio a sfondo omosessuale, all'atto criminale fino all'uccisione per mano di spie dei Fratelli Musulmani compiuto per creare imbarazzo al governo di Al Sisi.

Una fonte anonima (ritenuta non credibile[26]), il 6 aprile 2016, rivela al quotidiano "La Repubblica" l'uso strumentale dell'omosessualità nel caso Regeni come depistaggio:

«  Dopo la sua morte, sempre secondo quello che sostiene l'anonimo, "Giulio viene messo in una cella frigorifera dell'ospedale militare di Kobri al Qubba, sotto stretta sorveglianza e in attesa che si decida che farne". La "decisione viene presa in una riunione tra Al Sisi, il ministro dell'Interno, i capi dei due Servizi segreti, il capo di gabinetto della Presidenza e la consigliera per la sicurezza nazionale Fayza Abu al Naja", nelle stesse ore in cui il ministro Guidi arriva al Cairo chiedendo conto della scomparsa di Regeni. "Nella riunione venne deciso di far apparire la questione come un reato a scopo di rapina a sfondo omosessuale e di gettare il corpo sul ciglio di una strada denudandone la parte inferiore. Il corpo fu quindi trasferito di notte dall'ospedale militare di Kobri a bordo di un'ambulanza scortata dai Servizi segreti e lasciato lungo la strada Cairo-Alessandria"[27]»
Striscione sul caso Regeni, municipio di Milano.

Note

  1. Stefano Bolognini, "Giochi" di spie, "Pride", marzo 2016, pp. 8-9.
  2. Pietro Citati, L'affare tabacchi, il primo scandalo, "www.corriere.it", 6 novembre 2012.
  3. Enrico Oliari, 27 agosto 1869, processo a Firenze: il deputato Cristiano Lobbia contro l'ex frate Giuseppe Lai, "www.culturagay.it", 22 febbraio 2004.
  4. Sul caso esiste un'ampia bibliografia. Si veda per esempio: Arianna Arisi Rota, 1869: il Risorgimento alla deriva. Affari e politica nel caso Lobbia, Il Mulino, Bologna 2015, e Gian Antonio Stella, I misteri di via dell'Amorino, Rizzoli, Milano 2012.
  5. Massimo Consoli, “Ompo”, n. 1, aprile 1975.
  6. Falcone Lucifero, L'ultimo re. I diari del ministro della Real Casa, 1944-1946, Mondadori, Milano 2002, pagine XI e 586: Cfr. le annotazioni in data 19 febbraio 1944 e quelle, che riportano un giudizio di Croce sull'argomento, in data 20 settembre 1944. Più avanti, Lucifero, ormai già ministro della Real Casa, riceverà il dossier dal capo della polizia e provvederà a bruciarlo (cfr. annotazioni del 26 marzo 1946 e del 4 aprile 1946).
  7. Mimmo Franzinelli, Il piano Solo. I servizi segreti, il centro-sinistra e il «golpe» del 1964, Mondadori, Milano 2010, pagina ......
  8. Stefano Bolognini, "Giochi" di spie, "Pride", marzo 2016, pp. 8-9.
  9. Lanfranco Palazzolo, Gay, la "tolleranza" del Pci, "Il Velino - Cultura", 10 febbraio 2007.
  10. Relazione sulla documentazione, concernente gli «omissis» dell'inchiesta SIFAR, 28 dicembre 1990, pp. 62-66.
  11. Andrea Pini, Quando eravamo froci, Il Saggiatore, Milano 2011, pp. 40-41.
  12. Nino Lanzetta, Sullo e "Il Borghese", "www.ildialogo.org", 30 marzo 2015.
  13. Emiliano Di Marco, Dietro le quinte del Potere. L'enigmatico generale del SID, Nicola Falde, "www.agoravox.it", 29 dicembre 2014.
  14. Audizione Gianadelio Maletti, seconda parte, resoconto stenografico, 3 marzo 1997.
  15. Aldo Giannuli, Da Crispi a Scelba Lo scandalo sessuale nella lotta politica , "l'Unità", 30 agosto 2009, p. 7.
  16. v. Concetto Vecchio, Come lavorano gli 007 italiani, "La Repubblica", 28 gennaio 2010.
  17. Anonimo, Marrazzo ricattato per un video hard. Il Governatore: "E' una bufala. Non mollo", "www.repubblica.it", 23 ottobre 2009.
  18. Anonimo, [http://www.corriere.it/politica/09_ottobre_27/marrazzo_dimissioni_4663411e-c2e0-11de-9afa-00144f02aabc.shtml Marrazzo, ufficializzate le dimissioni «Basta, voglio chiudere con la politica»], "www.corriere.it", 27 ottobre 2009.
  19. Anonimo, Brenda, dopo aggressione sparito mazzo di chiavi, "www.ansa.it", 26 novembre 2016.
  20. Giulio De Santis, Ricatto a Marrazzo: si riapre il giallo del pusher dei trans, autopsia forse falsificata, "http://roma.corriere.it/", 28 gennaio 2014.
  21. Anonimo, Cassazione, «imboscata» a Marrazzo L'ex governatore: «Su di me tante falsità», "roma.corriere.it", 19 aprile 2010.
  22. Stefano Bolognini, "Giochi" di spie, "Pride", marzo 2016, pp. 8-9.
  23. Amina Ismail, Body of Italian student shows signs of torture: Egyptian officials, "www.reuters.com", 4 febbraio 2016.
  24. Giulia Paci, “Così hanno ammazzato Giulio”, "www.lastampa.it", 6 febbraio 2016.
  25. Anonimo, Cairo Giulio Regeni Condannato a morte perchè omosessuale?, "www.corsera.it", s.d. ma 2016.
  26. Viviana Mazza, Mail anonime: «Vertici implicati nelle torture a Giulio Regeni». Il contenuto era su Facebook già due mesi fa, "www.corriere.it", 6 aprile 2016.
  27. Carlo Bonini, "Ecco chi ha ucciso Giulio": l'accusa anonima ai vertici con tre dettagli segreti sul caso Regeni, "La Repubblica", 6 aprile 2016, p. 3.

Voci correlate

Bibliografia

Link esterni