Scandalo dei Vanchetoni (1875)

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L'Oratorio dei Vanchetoni oggi.

Lo "Scandalo dei Vanchetoni" fu uno scandalo omosessuale scoppiato a Firenze nel 1875. Coinvolse l'Arciconfraternita di San Francesco, associazione laica detta dei “Vanchetoni” o dei "Bacchettoni", dedicata all'insegnamento dello dottrina cristiana, che gestiva un oratorio in via Palazzuolo 17 a Firenze. Come molti scandali di questo periodo divenne rapidamente uno scontro fra Chiesa cattolica e mondo anticlericale.

I fatti

Il periodico triestino "Alba" riassume in questo modo lo svolgimento dei fatti:

« Non è molto tempo, un individuo si presentava al delegato di pubblica sicurezza, nella sezione di S. Maria Novella, e gli rivelava certe nefandezze che si commettevano nella chiesa dei Vanchetoni in Palazzuolo.

In questa chiesa si riuniva già una Confraternita e la sua amministrazione dipende dal Consiglio provinciale.
Molti ragazzi andavano nella chiesa in certi dati giorni per impararvi il catechismo ivi insegnato ora da due ex frati, che vestono l'abito di preti.
Ambedue gli ex frati hanno ciascuno l'età di circa 40 anni. Attiravano i fanciulli nella chiesa col pretesto dell'insegnamento religioso, mentre impartivano il quale la chiesa restava chiusa: e, allorché i fanciulli erano ivi raccolti, ne studiavano l'indole e cercavano famigliarità con quelli, che appunto sembravano loro di indole meno risoluta e più dimessa. Poi li facevano rimaner soli uno ad uno, e di questi fanciulli inesperti i due frati abusavano nel più orrido modo.
Impossibile è il ridire le schifose brutture, le violenze, le turpezze di ogni sorta che questi due frati scellerati hanno commesso, abusando della innocenza di fanciulli in tenerissima età e adoperando perfino gli arredi e i simboli sacri della religione a sfogo delle loro sozzure.
Mai la fantasia più sbrigliata dei più osceni novellieri è andata tant'oltre quanto le opere dei due ex-religiosi: ad essi debbono esser sembrate innocenti anche le pagine più salaci di Petronio. Appena la questura ebbe sentore che si commettevano tali enormità, fece indagini segrete e accurate e riuscì in poco tempo ad ottener confessioni e a distrigare [sic] i fili arruffati di questa matassa scompigliatissima.
Varii sono i fanciulli che patirono onta e sfregii vituperevoli dalla incontinente e infernale lussuria fratesca: e non paghi di tanta strage i due frati si vituperavano a vicenda, l'un con l'altro, dinanzi ai fanciulli già stati loro vittime, obbligandoli, durante simili atti, che fanno raccapricciare, agli uffici più ignominiosi.
Il giudice istruttore ha cominciato ad occuparsi degli obbrobriosi e non più misteriosi delitti, commessi nella chiesa dei Vanchetoni: la popolazione è indignatissima.
Intanto, udiamo con sorpresa che nessuno dei due frati fu ancora arrestato e abbiamo anzi da buona fonte che uno di essi è fuggito[1]»

Il resoconto dei quotidiani

Il 19 novembre 1875 il prete don Mansueto Rossi, già frate, fu arrestato, di notte, "nella sua casa in Porta Rossa", per "turpissimi fatti avvenuti nella chiesa dei Vanchetoni"[2]
Il 21 novembre fu arrestato, con un appostamento in borghese nei pressi della sua abitazione, il cinquantenne don Filippo Conforti, che per non farsi riconoscere s'era vestito in abiti laicali[3].
Il 3 giugno 1876 il primo sarebbe stato condannato a 12 anni di lavori forzati, e il secondo a 10 anni[4]. I giornali non entrarono dei dettagli dei reati, limitandosi a dire che erano della stessa natura di quelli dello Scandalo degli Ignorantini di Torino (1863) e di quello di Padre Stanislao Ceresa. Assieme a loro fu condannato, a sei anni, un valigiaio, certo Cappugi.
L'episodio fu occasione di episodi di anticlericalismo spicciolo anche a livello popolare, come quello riportato il 26 giugno dalla "Nazione", relativo a un prete che aveva preso a pugni un vetturino che lo aveva apostrofato come "don Mansueto"[5].
La sentenza sarebbe stata confermata l'anno successivo, il 27 ottobre 1876, dalla Corte d'Assise di Arezzo, mantenendo invariata la pena per don Mansueto e per Cappugi, mentre la concessione delle circostanze attenuanti avrebbe ridotto la pena di don Conforti a sei anni e due mesi[6].

Note

  1. Anonimo, Ai protettori dei gesuiti dedichiamo questi frutti clericali levati da diversi giornali, "L'Alba. Giornale politico bimensile", anno V, n. 9, 11.12.1875, p. 4.
  2. Anonimo, Corriere del mattino, "Gazzetta piemontese", 19.11.1875, p. 3.
  3. Anonimo, Corriere del mattino, "Gazzetta piemontese", 21.11.1875, p. 3.
  4. Anonimo, (Senza titolo), "Corriere della Sera", 03.06.1876, p. 3.
  5. Ripreso il giorno successivo in: Anonimo, Fatti diversi. Un prete e un vetturino, "Corriere della sera", 27.06.1876, p. 3.
  6. Anonimo, Corriere giudiziario, "Corriere della Sera", 29.10.1876, p. 3.

Bibliografia

  • 1875 11 19 - Anonimo, Corriere del mattino, "Gazzetta piemontese", 19.11.1875, p. 3. (Inizio a Firenze dello Scandalo dei Vanchetoni (1875)).
  • 1875 11 21 - Anonimo, Corriere del mattino, "Gazzetta piemontese", 21.11.1875, p. 3. (Arresto di don Filippo Conforti).
  • 1875 12 11 - Anonimo, Ai protettori dei gesuiti dedichiamo questi frutti clericali levati da diversi giornali, "L'Alba. Giornale politico bimensile"", anno V, n. 9, 11.12.1875, p. 4. (Dedicato interamente a riassumere questo scandalo).
  • 1876 06 03 - Anonimo, (Senza titolo), "Corriere della Sera", 03.06.1876, p. 3. (Condanna dei due principali colpevoli nello Scandalo dei Vanchetoni (1875) a Firenze: don Mansueto Rossi e don Filippo Conforti).
  • 1876 06 27 - Anonimo, Fatti diversi. Un prete e un vetturino, "Corriere della sera", 27.06.1876, p. 3. (Vendetta di un prete fiorentino apostrofato col nome di uno dei protagonisti dello Scandalo dei Vanchetoni, don Mansueto Rossi). Lo stesso testo è ripreso anche da: Anonimo, Firenze, 26, "Gazzetta piemontese", 28.06.1876, p. 3.
  • 1876 10 29 - Anonimo, Corriere giudiziario, "Corriere della Sera", 29.10.1876, p. 3. (Conferma condanne in Assise).

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