Rosy Bindi

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Rosy Bindi.

Rosy Bindi, all'anagrafe Maria Rosaria Bindi (Sinalunga, 12 febbraio 1951) è una politica italiana, già presidente del Partito Democratico e vicepresidente della Camera dei deputati.

Dopo l'uscita dal suo partito di Paola Binetti, è la principale esponente pubblica dell'opposizione cattolica alla parità di diritti per le persone omosessuali, pur rappresentando un'opposizione almeno esteriormente più "moderata" rispetto alle posizioni "oltranziste" di alcuni compagni dell'area clericale del suo partito.

Opposizione ai pari diritti dei gay

Un elenco delle occasioni in cui l'on. Bindi s'è opposta con succcesso alla parità di diritti fra cittadini etero- ed omosessuali è stato stilato da Gianluigi Melesi e Giuliano Federico, che fra le altre cose elencano:

« 5) Durante la discussione della legge contro le discriminazioni sul lavoro (che recepiva la normativa comunitaria) nel 2000 Rosi Bindi e il suo gruppo del Partito Popolare fecero insabbiare la normativa che prevedeva la non discriminazione per orientamento sessuale. La legge è stata fatta poi dal Governo Berlusconi, segnatamente dal ministro Prestigiacomo.

6) Rosi Bindi in qualità di ministro della Famiglia ha imposto l'esclusione dalla finanziaria di un emendamento che parificava i conviventi ai coniugi nelle imposte di successione, abolite poi da Berlusconi e reintrodotte invece dal Governo Prodi del 2006-2008 con aliquote fino al 25%, ma solo per i conviventi non sposati, evidentemente omosessuali: due conviventi eterosessuali pur di ereditare una casa e risparmiare il 25% possono sposarsi. (...)
7) Di fronte alla reazione del mondo gay alla reintroduzione delle imposte di successione solo per le coppie gay, il Ministro Bindi fu costretta da un ordine del giorno alla Camera a legiferare sulle convivenze, al fine di mitigare l'effetto micidiale di questa decisione. Dopo essersi negata per giorni e giorni al Ministro Turco che aveva steso la bozza dei PACS partendo dalla proposta Grillini giacente in Parlamento (...), il Ministro Bindi propose i famosi DICO, un'accozzaglia di proposte persino peggiorative della legislazione delle sentenze. I DICO garantivano pochi diritti e solo dopo sette anni di convivenza o quindici. Il disegno di legge dei DICO era così improbabile da essere stato ritenuto dalla commissione affari sociali della Camera "irricevibile", perché pieno di strafalcioni, contraddizioni e persino contrario a molte sentenze della Corte Costituzionale (es. il diritto di subentro immediato dei conviventi nel contratto d'affitto: per i DICO si parlava di 5 anni).
8) Successivamente al naufragio dei DICO (...), la Bindi si oppose in parlamento anche all'interno del PD a qualunque legge o clausola dello statuto che sancisse il reato di omofobia o discriminazione sulla base dell'orientamento sessuale. (...)
9) Sempre da Ministro del Governo Prodi 2006-2008, Rosi Bindi escluse i gay dalla conferenza della famiglia[1], dichiarando che i gay non sono famiglia.[2] »

Dichiarazioni sulla famiglia gay (2007)

« Alla conferenza nazionale sulla famiglia, che si terrà a Firenze, non ho invitato le associazioni omosessuali, ma solo quella dei genitori di persone gay. (...) So bene che questo causerà molte polemiche, ma alla conferenza i destinatari delle legge sulle convivenze non sono legittimati a partecipare.[3] »

Dichiarazioni sui Dico (2007)

« (11 marzo 2007) - Certo che ho sofferto. Certo che ho avuto paura di dannarmi l'anima. Ma sono convinta che i Dico non siano peccato, anzi, credo possano rappresentare semi di bene. È meglio la confusione, la promiscuità, la dispersione dell'amore? O invece la spinta a creare un legame, a dare stabilità agli affetti? Due omosessuali non possono sposarsi: non lo dice solo la Bibbia, ma l'intera civiltà giuridica. Se però prevale in loro l'ispirazione alla visione cristiana dell'amore, anziché alla sua dissipazione, da credente devo dolermene o rallegrarmene?[4] »

Dichiarazioni contro l'omogenitorialità

« (13 marzo 2007) - Il desiderio di paternità o di maternità gli omosessuali se lo scordano. (...) È meglio che un bambino stia in Africa con la sua tribù, piuttosto che cresca con due uomini o due donne, con genitori gay.[5] »

Dichiarazioni contro il matrimonio gay

Rosy Bindi.
« (11 marzo 2012) - Non userei mai la parola matrimonio perché credo che quella sia un istituto previsto dalla nostra Costituzione, prevista dalla nostra tradizione giuridica del nostro Paese, che lega quella parola al fondamento di una famiglia e all'unione eterosessuale.[6] »
« (18 giugno 2012) - Ci atterremo ai contenuti della Costituzione e a una consolidata giurisprudenza che non prevede il matrimonio per le coppie omosessuali. Sulla scia del lavoro fatto escludo che il programma del Pd conterrà questa proposta, come pure escludo che possa prevedere l'adozione per le coppie gay, alla quale sono personalmente contraria anche sotto un profilo scientifico.[7] »
(Replica di Giacomo Lagona)
« (18 giugno 2012) - Rosi Bindi continua ad avvitarsi su di un rifiuto ideologico di partenza al matrimonio civile tra persone dello stesso sesso, cancellando la verità: non esiste alcun limite o impedimento nella nostra Costituzione al matrimonio gay come diverse sentenze hanno stabilito. L'ultima della Cassazione, la 4184/2012, dice che è già nella disponibilità del Legislatore ordinario estendere il matrimonio civile alle coppie dello stesso sesso, il che significa che se può farlo questo è conforme alla Costituzione.[8] »

Il 14 luglio 2012 l'on. Bindi, nel ruolo di presidente dell'Assemblea nazionale del Partito Democratico, ha impedito che fossero messi al voto due ordini del giorno che chiedevano la discussione del tema del matrimonio gay.[9]

Il 19 luglio 2012, durante un dibattito alla Festa del Pd di Roma, viene duramente contestata da alcuni attivisti gay, tra i quali Saverio Aversa e Andrea Maccarrone, e reagisce stizzita dichiarando che non possono essere accolte facilmente le richieste di una minoranza. I contestatori replicano: Noi siamo comunità, minoranza sarai tu che sei omofoba!. L'atteggiamento nervoso e infastidito della presidente del Pd provoca l'intervento di alcuni suoi sostenitori che minacciano fisicamente l'incolumità dei protagonisti della protesta. L'on. Bindi ribadisce la sua convinzione sul carattere "anticostituzionale" del matrimonio gay, si lascia sfuggire che i Dico erano stati pensati come concessione ai "vescovi", ed esprime l'opinione secondo cui costoro si sono nel frattempo "pentiti" di non averla accettata, minacciando il movimento che si pentirà nello stesso modo se non si accontenterà di poco:

« (19 luglio 2012) - Se tu ti presenti con il matrimonio gay, con questa Costituzione non passa in questo Paese. Ti tieni la situazione in cui sei adesso. (...) I vescovi che non volevano i Dico, dicevano che era un matrimonio. Voi non volete le unioni civili e dite che sono un Dico. (...) Ve la racconto così: i vescovi rimpiangono i Dico, e voi rimpiangerete le unioni civili, se continuate ad andare avanti così con queste posizioni massimaliste.[10] »

Rosy Bindi torna a ribadire il suo "no" al matrimonio gay in un faccia a faccia con Nichi Vendola a Reggio Emilia il 3 settembre 2012 accampando, ancora una volta, un pretestuoso divieto Costituzionale al provvedimento e manipolando un pronuciamento della Corte Costituzionale, la Sentenza 138/2010, seguito da un pronuncimento della Corte di Cassazione, la Sentenza 4184/2012 che dicono esattamente l'opposto di quanto sostene l'ex ministro:

« (19 luglio 2012) - Non è perché sono credente, ma l'obbiettivo che ci possiamo porre è del riconoscimento delle unioni civili e non del matrimonio. Ed è perchè sono fedele alla carta costituzionale. La Costituzione italiana ci dice con chiarezza che mentre è possibile riconoscere i diritti delle coppie omosessuali non è pensabile l'istituto del matrimonio, come stabilito anche da una recente sentenza della Corte costituzionale.[11] »

Aggressioni verbali con accuse di lesbismo

Nel maggio 2006 l'on. Bindi, all'epoca Ministro per la famiglia, fu aggredita verbalmente durante una trasmissione televisiva dal senatore Maurizio Saia (di Alleanza Nazionale, all'opposizione), che dichiarò:

« Non credo che sia un segreto, non ho nulla contro le lesbiche, ma va chiarito che Rosy Bindi è lesbica. Per ciò non mi è sembrato, sul piano politico da parte di Rosy Bindi, corretto assumersi non il ruolo dell'economia o dell'istruzione, dove pure già avrei avuto delle difficoltà ad accettarla, ma il dicastero della Famiglia ad una persona che di famiglia non sa niente. (...) Di che famiglia parlerà la signora Bindi? Quella sui Pacs infatti è la prima uscita che fa: sono questi tutti gli aiuti verso la famiglia naturale che doveva proporre questo Governo?[12] »

L'aggredita ha ribattuto:

« Sono indignata per la volgarità dal senatore Saia. Mi riservo ampia facoltà di querela per le offese ricevute, anche nei confronti della trasmissione televisiva. (...) Vorrei ricordare che non solo va tutelata la sfera privata ma soprattutto non bisognerebbe dire menzogne sulle persone. Non avrei nessuna difficoltà a dichiararmi omosessuale se lo fossi.[13] »

Saia, definito "un imbecille" dall'on. Fini, leader del suo partito, fu costretto a scusarsi:

« "Lesbica" non è un'offesa. Ho anche un parente dichiaratamente omosessuale. (...) Se il ministro da questa vicenda si fosse ritenuta in qualche modo offesa o lesa nell'ambito della sua sfera privata, me ne dispaccio poiché non c'era nessuna volontà di attacco personale, ma si trattava soltanto di una considerazione di tipo politico. [14] »

Dino Amenduni ha preso posizione il 16 luglio 2012 contro le persistenti allusioni alla vita privata della Bindi, chiedendo se non sia un segno di omofobia l'insistenza ad attaccare la persona anziché le sue posizioni politiche. [15]

Le contestazioni del movimento lgbt

Nel 2012, in un momento di forte stallo dell'iniziativa politica del movimento gay, le ripetute dichiarazioni di Rosy Bindi contro il matrimonio tra persone dello stesso sesso, ricompattano le file dell'associazionismo che da il via ad una serie di contestazioni dirette all'esponente di centro-sinistra.

Rosy Bindi è contestata[16], il 6 settembre a Genova, dove Valerio Barbini, un esponente di SeL e di Arcigay, le si avvicina e le chiede, sotto gli occhi delle telecamere: "Presidente, perchè non posso sposarmi?". Rosy Bindi, nelle fasi concitate che seguono la domanda, risponde secondo la cronaca dell'evento:

« Ti auguro di fare tutto quello che vuoi nella vita, so che c’è una Costituzione in questo Paese” ha risposto Bindi. Ma proprio su ciò che dice la Costituzione, non c’è accordo: “La quale Costituzione dice che ci si può sposare – ha detto Barbini – l’ultima sentenza dice che il Parlamento, quindi anche voi, faccia una legge che lo permetta”. “La Costituzione me la porto dietro – ha risposto un po’ stizzita la presidente del Pd – ma probabilmente abbiamo una sentenza della Corte diversa” “Però la parità di diritti e l’uguaglianza dei cittadini è il matrimonio, il resto è discriminazione” ha replicato la Bindi, che ha polemicamente aggiunto “Penso che il matrimonio sia un istituto che è stato pensato storicamente per gli eterosessuali, potreste avere più fantasia nell’inventare un nuovo modo. »

Il giorno successivo Paolo Patanè, presidente di Arcigay, invierà una lettera aperta al Partito democratico sottolineando la falsità delle dichiarazioni sulla Costituzione espresse dalla Bindi e rimarcando la brutalità delle prese di posizione dell'eponente di centro-sinistra:

« Noi ci misuriamo con la realtà dell’ingiustizia ogni giorno, e la fantasia te la lasciamo volentieri: vogliamo l’eguaglianza. Che cosa avresti detto nell’America dell’apartheid a fronte della rivendicazione di libertà ed eguaglianza delle persone di colore? Dedicatevi ai sogni? Fantasticate[17]»

Rosy Bindi è poi fischiata a Torino, il 7 settembre 2012:

« mentre lei cercava di argomentare la contrarietà alle nozze omosessuali («istituto riservato agli eterosessuali»), ribadendo la linea, a suo dire, ufficiale del partito, dalla platea sono partiti fischi e contestazioni. «Vigliacca, questa posizione è retrograda», le ha urlato un ragazzo. Torino, insomma, si conferma una piazza particolarmente sensibile, come testimonia il seppur breve colloquio tra Daniele Viotti, militante democratico, promotore della campagna campagna “Vorrei ma non posso. It’s wedding time![18] »


Ancora, alla festa democratica di Bologna il 17 settembre 2012, Rosy Bindi è bersaglio[19] del lancio di riso e paillettes, al grido di "Viva gli sposi!", da parte di diverse sigle dell'associazionismo lgbt, in quella chè è la prima glitter bomb italiana. L'esponente politico non si scompone e dichiara "Mi avete fatto provare l'ebbrezza delle nozze ma non mi sono sposata". infine dal palco commenta:

« Non capisco perché nel momento in cui si fa un passo avanti si debbano creare delle contestazioni che magari rischiano di far fare un passo indietro non a me, non al partito, ma all'opinione pubblica del Paese. Se qualcuno non è convinto riponga il problema e rivolga questa domanda direttamente al segretario del partito. <...> Non mi lamento mai, ognuno può manifestare come vuole ma temo che sia controproducente per la battaglia che fanno. »

Della stessa opinione, dal palco del dibattito, il segretario bolognese del Partito democratico Raffaele Donini che è fischiato dal pubblico.

Hanno detto di lei

« Dario Accolla: Uno dei più grandi misteri della sinistra italiana e della sua componente GLBT più vicina al cosiddetto Partito Democratico è quella che si profila come un'acritica attribuzione di credibilità nei confronti di Rosy Bindi. [20] »

Note

  1. Marco Politi, Family day, Bindi e Di Segni fanno infuriare gli omosessuali, "La repubblica", 8 maggio 2007.
  2. Gianluigi Melesi e Giuliano Federico, in: Rosy Bindi e i gay, "Gay.tv", 19 febbrio 2011.
  3. Marco Politi, Family day, Bindi e Di Segni fanno infuriare gli omosessuali, "La repubblica", 8 maggio 2007. Si veda anche: Monica Guerzoni, Bindi e famiglia, strappo sui gay, "Corriere della sera", 8 maggio 2007.
  4. Aldo Cazzullo, Ho avuto paura di dannarmi l'anima, "Corriere della sera", 11 marzo 2007.
  5. Giovanna Casadio, Bindi fischiata da destra, ma lei spiazza i gay: Paternità e maternità potete scordarvele..., "La Repubblica, 13 marzo 2007.
  6. Matrimoni gay, a Sky TG24 Rosy Bindi, 11 marzo 2012.
  7. Bindi: «Niente nozze gay nel programma Pd», 18 giugno 2012.
  8. Giacomo Lagona, Il fanatismo di Rosi Bindi, "Lavika.it", 18 giugno 2012.
  9. Cubicamente (sic), Caos PD e matrimonio gay: il testo del documento della Commissione Diritti di Rosy Bindi, "Yes!Political", 15 luglio 2012 e Luca Telese, Lettura e traduzione del documento Bindi, "Lucatelese.it", 17 luglio 2012.
  10. Raffaello Binelli, Gay, Bindi contestata alla Festa dell'Unità , "Il giornale", 19 luglio 2012, e Irene Buscemi, Matrimoni gay, Bindi: 'Costituzione li vieta'. E scoppia la bagarre alla festa dell'Unità, "Il fatto quotidiano Tv, 19 luglio 2012 (registrazione video).
  11. Anonimo, Nozze gay, Vendola: "Voglio sposarmi" Bindi: "Sì ai diritti, no al matrimonio", in "Repubblica.it", 3 settembre 2012.
  12. Anonimo, «Bindi lesbica», il ministro insorge, "Corriere della sera", 24 maggio 2006, e Anonimo, Senatore di An: "Bindi è lesbica, via dal ministero della Famiglia", "La repubblica", 23 maggio 2006.
  13. Anonimo, «Bindi lesbica», il ministro insorge, "Corriere della sera", 24 maggio 2006.
  14. Anonimo, «Bindi lesbica», il ministro insorge, "Corriere della sera", 24 maggio 2006.
  15. Dino Amenduni, L'omofobia in troppi commenti su Rosy Bindi, "Il fatto quotidiano online", 16 luglio 2012.
  16. Anonimo, Rosy Bindi a Genova, polemica sui matrimoni gay, Barbini(Sel): “Presidente, perché non posso sposarmi?”, "Genova24.it", 6 settembre 2012.
  17. [[Paolo Patanè, Arcigay: Matrimonio, lettera aperta al Partito Democratico, "Arcigay.it", 7 settembre 2012.]]
  18. Anonimo, Nozze gay, pure Torino fischia la Bindi, "Lospiffero.com", 7 settembre 2012.
  19. Beppe Persichella, Riso e brillantini contro Rosy Bindi. La protesta del mondo gay bolognese, "Repubblica.it", 17 settembre 2012.
  20. Dario Accolla, I gay stanno tutti a sinistra, Aracne, Roma 2012, p. 34

Bibliografia

Voci correlate

Link esterni