Pride (dichiarazioni contrarie ai)

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Francesco Specchia (2011)

La froceria da carri carnevaleschi, le paillettes e le pose da Drag Queen distruggono in un minuto cinquant’anni di lotta alla discriminazione sessuale, così come il machismo idiota ed estremizzato di certa destra rese icone del cinema come John Wayne involontarie icone paranaziste[1].

Alessandro Cecchi Paone (2017)

«Qui in Italia c'è uno sbilanciamento di tono a favore della parte carnevalesca. Altrove al pride sfilano i poliziotti in divisa, gli avvocati in giacca e cravatta, i medici in camice. Noi a tale risultato non siamo ancora arrivati. Ci sarebbe bisogno di un riequilibrio. Da questo punto di vista siamo in ritardo, ma col passare degli anni anche noi, come in Australia, in America, in Canada, arriveremo a una sfilata annuale in cui si celebra semplicemente la voglia degli omosessuali di non soffrire più e l'affermazione importante che gay, lesbiche e anche transgender hanno nella società a tutti i livelli e in tutti i mestieri. Senza nascondersi dietro al nudo o ai costumi colorati. L'eccessiva ostentazione può ancora essere controproducente, perché guardando il pride non arriva il messaggio vero, cioè quello che le persone omosessuali sono per lo più professionisti e persone normalissime»[2].

Mauro Coruzzi (Platinette)

«Io dell'ostentazione ne ho fatto un mestiere, in qualche modo. Mi limito a dire che non è detto che una persona omosessuale non possa essere un conservatore e che l'ostentazione è tanto carina quanto insopportabile per qualcuno, e capisco che possa esserlo»[3].

Klaus Davi

«Non credo che il mondo gay voglia identificarsi più di tanto in quella componente esagerata e appariscente che sfila al gay pride, ma non può nemmeno censurarla. Io credo che negli ultimi tempi il mondo omosessuale abbia fatto tesoro anche delle critiche, cercando di "imborghesire" un po' il gay pride. In ogni caso, penso che oggi come oggi non interessi più a nessuno l'orientamento sessuale delle persone, non fa più notizia. Comunque, l'eccesso come immagine non identifica più un mondo che si è molto imborghesito: ormai ci sono capi di Stato, di banche, d'industria, che sono gay. Tutto considerato, comunque, non la ritengo una manifestazione nociva»[4].

Cristiano Malgioglio

«A me piacciono le iniziative quando non diventano carnevalate. Io l'ultimo gay pride l'ho fatto a Cuba con la figlia del Presidente Raùl Castro, Mariela. Lei ha fatto tantissimo per la comunità omosessuale. Un tempo ti tagliavano i capelli e ti buttavano in galera, ora le persone gay non vengono più discriminate. Lì la marcia è bellissima. Qui se si continua con l'ostentazione eccessiva non si va da nessuna parte e non si vincono neanche le battaglie: è giusto che il gay pride ci sia, ma non mi piace il carnevale di Rio»[5].

Daniele Priori

<L'ostentazione> «non è solo controproducente, è il contrario di ogni minimo buon senso. (...) Quest'anno in particolare è stato scelto di dare un taglio ancora più trasgressivo alla manifestazione. Si sta rilanciando il tema della politica dei corpi, che è un tema anni '60, quando il corpo diventava strumento di provocazione, e adesso però diventa ridicolo. Fatte le unioni civili - e non grazie al gay pride, ma alla sentenza della Corte Europea dei diritti dell'uomo che ha condannato l'Italia - l'altra battaglia ora è per la stepchild adoption. E non si può pensare di avere la legittimità per parlare di adozioni e bambini andando per strada a esporre la mercanzia in maniera assolutamente provocatoria: vuol dire darsi la zappa sui piedi. Quello che manca a queste persone è l'onestà intellettuale, che invece è importantissima quando si parla di temi così rilevanti»[6].

"Il Mattino" (Salerno), 2017

E' il luogo comune dell'eccesso, visibile in alcune manifestazioni dell'orgoglio gay, e non solo. Dalle sfilate del Gay Pride alle provocazioni urlate, quasi che la dimensione del dare scandalo fosse la sola modalità per dichiarare la propria esistenza, queste esibizioni reiterate finiscono per per proporre una trasgressione che troppo somigliano a uno stereotipo. (...) Intendiamo, senza spirito polemico, chiederci se certe esuberanze, ben lunghi dal risultare assertive, non rischino di essere conformismi al contrario, di soffocare proprio le identità, di far torto alle complessità delle sostanze umane. Di produrre percorsi di autoesclusione, che inchiodano a una presunta trasgressione classificabile unicamente come veicolo di emarginazione. Offrendo il destro a quella morbosa curiosità che (...) occorre scongiurare con qualsiasi mezzo[7].

Roberta Mezzasalma (candidata trans dell'Udc), 2017

Io penso che il Pride non faccia altro che aizzare le persone contro gli omosessuali. Se tu vuoi far valere i tuoi diritti non c’è bisogno che ti vesti da pagliaccio o vai in giro nuda. Io i miei diritti li faccio valere lavorando 24 ore al giorno[8].

Note

  1. Francesco Specchia, All'università insegnano a fare gli omosessuali, "Libero", 12 gennaio 2011.
  2. Simona Voglino Levy, "Che pagliacciata i gay pride", parola di veri omosessuali, "Libero", 25 giugno 2017
  3. Simona Voglino Levy, "Che pagliacciata i gay pride", parola di veri omosessuali, "Libero", 25 giugno 2017
  4. Simona Voglino Levy, "Che pagliacciata i gay pride", parola di veri omosessuali, "Libero", 25 giugno 2017
  5. Simona Voglino Levy, "Che pagliacciata i gay pride", parola di veri omosessuali, "Libero", 25 giugno 2017
  6. Simona Voglino Levy, "Che pagliacciata i gay pride", parola di veri omosessuali, "Libero", 25 giugno 2017
  7. Editoriale non firmato, Ma gli stereotipi vanno aboliti tutti, "Il Mattino (Salerno)", 2 agosto 2017. Online qui e qui.
  8. Redazione, Sicilia, una trans in lista con l’Udc: “L’omosessualità è una disgrazia”, "Gay.it", 5 ottobre 2017.

Voci correlate

Bibliografia

Link esterni