Pagina frocia

Da Wikipink - L'enciclopedia LGBT italiana.
Voce a cura di Riccardo Strappaghetti e Giovanni Dall'Orto, liberamente modificabile.
La spartana testata della "Pagina frocia".
La Pagina frocia fu una pagina autogestita dal movimento gay, che uscì settimanalmente nel quotidiano "Lotta Continua", uno degli organi della sinistra extraparlamentare italiana, per sette mesi, dal novembre 1979 al maggio 1980.

Motivi della sua creazione

Il simbolo di "Lotta continua".

Il quotidiano "Lotta continua" era nato come organo del partito dallo stesso nome, che fra tutti i partiti del Sessantotto si caratterizzava come il più "machista" e il più legato ai miti della "virilità" proletaria e guerriera. Nel momento in cui fu tentato l'esperimento della "Pagina frocia" L.C. era però in crisi, a causa della diffusione di rivendicazioni femministe fra le sue militanti, che non erano più disposte ad aspettare il trionfo della Rivoluzione per risolvere le contraddizioni causate dai diversi ruoli di potere all'interno della sinistra. L'accusa più comune era che se la destra vedeva le donne come "angeli del focolare", la sinistra rivoluzionaria le vedeva come "angeli del ciclostile", relegandole a ruoli di segreteria e accudimento, ma lasciando che il comando restassero monopolio dei maschi.

Secondo l'impostazione veteromarxista prevalente nei gruppuscoli dell'epoca, ogni sforzo andava dedicato alla soluzione dei problemi che nascevano dall'organizzazione economica capitalistica, detti "problemi strutturali"; tutto il resto, essendo visto come dipendente in ultima analisi dalla "struttura", era definito "sovrastrutturale". L'opinione prevalente era che i problemi sovrastrutturali, come la contraddizione uomo-donna, pur non essendo "falsi" problemi, fossero comunque tali da non poter essere risolti se non risolvendo la radici da cui derivavano, ossia l'organizzazione capitalistica.

Se la lotta delle donne trovava un serio ostacolo in questa ideologia, quella degli omosessuali trovava una vera e propria barriera. L'idea che esistesse una "questione gay" e che essa potesse essere "politica" fu accolta infatti con un atteggiamento misto di scandalo e divertimento (insultare gli avversari politici dando loro dei "culattoni" era considerato perfettamente legittimo). A ciò contribuì la permanenza, fra i militanti di tutta la sinistra comunista, sia del PCI che "extraparlamentare", della condanna dell'omosessualità come "degenerazione piccolo-borghese", condanna nata nell'Unione sovietica sotto Stalin e mai rinnegata.
Secondo questa formula, l'omosessualità era un vizio a cui cedeva sempre più, per sfinimento dei sensi, l'ormai condannata borghesia, man mano che si avvicinava in quanto classe sociale al punto della perdita completa delle energie. I proletari, invece, erano "sani", e non avevano questo problema, salvo quando fossero stati corrotti, per denaro, dai borghesi.
Date queste premesse, è facile immaginare quali rapporti si fossero innescati fra il neonato (1971) movimento di liberazione omosessuale italiano, e la "sinistra extraparlamentare", dalla quale proveniva all'inizio la schiacciante maggioranza dei e delle militanti omosessuali.

"Il personale è politico"

I primissimi anni del movimento di liberazione omosessuale in Italia sono caratterizzati da una battaglia compiuta su due fronti: da un lato l'omofobia sociale in senso lato, ma dall'altro un'incessante, sfibrante guerriglia contro i partiti di provenienza o appartenenza dei militanti lgbt, per costringerli ad "aprirsi" alle tematiche del movimento stesso. L'unico partito ad offrire immediatamente spazio e appoggio al movimento gay fu il Partito radicale (che però era di tradizione liberale e non marxista, e quindi vissuto come "estraneo" da molti militanti), seguito alla fine degli anni Settanta da una riluttante sinistra extraparlamentare, mentre il PCI avrebbe rimandato il "disgelo" fino al 1985/87.

"Il personale è politico" fu negli anni Settanta lo slogan che sintetizzò la contestazione della netta divisione fatta allora tra "problemi politici" (importanti, da risolvere con una battaglia sociale) e "problemi personali" (forse importanti per la persona, ma non a livello sociale, quindi da rinviare fino al giorno in cui fossero stati risolti i "problemi politici"). Lo slogan sottolineava invece la dimensione politica di problemi, quali quello della condizione della donna, che non avevano nulla di "personale" e tutto di "socialmente costruito". La questione omosessuale, ovviamente, era stata riconosciuta come uno di questi problemi, che pur essendo spacciati per individuali, addirittura psichiatrici, erano in realtà creati dal nulla dalla condanna sociale.

La concessione della "Pagina frocia" fu insomma un tentativo da parte della redazione di "Lotta continua" di venire a patti con il cambiamento in atto, che aveva già portato alla "liquefazione" de facto del partito dopo la ribellione della componente femminista al congresso del 1976, anche se il quotidiano riuscì a sopravvivere con le proprie forze sino al 1982.

Portavoce del movimento gay

La "Pagina frocia" del 20 dicembre 1979.

Oggi è facile sottovalutare l'importanza che ebbe "La pagina frocia" (una pagina appena ogni sette giorni!) per il movimento gay italiano, che si vedeva ancora tagliato fuori da tutti i mezzi d'informazione, in un'epoca in cui non esistevano né Internet né l'email.
Fino alla metà degli anni Ottanta, prima della crisi dell'Aids (1985), la televisione deliberatamente censurava la tematica omosessuale, e gli altri quotidiani di sinistra erano ancora indecisi sullo spazio da "concedere" alla questione omosessuale, che molti redattori e lettori continuavano a vivere come una "distrazione" dai "reali" problemi politici dell'Italia.

Anche per quanto riguarda i periodici lgbt, fino a "Babilonia" (1982) il movimento non riuscì mai a raggiungere una dimensione di massa: "Lambda" avevano un pubblico di al massimo 500 persone a numero, e Fuori!, oltre a non avere un pubblico più ampio, usciva con estrema irregolarità, a volte con un unico numero all'anno. Questi periodici erano in vendita esclusivamente nelle librerie "di sinistra", di cui solo poche, grandi città erano dotate.
Al contrario, "Lotta continua" arrivava nelle edicole di tutti i principali centri abitati, ed oltre a ciò poteva essere acquistata senza che l'edicolante scoprisse che il suo cliente era gay, cosa che all'epoca costituiva un problema per molti.

Per questi motivi "La pagina frocia" riuscì ad essere uno spazio sia d'informazione che di collegamento per una realtà che, dopo la scissione tra il Fuori! e i "Collettivi autonomi" nel 1976, era sempre più polverizzata.

Il nome, nell'utilizzo provocatorio (ma comunissimo in quel periodo) dell'insulto "frocio" come termine d'orgoglio, voleva ribadire la propria estraneità agli accomodamenti con la morale borghese e con la sua "pruderie"; accomodamenti di cui era accusato sempre più il Fuori!, e di cui sarebbe stata di lì a poco accusata Arcigay. Già dal titolo della pagina si comprende insomma che "la pagina frocia" si caratterizzasse come portavoce della galassia dei "Collettivi autonomi" (del resto il Fuori! poteva contare sugli organi d'informazione del Partito radicale).

In un'epoca in cui gli articoli andavano consegnati a mano o spediti per posta, la contiguità fisica era importante, e di fatto, pur essendo presentata come una realtà collettivamente gestita da tutto il movimento gay italiano, "La pagina frocia" fu gestita fisicamente dai militanti del movimento gay romano, fra i quali Massimo Consoli e "Marco coi ricci" (Marco Sanna).
Il bilancio dell'esperimento fu positivo, e senz'altro mostrò l'esistenza di un mercato nazionale per l'informazione "gay" rendendo plausibile la scommessa, apparentemente azzardata, di "Babilonia".

La scomparsa dalla pagina, prima ancora di quella del quotidiano che la ospitava, non va attribuita a scarso interesse dei lettori, bensì alla crisi del movimento di cui era portavoce, che andava sfilacciandosi e perdendo militanti man mano che il "riflusso" rendeva non più praticabile la politica intransigente di rifiuto del dialogo con le "istituzioni borghesi"[1]. Tuttavia nel 1983 il gruppo che gestiva "La pagina frocia" avrebbe contribuito, assieme ad altre realtà come il "Collettico Narciso", alla fondazione del Circolo Mario Mieli.

Il progetto

L'annuncio della creazione della "Pagina frocia" si ebbe nel numero di "Lotta Continua" del 6 novembre 1979, con un pezzo che rende chiari i vari elementi che avevano reso auspicabile l'esperimento:

« Gli omosessuali preparano il loro «anno 80». Concluso il convegno a Roma, con un ricco programma di iniziative pubbliche.

Un'assemblea e la proiezione del film Box match, hanno concluso domenica sera il II Convegno degli/delle omosessuali. Dopo la prima giornata, caratterizzata dal tono molto ufficiale della conferenza stampa, la discussione è andata avanti nelle commissioni che indubbiamente sono state sedi per un confronto più personale, più intimo e anche propositivo. Ed infatti dal dibattito delle commissioni sono scaturiti i punti discussi nell'assemblea di domenica, riuniti poi in una mozione finale del convegno. Si tratta di un programma per «l'anno 1980». Il convegno si è proposto la creazione di una struttura capillare di collettivi.

Per quanto riguarda il problema di coordinare queste strutture è prevista: una pagina frocia settimanale in via sperimentale su "LC", che dovrà essere gestita dall'intero del movimento gay, insieme con la redazione del giornale, una riunione periodica di un Comitato di coordinamento, composto dagli interessati, dai collettivi, e da tutte le realtà locali: incontri tra i collettivi per conoscersi meglio, scambiarsi esperienze e progetti.

L'assemblea ha espresso anche la sua adesione alla lotta contro i licenziamenti alla FIAT e nelle altre fabbriche. «Tali licenziamenti rivelano la volontà criminalizzatrice e normalizzatrice nei confronti di quanti (froci, lesbiche, drogati, oppositori al regime...) non sono inseribili nel modello di operaio voluto dal padronato, oltre che dai sindacati, e dal PCI... ».

L'assemblea ha preso posizione - e propone iniziative di lotta - contro le normative civili e militari che discriminano le forme di sessualità che non rientrano nella «norma», in particolare l'art. 28 e le disposizioni repressive contenute nello Statuto dei lavoratori. Nella mozione gli omosessuali hanno espresso la loro protesta contro la decisione della polizia di vietare la loro manifestazione a Roma[2] sabato scorso. Inoltre, esprimono la loro solidarietà con i compagni del movimento Scuola-Lavoro che hanno ospitato il convegno, «il Comune di Roma e l'Opera Universitaria - dicono nella mozione - hanno dimostrato la loro ottusità politica ostacolando ripetutamente la nostra ricerca di spazi per il convegno».

Sono stati decisi diversi appuntamenti. Le donne lesbiche ne hanno fissato uno in dicembre per preparare un convegno nella primavera del prossimo anno. Un incontro/seminario sul problema del giornale "Lambda", la sua ristrutturazione, e la creazione di redazioni locali, si terrà a Roma l'8 e il 9 dicembre. Sabato 24 novembre, in ricorrenza dell'assassinio di un omosessuale accaduto nel '75 e di altri fatti di violenza ai danni di omosessuali che si sono verificati recentemente in diverse città d'Italia, si terrà a Pisa una manifestazione del movimento gay. Il 25, sempre a Pisa, ci sarà un incontro nazionale per discutere il rapporto tra omosessualità e mass-media. È in preparazione un convegno degli insegnanti omosessuali per presentare un progetto d'informazione sessuale nelle scuole e delle proposte contro le leggi discriminatorie nei loro confronti. Fin da ora è stata proposta per il 28 giugno 1980 (undicesimo anniversario della rivolta frocia di New York) una giornata internazionale dell'orgoglio omosessuale (Gay Pride) da tenersi a Bologna[3]»

Elenco

Elenco delle "Pagine frocie" disponibili online: <elenco in costruzione>

Note

  1. Tuttavia secondo Gianni Rossi Barilli la decisione venne dal quotidiano che la ospitava: "In maggio perì anche la pagina frocia settimanale su "Lotta continua", per decisione della redazione del quotidiano. Arrivarono lettere di protesta che furono democraticamente pubblicate senza altri effetti. Spariva anche il tam-tam estemporaneo dei collettivi, con la rubrica che ne registrava religiosamente il moto perpetuo. Il movimento aveva perso la voce". (Gianni Rossi Barilli, Il movimento gay in Italia, Feltrinelli, Milano 1999, p. 131).
  2. Fino al 1998 tutte le manifestazioni gay a Roma furono sistematicamente proibite "per motivi d'ordine pubblico", in ultimo anche per ipocriti motivi di "protezione degli omosessuali da prevedibili aggressioni".
  3. Lotta Continua n. 244 (anno VIII), martedì 6 novembre 1979, pagina 2

Voci correlate