Omosessualità mediterranea

Da Wikipink - L'enciclopedia LGBT italiana.
Voce a cura di Giovanni Dall'Orto, liberamente modificabile[1].

"Omosessualità mediterranea" (o "omosessualità etnica") è una delle definizioni con cui è indicata una particolare concezione dell'omosessualità diffusa nei paesi di cultura latina (europea e sudamericana) e islamica del Mediterraneo, nonché nell'area balcanica.
È una concezione non legata alla religione (essendo diffusa in paesi cattolici, greco-ortodossi e mussulmani) né all'etnia (essendo diffusa in nazioni latine, arabe e balcaniche).
Una correlazione pare invece esistere fra struttura sociale patriarcale-contadina e omosessualità mediterranea: essa è infatti vitale nelle aree in cui l'industrializzazione è recente o agli inizi, mentre (in Paesi come l'Italia la Francia o la Spagna) non si riscontra nelle aree industriali e si dimostra più viva nelle stesse aree in cui la tradizione patriarcale-contadina resiste meglio.

Che cos'è l'omosessualità mediterranea

L'"omosessualità mediterranea" può essere definita come un riuscito tentativo di interpretare e armonizzare un comportamento omosessuale esclusivo all'interno del medesimo quadro di riferimento utilizzato per l'eterosessualità.
L'elemento più qualificante di tale concettualizzazione è la netta separazione fra colui che viene individuato come l'"omosessuale" in senso stretto, (cioè l'individuo che assume il ruolo "passivo" nel rapporto sessuale) e l'individuo che assume il ruolo "attivo".
Per indicare il "passivo" esistono parole specifiche (in Italia arruso o recchione / ricchione, che indicano l'omosessuale passivo che non si traveste, e femmenella (che indica l'omosessuale passivo che si traveste); in Spagna loca, in Brasile bicha, in Nord Africa zamel.... (Per comodità utilizzerò arbitrariamente nel resto del mio scritto il termine sud-italiano ricchione).
Al contrario l'"attivo" non si differenzia, né concettualmente né con un nome a sé, dal maschio/macho eterosessuale.

Le conseguenze di questa diversa interpretazione dell'omosessualità sono importanti e saltano subito all'occhio.

  1. In primo luogo solo il ricchione, cioè l'omosessuale passivo (riconoscibile esteriormente da un comportamento effeminato, che nel caso del femmenella arriva al travestitismo vero e proprio) sente il bisogno di costruire una sottocultura, di creare un gergo, di favorire la socializzazione coi suoi "simili".

La sottocultura omosessuale, nelle aree in cui è ancora vivo il modello dell'"omosessualità mediterranea", è in realtà la sottocultura dei ricchioni.

  1. In secondo luogo i membri della sottocultura ritengono generalmente inconcepibile avere rapporti sessuali l'uno con l'altro.

Il rapporto sessuale fra due ricchioni è indicato dal gergo con espressioni ironiche, come "lesbismo" o "fare l'uncinetto" (implicando che questo tipo di rapporto non sia altro che un coito fra due "donne", a cui manca l'apporto del "vero maschio"). Nell'ottica di questa sottocultura hanno significato solo i rapporti sessuali fra un ricchione ed un "maschio". I rapporti fra due "maschi" o due "ricchioni" sono privi di senso, se non inconcepibili.

Vantaggi dell'omosessualità mediterranea per la società

Questo approccio all'omosessualità presenta numerosi vantaggi per la società.

  • Il primo è che inserendo l'omosessualità all'interno della dicotomia maschile/femminile, attivo/passivo, si disinnesca l'elemento eversivo e scandaloso che il comportamento omosessuale contiene: la presenza del maschio (per definizione "attivo") in ruoli sessuali "passivi" (per definizione "femminili").
  • Poi, affermando che chiunque abbia un ruolo "attivo" in un rapporto omosessuale è comunque in realtà un "maschio", mentre chiunque rivesta un ruolo "passivo" è comunque in realtà una specie di "femmina" (femmenella), il valore assoluto della dicotomia maschio-attivo contro femmina-passivo viene salvaguardato.

Anzi, esso viene addirittura riaffermato, proprio perché persino chi si sottrae al "naturale" corso delle cose, mostra di vivere poi la sua trasgressione secondo i modelli tradizionali.

  • Inoltre l'aspetto grottesco, caricaturale del ruolo del ricchione costituisce un monito a quanti sentono in sé tendenze omosessuali.

L'alternativa proposta alla società è chiara: da un lato vivere in modo esclusivo e aperto i propri desideri, ma abbassandosi al livello di un essere caricaturale, la "checca". Dall'altro vivere i propri desideri e mantenere egualmente il ruolo privilegiato di "maschio", a patto di rinunciare a viverli in modo esclusivo. Per dimostrare la propria virilità il "maschio" deve infatti assolutamente sposarsi e produrre figli. L'adesione all'istituzione matrimoniale è insomma il prezzo da pagare per vivere i propri istinti omosessuali senza essere stigmatizzati.

  • Infine, paradossalmente, l'esistenza del ricchione è socialmente utile. I rapporti sessuali con i ricchioni costituiscono infatti un'utile valvola di sfogo delle tensioni sessuali, specie per quel che riguarda gli adolescenti.

Nelle società contadine e patriarcali mediterranee la donna è (o era fino a pochi anni fa) in genere strettamente sorvegliata e segregata fino al matrimonio, mentre la condizione economicamente debole degli adolescenti non concede(va) un facile accesso alle uniche donne non "off limits", cioè le prostitute. Impossibile in questo contesto ottenere uno sfogo sessuale senza infrangere uno dei tabù basilari di questa società: la seduzione di donne vergini o sposate. In quest'ottica l'atto omosessuale costituisce perciò letteralmente un inconfessato "male minore", un'alternativa alla pericolosa seduzione di donne "proibite". Un riconoscimento implicito, anzi esplicito, di questo fatto si ebbe nel 1860 quando, al momento di estendere il codice penale piemontese al Sud Italia appena conquistato, si scelse di tenerne fuori l'art. 425 (che puniva i rapporti omosessuali fra maschi) in considerazione della "particolare indole" delle popolazioni meridionali. Come dire: l'omosessualità fa parte della loro cultura, e della loro struttura famigliare: meglio rinunciare a cercare di sradicarla.

Vantaggi dell'omosessualità mediterranea per l'individuo omosessuale

Anche gli omosessuali ottengono vantaggi sociali da questo "patto sociale non scritto". Non si spiegherebbe del resto altrimenti perché decine di milioni di omosessuali in tutto il mondo continuino a restare legati a questo modello, rifiutando come "assurda" la figura del "gay", in cui non si riconoscono.

In primo luogo, fin tanto che i "diversi" rinunciano a rivendicare una identità deviante e a costruire uno stile di vita alternativo a quello socialmente dominante, viene loro concesso un certo margine di manovra libero da pratiche sociali repressive.

In secondo luogo possono contare su una estrema facilità di contatti sessuali con i "maschi", compresi quelli eterosessuali. Fintantoché assume il ruolo "attivo", il "maschio" (etero od omosessuali che siano le sue tendenze) è generalmente disponibile a rapporti sessuali (di puro sfogo) con il ricchione, purché l'intangibilità dei ruoli sia garantita. (Qualora il ricchione cercasse di ribaltare i ruoli, potrebbe invece esserne punito da una reazione estremamente violenta, avendo infranto il "codice").

Talvolta il "maschio", specie se adolescente, potrà "giustificare" l'atto appena compiuto dichiarando di averlo fatto per denaro, ma la transazione economica ha un significato più che altro simbolico, vale cioè a riaffermare i ruoli: può infatti consistere anche in un semplice pacchetto di sigarette. In genere comunque il "maschio", specie se adulto, non richiede dal partner altro che la riaffermazione del proprio ruolo dominante, "maschile", concedendosi gratuitamente al rapporto. Nei casi dei travestiti, poi, può essere addirittura lui, a pagare per la "prestazione".

Un altro vantaggio di cui godono gli omosessuali è quello di non essere, spesso (anche se non sempre) sottoposti a una politica legislativa vessatoria di tipo anglosassone, non costituendo un pericolo potenziale per lo "status quo", se non quando vengono meno ai ruoli prefissati, "ostentando" la loro "diversità" in modo alternativo a quello dominante (in questi casi la punizione può essere anche molto violenta, fino alla morte).

Ancora, nonostante il ruolo sociale del ricchione esponga a un disprezzo, paragonabile a quello connesso al ruolo della prostituta per una donna, le culture popolari dei paesi dell'omosessualità mediterranea hanno sviluppato sorprendenti spazi di tolleranza verso coloro che vengono visti come "scherzi di natura", individui che non hanno "colpa" ad essere ciò che sono. Si spiega così ad esempio come sia possibile l'esistenza a Napoli di un rito altrimenti incomprensibile, il finto matrimonio tra femmenelle (uno dei quali vestito da uomo), che si svolge in forma pubblica: ad esso assistono infatti e sono invitati anche i "normali".

Infine, non è da sottovalutare l'importanza che ha per l'individuo la proposta di un'identità sessuale, (personale e sociale) estremamente semplice, forte, e soprattutto congruente con le identità sessuali "normali". Per quanto paradossale ciò possa apparire, molti ricchioni rifiutano di riconoscersi nel ruolo dell'"omosessuale" e del "gay", perché lo percepiscono come un ruolo "deviante", cioè come un ruolo che non ha spazio all'interno delle categorie umane "naturali" (il maschio e la femmina) e tende a crearne artificialmente una terza. (Contrariamente a quanto si crede, del resto, il concetto di "bisessualità" è estraneo a questa cultura: il "maschio" è semplicemente "maschio" finché è "attivo", tutto qui). Ciò non significa che il ricchione si senta donna. La sua coscienza d'essere diverso sia da una donna che da un uomo (cioè un ricchione, per l'appunto) è molto forte e netta, e si esprime in una sensibilità profondamente camp. Tuttavia la mancanza di un confine tra la condizione di ricchione e quella di donna favorisce in alcuni l'acquisizione di un'identità femminile, e in ultima analisi la transessualità. Il cambiamento di sesso permette infatti di portare a compimento il processo di "normalizzazione" e integrazione sociale iniziato con l'accettazione del ruolo di ricchione. In Paesi come l'Italia ciò è facilmente osservabile dal fatto che coloro che subiscono l'operazione di cambiamento di sesso sono originari, in proporzioni che arrivano fino all'80%, delle regioni in cui è ancora viva la concezione dell'omosessualità mediterranea (quelle del Sud).

Origini dell'omosessualità mediterranea

Fra tutti gli stili di vita omosessuali, quello dell'omosessualità mediterranea è stato fino ad oggi il meno studiato. Ciò in parte è dovuto al fatto che agli occhi degli studiosi gay esso racchiude tutti gli elementi di quell'immagine che i gay, a partire dagli anni Settanta, hanno combattuto.

Il mito della cosiddetta construction of the modern homosexual, ha sfortunatamente delegittimato qualsiasi ricerca su questo stile di vita, che male si adattava allo schema "costruzionista". Pur essendo infatti uno stile di vita "modern" (il solo "ovvio" oggi per miliardi di persone in tutto il mondo non anglosassone - si pensi solo all'India e al ruolo sociale dello hijra) aveva il torto di non essere frutto di una "costruzione" ottocentesca o almeno nata dalla casta medico-psichiatrica. Secondo il costruzionismo storico (e i loro epigoni della cosiddetta Queer theory), infatti, solo ciò che stabiliscono medici e psichiatri conta, nel mondo dell'omosessualità.

Come risultato, le radici e le origini di questa concezione sono così ancora oscure.

A un esame superficiale sembrerebbe esistere una continuità ininterrotta fra i ruoli sociali del kìnaidos greco e del mollis mas romano ed il ruolo sociale del ricchione. In fondo Salviano di Marsiglia non si lamentava già nel 450 circa d.C., nel suo De gubernatione dei, degli uomini adulti vestiti da donna, sessualmente passivi, che a suo dire infestavano città come Cartagine[2]?

E un liber monstrorum del IX secolo non si apre forse con un "uomo di entrambi i sessi", così definito perché "d'aspetto sembrava maschio"; ma "preferiva i lavori femminili, e adescava i maschi ignari come una prostituta"[3]?

Tuttavia la prudenza nel trarre conclusioni del genere, specie in presenza di un vuoto documentario di addirittura un millennio, è comunque indispensabile: conclusioni basate su somiglianze esteriori sono spesso fuorvianti. Occorrerebbe una ricerca... che per il momento manca.

In effetti la prima descrizione di un ricchione finora rintracciata risale solo al 1586, nella Fisionomia di Giovan Battista Della Porta (1538?-1615). Si tratta d'un uomo adulto che si veste da donna, parla di sé usando il genere femminile, subisce il rapporto anale e ama esclusivamente la compagnia delle donne:

« "Nell'isola di Sicilia son molti effeminati, et io ne viddi uno in Napoli di pochi peli in barba o quasi niuno; di piccola bocca, di ciglia delicate e dritte, di occhio vergognoso, come donna; la voce debile e sottile non poteva soffrir molta fatica; di collo non fermo, di color bianco, che si mordeva le labra; et insomma con corpo e gesti di femina. Volentieri stava in casa e sempre con una faldiglia [crinolina, NdR], come donna attendeva alla cucina et alla conocchia [a filare]; fuggiva gli omini, e conversava con le femine volentieri, e giacendo con loro, era più femina che l'istesse femine; ragionava come femina, e si dava l'articolo femineo sempre [parlava sempre di sé al femminile, NdR]: trista me, amara me; et il peggio era, che peggior d'una femina sopportava la nefanda Venere"[4]»

Si noti l'inconciliabilità di questa figura con il sodomita rinascimentale così com'è stato messo in luce dagli studi fin qui compiuti (un adulto che assume solo il ruolo "attivo" con adolescenti, che assumono sempre il ruolo "passivo", e passano al ruolo "attivo" se vogliono proseguire ad aver rapporti sodomitici anche da adulti).

Qual è il rapporto fra queste due figure? Potrebbe essere di evoluzione: la prima si sarebbe evoluta a partire dalla seconda. In questo caso il ricchione potrebbe essere frutto di un'evoluzione relativamente recente (XV-XVI secolo). Oppure potrebbe essere stato di coesistenza silenziosa, per secoli. Lo stesso improvviso emergere nel XVI secolo di documenti su questa figura può significare molte cose: o una banale insufficienza di conoscenze sulla documentazione precedente allo stato attuale della ricerca, oppure la fine, in passato, di una censura o di una disattenzione da parte di chi giudicava indegno di nota una figura di questo genere. Addirittura potrebbe essere sintomo di una nuova mentalità che smise di classificare i sodomiti in base al ruolo sessuale da loro rivestito, per classificarli in un'unica categoria. Una "costruzione dell'omosessuale moderno", sì, però avvenuta nel XVI secolo anziché nel XIX...

Presente e prospettive dell'omosessualità mediterranea

Oggi l'omosessualità mediterranea è, almeno nei paesi industriali dell'Occidente, in lento regresso. Causa di questo regresso non sono le lotte del movimento di liberazione gay (per forza di cose debole in quelle aree in cui gli omosessuali ritengono un'aberrazione la figura umana del "gay"), né le teorizzazioni di medici e psichiatri (che non vengono capite dalle classi meno colte, baluardo di questa visione dell'omosessualità). Le ragioni dell'arretramento vanno ricercate piuttosto:

  • nel venir meno della società patriarcale contadina,
  • nell'impossibilità di perseverare nella segregazione delle donne, e
  • nel diffondersi della "rivoluzione sessuale" che inesorabilmente erode i ranghi dei "maschi" disponibili a rapporti omosessuali coi ricchioni.
  • Un ruolo gioca comunque anche la diffusione del concetto di "omosessuale", veicolato dai mass media, che tende a fondere in un'unica categoria le due categorie dei "maschi" e dei "ricchioni".
  • Un certo impatto ha avuto infine negli anni Ottanta anche l'apparizione dell'Aids, che ha reso più diffidenti i "maschi" nei confronti di chi ha un comportamento omosessuale esclusivo.

Più che di "scomparsa" di una cultura si assiste però oggi al suo "adattamento". Non siamo di fronte alla sostituzione di una concezione "vecchia" da parte di una "nuova". Quel che si osserva oggi nella vita omosessuale di paesi come l'Italia o la Spagna, è una compenetrazione di modelli diversi, pur nel prevalere del modello "occidentale" del "gay". All'esistenza del substrato costituito dall'omosessualità mediterranea va probabilmente attribuito lo scarso successo nei paesi latini della cultura clone, il permanere di un certo gusto camp nei movimenti gay di queste nazioni, la maggiore difficoltà provata dagli omosessuali ad ammettere di essere tali, una minore ostilità nei confronti del travestitismo, nonché un diffuso gusto per il rapporto sessuale con il "maschio eterosessuale".

Note

  1. Originariamente edito in traduzione inglese sulla Encyclopedia of homosexuality (a cura di Wayne R. Dynes), Garland, New York 1990, vol. 2, pp. 796-798, voce "Mediterranean homosexuality", poi come: Ricchioni, femmenelle e zamel: l'"omosessualità mediterranea", sul sito: "La gaya scienza".
  2. Salviano di Marsiglia (ca. 390/400 - ca. 480 d.C.), De gubernatione Dei, [ca. 450], Patrologia Latina, vol. 53, VII XVII-XXII, 76-100 (alle colonne 145-148). Traduzione italiana: Il governo di Dio, Città Nuova, Roma 1994. Secondo Salviano la caduta dell'Impero romano (che egli visse) era addirittura colpa di queste persone, che avevano fatto adirare Dio.
  3. Anonimo, Liber monstrorum de diversis generibus / Il libro delle mirabili difformità, Bompiani, Milano 1977, pp. 38-39.
  4. Giovan Battista Dalla Porta, Della fisionomia dell'uomo, Longanesi, Milano 1971, p. 813.

Bibliografia

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