Omosessualità e disabilità

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Voce a cura di Stefano Bolognini, liberamente editabile.
Il gruppo Jump LGBT- Oltre tutte le barriere al Bologna Pride 2019. Fotografia da Facebook.

Disabilità e omosessualità o, più in generale, la sessualità e il diritto alla sessualità delle persone diversamente abili è stato un argomento ignorato dal dibattito pubblico e da quello scientifico almeno fino agli Anni Settanta del Novecento.

Gli studi continuano ad essere molto scarsi, se non addirittura inesistenti se si allarga il campo d'indagine all’esperienza delle persone trans gender o transessuali diversamente abili o alle persone LGBT con patologie psichiatriche o con deficit psichici.

Ancora nel 2006, una ricerca di Arcigay, “Abili di cuore. Omo-disabilità: quale il rapporto tra omosessualità e disabilità?[1], rilevava che:

« La letteratura scientifica al riguardo (su omosessualità e disabilità, ndr.) è infatti quasi inesistente. Una prima ricerca condotta nel mese di luglio 2006 nella banca dati di PsycINFO, utilizzando le parole-chiave “homosexual and disability”, ha estratto 90 abstract di articoli e pubblicazioni – di cui solo una parte molto ridotta affronta l'argomento in maniera più dettagliata. »

Dati e ricerche

Sono due le ricerche qualitative disponibili oggi in Italia: la già citata "'Abili di cuore" del 2006 che raccoglie 25 interviste a soggetti (22 maschi e 3 femmine) di età compresa tra i 24 e i 60 anni con diverse forma di disabilità: 16 di loro hanno una disabilità fisica, 6 sensoriale e 3 sia fisica che sensoriale. Al lavoro pionieristico del 2006 si aggiunge, nel 2013, la ricerca psicosociale qualitativa "Identità ad ostacoli: Indagine nazionale sul rapporto tra operatori e pazienti/assistiti LGB con disabilità[2]" organizzata con il sostegno di Cassero lgbt Center di Bologna. L'indagine ha raccolto 63 questionari sia a persone LGB con disabilità fisiche e/o sensoriali (15 maschi e 7 femmine) che a professionisti (29 femmine e 14 maschi) con e senza esperienza nei confronti di assistiti LGB e/o assistiti adulti con disabilità fisico-sensoriali. Tra i temi affrontati la visibilità, le competenze e le risorse degli operatori e le richieste delle persone omo-bisessuali con disabilità.

"'Abili di cuore" rappresenta per l'Italia il primo momento pubblico di emersione del fenomeno, già conosciuto nell'ambito della comunità gay grazie all'esperienza dell'associazionismo dei non udenti con l'associazione Triangolo silenzioso, e indaga sia gli aspetti strettamente identitari vissuti dalle persone LGBT diversamente abili che la loro quotidianità, affettività e sessualità.

Gli atteggiamenti degli intervistati risultano molto variabili, e soggettivi, e vanno dalla negazione di esperienze sociali per evitare di rendere esplicita la propria differenza fisica e/o sensoriale fino alla rivendicazione esplicita della propria differenza.

L’essere omosessuali e disabili è definito da chi lo vive in prima persona “una doppia disabilità” e comporta difficoltà nella vita di relazione sociale, affettiva e culturale. Per molti “il rapporto con la famiglia rispetto alla disabilità ed il grado di conoscenza e accettazione dell’omosessualità influenzano fortemente l’autonomia e l’accettazione di sé”.

Ad oggi non esistono indagini quantitative su disabilità e omosessualità in Italia.

Visibilità degli omosessuali con disabilità

Secondo la ricerca Abili di cuore per le persone con handicap il coming out avviene “molto tardi” o mai”: “spesso le sofferenze già provate dalla famiglia a causa della disabilità e la dipendenza fisica ed economica dagli altri frenano dal dichiararsi”.

Molti degli intervistati ritengono che le famiglie d’origine conoscano il loro orientamento sessuale, anche se non se ne è mai parlato apertamente. Dichiararsi pubblicamente è spesso legato all’aspettativa di trovare un compagno o una compagna. Il coming-out è più facile con gli amici, mentre sul lavoro è effettuato solo raramente.

Le reazioni dei familiari al coming out “variano dalla colpevolizzazione all’auto-colpevolizzazione dei genitori, alla completa accettazione da parte dei familiari. In alcuni casi l’omosessualità è ancora vista come una malattia o causa nei familiari il timore dello stigma sociale”.

Alcuni degli intervistati rilevano di aver affrontato un doppio coming-out: dell’omosessualità e della disabilità qualora questa non fosse immediatamente visibile o evidente riscontrando tra l’altro anche un duplice e differente atteggiamento di rifiuto.

Tra le prime persone omosessuali con disabilità uscite allo scoperto nel dibattito pubblico in Italia nel 2004[3] Giovanni Picus dal palco della manifestazione Kiss2Pacs (organizzata a Roma dal movimento LGBT) con un appello per creare un’associazione di gay con disabilità, Martino Tommasino in un’inchiesta[4] del mensile Pride nel 2007 e Daniele Mollo[5] .

Nel 2016 hanno raccontato la propria esperienza al Corriere della Sera l’illustratore Fabrizio Sclavi[6], Martina Donna in un video[7] pubblicato dallo stesso quotidiano. La stessa Martina ha partecipato e parlato dal palco del Milano Pride 2019 e raccontato la sua esperienza in più occasioni[8].

Più di recente Giuseppe Varchetta, attivista disabile e omosessuale di Bologna di 24 anni, è stato protagonista insieme ad Andrea Giuliano di un docufilm Giuseppe. Todos Santos. Il video è andato in onda sulla Tv nazionale, sul canale Rai 3, venerdì 14 giugno 2019. Molto attivo sul fronte della militanza di persone disabili anche Pierluigi Lenzi, referente e coordinatore del gruppo Jump LGBT - Oltre tutte le barriere, un gruppo di persone con disabilità e non che si occupa di sensibilizzare e lavorare sulle identità lgbti con disabilità, nato e ospitato da Arcigay Cassero di Bologna.

In ambito internazionale, tra gli altri, hanno assunto visibilità il messicano Gustavo Martínez con un’intervista[9], Janis McDavid[10] e Ryan O'Connell, un ragazzo omosessuale affetto da lieve paresi celebrale, scrittore, regista e protagonista della serie di Netflix Special ispirata alla sua esperienza.

Affettività e sessualità

Secondo la ricerca "Omodisabili” il rifiuto netto della sessualità, soprattutto nei casi di handicap fisico, è esperienza comune tra le persone diversamente abili tanto che il “mondo omosessuale” è percepito da queste persone come alla ricerca perenne della perfezione fisica.

Molti dichiarano di non avere mai avuto esperienze affettive o di avere una vita affettiva e sessuale deludente e fristrante. La sofferenza sembra coinvolgere questo aspetto dell’esistenza con alcune distinzioni: le donne “intervistate riferiscono un maggior grado di accoglienza della propria disabilità da parte del mondo femminile”.

Tra i luoghi d’incontro preferiti le chat e le app. Spesso nei locali ricolti a un pubblico omosessuale l’accesso ai disabili è precluso, disagevole o difficoltoso per condizioni ambientali non idonee per persone con deficit fisici e/o sensoriali.

Quanto alla sperimentazione della sessualità le maggiori difficoltà sono vissute da coloro che sono portatori di handicap fisici invalidanti o in condizione d’immobilità. Alcuni hanno vite sessuali e affettive appaganti e durature:

« Queste persone imputano all’atteggiamento personale positivo e propositivo, alla loro piena accettazione dell’omosessualità e della disabilità, e alla maturità e sensibilità dell’Altro i loro incontri fortunati. 'Essere diversamente abili', se da un lato penalizza nell’instaurare rapporti, dall’altro è ritenuto irrilevante o arricchente nella relazione quando essa è duratura[11]»

Un aspetto meno esplorato e afferente alla sessualità delle persone disabili quello dei devotee e cioè persone normodotate che provano un’attrazione fisica per le persone disabili e cercano attivamente relazioni sessuali (o affettive). Questa forma di feticismo è apertamente criticata[12], ma con sfumature più o meno marcate, delle persone disabili che lamentano di essere ridotte ad oggetti per il mero piacere sessuale.

Il rapporto con le associazioni

Stando alle ricerche disponibili il rapporto della persona disabile con l’associazionismo LGBT è assolutamente soggettivo. Per alcuni, i gruppi militanti non sono un idonei alla frequentazione perché ghettizzanti o troppo politicizzati, altri, al contrario, trovano nell’associazionismo LGBT accoglienza, accettazione e condivisione.

La ricerche rilevano anche un atteggiamento negativo nei confronti delle associazioni di persone con disabilità specificatamente rivolte a gay, lesbiche e trans perché ritenute ristrette o marginalizzati e, in ogni caso, poco idonee o strumentalizzanti. Più positivo risulta l’approccio all’associazionismo generico LGBT, ma in generale le associazioni LGBT sono poco frequentate e criticate.

L’associazionismo LGBT di persone diversamente abili nasce in Italia a partire dagli anni Novanta del Novecento con l’esperienza, dal 1993 di Triangolo silenzioso, un gruppo di non udenti arcobaleno. Tra le iniziative pionieristiche anche Handigay, un tentativo di strutturare un coordinamento di disabili LGBT in Arcigay Roma o il sito www.gaynonvedenti.it, operativo tra il 2005 e il 2009 e oggi non più disponibile.

Dal 2015 il “Gruppo Jump LGBT – Oltre tutte le barriere”, su Facebook e legato all’associazione Cassero di Bologna, è l’unico superstite che lavora in Italia attivamente per la sensibilizzazione, accoglienza e aiuto delle persone LGBT con disabilità e per coinvolgere il grande pubblico e informare sulle difficoltà e gioie legate alla condizione di "doppia diversità" delle persone LGBT con disabilità.

Le rivendicazioni politiche

L’assenza di una militanza strutturata, con l’eccezione del gruppo Jump di Bologna, non aiuta a sintetizzare in modo univoco la piattaforma di rivendicazioni politiche e di richieste sociali e culturali degli omosessuali con disabilità o a tracciare una linea d’azione e d’intervento comune.

A questa difficoltà si aggiunge la varietà e la soggettività delle problematiche fisiche e psichiche che si trovano ad affrontare uomini e donne con disabilità che pone il problema delle unicità dell’enorme differenza di richieste: l’omosessuale non vedente ha una gamma di richieste e proposte sostanzialmente diversa dalla persone lesbica inferma e così via.

Proponiamo allora in questa sede una sintesi delle richieste delle persone LGBT disabili emerse dalle ricerche pubblicate in Italia, da iniziative individuali e soggettive di visibilità ai Pride o in articoli a stampa. In generale la richiesta comune è per "una maggior integrazione nel mondo LGB e una maggior attenzione alla sessualità[13]", tra le principali rivendicazioni politiche emerge anche la richiesta di:

  • Socializzazione, con la richiesta alle associazioni di spazi accessibili per incontri e confronti e servizi di accompagnamento ad incontri, dibattito e attività LGBT senza i genitori (anche di nascosto dai genitori).
  • Informazione, con Campagne informative con testimonial disabili LGBT, Promozione di una cultura della disabilità e riduzione dello stigma.
  • Accessibilità nei locali gay e alle sedi dell’associazionismo LGBT.
  • Richiesta di riconoscimento giuridico della professione di Assistente sessuale per persone con disabilità.

Breve cronologia

  • 1993 - Quattro ragazzi gay non udenti (Raffaele, Carlo, Salvatore e Francesco) danno vita all’associazione Triangolo Silenzioso.
  • 2004 - Giovanni Picus sale sul palco della manifestazione KISS2PACS (organizzata a Roma dal movimento LGBT) e lancia un appello per creare un’associazione di gay con disabilità.
  • 17 giugno 2004 - Un gruppo di persone con disabilità e persone senza disabilità, di vari orientamenti sessuali, si riunisce a Pistoia nell’abito delle iniziative del Pride toscano (grazie al progetto europeo QUBA) e da vita ad un gruppo virtuale chiamato “17 giugno”.
  • 2004 Alexis, che tra fine del 2004 e l’inizio 2005 fonda un sito web per omosessuali non vedenti: www.gaynonvedenti.it.
  • 2005 – Arcigay delibera di individuare nel proprio Consiglio Nazionale una persona per coordinare le persone interessate alle disabilità, che, insieme al Responsabile dell’associazione per la salute.
  • 2007 – Il gruppo creatosi informalmente con la ricerca “Omodisabili” si incontra a Bologna il 4 febbraio. Du iniziativa delle stesse persone omosessuali diversamente abili presenti si avvia un percorso che da vita all’interno di Arcigay, con il congresso del maggio 2007, al gruppo “Abili di cuore”.
  • 2007 – Il mensile Pride pubblica un’inchiesta sul tema dando la parola ad alcuni omosessuali con disabilità italiani.
  • 2015- Ad Aprile si costituisce a Bologna il “Gruppo Jump LGBT – Oltre tutte le barriere” su iniziativa i alcune persone LGBT con disabilità.
  • 2019 – A giugno si tiene a Cremona il convegno “Disabilità e sessualità: oltre silenzi e pregiudizi”, organizzato da Arcigay Cremona “La Rocca” e Associazione Argilla.

Bibliografia

  • Valeria Alpi (a cura di), Uno più uno non sempre fa due : handicap, sessualità, omosessualità, in “HP”, settembre 2007, 3, pp. 8-5.
  • Giancarla Cappa, Aldo Lamberto, Handicap, educazione sessuale e scuola, L'Arciere, Cuneo 1995.

Filmografia

  • Special - Serie televisiva del 2019 di Netflix ispirata al libro: I'm Special: and Other Lies We Tell Ourselves del 2015 di Ryan O'Connell, un ragazzo omosessuale affetto da paresi celebrale lieve. L'autore dell libro è attore e regista della serie.
  • Giuseppe. Todos Santos. Docufilm in onda sulla Tv nazionale, sul canale Rai 3, venerdì 14 giugno 2019, che racconta l'esperienza di Giuseppe Varchetta, attivista disabile e omosessuale di Bologna di 24 anni.

Note

  1. Priscilla Berardi - Raffaele Lelleri - Cristina Chiari - Ilaria Grasso, Omo-disabilità. Quale il rapporto tra omosessualità e disabilità?, 2007.
  2. Priscilla Berardi - Raffaele Lelleri - Ambra Guarnieri, Report - Indagine nazionale sul rapporto tra operatori e pazienti/assistiti LGB con disabilità, 2013.
  3. Priscilla Berardi - Raffaele Lelleri - Cristina Chiari - Ilaria Grasso, Omo-disabilità. Quale il rapporto tra omosessualità e disabilità?, 2007, p. 15.
  4. Stefano Bolognini, La sfida dei disabili gay, in "Pride", n.91, marzo 2007.
  5. Mariano Gianola, Discriminazioni e stigma: il racconto di una esperienza biografica, in "http://www.sinapsi.unina.it/", s.d.
  6. Alessandro Cannavò, Io disabile e omosessuale Ho vinto tutto grazie a mia mamma e a Roberto, un grande amore, “Corriere.it”, . 5 aprile 2016.
  7. Cristina Obber, Martina: «Io, tetraplegica e lesbica, ho avuto dalla vita tutto quello che volevo», in “27esimaora.corriere.it”, 3 dicembre 2016
  8. Andrea De Chiara, Martina&Erika una storia d’amore alle prese con la disabilità, QMagazine, 8 maggio 2019.
  9. Pável Gaona, “Los gays con discapacidad también tiramos, vamos de fiesta y nos enamoramos”, in "www.vice.com", 11 gennaio 2017. Trad
  10. Anonimo, Com'è la vita in una chat gay per un ragazzo senza braccia e gambe, in "Gay.tv", 29 ottobre 2014.
  11. Priscilla Berardi - Raffaele Lelleri - Cristina Chiari - Ilaria Grasso, Omo-disabilità. Quale il rapporto tra omosessualità e disabilità?, 2007, p.44.
  12. Stefano Bolognini, La sfida dei disabili gay, in "Pride", n.91, marzo 2007.
  13. Priscilla Berardi - Raffaele Lelleri - Ambra Guarnieri, Report - Indagine nazionale sul rapporto tra operatori e pazienti/assistiti LGB con disabilità, 2013.