Massimo Consoli

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Massimo Consoli nel 2002.

Luciano Massimo Consoli, detto Massimo Consoli, (Roma, 12 dicembre 1945 – Roma, 4 novembre 2007), è stato uno scrittore, giornalista, traduttore e militante del movimento di liberazione omosessuale italiano.

Biografia

Consoli è salutato dai suo ammiratori come uno dei fondatori del movimento gay italiano. Autore di una quarantina di volumi, tra testi autografi e traduzioni, si appassionò in particolare di storia dell'omosessualità.

Nel corso della sua pluridecennale attività raccolse un archivio sull'omosessualità che è oggi custodito presso l'Archivio di Stato italiano a Roma. Vi sono contenuti gli originali di articoli, studi, corrispondenze circa le origini del movimento gay raccolti a partire dal 1959, oltre a migliaia di libri.
Consoli ha contribuito a far conoscere in Italia, attraverso traduzioni e articoli, personaggi poi definiti "padri fondatori" (così intitolò la collana storica che diresse prima di morire) del movimento di liberazione omosessuale, quali Karl Heinrich Ulrichs, Karl-Maria Kertbeny, John Henry Mackay, Edward Westermarck.

È stato conoscente e amico di artisti e letterati come Dario Bellezza, Pier Paolo Pasolini, Sandro Penna, Mario Mieli e altri, e dell'antropologo francese Alain Daniélou, che lo definì "papa degli omosessuali".

1963-1976

Consoli assieme a Riccardo Peloso nel 1972.

Il suo impegno sociale e politico per i diritti delle persone omosessuali iniziò prestissimo, costituendo a diciotto anni, nel 1963, presso la propria scuola il gruppo semiclandestino "La rivoluzione è verde" (nome scelto dal colore del garofano di Oscar Wilde e dal nome della "Società delle cravatte verdi", gruppo omofilo francese ottocentesco). Nel 1966 l'esperienza "scolastica" si evolve in un gruppo più politicamente impegnato, "Roma-1", di simpatie anarchiche.

Nel luglio 1968 "Roma-1" affitta la propria prima sede, presso la quale animerà il dibattito sul caso di Aldo Braibanti, il filosofo anarchico accusato di plagio.

Militante anarchico e amico di Pietro Valpreda, durante la persecuzione giudiziaria di Valpreda Consoli ritenne più prudente trasferirsi in Olanda[1]. Qui nel 1969 scrisse la Carta di Amsterdam, uno dei primissimi manifesti italiani per i diritti degli omosessuali, che avrebbe pubblicato il 20 novembre 1971 con il titolo Appunti per una rivoluzione morale: l'omosessualità rivoluzionaria, unendo al proprio altri interventi autorevoli, come quello della scrittrice Françoise D'Eaubonne e del giovane poeta italiano Dario Bellezza. Consoli inglobò nell'opuscolo un suo "rapporto sulla situazione della stampa omosessuale in Italia", commissionatogli dall'associazione gay olandese COC. In quel periodo Consoli collaborò (anche con pseudonimi) con periodici omosessuali stranieri come la francese "Arcadie", la danese "Uni"' e le svedesi "Viking" e "Revolt".

Nel gennaio 1972 Consoli è di nuovo in Italia e cambia nome all'associazione "Roma-1": per un breve periodo "Fronte Nazionale di Liberazione Omosessuale", poi "Rivolta Omosessuale". Le riunioni avvenivano a casa di Consoli o nell'abitazione di Dario Bellezza in via dei Pettinari 75, che Consoli aveva condiviso col poeta.
Il 1 maggio del 1972 "R.O." partecipa alla prima manifestazione omosessuale mai tenuta a Roma, a Campo de' Fiori, insieme ad altri gruppi appena costituiti. La manifestazione è contestata da esponenti del gruppo di ultrasinistra "Potere Operaio"[2].

Nel 1973 Consoli partecipa al tentativo di lanciare nelle edicole "Noi", periodico che cambia continuamente nome ("Con Noi", "Per Noi", "Noi insieme"...) per sfuggire ai continui sequestri per "oscenità" da parte delle autorità. L'iniziativa, prematura per i tempi, naufraga dopo qualche numero[3].

Nel maggio 1973 Consoli, trasforma una volta di più il suo gruppo in "Cidams" ("Centro Italiano per la Documentazione delle Attività delle Minoranze Sociali"), con maggiori ambizioni di tipo culturale. Da questa gruppo fa gemmare varie altre iniziative, in genere con se stesso come principale attivista: dal "Tipcco" ("Tribunale internazionale permanente per i crimini contro l'omosessualità"), al premio "Triangolo rosa" che dopo l'uccisione di Pier Paolo Pasolini (2 novembre 1975) avrebbe intitolato al nome del poeta.
Nell'aprile 1975 fonda infine il bollettino "Ompo" ("Organo del movimento politico degli omosessuali"), la sua iniziativa più duratura, tenuta in vita come testata fino a poco prima della morte.

Copertina di Appunti per una rivoluzione morale (1971)

1976-1989

Il 21 febbraio 1976 il "Cidams" cambia una volta ancora nome diventando "Ompo's", chiaramente ispirandosi all'esperienza di "Arcadie" a Parigi, mescolando le caratteristiche di centro culturale e discoteca gay, con sede a Testaccio.
L'iniziativa, che sarebbe rimasta attiva fino al maggio del 1978 e che avrebbe fatto scuola (il celebre "Muccassassina" ne fu agli inizi una riproposta), non fu benvista in quella parte del movimento gay che si opponeva alla "commercializzazione" della realtà gay, ma ebbe un discreto successo di pubblico, dimostrando così che la realtà romana era pronta a proposte di questo tipo.
Tra le iniziative dell'associazione ci fu la sfida ad aprire il dibattito sulla cosiddetta "questione omosessuale" nel moralistico e omofobico Partito Comunista Italiano, con una manifestazione sotto la sede nazionale, il 30 ottobre 1976, che aprì le celebrazioni commemorative in onore di Pier Paolo Pasolini a un anno dal suo assassinio. Nel dicembre di quello stesso anno il "Tipcco" organizzò un "controprocesso parallelo" a quello ufficiale contro Pino Pelosi, l'assassino di Pasolini.

Il 21 luglio 1978 in una palazzina occupata, sempre a Testaccio, di fronte alla vecchia, nasce la "Gay House Ompo's", che organizza incontri culturali e mette in scena opere teatrali scritte da Consoli (che ne pubblica il testo come supplementi di "Ompo") o da altri autori, come Mario Mieli.
Consoli in questo periodo partecipa allo sforzo del movimento gay di tutto il mondo per chiedere conto alla sinistra italiana dell'omofobia di realtà come la "rivoluzione" khomeinista in Iran, o il regime di Fidel Castro a Cuba, organizzando un convegno in materia l'8 maggio 1980 proprio nella sede della Gay House.
Grazie a iniziative di questo tipo Consoli riesce a tenere testa al Comune di Roma in una trattativa per l'assegnazione dei locali all'associazione.

L'esperienza della "Gay House" si conclude nel giro di qualche anno; Consoli si trasferisce allora negli Stati Uniti, dove sarebbe rimasto fino a metà anni Ottanta. È a New York il 3 luglio 1981, quando il "New York Times" parla di un "raro cancro osservato in quarantuno omosessuali": si trattava dei primi casi di Aids. Tornato in Italia, Consoli sarebbe stato fra i primi a parlarne; il 29 gennaio 1988 organizzò una mostra presso il circolo Valerio Verbano sul tema: "Aids. Le pesti parallele".

Il 28 agosto 1988 alL'Aquila Consoli visita la tomba (spezzata e in abbandono) di Karl Heinrich Ulrichs, che era stata riscoperta qualche anno prima da Enzo Cucco, e inizia la campagna internazionale per il suo restauro, che contro ogni previsione riesce a realizzare. Non solo: grazie alle sue insistenze ottiene pure che il Comune dell'Aquila dedichi uno spiazzo a Karl Heirich Ulrichs, anche se deve subire il compromesso di vederlo definire unicamente "latinista".

Nel settembre 1989 Consoli lancia il periodico "Rome Gay News", agenzia stampa diretta ai mezzi d'informazione per aggiornarli su quanto accade nel mondo gay romano, dopo che il 20 agosto 1989 il quotidiano "Paese Sera", col quale collaborava da tempo, gli aveva affidato la copertura delle vicende della comunità gay romana.

1990-2000

Il 18 febbraio 1990 Consoli organizza insieme a una ventina di militanti la "Ramazza gay" di fronte al Vicariato romano, mettendosi a spazzare il sagrato della curia capitolina: "Visto che il Vaticano distribuisce spazzatura contro di noi, ci armiamo di ramazza e lo aiutiamo a fare pulizia", è il suo slogan.

La mostra dell'Archivio con il materiale sull'Aids continua intanto a girare l'Italia. Tra il 1990 e il 1991 toccherà, tra le altre città: Massa, Ragusa, Catanzaro, Napoli e due volte Marino, nei castelli romani.

Nel corso del 1992, oltre a iniziative goliardiche come la creazione delle "gay lire" da spendere nei locali gay, iniziò la pratica di "beatificare" i personaggi significativi della comunità.
In quello stesso anno, nella notte tra il l'1 e il 2 novembre, anniversario dell'uccisione di Pasolini, lancia l'operazione "Notte buia", invitando tutti i locali gay a spegnere le luci per un minuto, a mezzanotte in punto[4].

Il 3 dicembre 1994 Consoli dichiara di volere adottare un bambino, scatenando un forte dibattito sulla stampa e in tv, e subendo un attacco diretto da parte della gerarchia ecclesiastica.

Con la metà degli anni Novanta inizia una nuova campagna stampa su "Rome Gay News". Personaggi come Roberto Maroni, Alessandra Mussolini e Nino Manfredi all'inizio del 1995 si autoproclamano gay friendly. Il 6 marzo 1995 l'attore Leo Gullotta sceglierà proprio Consoli per dichiararsi pubblicamente e serenamente gay. Fu tra i primissimi nel mondo dello spettacolo a farlo in Italia.

Nello stesso anno Consoli continuò intensamente l'attività di prevenzione all'Aids e alla violenza col fine di evitare ulteriori "omocidi". Alla vigilia di Natale guidò una delegazione gay alla Stazione Termini dove furono consegnati, ai "ragazzi di vita" che si prostituivano, materiali di conforto e informazione sull'Aids, oltre a una lettera di invito alla comprensione e all'amore.

Manifestazione per Alfredo Ormando, 2001.

Nel 1996 Consoli si attivò per fare ottenere al poeta Dario Bellezza, il suo migliore amico, i benefici della "legge Bacchelli" riservata agli artisti indigenti. La battaglia fu vinta, ma troppo tardi perché Bellezza se ne giovasse (morì di Aids il 31 marzo 1996). Tre quarti dell'autobiografia Affetti speciali, pubblicata nel 1998, furono dedicati al rapporto che aveva legato Consoli e Bellezza per quasi tre decenni d'amicizia.

Il 17 novembre 1997, nel ventottesimo anniversario della pubblicazione della Carta di Amsterdam, Consoli riesce a ottenere dalle Poste italiane un annullo speciale, e distribuisce buste commemorative. Questa iniziativa dimostrò come il movimento gay italiano non fosse abile quanto quello statunitense a sfruttare occasioni di visibilità e riconoscimento per le quali sarebbe stato sufficiente chiedere per ottenere, ma di cui nessuno (a parte Consoli) sapeva nulla.

All'inizio del 1998 il gesto clamoroso dello scrittore Alfredo Ormando riaccese lo scontro violentissimo tra il Vaticano e il movimento gay. Ormando, gay credente, per protesta il 13 gennaio si dette fuoco in piazza San Pietro. Le ustioni gli procurarono la morte. A un mese dal "fattaccio", il 13 febbraio, il movimento gay organizza la prima commemorazione di fronte a San Pietro. Consoli viene fermato per accertamenti dopo aver dichiarato Ormando "martire pagano" e aver preannunciato, insieme a Peter Boom, una commemorazione ogni anno in quello stesso posto (che avrebbe effettivamente tenuto).

2001-2007

Dal 2001 in poi l'attività di Consoli è forzatamente ridotta a causa di un tumore al colon (che lo avrebbe portato alla morte), che lo debilita e costringe a numerosi ricoveri in ospedale, portandolo anche al coma.
Nell'autobiografia Andata e ritorno (2003) Consoli narra le peripezie per riuscire a realizzare quelli che definisce i più grandi desideri della sua vita: il riconoscimento da parte dello Stato italiano dell'interesse nazionale del suo archivio, e l'adozione del giovane albanese, poco più che ventenne, Lorenzo, al quale s'era affezionato. Quando a Lorenzo e a sua moglie nasce un bambino, chiamato Massimo in onore di Consoli, diventa anche nonno.
Dal 2001 una parte consistente del materiale cartaceo raccolto da Consoli fu depositata presso l'Archivio di Stato (in piazzale degli Archivi, all'Eur, Roma).
Il suo "testamento morale" si legge qui (formato .pdf).

Valutazione della sua azione

La commemorazione sulla tomba di Ulrichs all'Aquila, una delle ultime azioni di Consoli poco prima di morire, il 26 agosto 2007.

La vita e l'attività di Consoli è una delle meglio documentate fra quelle di tutti i militanti gay italiani, in quanto egli provvide periodicamente a darne conto in scritti autobiografici ed autocelebrativi. Dai soggiorni a New York (dove un fratello gli offriva lavoro nella sua auto-officina quando la sua situazione economica si faceva precaria, e da dove tornava carico di casse di libri e riviste) aveva appreso dal movimento gay statunitense l'importanza dei momenti celebrativi, del culto degli eroi, della mitologia, in una parola dell'aspetto simbolico dell'azione politica. Consoli, mosso da un vero e proprio zelo missionario, fu un instancabile creatore di mitologie e neologismi, nonché inventore di cerimonie e commemorazioni di personaggi, anche se poi come storico fu troppo spesso dotato di maggiore entusiasmo che di pazienza e rigore nella ricerca (raramente verificava le informazioni su più di una fonte).

In questa sua opera di rilancio della storia della comunità gay Consoli è stato soprattutto un vorace (e troppo spesso acritico) divulgatore di quanto veniva prodotto e sostenuto negli Usa. La sua immensa produzione pubblicistica sconta così spesso una certa superficialità, dato che la fretta con cui operava (la sua bibliografia comprende una cinquantina di titoli) lo portava a non verificare le fonti di quanto leggeva, giungendo a errori a volte comici (clamoroso quello della tesi centrale della prima edizione di Omocausto, in cui sosteneva l'orientamento omosessuale di tutti i fondatori del nazismo, poi corretta nelle due edizioni successive).
Questi limiti non vanno però giudicati con eccessiva severità, perché l'entusiasmo di Consoli era necessario a travolgere l'ostacolo dell'indifferenza generale con cui in Italia si è sempre reagito a certi stimoli culturali: se è vero, per esempio, che le sue traduzioni in lingua italiana di autori tedeschi sono in realtà ri-traduzioni a partire da versioni in inglese, e non dal testo originale, è altresì vero che si tratta delle uniche e sole traduzioni mai pubblicate in Italia di queste opere. E dopo la sua scomparsa, nessuno ha proseguito in questo sforzo, pur necessario.

La frettolosità del suo modo di agire fu messa in luce anche dalla vicenda del suo archivio (raccolto in decenni di scambi fra "Ompo" e decine di riviste di tutto il mondo), che assunse aspetti involontariamente comici. Dopo un'asfissiante attività di lobbying, coronata da successo, per ottenere lo status di archivio notificato e riconosciuto dallo Stato, Consoli scoprì solo a cose fatte che la notifica gli impediva di vendere o portare con sé all'estero l'archivio. Ne seguì una nuova, altrettanto asfissiante campagna perché la notifica fosse annullata, cosa che nuovamente ottenne.

Consoli fu un fondatore seriale di gruppi, tutti più o meno caratterizzati, almeno nel nome, dalla loro dimensione nazionale o addirittura internazionale; nella realtà dei fatti, però, il carattere impaziente e spigoloso (che gli impedì sempre di "fare rete" con qualsiasi organizzazione che non fosse diretta da lui) fece sì che a parte "Ompo" tutte le associazioni da lui fondate si riducessero a lui e a una ristretta cerchia di amici, sempre gli stessi.

Non è però scorretto affermare che questo attivismo instancabile, anche se solitario, lo rese un indiscusso protagonista, per molti decenni, del movimento gay di Roma, dove fu a lungo una delle voci più ascoltate e diffuse dai media. Purtroppo, nelle sue opere Consoli racconta la storia del movimento lgbt italiano utilizzando Roma come unico scenario, e le proprie associazioni come fulcro dell'attivismo romano, dando una visione totalmente distorta degli eventi.
A Consoli va poi riconosciuto il merito d'essere stato, dopo Maurizio Bellotti, uno fra i primi e fra i pochi italiani ad avere conosciuto lo sforzo di "Arcadie" e di avervi collaborato. L'importanza di questo contatto si nota anche nel suo modo di agire, che ricorda per molti versi quello di André Baudry, specie quando si atteggiava a "papa dei gay" (per esempio quando celebrava "riti pagani" sulla tomba di Ulrichs, in paramenti verdi): non a caso uno dei suoi punti di riferimento politico e modello di azione dopo gli anni Ottanta fu Harry Hay, ossia una personalità del movimento omofilo, non di quello gay.
Questo ancoramento di Consoli nella fase "omofila" del movimento omosessuale avrebbe avuto importanza quando il movimento gay, con l'avvento di Arcigay, avrebbe abbandonato la politica "rivoluzionaria" degli anni Settanta/Ottanta per tornare alla strategia "riformista" del movimento omofilo. Consoli finì così per risultare un precursore, ma questo avvenne al prezzo di essere risultato "sfasato" per decenni rispetto al resto del movimento italiano.
Per realizzare la sua aspirazione ad essere il "papa dei gay" Consoli avrebbe avuto bisogno che esistesse una "chiesa dei gay", ossia, fuor di metafora, quella comunità gay d'impianto e concezione statunitense che in Italia non si è mai formata, ma che egli non cessò mai di cercare di far nascere anche da noi, dopo averla sperimentata in prima persona durante il suo soggiorno a New York.

Con il senno di poi, il contributo più importante di Consoli, anche se oggi misconosciuto, è stata l'importazione con successo della strategia "lobbistica" statunitense nei confronti dei mezzi d'informazione, di cui fu senz'altro l'iniziatore in Italia. Nessuna persona prima di lui e poche dopo di lui hanno saputo capire come far parlare di sé e delle proprie iniziative. Consoli era un autentico ufficio di autopromozione sempre in attività, in grado d'inventare dal nulla "scoop" seriali ogni volta che i quotidiani, come spesso accadeva e accade, censuravano le vere iniziative, anche importanti, del movimento lgbt italiano con il pretesto che "non facevano notizia". Per questo i suoi scritti pullulano di eclatanti "prime volte assolute", di mirabolanti "invenzioni", di stupefacenti "scoperte", di strabilianti "esclusive", di "prime volte in Italia" o "al mondo", nonché di "pionieri" e "precursori" e simili. Ogni minimo avvenimento, se presentato da Consoli, diventava una pietra miliare, e ciò spiega la puntigliosità ossessiva con cui annotava la data esatta di ogni evento, come se fosse destinata a diventare una festa nazionale da celebrare. Lui stesso si presentava ovunque andasse a parlare come "il fondatore del movimento gay italiano", nonostante il suo "esilio" in Olanda al momento della fondazione dello stesso.
Di sicuro Consoli è stata una voce "fuori dal coro", anche se è ancora da valutare se ciò abbia più giovato o nuociuto alle sue iniziative.

La sua memoria è tenuta viva a Roma dall'associazione Fondazione Luciano Massimo Consoli, e dal circolo Arcigay dell'Aquila a lui intitolato.
Nel 2010 è stata inoltre apposta una targa commemorativa sulla sua casa natale al Testaccio[5].

Note

  1. Comunicazione personale di Consoli all'autore della voce
  2. Andrea Pini, Quando eravamo froci, Il saggiatore, Milano 2011, p. 65)
  3. Su questa esperienza si veda il suo scritto: CON NOI: 1.650.000, "Noi" n. 4, Marzo 1973.
  4. Le iniziative di "Ompo's" per la morte di Pasolini dal 1975 al 1996 sono online in una pagina del sito "Pasolini.net".
  5. Anonimo, A Testaccio la targa che ricorda Massimo Consoli, "Gay center, 10/12/2010.

Opere (selezione)

Copertina di Viva l'omosessualità (1975).
  • Appunti per una rivoluzione morale, La fiaccola, Ragusa 1971.
  • Manifesto per la rivoluzione morale, Amsterdam novembre 1971, Roma 1993.
  • Viva l'omosessualità (poesie) Ompo, Roma 1975.
  • Nonostante tutto... viva l'omosessualità (teatro), "Ompo" n. 35, numero speciale, febbraio 1978.
  • Omosessualità e comunismi, (AAVV), Ompo, Roma 1979.
  • La porta del paradiso, (poesie), Ompo, Roma 1980.
  • Homocaust. Il nazismo e la persecuzione degli omosessuali, La fiaccola, Ragusa 1984. Terza edizione, accresciuta e rivista: Kaos, Milano 1991
  • Stonewall. Quando la rivoluzione è gay, Napoleone, Roma 1990. Ristampa: Edizioni Riforma dello Stato, Roma 2000.
  • Alì. Tragedia in due atti, Ompo, Roma 1993 (Numero speciale di "Ompo" n. 162, luglio 1993).
  • Killer Aids. Storia dell'Aids attraverso le sue vittime, Kaos, Milano 1993.
  • Ecce homo. L'omosessualità nella Bibbia, Kaos, Milano 1998.
  • Affetti speciali, Massari, Bolsena 1999.
  • Fabio Croce (a cura di), Bandiera gay. Il movimento gay italiano attraverso l'archivio Massimo Consoli (dal 17 novembre 1969 al 17 novembre 1999), Libreria Croce, Roma 1999.
  • Independence gay. Alle origini del Gay Pride, Massari, Bolsena 2000.
  • Andata & ritorno, Fabio Croce, Roma 2003 (autobiografia).
  • Traduzione di: Edward Westermarck, L'amore omosessuale, Ed. del Giano, Roma 2004.
  • Storia di Franco", su "Dodici", Edizione del Giano, Roma 2004.
  • Prefazione a: Altri Amori, 26 racconti GLT, Malatempora Edizioni, Roma 2004.
  • Gay day. Grande calendario GLBT, Fabio Croce Editore, Roma 2005.
  • Traduzione di: Karl Heinrich Ulrichs, Vindex, Roma 2000.
  • Traduzione di: Karl Heinrich Ulrichs, Gladius furens, Roma 2002.
  • Prefazione a: Ulrichs, pioniere del moderno movimento gay, di Hubert Kennedy, Massari Editore, Roma 2005.
  • Nasce l'omosessualità - 1868. La Germania dell'800 e gli inizi del movimento glbt. Con una lettera di Kertbeny a Ulrichs, Ed. del Giano, Roma 2005.
  • Traduzione e prefazione di: Anarchico d'amore. La vita segreta di John Henry Mackay, di Hubert Kennedy, La Fiaccola, Ragusa 2006.
  • Manifesto gay, Malatempora, Roma 2006 (ristampa dei primi articoli pubblicati).
  • Diario di un mostro. Omaggio insolito a Dario Bellezza (in collaborazione con e a cura di Daniele Priori), Anemone purpurea, 2006.
  • Prefazione, con Carlo Freccero, al volume Queer TV. Omosessualità e trasgressione nella tv italiana, di Andrea Jelardi e Giordano Bassetti, Croce, Roma 2006.
  • Prefazione e traduzione di: Eduard Bernstein, In difesa dell'omosessualità di Oscar Wilde, Introduzione di Pasquale Quaranta, Ed. del Giano, Roma 2007.

Voci correlate

Collegamenti esterni

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