Marcel Jouhandeau

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Marcel Jouhandeau (Guéret, 26 luglio 1888 - Rueil-Malmaison, 7 aprile 1979) è stato uno scrittore francese[1].

Vita

Nato in una famiglia matriarcale piccolo-borghese dominata dalla figura della nonna, giovanissimo subì l'influenza di una giovane donna dell'ordine del Carmelo di Limoges che lo portò ad abbracciare una forma misticheggiante di cattolicesimo, tanto che per un certo periodo pensò di prendere i voti ed entrare nell'ordine. Tuttavia, non volendo abbandonare i suoi studi classici, nel 1908 (anno in cui prende coscienza delle sue tendenze omosessuali a seguito di una lettura) si trasferì a Parigi per frequentare dapprima il Lycée Henri-IV (Liceo Enrico IV) e poi l'Università Sorbona; è proprio nel periodo universitario che comincia la sua attività di scrittore. Nel 1912 viene assunto come docente di materie letterarie al Saint-Jean-de-Passy, una scuola privata cattolica gestita da gesuiti, nel quale avrebbe lavorato ininterrottamente fino al 1949.
Nonostante un profondo conflitto interiore che deriva dalla sua fede religiosa, egli ha numerose esperienze omosessuali. I resoconti che egli ne farà nella propria opera letteraria alternano una celebrazione del corpo maschile e la mortificazione dell'erotismo.

La sua omosessualità entrò da quel momento in conflitto con le sue credenze cattoliche generando un forte senso di colpa. Già nel 1914, nel pieno d'una crisi mistica, bruciò tutti i suoi manoscritti e tentò di suicidarsi. Una volta superato il momento di crisi, tornò a dedicarsi all'attività letteraria, formando il progetto delle "Cronache del villaggio", che costituirono i suoi primi successi letterari.
Durante la prima guerra mondiale lavorò come segretario comunale nella sua città natale, evitando così di prendere parte agli scontri bellici.

Nel 1924 diede alle stampe Les Pincegrain, una descrizione cronachistica appena dissimulata degli abitanti di Guéret, che scandalizzo i suoi concittadini e ne causò l'ostilità.
Negli anni Venti e Trenta fece molti viaggi, che gli diedero occasione d'abbandonarsi agli amori omosessuali, come raccontò egli stesso nella sua opera L'amateur d'imprudences (1932).

Dopo il matrimonio (1929-1949)

Il 4 giugno 1929, all'età di quarant'anni, probabilmente per guadagnare rispettabilità nell'ambiente alto-borghese, sposò la ex ballerina Élisabeth Toulemont, detta Caryathis, di cui avrebbe parlato nella sua opera con lo pseudonimo di "Élise". Costei, che era stata amante di Charles Dullin e intima amica di Jean Cocteau e Max Jacob, sperava di allontanarlo - se non addirittura di "liberarlo" - dalle sue tendenze omosessuali.
Non solo la cosa non avvenne, ma lo scrittore iniziò a percepire sempre più il vincolo matrimoniale come una limitazione soffocante, di cui si lamentò pubblicamente e scandalosamente, nelle Cronache maritali (Chroniques maritales, 1938) e nelle Nuove cronache maritali (Nouvelles chroniques maritales, 1943), arrivando a definire il proprio come "il matrimonio più disastroso del secolo". Il ruolo giocato dalla sua omosessualità nel fallimento del suo matrimonio non è comunque esplicitato in questi diari: essa infatti appare solo sporadicamente sotto forma di velati e timidissimi accenni al proprio "vizio" o al fatto di essersi "procurato del piacere". Tuttavia, coerentemente col suo cattolicesimo conservatore, la situazione non lo portò a cercare la dissoluzione del vincolo, che sarebbe durato fino alla morte della moglie (1971).

Nel 1939 Jouhandeau pubblicò anonimamente De l'abjection, un'opera dedicata alla passione omosessuale, ma impregnata di cristianesimo moralisteggiante. In seguito a questa nuova crisi di coscienza egli tornò nuovamente (e definitivamente) fra le braccia degli uomini, causando la costernazione della moglie, una situazione che egli descrisse in Chronique d'une passion e in Eloge de la volupté.

Nel corso degli anni Trenta Marcel Jouhandeau esternò posizioni fortemente antisemite[2]; per di più durante la guerra si compromise con il regime collaborazionista. Dal 1936 al 1941 Jouhandeau scrisse infatti quattro libelli contro gli ebrei, tre dei quali furono raccolti sotto il titolo Le péril juif[3].
Inoltre nel 1941, in piena occupazione tedesca della Francia, partecipò al "Congresso di Weimar" (organizzato da Goebbels) e nel dicembre dello stesso anno pubblicò sulla "Nouvelle Revue Française" l'articolo Témoignage, in cui dichiarò la propria ammirazione per la Germania. Tuttavia alla Liberazione riuscì a superare senza conseguenze le imputazioni di collaborazionismo.

Il dopoguerra (1949-1979)

Con la consorte accolse in casa nel 1949 una ragazza senza famiglia, Céline, ma la sua educazione non ebbe gli esiti sperati: appena maggiorenne Céline mise infatti al mondo un bambino con un uomo che l'abbandonò, fuggendo in Italia. Il bimbo, Marc, fu adottato dai coniugi Jouhandeau.
Rimasto vedovo nel 1971, Marcel ridusse molto la sua attività letteraria e, diventato cieco, nel 1974 fu costretto a interromperla del tutto.
Visse gli ultimi anni con Marc nella cittadina di Rueil-Malmaison, vicino Parigi, nella quale si era trasferito dal 1960 e nella quale morì per un cancro allo stomaco nel 1979.

L'omosessualità nell'opera di Marcel Jouhandeau

Jouhandeau pubblicò inizialmente in forma anonima alcuni testi dedicati all’amore fra uomini. Videro così la luce il trattato De l’abjection (1939), costituito da una serie di tormentate allusioni e riflessioni sul tema omosessuale – peraltro mai esplicitato. Quest’opera alterna brevi narrazioni a pensieri di carattere generale, spesso in forma aforistica.

Segue più tardi il ciclo degli “Scritti segreti”, ovvero Carnets de don Juan (1947), Le voyage secret (1949), Tirésias (1954, trad. it.: Tiresia, 2013). In queste opere (di chiara ispirazione autobiografica) l’autore descrive in maniera ben più precisa l’amore e le avventure sessuali con altri uomini, oltre alla realtà della prostituzione maschile. L’erotismo, anche il più esplicito, viene sempre filtrato attraverso un’elaborata trasposizione lirica.

Egli pubblicò anche altri testi, ad esempio Chronique d'une passion (1944), a tiratura limitata, L’école des garçons (1953) e Du pur amour (1955). In queste ultime opere descrisse le proprie storie d’amore con ragazzi.

Jouhandeau si lasciò infine andare a confessioni più esplicitamente autobiografiche negli ultimi volumi della serie diaristica dei suoi Journaliers (1961-1978).

Opere tradotte in italiano

Jouhandeau ha goduto di scarsa fortuna nel mondo editoriale italiano. A parte le Cronache maritali nella nostra lingua sono disponibili solo opere minori e d'occasione. Vi figurano però due scritti a tematica omosessuale.

  • "Pericolo ebraico"; "Ultima verba"; "Come sono diventato antisemita"; "Il pericolo ebraico"; "Procedimento ebraico" (1936-1941), cinque articoli raccolti in: AA.VV., La questione ebraica in Francia, Effepi, Genova 2013.
  • Cronache maritali e nuove cronache maritali, (Chroniques maritales (1938), Nouvelles chroniques maritales (1943), Feltrinelli, Milano 1961 e 1976 e Adelphi, Milano 1999, ISBN 9788845914607.
  • Tiresia (Tirésias, 1954), Marchese, Grumo Nevano 2013, ISBN 978-8890816703.
  • Risposta a Roger Perfide, All'insegna del pesce d'oro, Milano 1966.
  • Pagine smarrite (Pages égarées 1980, postumo), Sperling & Kupfer, Milano 1996, ISBN 88-7824-690-5.
  • Tre delitti rituali, Adelphi, Milano 1996, ISBN 978-8845911989.

Voci correlate

Bibliografia

Link esterni

Note

  1. La notizia fornita dall'enciclopedia Treccani secondo cui "Marcel Jouhandeau" sarebbe lo pseudonimo di Marcel Provence, nasce dalla clamorosa confusione con un altro scrittore, Marcel Joannon (1892-1951), che usava lo pseudonimo "Marcel Provence".
  2. David M. Halperin, What do gay men want?: an essay on sex, risk, and subjectivity, The University of Michigan Press, Ann Arbor 2007, p. 71.
  3. Dopo la guerra, per scrollarsi di dosso la (meritata) fama d'antisemita, Jouhandeau avrebbe polemizzato con un altro scrittore omosessuale, Roger Peyrefitte (da lui ribattezzato "Roger Perfide"), dopo la pubblicazione da parte di quest'ultimo del libro Gli ebrei. Curiosamente il pamphlet è disponibile in lingua italiana: Risposta a Roger Perfide, All'insegna del pesce d'oro, Milano 1966.