Lexicon

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Copertina del Lexicon

Lexicon. Termini ambigui e discussi su famiglia, vita e questioni etiche è un volume di oltre 800 pagine pubblicato dal Pontificio consiglio per la famiglia per le Edizioni Dehoniane di Bologna nel 2003.

Una summa del pensiero cattolico di destra

Si tratta d'un dizionario strutturato in voci relative alla morale, alla sessualità, alla pedagogia; l'opera, che si rivolge ad un pubblico indifferenziato, è vera e propria summa dell'omofobia dell'ala destra della Chiesa cattolica, in particolare dell'"Opus Dei", a quei tempi favorita dal pontefice: molte voci-chiave, tra cui quella sull'omosessualità, sono infatti affidate a giornalisti e teologi di questa organizzazione cattolica d'estrema destra. Tradotto in diverse lingue, il Lexicon vanta una seconda edizione nel 2006.

Il Lexicon è la realizzazione di un'idea dell'allora presidente del Pontificio consiglio per la famiglia, il cardinale Alfonso López Trujillo (1935-2008), sorta a suo dire in un incontro con le Organizzazioni non governative nel novembre del 1999[1] (l'allusione è alla Conferenza mondiale sulle donne di Pechino, organizzata dalle Nazioni Unite nel 1995, violentemente contestata dalle destre cattoliche perché i documenti di lavoro non rispecchiavano la visione cattolica tradizionale del ruolo della donna, dell'aborto, del divorzio, della contraccezione, e della discriminazione basata sul genere).
Secondo il cardinale, i politici, leggendo alcuni documenti internazionali, potevano incontrare termini «di difficile comprensione» e che potevano «occultare il loro reale contenuto e significato»[2]. Il Lexicon, scritto per mettere in guardia «contro il dilagare e contro i conseguenti danni dell'Antilingua»,[3] sarebbe quindi nato per denunciare «uno dei sintomi più preoccupanti dell'offuscamento morale», cioè «la confusione dei termini» segno di «un vuoto di un'antropologia».

Il Lexicon è la seconda fonte principale del movimento no-gender dopo il libro The gender agenda, della giornalista dell'Opus Dei Dale O'Leary, ed ha posto le basi del mito della cosiddetta teoria gender.

La denuncia di Agedo

Alla pubblicazione del Lexicon l'associazione Agedo comprese immediatamente le implicazioni dell'incitamento all'odio costituito dalle sue tesi. Paola Dall'Orto, l'allora presidente, sporse denuncia attraverso l'avvocato Ezio Menzione[4].

Alla conferenza stampa di presentazione dell'iniziativa il teologo Franco Barbero osservava:

« ci sono descrizioni così caricaturali da indicare che chi lo ha concepito, ha una paura incredibile di confrontarsi con il mondo e la realtà. È un libro che attacca la dignità delle persone. Ricordo per inciso che il card. Alfonso López Trujillo, presidente del "Pontificio consiglio per la famiglia" cui si deve il libro, è colui che denunciò per primo al Vaticano e mise sotto processo la teologia della Liberazione in Sud America. È un libro – ha aggiunto – che non è stato scritto da teologi, esegeti o ermeneuti ma da persone che si sono prestate a scritti di tipo diffamatorio e assolutamente non scientifici. E poi è pieno di bugie anche storiche[5]»

Il 23 giugno 2003, a soli sette giorni dalla denuncia, il PM del tribunale di Bologna, Persico, ne chiese l'archiviazione perché:

« Nessun elemento di fatto consente di ritenere che il poderoso volume sia destinato (mirato) a contrastare espressamente l'attività dell'Associazione AGEDO, che ad un primo esame non sembra nemmeno nominata nel testo, né che l'intenzione del curatore e degli autori sia stata quella di "offendere" tale associazione ed i suoi aderenti, cosicché si esclude la sussistenza dell' animus diffamandi, ben altra essendo la finalità del volume»

Il PM aggiunse pure che:

« Appare dunque immediatamente evidente che la compilazione del libro e la sua pubblicazione costituiscono un chiaro esempio di esercizio di quella libertà costituzionale che l'art. 21 Cost. garantisce a tutti. È la stessa libertà che l'AGEDO esercita, con una fitta serie di iniziative e di pubblicazioni e che la querelante parimenti esercita.[6] »

Contro la decisione fu presentata una "memoria per la parte offesa Paola Dall'Orto" il 10 luglio 2003, nella quale si condivideva sì l'enfasi al diritto d'opinione, ma si ricordava che il diritto di opinione non prevede il diritto di offesa, per un'idea di superiorità di un gruppo su un altro.

« In buona sostanza, scriveva l'avvocato Menzione, un intero gruppo di milioni di cittadini viene individuato come immeritevole di una completa tutela giuridica, stigmatizzato come perverso o pervertito, additato alla riprovazione pubblica. Tanto più grave è questo incitamento (contrariamente a quanto assume la Procura) proprio perché proviene da una fonte che vorrebbe accreditarsi come altamente qualificata e in grado di indicare linee pedagogiche, o addirittura filosofiche»

Questo promemoria non cambiò la decisione e il Gip decise per l'archiviazione in quanto, stabilì, l'Agedo non era parte in causa. A ciò Agedo reagì chiedendo ai singoli omosessuali e soprattutto ai gruppi lgbt di procedere a loro volta ad effettuare una querela-denuncia contro il Lexicon.
All'appello rispose una trentina di persone ma un solo gruppo Arcigay, quello di Modena. Anche queste denunce furono archiviate, questa volta con l'argomento che il Lexicon altro non faceva se non esercitare la libertà di parola, che in Italia è tutelata.
L'assenza di volontà politica da parte del movimento lgbt di contrastare le idee del Lexicon fece sì che la questione fosse lasciata cadere, permettendo a questo testo di diventare il brodo di coltura da cui sarebbero infine nate le Sentinelle in piedi e il movimento no-gender.

Dieci anni dopo i fatti Aurelio Mancuso, cattolico e gay, avrebbe riconosciuto in retrospettiva i danni causati da questo testo:

« A rileggerlo oggi, dopo dieci anni di amplia (sic) e pervicace repressione interna e puntuale opposizione in diversi Paesi e nelle istituzioni internazionali rispetto a ogni legge sui diritti civili, è giusto rilevare che tale fortezza del pessimismo sarà difficile smontarla. (...)

Non si tratta di un testo con cui si può dialogare, aprire un confronto tra cattolici, tra credenti e non credenti. Per gli educatori cattolici è tassativo leggere, studiare e far propri concetti indiscutibili, quei “valori non negoziabili”, che hanno reso la Chiesa cattolica una monarchia assoluta, giustificando questo atteggiamento come necessario per combattere il relativismo etico in cui è immersa una società nemica, lontana dalle indicazioni curiali. Il gruppo che ha scritto il Lexicon condivide, siano studiosi laici o consacrati, che è necessaria una controffensiva inflessibile, che non cede e non concede. (...)
Quando fu mandato (sic) alle stampe, questa opera omnia dell'avversione sessuale della gerarchia cattolica, attirò su di se molte critiche tra i teologici più preparati, le organizzazioni educative sparse nel mondo tentarono di ignorare la guida, ma i suoi effetti nefasti si sono propagati soprattutto dentro il governo centrale della cattolicità, condizionato gli studi nei seminari, delle università, nella preparazione dei corsi di formazione.
In Italia siamo in pochissimi, al di fuori delle Congregazioni, strutture educative cattoliche, ad aver avuto il coraggio di leggerlo, pagina per pagina, tentando di trovare veri concetti perlomeno di mitigazione. Non è stato possibile individuarne, per cui la divisione tra posizione curiale del mondo sulle libertà, le responsabilità personali e collettive, in materia di morale sessuale e il mondo democratico permane, in attesa di un cambiamento che forse per ora non giungerà. Tutte le reprimende comminate dalle gerarchie nei confronti di ordini religiosi, università e singoli teologi, si avvalgono di questo e altri studi.
Già rammentare il decimo anniversario del Lexicon e delle sue drammatiche affermazioni, è per un cattolico una fatica immane, quasi una disperata constatazione di quanto siano stati devastanti i papati di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI, pontificati così incensati anche dai giornalisti più esperti in storia della Chiesa e del Vaticano, evidentemente coerenti con il clima di questi ultimi decenni, dove ha trionfato il conformismo, uno dei disvalori più diffusi del relativismo cattolico[7]»

Quella che segue è una selezione di frasi presentate nella querela di Agedo come particolarmente inaccettabili:

Voce "Diritti del bambino, violenza e sfruttamento sessuale"

La voce è redatta da Dorota Kornas-Biela, giornalista polacca vicina all'Opus Dei.

« I pedofili, seguendo l'esempio degli omosessuali, cominciano segretamente e con fermezza a lottare per i propri diritti, nel tentativo di fare legalizzare le loro azioni attraverso l'abbassamento dell'età del consenso»
(p. 216.)
« La parte liberale tace in modo assoluto di fronte al fatto che l'abuso sessuale parta dall'educazione dei bambini nelle cosiddette famiglie composte da una coppia omosessuale. Un figlio adottato da una coppia omosessuale o una figlia adottata da una coppia di lesbiche diventa una facile vittima dei loro bisogni sessuali, diretti verso un partner dello stesso sesso»
(p. 220.)

Voce "Omosessualità e omofobia"

La voce è redatta da monsignor Tony Anatrella, psicanalista allora vicino all'Opus Dei, oggi ideologo del movimento no-gender.

« L'omosessualità è contraria al vincolo sociale... [poiché] valorizzare una tendenza a scapito delle altre lascia intendere che si potrebbe vivere socialmente in balìa delle pulsioni parziali (omosessualità, voyeurismo, esibizionismo, sadomasochismo, travestitismo, transessualismo, pederastia ecc.)»
(p. 689.)
« Socialmente, l'omosessualità, pone numerosi problemi quando la si vuole legittimare senza discernimento alcuno, ma riprendendo soltanto le affermazioni dei gruppi di pressione omosessuali. L'omosessualità non è soggetto di diritti poiché non ha alcun valore sociale. (...) (Essa) resta un intrico psichico che la società non può istituire socialmente (...). »
(p. 696.)
« L'omofobia è un argomento di malafede e un prodotto dell'ansietà della psicologia omosessuale. In nome dell'omofobia, dei militanti vogliono soprattutto colpevolizzare gli eterosessuali»
(p. 693.)

Basandosi su questi passaggi il testo della denuncia di Agedo affermava tra le altre cose:

« É facile, già da queste citazioni (ma molte altre se ne sarebbero potute fare) capire che gli autori considerano l'omosessualità una patologia o, più esattamente, una perversione. Ne discende, secondo loro, che l'omosessualità e le persone omosessuali in quanto tali non sono soggetti cui riconoscere specifici diritti (per esempio il diritto ad una affettività e ad una sessualità conformi al proprio orientamento sessuale).

Da qui il parallelo instaurato dagli autori fra omosessualità e pedofilia da una parte, e omosessualità e varie inclinazioni sessuali (come sadomasochismo, esibizionismo ecc.) dall'altra. Colpisce ed è denigratorio soprattutto il parallelo omosessualità-pedofilia poiché instaura una sovrapposizione fra un orientamento sessuale perfettamente legittimo (omosessualità) e una pratica sessuale considerata criminalmente perseguibile dal nostro ordinamento (pedofilia).
Ancora peggiore è l'affermazione secondo cui una coppia di persone dello stesso sesso sarebbe predatrice della sessualità di un eventuale figlio naturale di uno dei due elementi della coppia o, in futuro, adottato.
Altrettanto denigratorio è l'assunto per cui l'omosessualità e dunque le persone omosessuali (non faccia velo l'uso da parte dell'autore del termine astratto) non sarebbero degne in quanto tali di riconoscimento giuridico.
Infine, è una vera e propria manciata di fango in faccia alle persone omosessuali e a chi come noi si batte contro i pregiudizi omofobici indicare l'omofobia come una "invenzione" escogitata e coltivata dagli omosessuali contro le persone eterosessuali. Sarebbe, ci si passi il paragone, come indicare il nazismo come un'invenzione dei democratici.
Considerato che la nostra associazione (formata prevalentemente da genitori di persone omosessuali) ha come fine istituzionale il riconoscimento dei diritti delle persone omosessuali: in primo luogo il diritto ad una loro crescita equilibrata, poi il diritto ad una vita affettiva e sessuale in tutto pari a quelle di una persona di orientamento eterosessuale, ritiene gravemente diffamata se stessa e le persone i cui interessi essa specificamente tutela.
Tanto più grave è questa opera di denigrazione e diffamazione in quanto da un lato si fregia della "cura" del Pontificio Consiglio per la Famiglia: vale a dire di un alto consesso istituzionale della Chiesa in Italia maggioritaria; dall'altro perché rivolta soprattutto agli educatori, ai sacerdoti (anch'essi educatori), ai pedagoghi e agli psicologi. Vale a dire un'opera che vuole incidere profondamente e a lungo sugli orientamenti morali e pedagogici nel nostro paese[8]»

Altre voci: "Matrimonio omosessuale"

« L'idea stessa di un «matrimonio» omosessuale è una mistificazione che contraddice l'essenza stessa del matrimonio.

In un'epoca in cui la protezione dell'istituzione familiare dovrebbe stare al primo posto nelle preoccupazioni dei governi dei paesi ricchi, stretti nella morsa dell'inverno demografico e della criminalità crescente dei giovani nati dalle famiglie spezzate e dalle «famiglie» ricomposte, la proposta di un «matrimonio» omosessuale e il fatto che essa sia presa sul serio dai governanti dimostra un profondo disordine nelle menti di questi paesi[9]»

Note

  1. Alfonso Card. Lopez Trujillo, "Prefazione", Lexicon. Termini ambigui e discussi su famiglia, vita e questioni etiche, EDB, Bologna, 2006, p. 13.
  2. Alfonso Card. Lopez Trujillo, "Prefazione", p. 5.
  3. Pier Giorgio Liverani, L'antilingua secondo il cardinale, "Sì alla vita", giugno 2003, pp. 46-48.
  4. Cinzia Ricci, La solitaria battaglia giudiziaria di Agedo contro il Lexicon, "Cinziaricci.it", 2003.
  5. Redazione di Gay.it, L'Agedo denuncia la Chiesa, "Gay.it", 18 giugno 2003.
  6. Citazioni tratte da: Cinzia Ricci, La solitaria battaglia giudiziaria di Agedo contro il Lexicon, "Cinziaricci.it", 2003.
  7. Aurelio Mancuso, Dieci anni fa la pubblicazione del “Lexicon”, il tomo della discordia scoglio morale per papa Francesco, "Aureliomancuso.it", 12 maggio 2013.
  8. Il testo della querela-denuncia è riportato per intero nel pezzo non firmato: Chiesa cattolica ed etica sessuale: a quando il ripristino del rogo?, "sitocomunista.it", s.d.
  9. Aquilino Polaino-Lorente in, Lexicon, Op. cit., p. 587.

Voci correlate

Bibliografia

Collegamenti esterni