La manif pour tous

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La manif pour tous il 2 febbraio 2014 a Parigi

La manif pour tous è un'organizzazione di protesta contro il matrimonio gay. Il nome sta per maniféstation pour tous (e si rifà al nome del progetto di legge marriage pour tous).
Nata in Francia, La manif pour tous si è diffusa in tutta Europa, in particolare in Italia, in Belgio, in Lussemburgo, in Gran Bretagna, in Spagna e in Romania.

La nascita della manif pour tous in Francia

Il 13 ottobre 1999 è stata approvata in Francia la legge per la regolamentazione delle convivenze omosessuali n. 944/1999 relativa al Pacte civil de solidarietè (Patto civile di solidarietà) i cosìdetti PACS. La proposta di legge fu inizialmente ostacolata dalla destra francese e in particolare dal politico della Democrazia cristiana, Christine Boutin, che così sì espresse:

« Tutti i riconoscimenti civili e le giustificazioni dell'omosessualità come uno stile di vita accettabile portano alla decadenza[1]»
Il politico Christine Boudin durante una manifestazione di protesta contro i matrimoni gay

14 anni dopo, il 18 maggio 2013, fu promulgata dal governo Hollande la legge Tauriba che riconosce il matrimonio per le coppie omosessuali. La questione del matrimonio egualitario è stata oggetto di un lungo dibattito in Francia, dalla fine degli anni ’90 in poi. In un sondaggio nel 1996 il 48% degli intervistati dichiarava di essere a favore, mentre il 33% si opponeva. Nei sondaggi successivi è emerso come il popolo francese fosse diviso fra una metà conservatrice e un'altra progressista: il più recente sondaggio del Febbraio 2014 mostra un 61% in favore del matrimonio omosessuale, e 50% in favore delle adozioni per le coppie omosessuali. Nonostante la questione del matrimonio omosessuale non sembri essere un grande problema per la maggioranza della popolazione, ciò che rimane ancora problematico è la questione delle adozioni.
La manif pour tous manifesta per la prima volta il 16 aprile 2013 a Parigi. In seguito a quest'episodio si diffondono in tutta Francia vari gruppi di manifestazione, chiamati "Les veilleurs" (o cui corrispondenti italiani sono le "sentinelle silenziose"). Secondo una notizia del 10 maggio 2013 i veilleurs sarebbero diffusi in 103 città francesi.
L'organizzazione dichiara di essere mossa dalla difesa della famiglia tradizionale come unico valore accettabile e dalla difesa del diritto naturale di un bambino di essere cresciuto da un padre o da una madre. Tuttavia alcuni membri della manif pour tous hanno detto di voler anche combattere quella che da loro è stata definita "ideologia gender". Con questa definizione intendono tutti i progetti scolastici volti a promuovere l'accettazione dell'omosessualità, l'equiparazione delle famiglie omogenitoriali a quelle eterogenitoriali, e (soprattutto) la diffusione di informazioni sulla disforia di genere. Prudentemente, l'associazione evita di richiamare in modo eccessivo l'elemento religioso, nonostante la maggior parte dei membri si dichiari "cattolico praticante". Anzi, la presidente del collettivo Manif pour tous, Ludovine de la Rochére, risponde così quando le viene chiesto se la sua organizzazione abbia contatti con le istituzioni religiose:

« Abbiamo incontrato i responsabili di tutti i culti religiosi presenti in Francia, i quali hanno invitato i loro fedeli a partecipare alle nostre manifestazioni, cosa che è avvenuta. Non c'è però nessun legame formale con nessuna religione, siamo una realtà aconfessionale. Dire che un figlio non può nascere che da un uomo e una donna è una questione di ragione, non di religione: si può essere agnostici e aver compreso che il matrimonio ha a che fare inscindibilmente con la filiazione e che questa non è possibile senza un uomo e una donna.[2] »

In un'altra risposta, de la Rochére elenca tutti gli obbiettivi posti con il movimento di protesta:

« Il primo obiettivo era di permettere ai nostri volontari e simpatizzanti di tutta la Francia di incontrarsi, di conoscersi e di rallegrarsi del lavoro sin qui fatto. Il secondo è stato di informarsi sulle questioni che riguardano il futuro della nostra società nei termini previsti dalle iniziative del governo: estensione della fecondazione assistita alle coppie omosessuali, maternità surrogata, ideologia del gender. Su questo serviva un approfondimento e una formazione. Infine abbiamo lanciato la mobilitazione per i mesi a venire: non molliamo, tutto prosegue e niente si ferma.» [3] »

Come si può notare dalla sua dichiarazione, i motivi di opposizione non sono solamente il matrimonio omosessuale, ma anche varie iniziative di governo come la fecondazione assistita o la maternità surrogata. La presidentessa dice di essere spaventata dalla presenza di "lobby gay" che si nascondono dietro la scusa delle discriminazioni per legittimare la loro ideologia "nociva" alla salute del bambino.

« Il Parlamento si sta gradualmente sottomettendo alle istanze delle lobby Lgbt, che propagandano l’ideologia di genere con la scusa della lotta contro le discriminazioni. Queste rivendicazioni sono pericolose e illegittime, soprattutto perché nessun omosessuale ha mai eletto le lobby Lgbt a suoi rappresentanti. La maggioranza non le riconosce. [4] »

La manif pour tous in Italia

« La Manif Pour Tous Italia chiama a raccolta la società civile a vegliare in difesa della famiglia e della libertà di espressione, e a manifestare il proprio dissenso contro il disegno di legge Scalfarotto, un provvedimento ideologico che, se approvato dal Senato – nonostante l'emendamento Gitti – non farebbe altro che impedire ai liberi cittadini, e alle associazioni, di esprimersi in modo civile su proposte di legge come il matrimonio tra persone dello stesso sesso, e la possibilità di adozione dei bambini da parte degli stessi. Conseguenze sottaciute, ma inevitabili, di questa linea legislativa. [5] »

A differenza della organizzazione francese, la manif pour tous italiana lotta anche contro l'approvazione della legge sull'omofobia. L'organizzazione accusa la legge di negare la libertà d'espressione a chiunque abbia un'opinione contraria all'emancipazione dei diritti lGBT.

Il presidente, Jacopo Coghe, ribadisce l'esclusività della famiglia eterogenitoriale come unico valore accettabile e riconoscibile giuridicamente, esprimendosi così:

« Nell'assoluto rifiuto di qualsiasi atteggiamento di umiliazione, derisione e violenza nei confronti di tutti gli esseri umani, comprese le persone con tendenze omosessuali, esigiamo che sia difeso il diritto fondamentale dei figli ad avere un papà e una mamma, e di tutti i cittadini di esprimersi a tutela della famiglia, per il bene di tutta la società[6]»

Mentre la manif pour tous francese si è dichiarata in alcune circostanze favorevole ai riconoscimenti civili delle coppie omosessuali, l'omononima italiana dichiara la propria contrarietà nei confronti sia dei matrimoni omosessuali sia delle unioni civili. Coghe esprime anche il proprio sdegno verso la legge che garantisce la libertà di attribuzione anagrafica sul sesso, volta a tutelare le persone affette da disforia di genere:

« Sul sito della Rete Lenford, l'avvocatura per i diritti Lgbt in Italia, sono già pronti i testi di altre due leggi, sulle unioni tra persone dello stesso sesso e sull'attribuzione anagrafica del sesso svincolata dalle caratteristiche fisiche. Mentre ci eravamo un po' distratti, insomma, la marea che vuole la distruzione della famiglia stava per arrivare anche qui. Ed è stato naturale rivolgersi alla mobilitazione francese, perché in Francia quel processo di distruzione è molto avanzato. A Parigi abbiamo incontrato la portavoce della Manif pour Tous, Ludovine de la Rochère, che ci ha dato il nulla osta per usare sigla e simbolo. [7] »

Il portavoce della Manif pour tous italiana, Gianfranco Pillepich, dichiara:

« La nostra opposizione a questa legge si unisce alla altrettanto ferma contrarietà e condanna a qualsiasi atto di umiliazione, derisione e violenza fisica o verbale nei confronti di persone con tendenze omosessuali. Inoltre, vogliamo che venga garantito il diritto dei bambini ad avere un padre e una madre naturali, entrambi necessari per un sano e completo sviluppo della loro personalità[8]»

In risposta ai libretti anti-omofobia elaborati dall'Unar, alcuni membri dell'organizzazione hanno diffuso vari opuscoli, dove mettono per iscritto le loro idee radicali, tra le quali oltre all'opposizione ai matrimoni omosessuali, anche l'opposizione al femminismo, alla divulgazione di ciò che essi hanno battezzato "teoria del gender", alla contraccezione, all'aborto e al divorzio:

« La Rivoluzione Francese è stata la prima delle rivoluzioni antropologiche che hanno condotto l'uomo, attraverso le rivoluzioni industriale, marxista e sessuale (Sessantotto), all'attuale rivoluzione gender. Una riflessione approfondita sull'Ideologia mira a rimettere in discussione quelle che vengono definite le conquiste delle donne, il divorzio, l'aborto e la contraccezione.[9] »

Gli eventi più importanti della storia (la rivoluzione francese e i moti del ’68) sono incolpati di aver messo in discussione i principi della società occidentale, tra i quali il sessismo e il puritanesimo. L'emancipazione dei diritti omosessuali viene descritto come una colpa del femminismo:

« L'emancipazione delle donne ha aperto il campo ad una nuova battaglia per l'emancipazione di quegli omosessuali attivisti che rivendicano il diritto di ottenere bambini a tutti i costi attraverso la fecondazione artificiale o la maternità surrogata.[10] »

Aggressioni agli omosessuali

Nonostante la organizzazione si dichiari un pacifico movimento di protesta al matrimonio gay, durante la manifestazioni non sono mancate le aggressioni e le violenze, che hanno portato i poliziotti ad arrestare decine di persone. Un gruppo di manifestanti infatti – un centinaio di ragazzi incappucciati, con teste rasate o mascherati, ha cercato di forzare le barricate della polizia che bloccavano l’accesso agli Champs Elysées e al palazzo presidenziale. La polizia ha dovuto ricorrere a misure estreme – come manganelli e gas lacrimogeni – dovendo stare attenta a non colpire i membri più pacifici, inclusi bambini portati alla manifestazione da parte dei genitori. Inoltre secondo il rapporto annuale dell’associazione SOS Homophobie nel 2013 in Francia gli atti omofobi sono aumentati del 78 per cento. Il numero di atti «omofobi, lesbofobi, bifobi e transfobi sono esplosi nel 2013» raggiungendo i 3.517 casi. Su internet, in particolare, i messaggi omofobi sono «triplicati»: dai 656 del 2012 ai 1.723 del 2013.

Il volto sfigurato del turista olandese Wilfred De Bruijn, vittima di un attacco di violenza omofoba

Eclatante è ad esempio il caso del turista olandese Wilfred de Bruijn, brutalmente picchiato mentre passeggiava con il suo compagno per le strade di Parigi:

« abbiamo sentito “Ah, dei gay!”: il primo pugno mi è arrivato in un occhio, ho cercato di proteggermi ma sono stato colpito almeno sei volte Mi sono svegliato in ambulanza, coperto di sangue, senza un dente e con gli zigomi fratturati. Ora sono a casa e sono molto triste, Olivier si prende cura di me, non potrò andare al lavoro per dieci giorni.. [11] »

Terapie riparative

Alcuni membri dell’organizzazione, convinti che l'omosessualità sia una caratteristica acquisibile, affermano che le terapie riparative siano un valido mezzo per cambiare la propria sessualità deviante, rifacendosi in particolare alle teorie di Joseph Nicolosi. Altri sostengono che l’omosessualità sia una scelta o che sia un semplice emozione che si può modificare attraverso un percorso terapeutico.
Nella petizione della manif pour tous a Roma si afferma che:

« Il Rapporto Lunacek sollecita l'UE a esercitare influenza politica sull'Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO) affinché l'omosessualità sia rimossa dalla lista dei disordini mentali e comportamentali. Questo rappresenta un sorprendente tentativo di interferenza sulla libertà della scienza e della ricerca scientifica da parte di istituzioni politiche.[12] »

In questa dichiarazione, i partecipanti della manif pour tous si mostrano preoccupati della possibilità che l'ONU (o meglio, l'OMS rimuova l'omosessualità dalla lista delle malattie mentali, nonostante ciò sia già accaduto 23 anni fa, nel 1991. Alcuni invece, consapevoli della posizione della comunità scientifica, sostengono che la scelta di rimuovere l'omosessualità dalla lista delle patologie non sarebbe altro che il risultato dell'attività di una lobby massonica, nonostante non avesse alcuna base sperimentale scientifica.

Note

  1. Comment la droite parlait du Pacs il y dix ans, _____, _____.
  2. Rodolfo Casadei, Con la nostra maglietta non ti fanno neanche entrare nei musei, "tempi.it", ______.
  3. Intervista alla nuova presidente della Manif pour tous Ludovine de la Rochère: «Siamo vittime di una repressione antidemocratica e illiberale»
  4. Leone Grotti, Intervista a Ludovine de la Rochère, leader del movimento: "Hollande disprezza il popolo. La sconfitta elettorale è colpa del suo atteggiamento ideologico", "Tempi.it", ________.
  5. Manifesto della manif pour tous
  6. Jacopo Coghe e Nicoletta Tiliacos, Giù le mani dalla famiglia "Il foglio", 28 febbraio 2014.
  7. Manif Pour Tours Italia contro i matrimoni gay Il matrimonio tra persone dello stesso sesso viene considerato un vero e proprio pericolo da evitare a tutti i costi, 28 febbraio 2014
  8. Comunicato stampa, 6 agosto 2013.
  9. Negli opuscoli della Manif Pour Tous Italia, i diritti lgbt diventano una colpa del femminismo.
  10. Gli opuscoli sull'identità di genere contro i libri anti-omofobia.
  11. Guardate: ecco il volto dell'omofobia, www.corriere.it, 13 aprile 2009.
  12. Anonimo, Manif Pour Tous: «La UE vuole che l'omosessualità sia rimossa dalla lista dei disordini mentali». Peccato sia avvenuto già ventitré anni fa..., "Gayburg", 2 febbraio 2014.

Bibliografia

Link esterni

Voci correlate