Karl-Maria Kertbeny

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Karl Maria Kertbeny (1824-1882) da giovane, verso il 1845/1850.

Karl-Maria Kertbeny o Károly Mária Kertbeny (Vienna, 24 gennaio 1824-Budapest, 23 gennaio 1882) fu uno scrittore, poeta, traduttore dall'ungherese al tedesco, patriota ungherese e pioniere del movimento di liberazione omosessuale. Fu lui a creare, in un suo opuscolo del 1869, la parola "omosessualità".

Biografia

Il 24 gennaio del 1824, a Vienna, vedeva la luce Karl Maria Benkert (poi Károly Mária Kertbeny), traduttore e scrittore in proprio, inventore del neologismo "omosessualità". Suo padre, Anton Benkert, era scrittore, e sua madre, Charlotte Graf, era pittrice. Due anni dopo la sua nascita, la famiglia si trasferì a Budapest, in Unghieria, per assumere la direzione di un hotel.

Fu Havelock Ellis nei suoi Studi sulla psicologia sessuale (pubblicati tra il 1896 ed il 1928) a rivelare che:

« La parola omosessuale è stata inventata nel 1869 da un medico (sic) ungherese chiamato Benkert, che scriveva sotto lo pseudonimo (sic) di Kertbeny. Tale parola apparve per la prima volta in un opuscolo anonimo indirizzato al Ministro della Giustizia Prussiano, sotto forma di lettera". »

Ellis lo aveva saputo da un'altra lettera che Karl Heinrich Ulrichs aveva scritto ad un amico (Karl Egells), nel 1884, lamentandosi del fatto che Benkert-Kertbeny avesse creato questo neologismo "impuro" (composto dal greco omoios = lo stesso, e dal latino sexus = sesso) perché geloso del suo "urningo".

Anzi, sono parecchie le parole inventate dallo scrittore ungherese, delle quali avrebbero qualche fortuna solo "omosessualismo", "omosessuale", "normalsessuale", oltre a "eterosessuale" ed "omosessualità". In qualche modo Ulrichs e Kertbeny si devono essere conosciuti, magari indirettamente, dato che già nel 1865, nella prefazione al quarto volume della sua serie, Formatrix, Ulrichs spiega che il primo riferimento scritto alle mie teorie è apparso in Erinnerungen an Charles Sealsfield, di Kertbeny, pubblicato a Lipsia nel 1864, a pag. 74.
Sull'Annuario di Magnus Hirschfeld del 1905 apparve poi la notizia che i due furono in corrispondenza e che Benkert fu uno dei primi compagni che Ulrichs conobbe mentre era un funzionario dello Stato.
Kertbeny scrisse pure che: Le piante rampicanti dei vecchi pregiudizi hanno invaso l'Europa di oggi e non tollerano nulla che si frapponga al loro avanzare. Nulla che appartenga allo sviluppo delle nostre idee di tradizione e di morale e alle tesi di Numa Numantius (che era lo pseudonimo inizialmente utilizzato da Ulrichs).

Una foto di Kertbeny (o Benkert) nel 1850/60.

Le informazioni di Ellis, comunque, hanno contribuito a diffondere alcuni errori duri a morire.
Innanzitutto, il nome, che ancora oggi viene scritto in molti modi diversi: in ungherese è Károly Mária, che in tedesco è Karl-Maria Benkert. Poi, Kertbeny Karoli non è uno "pseudonimo" di Benkert, ma un anagramma "legale" che egli venne autorizzato a portare dal 1845 in poi.
Ancora, Kertbeny è stato un po' di tutto: scrittore, libraio, giornalista, traduttore, bibliografo, poeta, storico, critico d'arte... perfino esportatore di vini, ma medico no. Non ha mai ricevuto un dottorato in nessun argomento, e non ha mai scritto di medicina o di scienze naturali.

Infine, scrisse al ministro Adolf Leonhardt alcune lettere aperte per rispondere ad un invito pubblico.
Ciò avvenne dopo che, nel 1866 la Prussia tenne a battesimo la Confederazione della Germania Settentrionale. Per poter unificare anche i codici civili e penali dei numerosi Stati che ne fanno parte, la Prussia crea una commissione di sette membri che, tenendo come riferimento iniziale il codice prussiano, sollecita la collettività ad esprimere la sua opinione sul progetto di unificazione. Numerosi giuristi e intellettuali fanno così conoscere, o per corrispondenza o attraverso la pubblicazione di documenti, i loro suggerimenti e commenti su questo primo progetto di codice penale unitario.

Poiché nel codice prussiano del 14 aprile 1851 c'è un paragrafo (il § 143) che punisce gli "atti contro natura" commessi tra uomini e perfino con animali, Benkert teme che esso entrerà a far parte del nuovo codice unitario, se qualcuno non interviene. Così prende la penna e scrive al presidente della Commissione dei Sette, che è proprio Leonhardt, per sostenere la tesi che lo Stato non ha alcun diritto di intromettersi negli affari privati degli individui in quel che riguarda il loro comportamento sessuale, anche se si tratta di atti omosessuali, appunto.

Kertbeny non ebbe comunque fortuna, ed il paragrafo 143 fu introdotto nel codice penale della Confederazione modificato solo nel numero, 152, che poco più tardi, modificato un'altra volta, divenne famoso come il § 175 del nuovo codice del Secondo Reich tedesco (1871).

Il militante

A differenza di quanto aveva fatto Ulrichs, Kertbeny non fece mai coming out. Egli giustificava il suo interesse per l'omosessualità con il suicidio di un amico d'infanzia, vittima di un ricattatore. La sua seconda lettera anonima a Leonhardt è addirittura firmata "un normalsessuale".

Per un breve periodo fu anche fidanzato con una donna molto più anziana di lui, Vilma Motuschitzky, ed ebbe un fugace rapporto con Bettina von Arnim, ma molto più lunga nel tempo fu l'amicizia che intrattenne con il poeta gay Alfred Meissner.

Nel gennaio del 1855, quando morì l'unico fratello, Enrich Maria (1825-1855), Kertbeny si lamentò con la madre che Con lui si estingue la nostra stirpe, perché non possiamo contare su una discendenza.

Probabilmente colpito dalla sifilide, dall'età di 38 anni cominciò ad accusarne le conseguenze più gravi, che furono la causa principale della morte, avvenuta il 23 gennaio 1882, a Budapest, proprio il giorno prima del suo compleanno.

Oltre a coniare la parola "omosessuale", Benkert-Kertbeny ebbe un'intensa attività di traduttore e scrittore, collaborò con Gustav Jaeger fornendogli informazioni e materiali che finirono nel libro Entdeckung der Seele (La scoperta dell'anima, 1880): in esso è esposta la teoria secondo cui l'attrazione sessuale ha un'origine olfattiva.

Fu questa l'opera che rese popolare tra i medici e la massa dei lettori il nuovo termine di Benkert ed il suo opposto, eterosessuale, che sarebbe stato propagandato da Marc André Raffalovitch qualche anno più tardi.

Negli ultimi anni di vita, verso il 1880, Benkert scrisse anche un saggio sulla situazione della comunità omosessuale europea, che sarebbe stato pubblicato molto tempo dopo la sua morte, nel 1900, sul secondo numero dello Jahrbuch für sexuelle Zwischenstufen curato da Magnus Hirschfeld, sempre a cura di Jaeger.

Il primo uso documentato della parola "homosexual", in una lettera di Kertbeny, nel 1868. Foto: Biblioteca nazionale ungherese.

Galleria d'immagini

Opere

Bibliografia

  • Márta Detrich, Kertbeny Károly élete és műfordítói munkássága, Szeged, 1936.
  • John Lauritsen e David Thorstad, Per una storia del movimento dei diritti omosessuali (1864-1935), Savelli, Roma 1979.
  • Jean Claude Féray, Une histoire critique du mot "homosexualité", "Arcadie" Janvier-Avril 1981, numeri: 325, pp. 11-21; 326, pp. 115-124; 327, pp. 171-181; 328, pp. 246-258.
  • Jean Claude Féray e Manfred Herzer, Kertbeny, une énigmatique "mosaïque d'incongruités", Études finno-ougriennes, anno XXII, pp. 215-239.
  • Manfred Herzer, Kertbeny and the nameless love, Journal of homosexuality, XII 1985, fascicolo 1, pp. 1-26.
  • Jean Claude Féray e Manfred Herzer, Une légende et une énigme concernant Karl Maria Kertbeny, in: Actes du colloque international, Sorbonne, 1er et 2 décembre 1989, vol. 1, Cahiers Gai-Kitsch-Camp, Lille 1989 (ma 1991), pp. 22-30.
  • Jean Claude Féray e Manfred Herzer, "Homosexual studies and politics in the 19th century: Karl Maria Kertbeny", "Journal of homosexuality", XIX 1990 (1), pp. 23-47.
  • Jonathan Ned Katz, Kertbeny: "Homosexual," "Heterosexual," May 6, 1868. Inventing the homosexual and heterosexual categories, OutHistory.com. Katz è il principale propagandista della tesi secondo cui l'invenzione della parola avrebbe automaticamente inventato anche la stessa omosessualità.
  • H. Bech, A dung beetle in distress: Hans Christian Andersen meets Karl Maria Kertbeny, Geneva, 1860: some notes on the archaeology of homosexuality and the importance of tuning, "Journal of homosexuality", XXXV (3-4) 1998, pp. 139-161.
  • Mária Rózsa, Karl Maria Kertbeny - Vermittler ungarischer Literatur, "Anachronia", VI 2001, pp. 135-143.
  • Judit Takács, The double life of Kertbeny. In: Gert Hekma (cur.), Past and present of radical sexual politics, UvA – Mosse Foundation, Amsterdam 2004, pp. 26-40 (con ulteriore bibliografia).
  • Jim Burroway, Today in history: The love that dares not speak its name gets a name, "Box turtle bulletin", May 6th, 2008.

Voci correlate

Collegamenti esterni