Justin Fashanu

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Justinus Soni Fashanu detto Justin (Londra, 19 febbraio 1961 - Londra, 2 maggio 1998) è stato un calciatore inglese. Fu il primo giocatore professionista della storia a fare coming out pubblicamente.

Biografia

Fashanu era il figlio di un barrister (avvocato di grande prestigio) nigeriano che viveva nel Regno Unito e di un'infermiera della Guyana chiamata Pearl. Quando i suoi genitori si sono separati, lui e suo fratello John - che sarebbe divenuto anch'egli un ottimo calciatore - furono inviati nella casa-alloggio Dr Barnardo's Home, sita nella capitale inglese. All'età di sei anni i piccoli Fashanu si trasferirono nella dimora di Alf e Betty Jackson a Shropham vicino Attleborough, Norfolk, dove trascorsero l'infanzia e parte dell'adolescenza. Justin da giovane eccelleva nella boxe e in molti credevano che egli avrebbe potuto avere una carriera professionstica nel pugilato.

Carriera calcistica

All'inizio della sua carriera Fashanu sembrava destinato a grandi cose, ma la discontinuità e le difficoltà di adattamento manifestate in alcune squadre gli impedirono di "sfondare": basti dire che nel corso della sua carriera, cominciata nel 1978 e conclusasi nel 1997, cambiò ben 22 club e soltanto nel biennio 1990-1991 indossò ben otto maglie diverse.

Fashanu, attaccante di peso, disputò i campionati giovanili nel Norwich City e con questa società passò professionista nel dicembre 1978. Il 13 gennaio 1979 esordì in prima squadra nella sfida contro il West Bromwich Albion e da quel momento in poi fu una colonna portante dei "canarini", con cui giocò e segnò spesso (35 reti in 90 presenze), a volte anche in modo spettacolare: nel 1980 la BBC gli diede il premio per il goal più bello della stagione, siglato contro il Liverpool.

Nel 1981 si trasferì al Nottingham Forest, diventando il primo calciatore di colore della storia a costare 1 milione di sterline. Da questo momento in poi però iniziò la sua parabola discendente, anche per via di alcuni infortuni e dei contrasti con l'allenatore omofobo Brian Clough. La sua esperienza con in "Garibaldi Reds" durò solo una stagione: da qui in poi la sua carriera fu un eterno girovagare verso squadre di categoria inferiore, a volte anche di altri continenti (giocò negli USA nel 1988 e nel 1995 nonchè in Canada nel 1991). La sua ultima esperienza sul campo fu quella con i Miramar Rangers, squadra neozelandese, dove nel 1997 disputò 18 match conditi da 12 reti: al termine di quell'annata decise di appendere le scarpe al chiodo.

Omosessualità e coming out

Già all'inizio degli anni Ottanta, quando vestiva la maglia del Nottingham Forest, si mormorava che Justin Fashanu frequentasse bar gay e locali notturni per omosessuali: ciò suscitò le ire del suo allenatore Brian Clough, che lo offese dandogli del "fottuto finocchio". Nella sua autobiografia, lo stesso Clough ricorda un duro botta e risposta col suo giovane centravanti:

« – Dove vai se vuoi una pagnotta?
– Da un fornaio, immagino.
– Dove vai se vuoi un cosciotto d'agnello?
– Da un macellaio.
– Allora perché continui ad andare in quei cazzo di locali per froci?[1] »

Fashanu ebbe inizialmente un atteggiamento ambivalente rispetto alla propria omosessualità: se da un lato disse d'aver avuto rapporti gay con due ministri conservatori (per rivelare i loro nomi chiese 500 mila sterline, ma poi ritirò quanto aveva dichiarato), dall'altro - forse per velarsi - ebbe una storia con l'attrice Julie Goodyear, di 19 anni più grande di lui[2]. Nel 1988 inoltre, mentre giocava coi Los Angeles Heat, incontrò George Michael a una festa e gli espresse il suo fastidio per le voci relative alla propria omosessualità: "stai tranquillo", gli rispose il celebre cantante, "quando mormorano che sei gay vuol dire che sei diventato una star"[2].

Infine, nel 1990 Fashanu divenne il primo giocatore professionista e inglese a dichiararsi pubblicamente gay tramite un'esclusiva concessa al The Sun[3]. La decisione fu accolta con ostilità, sia dal mondo sportivo, sia dalla comunità nera britannica, che riteneva di essere stata coperta di vergogna, al punto che un settimanale giudicò l'annuncio:

« un affronto alla comunità nera... un danno d'immagine... patetico e imperdonabile.[1] »

Un settimana dopo il coming out, lo stesso fratello John lo rinnegò pubblicamente con un'intervista concessa a The Voice in cui disse che suo fratello era "un emarginato"[4].

Le reazioni ebbero un effetto devastante su Fashanu, che confessò di sentirsi «solo e disperato» e il suo rendimento sportivo calò ulteriormente, in quella che sembrava una spirale discendente senza fine. Si aggiunga inoltre che Justin era un cristiano rinato[5] ed il contrasto tra la propria natura e la predicazione omofobica della Chiesa cui apparteneva certamente contribuì ad acuire il suo stato di tensione.

Morte

Nel 1998 Fashanu si trova in Maryland, dove vorrebbe intraprendere la carriera di allenatore. All'inizio di quell'anno però viene accusato di violenza sessuale da un ragazzo di diciassette anni: il giovane di Ashton Woods dichiarò alla polizia che il 25 marzo si era svegliato nel letto di Justin Fashanu, dopo una serata passata a bere alcolici e a fumare marijuana assieme, accusandolo di averlo narcotizzato per poterlo violentare mentre era incosciente, aggiungendo che nel momento in cui si era svegliato Fashanu stava praticando il coito orale su di lui.

Fashanu collabora con le forze dell’ordine e non viene incriminato dalla polizia. Eppure, poco prima del processo fugge in Inghilterra sotto falso nome, forse però preoccupato dal fatto che in Maryland era ancora in vigore una legge "anti-sodomia" (successivamente dichiarata incostituzionale dalla Corte Suprema) che dichiarava punibile col carcere anche il rapporto orale, non solo fra persone dello stesso sesso, ma pure tra marito e moglie, e anche in assenza di stupro.

In Gran Bretagna Fashanu cerca aiuto per programmare una difesa, contatta i suoi ex agenti e i vecchi amici, ma trova solo un muro di odio e indifferenza. Solo, indifeso, ed esasperato, in preda allo sconforto il 2 maggio 1998 si suicida: viene trovato impiccato dentro un garage in una zona malfamata di Londra[6]. In un biglietto d'addio trovato sul suo corpo affermò nuovamente la sua innocenza: “Desidero dichiarare che non ho mai e poi mai stuprato quel giovane. Sì, abbiamo avuto un rapporto basato sul consenso reciproco, dopodiché la mattina lui mi ha chiesto denaro. Alla mia risposta negativa lui mi ha detto che me l’avrebbe fatta pagare”. In seguito, infatti, tutte le accuse di violenza a suo carico caddero per mancanza di prove[7].

Tributi

Fashanu è stato inserito al 99º posto nella classifica dei Top 500 tra gli eroi gay e lesbiche su The Pink Paper[8].

Nel luglio del 2013 il compositore francese Jann Halexander creò un piccolo requiem in suo onore[9].

Nel luglio del 2014 la band londinese Elephants and Castles pubblicò il singolo di debutto, intitolato appunto Fashanu, a lui dedicato[10].

Note

  1. 1,0 1,1 Justin Fashanu - Homophobia Destroyed Him
  2. 2,0 2,1 Calciatore suicida a Londra, Corriere della Sera, 4 maggio 1998
  3. The Sun, "£1m Football Star: I AM GAY". News Group Newspapers.[Manca la data esatta, 1990]
  4. John Fashanu: my gay brother is an outcast, "The Voice", 30 ottobre 1990.
  5. Justin Fashanu found hanged in lock-up garage, "The Indipendent", 4 maggio 1998.
  6. Suicide verdict on footballer Fashanu, BBC, 9 settembre 1998
  7. Nessuno tocchi Justin Fashanu
  8. The Pink Paper, 26 settembre 1997, n. 500, p. 15
  9. Lo si può ascoltare qui
  10. Lo si può ascoltare qui

Voci correlate