Il borghese

Da Wikipink - L'enciclopedia LGBT italiana.
Voce a cura di Giovanni Dall'Orto, liberamente modificabile.
Caricatura di due omosessuali. Copertina del luglio 1962.

"Il borghese" fu un settimanale (inizialmente, quindicinale) di costume, uscito dal 1950 al 1993, che ebbe la massima diffusione negli anni Sessanta e Settanta. Fu espressione dell'estrema destra criptofascista italiana: nonostante la redazione non si riconoscesse in alcun partito (fatta salva la breve esperienza del direttore Mario Tedeschi come senatore del Movimento Sociale Italiano nel 1972) e avesse come bersaglio fisso quella che oggi è chiamata la "partitocrazia", i suoi lettori si riconoscevano in buona parte nell'area del Movimento Sociale Italiano e del Partito Monarchico.

Durata

Fu fondato a Milano inizialmetne come quindicinale dallo scrittore Leo Longanesi nel 1950. Longanesi non amava gli omosessuali[1] e amava metterli alla berlina anche tramite caustici disegni che creava personalmente. Tuttavia amava anche ostentare l'atteggiamento del borghese conservatore ma cosmopolita, "persona di mondo" che vedeva negli omosessuali un fatto della vita, tanto sgradevole e fastidioso quanto ineliminabile. Per questo era disposto a tollerare con condiscendenza quelli di loro che, come Oscar Wilde, dimostrassero tratti di cultura, genio o raffinatezza.
L'atteggiamento del "Borghese" cambiò quando, dopo la morte di Longanesi nel 1957, Mario Tedeschi e Gianna Preda comprarono dagli eredi la testata e ne trasferirono la redazione a Roma, aprendo una nuova fase che sarebbe arrivata a tirare anche centomila copie a settimana.
Il nuovo corso si dimostrò più aggressivo e intransigente su questo tema (e non solo).
I due proprietari diedero al periodico un'impronta tanto legata alle loro personalità ed ossessioni (ed anche abilità giornalistiche) da far sì che, dopo la morte di Preda nel 1981, la scomparsa di Tedeschi nel 1993 finì per coincidere con quella del giornale stesso.
Successivi tentativi di far rivivere la testata, legata irrimediabilmente alla mentalità ormai anacronistica della "Guerra fredda" e all'anticomunismo viscerale, non sono stati coronati da successo.

"Il borghese" e l'omosessualità

"Borsa dell'acqua calda per pasolinidi". 1970

"Il borghese" ebbe un atteggiamento fortemente negativo verso l'omosessualità, giudicata una forma di gravissima degenerazione sociale da combattere anche con leggi e con misure se necessario drastiche. Anche il linguaggio utilizzato per parlarne fu sempre sopra le righe, adoperando liberamente termini come "checca" o "frocio" o "invertito" per parlare di personaggi omosessuali, e di "terzo sesso" o "frocismo" per parlare di omosessualità, mentre la satira faceva uso dei più grezzi luoghi comuni dell'umorismo da caserma, alludendo ossessivamente alla sodomia.
Inoltre la figura dell'omosessuale e quella del transessuale furono sistematicamente confuse in una figura intermedia di "travestito" o "invertito", un maschio che fondamentalmente si sentiva donna e si comportava anche esteriormente come tale.
Meno ossessiva fu la campagna contro il lesbismo, che se e quando citato era comunque presentato come un comportamento mascolino e predatorio. Tuttavia l'atteggiamento verso l'omosessualità femminile fu sempre più ambiguo: da un lato era palesemente approvata se non sognata quale fonte di fantasie masturbatorie eterosessuali maschili, dall'altro ideologicamente riprovata in quanto anch'essa degenerazione sessuale.
Nel 1997 una campagna pubblicitaria arrivò a vantarsi del fatto che i gay non leggessero "Il borghese"[2].

L'attività

Pur conscia del fatto di combattere da una posizione di minoranza, la testata fece del suo meglio per soffiare sul fuoco del "panico morale" di stampo maccartista, lanciando incessantemente l'allarme sulla crescita a dismisura e incontrastata del vizio omosessuale, a suo dire legata all'opera corruttiva d'intellettuali comunisti come ad esempio Luchino Visconti o Pierpaolo Pasolini, che furono incessantemente nel mirino di una campagna d'insinuazioni e calunnie. Sullo sfondo tornava con insistenza l'idea maccartista dell'Homintern, cricca segreta fra omosessuali che mirava ad occupare tutti i gangli del potere escludendone gli eterosessuali
Significativa fu la collocazione del "Borghese" in prima linea durante lo scandalo dei Balletti verdi di Brescia, assieme a "Lo specchio", disattendendo le aspettative della destra clericale, che avrebbe gradito una gestione più sottotono della vicenda.

Infatti delle istanze clericali "il Borghese" tenne conto soltanto quando si allineavano col proprio programma politico[3], facendo riferimento a una tradizione di destra laica (fino a spingersi all'aperto anticlericalismo quando giudicava che la Chiesa non fosse sufficientemente a destra[4]) e non certo ascetica, come dimostrava l'uso generoso d'immagini di gratuito nudo femminile - sia pure con didascalie moralistiche - nell'inserto fotografico centrale.
La morale del "Borghese" era quella del frequentatore dei casini (la cui chiusura, come tutta la stampa di estrema destra in quel periodo, non smise mai di giudicare una jattura), non del frequentatore di sacrestie. Combatteva l'omosessualità non perché la ritenesse un'offesa a una astratta "morale", come la stampa cattolica (che per evitare di offendere la morale evitava di nominarla e chiedeva di censurare qualsiasi allusione al tema), ma perché la riteneva un'offesa all'ideale di virilità a cui riteneva che ogni maschio fosse obbligato ad attenersi. Un'offesa da denunciare ad alta voce.

Per queste ragioni "Il Borghese" non condivise con la destra clericale la strategia (prevalente sulla stampa filocattolica e filo-democristiana ma anche su quella filocomunista) di soffocare la realtà omosessuale sotto il silenzio e la censura. Negli anni Sessanta finì così per risultare addirittura una delle testate più ciarliere sul tema omosessuale, dimostrando una tale attenzione ossessiva per esso da arrivare a parlare apertamente, sia pure per condannarlo, del movimento omofilo dell'epoca, e in particolare di "Arcadie, sulle cui attività la redazione era singolarmente bene informata. Negli anni Settanta, anzi, il giornale si dimostra talmente bene informato sulle dinamiche e sui protagonisti anche più oscuri del movimento lgbt italiano, da rendere quasi certezza il sospetto che ricevesse regolarmente "imbeccate" dalle autorità di polizia incaricate di spiarlo.

Nonostante siano l'espressione d'una minoranza politica "estremista", per quanto molto influente, i suoi articoli sono quindi un interessante spaccato del dibattito dell'Italia, soprattutto, degli anni Sessanta.

Personaggi presi di mira

Pasolini "capovolto". "Il borghese", 03.05.1970.

"Il borghese" si caratterizzò per l'uso assolutamente privo di scrupoli della "macchina del fango" di stampo fascista, non fermandosi di fronte alla calunnia deliberata pur di ottenere i propri scopi, aiutato in ciò da ambienti dell'"intelligence" vicina all'estrema destra con "soffiate" che, col senno di poi, rivelano di avere avuto spesso qualche elemento di verità, sia pure gonfiato a dismisura.
Da questo punto di vista "Il borghese" si caratterizzò per lo sfruttamento politico della vita privata dei politici e degli avversari di qualsiasi tipo, inaugurando e insegnando il "metodo Boffo", che ancor oggi usano giornalisti formatisi alla sua "scuola".
Il deputato monarchico Vincenzo Cicerone fu uno dei bersagli del "Borghese", ma più come esempio da mettere alla berlina di quel che avrebbe potuto causare uno scandalo omosessuale, che come avversario politico, non avendo più alcun incarico.
Mariano Rumor (DC), Emilio Colombo (DC) e Giovanni Spadolini (Pri) furono altri esponenti politici oggetto di frecciate e pettegolezzi.
Nella sua crociata contro l'influenza degli omosessuali comunisti, anche i già citati Luchino Visconti e Pierpaolo Pasolini furono bersagli costanti, tanto da spingere a coniare i termini "luchinide" e "pasolinide" come sinonimi di "omosessuale".
Lo scrittore e pittore Giò Stajano fu negli anni Sessanta l'incarnazione sulfurea del Vizio che "Il borghese" combatteva, ma negli anni Settanta prevalse per lui un diverso ruolo, quello di "omosessuale di famiglia", in base alla sua parentela col gerarca fascista Starace, venendo intervistato con atteggiamento rispettoso ogni qual volta fosse necessario parlare male del neonato movimento gay. In queste interviste Stajano riuscì a mantenere un ruolo in genere equilibrato, criticando pesantemente la militanza gay ma senza arrivare alla vera e propria calunnia, esprimendo più che altro il punto di vista d'un omosessuale tradizionalista che rimpiangeva il mondo della sua giovinezza - quando i maschi erano veri maschi - preferendolo a quello contemporaneo.

Fiorentino Sullo

Una delle vittime predilette del Borghese fu Fiorentino Sullo, esponente della sinistra democristiana, inviso ai grandi capitalisti i cui interessi il periodico difendeva. Contro di lui fu lanciata, tra il 1960 e il 1964, una campagna di stampa con continue, insistenti, incessanti allusioni e insinuazioni.
Gianna Preda, nei suoi Appunti proibiti del 12 maggio 1960 su "Il Borghese" scrive:

« "Ho rivisto il basista Fiorentino Sullo, dopo le sue dimissioni. Aveva ritrovato la consueta scontentezza che però, nel suo viso di latte e di rose, non riesce mai a sembrare ribellione. Soltanto per un attimo ho visto ravvivarsi quel volto corrucciato. E' accaduto quando l'autista, un giovanotto bruno e piacente, gli si è avvicinato chiamandolo confidenzialmente per nome. In quel momento, notai che gli occhi di Sullo brillavano, teneri e vivi. Rievocando quel fuggevole episodio, provo ancora oggi un senso di imbarazzo: come se fossi stata testimone di qualcosa che non avrei dovuto vedere»". »

Nino Lanzetta afferma che Gianna Preda, anni dopo, ripensando ai suoi attacchi, avesse poi detto di Sullo: "Poveretto! L'ho persino costretto a sposarsi!"[5].

Una testimonianza

Francesco Caridi, che fu redattore del settimanale, in una lettera a Enrico Oliari così riassunse l'atteggiamento della testata verso l'omosessualità negli anni Settanta:

« L'approccio de "il Borghese" verso le tematiche sessuali (etero od omo) nel periodo in cui sono stato uno dei redattori della rivista era determinato da ampia libertà. Il direttore Tedeschi mi disse che i fatti sessuali privati dei politici o dei letterati o degli artisti presi di mira non dovevano entrare nella polemica, a meno che non ci fosse stata una contraddizione tra il dire pubblico e il fare privato: se taluno, tanto per fare un esempio, avesse tuonato in pubblico contro la pedofilia mentre poi in segreto avesse coltivato il piacere greco, allora sì che avrebbe meritato gli attacchi de "Il borghese".

Per far capire l'evoluzione (o l'involuzione, a seconda dei gusti) dei costumi, io m'interessai del mondo omosessuale e del mondo della prostituzione femminile in diversi articoli (ricordo il raduno gay di Porto Sant'Elpidio e la conferenza delle donne "di vita" a Pordenone, presente il ministro Fortuna); articoli con una buona dose di ironia (ironia è cogliere nelle apparenze le intime identità), cogliendo gli aspetti più "originali" ma con assoluto rispetto dei soggetti trattati. La rivista "Babilonia" faceva parte delle riviste compulsate nella redazione.
Certo, non si può immaginare (con il senno di oggi, ma nemmeno con il senno di ieri) che "Il borghese" potesse promuovere una morale diversa da quella tradizionale, o che addirittura potesse fare relativismo etico sulla questione dei gay, negli anni in cui la condizione omosessuale era sfruttata dalla Sinistra per motivi elettorali (credo che ci fossero più amanti di Wilde a destra che tra i socialcomunisti...), a fare relativismo etico sulla questione gay. Quando si fa una battaglia per la salvezza di un principio, non si va tanto per il sottile.[6]»

Scansioni di articoli

Si veda la: categoria: "Il Borghese"

Note

  1. Su questo punto si può leggere lo studio di Dario Petrosino, "Come si costruisce uno stereotipo. La rappresentazione degli omosessuali nell'"Italiano" di Leo Longanesi (1926-1929)", in: Alberto Burgio (cur.), Nel nome della razza. Il razzismo nella storia d'Italia, 1870-1945, Il Mulino, Bologna 1999, pp. 503-514. Poi in: Circolo Pink (Giulio Russo e Gianfranco Goretti, a cura di), Le ragioni di un silenzio. La persecuzione degli omosessuali durante il nazismo e il fascismo, Ombre corte, Verona 2002, pp. 49-63.
  2. Anonimo, I gay: "Il borghese ci usa e ci insulta", "La repubblica", 13.04.1997.
  3. Si ricordi del resto che le istanze politiche clericali dell'epoca facevano semmai capo alla Democrazia Cristiana, che era quindi un rivale politico dell'area di cui "Il borghese" era espressione. In effetti fra le strategie del "Borghese" ci fu sempre quella di sottolineare quanto la Democrazia Cristiana fosse debole e carente sul piano morale, mancando del coraggio di agire con la drastica determinazione che sarebbe stata necessaria per estirpare i cancri morali dalla società. Lo scandalo dei "Balletti verdi", montato ad arte da magistrati di simpatie neofasciste con lo scopo di dimostrare questo assunto - e concluso con un nulla di fatto dopo avere inquisito e disonorato decine di personaggi del mondo cattolico bresciano e non solo - fu un chiaro momento topico di tale strategia d'impronta maccartista. Che col senno di poi si sarebbe rivelata perdente di fronte ad una società che effettivamente desiderava ormai sbarazzarsi dell'arcaica morale propugnata dal "Borghese".
  4. Nel 1975 Franco Jappelli giunse a fingersi omosessuale per ottenere una cerimonia di nozze con un suo complice da Marco Bisceglia, prete "del dissenso" scomodo per le sue posizioni favorevoli al divorzio, raccontando l'episodio e riuscendo a far sospendere a divinis il sacerdote. Cfr. Bartolomeo Baldi e Franco Jappelli, Confetti verdi con la benedizione, "Il borghese", 11.05.1975.
  5. Nino Lanzetta, Sullo e "Il borghese", "Ildialogo.org", 30 marzo 2015.
  6. Enrico Oliari, L'opinione del giornalista Francesco D. Caridi, "Oliari.com", 2013.

Voci correlate

Bibliografia

  • Franco Cerutti, Ombres et lumières en Italie, "Arcadie", n. 78, juin 1960, pp. 329-340.
  • Andrea Pini, Quando eravamo froci, Il saggiatore, Milano 2011, pp. 71-90 (capitolo: "La stampa e l'omosessualità: "Lo specchio", "Il borghese", e "L'Espresso" negli anni cinquanta e sessanta").
  • Mauro Giori, Omosessualità e cinema italiano. dalla caduta del fascismo agli anni di piombi, Utet-De Agostini, Novara 2019, cap. 4 ("Luchinidi e pasolinidi"), pp. 99-150, passim.

Selezione di articoli

Anni Cinquanta

  • 1951 12 01 - Enrico Fulchignoni (1913-1988), Omosessuali ed esistenzialisti in Francia, "Il borghese", 01.12.1951, pp. ... (L'omosessualità è ancora presentata come un problema straniero).
  • 1954 06 11 - Frédéric Hoffet, La malattia degli istinti. (Psicologia di Parigi), "Il borghese", n. 16, 11.06.1954, pp. 556-559.
  • 1954 09 03 - Luisa Grigioni, I bellissimi devono lavorare, "Il borghese", 03.09.1954.
  • 1955 11 11 - Liliana Scalero, Gli omosessuali, "Il borghese", 11.11.1955, pp. ...
  • 1957 10 13 - Mario Tedeschi, Noi, la minoranza, "Il borghese", 13.10.1957, p. 411. (Ormai gli omosessuali comandano ovunque).
  • 1958 11 27 - Carlo Cusani (sec. XX), Il Sottosegretario e la giovane Guardia, "Il Borghese", 27.11.1958, pp. 854-855. (Su uno scandalo accaduto in Inghilterra).
  • 1959 02 05 - Claudio Quarantotto (1936-2014), Il sesto potere, "Il borghese", 05.02.1959, p. 224.
  • 1959 05 21 - Franco Tradanfilo (1938-...), La crociata dei garofani verdi, "Il borghese", 21.05.1959.
  • 1959 12 03 - Paolo Buscaroli, La crociata del terzo sesso, "Il borghese", 3.12.1959, pp. 886-...
  • 1959 12 10 - Paolo Buscaroli, Le bestie nere, "Il borghese", 10.12.1959, pp. ...
  • 1959 12 24 - <Paolo Buscaroli>, Il sesso di ognuno, "Il Borghese", 24.12.1959, pp. 1017-1020.

Anni Sessanta

  • 1960 05 12 - Gianna Preda (1921-1981), Appunti proibiti, "Il borghese", 12.05.1960, pp. ...
  • 1960 07 21 - Gianna Preda (1921-1981), I "pasolinidi" alla riscossa, "Il borghese", 21.07.1960, pp. 96-...
  • 1960 09 22 - Claudio Quarantotto (1936-2014), Rocco, Pajetta e i "settembrini" di Venezia, "Il borghese", 22.09.1960, pp. 474-... (Contro la "colonizzazione" omosessuale del festival del cinema di Venezia).
  • 1960 10 20 - Gianna Preda (1921-1981), Consigli contro i "Balletti verdi". Lettera a una madre, "Il borghese", n. 42, 20.10.1960, pp. 619-621.
  • 1960 11 10 - Gianna Preda (1921-1981), Polemica sui "balletti verdi", "Il borghese", 10.11.1960, pp. 748-753. (Lettere dei lettori, e reazioni di Gianna Preda, in risposta al suo Consigli contro balletti verdi apparsi sul n. 42 del "Borghese").
  • 1961 02 16 - Claudio Quarantotto (1936-2014), Terzo sesso, "Il borghese", 16.02.1961, pp. 275-...
  • 1961 08 24 - Carlo Cusani, Umbria "verde", "Il borghese", 24.08.1961, pp. 661-... (Sul festival di Spoleto).
  • 1961 08 31 - Claudio Quarantotto (1936-2014), ''La mostra "capovolta", "Il borghese", 31.08.1961. (Attacco alla Mostra del cinema di Venezia per la sua apertura alle tematiche omosessuali).
  • 1961 09 28 - Claudio Quarantotto (1936-2014), Una mostra "così", "Il borghese", 28.09.1961, pp. 159-... (Attacco alla Mostra del cinema di Venezia per la sua apertura alle tematiche omosessuali).
  • 1962 09 13 - Claudio Quarantotto, Taccuino di un festival, "Il borghese", 13.09.1962, p. 80.
  • 1963 02 21 - Giovanni Guareschi (1908-1968), P.P.P. eccetera, "Il borghese", 21.02.1963, pp. 302-303.
  • 1965 02 04 - Luciano Cirri, Fiorentino Sullo e l'ingiuria misteriosa, "Il borghese", 04.02.1965. (Articolo facente parte della campagna di stampa contro il politico omosessuale democristiano Fiorentino Sullo.).
  • 1966 09 01 - Giusto Orsera, L'escalation degli "zozzoni", "Il borghese", 01.09.1966, p. 8.
  • 1967 07 13 - M.<ario> T.<edeschi>, (titolo ignoto), "Il borghese", n. 28, 13 luglio 1967. (Sul caso di due uomini italiani che desideravano sposarsi in chiesa. Ne dà notizia il periodico svizzero "Der kreis" n. 9 del 1967).
  • 1969 07 24 - Gianna Preda (1921-1981), Uno che si vergogna, "Il borghese", 24.07.1969, pp. 712-714.
  • 1969 09 21 - Lu.<ciano> Ci.<rri>, Rapporto sull'omosessualità, "Il borghese", 21.09.1969, pp. 228-230.
  • 1969 05 22 - Carlo Cusani, Da Viareggio con amore, "Il borghese", 22.05.1969.

Anni Settanta

  • 1973 02 18 - Antonio Contarini, La rivolta degli omosessuali, "Il borghese", anno XXIV, n. 7, 18.02.1973, p. 396. (Rilettura sarcastica, ma al solito straordinariamente bene informata, dei difficili passi iniziali del movimento gay in Italia (la cui nascita è considerata una jattura), e delle sue divisioni interne, che vengono con godimento amplificate).
  • 1974 06 09 - L. Koba (pseud. di Maurizio Liverani, 1928-viv.), Trema il "finocchio" rosso, "Il Borghese", anno XXV, n. 23, 09.06.1974, pp. 425-426. (Partendo dalla condanna per omosessualità del regista Sergej Pardajanov, l'articolista si lancia nell'esaltazione della repressione dell'omosessualità in Urss, che egli giudica con favore, ed anche con divertimento pensando alle simpatie stupidamente comuniste dei "froci" italiani. L'articolo gronda di disprezzo, ed arriva a evocare il pericolo causato dal "complotto omosessuale", caro ai nazisti: se un omosessuale si installa in un posto di potere, lo riempirà di altri omosessuali, a tutto scapito della competenza e dell'interesse collettivo).
  • 1975 03 23 - Anonimo, Libri nuovi e vecchi. Schede, "Il borghese", anno XXVI, n. 12, 23.03.1975, p. 940. (Recensione-stroncatura di una guida della Roma "alternativa", esecrata per avere fatto anche l'elenco dei luoghi d'incontro omosessuale).
  • 1975 05 11 - Bartolomeo Baldi (1948-viv.) e Franco Jappelli (1948-viv.), Confetti verdi con la benedizione, "Il borghese", 11.05.1975. (Contro don Marco Bisceglia).
  • 1975 11 30 - Luciano Cirri, (A Roma, tempo di "omosex"). Cronache di "capovolti", "Il borghese", anno XXVI, n. 48, 30.11.1975, pp. 981-983. (Intervista a Giò Stajano sulla realtà omosessuale romana degli anni Settanta, prendendo spunto dall'omicidio di Pierpaolo Pasolini. Dalle risposte, Stajano si rivela una persona più intelligente e di spessore di quanto il personaggio mondano che si era costruito lasciasse intendere. L'articolista tratta l'intervistato con un rispetto insolito per questa testata neofascista, certo derivante dal fatto che era nipote del gerarca fascista Starace).
  • 1975 11 16 - Silvio Marengo, Un "compagno" da marciapiede, "Il borghese", 16.11.1975, pp. ... (Sull'omicidio di Pier Paolo Pasolini).
  • 1975 11 16 - Ivanovic Koba (pseud. di Maurizio Liverani, 1928-viv.), Una morte invidiata, "Il borghese", 16.11.1975, pp. ... (Sull'omicidio di Pier Paolo Pasolini).
  • 1975 12 28 - Maria R. Boensch, Sade per Natale, "Il borghese", 28.12.1975, p. 1290.
  • 1976 05 02 - Franco Jappelli, In Parlamento con gli orecchini, "Il borghese", anno XXVII, n. 18, 02.05.1976, pp. 13-14. (Minuzioso ma pateticamente fazioso resoconto del Quinto congresso nazionale del Fuori!, tenuto a Roma il 23 aprile 1976. Il pezzo contiene anche chicche d'informazione, ad esempio sul boicottaggio contro il convegno effettuato dai militanti del PCI, ma mescolate con una perfida volontà di descrivere in modo preconcetto i convenuti come ridicoli e patetici, se non francamente pazzi. Occorre uno sforzo per capire cosa possa avere detto davvero i convenuti, al di sotto della caricatura grottesca in cui sono state deformate le loro parole).
  • 1976 07 04 - Franco Jappelli (vivente), "Diversi" e trombati, "Il borghese", anno XXVII, n. 27, 04.07.1976, p. 736. (Commento pieno di doppi senso osceni alla partecipazione elettorale di Angelo Pezzana nelle liste radicali, alle elezioni nazionali. L'articolista affida a Giò Stajano un commento, pieno di luoghi comuni qualunquisti, su quanto sia inutile e assurdo un movimento gay, e quanto siano ridicole le sue mosse. Capendo cosa si voleva da lui, anche Stajano abbonda in doppi sensi allusivi al coito anale).
  • 1976 07 11 - Franco Jappelli (1938-vivente), L'amore è un "triangolo rosa", "Il borghese", 11.07.1976, p. 844. (Recensione/stroncatura del libro di poesie di Massimo Consoli, Viva l'omosessualità. Il giornalista non fa neppure uno sforzo per essere obiettivo, e mira direttamente alla giugulare).
  • 1976 09 19 - F. D., "Culologo" con "imprimatur", "Il borghese", anno XXVII, n. 38, 19.09.1976, pp. 173-174. (Omofobico attacco contro la pubblicazione de La chiesa e l'omosessualità, di John McNeill).
  • 1976 10 17 - Piero Capello (1928-1987), La riscossa delle "checche", "Il borghese", anno XXVII, n. 42, 17.10.1976, pp. 505-506. (Omofobica diffamazione contro la nascita del movimento di liberazione omosessuale a Torino... con qualche annetto di ritardo).
  • 1977 05 29 - Franco Jappelli, (Omosex vince). Tutti "anormali"? Ebbene, sì, "Il borghese", anno XXVIII, n. 22, 29.05.1977, pp. 371-372. (Dopo avere annunciato che il movimento gay è solo l'ultimo, perfido anello del piano attraverso cui la mafia omosessuale si è infilata in tutti i gangli del potere per controllarlo, l'autore porta a dimostrazione di ciò il testo dello spettacolo La Traviata Norma di "Nostra signora dei fiori", collettivo teatrale dei Collettivi Omosessuali Milanesi. Ciò che nel testo è sarcasmo, paradosso, iperbole, qui viene presentato come il programma e il progetto politico del movimento gay: rendere schiavi sessuali oppure convertire tutti i maschi "normali" e diventare la nuova "norma").
  • 1978 11 26 - Carlo Laderchi, Dallo scandalo alla nostalgia, "Il borghese", anno XXIX, n. 47, 26.11.1978, p. 816. (Rapsodica recensione di una mostra di pittura di Già Stajano, descritto come personaggio che ha lasciato dietro a sé lo scandalo degli anni della "Dolce vita" ed appare quasi nostalgicamente casto).
  • 1979 02 18 - Jvanovic Koba (pseud. di Maurizio Liverani, 1928-viv.), È arrivato il "culambriese", "Il borghese", n. 7, 18.02.1979, pp. 403-404. (Attacco contro l'elezione in Parlamento di Angelo Pezzana).
  • 1979 10 07 - M. G. de La Salle (pseud.), Verde è il portone (e anche il sesso), "Il borghese", 07.10.1979.
  • 1984 08 05 - Francesco D. Caridi, A qualcuno piace "gay", "Il borghese", anno XXXV, n. 32, 05.08.1984, pp. 854-855. (Affastellamento di fatti di cronaca relativi al mondo gay, il cui filo comune è solo poter affermare che ormai l'omosessualità dilaga senza che nessuno abbia più il coraggio e la capacità morale di contrastarla).

Link esterni