Ideologia di genere

Da Wikipink - L'enciclopedia LGBT italiana.
Voce a cura di Andrea Pizzocaro, liberamente modificabile.
Questo tweet del Sen. Lucio Malan scambia il significato di "ideologia di genere" degli studi di genere con quello dei no gender.

Con l'espressione ideologia di genere vengono definiti due distinti fenomeni culturali:

  • un concetto accademico sviluppato all'interno degli studi di genere che fa riferimento a qualsiasi tipo di credenza relativa alle definizioni dei rapporti tra uomini e donne giudicati i più opportuni da un sistema di pensiero o da una società (per esempio: maschilismo, egualitarismo, sciovinismo...). In questo significato la parola "ideologia" è usata descrittivamente col significato di "sistema di idee", come sinonimo di "credenza", o "visione del mondo".
  • un concetto inventato di recente dalla Destra cristiana per indicare qualsiasi tipo di pensiero che sostiene e/o propugna l’irrilevanza sociale della distinzione biologica dei sessi. In questo secondo significato (che si trova spesso espresso come "ideologia del gender", "teoria gender" o semplicemente "gender", ed è il più diffuso sui mass-media), la parola "ideologia" è usata spregiativamente per indicare una "credenza fanatica e priva di fondamento".
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Teoria del gender.

Che cos'è un'ideologia?

Da quando il francese Antoine Destutt de Tracy coniò il termine “ideologia” nel 1796, la parola ha assunto decine di diversi significati: basti pensare che per Destutt “ideologia” era un sinonimo per “scienza delle idee”, mentre nemmeno cinquant'anni più tardi il concetto di “ideologia” sarebbe divenuto quello di “falsa coscienza”.[1]

Il concetto negli studi di genere

Negli studi di genere l’espressione “ideologia di genere” fa la sua comparsa nel 1973 in una presentazione all’American Sociological Association tenuta dai sociologi Karen Oppenheim Mason e Larry L. Bumpass. [2] In quest’occasione l’espressione compare come “ideologia di ruolo di genere” (gender-role ideology) e anche assieme all'equivalente “ideologia del ruolo sessuale” (sex-role ideology). Da quel momento l’espressione è entrata nel vocabolario di altri studiosi dei rapporti sociali tra uomini e donne, mantenendo inalterato il significato dato da Mason e Bumpass.

La Blackwell encyclopedia of sociology definisce l'ideologia di genere come:

« “… ogni atteggiamento riguardante i ruoli, i diritti e le responsabilità appropriati agli uomini e alle donne in una società.”[3] »

Le società più conservatrici come quella dei paesi islamici sono caratterizzate da una ideologia tradizionale dei ruoli di genere: le donne si occupano della casa e della famiglia, mentre gli uomini lavorano e “portano a casa il pane”. Il caso più eclatante è quello dell’Arabia Saudita: fino al 2015 alle donne era impedito votare. Nelle società più liberali come quella dell’Europa occidentale e del Nord America, dove viene riconosciuta, anche per legge, un'eguale distribuzione tra i sessi dei ruoli di genere, viene anche accettata dalla società l’inversione dei ruoli tradizionalmente assegnati agli uomini e alle donne: le donne possono diventare il punto di riferimento economico della famiglia, mentre gli uomini, rimanendo a casa, crescono i figli. In quest’ultimo caso parliamo di un’ideologia liberale dei ruoli di genere.

Gli studiosi, per meglio comprendere il fenomeno delle ideologie di genere, hanno elaborato diversi strumenti per misurarle. Il primo di questi strumenti è la "Scala di atteggiamenti verso il femminismo" di Kirkpatric, sviluppata nel 1936. [4] Ai partecipanti di un esperimento viene somministrata una batteria di ottanta affermazioni, riguardanti il femminismo e le richieste delle donne, e se ad un’affermazione pro-femminismo (es: "le donne hanno il diritto di competere come gli uomini in tutte le attività della sfera economica") le persone condividono il pensiero, allora, viene segnato un punteggio positivo.

Il concetto è stato poi anche utilizzato dalla critica femminista della scienza per spiegare la costruzione di alcuni concetti o fenomeni. Ad esempio la biologa Bonnie Spanier riporta l'utilizzo improprio e inconsistente, negli anni '50, dei concetti di maschio e femmina nei batteri. In quegli anni viene proposta la distinzione del batterio Escherichia Coli (e. coli) in "batteri maschi" e "batteri femmine", visto che alcuni di questi organismi erano provvisti di un plasmide (quelli "maschi") e altri no (quelli "femmine"). L’e.coli maschio si attaccava ad un e.coli femmina e dopo aver copiato il proprio plasmide (un filamento circolare di DNA), ne passava la copia all’e.coli femmina. Come facilmente può essere intuito tale distinzione riproduce su scala batterica quella degli organismi pluricellulari dotati di organi genitali. Tuttavia, come è stato fatto notare dalla Spanier, tale dicotomia è priva di senso. L’e.coli femmina, una volta ricevuto il plasmide da quello maschio, diventa anch’essa maschio e quindi, stando al ragionamento dovremmo parlare di transessualità anche nei batteri.[5]

Il concetto secondo i no gender

Negli ultimi vent’anni l'espressione “ideologia di genere” ha ricevuto un nuovo significato da parte della Destra Cristiana. La nuova accezione è stata aggiunta dopo la Conferenza mondiale sulle donne di Pechino nel 1995. Nel corso di questo evento la parola "gender" ("genere"), più volte menzionata, venne fraintesa come se fosse una definizione in codice per “omosessualità” (vedi: Teoria del gender).

Note

  1. Emmet Kennedy, "Ideology" from Destutt de Tracy to Marx, "Journal of the History of Ideas", Vol. 40, No. 3 (Jul. - Sep., 1979), pp. 353-368.
  2. Karen Oppenheim Mason, Larry L. Bumpass, Women’s sex role attitudes in the United States, 1970, The University of Winsconsin, 1973.
  3. George Ritzer (cur.), Blackwell encyclopedia of sociology, Wiley-Blackwell, December 2006 (11 volumi).
  4. Kirkpatric, C, The construction of a belief pattern for measuring attitudes towards feminism, "Journal of Social Psychology", 1936.
  5. Bonnie Spanier, Im/partial science. Gender ideology in molecular biology, Indiana University Press, 1995, pp. 55-58.

Bibliografia

Voci correlate

Link esterni