ICSE

Da Wikipink - L'enciclopedia LGBT italiana.
Voce a cura di Giovanni Dall'Orto, liberamente modificabile.
Locandina per congresso ICSE del 1958.

ICSE, a volte scritto I.C.S.E., è la sigla dell'"International committee for sexual equality".

Storia

L'ICSE fu la prima "internazionale" per i diritti omosessuali, anche se - essendo stata fondata nel periodo maccartista - ci tenne all'inizio a presentarsi come associazione genericamente votata alla liberazione sessuale in senso ampio. Nacque per iniziativa di alcuni esponenti del neonato movimento omofilo nordeuropeo, sulla spinta del congresso internazionale dei gruppi omofili organizzato nel 1951 dal COC olandese. Da esso nacque l'International Committee for Sexual Equality che avrebbe riunito, fra gli altri, il Forbundet af 1948 (Scandinavia), il Riksförbundet för Sexuellt Likaberättigande (Svezia), Arcadie (Francia), Der Kreis (Svizzera) e ONE (Usa).
Tra i fondatori appariva anche l'italiano Bernardino del Boca, la cui aspirazione a creare un'associazione omofila anche nel nostro Paese negli anni successivi sarebbe purtroppo stata frustrata.
Modello dell'ICSE fu chiaramente l'associazione internazionale creata fra le due guerre mondiali da Magnus Hirschfeld. L'Icse rimase operativa per un decennio, entrando in crisi all'inizio degli anni Sessanta, quando l'entusiasmo per il coordinamento venne meno e le associazioni socie iniziarono a disertare gli incontri.
Dopo la nascita del movimento gay e lesbico, il posto è stato occupato dall'IGA, poi ILGA, che gode però di una salute migliore avendo di fronte a sé istituzioni europee transnazionali con le quali tratta e discute con una voce unica.
L'Icse produsse un bollettino periodico plurilingue.
Gli archivi dell'Icse sono oggi conservati all'Aia.

Una valutazione

Gianni Rossi Barilli, nel suo Il movimento gay in Italia, così descrive le caratteristiche e l'importanza di questa associazione:

« A cavallo tra scienza, morale e politica, sintetizzate in una concezione del progresso sociale di stampo illuministico, si collocavano le attività dell'International committee for sexual equality (Icse), una sorta di "internazionale del libero amore" della quale "Scienza e sessualità" si faceva portavoce in Italia. Bernardino Del Boca di Villaregia, fondatore dell'Icse, collaboratore di "Scienza e sessualità", nonché "antropologo, teosofo, romanziere, diplomatico, militante della liberazione sessuale...", descrive così gli intenti del comitato, il cui primo congresso si tenne in Olanda nel 1951:

"L'obiettivo di base era l'educazione sessuale, per una eguaglianza sessuale che portasse la libertà sessuale, una sessualità buona, accettata, positiva, che per noi era molto importante"[1].

Ma accanto all'intento culturale ce n'era uno direttamente politico: ottenere dalle Nazioni Unite e dalle altre organizzazioni mondiali il riconoscimento del principio della libertà sessuale come diritto inalienabile di ciascun individuo. E il primo gradino per raggiungere questo fine era naturalmente l'abolizione "delle leggi criminali contro l'omosessualità e simili variazioni della vita sessuale", come sottolinea l'appello lanciato dal secondo congresso dell'Icse, che ebbe luogo a Francoforte sul Meno dal 29 agosto al 2 settembre 1952[2].

Un documento significativo per conoscere la mentalità che animava l'Icse è senza dubbio il Manifesto per la libertà sessuale di René Guyon, "presidente della corte suprema del Siam", che fu pubblicato in esclusiva per l'Italia da "Scienza e sessualità" sul numero di febbraio del 1952. Ecco il principio che Guyon proponeva di inserire nella dichiarazione dei diritti umani: "Ognuno ha il diritto alla libertà sessuale e di disporre del proprio corpo a questo fine, e nessuna persona può essere molestata, perseguitata o condannata dalla legge per essersi volontariamente data ad atti od attività sessuali di qualsiasi specie, purché essi siano privi di violenza, di costrizione o di frode".

La "dottrina della legittimità sessuale e della libertà sessuale" veniva indicata come rimedio all'infelicità umana e alternativa alla (etero)sessualità ufficiale "senza gusto e senza gaiezza". Il Manifesto invitava peraltro alla più fervida militanza, praticando il sesso libero e organizzandosi per sconfiggere il fanatismo dei sessuofobi. Un passo in particolare sembra profetizzare la fisionomia delle incipienti comunità gay, che di lì a poco si sarebbero sviluppate nelle metropoli di tutto l'Occidente: "In realtà lasciateci proclamare apertamente che c'è un grande numero di infelici individui disgustati dall'impudenza illogica delle dottrine della continenza e che desiderano di respingerle e vivere fuori dai loro limiti"[3]»

Congressi

Pubblicità per il terzo congresso (1953).
  • 1) Amsterdam, 1951.
  • 2) Francoforte sul Meno, 29 agosto / 2 settembre 1952.
  • 3) Amsterdam, 12-14 settembre 1953.
  • 4) ...
  • 5) "World vision on homosexuality", Bruxelles, 24-26 maggio 1958.

Note

  1. In: Giovanni Dall'Orto, La pagina strappata, Edizioni Gruppo Abele, Torino 1987, p. 81.
  2. "Scienza e sessualità", novembre 1952.
  3. Gianni Rossi Barilli, Il movimento gay in Italia, Feltrinelli, Milano 1999, pp. 27-28

Bibliografia

  • Leila Rupp, The persistence of transnational organizing: the case of the homophile movement, "The American historical review", CXVI (4) 2011, October, pp. 1014-1039.
  • Leila Rupp, The European origins of transnational homophile organizing: the International Committee for Sexual Equality, Conference Paper, January 2011, scaricabile da qui. Poi in: Phillip M. Ayoub e David Paternotte (curr.), LGBT activism and the making of Europe. A rainbow Europe?, Palgrave Macmillan, London 2014, pp. 29-49. ISBN 9781137391766.

Voci correlate