Herbert Tobias

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Autoritratto con il compagno, 1954.

Herbert Tobias (Dessau, 14 dicembre 1924 - Amburgo, 17 agosto 1982) è stato un fotografo tedesco di moda, autore di un importante corpus di immagini omoerotiche, che catturano in modo magistrale la realtà omosessuale tedesca del dopoguerra. La sua carriera è stata stroncata prematuramente dall'Aids, di cui è stato una delle primissime vittime in Germania.

Vita

Herbert Tobias è nato a Dessau, in Germania il 14 dicembre 1924, figlio di un armaiolo. Incomincia a studiare fotografia, da autodidatta, a 10 anni. Coltiva l'ambizione di diventare attore, ma la morte prematura del padre, nel 1936, lo costringe a lavorare come apprendista al catasto di Höxter. A 18 anni, nel 1942 nel corso della Seconda Guerra Mondiale, è chiamato sul fronte russo dove scatta i suoi primi lavori. Poco prima della fine della guerra diserta ed è catturato dagli americani. E' rilasciato alla fine del 1945.

Dopo aver frequentato una scuola di teatro a Siegburg ottiene un ingaggio con la una compagna teatrale itinerante Niedersachsen-Bühne come assistente al direttore e responsabile per le scene e i costumi. Nel 1948, a Heidelberg si innamora e incomincia una relazione con un impiegato amministrativo delle forze di occupazione americane. Nel 1950 entrambi sono denunciati in base al §175 del Codice penale tedesco, e si trasferiscono a Parigi. Qui Tobias incontra il celebre fotografo tedesco Willy Maywald, per il quale incomincia a lavorare come ritoccatore e che lo introduce nel mondo della moda. QUi Tobias conosce il regista greco Nico Papatakis ed ha una breve relazione con lui.

Nel 1953 compaiono sulla rivista “Vogue” i suoi primi scatti. Lo stesso anno Tobias è arrestato per “resistenza a pubblico ufficiale” nel corso di un raid della polizia in un locale gay ed espulso dalla Francia, rientra a Heidelberg. Dall'ottobre del 1953 le sue fotografie di moda cominciarono ad apparire sulle riviste tedesche e nel mese di novembre vince un redditizio concorso fotografico, arrivando primna su 18.000 concorrenti, e una sua foto compare sulla prima pagina del “Frankfurter Zeitung Illustrierten”.

Dopo essersi trasferito a Berlino, nel novembre 1954, organizza la sua prima personale di fotografia. Sempre a Berlino lancia come modella Nico, che diverrà famosa come cantante con il gruppo The Velvet Underground. Grazie alla pubblicazione dei suoi scatti su numerose riviste di moda Herbert Tobias, dal 1956, sarà un punto di riferimento per la moda tedesca. Negli anni fotograferà numerosi personaggi famosi come Hildegard Knef, Zarah Leander, Valeska Gert, Amanda Lear, Klaus Kinski, Tatjana Gsovsky, Jean-Pierre Ponnelle e Andreas Baader.

A partire dagli anni sessanta, però, Tobias trova sempre più difficile rispettare la rigida disciplina del mondo della moda, scandalizzato dalla sua ossessione per il sesso e dai suoi problemi con la droga, e le occasioni lavorative per lui si rarefanno sempre di più. Nel 1966 cerca quindi di riprendere la carriera d'attore. Nel 1969 si trasferisce ad Amburgo, dove riesce a stento a sopravvivere solo grazie all'aiuto finanziario di alcuni amici e la sporadica commissione di alcune copertine di dischi per la "Deutsche Grammophone".

Dal 1972 le sue fotografie incominciano ad apparire su riviste gay, in particolare su “Him”.

Nel 1981 si tengono a Berlino (Galerie A. Nagel) e Amsterdam (Jurka Gallery) due mostre dei suoi lavori, nei quali ripopone gli scatti degli anni Cinquanta e Sessanta. Il tardivo, inatteso successo portatogli da queste mostre lo inducono a recuperare i vecchi negativi e a catalogarli appena in tempo per evitarne la dispersione.

Nel febbraio del 1982 si ammala infatti gravemente e muore il 17 agosto dello stesso anno per complicazioni legate all'AIDS a 57 anni. E' tra le prime vittime celebri della malattia in Germania. E' sepolto nel cimitero di Altona ad Amburgo. Nel 2007 la sua tomba è dichiarata Ehrengrab (“tomba d'onore”) dal Senato della Città.

Tobias ha lasciato in eredità il suo patrimonio fotografico alla Berlinische Galerie[1] (Landesmuseum für Moderne Kunst, Fotografie und Architektur), che ha organizzato una grande retrospettiva sul sui lavoro da maggio ad agosto 2008 [2]

Fotografia gay

"Alle lieben Elvis", 1958.

Tobias fu uno dei primi fotografi europei a far propria ed elaborare la sottocultura omosessuale, d'impronta leather, che aveva iniziato a fiorire negli Usa e in Nord Europa nel secondo dopoguerra. Egli abbandona l'elegante lezione (da cui parte nelle sue prime foto) di Herbert List e Raymond Voinquel, sempre classicamente contenuti, per documentare la realtà nella sua affascinante imperfezione.
Nelle sue foto compaiono così coppie di amanti nudi in una stanza, "ragazzi di vita" tatuati e dai corpi magri e "anticlassici" (la moda del bodybuilding vine qui documentata solo ai suoi inizi), leathermen e motociclisti, ritratti di conoscenti d'una notte nudi o seminudi, atti di seduzione e "cruising", perfino erezioni. Paradossalmente una produzione troppo "moderna" in un periodo in cui l'omosessualità era ancora un reato, cosa che spiega in parte la tardività del suo successo. Le sue foto, con l'esplicita apologia d'un comportamento giudicato criminale, sono prese di posizione politiche.

I suoi nudi maschili non vengono minimamente idealizzati (a volte anzi sono collocati sullo sfondo di rovine o luoghi abbandonati) e allo spettatore vengono presentati corpi assolutamente ordinari, nelle situazioni ordinarie di qualsiasi coppia prima di fare l'amore o dopo averlo fatto, con la differenza che in questo caso le coppie sono composte da uomini. Sono corpi che abitano in stanzette anguste e disordinate, di fronte a letti palesemente disfatti dopo aver fatto l'amore, o in momenti come quello specificato nel titolo d'una foto del 1977, "La mattina dopo".

« Le sue fotografie omoerotche erano estremamente coraggiose quando le scattò, e decenni in anticipo sui tempi nel senso di ciò che poteva essere messo in mostra in una galleria di rilievo. Certe immagini possono non essere per tutti ( i genitori potrebbero pensarci su due volte prima di portare bambini piccoli a vederle) ma la sua intera produzione merita certamente la visione. Ma Tobias, assieme ad altri pionieri della foto dell'erotismo fra persone dello stesso sesso, come Herbert List, ha aiutato a spianare la strada ad artisti come Mapplethorpe e, cosa ancora più importante, ha allargato i confini nel mondo dell'arte e nella società[3]»

Anche i luoghi e i gesti dell'immaginario omosessuale leather (il cuoio, il casco da ciclista, il bondage, il gesto seduttivo di chiedere una sigaretta) non sono più nascosti come momenti "inconfessabili", bensì analizzati ed esibiti come elementi d'un mondo che è fiero di quel che è.
Un mondo, paradossalmente, che stava per essere scompaginato completamente dalla crisi dell'Aids nei suoi valori e nelle sue certezze, me che Tobias è riuscito a fissare nella sua evoluzione dal primo dopoguerra fino a un attimo prima della crisi.

« Il suo contributo alla fotografia omoerotica è stato quello di raccontare le nascenti comunità gay di Parigi e Berlino negli anni Cinquanta, di scandagliarne la parte trasgressiva e nascosta con approccio intimo e personale. Un’attitudine da storyteller che lo farà molto apprezzare da Pasolini, e allo stesso tempo ne fa un anticipatore, interessante in quanto misconosciuto, delle ricerche, tra gli altri, di Diane Arbus, Larry Clark, Nan Goldin, Wolfgang Tillmans[4]»
La lapide di Herbert Tobias

Libri e cataloghi

  • Die Stellung der deutschen Literatur in den achtziger Jahren. Der Photograph Herbert Tobias, Nr 18/19, Verlag Vis-à-Vis, Berlin 1984. ISBN 3924040176.
  • Vom New Look zum Petticoat, Berlin 1984.
  • Herbert Tobias, Photographien, Stuttgart, 2nd edn. 1987. ISBN 3-88059-285-3.
  • Hans Eppendorfer (cur.), Fotografien 1950-1980 (Katalog zur Ausstellung in der FotoGalerie Volker Janssen zum 70. Geburtstag von Herbert Tobias), Janssen verlag, Berlin 1994. ISBN 3-925443-40-1.
  • Janos Frecot (cur.), Bilder der Sehnsucht. Photographien 1951–1960, Berlin 1994. ISBN 3-89479-055-5.
  • Fotografien aus der Sammlung Pali Meller Marcovicz, Aachen 1996. ISBN 3-89086-813-4.
  • Ulrich Domröse (cur.), Blicke und Begehren: Der Fotograf Herbert Tobias (1924–1982), Steidl, Göttingen 2008. ISBN 978-3-86521-605-2.

Note

  1. Berlinische Galerie: Highlights der Sammlung: "The Berlin-Party is over", 1961
  2. http://www.herberttobias.com/ (Sito della Berlinischen Galerie zur Retrospektive, Bonn 2008)
  3. Mimi Fronczak Rogers, Life among the ruins, "The Prague post", March 3, 2010.
  4. Eugenio Viola, Omo in omnibus? Note sull'esistenza di uno specifico omosessuale nell'arte, "Flash art" n. 295, Luglio-Settembre 2011.

Voci collegate

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