Graffito omoerotico da Fratte

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Olpetta dalla necropoli di Fratte di Salerno (Museo Provinciale di Salerno)

L’olpetta di Fratte è una brocchetta in argilla, di forma globulare, parzialmente verniciata di nero, che presenta sul corpo un graffito greco di due righe a carattere erotico e omosessuale, inciso prima della cottura del vaso. L’olpetta[1] associata a quattro coppe, è stata rinvenuta all’interno di una tomba - che si data al V secolo a.C. - nella necropoli dell’insediamento etrusco-sannitico di Fratte di Salerno.
L’olpetta è attualmente esposta nel Museo Provinciale di Salerno in un’apposita vetrina nella sezione dedicata agli scavi di Fratte.

Quadro generale di riferimento

La Campania in epoca antica

In epoca antica la Campania mostra una straordinaria concentrazione di culture ed etnie diverse. Nell’Italia meridionale questa regione rappresenta la zona più a settentrione degli insediamenti greci[2], e al tempo stesso è la zona più meridionale dell’area di espansione etrusca[3]. Le zone più interne della Campania erano occupate da diverse popolazioni italiche quali i Sanniti[4] e gli Irpini[5], mentre la provincia di Napoli era abitata in prevalenza dagli Osci.
Con l’arrivo dei Greci in Campania, che a metà del VIII sec.a.C. fondano la prima colonia greca a Cuma, per la loro superiorità sia culturale che tecnologica, le genti locali Osche vennero semplicemente assorbite e radicalmente trasformate. Diversamente avvenne invece con gli Etruschi che erano una popolazione straniera ma altrettanto strutturata sia dal punto di vista culturale che tecnologico che militare. Quando i Cumani – che occupavano la zona costiera fino a dominare tutto il golfo di Napoli[6] – sentirono il bisogno di espandersi anche verso l’interno per acquisire nuovi territori da coltivare, lo scontro con gli Etruschi fu inevitabile. Vengono ricordate due sanguinosissime battaglie combattute intorno a Cuma nel 524 e nel 474 a.C. , la seconda addirittura con l’aiuto dei Siracusani di Gerone I , entrambe le quali vennero vinte dai Greci.
Comunque nel VI sec.a.C. nella regione sorgono numerosi nuovi centri abitati importanti fra i quali Poseidonia (Paestum), l’antico sito di Fratte, Pompei, Ercolano, ed alla fine del secolo Neapolis.

L’insediamento antico di Fratte

L’odierna Fratte di Salerno è una frazione della città di Salerno, situata nella valle dell’Irno, il fiume che sfocia subito a sud di Salerno. L’attuale villaggio si è formato in epoca moderna, a metà dell’Ottocento come abitato operaio, a seguito degli insediamenti industriali tessili svizzeri lì dislocati[7].
Proprio in occasione della costruzione delle fabbriche tessili, furono rinvenute le prime tombe del sito archeologico fino allora sconosciuto. La piccola area dell’abitato antico invece fu individuata e scavata solo negli anni ’50 del Novecento.

Sito archeologico di Fratte : area sacra
Sito archeologico di Fratte : abitazioni

Dell’insediamento si ignora tuttora il nome antico. Si è ipotizzato potesse trattarsi di Marcina citata da Strabone[8] di cui si ignora la localizzazione esatta; oppure di Irnthi o Irnoi dal nome di una città o etnia sconosciuta che caratterizza una monetazione alquanto rara della Campania antica[9], e che richiama il nome del fiume Irno. Il sito antico di Fratte non ebbe una esistenza lunga: sorse nel VI sec.a.C. e venne distrutto nel III sec.a.C. probabilmente dai Romani durante la loro avanzata per la conquista dell’Italia meridionale.
La posizione topografica di questo sito, un po’ all’interno nella valle dell’Irno – una direttiva naturale verso le zone interne occupate da Etruschi e Sanniti – ma al tempo stesso non lontano dalla linea di costa notoriamente occupata o percorsa dai Greci, ha fatto di Fratte un insediamento assolutamente unico nel suo genere, che mostra una interessante commistione etnica e culturale che si ravvisa non solo nella convivenza di popoli e culture diverse (riconoscibile per esempio nell’uso e affiancamento di oggetti di produzione e provenienza diversa), ma talora addirittura in una interessante fusione (riscontrabile soprattutto in alcuni oggetti e creazioni artistiche). In epoca antica l’importanza di Fratte era data dalla sua posizione strategica, un punto nodale per i commerci che dall’area greca di Poseidonia (Paestum) attraverso la valle dell’Irno erano volti in direzione est attraverso la valle di Sarno verso le zone etrusche di Nola e Capua, mentre in direzione nord raggiungevano le zone sannitiche dell’Irpinia e probabilmente di qui pervenivano fino alle zone indigene della Basilicata settentrionale e attraverso la valle dell’Ofanto a quelle dei Dauni in Puglia[10]. Nell'attuale parco archeologico di Fratte - aperto al pubblico - benché non molto esteso, tuttavia sono riconoscibili i resti di un'abitazione signorile, di case più umili, di zone adibite alla produzione di ceramiche, di un’area caratterizzata da una grande cisterna pozzi e canalette, di un’area sacra, di una strada acciottolata, ed infine di un’area di necropoli con tombe a cassa in tufo.

L’olpetta ed il suo graffito

L'olpetta

L’olpetta[11] di Fratte è una piccola brocchetta (h. cm 8,5), in argilla di colore rosso-arancio, caratterizzata da un corpo globulare (diam. cm 6,9), con un’ansa ad arco che sormonta l’orlo, ed un piede a disco. Si presenta completamente verniciata di nero ad eccezione della parte inferiore del corpo. L’interesse del vasetto è dato dal graffito di carattere erotico, inciso su due righe prima della cottura, che si estende sul corpo del vaso per tutta la sua circonferenza ad altezza del limite della verniciatura. L’olpetta rinvenuta nel maggio 1963 in numerosi frammenti (poi ricomposti) all’interno della tomba n° 26 della necropoli dell’insediamento etrusco-sannitico di Fratte di Salerno, era associata a quattro coppe di forme e dimensioni diverse che fanno datare la tomba al 480-460 a.C.
L’olpetta è esposta nel Museo Provinciale di Salerno, in un’apposita vetrina nella sezione dedicata agli scavi di Fratte.

Il graffito

Graffito sull'olpetta da Fratte di Salerno

Il graffito, in caratteri greci, è costruito specularmente :

  • da un lato le due righe sovrapposte si leggono da destra verso sinistra e così recitano :

APOLLODOROS XYLLAS ERATAI
VOLCHAS APYGHIZE APOLLODORON

  • dall’altro lato le due righe sovrapposte sono capovolte, si leggono di nuovo da destra verso sinistra e così recitano :

ONATAS NIXOS ERATAI
HYBRICHOS PARMYNIOS ERATAI

Il testo, tradotto, così dice :
"Apollodoro ama Ksylla
Vulca sodomizza Apollodoro
Onata ama Niksos
Hybrico ha amato Parmynio"

Analisi del graffito

Il significato è evidente: vengono espresse passioni amorose fra personaggi che per la maggior parte sono maschili.
Maschili sono sicuramente i nomi di Apollodoro, Vulca, Onata, Hybrico, e Parmynio. Secondo alcuni studiosi[12] i nomi di Ksylla e Niksos potrebbero invece essere femminili. Se così fosse, avremmo allora una iscrizione costruita specularmente ed in modo contrapposto con relazioni amorose eterosessuali nella prima riga, e rapporti erotici o amorosi di tipo omosessuale nella seconda riga. Potremmo allora pensare ad una sottile allusione a modelli diversi di comportamento e di abitudini sessuali espressi con una sorta di gioco fatto di corrispondenze, di contrapposizioni e di rimandi. In realtà i nomi di Ksylla e Niksos rimangono sconosciuti all’onomastica greca, quindi non ci è possibile stabilirne il genere. D’altra parte bisogna anche dire che potremmo trovarci di fronte a nomi non greci che però sono stati adattati alla morfologia greca. Di qui anche l’unicità di essi.
Riguardo all’etnia dei nomi citati, sono sicuramente greci Apollodoro e Onata; invece Vulca è un nome etrusco; gli altri nomi – come detto, sconosciuti all’onomastica greca – dovrebbero infine essere di italici, quasi certamente Sanniti, che sono stati adattati alla dizione greca.
Il graffito è stato inciso sulla pancia dell'olpetta quando l'argilla era ancora fresca, prima della sua cottura, dunque l’iscrizione è stata concepita in fase di lavorazione, voluta dall’artigiano o richiesta dal committente. L’argilla di colore rosso-arancio rimanda alle produzioni ceramiche di Paestum, che si differenziano nettamente da quelle di Fratte dove l’argilla invece si caratterizza per un colore beige chiaro.
Anche l’iscrizione, sia per l'alfabeto di tipo arcaico – diffuso nelle colonie achee in occidente – che per la lingua usata, rimanda nuovamente alla città di Paestum.
Essendo il graffito inciso su di una brocchetta associata a varie coppe, sebbene l’olpetta (già solo per le sue dimensioni modeste) abbia una funzione marginale nel rituale del consumo del vino, tuttavia il rimando all’ambito conviviale, al simposio di carattere greco - un ambito, ricordiamo, prettamente maschile[13] - è innegabile. In questo àmbito – è risaputo – l'elemento amoroso ed erotico di tipo pederastico era di casa.

Considerazioni ed interpretazione

Guerrieri Sanniti di ritorno dalla guerra.
Tomba sannitica da Nola, oggi al Museo Archeologico Nazionale di Napoli (inv. 9363)

Naturalmente il fatto che questa olpetta sia stata trovata a Fratte non è di secondaria importanza. E’ infatti di estremo interesse notare come dei personaggi etruschi ed italici non solo abbiano assimilato elementi ed abitudini peculiari della cultura greca quali il simposio, ma addirittura siano coinvolti personalmente in relazioni sociali e comunicative interattive di tipo pederastico con dei greci, in un’epoca invece caratterizzata da forti tensioni e contrapposizioni sociali fra le diverse etnie che sfociano in drammatici scontri militari fra Greci ed Etruschi. I conflitti insanabili fra questi popoli, sembra che non interessino e non riguardino proprio le zone di frontiera, dove fra le persone diventano addirittura possibili unioni amorose e relazioni intime. In queste zone il problema etnico non si pone più[14], portando a forme di proficua interazione e talora di fusione fra le culture. Questa interazione e fusione fra genti e culture diverse ci viene attestato anche da altre iscrizioni, dove per esempio un italico scrive in etrusco, o dove uno che scrive in lingua osca utilizza l’alfabeto greco di Poseidonia, ed ancora dove nomi italici vengono grecizzati[15].

Lastra principale della Tomba del Tuffatore (Museo archeologico di Paestum)

La realtà riscontrata e suggerita dall’olpetta di Fratte ci rimanda ad un altro esempio di commistione e fusione culturale, riconoscibile a Paestum nella famosa Tomba del Tuffatore (anche essa datata al 480-470 a.C.). Anche qui una pittura inequivocabilmente greca che ritrae una realtà ed un soggetto prettamente greci – una scena di convivio caratterizzata da musica, dal gioco del kottabos[16] e da corteggiamenti pederastici – si è fusa con una tradizione tipicamente italica, estranea ai Greci – quella di dipingere l’interno di tombe a cassa che non verranno mai più riaperte – venendo così a decorare l’interno di una tomba greca come era invece in uso presso gli Osci, i Sanniti, ed i Lucani[17].

Conclusioni finali

Grazie al documento fornitoci dall’olpetta di Fratte, tramite l’onomastica usata ci viene rivelato che nell’area di confine meridionale fra Etruschi e Greci, la coesistenza di più componenti etniche era – almeno in apparenza – pacifica. Anche se a Fratte è possibile ipotizzare che questo fenomeno sia stato favorito dall’estensione modesta dell’abitato, tuttavia bisogna considerare che in questi luoghi le interazioni sociali fatte di relazioni commerciali, rapporti umani, pratiche sessuali, e modi comunicativi molto caratterizzanti sono tanto complesse che difficilmente esse potranno essere spiegate unicamente con una semplice adesione di un gruppo etnico al modello culturale di un altro[18].

Note

Giovane coppiere con olpetta con la quale ha attinto vino dal cratere (Tomba del Tuffatore - Paestum)
  1. L' olpe è una forma ceramica greca, un tipo di brocca destinata a contenere vino o anche olio. Rispetto alla tipica brocca da vino (l' oinochoe), l'olpe si differenzia per un corpo più snello che si allarga verso il fondo. Quando è di piccole dimensioni, l'olpetta serviva per attingere vino dal grande vaso chiamato cratere (come mostra una delle lastre corte della Tomba del Tuffatore a Paestum), per distribuirlo poi nelle coppe dei commensali. Oggi nel linguaggio archeologico è oramai invalso l'uso di chiamare olpetta qualsiasi brocca da vino di piccole dimensioni.
  2. Con Cuma a nord di Napoli, che nel contempo è la colonia più antica della Magna Grecia
  3. Gli Etruschi erano insediati in buona parte della provincia di Caserta, con una appendice nel salernitano, dove Pontecagnano rappresentava l’ultimo avamposto a pochi chilometri dal fiume Sele, confine naturale col territorio greco di Paestum
  4. Sanniti in senso stretto, nell’odierna provincia di Benevento
  5. Un altro ceppo sannitico, in provincia di Avellino
  6. difatti prima che venisse fondata Neapolis era chiamato "golfo cumano"
  7. Tommaso Wenner, Gli Svizzeri in Campania (1812-1918), in: "Economia ed industrie nell'Agro Nocerino-Sarnese : la memoria delle immagini", ed. Patto dell'Agro S.p.A., Cava de' Tirreni 2006, pagg. 15-25
  8. Strabone, Geografia V 4, 13 C 251 "Tra le Sirenusse e Poseidonia (si trova) Marcina, fondazione dei Tirreni, abitata dai Sanniti. Da qui a Pompei, attraverso Nuceria, vi è un istmo di non più di 120 stadi".
  9. Anche se la maggior parte degli studiosi dà per scontato che l'antica Fratte si chiamasse Irna o Irnum, tuttavia studi recenti più accurati sembrano escludere che le monete con leggenda Irnthi siano da attribuire all'abitato antico di Fratte, dal momento che a Fratte non se ne sono trovate mentre la maggior parte di esse sono state rinvenute sulla costiera sorrentina e nell'area pompeiana. C'è il fondato sospetto che si tratti di un'antica emissione monetale di Sorrento, e che Irnthi derivi da Sirenthi, la città delle sirene. Vedi monete e dibattito.
  10. Luca Cerchiai, Fratte e Pontecagnano, in “Fratte, un insediamento etrusco-campano”, Modena 1990, pag.310-313
  11. Vedi nota 1
  12. A. Pontrandolfo 1987, pag. 59
  13. Esso è stato poi ripreso dagli Etruschi per adattarlo alle loro esigenze ed abitudini promiscue, come si riconosce su tanti affreschi nelle loro tombe
  14. Potremmo azzardarci ad immaginare una realtà sociale analoga a quella dell’odierno Brasile
  15. A. Pontrandolfo 1987, pag. 63
  16. Il gioco del kottabos, originario della Sicilia, era molto diffuso fra i Greci e successivamente anche fra gli Etruschi. Eseguito durante il simposio, consisteva nel lanciare con destrezza l'ultimo sorso di vino sul fondo della coppa contro un bersaglio, un oggetto sistemato in cima ad un'asta, per farlo cadere; oppure delle coppette o conchiglie che galleggiavano in un bacino d'acqua, per farle affondare. Il lancio era dedicato ad uno dei commensali presenti, in genere quello amato o il più desiderato. La buona riuscita del colpo era considerata beneaugurante: portava fortuna e successo in amore al vincitore.
  17. Si dice che l'uso di dipingere le tombe al loro interno derivi dagli Etruschi, dove gli esempi più antichi risalgono al VI sec. a.C. In effetti in Campania non abbiamo tombe dipinte (osche, sannitiche, lucane) che siano anteriori alla presenza etrusca in questa regione. D’altro canto bisogna anche ammettere che in Campania non si è trovata alcuna tomba dipinta che sia dell'epoca della dominazione etrusca. Quindi il discorso è abbastanza complesso. I Greci usavano decorare le tombe ma sempre all'esterno (sarcofagi in rilievo; stele scolpite o dipinte; ecc.), si trattava dunque di un messaggio destinato esclusivamente ai vivi per ricordare o celebrare il morto sepolto. Tutt'altra cosa invece è decorare l'interno di una tomba che viene fatto unicamente per il morto stesso, per essere "visto" dal morto, dunque non è funzionale ai vivi. E' una differenza concettuale radicalmente diversa che, appunto, era estranea ai Greci. Tombe greche dipinte esistono - seppure non siano tantissime - ma si tratta sempre di pitture decorative (elementi architettonici, vegetali o floreali, a fasce, ecc.). Quello che manca sono le scene figurate; o meglio, anche queste ci sono, ma in tombe più recenti di III - I secolo a.C., quindi stiamo già oltre, in epoca ellenistica e non più classica. In Puglia abbiamo numerose tombe dipinte, che però si collocano tutte a partire dal IV secolo a.C. in poi. E’ stato osservato che sia in occidente che in oriente le tombe dipinte si trovano tutte in aree periferiche, di confine con la grecità; cioè in aree che in origine erano greche, ma che poi sono finite sotto il controllo di popolazioni non greche. Ci troviamo di nuovo di fronte ad una commistione culturale, laddove ambienti non greci vengono in contatto - per ragioni storiche - con la cultura greca; è là che si ha questo genere di risultati come il dipingere l'interno delle tombe.
  18. A. Pontrandolfo 1987, pag. 63

Bibliografia

  • Angela Pontrandolfo, Un'iscrizione posidoniate in una tomba di Fratte di Salerno, in: "AION - Annali dell'Istituto Universitario Orientale (sez. Archeologia e Storia Antica)", vol. IX, Napoli 1987, pag. 55-63, figg. 20-22
  • Giovanna Greco e Angela Pontrandolfo (a cura di), Fratte, un insediamento etrusco-campano, Modena 1990, pag. 255-256
  • Mario Napoli, La Tomba del Tuffatore. La scoperta della grande pittura greca, Bari 1970