Giuseppina La Delfa

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Giuseppina La Delfa presidente dell'associazione "Famiglie Arcobaleno", manifesta di fronte alla "Conferenza nazionale della famiglia" di Milano, 8-10 novembre 2010
Giuseppina La Delfa (1963 - vivente) è presidente e ideatrice di Famiglie arcobaleno, la prima associazione italiana di genitori omosessuali nata in Italia.

Cenni biografici

Giuseppina La Delfa è italo-francese ed è nata nel nord della Francia nel 1963 da una famiglia siciliana emigrata. Ha studiato a Lille e a Grenoble. È Laureata in lingua e letteratura italiana con specializzazioni in letterature comparate e didattica delle lingue straniere.

Nel 1990 si trasferisce in Italia, in provincia di Avellino, con la compagna Raphaelle Hoedts e da allora insegna lingua francese all'università di Salerno. Nel 2003 ha messo al mondo la sua prima figlia Lisa-Marie. Nel 2012 è in attesa di un altro figlio.

Biografia militante

È in Italia che La Delfa incomincia a frequentare gruppi lesbici e, in particolare, la Lista Lesbica Italiana, di cui è tra le amministratrici per dieci anni, dal 2000 al 2010.

Nel marzo del 2000 si "pacsa" con la compagna al consolato di Francia a Napoli, diventando la prima coppia abitante su territorio italiano a contrarre il Pacs.

Nel 2005, a due anni dalla nascita della figlia, dopo un lungo lavoro di aggregazione sul web, dà il via a Famiglie arcobaleno, la prima associazione italiana che promuove la dignità e la visibilità delle famiglie con genitori omosessuali e che sostiene la genitorialità omosessuale e transessuale. Il nucleo iniziale di 17 coppie con figli la elegge vice-presidente. La prima presidente darà le dimissioni un mese e mezzo dopo in seguito alla pressione mediatica seguita dal Pride milanese del 2005 che vide la presenza pubblica e visibile, per la prima volta, dei genitori omosessuali con i propri figli. La Delfa è eletta presidente di Famiglie arcobaleno nel giugno del 2005 e da allora è stata rieletta due volte.

L'attività di Giuseppina La Delfa è legata indissolubilmente al suo ruolo di presidente dell'associazione, che interpreta con energia e visibilità non comuni diventando, in pochi anni, un volto e un nome noto e riconoscibile (anche grazie all'accento dall'inflessione marcatamente francese) della militanza lgbt italiana.

La sua attività, oltre alla partecipazione ai grandi eventi organizzati dall'associazionismo lgbt, si concentra sulla crescita dell'associazione a cui, grazie anche all'organizzazione e la partecipazione a convegni, darà una visibilità importante.

Dalla lettera istituzionale di protesta, alla partecipazione a trasmissioni tv, alla militanza di base con la presenza ai banchetti di Europride Roma 2011, al rilascio di interviste, fino all'organizzazione di un trenino di bambini figli di coppie gay che apre ogni anno, dal 2005, il pride nazionale, che diventa una tradizione dei pride italiani, Famiglie arcobaleno sotto la sua guida diventa parte integrante, e tra le più visibili del movimento lgbt italiano. Costringendo così il Paese, fermo a un dibattito sostanzialmente assestato su di un "no alle adozioni gay", a misurarsi con l'esistenza della genitorialità gay. Anche i numeri le danno ragione: alle iniziali 17 coppie di genitori, se ne aggiungono decine, sfiorando le 400 nel 2012.

Le dichiarazioni

  • "Non si parla dei nostri diritti e del fatto che esistono figli di gay e lesbiche. C'è un silenzio totale, una volontà evidente di ignorare questa realtà. Se ne parla, solo se adottati. Invece, tutti i giorni da noi nascono figli. Stiamo lavorando per dire che i nostri figli ci sono già e vogliamo che siano tutelati"[1].
  • "Nessuno più riuscirà a soffocare e a annientare il nostro desiderio di genitorialità. Intanto Famiglie Arcobaleno rappresenta centinaia di famiglie che crescono centinaia di figli, totalmente ignorati se non insultati dalle istituzioni della Stato italiano. Sono cittadini italiani di seconda categoria poiché hanno l'unico torto di essere stati desiderati, messi al mondo e cresciuti da genitori omosessuali"[2].
  • "Sogno una manifestazione nazionale (pride, ndr.) immensa con centinaia di migliaia di persone senza brillanti e senza colori, vestite come tutti i giorni, con le bandiere del movimento a lutto per i torti e le torture che subiamo, per i morti e le offese fisiche e gli insulti, per la negazione della nostra dignità di persone, di coppie, di genitori, sogno una manifestazione cupa, fatta di gente che non ne può più di chiedere"[3].
  • "Lo spirito del gay pride è quello di una giornata di festa. E questo i nostri figli lo sanno. Non saranno due drag queen a sconvolgere i nostri ragazzi, a Carnevale non ci travestiamo? Piuttosto pensiamo ai bambini, a quelli di tutti, costretti ad assistere continuamente in televisione a programmi in cui le donne sono mezze nude o, al mare, signore senza reggiseno e con i culi di fuori. Questi spettacoli sono ben più brutti per i bambini. Forse i timori riguardano gli slogan contro il Vaticano? Beh, per fortuna viviamo in un Paese in cui è ancora lecito non essere cattolici, lo abbiamo spiegato ai nostri figli"[4].

Note

  1. Vernuccio Maria Grazia A Milano record di coppie gay con figli. «Ora più tutele», "Il Corriere della Sera", 10 dicembre 2006, p.5.
  2. Giuseppina La Delfa, A nome dei figli delle lesbiche e dei gay italiani, "Gaynews.it", 20 giugno 2007.
  3. Giuseppina La Delfa, Cambiare, comunicato stampa, 1 luglio 2009.
  4. Mariolina Iossa, «Lasciate i bimbi a casa». Il caso delle famiglie gay, "Il Corriere della Sera", 11 giugno 2011, p.23.

Bibliografia

Voci correlate

Link esterni