Giuni Russo

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Giuni Russo

Giuni Russo, nome d'arte di Giuseppa Romeo (Palermo, 10 settembre 1951 – Milano, 14 settembre 2004), è stata una cantautrice italiana di musica pop sperimentale.

Carriera

Dal 1968 al 1984

Dotata di una voce dalla notevole estensione, nel 1968 esordisce giovanissima al Festival di Sanremo. L’anno successivo si trasferisce a Milano per proseguire la sua carriera nel mondo della musica: qui, nel locale gay Quinto Notte, conosce la musicista sarda Maria Antonietta Sisini. Con lei, che diventa sua compagna nella vita e nel lavoro, pubblica il suo primo LP Love Is a Woman (1975). Dopo alcuni anni di gavetta, nel 1982 l’artista raggiunge il successo con il celebre brano "Un’estate al mare", composto dal collega e conterraneo Franco Battiato. L'anno precedente quest’ultimo aveva già collaborato con Russo a Energie, album a metà fra new wave e lirica, ricordato come il primo esperimento italiano di “musica di confine”. Dopo "Un'estate al mare", la cantante consolida la sua fama di raffinata interprete con gli album Vox (1983), Mediterranea (1984), Giuni (1986) e Album (1987).

Al loro interno si trovano varie canzoni in cui sono state colte allusioni al mondo gay e lesbico[1]: brani che, che insieme al look androgino di Russo, hanno contribuito a renderla una delle cantanti più amate dal pubblico omosessuale italiano. Si tratta, per esempio, di "Sere d'agosto", "Abbronzate dai miraggi", "Babilonia", "Glamour" e "I ragazzi del sole".

Il 1984 e l'intervista a "Babilonia"

L'intervista su "Babilonia".

Nel gennaio 1984 rilascia un’intervista [2] al mensile gay Babilonia, in cui affronta svariati temi (il suo rapporto con i fan gay, la sua immagine, l'omosessualità nel mondo della musica italiana ecc.):

« Una parte del pubblico preferisce le cantanti che hanno qualcosa da dire, che parlano con l’animo. Il gay è molto sensibile e becca delle emozioni che magari la cosiddetta persona "normale" non può percepire. (…) E questo comunque è il pubblico al quale mi indirizzo. »
« Sono una donna senza frontiere, una donna "androgino", forse. Non mi identifico in nessun personaggio (…). Forse queste ciocche, un taglio tra Grace Jones e Elvis Presley, per addolcire un po’ il viso, effettivamente sono un po’ dura nei lineamenti. (…) Questo taglio è una vera scultura, (…) e non me ne frega niente se (…) mi prendono in giro perché mi vedono strana, abituati ad un’immagine più accessibile alle casalinghe e alle parrucchiere. Ora posso dire di avere la testa realizzata. (…) Mi definisco una donna virago e mi piace (...). »
« Se gli artisti gay non si dichiarano vuol dire che hanno dei grossi problemi, se fanno delle autocensure sono comprensibili perché effettivamente ci sono ancora oggi delle difficoltà. D’altronde le scelte chiare avvengono lentamente. (...) L'artista deve essere amato dall'uomo e dalla donna, non deve avere sesso e nemmeno le sue canzoni. Un altro aspetto è quella della vita privata. In questo mondo scagli la prima pietra chi non ha almeno provato (o desidera provare, n.d.r.), perché la curiosità è tale da parte di tutti. »
« Durante i miei spettacoli le prime file sono sempre occupate dai miei fans gay, le cosiddette "perse". Come donna mi piace essere amica e apprezzata, ma quello che mi sciocca ancora oggi, nonostante sia una persona ricca di esperienze, è la frenesia del "battere", il sesso indiscriminato. Mi accorgo di essere una (…) siciliana con dei pregiudizi, forse, ma non ci posso far nulla. È terribile non vedere nemmeno in faccia le persone. (…) In quei posti, che noi abbiamo definito in una prossima canzone "Tabernacoli di vizi", si sono tolti i veli dentro il nascondiglio. Questo non va bene. È finito l’amore e ciò non porta ad una bella situazione, ma all'insoddisfazione (…). La gente sta male e percepisce questa frenesia, questa ricerca, anche quando i discotecari cambiano nel giro di una sera più locali, più ritrovi. L’amore è bello comunque si faccia, ma non è possibile che si debba trovare un partner senza nemmeno parlarsi, non lo capirò mai. »
« Sono in disaccordo con voi per il tipo di linguaggio che usate e per la scelta delle foto, che considero troppo spinte e provocatorie. Sono molto pudica, mi devi prendere con le pinze, sarà una questione di educazione ma bisogna usare un linguaggio più rispettoso verso i gay. Quando nei vostri articoli usate la parola frocio, non mi va. (…) Se tua madre non legge Babilonia (…) vuol dire che si scandalizza. Il messaggio vero (…) è quello di arrivare (…) al grosso pubblico. Devono capire e non potranno più reprimervi. Voi avete fatto una scelta, molti potenziali lettori vivono profondi sensi di colpa e di ipocrisia, (…) dovete cercare di recuperare queste persone lentamente. Bisogna trovare una mediazione. A che serve la provocazione? Il mio primo album, ENERGIE, era una rottura, ora che (…) sono maturata ho cambiato anche il tono del mio messaggio. Comunque il tempo è amico e viene incontro. »
« Con l’amore sono sempre messa molto male, per questo (…) nelle mie canzoni mi strazio. Non sopporto la gelosia e mi sono imposta di non esserlo. La gelosia è un limite. Anche se di natura sono gelosa, soffrendo (…) sono cambiata. Ho amato molto profondamente una persona, e quando c’è l’amore "sublime", la persona giusta, l’intelligenza, il rispetto e la fiducia reciproca si superano tutte le difficoltà. Non essere gelosi è un sentimento nobile. »
« In questo periodo stiamo registrando i primi pezzi del nuovo LP. È il terzo, io sono fatalista e credo nel numero 3, un numero divino. Confido in un grosso successo, sarà il mio boom. Probabilmente si chiamerà MEDITERRANEA, una coincidenza col libro che state pubblicando con le foto di Tony Patrioli (Mediterraneo). Ho inciso un pezzo che definisco "frocissimo" e piacerà molto ad un certo tipo di pubblico. »

Nell'album Mediterranea una canzone si intitolerà infatti proprio "Babilonia". Il brano, che allude al versante più trasgressivo della vita notturna gay dell’epoca, è stato accolto positivamente dalla rivista, nonostante la messa in luce di alcuni passaggi ritenuti moralistici[3].

« E certo si riferisce all'ambiente omosessuale della "drague" la descrizione che il brano 'Babilonia' suggerisce: "uomini in pelle, donne in doppiopetto vanno a braccetto alla corte dei miracoli". E siamo lusingati di questo omaggio alla omonima rivista, ma "i tabernacoli di vizi... il sesso e cocaine" odorano un po' di moralismo. »

Sempre nel 1984, il legame tra "Babilonia" e Russo si consolida, con la partecipazione di quest’ultima alla seconda festa di compleanno della rivista. L’anno dopo presenzia inoltre anche alla serata di beneficenza Aid for AIDS, organizzata al Teatro Ciak di Milano per raccogliere fondi destinati alla ricerca.

In seguito l'artista invita le Pumitrozzole, collettivo canoro en travesti di cui faceva parte anche Platinette, a collaborare al suo album Giuni (1986): le Pumitrozzole compariranno infatti come coriste nel brano "Glamour", che stigmatizza la promiscuità sessuale del mondo della moda (in particolare degli stilisti). All'interno del disco spicca anche "I ragazzi del sole", interpretabile al pari di "Babilonia" come descrizione dell'universo gay.

Dal 1988 in poi

Nel 1988 pubblica l’album A casa di Ida Rubinstein, il cui titolo cita la danzatrice della belle époque parigina ricordata per le sue interpretazioni provocatorie e per la sua relazione con la pittrice Romaine Brooks. Prodotto da Battiato, il disco vede la cantante allontanarsi dal pop, cimentandosi con arie e romanze di Vincenzo Bellini, Gaetano Donizetti e Giuseppe Verdi. Quattro anni dopo segue la raccolta con inediti Amala, mentre nel 1993 l'artista partecipa all'opera E sarà Efesto in Ferriera (Crema, Acciaierie Ferriera, 28 giugno), interpretando la parte maschile del dio della guerra Ares. L'anno successivo esce Se fossi più simpatica sarei meno antipatica: quest’ultimo lavoro contiene "La sposa" (un canto d'amore al femminile scritto utilizzando frasi ed espressioni della Bibbia) e "La sua figura", due brani che rispecchiano l’avvicinamento di Russo alle Sacre Scritture e alla mistica cristiana di san Giovanni della Croce. Un’altra autrice molto amata dall’artista è stata santa Teresa d’Avila, ispiratrice della canzone "Moro perché non moro" (2003).

Nello stesso anno Russo, da quattro anni in lotta contro un tumore, partecipa al Festival di Sanremo con "Morirò d'amore", il cui arrangiamento a cura di Battiato si aggiudica il "premio Volare". In concomitanza con il Festival la cantante pubblica l’album Morirò d'amore, comprendente oltre all'omonimo brano sanremese la già citata "Moro perché non moro" e "Una rosa è una rosa". Quest'ultima canzone riprende nel titolo una famosa poesia di Gertrude Stein, scrittrice e collezionista d'arte americana nota per la sua lunga storia d’amore con Alice Toklas. In un'intervista dell'11 aprile 2003 per il sito Gay.it[4], Russo ha dedicato la canzone ai suoi fan omosessuali: nella stessa occasione, invitata a esprimere il suo pensiero sui gay, si è dichiarata favorevole al superamento delle etichette riguardanti l’orientamento sessuale. Inoltre, interpellata sulla sua ipotetica partecipazione al Pride di Bari, ha espresso il desiderio di vedere un corteo sobrio, sostenendo anche che, in manifestazioni come il Pride, l’assenza di nudità e travestimenti possa agevolare l’accettazione dei gay da parte della società.

Nell’aprile 2004 l’artista pubblica Napoli che canta, suite musicale per l'omonimo film muto del 1926 diretto da Roberto Leone Roberti: oltre ad alcuni classici della canzone partenopea, esso include "A cchiù bella", poesia di Totò musicata da Russo per la prima volta. Si tratta dell’ultimo lavoro della cantante, che si spegne il 14 settembre dello stesso anno. Secondo la sua volontà, viene sepolta nell’area del Cimitero Maggiore di Milano riservata alle Carmelitane scalze, con le quali da anni condivideva il suo percorso spirituale[5].

Fama postuma e memoria

Dal 2005, tramite l’associazione "Giuni Russo Arte", Maria Antonietta Sisini porta avanti l’attività artistica della compagna, curandone la produzione postuma e promuovendo varie iniziative in sua memoria: per esempio il monologo Mediterranea Passione, interpretato da Piera Degli Esposti durante il Torino TGLFF Festival del 2007. Al 2009 risale invece la biografia Giuni Russo. Da Un’estate al mare al Carmelo (Bompiani), scritta da Bianca Pitzorno e con una nota di Battiato[6].

Lo stesso anno, Camilla Valletti firma una recensione del volume sul blog di Federico Novaro: ne nasce una polemica con Sisini e Pitzorno, contestata per aver taciuto sull'omosessualità dell'artista (secondo Valletti mai nascosta da quest'ultima). Pitzorno ha risposto dichiarando di aver rispettato la volontà di Russo, che non fece mai coming out e fu molto riservata sulla sua vita personale. Da parte sua, Sisini ha rilasciato varie interviste in cui parla del suo rapporto con Russo definendosi semplicemente sua "compagna di vita e di arte".

Note

  1. Giovanni Dall'Orto e Stefano Casi, Il gay canzonato - L'omosessualità nelle canzoni italiane - Parte 1, "giovannidallorto.com"
  2. Felix Cossolo, Giuni Russo, "Babilonia", n. 10, gennaio 1984, pp. 8-9.
  3. Ivan Teobaldelli, Mediterranea, "Babilonia", n. 15, giugno 1984, p. 38.
  4. Mario Cirrito, Una rosa è per i gay, "Gay.it", 11 aprile 2003.
  5. Giulio Maria Corbelli, L'ultimo addio a Giuni Russo, "Gay.it", 15 settembre 2004.
  6. Mario Cirrito, Una biografia per Giuni Russo, "Bloogo", 19 settembre 2009.

Voci correlate

Bibliografia

Link esterni