Giulio III

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Papa Giulio III

Papa Giulio III, nato Giovanni Maria Ciocchi del Monte (Monte San Savino, 10 settembre 1487 – Roma, 23 marzo 1555), è stato il 221º pontefice della Chiesa cattolica e il 129º sovrano dello Stato Pontificio dal 1550 alla morte.

Biografia

Nacque da Vincenzo Ciocchi del Monte, famoso giurista, e da Cristofora Saracini. Secondogenito di cinque figli, fu educato, secondo i dettami dello zio cardinale Antonio Maria Ciocchi del Monte, in un prestigioso oratorio presso il Laterano, dove ebbe come tutore l'umanista Raffaele Lippo.

Seguendo le orme paterne, studiò giurisprudenza a Perugia e a Bologna e, dedicatosi alla carriera ecclesiastica, divenne arcivescovo di Siponto e, dopo aver ricoperto varie cariche politiche nello Stato della Chiesa, fu creato cardinale nel 1536.

Fu eletto papa nel 1550 perché le sue posizioni politiche sembravano garantire equidistanza fra l'Impero e la Francia, ma di fatto la sua politica fu condizionata dalle esigenze, e minacce, imperiali.

Fu però uomo di cultura e mecenate: protesse Michelangelo e Palestrina e potenziò la Biblioteca vaticana e l'Università della Sapienza di Roma.

Costruì per sé la suntuosa Villa Giulia, oggi sede di un importante museo.

Giulio III, che soffriva di gotta da molto tempo, morì a Roma il 23 marzo 1555 all'età di 67 anni.

Lo scandalo

Giulio III causò il peggior scandalo omosessuale della storia del Papato.

Già da cardinale le pasquinate lo additavano insistentemente come sodomita[1], ma lo scandalo esplose quando, nemmeno quattro mesi dopo la sua elezione al papato, nominò cardinale il suo amante diciassettenne Innocenzo Del Monte (1532-1577), che aveva già fatto adottare dal fratello Baldovino (per questo oggi gli storici eterosessuali occultano lo scandalo dicendo genericamente che fece cardinale "un figlio").

Dal Monte aveva conosciuto il tredicenne Innocenzo - che prima dell'adozione si chiamava Santino - quale figlio d'un suo servitore. Il cardinale se ne innamorò perdutamente e barattò la connivenza del padre con consistenti favori. A premio di tale prostituzione anche il ragazzo ottenne a quattordici anni redditizi benefici ecclesiastici e infine l'adozione da parte di Baldovino Del Monte. La nomina cardinalizia fu il premio supremo della sua compiacenza.

Tale nomina, contro cui protestarono invano i cardinali più sensibili alla necessità di riformare i costumi della Chiesa per contrastare la Riforma protestante, suscitò ampio rumore nelle Corti europee:

« L'ambasciatore veneto Matteo Dandolo scriveva che il Dal Monte "era un piccolo furfantello", e che il cardinal Del Monte "se lo prese in camera e nel proprio letto, come se gli fosse stato figliuolo o nipote. (...)

Onofrio Panvinio, riferendosi alla vicenda del Del Monte, scriveva di Giulio III che era "eccessivamente dedito con intemperanza alla vita di lussuria e alle libidini" (...) e, ancora più esplicitamente, lo definì "puerorum amoribus implicitus" [invischiato in amori per ragazzi, NdR] »

(Pietro Messina[2])

La lista dei commenti scandalizzati dell'epoca è lunghissima. E nonostante una voce "benevola" che circolava per Roma spiegasse beffardamente la nomina come premio del fatto che il ragazzo era... custode della scimmia del papa (e fu quindi soprannominato "Bertuccino"), per i protestanti non ci furono dubbi sul fatto che il cappello cardinalizio fosse ricompensa delle prestazioni sessuali del ragazzo, o al più per entrambe le cose, come propone il poeta francese Joachim du Bellay (1522?-1560):

« (...) ma vedere uno staffiere, un bambino, una bestia,

un furfante, un poltrone diventare cardinale, e per aver saputo accudire bene a una scimmia, un Ganimede avere il [cappello] rosso sulla testa (...) questi miracoli, Morel, accadono solo a Roma. »

(Joachim du Bellay[3])

Come se ciò non bastasse, Innocenzo si rivelò uno dei peggiori cardinali che la Chiesa abbia mai avuto: rimasto libero di sé a 23 anni (Giulio III morì nel 1555) fu coinvolto in una catena di stupri (eterosessuali), violenze e perfino omicidi[4].

Ebbe però sempre punizioni molto blande, a riprova del fatto che il Potere è sempre molto indulgente verso i propri esponenti, anche quelli palesemente indegni.

I corpi di Giulio III e di Innocenzo sono sepolti nella "Cappella Del Monte" della chiesa di san Pietro in Montorio a Roma.

Note

  1. Vedile in: Valerio Marucci (a cura di), Pasquinate del Cinque e Seicento, Salerno, Roma 1988.
  2. Pietro Messina, voce: "Del Monte, Innocenzo" in Dizionario biografico degli italiani, vol. 38, Istituto dell'Enciclopedia italiana - Treccani, Roma 1990, pp. 139.
  3. Joachim du Bellay, Les regrets [1558], in: Les antiquités de Rome. Les regrets, Garnier-Flammarion, Paris 1971, sonnet 105.
  4. Si legga la monografia di Francis A. Burkle-Young e Michael Leopoldo Doerrer, The life of cardinal Innocenzo Del Monte: A scandal in scarlet, Edwin Mellen Press (Renaissance Studies, V. 2), New York 1997.