Giovanni Crupi

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Voce a cura di Giovanni Dall'Orto, liberamente modificabile.
Giovanni Crupi nel giardino di Wilhelm von Gloeden, prima del 1899.

Giovanni Crupi (Casalvecchio, 1859 – Taormina, 1925) fu un fotografo italiano di paesaggi, attivo a Taormina e in Egitto (ad Eliopoli). Oggi è noto al grande pubblico soprattutto per essere stato amico e collega di Wilhelm von Gloeden.

Biografia

Per Crupi la fotografia fu all'inizio un hobby; solo nel 1885 la trasformò in un'attività, aprendo un salon photographique denominato "Fotografia artistica G. Crupi" in via Teatro greco, con una filiale in piazza Duomo e un laboratorio in via Fratelli Bandiera.
Non si sa da chi abbia appreso a fotografare, ma l'ipotesi più plausibile è che lo abbia fatto dal pioniere della fotografia a Taormina, il "chimico-fotografo" Giuseppe Bruno. Giuseppe Vanzella ha così sintetizzato il poco che sappiamo per ora della vita di Crupi:

« Anche Giovanni Crupi (Taormina 1859-1925) non è escluso abbia appreso, fin da giovinetto, i rudimenti dell'arte fotografica frequentando l'atelier di Giuseppe Bruno. Da nuove informazioni, sarebbe in ogni caso da spostare al 1885 la data nella quale Crupi iniziò a dedicarsi fattivamente alla fotografia. Fu probabilmente da quell'anno che prese il via la collaborazione col nobile tedesco, dilettante fotografo, autore di immagini talmente particolari da affascinarlo.

Giovanni Crupi, di famiglia benestante (possedeva diverse proprietà a Messina, in località Cataratti), viveva nella splendida villa Mon Repos, frequentando quel bel mondo che, soprattutto nel periodo invernale, soggiornava nel mite clima di Taormina. Assiduo soprattutto dell’entourage della baronessa lettone Stempel (di cui sposò una dama di compagnia, di cognome Kotzbue), Crupi diede fondo a tutte le ricchezze personali, e nel tracollo economico che ne seguì, verso la fine del secolo, finì travolta anche l'azienda fotografica che aveva creato. Al fallimento, il suo fondo di negativi fu parzialmente disperso e non è da scartare l'ipotesi che una parte di essi siano stati acquistati dallo stesso von Gloeden, al fine di utilizzarli con il suo nome[1]. Uno studio maggiormente approfondito sulla questione metterebbe finalmente un po' d'ordine sull'attribuzione di certe immagini, soprattutto ritratti e scene di genere, conservate in collezioni pubbliche e private, con il credito ora dell'uno, ora dell'altro[2]»

A causa del tracollo (nel 1899) delle sue finanze, nel 1900 Crupi si trasferì in Egitto ad Heliopolis, vicino al Cairo[3], non si sa esattamente per quanto tempo, anche se come termine "post quem" del suo ritorno in Italia ci sono le fotografie del terremoto di Messina del 1908 apparse a suo nome su varie riviste straniere[4]. Una volta tornato avrebbe assistito fino alla morte (nel 1925) un nipote che aveva rilevato e rilanciato l'azienda di Taormina (tuttora esistente, sia pure sotto forma di negozio di ottica e sotto altro nome).

Crupi "maestro" di Gloeden?

Crupi fu amico e collega di Wilhelm von Gloeden, circostanza che ha dato vita alla leggenda, contraddetta dai fatti, secondo cui egli sarebbe addirittura stato suo "maestro" e "méntore". Eppure Gloeden in persona ha voluto farci sapere nel 1898, in uno scritto autobiografico, che il suo punto di riferimento in Taormina fu quel medesimo Giuseppe Bruno ritenuto maestro di Crupi, aggiungendo in un altro intervento che il suo primo interesse alla fotografia data al 1878. Anzi, Gloeden puntualizza che quando si stabilì a Taormina sapeva già fotografare (come del resto provano le foto dei precedenti periodi abruzzese e napoletano) e che Bruno si limitò a fornirgli "assistenza":

« In seguito mi spostai al sud, dove tentai di portare all'aperto la macchina fotografica, a quel tempo ancora incatenata all'atelier, per utilizzarla in mezzo alla natura, suscitando così l'indignazione dei fotografi di studio. A Taormina, in Sicilia, fu soprattutto il fotografo Giuseppe Bruno a fornirmi assistenza con il suo bagaglio di nozioni tecniche[5]»

La leggenda che spaccia Crupi per "maestro di Gloeden", nata a Taormina, era già diffusa negli anni Settanta[6], ma inizialmente con qualche dubbio: nel 1986 Italo Zannier, nella sua Storia della fotografia italiana, ammette onestamente che solo "secondo la leggenda" Crupi "avrebbe insegnato (...) a Wilhelm von Gloeden"[7]. Ancora nel 1987 Weiermair [8], cerca di conciliare la leggenda e il dato fornito da Gloeden affermando salomonicamente che quest'ultimo "I suoi tentativi fotografici li eseguì nel 1878 sotto la guida dei fotografi Giuseppe Bruno e Giovanni Crupi" (si noti che Crupi nel 1878 aveva 19 anni!). Salvo poi contraddirsi e pasticciare ulteriormente il quadro a p. 154 dello stesso libro, affermando che Gloeden in Sicilia "impara a fotografare da Giovanni Crupi (o forse da Wilhelm von Pluschow). Le prime fotografie risalgono al 1882" (sic).
Eppure già nel 1979 c'era stato chi era riuscito a rilevare la contraddizione cronologica di questa leggenda, affermando che Gloeden "Apprende l'arte della fotografia dal professionista Giovanni Crupi; questa notizia sembra contraddire l'altra che colloca l'inizio dell'attività dell'autore al 1871"[9]. (Si noti che nel 1871 Gloeden aveva 15 anni!).

Nonostante la contraddizione fra dati e leggenda, negli anni successivi essa divenne una certezza, che nel 2000 era ormai presentata come fatto acquisito[10], e nel 2012 faceva parlare Marina Miraglia del "siciliano Giovanni Crupi (...), da cui Gloeden apprese i primi rudimenti tecnici della fotografia"[11].

E' interessante notare come la leggenda del Crupi "maestro" di Gloeden sia nata a Taormina da una lettura campanilistica[12] e non disinteressata, che spaccia Crupi per il "vero" artista[13], mentre Gloeden sarebbe stato un furasteru venuto ad usurparne i meriti grazie alla facile pruriginosità della sua arte immorale. Vincenzo Mirisola ha scritto a proposito del sodalizio fra Crupi e Gloeden addirittura che:

« Tra i due è stato proprio Wilhelm Von Gloeden a trarre maggiore profitto da questa amicizia. Lo scrivente è convinto da tempo, senza nulla togliere alla genialità creativa di Gloeden, che molte delle fotografie a lui attribuite siano in realtà opera del fotografo siciliano»

L'esistenza di foto uguali nei cataloghi di entrambi i fotografi è spiegata da Mirisola in questo modo:

« Il tedesco probabilmente tagliò la didascalia e appose sul retro il suo timbro. Non è pensabile che Crupi abbia messo il suo copyright su una foto scattata dall’illustre amico che all’epoca era al vertice della fama ed era già conosciuto in tutto il mondo (Ibidem). »

Un sodalizio non a due ma a tre

Una fotografia di Giovanni Crupi, datata 31/12/1894, mostra se stesso (a sinistra) e Wilhelm von Gloeden sui gradini della scaletta d'ingresso della casa di Gloeden.

Il punto sbagliato di questa lettura è che Gloeden iniziò a fotografare a Taormina possedendo già un bagaglio tecnico datogli dalla frequentazione del cenacolo di nientemeno che Francesco Paolo Michetti, che fu pregevole pioniere della fotografia d'arte in Italia, presso il quale iniziò i suoi esperimenti, mentre nel contempo frequentava anche Wilhelm von Pluschow a Napoli e Capri[14].
Crupi fu anch'egli artista, però l'unico suo riferimento nel campo della fotografia noto per adesso è il già citato "chimico-fotografo" Giuseppe Bruno, per formazione ingegnere e per gusti tardoromantico, mentre la cultura artistica da cui partì Gloeden aveva respiro internazionale con elementi di avanguardia. Ciò spiega di per sé solo il "vantaggio competitivo" di cui godette in partenza l'aristocratico Gloeden.

Purtroppo, avendo disconosciuto questo "vantaggio competitivo" non certo disonorevole, i suoi detrattori sono costretti a inventarne un altro, disonorevole: quello dato dal fatto che Gloeden era un depravato, mentre i taorminesi e in particolare Crupi erano galantuomini che non s'abbassavano a creare pornografia pur di aver successo o, per dirla sempre con Vincenzo Mirisola, sono costretti ad affermare che:

« Sarebbe stato facile per il fotografo taorminese ottenere successo e denaro “copiando” l'approccio di Gloeden alla figura e al nudo maschile o femminile, ma l'onestà intellettuale (sic) e le diverse pulsioni individuali glielo hanno sempre impedito»
tesi che si commenta da sé[15].

Tutto ciò premesso, è innegabile un fatto: man mano che le aste riversano in Rete sempre nuove immagini, cresce il numero di quelle che riemergono una volta col timbro di Gloeden, un'altra con quello di Crupi, ed un'altra ancora con quello di Bruno.
Per sbrogliare la matassa delle attribuzioni incrociate di alcune loro foto, sarà necessaria ulteriore ricerca, specie su Bruno e Crupi, partendo magari dalle due ipotesi di spiegazione più logiche: 1) quella dell'associazione commerciale e 2) quella della collaborazione fra appassionati.

1. Collaborazione commerciale: Bruno, Crupi e Gloeden

Tutti e tre i fotografi qui discussi erano benestanti e iniziarono a fotografare per hobby, non per guadagno. Ad affrontare il mercato i tre furono spinti in momenti diversi da circostanza esterne, che per ora conosciamo solo nel caso di Gloeden[16].

Crupi diede alle sue stampe, fin dal primo numero del suo catalogo, l'aspetto tipico delle fotografie-souvenir commerciali, dotandole d'una banda nera sul bordo inferiore su cui spiccavano in bianco titolo, firma, e numero di catalogo. Questa circostanza rende oggi facile distinguerle da quelle degli altri due fotografi[17].

Peraltro non è vero che Gloeden avesse bisogno di tagliare la banda nera di Crupi onde spacciare per proprie le sue immagini: abbiamo infatti vari esempi di tale banda nelle opere di Gloeden, e in un caso abbiamo un'aperta sostituzione (sul negativo) del nome di Crupi col proprio[18].
Ecco alcuni esempi di foto di Gloeden che presentano la banda nera sulla base. Si noti l'uso della B, che significa "bis" forse per indicare un negativo altrui aggregato al catalogo gloedeniano:

Il travaso d'immagini meglio documentato è quello dal maestro Bruno in direzione degli allievi Gloeden e Crupi: le pur rare apparizioni di suoi originali stanno permettendo d'attribuire proprio a lui immagini fin qui note come opere dei suoi discepoli. A titolo d'esempio si prenda il seguente "pescatore siciliano" (che dal punto di vista stilistico appartiene ai ritratti, di gusto Romantico, dei "tipi popolari" cari a Giuseppe Bruno):

La prima immagine riporta sul retro il timbro di Bruno, la seconda appartiene al catalogo di Gloeden (numero 24). A dimostrazione del fatto che Gloeden trattava come opera propria quest'immagine sta il fatto che permise che fosse riprodotta come sua nel 1897 su una rivista tedesca (terza immagine). Eppure il sito d'aste Druot presenta qui un'ulteriore stampa, che secondo quanto dichiara riporta un timbro a secco di Giovanni Crupi.

Per capire cosa possa essere accaduto può forse essere d'aiuto la notizia secondo cui Bruno, che fra i tre godette del successo commerciale più limitato (almeno a giudicare dalla rarità attuale delle sue stampe) negli anni Novanta partì per un non meglio precisato viaggio, menzionato nella dedica d'un ritratto (attualmente in collezione privata) scattatogli da Gloeden, che da Bruno stesso è indicato sul retro come autore dell'immagine e come proprio discepolo. Sul retro appare anche il timbro... di Crupi![19].

Dunque, provvisoriamente, le vicende potrebbero essere così ricostruite: Bruno insegnò la tecnica fotografica (che all'epoca implicava la capacità di preparare il composto chimico fotosensibile[20]) a Gloeden (che aveva già esperienze precedenti) e a Crupi; Crupi aprì un'attività commerciale fotografica nel 1885, Gloeden fu costretto a farlo dopo il 1895 (pur avendo usato già da prima i canali commerciali per farsi conoscere). Bruno potrebbe (usare il condizionale è d'obbligo) avere affidato ai discepoli le proprie opere (almeno in parte create assieme a loro) al momento della partenza: si giustificherebbe così l'inglobamento d'un blocco di "tipi siciliani" nelle prime decine di numeri del catalogo di Gloeden, creato in un momento in cui Bruno era ancora vivo, e quindi in un momento in cui difficilmente avrebbe permesso che gli si "rubassero" le foto contro la sua volontà.

2. Collaborazione amicale: Crupi e Gloeden

I rapporti fra Gloeden e Crupi furono, a quanto è dato sapere, amicali. I due fotografi viaggiarono e lavorarono assieme più volte: Crupi si divertì addirittura a usare Gloeden come modello, per esempio in una serie in cui lo fa posare accanto a don Francesco Intelisano, parroco di Castelmola, sullo sfondo della chiesetta di San Pancrazio,

o in un'altra in cui Gloeden è vestito da gladiatore romano nel Teatro greco di Taormina.

La foto n. 82 di Crupi.

Questa intimità non poteva ignorare l'aspetto omosessuale della vita di Gloeden: molto significativa da questo punto di vista è una delle due varianti del numero 82 del catalogo di Crupi, che mostra Gloeden in primo piano, seduto nel Teatro greco di Taormina, con la mano posata affettuosamente sulla spalla d'un ragazzetto che appare anche fra i modelli delle sue foto di nudo.
Assieme a loro stanno quattro persone, due delle quali musicisti (forse quei musicisti che Gloeden usava per intrattenere i suoi ospiti con canti e danze folcloristiche siciliane), uno dei quali, il mandolinista, è un giovane Domenico Lo Giudice detto "Barbireddu", che riappare in almeno due foto di Wilhelm von Gloeden (una delle quali ritenuta a torto un ritratto di Wilhelm von Pluschow).
Insomma, quello che sembrerebbe un gruppo di turisti in una località archeologica è in realtà una "gaya brigata" di compari.

Una delle gite in comune di Crupi e Gloeden ebbe per meta Siracusa, in compagnia di due o tre modelli che furono fatti posare seminudi (con abiti pseudoclassici) o addirittura del tutto nudi sullo sfondo del fiume Anapo, o dell'Anfiteatro di Siracusa:

Ragazzetti drappeggiati "all'antica" appaiono anche accanto alle rovine dei templi di "Girgenti" (Agrigento),

o nel Teatro Greco di Taormina,

a indicazione d'un desiderio di sperimentare il classicismo accademico prediletto da Gloeden.

E' tuttavia molto significativo il fatto che questi esperimenti si raggruppino nel primo centinaio circa d'immagini del catalogo di Crupi, per essere poi del tutto abbandonati. E non è difficile comprendere perché: Gloeden ambienta infatti in scene classiche o arcadiche nudi che sono il vero suo interesse, laddove Crupi è in realtà interessato ad esplorare e documentare l'ambiente e i monumenti a discapito delle figure umane. Le quali spesso ne risultano talmente rimpicciolite e marginali da servire al massimo a fornire un'idea approssimativa della scala dell'edificio. Si confrontino queste quattro foto di Crupi e di Gloeden, scattate negli stessi luoghi, a pochissimi metri di distanza:

Crupi addirittura utilizza a volte figure umane per animare la sue fotografie, ma collocandole intenzionalmente di spalle, quasi pensasse che i loro visi potessero distrarre lo spettatore:

D'altro canto le immagini "contese", oltre a presentare di solito modelli di Gloeden[21] presentano anche differenze stilistiche dal resto della produzione di Crupi, così rimarcate da Andrea di Napoli:

« "Il barone creò immagini inconfondibili che ci evocano un luogo fuori dal tempo e dallo spazio, un paesaggio non tanto reale, quanto squisitamente estetico. Sono, invece, decisamente calate in una realtà contingente i soggetti in costume di Giovanni Crupi. Anche nelle sue architetture urbane e nei paesaggi è presente una maggiore autenticità certo più concretamente moderna"[22] »

Insomma, le immagini che portano ora il timbro di Gloeden ora quello di Crupi sarebbe semplicemente testimonianza d'un periodo (quello iniziale, nel quale non a caso si concentrano tutti quanti i "doppioni") in cui i due agirono di fatto, anche se non giuridicamente, come un unico atelier, condividendo modelli, attrezzature (la famosa macchina dal formato 30x20), locations e quindi inevitabilmente anche qualche scatto, che è facile immaginare fosse stato concepito discutendone assieme: niente di più facile quindi che entrambi lo abbiano inserito nel proprio catalogo.

Infine non va dimenticato il periodo in cui Crupi gestiva già un'attività commerciale mentre Gloeden non era ancora attrezzato per la vendita: è lecito ipotizzare che Crupi possa avere agito come venditore locale delle immagini di Gloeden, e che abbia aggiunto a tali immagini il proprio timbro, come normalmente i distributori facevano all'epoca (sul retro delle foto di Gloeden sono stati trovati anche timbri della ditta Brogi di Firenze, di Angelo Pedo di Roma, e di Gaetano d'Agata di Taormina). Ecco tre esempi di doppio timbro (e si noti la presenza della B su tutti e tre):

Chi imitò chi?

Su una cosa i denigratori di Gloeden hanno ragione: è stata la produzione di nudo a far conoscere Gloeden ieri, e a farlo ricordare oggi. Senza di essa il suo nome avrebbe avuto lo stesso destino di quello di un Giuseppe Incorpora, squisito paesaggista siciliano di successo, ma noto oggi solo a collezionisti ed antiquari, o di un Antonino Castorina, altro bravo fotografo attivo a Taormina nell'anteguerra, noto esclusivamente in àmbito locale. L'Italia pullula in effetti di migliaia di questi fotografi, che ne documentarono le bellezze fra il XIX e il XX secolo.
Se lo consideriamo unicamente in quanto paesaggista, Gloeden stesso fu solo un esponente fra i tanti d'una scuola (che la si chiami "scuola di Taormina" o altrimenti, poco importa) fra i quali non spicca per nessun elemento particolare; mentre se si tiene conto anche della produzione di nudo, allora la "scuola" fu lui e gli altri furono imitatori, come dimostra l'insistenza a volerli ricordare come "maestro" o "amico" o "discepolo" di Gloeden. In effetti, l'insistenza nel voler fare a tutti i costi di Crupi il "maestro" di Gloeden riconosce paradossalmente che questo titolo può conferirgli una distinzione che oggi si fatica a riconoscergli per i suoi propri meriti[23].

Fortuna

Giovanni Crupi, Cartolina colorizzata con la Strada san Pancrazio a Taormina. L'uomo con il cappello è Wilhelm von Gloeden.

Insistere a voler misurare Crupi secondo il metro di Gloeden ha portato al paradosso di trascurare il campo in cui Crupi eccelse davvero, ossia la foto documentaristica.
Crupi fu infatti un instancabile illustratore delle bellezze storiche e artistiche della Sicilia, secondo un taglio d'immagini che si sarebbe rivelato particolarmente adatto alla riproduzione sulle cartoline turistiche illustrate, un oggetto che stava diventando di moda proprio in quegli anni. E se oggi "immagine da cartolina" significa un'immagine stereotipata e riprodotta mille volte, Crupi non agì certo imitando modelli ripetitiv: egli questi modelli infatti li creò, e furono semmai i suoi successori a ripercorrere l'immaginario "da cartolina" che egli aveva creato.
Le nitidissime stampe all'albumina di Crupi (da collezionare in album per studio o souvenir) avevano una qualità altissima, ma erano comunque un prodotto costoso, dato il lungo tempo necessario per lo sviluppo, laddove la stampa tipografica delle cartoline consentiva un crollo drammatico dei costi e un incremento esponenziale della diffusione.
Crupi diede un contributo non irrilevante al decollo dell'economia turistica della sua città proprio attraverso le sue immagini, che utilizzate come cartoline illustrate si rivelarono un eccellente veicolo promozionale delle bellezze locali. Anche grazie al nipote Francesco Galifi (1865-1951), che riutilizzò per decenni le immagini dello zio nella sua enorme produzione di cartoline turistiche, le immagini di Crupi rimasero popolari ancora per molto tempo dopo la sua morte.

Certo, poco prima della seconda guerra mondiale il mutare del gusto e delle tecnologie impose alla produzione di Crupi, esattamente come a quella di Gloeden, un periodo di eclissi e disinteresse da parte del mercato, al punto che durante il conflitto alcune lastre di vetro dei negativi fotografici furono vendute per ovviare alla carenza di vetri per finestre![24]

La riscoperta di Gloeden, a partire dagli anni Cinquanta del secolo scorso, ha portato con sé la rivalutazione di tutta quanta la "scuola di Taormina"[25] di cui oggi Crupi è considerato un esponente.

Nonostante manchi tuttora qualsiasi studio monografico su Crupi e le sue opere, su WikiCommons è oggi disponibile almeno un primo catalogo in ordine numerico delle immagini.

"Taormina, Strada San Pancrazio": una cartolina tratta da uno scatto di Giovanni Crupi, destinata al nascente mercato turistico di massa.

Galleria d'immagini

Note

  1. Questa è un'ipotesi è ovviamente lecita, ma non esistono per ora immagini incontestabilmente di Crupi riapparse nel catalogo di Gloeden, a differenza di quanto accaduto con quelle di Giuseppe Bruno. Niente invece osta a che siano vere altre ipotesi di Vanzella: "Si può perfino ipotizzare che per le sue fotografie di grandi dimensioni Crupi chiedesse in prestito a von Gloeden l'apparecchio fotografico formato 30x40 cm donato al tedesco dal Granduca Federico III di Mecklenburg, e che fosse lo stesso Crupi a stampare le foto di von Gloeden." (Citazione da: All'ombra di Von Gloeden. Giovanni Crupi fotografo a Taormina, "Lanternamagica.eu").
  2. Giuseppe Vanzella in: Vincenzo Mirisola e Giuseppe Vanzella (a cura di), Sicilia mitica Arcadia. Von Gloeden e la "Scuola" di Taormina, Edizioni gente di fotografia, Palermo 2004, come citato in: All'ombra di Von Gloeden. Giovanni Crupi fotografo a Taormina, Galleria Lanterna Magica, via Goethe 43, Palermo. 8 dicembre 2013 - 31 gennaio 2014.
  3. Ulrich Pohlmann, Wilhelm von Gloeden - Sehnsucht nach Arkadien, Nishen, Berlin 1987, p. 15.
  4. Per esempio "The century", LXXVII 1909, alle pp. 926 e 927.
  5. "In Taormina auf Sizilien war es hauptsächlich Herr Giuseppe Bruno, Photograph, welcher mir mit seinen bedeutenden technischen Kenntnissen hilfreich zur Hand war", "Photographische Rundschau. Zeitschrift für Freunde der Photographie". Herausgegeben und geleitet von Dr. R. Neuhauss, Berlin... Halle an der Saale, Wilhelm Knapp, XIII 1899, (2-3) sezione: Vereinsnachrichten.
  6. Viene già proposta come dato di fatto a pagina 21 del testo di Michele Falzone Barbarò, "Il barone di Taormina", in: Michele Falzone Barbarò, Marina Miraglia, Italo Mussa (a cura di), Le fotografie di von Gloeden, Longanesi, Milano 1980.
  7. Italo Zannier, Storia della fotografia italiana, Laterza, Bari 1986, p. 97.
  8. Peter Weiermair, Il nudo maschile nella fotografia del XIX e del XX secolo, Essegi, Ravenna 1987, p. 30
  9. AA.VV., Fotografia pittorica 1889/1911, Electa e Alinari, Milano e Firenze 1979, p. 47.
  10. Wilhelm von Gloeden, Fotografie. (Capolavori dalle collezioni Alinari), Alinari, Firenze 2000, p. 5.
  11. Marina Miraglia (Fotografi e pittori alla prova della modernità, Bruno Mondadori, Milano 2012)
  12. Che raggiunge il parossismo nell'articolo di di Milena Privitera, Taormina, Giovanni Crupi e la nascita della fotografia artistica siciliana ("Taormina today", 24 maggio 2015), che fa di Crupi addirittura il creatore della fotografia artistica in Sicilia, come se Alphonse Bernoud, Giuseppe Incorpora o Eugenio Interguglielmi - per non parlare del povero Giuseppe Bruno - avessero dovuto aspettare Crupi per imparare l'arte!
    E' triste notare come, nella totale, desolante assenza di qualsiasi studio monografico su Crupi, siamo ridotti ad attribuirgli quale principale claim to fame un dato di fantasia, trascurando i più concreti elementi reali.
  13. L'articolo di Milena Privitera testé citato garantisce: "Noi siamo certi, comunque, che il barone von Gloeden una volta a Taormina ha conosciuto un uomo straordinario, un artista della fotografia, cui deve molto e che gli ha fatto da mentore. Quest’uomo è Giovanni Crupi" (sic).
  14. In un articolo edito nel 1899 Gloeden dichiara: "Nel 1878 cominciai a fare i primi tentativi in tal senso. A quell'epoca non esistevano ancora le lastre a secco e in tali condizioni il procedimento al collodio era piuttosto complicato. Inoltre lavorare in presenza di un fotografo tradizionale che assisteva scuotendo il capo non era certo incoraggiante... Furono le lodi che ricevetti da artisti come F. P. Michetti a Francavilla al Mare ad incitarmi ad intraprendere nuovi lavori, proseguendo sulla strada intrapresa".
  15. Anche perché chi tentò di "copiare" Gloeden senza possederne il bagaglio artistico, come Gaetano D'Agata o Pancrazio Buciunì, scoprì a proprie spese che era tutt'altro che "facile" riuscirci.
  16. Il sequestro dei beni del padre, nel 1895
  17. Gloeden non incise mai scritte sul recto dell'immagine, preferendo se caso firmarle e datarle a mano, mentre Bruno nella numerazione più bassa del suo catalogo si limitava a un discreto numerino tipografico in un angolo, salvo poi finire per adottare anch'egli la didascalia alla base dell'immagine.
  18. L'amputazione del margine inferiore, ammesso che sia mai avvenuta, l'avrà semmai praticata qualche mercante d'arte negli anni Ottanta o Novanta del secolo scorso, quando riuscire a spacciare per Gloeden un fotografo meno conosciuto consentiva guadagni più lauti.
  19. Devo questa preziosa informazione alla cortesia di Giovanni Carabalone, che ringrazio.
  20. Si veda quanto ne racconta Gloeden stesso nel 1899.
  21. Ma per un esempio in cui i due fotografi scattarono agli stessi modelli due immagini a pochi metri di distanza l'uno dall'altro, si veda qui, paragrafo 2.1.
  22. Andrea di Napoli, Il fotografo senza titolo, "L'inchiesta Sicilia", 26 dicembre 2013.
  23. Cosa ammessa con insolito candore da Caterina Napoleone (Enciclopedia della Sicilia, Franco Maria Ricci, 2006, p. 421), secondo cui: "Giovanni Crupi (...) fu principalmente importante per il suo ruolo di maestro di uno dei personaggi più celebri della storia della fotografia, Wihelm von Gloeden". Lo stesso concetto, sia pure in modo assai più cauto, esprime la scheda di presentazione dell'Archivio Alinari, che definisce Crupi "un fotografo attivo tra Messina e Taormina dal 1885, noto alla storia della fotografia soprattutto per essere stato ripetutamente indicato come colui che iniziò il più famoso Wilhelm von Gloeden alla tecnica fotografica".
  24. Nino Malambrì possiede una cassetta di lastre di negativi di Crupi, recuperata in anni recenti durante i lavori edilizi su un pendio usato in passato come discarica. Comunicazione personale.
  25. Su cui si veda: Vincenzo Mirisola e Giuseppe Vanzella (a cura di), Sicilia mitica Arcadia. Von Gloeden e la "Scuola" di Taormina, Edizioni gente di fotografia, Palermo 2004.

Bibliografia

  • Mirisola, Vincenzo e Vanzella, Giuseppe (a cura di), Sicilia mitica Arcadia. Von Gloeden e la "Scuola" di Taormina, Edizioni gente di fotografia, Palermo 2004, pp. 7-40, specie pp. 21-25.
  • Pohlmann, Ulrich, Wilhelm von Gloeden - Sehnsucht nach Arkadien, Nishen, Berlin 1987, passim.

Link esterni

Voci correlate