Friedrich Alfred Krupp

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Friedrich Alfred Krupp nell'anno 1900.

Friedrich Alfred Krupp (17 febbraio 1854 ad Essen - 22 novembre 1902 ad Essen) è stato un industriale tedesco.

Biografia

Dopo aver ereditato nel 1887 da suo nonno Friedrich Krupp e da suo padre Alfred Krupp l'acciaieria Krupp, destinata prevalentemente agli armamenti, provvide ad espanderla ulteriormente: sotto di lui il numero dei lavoratori raddoppiò, arrivando a 45.000.
L'espansione dell'azienda (trainata soprattutto dalla frenetica corsa agli armamenti dell'epoca) gli valse il soprannome di "re dei cannoni", e fece di lui l'uomo più ricco di Germania: il suo reddito superava quello dello stesso imperatore di Germania, Guglielmo II.

Lo scandalo Krupp

Lo scandalo Krupp, che fece discutere l'intera Europa, ebbe implicazioni non solo finanziarie ma anche politiche: Krupp era infatti amico intimo dell'imperatore (ferocemente antisocialista), ed era l'uomo-chiave della politica tedesca nella "corsa agli armamenti" che avrebbe portato alla prima guerra mondiale.
Poiché l'imperatore era per legge intoccabile e incriticabile, colpire Krupp fu un ovvio metodo per la sinistra per criticare le scelte di Guglielmo II, che a sua volta usò il caso Krupp per gettare fango sulla sinistra. La quale, peraltro, stava solo richiamando l'applicazione di una legge dello Stato che l'imperatore aveva fin lì difeso a spada tratta, che riteneva buona, giusta e necessaria, e di cui invece la sinistra aveva già chiesto invano ed avrebbe chiesto per altri settant'anni l'abrogazione.
Oltre a ciò la sinistra tedesca si limitò semplicemente a cavalcare e sfruttare a fini politici uno scandalo che era però stato creato da giornali di destra (italiani).

Le premesse dello scandalo

Lo scandalo ebbe per teatro Capri, in Italia, ma le prime avvisaglie partirono dalla Germania:

« Il primo berlinese a sospettare che "Fritz" fosse un invertito fu Conrad Uhl, il proprietario del famoso Hotel Bristol di Berlino. All'inizio si stupì vedendo che Marga[1], quando veniva a Berlino con il marito, alloggiava in un altro albergo. Poi il mistero cominciò a chiarirsi quando Krupp disse all'albergatore che di tanto in tanto gli avrebbe mandato qualche cameriere italiano con una lettera di raccomandazione. Si trattava di suoi protetti, e lo stipendio lo avrebbe pagato lui. Desiderava solo che li lasciasse liberi di fargli compagnia quando veniva a Berlino.

Uhl rimase perplesso, ma poi si disse che era meglio indulgere ai capricci di quel grosso industriale.
Da principio non sapeva quello che Fritz voleva in realtà. I ragazzi che arrivavano erano giovanissimi, non parlavano tedesco, erano indisciplinati e non avevano alcuna pratica del lavoro che avrebbero dovuto svolgere.
Quando poi arrivava Krupp, tutta la banda di giovani si ammassava nell'appartamento del magnate e l'albergatore, sentendo i gridolini che filtravano dalla porta, non tardò a trarre le debite conclusioni. Come disse in seguito al commissario di polizia Hans von Tresckow di Berlino, lui non sapeva l'italiano ma non gli occorreva un interprete per capire certe cose.
Così ebbe inizio il primo Fall Krupp [caso Krupp, NdR], che avrebbe minacciato perfino di far vacillare il trono del Kaiser.
Nel Secondo Reich l'omosessualità era uno dei crimini peggiori. (...) Ecco perché Uhl si era deciso a far la sua denuncia: anche la gente che teneva bordone a certe faccende era passibile di pena, e lui non voleva guai. Forse un re dei cannoni se la sarebbe cavata in qualche modo, con i quattrini che aveva, ma non certo un povero albergatore.[2] »

Uhl licenziò perciò i "camerieri" di Krupp, al quale non restò che concentrare le sue attività "ricreative" a Capri.

Krupp a Capri

Sull'isola (ormai meta di turismo di massa) Krupp era arrivato per motivi di salute (soffriva d'asma) nel 1898, alloggiando all'Albergo Quisisana e dandosi, con l'ausilio delle migliori apparecchiature e dei suoi suoi due yachts (Maya e Puritan) al suo hobby: lo studio degli animali marini. Fece anche qualche scoperta di rilievo, per esempio la larva di un'anguilla, che permise - ad altri studiosi - di ricostruire finalmente il complicatissimo ciclo riproduttivo di questi animali.
A Capri, Krupp passò gli inverni e le primavere dei suoi ultimi anni di vita, dispensando denaro a larghe mani e accaparrandosi così la benevolenza degli isolani. Costoro furono più che entusiasti di chiudere gli occhi sulle sue "scappate" sessuali con i ragazzi del luogo; il più caro gli fu il diciottenne barbiere Adolfo Schiano.

Via Krupp a Capri

Tra le rocce dell'isola Krupp fece scavare un ripido sentiero, in modo da scendere velocemente verso Marina Piccola, dove aveva comperato e si era fatto arredare una grotta (detta "di fra' Felice") come luogo d'incontro "campagnolo" con i notabili del luogo. In suo onore il sentiero è noto oggi come "Via Krupp" e costituisce un'attrazione turistica dell'isola.
Purtroppo,

« a Capri non c'erano i suoi poliziotti a proteggerlo e a soffocare gli scandali, che ogni anno si facevano più sfacciati. Credeva di aver fatto tutto il necessario per evitare di mettersi in mostra.
Alloggiava sempre al "Quisisana" il cui proprietario, a differenza di Uhl, era di mentalità più aperta, e per di più aveva una certa influenza nel governo locale. Fritz aveva elargito molte elemosine, aveva fatto costruire la strada che attraversa l'isola, e distribuito doni a tutti.[3] »

"Chiudere gli occhi" non significa comunque essere ciechi.
Cominciarono così a girare pettegolezzi maligni [4] sul fatto che Krupp avrebbe organizzato nella "grotta di Fra' Felice" orge al suono dei violini, celebrando l'orgasmo con l'accensione di fuochi artificiali, e simili amenità da comari di paese. Essendo però la grotta aperta sulla pubblica via è però assai poco probabile che potesse essere adatta a consumarvi rapporti sessuali. A questo scopo la discrezione non disinteressata dei gestori dell'albergo era una risorsa molto più affidabile: del resto, l'omosessualità in Italia non era un reato.
Circolarono anche foto delle presunte "orge" celebrate da Krupp e dei suoi presunti amanti nudi, ma in realtà erano solo foto di nudo di Wilhelm von Gloeden e soprattutto di Wilhelm von Plüschow, che effettivamente operava a Capri in quello stesso periodo.

Le premesse dello scandalo a Capri

Le cose comunque restarono sotto controllo finché Krupp ebbe la pessima idea d'immischiarsi nella politica del posto, finanziando il partito clericale.
Tutto iniziò così a precipitare per un pretesto banale:

« Krupp si era fatto un certo numero di nemici, a Capri; fra loro un maestro che se l'era presa perché Krupp aveva preso lezioni di italiano da un altro. Il maestro era stato licenziato dal suo posto in "continente" per molestie agli studenti e per metodi disciplinari troppo duri. Aveva anche avuto problemi a Capri, dove era criticato severamente dal partito clericale, cosicché appoggiava gli anticlericali. E il partito clericale aveva l'appoggio e il patronato di Krupp.

Il capo del partito anticlericale, Pagano, un albergatore, mirava a scalzare il sindaco, favorevole ai clericali e proprietario del concorrente Hotel Quisisana: [Federico] Serena, amico di Krupp. Pieno di frustrazione, il disilluso maestro di scuola anticlericale contattò un giornalista napoletano raccontandogli delle attività di Krupp.
Il giornalista, che si era specializzato in scandali, all'inizio cercò di ricattare Krupp minacciandolo di scrivere sulle sue scappatelle. Krupp rifiutò di cedere, e il "Mattino" di Napoli pubblicò un articolo a proposito del "capitone" (termine dialettale per l'anguilla che in loco ha implicazioni falliche) alludendo alla sua vita immorale a Capri.[5] »

"Il re dei capitoni"

Krupp in un ritratto di Ludwig Noster, 1896.

Il giornalista disonesto in questione era Edoardo (o Eduardo) Scarfoglio (1860-1917), marito di Matilde Serao, e l'articolo riferiva dell'arrivo a Capri del "re dei cannoni e re dei capitoni". L'allusione a Krupp in quanto scopritore della larva dell'anguilla era perfida, perché in Campania "'o capitone" (l'anguilla) indica comunemente anche il membro virile.
Scarfoglio fu comunque messo a tacere (mesi dopo, "La Propaganda" avrebbe insinuato che ciò fosse avvenuto grazie all'ospitalità "tutto-spesato" del proprietario del Quisisana, e ovviamente una "mazzetta"), ma la pentola continuava a bollire: Krupp era l'elemento estraneo che aveva rafforzato, con la sua ricchezza spropositata e il suo prestigio, uno dei due partiti di "palazzinari" che monopolizzavano la politica caprese. Sconvolgendo in questo modo, e probabilmente senza rendersene minimamente conto, gli equilibri locali.
Se non si poteva averlo dalla propria parte (come aveva ottenuto il "partito Serena", che faceva capo al proprietaro del Quisisana) allora bisognava rassegnarsi a eliminarlo, per fare in modo che almeno non ne godesse la controparte nemica.
Ogni pretesto, alla lunga, sarebbe stato buono, ma le voci sulla "questione sessuale" furono, al solito, le più efficaci, e riuscirono infine ad arrivare alle autorità:

« nella primavera 1902, dopo un'investigazione accurata dei carabinieri locali, il governo di Vittorio Emanuele III ingiunse a Krupp di abbandonare l'Italia e non tornarci più.[6] »

Si noti, osservando attentamente le date, che contrariamente a quanto si legge normalmente, l'attacco dei giornali socialisti (in autunno) fu successivo all'allontanamento dall'Italia di Krupp per questioni sessuali (in primavera), e quindi non ne fu la causa. Se mai qualche giornale avesse avuto un ruolo in ciò, si sarebbe trattato semmai del "Mattino di Napoli", e non dei quotidiani marxisti, che intervennero a scandalo già scoppiato, soffiando sul fuoco e facendolo - questo sì - divampare.
E il "Corriere della Sera" dell'epoca spiega lo scoppio dello scandalo proprio con la deliberata decisione - dei "popolari" - di far fuori un potente alleato dei loro nemici politici, che avevano appena vinto le elezioni (27 luglio 1902) mettendo in giro la voce secondo cui in caso di sconfitta del partito di Serena Krupp non avrebbe più rimesso piede nell'isola:

« I popolari essendo rimasti sconfitti e presumendo nel Krupp un ostacolo formidabile anche per le venture battaglie, iniziarono contro di lui nella "Propaganda" di Napoli una campagna accanita. [7] »

Stando così le cose, Krupp tornò in Germania, aspettando che si calmassero le acque.
Che non si calmarono.
I pettegolezzi continuarono infatti a turbinare, finché trovarono ospitalità sulle colonne del quotidiano socialista di Napoli, "La propaganda", che il 15/10/1902 riportò brevemente nell'articolo Capri-Sodoma certe voci su orge compiute in passato a Capri da un ricco capitalista straniero (che non nominò) corrompendo minorenni del luogo.
La tradizione (non supportata da prove) vuole che il pezzo, non firmato, fosse opera del maestro di scuola sopra nominato, tale Ferdinando Gamboni.

"La Propaganda" e "L'Avanti"

La cosa si sarebbe probabilmente chiusa lì, col solito fervorino sulla corruzione morale dei ricchi e sull'inevitabile degenerazione psicosessuale della borghesia, se "La Propaganda" non fosse stata attaccata dai giornali di destra, che l'accusarono di aver infangato un capitalista dabbene.
La difesa mai richiesta costò cara a Krupp, perché per tutta risposta "La Propaganda" fu costretta da quel momento a difendere il proprio operato alzando via via il tono della propria (non si sa quanto sincera) indignazione morale, e gonfiando lo spazio dedicato alla vicenda, alzando progressivamente il livello dello scontro e delle accuse.
A questo punto anche il quotidiano marxista nazionale, l'"Avanti!", fu costretto a riferire la polemica in corso a Napoli, che così sfuggì ben al di là dell'interesse "locale".

In ottobre la moglie di Krupp, Margarethe von Ende, ricevette lettere anonime e, secondo i pettegolezzi, addirittura foto compromettenti del marito.
Margarethe andò allora a parlarne coll'imperatore (amico di famiglia), chiedendo che prendesse provvedimenti contro il coniuge, per il buon nome della ditta e della famiglia.
Il Kaiser, scandalizzato dall'intromissione d'una donna in una questione dalle enormi implicazioni politiche obbligò Alfred a reagire, cosicché appena Margarethe tornò a casa, fu sequestrata e rinchiusa in manicomio per tapparle la bocca[8].
Ma ciò fu vano. Inevitabilmente, infine, gli articoli della "Propaganda" e dell'"Avanti" arrivarono a conoscenza anche dei giornali tedeschi.

La stampa tedesca

Friedrich Alfred Krupp con la moglie, nel 1882.

Il primo a parlarne fu il quotidiano cattolico "Augsburger Postzeitung" che l'8/11/1902 citava i resoconti dei due quotidiani italiani, ma senza fare il nome del personaggio implicato[9].
Il nome arrivò, però, pochi giorni dopo, sul quotidiano marxista tedesco "Vorwärts", che il 15/12/1902 attaccò quello che in fondo era uno dei suoi più accaniti nemici politici in un articolo intitolato Krupp a Capri, che rivelava (infilzando anche palesi esagerazioni) che

« l'uomo più ricco della Germania indulgeva in pratiche omosessuali con i giovinetti capresi.

La corruzione si era fatta così indecente che si potevano vedere persino le fotografie di certi episodi nello studio di un fotografo dell'isola. E l'isola stessa, dopo che il denaro di Krupp aveva aperto la strada, era diventata un centro di omosessualità. (...) Se Krupp continuerà a vivere in Germania, sarà passibile delle pene previste dall'articolo 175 del codice.
Quando certe pratiche illecite sfociano in un pubblico scandalo, la polizia ha il dovere di promuovere un'azione legale[10]»

La cosa più paradossale nella faccenda è che in quegli anni il partito socialista appoggiava l'abolizione del paragrafo 175, mentre Krupp finanziava e appoggiava i partiti che lo vollero, e con successo, mantenere in vita.
Krupp querelò il giornale marxista e mise in moto le sue amicizie in altissimo loco, compreso l'imperatore, che fece sequestrare il "Vorwärts" ovunque, perfino nelle case degli abbonati.
Sembrava che Krupp fosse deciso a dar battaglia, e invece ormai i suoi nervi erano a pezzi, forse per il sospetto che stavolta lo scandalo fosse così grosso e ben fondato che nemmeno le sue ricchezze e le sue amicizie sarebbero riuscite a soffocarlo, se si fosse arrivati a un processo.
E all'improvviso crollò: il 21 novembre 1902 Krupp si uccise.

La morte

I funerali di Krupp ad Essen in 26 novembre 1902.

Ufficialmente la morte avvenne per infarto "o" (sic) per emorragia cerebrale: l'autopsia però non venne mai effettuata ed anzi, il cadavere fu addirittura sequestrato e chiuso in una bara sigillata senza che nessuno, neppure i parenti, potesse più vederlo.
Oggi è palese che si voleva evitare la constatazione del suicidio: un uomo come Krupp, che fabbricava e vendeva (anche ai nemici della Germania!) "armi di distruzione di massa", non poteva non avere il pelo sullo stomaco per resistere a una banalissima accusa "falsa" e "politicamente motivata".
Il suo suicidio era quindi la conferma della verità dell'accusa e della malafede dell'imperatore.
Il quale, infatti, fu costretto a negare l'evidenza sostenendo con sprezzo del ridicolo ("Krupp fu vittima della sua integrità inviolabile", dichiarò!) l'innocenza di Krupp, quando le prove a suo carico (a iniziare da quelle raccolte dalla polizia italiana per espellerlo) sarebbero state sufficienti a far condannare chiunque altro.
Ai funerali, il 27 novembre, il kaiser ebbe addirittura un lapsus e attaccò i socialisti accusandoli di averlo ucciso loro, Krupp (dimenticando che secondo la versione ufficiale era morto d'improvvisa emorragia cerebrale).

Nel testamento di Krupp erano presenti lasciti per il barbiere Adolfo Schiano e per un pescatore, Antonino Arcucci, nonché per "un notabile di Capri", mentre la grotta (Krupp non comprò mai una casa a Capri) e il giardino erano lasciati in eredità ai capresi.

La moglie, improvvisamente "rinsavita" e liberata dal manicomio, ritirò la querela per diffamazione fatta dal marito, affermando di voler così sopire polemiche che avrebbero solo nuociuto alla memoria del defunto.

Le ricadute in Italia

I giornali borghesi italiani arrivarono a sostenere sfacciatamente che il turismo sessuale era utile all'economia delle popolazioni meridionali. I marxisti furono accusati di avere mandato in rovina tanti poveri proletari che adesso non avrebbero avuto di che vivere. Federico Giannini argomenta in questo senso su "Il Sud", il 31/10/1902:

« In tutte, assolutamente in tutte le contrade deliziose dove convengono forestieri ricchi si commettono un mondo di porcherie, dirò così, d'ambo i generi.

E la "Propaganda" (...) sa che anche dove non sono forestieri, dove non è ricchezza, né copia di delizie naturali, non è mancato talora chi abbai sbagliato in grammatica apponendo al maschile ciò che è devoluto al femminile (...) So che a Capri tutti volevano danaro da Krupp, (...) e che più di un caprese avrebbe con tutto cuore tirato una schioppettata alla schiena del cav. Federico Serena, reo di albergare al suo Hotel Quisisana il ricco tedesco. (...) E non deploro neanche, poi che sono convinto che l'uomo (compreso la donna) è naturalmente sporcaccione.
Se le cose che la "Propaganda" ha esposto e le altre che vuole esporre (...) sono vere, sarebbe stato meglio accontentarsi dello sfratto dato a Krupp, che sarebbe potuto bastare anche come freno a chi n'avesse avuto bisogno, e non diffamare un paese a rischio d'immiserirlo.
Dappoiché, insigni disoccupati della "Propaganda", quando avrete presentata Capri come isola d'infamie, non v'andranno né i porci né i puliti, almeno finché non si sia dimenticato lo scandalo. O credete che basterà a Capri avere alcuni di voi a predicarvi la santità dei costumi?.[11] »

Da parte sua, il giornale che aveva dato inizio allo scandalo fu punito con una condanna per... "oltraggio al pudore"[12].

Può essere considerato un riflesso indiretto di questo scandalo anche il processo, avvenuto nello stesso anno, che avrebbe posto termine all'attività di Wilhelm von Plüschow, anch'egli assiduo frequentatore di Capri.

Note

  1. Margarethe von Ende, moglie di Krupp.
  2. Manchester, William, I cannoni dei Krupp, Mondadori, Milano 1970, p. 272.
  3. William, Manchester, I cannoni dei Krupp, Mondadori, Milano 1970, p. 272.
  4. Riportati da William Manchester, Op. cit., p. 274, e soprattutto da Peyrefitte, che ne era goloso, in L'esule di Capri, Longanesi, Milano 1959, passim.
  5. Robert Aldrich, The seduction of the Mediterranean. Writing, art and the homosexual fantasy, Routledge, London and New York 1993, pp. 127-128. Curiosamente, a dire di James Money (Op. cit., p. 390), "Pagano e Serena erano completamente estranei alle dispute fra 'clericali' e 'anticlericali'"; mentre secondo Roger Peyrefitte (L'esule di Capri, cit., p. 209), che però non è molto attendibile, era semmai Pagano ad essere filoclericale.
  6. Così William Manchester, Op. cit., pp. 274-275. Tuttavia secondo "La Propaganda" del 30/10/1902 il fattaccio del "Mattino" ebbe luogo nel 1901, e non nel 1902 stesso.
  7. "Corriere della sera", 23/11/1902. Citato in: Carlo Knight, Die Capri-Utopie von Krupp - L'utopia caprese di Krupp, La conchiglia, Capri 2002, p. 140.
  8. William Manchester, Op. cit., p. 276.
  9. William Manchester, Op. cit., p. 277.
  10. William Manchester, Op. cit., pp. 277-278.
  11. Federico Giannini, Mi congratulo con la Propaganda e mi metto alla sua suite per la campagna contro S. E. Krupp, "Il Sud", 31/10/1902.
  12. Silvano Fasulo più tardi scrisse: "'La Propaganda' fu processata e condannata per... offese al pudore! La morale cattolica infatti viene offesa soltanto da chi strappa le foglie di fico che coprono le vergogne del mondo cristiano. E il servilismo ufficiale del nostro paese non poteva esimersi dal dare, al solito goffamente, una soddisfazione ai padroni d'oltre Alpe" (citato in: Guido Podrecca, La tavola rotonda in Germania, Mantegazza, Roma 1919, p. 109).

Bibliografia (in ordine cronologico)

  • A. Sper (pseud. Hans Rau), Capri und die Homosexuellen: eine psychologische Studie, Orania Verlag, Berlin s.d. ma 1903. (Innocentista).
  • Julius Meisbach: Friedrich Alfred Krupp - wie er lebte und starb, Verlag K.A.Stauff & Cie., Köln ca. 1903.
  • Guido Podrecca, La tavola rotonda in Germania, Mantegazza, Roma 1919, pp. 102-109. Ristampato come: Sessualità e politica della Germania imperiale (1890-1918), Bottega dell'antiquario O.E.T., Roma s.d. ma 1946, pp. 79-85. (Un interessantissimo resoconto di Silvano Fasulo, nel 1902 giornalista della "Propaganda", sulla vicenda Krupp).
  • Norman Douglas, Biglietti da visita [1933], Adelphi, Milano 1983, 171-181 (Douglas nega tutte le accuse, anche per difendere se stesso, coinvolto in scandali analoghi).
  • Roger Peyrefitte, Eccentrici amori [1949], Longanesi, Milano 1967, pp. 153-155; Roger Peyrefitte, L'esule di Capri [1959], Longanesi, Milano 1959, pp. 65, 79-82, 209, 258-259 (Peyrefitte raccolse, mezzo secolo dopo, le voci dei capresi: il racconto è quindi vivace ma del tutto romanzesco).
  • Edwin Cerio: Capri - Ein kleines Welttheater im Mittelmeer, 1954, München, pág. 135-143.
  • Willi Boelcke, Krupp und die Hohenzollern in Dokumenten, 1850-1918, Athenaion, Frankfurt 1970, pp. 158-162.
  • William Manchester, I cannoni dei Krupp, Mondadori, Milano 1970, pp. 271-283. (La fonte moderna più completa, ma per lo più riferisce "di seconda mano").
  • Humbert Kesel, Capri. Biographie einer Insel, Prestel, München 1971, pp. 264-268, ISBN 3-7913-0007-5.
  • Angelo Cerino, I Krupp e la guerra come industria, Cremonese, Roma 1974, pp. 59-61.
  • Graham Greene, Una donna impossibile. I ricordi da Capri della dottoressa Moor [1975], Mondadori, Milano 1978, p. 133.
  • James Money, Capri. La storia e i suoi protagonisti [1986], Rusconi, Milano 1993, pp. 82-85, 91-96, 240-241.
  • Carlo Knight, Krupp a Capri - Uno scandalo d'altri tempi (e uno dei nostri), Civita, Napoli 1989. (Sostiene l'innocenza di Krupp, anche a costo di falsificare i dati)
  • Robert Aldrich, The seduction of the Mediterranean. Writing, art and the homosexual fantasy, Routledge, London and New York 1993, pp. 127-128.
  • Tito Fiorani, Le dimore del mito, La Conchiglia, Capri 1996, pp. 99-106. (Su "villa Krupp" a Capri e i suoi abitanti).
  • Carlo Knight, Die Capri-Utopie von Krupp - L'utopia caprese di Krupp, La conchiglia, Capri 2002. (Altra versione dell'opera del 1989, analoga nei contenuti e nelle immagini).
  • Enrico Oliari, L'omo delinquente. Scandali e delitti gay dall'Unità a Giolitti, Prospettiva editrice, Roma 2006.
  • Michael Epkenhans, Ralf Stremmel (curr.): Friedrich Alfred Krupp. Ein Unternehmer im Kaiserreich, Beck, München 2010, ISBN 978-3-406-60670-0.

Collegamenti esterni