Franco Caracciolo

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Francesco Sergianni Caracciolo, meglio noto semplicemente come Franco Caracciolo (San Martino in Pensilis, 6 marzo 1944 – Roma, 3 novembre 1992) è stato un attore cinematografico italiano.

Biografia

Le origini familiari

Nacque in una famiglia d'origine nobiliare: egli stesso, il cui sangue blu traeva origine dall'araldica bizantina, era quattro volte principe, grande di Spagna di Prima Classe e discendente del santo che portava il suo stesso nome e che aveva fondato l’ordine religioso dei caracciolini nel 1588 nonchè dell'ammiraglio Francesco Caracciolo, impiccato su ordine di Orazio Nelson nel 1799[1]. Tra i suoi titoli, vi erano quelli di principe d'Avellino, di Torchiarolo e Ripa e di Duca di Atripalda[2]; nel suo albero genealogico, risalente all'anno Mille, erano presenti santi, navigatori e condottieri[3].

Suo, Don Marcello Caracciolo (1903-?), era stato un dirigente fascista e aveva svolto l'incarico di capo-sezione al Ministero dell'Educazione Nazionale: quando nel gennaio del 1944 gli Alleati sbarcarono ad Anzio, temette di essere punito per il suo passato mussoliniano e di conseguenza abbandonò Roma (possedeva un lussuoso appartamento al Flaminio, in Via Pannini 11) e cercò riparo in provincia di Campobasso, dove Franco nacque[3].

La "cura Pende"

Fin da piccolo, Franco aveva manifestato atteggiamenti stereotipicamente attribuibili al femminile: ad esempio, giocava con le bambole insieme alla sorella maggiore Maria Carmela[3]. Il padre, preoccupato, lo affidò alle "cure" di Nicola Pende, di cui era divenuto amico negli anni d'oro del regime: Pende, ex rettore dell'Università Adriatica "Benito Mussolini" di Bari e fondatore dell'Eugenetica, era stato un feroce antisemita che nel secondo dopoguerra aveva escogitato una "terapia" per trasformare i gay in "veri uomini"[3].

La "cura Pende" prevedeva alzatacce la mattina presto, intensa attività ginnica per rinforzare la muscolatura, uso di docce fredde, supporto psicologico per lavare il cervello da ogni pensiero inadatto (con lezioni d'educazione sessuale, religiosa e morale) e, sopratutto, iniezioni di forti dosi d'ormoni. All'epoca, come terapia d'urto erano indicate le endovene di "Testovena", per l'effetto ad azione prolungata invece il "Testogen" via endomuscolare[3] (in una dose di 5 mg vi era contenuto tutto l'ormone estraibile da 50 Kg. di testicoli umani![4]). Nicola Pende, inoltre, era stato anche lo sperimentatore di pillole di ormoni maschili di scimmia inserite tra l'ombelico e il pube[3].

Convinto della riuscita della sua terapia, Pende portava con se il giovanissimo Franco a convegni e conferenze, come esempio vivente del suo miracoloso intervento. Una volta, durante una convention, gli disse: «Franco, un giorno tu mi incontrerai per la strada e mi dirai: Professore Pende, grazie! Lei ha fatto di me un vero uomo! Ma io ti risponderò: "Franco, io ho fatto solo il mio dovere"»[3]. A tal proposito Caracciolo, che aveva un forte senso dell'umorismo, anni dopo la morte di Pende (1970) disse allegramente al suo amico Massimo Consoli: «Nì, vorrei proprio incontrala adesso, la Pende, e dirle: "Professore! Grazie, lei ha fatto di me...una vera donna!"»[5].

Il cinema

Cresciuto fin da bambino col culto delle celebri dive dello schermo, all'inizio degli anni Sessanta decise di cominciare la carriera di attore. Nel 1962, in una breve intervista apparsa su Paese Sera disse umilmente: «Per favore, non dite che sono principe, ma che faccio il commesso in un negozio di vini»[6].

Nei circa quaranta film a cui prese parte - spesso non accreditato o accreditato come "Francesco Caracciolo" - interpretò quasi esclusivamente il ruolo caricaturale e stereotipato del gay effeminato, spesso in pellicole dai tratti omofobici. In tal modo divenne uno dei caratteristi più noti del cinema italiano[7], ma si attirò anche delle critiche: nel suo romanzo Lettera da Sodoma il poeta Dario Bellezza lo definì «Una checca sfranta chiamata "la princessita" di non so dove»[8].

Sul set del film erotico - ma "degenerato" successivamente nella pornografia - Io, Caligola del 1979 (ma girato tre anni prima), ideato ma poi semirinnegato dal regista Tinto Brass, Caracciolo fu protagonista di un curioso episodio: egli avrebbe dovuto interpretare un servo che, eccitato dalla vista del suo padrone impegnato in un coito, praticava del sesso orale ad un altro servo; tuttavia, poichè era più dotato dell'altra comparsa, Caracciolo fu costretto a ricevere la fellatio, nonostate sia lui che il collega avessero preferito il contrario[3].

In poco tempo Franco Caracciolo divenne un'istituzione vivente nell'ambiente omosessuale capitolino di quell'epoca. Dai bar di Piazza Navona fino ai luoghi più desolati di periferia, tra i ruderi di Monte Caprino o nei cinema di quart'ordine, la sua voce e la sua verve erano sempre riconoscibili. Famoso ovunque per i suo lazzi comici, surreali quanto graffianti, era ritenuto da tutti una persona estremamente generosa e dall'incredibile candore[3].

Altre attività

All'inizio degli anni Settanta scrisse, con lo speudonimo di Gianni Darelli, alcuni articoli militanti pro-gay per la rivista pornografica OS-Settimanale dei quattro sessi, di cui nel 1972 divenne anche direttore. In questo magazine sconcio e sinistroide, il primo erotico e dichiaratamente omosessuale d'Italia, Caracciolo comparve spesso nudo in alcune foto.

A partire dalla metà degli anni Settanta si esibì come attore teatrale in alcuni cabaret; frequenti erano anche i suoi "blitz" nei primi locali gay della Capitale, come il "Club Ompo's" (dove ballò in una particolarissima e divertentissima versione del “Lago dei Cigni”) e "L'Alibi, in cui si esibiva in spettacoli comici per la felicità dei clienti: abbastanza celebre restò la sua imitazione di Sophia Loren nella scena dello stupro ne La Ciociara[1].

Nella seconda metà degli anni Ottanta la crisi del cinema e un certo svecchiamento della rappresentazione della comunità LGBT sul grande schermo fecero in modo che i ruoli per lui diminuissero drasticamente. Si dedicò allora alla televisione e nel dicembre del 1987 accettò la proposta di Renzo Arbore che lo volle con sè nella trasmissione Indietro tutta: qui Caracciolo, con la sua devastante autoironia, travestito da spiumettante quanto traballante gallina, faceva parte grottesca ed integrante del corpo di ballo delle bellissime e sexy-vallette "Ragazze Coccodè". In conseguenza di ciò, ebbe una breve fiammata di popolarità e fu ospite anche al Maurizio Costanzo Show.

Dal 1990 fino alla morte fece parte delle Sorelle Bandiera, in sostituzione dell'ormai anziano Tito LeDuc.

Fu lui a rendere famoso l'intercalare "Nì" (dall'inglese "honey", tanto usato dai militari USA a Roma nel 1945 per corteggiare le ragazze), tipico di Anna Magnani e che poi venne utilizzato anche da Renato Zero[7].

Morte

Ammalatosi di polmonite in seguito a complicazioni dovute all'AIDS, comincia lentamente ad allontanarsi dal mondo dello spettacolo e del cinema. Scomparve il 3 novembre 1992 all'Ospedale Spallanzani di Roma e riposa al cimitero capitolino di Prima Porta[9].

Filmografia

  • , non accreditato, regia di Federico Fellini (1963)
  • I mostri, episodio "La giornata dell'onorevole", non accreditato, regia di Dino Risi (1963)
  • Splendori e miserie di Madame Royale, non accreditato, regia di Vittorio Caprioli (1970)
  • La coda dello scorpione, non accreditato, regia di Sergio Martino (1971)
  • La morte accarezza a mezzanotte, non accreditato, regia di Luciano Ercoli (1972)
  • Remo e Romolo - Storia di due figli di una lupa, non accreditato, regia di Mario Castellacci e Pier Francesco Pingitore (1976)
  • La prima notte di nozze, regia di Corrado Prisco (1976)
  • Nerone, non accreditato, regia di Mario Castellacci e Pier Francesco Pingitore (1977)
  • La soldatessa alla visita militare, non accreditato, regia di Nando Cicero (1977)
  • Quel pomeriggio maledetto, non accreditato, regia di Mario Siciliano (1977)
  • La soldatessa alle grandi manovre, non accreditato, regia di Nando Cicero (1978)
  • Quando c'era lui... caro lei!, regia di Giancarlo Santi (1978)
  • Suor Omicidi, regia di Giulio Berruti (1979)
  • Dove vai se il vizietto non ce l'hai?, regia di Marino Girolami (1979)
  • Agenzia Riccardo Finzi... praticamente detective, regia di Bruno Corbucci (1979)
  • Io, Caligola, non accreditato, regia di Tinto Brass (1979)
  • L'imbranato, regia di Pier Francesco Pingitore (1979)
  • Ciao marziano, non accreditato, regia di Pier Francesco Pingitore (1980)
  • La compagna di viaggio, accreditato come Francesco Caracciolo, regia di Ferdinando Baldi (1980)
  • L'amante tutta da scoprire, accreditato come Francesco Caracciolo, regia di Giuliano Carnimeo (1981)
  • Pierino contro tutti, accreditato come Francesco Caracciolo, regia di Marino Girolami (1981)
  • Pierino medico della SAUB, non accreditato, regia di Giuliano Carnimeo (1981)
  • Eccezzziunale... veramente, regia di Carlo Vanzina (1982)
  • Vigili e vigilesse, regia di Franco Prosperi (1982)
  • Quando la coppia scoppia, accreditato come Francesco Caracciolo, regia di Steno (1982)
  • Violenza in un carcere femminile, regia di Bruno Mattei (1982)
  • Il conte Tacchia, regia di Sergio Corbucci (1982)
  • Si ringrazia la regione Puglia per averci fornito i milanesi, regia di Mariano Laurenti (1982)
  • Dio li fa e poi li accoppia, regia di Steno (1982)
  • Grunt!, regia di Andy Luotto (1983)
  • Cenerentola '80, accreditato come Francesco Caracciolo, regia di Roberto Malenotti (1984)
  • Il tifoso, l'arbitro e il calciatore, accreditato come Francesco Caracciolo, regia di Pier Francesco Pingitore (1984)
  • Delitto al Blue Gay, regia di Bruno Corbucci (1984)
  • L'allenatore nel pallone, accreditato come Francesco Caracciolo, regia di Sergio Martino (1984)
  • Mi faccia causa, regia di Steno (1984)
  • Mezzo destro mezzo sinistro - 2 calciatori senza pallone, non accreditato, regia di Sergio Martino (1985)
  • Il ragazzo del Pony Express, regia di Franco Amurri (1986)
  • La famiglia Brandacci - film TV (1987)
  • Ad un passo dall'aurora, regia di Mario Bianchi (1989)
  • Pierino torna a scuola, regia di Mariano Laurenti (1990)
  • Vacanze di Natale '91, accreditato come Francesco Caracciolo, regia di Enrico Oldoini (1991)

Voci correlate

Note

  1. 1,0 1,1 Massimo Consoli, Franco Caracciolo in "Paese Sera", 6 novembre 1992; pubblicato anche su culturagay.it il 19 settembre 2004.
  2. LES MAISONS DU GOTHA : CARACCIOLO
  3. 3,0 3,1 3,2 3,3 3,4 3,5 3,6 3,7 3,8 Giovanbattista Brambilla, Il Principe Coccodè in "Pride", settembre 2006; pubblicato anche su culturagay.it il 10 settembre 2006.
  4. Antonio Gandin, L'amore omosessuale maschile e femminile. Male - Cause - Rimedi, Milano, Fratelli Bocca Editori, 1949.
  5. Massimo Consoli, Affetti speciali, Roma, Massari Editore, 1999.
  6. Berenice (Jolena Baldini), Non dite che sono un principe in "Paese Sera", 6 novembre 1962.
  7. 7,0 7,1 Raro tributo di Massimo Consoli all'attore Franco Caracciolo
  8. Dario Bellezza, Lettere da Sodoma, Milano, Rizzoli, 1992.
  9. Franco Caracciolo, film.it.