Erode Attico

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Voce a cura di Giovanni Dall'Orto, liberamente modificabile.
Busto di Erode Attico, Museo nazionale di Atene.

Nato in Grecia ma cittadino romano, Erode Attico (Lucius Vibullius Hipparchus Tiberius Claudius Herodes Atticus; Maratona, 101 d.C - Maratona, 177) fu uomo politico (console nel 143 d.C.), oratore di successo e filosofo: è annoverato tra gli esponenti più rilevanti della Seconda Sofistica.

Vita

Erode fu amico personale dell'imperatore Adriano, e l'imperatore Antonino Pio gli affidò l'educazione dei figli adottivi Marco Aurelio e Lucio Vero.

Figlio di un banchiere ateniese, fu uno degli uomini più ricchi della sua epoca: le sue ricchezze gli permisero di costruire o ricostruire con munificenza svariati edifici pubblici, fra i quali lo stadio di Delfi, il teatro di Corinto e il cosiddetto "Odeon di Erode Attico" ad Atene, che esiste ancor oggi ed è tutt'ora sede di spettacoli.
In ringraziamento, Erode ottenne dai beneficati numerose statue onorarie che ne hanno tramandato le fattezze, fra le quali è interessante il busto oggi conservato al Louvre.
A Olimpia costruì un edificio votivo decorato dalle statue di tutti i suoi famigliari e da quelle di personaggi della famiglia imperiale, che sono giunte fino a noi.

Vissuto a lungo in Italia, dove ricoprì cariche pubbliche (fra le altre anche il consolato), Erode Attico vi possedette alle porte di Roma un'enorme tenuta, il "Triopio", dei cui edifici rimangono ancora alcuni resti lungo l'Appia Antica.

Gli amori di Erode

Busto di Erode Attico al Louvre (Parigi).

Erode Attico ebbe amori omosessuali che non si preoccupò di tenere segreti. Quello che fece più parlare di sé fu l'ultimo, perché quando ad Atene l'adolescente "discepolo" Pollùce (Polydeukes - Polydeukion - Polideuce) morì, verso il 173-174, Erode iniziò un plateale "culto della personalità" del defunto, erigendogli statue e monumenti e proclamandolo "eroe", in palese imitazione d'Adriano, che aveva proclamato dio l'amato Antinoo elevandogli statue in tutto l'impero.

Polluce non fu il solo discepolo che Erode onorasse con statue (almeno altri due, morti in giovane età, godettero dello stesso trattamento), però questa volta la teatrale ostentazione del dolore scandalizzò e divertì al tempo stesso i suoi contemporanei.
Il significato erotico di tale culto è del resto rivelato dal fatto che alla morte della moglie Regilla, a Roma, Erode aveva fatto erigere anche a lei lapidi di delirante devozione (il già citato Odeon di Atene non è altro che un monumento funebre in suo onore).
La mancanza di moderazione nella passione per Polluce (più che la sua natura omosessuale) valse a Erode lo scherno dei filosofi suoi avversari, come racconta Luciano di Samosata nella Vita di Demonatte:

« Il famoso Erode piangeva il suo Polydeukes morto nel fiore degli anni, e per lui faceva tenere un cocchio aggiogato, e i cavalli pronti, come se quegli dovesse montarvi, ed una mensa imbandita.

Va [il filosofo cinico] Demonatte e gli dice: "Ti porto una lettera di Polydeukes".
Erode si rallegra, e credendolo venuto con gli altri secondo l'uso a condolersi con lui, gli dice: "Che vuol dunque Polydeukes?".
E Demonatte risponde: "Si duole di te, che non sei ancora andato a trovarlo" [nell'aldilà!, NdR][1]»

Sempre Luciano testimonia dello scandalo causato fra i suoi contemporanei dai comportamenti di Erode, raccontando che Demonatte affermò che aveva ragione Platone a dire che l'essere umano ha più di un'anima, perché non può essere la medesima anima quella con cui Erode offre banchetti per Regilla e Polluce come se fossero ancora vivi, e che poi scrive orazioni così belle[2].

Demonatte insomma critica come eccessiva, e indegna di un filosofo, l'espressione dei sentimenti di dolore di Erode.

Come già detto, nelle onoranze "eccessive" decretate da Erode è stata vista [3] una palese imitazione di quelle che Adriano (del quale Erode fu amico) tributò ad Antinoo.
E in effetti non può essere un caso il fatto che in epoca romana i due soli casi di "culto della personalità" ed eroizzazione[4] di un ragazzo amato, con manifestazioni pubbliche e statue, siano avvenute contemporaneamente[5].

Nell'arte

Le fattezze di Polluce sono tramandate da vari ritratti, fra i quali è in ottime condizioni quello all'Antikenmuseum di Berlino (che conserva pure il ritratto di un altro dei discepoli-amanti di Erode, l'egiziano Memnone, adottato come figlio da Erode ma premortogli nel 170).
Un altro busto-ritratto è al Museo archeologico regionale di Palermo, mentre un busto ed un rilievo con una Apoteosi di Polluce sono al museo archeologico nazionale di Atene, assieme a un busto di Erode Attico.

Galleria d'immagini

Note

  1. Luciano di Samosata, I dialoghi e gli epigrammi, Casini - I dioscuri, Genova 1988, vol. 1, pp. 481-482.
  2. Luciano di Samosata, Op. cit., p. 482.
  3. Raffaele Mambella, Antinoo, Editrice Nuovi autori, Milano 1995, pp. 53-55.
  4. Nell'antichità il culto degli "eroi" assunse caratteri che ricordano molto da vicino il culto dei santi. Gli eroi erano uomini, in genere antenati, ritenuti meritevoli di un culto come se si trattasse di persone semidivine. Per evitare la divinizzazione vera e propria di un mortale, specie se come in questo caso di stirpe plebea, nel mondo romano il culto religioso poteva essere prestato non all'individuo stesso ma al suo genius, una sorta di spirito custode dalle caratteristiche molto vicine a quelle dell'angelo custode, rappresentato di solito con le fattezze dell'individuo eroizzato.
  5. Va peraltro notato che, come osserva l'Enciclopedia Treccani, né Adriano né Erode Attico agivano al di fuori della tradizione del loro tempo: Con l'inizio dell'epoca ellenistica, quando le nuove correnti religiose e filosofiche favorirono il sorgere di associazioni di culto, la venerazione degli eroi che fino allora si era diretta soltanto agli eroi pubblici cominciò a dirigersi anche agli eroi privati, come dimostrano numerose iscrizioni; nell'epoca romana, la parola eroe divenne sinonimo di defunto e qualunque cittadino benemerito poté ottenere l'onore di quella qualifica. L'aspetto insolito che caratterizza la loro iniziativa riguarda quindi semmai la scala in cui fu realizzata, su scala "mondiale" (per l'epoca), e non l'iniziativa in sé e per sé.

Voci correlate

Bibliografia

  • Raffaele Mambella, Antinoo, Editrice Nuovi autori, Milano 1995, pp. 53-55.
  • P. Graindor, Un milliardaire antique, Ayers, 1979.
  • Jennifer Tobin, Herodes Attikos and the city of Athens: patronage and conflict under the Antonines, Gieben, 1997.

Link esterni