Elsa Fornero

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Il Ministro Elsa Fornero giura di fronte al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano
Elsa Maria Fornero (San Carlo Canavese - Torino, 7 maggio 1948 - vivente) è un'economista e accademica. Dal 16 novembre 2011 è Ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, con delega anche alle Pari Opportunità, nel Governo Monti.

L'avvicinamento alle tematiche lgbt

Non esistono testimonianze precendenti all'elezione di Elsa Fornero a Ministro del Lavoro e del welfare, il 16 novembre 2011, sul suo rapporto con le tematiche relative all'omosessualità né si reperisce nel suo lavoro accademico alcun accenno alla questione.

Il suo percorso di avvicinamento alle tematiche lgbt a incomincia nel novembre 2011 quando il Presidente del Consiglio Mario Monti, cancella il Ministero delle Pari Opportunità e le affida la guida dalla struttura dell'omomnimo Dipartimento che assume così quella che verrà nominata, con una semplificazione, "la delega alle pari opportunità".

In questa veste il ministro, nel febbraio 2012, apre i lavori della conferenza «Contrasto alla discriminazione basata sull'orientamento sessuale e l'identità di genere» organizzata da Unar, l'ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali presso il Dipartimento delle Pari Opportunità. Nel discorso, il primo intervento di sempre sulla questione del neo ministro, Elsa Fornerno "non pronuncia mai la parola omosessuale"[1].

Pochi giorni dopo è il mensile "Vanity fair" a sollecitarla direttamente con una raccolta firme per stimolare "il Parlamento a produrre, dopo anni di discussioni e di nulla di fatto, una legge che tuteli i diritti delle coppie omosessuali".

Elsa Fornero risponde al mensile il 27 marzo 2012[2]:

« Dedicare al tema delle coppie gay la copertina di un giornale è sintomo di civiltà. E il Ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, con delega alle Pari opportunità, non si sottrae al richiamo e si impegna senza giri di parole a affermare e diffondere una cultura contro la discriminazione, oggi purtroppo largamente assente. La ringrazio quindi, innanzitutto, perché provocare una discussione seria su questo tema è il modo migliore per aiutare il nostro Paese a confrontarsi con cambiamenti nel modo di essere delle attuali società avanzate »

Il Ministro,che ricorda che il suo ministero è il primo, grazie al Ministro Mara Carfagna ad aver affrontato, nel 2011, una campagna istituzionale contro l'omofobia, rimarca l'urgenza di una legge contro l'omofobia e per le unioni civili e auspica "l’intervento del legislatore, ovvero del Parlamento, cui compete, aggiungo senza remore, anche un obbligo morale all’approfondimento e alla discussione così come richiesto da un numero sempre maggiore di cittadini, organizzazioni e organi di stampa" promettendo di "agire, senza clamore ma con fermezza e determinazione, perché i diritti di tutti vengano riconosciuti e rispettati una cultura della diversità venga promossa e affermata".

Il 15 maggio il Ministro ritornerà sulla questione delle unioni civili nel corso di un convegno sulla famiglia e esprimendo aperture rispetto a quelle composte da persone dello stesso sesso:

« Al di là delle convinzioni personali, si deve affrontare con visione aperta anche il tema delle persone dello stesso sesso che chiedono di essere famiglia. Non mi sto pronunciando a favore di una cosa o dell'altra, ma esiste il problema dell'identità familiare, la realtà è molto più complessa e abbiamo il dovere di riflettere »
(Elsa Fornero[3])
.

Dopo pochi giorni la ministro però farà marcia indietro inviando una lettera di spiegazioni al quotidiano cattolico Avvenire nella quale spiega che il suo si configurava come un mero invito a riflettere sulla questione:

« Gentile direttore,

a costo di correre il rischio di una excusatio non petita, e dopo alcuni giorni di silenzio, non posso non tornare sulla vicenda delle mie dichiarazioni in occasione della giornata della famiglia, riportate da alcuni giornali – e in particolare, con mio grande rincrescimento, da Avvenire – in modo distorto, e certo poco consono a un’impostazione che, rifuggendo dalle esasperate polemiche di certa stampa, si prefigga di aiutare le persone a pacate riflessioni su temi di grande rilevanza sociale. Nel mio intervento, ho cercato di delineare, sia pure brevemente, e a cavallo tra società ed economia, il quadro dell’istituto familiare e delle mutazioni che in questi decenni si sono verificate sul fronte delle famiglie. Ho espresso preoccupazioni per la possibile perdita di rilevanza della famiglia tradizionale, minacciata da una crisi di identità, di valori e anche economica. Ho fatto riferimento al '"rischio" (non già alla realtà) di un superamento della famiglia tradizionale, citando l’andamento statisticamente decrescente delle unioni fondate sul matrimonio di un uomo con una donna e il sempre crescente realizzarsi di fattispecie nuove, come le unioni eterosessuali stabili di individui che non intendono contrarre matrimonio e le convivenze stabili di omosessuali. Ho sostenuto che, davanti a questi andamenti, non è sufficiente limitarsi a ribadire il valore della famiglia tradizionale, valore che condivido fortemente, anche perché, come pure ho ricordato nella conferenza, in essa si rispecchia interamente la mia esperienza di vita (la mia famiglia d’origine, ai cui insegnamenti debbo moltissimo, e la famiglia che ho formato con mio marito sono infatti entrambe rigorosamente tradizionali). Sul piano personale, sono sempre stata fermamente convinta che la famiglia rappresenti la base più solida per la crescita e lo sviluppo integrale della persona, ancora più in tempo di crisi, e che quindi essa meriti appieno il riconoscimento e la tutela che la Costituzione le ha riservati. Ho però anche detto che nelle analisi è bene separare preferenze e convincimenti personali, da valutazioni più oggettive. E lì, con un invito a una riflessione aperta, mi sono fermata, anche dicendolo apertamente in conferenza, perché non ritengo sia compito di un ministro tecnico proporre soluzioni, magari frettolose, a problemi tanto delicati. Non ho quindi auspicato che le unioni di fatto, sia etero sia omosessuali, siano equiparate alla famiglia fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna, ma semplicemente invitato ad aprire gli occhi sulle diverse realtà che stanno emergendo e a non dimenticare, e meno che mai a discriminare, i diritti dei singoli individui che vi si riconoscono e che chiedono con forza un riconoscimento. Senza queste risposte, si acuirebbe un altro fattore di instabilità sociale, oltre a quelli di carattere economico resi più acuti dalla crisi in atto. Come spesso succede, nel purtroppo normale "formato" delle notizie da quindici secondi o da poche righe di stampa, tutto ciò si è trasformato nella notizia di una irrisione o di un attacco da parte mia alla fondamentale istituzione familiare tradizionale. Richiamare l’attenzione su una realtà, ancorché scomoda, non significa affatto esprimere giudizi, ma porre problemi, e invitare a riflettere. Prendere atto di una situazione sociale e personale di disagio diffuso e auspicare la ricerca di soluzioni che rimuovano tale disagio è cosa ben diversa dall’esprimere giudizi negativi sulla famiglia. In tale spirito costruttivo, la ricerca di soluzioni condivise su questioni particolarmente delicate – prospettiva questa che va al di là del mandato dell’attuale Governo – non deve essere motivo di conflitto bensì occasione di reciproco ascolto. Cordialmente, »

(Elsa Fornero, ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali con delega alle Pari Opportunità[4])

Nel luglio 2012 il Ministro interverrà sulle polemiche innescate dalla scoperta di un manuale per esami dell'Arma dei Carabinieri che accosta l'omosessualità alle "degenerazioni sessuali". Per il Ministro, che ricorda che i Carabinieri “hanno collaborato ad attività di formazione per superare le discriminazioni”, si tratta di uno “sfortunato manuale” che “risale a molti anni addietro e nessuno non l’ha corretto” e

« il comandante generale dei Carabinieri, mi ha assicurato che non è l’atteggiamento dei Carabinieri e che non è minimamente tollerato all’interno dell’Armaw »
.

E conclude:

« Dobbiamo essere severissimi nello stigmatizzare ogni forma di discriminazione, ma dobbiamo fare attenzione a usare questo episodio come un’accusa che non credo sia meritata »
[5]”.

Il 25 marzo 2013, con il Governo di cui fa parte dimissionario, partecipa ad una conferenza a Parigi sui diritti delle persone sui diritti per le persone gay, lesbiche e trans in Europa intitolata Lesbian, gay, bisexual & transgender rights in europe organizzata dal Governo francese con la collaborazione della Commissione Europea e in partnership con la Polonia.

Il giorno precedente sul quotidiano francese “Liberation” compare una lettera con la sua firma e quelle di Joëlle Milquet, ministro belga degli Interni e delle Pari Opportunità, e Najat Vallaud-Belkacem, ministro francese per i diritti delle donne nella quale si legge:

« Il mondo moderno si è evoluto, riconoscendo sempre di più il diritto di ognuno a essere se stesso.

Gli omosessuali non dovranno più essere esclusi da questo progresso. Il diritto degli omosessuali a essere se stessi è, ancora oggi, uno degli ultimi diritti dell’uomo che la comunità internazionale non è riuscita a proteggere, nonostante i molteplici tentativi per riconoscerlo intrapresi in questi ultimi anni. La dichiarazione per la depenalizzazione universale dell’omosessualità, presentata all’ONU nel 2008, ha costituito la prima tappa. Ciò che può sembrare un’ovvietà, tuttavia non si è dimostrata tale: 68 paesi hanno firmato l’appello e 57 l’hanno rifiutato; solo nel 2011 è stata adottata una prima risoluzione.

Ci riuniamo a Parigi in occasione della conferenza sui diritti delle persone LGBT in Europa per rifiutare questa fatalità e riaffermare i valori universali della libertà e del rispetto delle differenze individuali.

Nessuno può ignorare che nella maggior parte dei paesi del mondo per un omosessuale è pericoloso essere se stesso. Per due uomini o due donne è pericoloso tenersi per mano in pubblico. Gli omosessuali sono ancora perseguitati e repressi come fossero malati o criminali, in spregio alla dignità degli esseri umani che abbiamo posto all’inizio della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo. Le differenze di cultura o di tradizioni non sono una giustificazione in caso di violazione dei diritti dell’uomo. Tali diritti non accettano alcun compromesso. L’omofobia rappresenta una violenza per tutta la società, poiché essa impedisce rapporti liberi ed eguali fra gli individui, siano essi omosessuali o eterosessuali. Facciamo appello a coloro che permettono ancora discriminazioni o violenze, o peggio, che considerano l’omosessualità come un crimine o un delitto, affinché rivedano la propria legislazione. Invitiamo coloro che credono nella libertà a riunirsi per la protezione contro le violenze e le discriminazioni commesse a causa dell’orientamento sessuale e dell’identità di genere. Domani proporremo una nuova strategia sulla scena internazionale. Questa strategia si appoggia su tre pilastri.

Il primo pilastro è la definizione e l’applicazione di strategie nazionali di lotta contro l’omofobia. L’uguaglianza è sulla giusta strada nei nostri paesi. Essa non deve più aspettare. Affinché le violenze e le discriminazioni diminuiscano dappertutto, bisogna agire in numerosi ambiti: nella scuola, nel mondo del lavoro, nell’ambito della sanità, della sicurezza, delle prigioni, dei media e della comunicazione, così come in tutti i servizi e gli spazi pubblici. Non si può pensare ai giovani omosessuali senza pensare ai drammi che fa pesare su di loro l’omofobia ordinaria, quella degli insulti così come quella dei silenzi, quella della famiglia così come quella della società. Non si può rispondere a queste sfide senza agire in un quadro globale, che coinvolga tutti i poteri pubblici. La lotta contro l’omofobia deve diventare una politica di pieno diritto dei governi moderni. Noi ci impegneremo a tale scopo.

Il secondo pilastro di questo impegno è europeo. Gli Stati membri dell’Unione europea collocano il rispetto dei diritti fondamentali all’apice dei loro valori. Noi vogliamo tenere alti questi valori, la difesa della libertà e il rifiuto delle discriminazioni. Vogliamo ritrovare questi valori nella politica estera dell’Unione europea, che seguirà presto delle linee direttrici impegnate in materia. Vogliamo adottare una nuova legislazione europea contro l’omofobia per avere un quadro giuridico più efficace. Vogliamo vivere in uno spazio europeo, nel quale i diritti delle persone siano effettivamente garantiti, qualunque sia il loro orientamento sessuale o la loro identità di genere. Tutto ciò non può più attendere. Un simile rinnovamento è in corso in seno al Consiglio d’Europa, il cui Comitato dei Ministri ha adottato nel 2010 delle raccomandazioni su alcune misure, che mirano a combattere la discriminazione fondata sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere.

Il terzo pilastro è il coordinamento delle nostre azioni su un piano multilaterale, in particolare nel quadro delle Nazioni Unite. La conferenza europea di Parigi non è un’iniziativa isolata. Contemporaneamente sono state organizzate altre due conferenze, una a Katmandu e una a Brasilia. “Se vuoi andar veloce, vai da solo, ma se vuoi andare lontano, vai in compagnia”, dice un proverbio francese. Contro l’omofobia noi vogliamo andare lontano. E’ per questo che noi ci andiamo insieme, riuniti con i partner europei, con i paesi del sud, con le organizzazioni internazionali e con le società civili.

Noi, europei, dobbiamo essere uniti e riunire il massimo di energie intorno a noi. Solo a queste condizioni potremo portare il progetto di un pieno riconoscimento del diritto di tutti i cittadini del mondo al rispetto della loro identità.”[6] »

.

Dichiarazioni

  1. Il 31 gennaio 2012, nel corso di una audizione davanti alle commissioni Affari costituzionali e Lavoro a Montecitorio sulle linee programmatiche del dicastero in materia di Pari Opportunità dichiara: "Il mio impegno è pieno contro le discriminazioni anche verso gli omosessuali ed i transgender. E' sotto gli occhi di tutti il grave ritardo culturale, di apertura mentale che il nostro Paese rappresenta in tema di pari opportunità, nell’accesso ai diritti rispetto alle diversità, che sono molte tra le persone e che non possono essere oggetto e motivo di discriminazione. I diritti sono importanti e l’impegno contro le discriminazioni e contro chi le fa sorgere deve essere massimo. La diversità è un valore, deve essere tra le cose che i bambini imparano da piccoli, i semi si gettano tra i bambini e soprattutto nelle scuole"[7].
  2. Il 18 marzo 2012, nel corso della trasmissione Che tempo che fa, in prima serata su Rai 3, intervistata da Fabio Fazio, che le chiede un parere sulla sentenza n.4184 della Corte di Cassazione depositata il 16 marzo 2012 che stabilisce che le famiglie gay hanno "il diritto ad un trattamento omogeneo a quello assicurato dalla legge alla coppia coniugata" dichiara:"Beh intanto io rispetto tutte le sentenze e anche questa sentenza. Per la mia formazione, io sono un po’ tradizionalista. Ma come Ministro delle Pari opportunità io devo, e l’ho fatto in diverse occasioni, affermare che le pari opportunità sono in capo alle persone, indipendentemente da loro espressioni di preferenza in materia sessuale, oppure per ragioni di colore, oppure per ragioni di altre caratteristiche personali. Quindi sotto questo profilo, come Ministro, io non posso che dire che la Corte di Cassazione ha affermato un principio di pari opportunità vera”[8].
  3. Dedicare al tema delle coppie gay la copertina di un giornale è sintomo di civiltà. E il Ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, con delega alle Pari opportunità, non si sottrae al richiamo e si impegna senza giri di parole a affermare e diffondere una cultura contro la discriminazione, oggi purtroppo largamente assente. La ringrazio quindi, innanzitutto, perché provocare una discussione seria su questo tema è il modo migliore per aiutare il nostro Paese a confrontarsi con cambiamenti nel modo di essere delle attuali società avanzate.[9].

Note

  1. Maria Teresa Meli, Il sobrio conformismo dei gay italiani, Io donna, 3 - 9 marzo 2012.
  2. Elsa Fornero, Il ministro Fornero risponde all'appello di Vanity: coppie gay, farò la mia parte, "Vanityfair.it", 27 marzo 2012
  3. Anonimo, Fornero: Riflettere su coppie gay, in "La Presse", 15 maggio 2012
  4. Elsa Fornero, Matrimoni gay? No, diritti dei singoli, "Avvenire", 21 maggio 2012.
  5. Anonimo, Gay: Fornero, manuale carabinieri 'infortunato' ma Arma non merita accuse, "Adnkronos", 11 luglio 2012
  6. Elsa Fornero - Najat Vallaud-Belkacem - Joëlle Milquet, Une stratégie européenne contre les discriminations homophobes, "Liberation", 25 marzo 2013. La traduzione in Italiano è di [Arcigay]
  7. Sergio Rame, Pari opportunità, Fornero: "Impegno per gay e trans", ilgiornale.it, 31 gennaio 2012.
  8. Anonimo, Elsa Fornero ospite di fabio Fazio a Che tempo che fa 18 marzo 2012, Gay.tv, 19 marzo 2012.
  9. Elsa Fornero, Il ministro Fornero risponde all'appello di Vanity: coppie gay, farò la mia parte, "Vanityfair.it", 27 marzo 2012