Eldorado

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La sede agli angoli fra Motzstraße e Kalckreuthstraße nel 1932.
Voce a cura di Giovanni Dall'Orto, liberamente modificabile.

Descrizione

L'Eldorado era un locale-cabaret di Berlino (più precisamente, una catena di locali che si presentava con lo stesso nome e "sedi" distaccate), che dagli anni Venti fino al 1932 fu non solo il più celebre fra i circa 400 locali frequentati da uomini e donne omosessuali di Berlino, ma probabilmente anche il locale omosessuale più famoso del mondo intero, al punto da costituire un'attrazione turistica anche per "curiosi" eterosessuali in cerca di un fremito "trasgressivo". Era un locale di lusso e molto "misto", con una fitta presenza di "travestiti" (che come tali non erano necessariamente omosessuali).

Eldorado-Diele (1919-1921)

Il nome "Eldorado" era stato inizialmente scelto nel 1919 dal locale "Eldorado-Diele", al numero 60 della Alte Jakobstraße, che si era rivolto a una clientela esclusivamente omosessuale, ma non aveva avuto successo ed aveva chiuso dopo due anni.

Kantstrasse 24 (1922-1927)

Il nome fu ripreso dall'imprenditore Ludwig Konjetschni, alla ricerca d'un rilancio per un suo locale e bar già esistente in Kantsrasse 24, che il 22 marzo 1922 fu reinaugurato appunto col nome di "Eldorado" con una campagna pubblicitaria (che sarebbe proseguita per tre anni) sulle riviste gay e lesbiche dell'epoca, ottenendo il riscontro sperato fra una clientela di alto livello e di buone disponibilità economiche. Nel 1926 il locale fu utilizzato come una delle locations per il film Geheimnisse einer Seele ("Segreti di un'anima") diretto da G. W. Pabst.

Lutherstrasse 31-32 (1927-1931)

Nel 1927 Konjetschni, approfittando del lusinghiero successo, cercò uno spazio più grande, trovandolo nel quartiere del divertimento, Schöneberg, presso la ex sala da ballo "August-Victoria-Säle" ai numeri 31/32 della Lutherstraße (oggi Martin-Luther-Straße). La nuova sede ebbe un immediato successo sia fra i berlinesi che fra i turisti, venendo citato da innumerevoli guide turistiche e diventando la quintessenza del "locale alla moda", che richiamava anche celebrità in visita. Probabilmente è questa la sede immortalata da Otto Dix nel 1927. Nel 1928 il romanziere svizzero Gustave Binet-Valmer ambientò proprio all'Eldorado una parte del suo romanzo a tematica lesbica, Sur le sable couchées ("Sdraiate sulla sabbia").

Motzstrasse 15 (1928-1932)

"Marchetta" per la sede di Motzstraße dell'Eldorado.

Alla ricerca di ulteriori spazi per contenere tutti i clienti, Ludwig Konjetschni rilevò l'ex "Grand Cafe Luitpold" al numero 15 della Motzstraße (in faccia al teatro-varieté modestamente denominato "Skala", come le pubblicità non mancavano di segnalare), inaugurandolo come "Eldorado" all'inizio del 1928 (secondo altre fonti, 1931). Questa sarebbe stata la sede più famosa, immortalata da fotografi e rievocata negli anni a venire da scrittori (come Christopher Isherwood nel suo Addio a Berlino) e testimoni vari del brillante ma disperato "canto del cigno" della Repubblica di Weimar. La presenza di due locali con lo stesso nome creò qualche confusione, ma riuscì a far passare l'idea che si trattasse di un unico locale in due sedi distinte, da frequentare entrambe.

Il locale aveva una pista sulla quale si ballava col metodo dei "gettoni": per pagare l'orchestrina (che come sempre all'epoca, era dal vivo) occorreva acquistare preventivamente una o più "marchette", da consegnare una alla volta all'addetto, prima di ogni ballo. Erano presenti persone (ovviamente giovani e di bella presenza), anche en travesti, disposte a ballare a pagamento con i clienti: i cosiddetti "Taxi dancers": a loro spettava metà della "marchetta". Tuttavia la professione di "taxi dancer" e di prostituto/a non si sovrapponevano.

La sala aveva anche uno spazio per il teatro-cabaret, che proponeva sia ad artiste e artisti del calibro di Marlene Dietrich o Clara Waldorf, sia un nugolo di cantanti e attori en travesti. Celebri artisti dell'epoca scrissero appositamente per questa scena artistica canzoni a tematica omosessuale, sia gay che lesbica. Alcuni di questi artisti (come Hansi Sturm[1] e Max Waldorf) divennero autentiche celebrità, precorrendo quanto sarebbe avvenuto di nuovo a Parigi nel dopoguerra con "Madame Arthur". Alcuni di loro smerciavano cartoline con la loro immagine, come i divi del cinematografo.

L'"Eldorado" divenne così una finestra sul mondo omosessuale, confezionata appositamente in modo da accontentare le aspettative e i preconcetti dei ricchi turisti eterosessuali, nel quale celebri artisti, scrittori, o semplici curiosi, potevano concedersi una "incursione trasgressiva" ma totalmente innocua nel torbido mondo degli "invertiti sessuali". Gran parte delle foto sui locali omosessuali dell'anteguerra oggi in circolazione in Rete furono in realtà scattate all'Eldorado, utilizzando come "clienti" le vedettes dei loro spettacoli (rigorosamente travestite con abiti del sesso opposto). Questo perché, a differenza dei veri locali per soli omosessuali, i cui clienti salvo rari casi ci tenevano a mantenersi nell'ombra, la direzione dell'Eldorado cercava invece programmaticamente di far parlare del proprio locale, a fini pubblicitari.
Si noti che una parte del mondo omosessuale dell'epoca non fu minimamente contenta dell'identificazione sistematica degli omosessuali con i travestiti proposta al pubblico che frequentava questi locali, come dimostra la protesta del "Bund für Menschenrechte" vergata sul suo periodico "Das Freundschaftsblatt":

« "Gli omosessuali dignitosi protestano energicamente contro la loro identificazione con il tipo di persone che frequentano questi locali"[2]»

Una testimonianza (1930)

Ricostruzione virtuale (2013) della balconata della sede di Mutzstrasse dell'Eldorado.

Il locale era talmente noto che un quotidiano fascista nel 1930 lo scelse come esempio paradigmatico di tutto quanto esisteva di decadente nella Germania di Weimar: a Berlino, afferma il giornalista, Angelo Vecchio Verderame (1897-1973),

« vi sono stranissimi locali intitolati a nomi esotici e ambigui, come quello notissimo di Lutherstrasse dove, appena entri e ti accingi a percorrere il lungo corridoio che conduce al «santuario», un acre lezzo, un frammisto di muffa e di acqua di Colonia scadente, ti prende alla gola e ti dà il primo senso di nausea. Il corridoio ti mena alla grande sala che una sorta di balconata recinge e lo spettacolo che ti si para agli occhi aggiunge al senso di nausea un senso di pietà.

È qui il convegno di molti di quei tali messeri che rinunziano al privilegio della virilità. Uomini camuffati in abiti femminili — misera mascherata — seggono tutt'intorno, ed espletano un ruolo di baldracca con naturalezza maggiore di quanto non potrebbero delle professionali meretrici.
I pervertiti seggono ai piccoli tavoli in attesa che il provinciale, a cui hanno parlato tanto di questo Eldorado, arrivi, stupido e stupito, avido di emozioni o che il cittadino vizioso, seguace di una nuova pseudo-filosofia edonistica, convinto di conquistare una superiorità, venga per abbandonarsi alle vergognose pratiche.
È bene non soffermarsi in questo locale, focolaio d'una corruzione, che minaccia di tramonto questa stirpe! Miseria, niente altro che miseria, uomini dai lunghi capelli tinti, le gote livide, sotto il belletto, per l'azione spietata del rasoio, poveri uomini, attori di una angosciosa mascherata![3]»

Hansi Sturm come "Miss Eldorado", nel 1926.

La fine dell'Eldorado

La crisi del 1929 si fece sentire pesantemente in Germania, anche per le misure di "austerità" che ne aggravarono gli effetti sulle classi lavoratrici. Questo clima favorì il rigorismo del partito nazional-socialista, che prometteva una "rigenerazione morale" della Germania, al centro della quale fosse la preoccupazione per la dignità dei lavoratori. Questo clima si rivelò fatale per l'Eldorado, come tutto per il mondo omosessuale tedesco dell'epoca.
La prima a chiudere, a metà del 1931, fu la sede della Lutherstraße, vuoi per il clima anzidetto, vuoi forse perché due sedi con la stessa formula erano eccessive.
La sede della Motzstraße fece seguito poco dopo. Infatti nel luglio 1932 il nuovo capo della polizia berlinese, Kurt Melcher, assecondando il clima sempre più di destra, lanciò una campagna contro la "depravazione nella vita notturna berlinese". Tutti i locali di ballo a "natura omosessuale" furono obbligati a chiudere alle 22, dando un duro colpo alle attività dell'Eldorado (il cui spettacolo iniziava a mezzanotte). Non bastando questo, nell'ottobre dello stesso anno Melcher proibì puramente e semplicemente il ballo in pubblico fra coppie dello stesso sesso.
Vista la mala parata, Ludwig Konjetschni chiuse l'Eldorado, cedendo il locale alle Sturmabteilung (SA) paramilitari naziste (il loro capo, Ernst Roehm, era un cliente dell'Eldorado), che lo trasformarono nel loro quartier generale di zona. Risalgono a quest'epoca le celebri fotografie dell'ex Eldorado tappezzato dai manifesti elettorali delle votazioni che avrebbero portato al potere Adolf Hitler il 30 gennaio 1933. Nella fotografia appare sulla porta un cartello, con la scritta: "Chiuso temporaneamente per ristrutturazione", che mostra come il proprietario non avesse ancora perso la speranza di riaprire dopo le elezioni.

Invece, a seguito della vittoria nazista, il 5 marzo 1933 una direttiva di Hermann Goering ordinò la chiusura di tutti i locali a clientela omosessuale, e diede inizio ai primi arresti ed all'Omocausto. (Già nel 1936 sarebbe morto nel campo di concentramento di Lichtenburg il barista dell'Eldorado, Ossy Gades (1902-1936), un travestito eterosessuale e sposato).
Ludwig Konjetschi, temendo per la propria vita, fuggì dalla Germania nel luglio 1933, con moglie e due figli. Fu la fine definitiva del locale, che non avrebbe riaperto mai più.

Ricostruzione virtuale.
L'Eldorado trasformato in una sede delle SA durante le elezioni del 1933.

L'Eldorado nella letteratura

Paradossalmente il mito dell'Eldorado non ebbe termine con la sua chiusura. Il blog "A gender variance who's who" elenca i seguenti libri o articoli che citano o descrivono l'Eldorado nei decenni:

  • Eugen Szatmari, Das Buch von Berlin, R. Piper & Co, 1927, pp. 153–155.
  • Gustave Binet-Valmer, Sur le sable couchées, 1928.
  • Sinclair Lewis, Dodsworth, Harcourt, Brace and Company, Harcourt 1929.
  • Bernard Zimmer, Our excursion to ‘El Dorado’, "Le Crapouillot", n. 23, 1930. Traduzione inglese in Gordon, 2006.
  • Christopher Isherwood, Il signor Norris cambia treno, (Mr. Norris changes trains, Hogarth Press, London), 1935.
  • Christopher Isherwood, Addio a Berlino (Goodbye to Berlin, Hogarth Press, London) 1939. Da questo libro è stato tratto il film Cabaret.
  • Ulrich Becher, Murmeljagd: Roman, Rowohlt, 1969, p. 487.
  • James Gerald Crowther (1899–1983), Fifty years with science, Barrie & Jenkins, 1970, ISBN 0-248-65220-6, p. 61.
  • Michel Rachline, Tendre banlieue: roman, La Table Ronde, 1979, p. 95.
  • Pierre-Jean Rémy, La vie d'un héros, Albin Michel, 1985, ISBN 2-226-02457-3, p. 205.
  • Charles Bewley (1888-1969), Memoirs of a wild goose, The Lilliput Press, 1989, ISBN 0-946640-42-4, p. 118.
  • Wolfram Fleischhauer, Schule der Lügen, 2006.
  • Vladimir Luxuria, Eldorado, Bompiani, Milano 2011.


Oggi

Curiosamente, l'edificio della Motzstraße che ospitava il locale è sopravvissuto alla devastazione che la seconda guerra mondiale ha inflitto a Berlino, e gli spazi già occupati dall'"Eldorado" sono oggi utilizzati da un supermercato di alimenti biologici, che ha ripreso nel proprio nome quello dell'Eldorado.
Inoltre poco distante, al numero 20 della Motzstraße, il nome "Musikbar Eldorado Berlin" fu ripreso dal 1996 al 2014 da un locale (nel 2014 rinominato "Romeo und Romeo").
Nel 1984 una grande mostra sulla storia dell'omosessualità in Germania, ha preso il titolo dal nome di questo locale.
Nel 2011 Vladimir Luxuria ha intitolato Eldorado un suo romanzo ambientato nella Germania di Weimar e in quella nazista.

Galleria d'immagini

Note

  1. Hansi Sturm, una delle vedettes, fu un classico "travestito", nel senso che era sposato e padre di due bambini. Non è noto quale sia stata la sua sorte dopo l'ascesa del nazismo nel 1933, e non è neppure noto quale fosse suo vero nome anagrafico.
  2. "Das Freundschaftsblatt", V 1927, n° 10, p. 1. Citato su Wikipedia.de.
  3. A<ngelo> Vecchio Verderame (1897-1973), Caffè di Berlino, "Il regime fascista", 26.2.1930, p. 3.

Voci correlate

Bibliografia

  • Curt Moreck, Führer durch das „lasterhafte“ Berlin, Moderne Stadtführer, Leipzig 1931; ristampa nel 1996, ISBN 3-87584-583-8, pp. 180 e seguenti.
  • Wyndham Lewis, capitolo “The Berlin Eldorado” in: Hitler, Gordon Press, 1931. (Descrizione ostile).
  • Sydney Clark, Germany on £10 (Ten pound series), I. Nicholson and Watson, 1934, p. 189.
  • Michael Fry, Hitler's wonderland, John Murray, 1934. Alle pp. 19-20, 24-5, e 27.
  • Denis Sefton Delmer, Ein Photo von Stalins Ohrläppchen, "Der Spiegel", n. 44, 31.10.1962, p. 46.
  • Charlotte Wolff, Magnus Hirschfeld: Portrait of a pioneer in sexology, Quartet, 1986, pp. 443-444.
  • Verein der Freunde eines Schwulen Museums in Berlin e. V. (a cura di): Eldorado. Homosexuelle Frauen und Männer in Berlin 1850–1950. Geschichte, Alltag und Kultur, Schwules Museum, Berlin 1992 (2a edizione), ISBN 3-89468-032-6.
  • Norman Page, Auden and Isherwood: The Berlin years, St. Martin Press, 2000. Alle pp. 13, 18, 62, e 89.
  • Gregory Woods, The sodomite reputation of Weimar Berlin, "Niteroi", XIV (1) 2003, pp. 9-27. (Il .pdf è scaricabile qui).
  • Peter Parker, Isherwood: a life revealed, Random House, 2004, ISBN 1-4000-6249-7, p. 147.
  • Eva Tucker, Berlin mosaic: a family chronicle, Starhaven, 2005, ISBN 0-936315-22-9, p. 78.
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Link esterni